#10X03 Mulder and Scully Meet the Were-Monster - La lucertola mannara

#10X03 Mulder and Scully Meet the Were-Monster - La lucertola mannara
di Darin Morgan
diretto da Darin Morgan


Mulder e Scully indagano su un attacco "animale"

Due ragazzi stanno sniffando vernice in un bosco quando sentono delle urla provenire da lì intorno. Dietro un cespuglio scovano una creatura, che assomiglia molto ad una lucertola gigante, mentre sta lottando con un uomo. La creatura fugge via e i due ragazzi vanno in soccorso all’uomo aggredito. Accanto a lui però trovano il cadavere di un secondo uomo.

Mulder è nel suo vecchio ufficio degli X-Files e impiega il tempo tirando matite sul suo poster. Scully gli propone di indagare sul caso dell’uomo aggredito dal mostro. Giunti sul luogo dell’aggressione, Mulder si dimostra poco entusiasta delle indagini.

Quella stessa notte, il mostro aggredisce una donna nei pressi di un parcheggio. Interrogata dai due agenti, la donna dichiara che il mostro con cui ha avuto a che fare avesse le fattezze di un grande lucertolone, con due occhi, pieno di corna e che indossava le mutande. La donna indica loro la direzione in cui il mostro è fuggito via.

Mulder e Scully raggiungono l’operatore della protezione animali, lo stesso aggredito in precedenza, che sta tentando timidamente di trovare il mostro. Si sentono delle urla. L’operatore fugge nella direzione opposta, mentre i due agenti si dirigono verso l’origine delle urla. Scully estrae la pistola e Mulder inizia a scattare foto con il suo smartphone. I due trovano il cadavere di un uomo poco lontano. Proprio in quel momento il mostro esce dalle sterpaglie e corre via. Mulder lo insegue tenendo alto lo smartphone e scattando foto. Tornato di nuovo al parcheggio, viene raggiunto dall’operatore della protezione animali, ma all’improvviso vengono entrambi aggrediti dal mostro. Scully, attirata dalle urla, corre sul posto, ma sia Mulder che l’operatore sono illesi. I due vedono il mostro correre via e lo inseguono fino ad un bagno chimico sistemato nel parcheggio. Quando aprono la porta però, all’interno trovano un uomo. I due se ne vanno, ma quando l’uomo esce dal bagno, si notano delle corna sparire tra i suoi capelli.

Durante l’autopsia, Mulder mostra a Scully le sue foto. Sono quasi tutte sfuocate e non rivelano dettagli significanti del mostro, ma Mulder è convinto si tratti di una lucertola cornuta.

Quella stessa notte, al motel, Mulder scopre che c’è un passaggio segreto che permette al direttore di spiare tutti gli ospiti presenti nelle stanze della struttura. L’uomo, costretto da Mulder, racconta di aver visto uno dei suoi ospiti trasformarsi in una lucertola gigante, non prima di aver semidistrutto la stanza. Vistosi scoperto il mostro è poi fuggito. Il direttore identifica sia il mostro che l’uomo. Tornato da Scully, Mulder le illustra la sua teoria, questa volta mostrando molto entusiasmo a riguardo.

Il giorno dopo Mulder si reca da uno strano medico, che aveva prescritto all’uomo-mostro delle medicine che Mulder stesso aveva trovato nella sua stanza al motel. Il medico riferisce a Mulder di aver consigliato all’uomo, di nome Tizio Man, una passeggiata rilassante al cimitero.
Scully nel frattempo si trova di fronte ad un negozio di smartphone. All’interno vede l’uomo che stanno cercando. Dopo aver riferito tutto a Mulder, Scully entra nel negozio per parlare con l’uomo. Mulder arriva pochi instanti dopo, ma trova il negozio sottosopra. Scully dice che l’uomo è scappato all’improvviso senza alcuna ragione apparente. Mulder esce dal negozio per inseguire l’uomo e lo raggiunge in un cimitero poco lontano.

Mulder inizia così a conversare con l’uomo che racconta ciò che gli è accaduto.
In realtà lui è una lucertola cornuta gigante ed una notte, nel bosco, ha assistito all’aggressione di uomo. Dopo aver ucciso la sua vittima, l’aggressore ha poi morso lui stesso, che spaventato, è fuggito. Nella fuga si è trovato davanti i due ragazzi che stavano sniffando vernice. Tizio mostra a Mulder la cicatrice del morso. Il giorno dopo essere stato morso, la lucertola si è risvegliata con le fattezze di un uomo. Spinto da uno strano istinto, Tizio ha raccolto i vestiti di una delle vittime trovate nel bosco, si è recato in città e ha trovato un lavoro al negozio di smartphone. Tizio ha iniziato quindi a comportarsi da essere umano e si è trovato costretto ad alzarsi tutte le mattine per andare al lavoro e mantenere una noiosa routine quotidiana. Per ovviare alla pressione di tutti i giorni, Tizio ha deciso di prendersi un cagnolino e di chiamarlo Daggoo. Sfortunatamente, il giorno dopo, Daggoo scompare dalla stanza del motel e Tizio inizia a cercarlo ovunque, fino a finire nello stesso parcheggio che abbiamo visto all’inizio. Quella stessa notte, Tizio assiste ad un’altra aggressione. Spaventato e disgustato, Tizio fugge via, ma il giorno dopo continua la sua routine e si reca ancora al lavoro. È il giorno in cui Scully entra nel negozio di smartphone per fargli alcune domande. Tizio racconta a Mulder di essere stato sedotto da Scully, ma lui non crede ad una sola parola.
Tizio implora quindi Mulder di ucciderlo, perché non sopporta più di essere un umano. Quando questi però scopre che Mulder è un agente dell’FBI, indignato per il suo inganno, fugge via.

Mulder si sveglia più tardi, in seguito a quella che sembra essere una sbronza, sdraiato ai piedi delle lapidi del cimitero. Mulder racconta quello a Scully delle sue scoperte, mentre lei nel frattempo si è recata al canile per cercare l’operatore della protezione animali. Mentre parla al telefono con Mulder, Scully gioca con un cagnolino che sembra assomigliare molto a Daggoo. All’improvviso Scully viene aggredita dall’operatore. Mulder balza in piedi e corre in suo soccorso, ma quando arriva al canile, Scully sta ammanettando l’uomo che l’ha aggredita.

Tramite alcune analisi e l’autopsia del cadavere, Scully aveva scoperto la reale identità dell’assassino già da qualche tempo. Mentre Mulder sta raccontando a Scully di come aveva capito anche lui chi fosse il vero assassino… all’improvviso fugge via. Scully esce dal canile portandosi via la gabbia in cui è rinchiuso il cagnolino con cui stava giocando poco prima.

Mulder raggiunge Tizio nel bosco e gli confessa di aver capito che lui stesse dicendo la verità. Mentre conversa con Mulder, Tizio inizia a spogliarsi. Si sta preparando al letargo caratteristico della sua specie, che dura circa 10000 anni. Tizio ringrazia Mulder e mentre i due si stringono la mano, Mulder si trova di fronte all’improvviso alla vera natura della creatura, che fugge via subito dopo.

 
Attori Protagonisti
DAVID DUCHOVNY - Fox Mulder
GILLIAN ANDERSON - Dana Scully

Attori Co-Protagonisti

Mitch Pileggi - Vicedirettore Walter Skinner
Kumail Nanjiani - Pasha
Rhys Darby - Tizio Man
Richard Newman - Dott. Rumanovitch
Tyler Labine - Strafatto #1
Nicole Parker-Smith - Strafatta #2
Alex Diakun - Manager del motel
D.J. "Shangela" Pierce - Annabelle

 

Trasmesso la prima volta in TV
USA 01/02/16
Italia 02/02/16
Mulder and Scully Meet the Were-Monster #21
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Mulder and Scully Meet the Were-Monster #20
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Mulder and Scully Meet the Were-Monster #1
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SCENA 1
SHAWAN, OREGON


(Notte di luna piena con cielo nuvoloso, nel bosco, tra alcuni rami, si vede una coppia di strafatti, uomo e donna, che respirano da un sacchetto di carta.)

STRAFATTO: No, no, no… (Tossisce)

(La donna cerca di attirare l’attenzione dell’uomo, toccandolo ripetutamente con il suo indice, ma l’uomo inizia a ridere e la blocca.)

STRAFATTO: No, no, non fare così, non farlo! Mi fai il solletico. Mi hai fatto uscire la vernice dal naso.

(La donna alza lo sguardo e fissa l’uomo in volto. I volti di entrambi sono ricoperti di vernice color oro.)

STRAFATTO: Ho la faccia sporca, vero?

(Lo sguardo della donna si sposta oltre il viso dell’uomo, per guardare verso il cielo.)

STRAFATTA: Guarda, guarda che luna!

(La donna fa girare l’uomo per mostrargli la luna, ma lui, invece, si ferma a fissare il cielo in una direzione completamente diversa da quella in cui si trova la luna.)

STRAFATTO: Oh. Dov’è?
STRAFATTA: Di là!

(La donna mette la mano sul viso dell’uomo e lo fa girare, finché non guarda verso la luna.)

STRAFATTO: Oh. Ma che c’è?
STRAFATTA: Quando vedi una luna così, non pensi mai… che la vita sia meravigliosa? Dovremmo smettere di buttarla via e sballarci continuamente.
STRAFATTO: No. Penso che vorrei tanto essere un lupo mannaro.
STRAFATTA: Che faresti se lo fossi davvero?
STRAFATTO: Sarei sempre sballato.

(Nelle vicinanze, si sente un uomo urlare e dei passi nel sottobosco. I due strafatti si girano nella direzione da cui provengono i rumori.)

STRAFATTO: Ehi! Che succede?
UOMO: Ah! Ah!

(La donna spinge l’uomo davanti a sé per proteggersi, mentre sbirciano tra i rami degli alberi. Attraverso i rami vedono un uomo mentre viene aggredito da una creatura di dimensioni umane, verde, squamosa e dalle sembianze di una lucertola.
La creatura lucertola nota si accorge della presenza dei due strafatti e si ferma, girandosi verso di loro. Lancia dei sibili, con le braccia alzate, prima di correre all’improvviso verso i due, ruggendo. Invece di attaccare i due strafatti, la creatura continua a correre, oltrepassandoli, per poi sparire nel bosco.)

STRAFATTO: L’hai visto anche tu?

(L’uomo aggredito giace a faccia in giù a terra e sta gemendo. Lo strafatto si avvicina a lui.)

STRAFATTO: Ehi, ehi, ehi. Cocco, cocco stai bene?

(L’uomo si gira mentre i due strafatti si inginocchiano accanto a lui. L’uomo indossa una camicia e una giacca con distintivo sul petto.)

UOMO: Sì. Credo di sì.
STRAFATTA: Come stai? Stai bene?
STRAFATTO: Ciccia, ha appena detto di sì.
STRAFATTA: No. Non dicevo a questo. Dicevo a quello.

(L’inquadratura si allarga e si vede un altro corpo lì vicino. Un uomo disteso a faccia in su, con il collo squarciato.)

STRAFATTO: Oh. Mamma mia… Non credo che… quel tizio stia bene.

Lo strafatto respira dal suo sacchetto di carta.
 
SIGLA
SCENA 2
QUARTIER GENERALE FBI
WASHINGTON, D.C.


(Giorno. Ufficio degli X-Files. Una nuova copia del poster “I want to Believe” è affissa su una bacheca. Cinque matite sono infilzate nel poster. Viene lanciata un’altra matita e va a conficcarsi nel poster. Mulder è seduto alla sua scrivania e sta sfogliando dei file di vecchi casi. Mentre Scully entra nell’ufficio, Mulder lancia un’altra matita contro il poster. Mulder lancia il fascicolo che stava guardando su un mucchio di altri fascicoli accanto a lui, sulla scrivania.)

SCULLY: Mulder… che stai facendo al mio poster?

(Mulder si appoggia alla sedia.)

MULDER: Eh… Scully, durante la nostra assenza molti casi inspiegabili sono stati spiegati.

(Mulder prende una grande foto in bianco e nero e lo mostra a Scully, che ora si trova seduta di fronte alla scrivania.)

MULDER: Sai le pietre mobili della Death Valley? È venuto fuori che si trattava di formazioni di ghiaccio, su cui le rocce scivolavano mentre si scioglieva. Esatto, ghiaccio. L’imbarazzo mi impedisce di dirti quanto fossi sicuro che il fenomeno avesse a che fare con alcuni avvistamenti di una creatura fatta di roccia in Colorado (mostra una foto di una strana creatura) che invece era solo una trovata pubblicitaria di un’impresa di progettazione di giardini.
È incredibile… sfogliare questi fascicoli con occhi diversi, magari anche più esperti, e scoprire quanti di questi casi… l’uomo armadillo di Amarillo (mostra un’altra foto) o la creatura pelosa di Walla Walla (mostra un’altra foto in bianco e nero e la fa cadere sulla scrivania) possono essere spiegati con scherzi goliardici, pesci d’Aprile o persone che si inventano le cose solo perché annoiate o pazze. E se neanche questa è la spiegazione, probabilmente è solo ghiaccio.
SCULLY: Mulder, hai preso le tue medicine?

(Mulder si alza dalla sua sedia e si avvicina al poster, sfilandone via le matite infilzate, e inizia a riflettere.)

MULDER: Ascolta. Charles Fort passò tutta la sua vita alla ricerca di anomalie naturali e scientifiche, che poi pubblicò in quattro libri, che conosco a memoria. Poco prima di morire, Fort si chiese se non fosse stata una perdita di tempo, e lo capisco. Sono un uomo di mezza età, Scully. Non negarlo, non negarlo.
SCULLY: (Perplessa) Eh…
MULDER: Insomma, forse sarebbe meglio lasciar perdere tutto quanto: i Big Foot, gli uomini falena (sospirando) e le lepri cornute. Pensare che non vedevo l’ora di tornare in azione. Ma è così che voglio passare il resto dei miei giorni? Inseguendo mostri che non esistono?
SCULLY: Ci hanno assegnato un altro caso. (Impassibile) Si tratta per l’appunto di un mostro.

(Mulder si gira e lancia un’altra matita, conficcandola nel poster.)
 
SCENA 3

(Mulder e Scully si trovano in un bosco in Oregon. Scully sta consultando un fascicolo contenente alcuni schizzi della creatura lucertola. Mulder, con le mani sui fianchi, sta esaminando il bosco che li circonda.)

SCULLY: Secondo un testimone, la creatura aveva tre occhi. Secondo l’altra, uno solo.
MULDER: Hai notato che nessuno ha fatto una foto al mostro? È strano, dato che tutti hanno una fotocamera addosso ormai.

(Scully gira il fascicolo con le dichiarazioni dei due testimoni e mostra a Mulder le foto dei due strafatti, con i volti ricoperti di vernice dorata.)

SCULLY: Vuoi parlare ai testimoni, giacché siamo qui?
MULDER: (Roteando gli occhi e voltandosi) Ohhhhhh...
SCULLY: Comunque, questa è l’area in cui hanno detto di aver visto la creatura aggredire l’operatore della protezione animali, anche se lui sostiene di non aver visto il suo aggressore.
MULDER: Ma certo che no. I puma attaccano sempre alle spalle. L’operatore era qui per il suo lavoro. È stato un puma ad ammazzare quell’uomo. È evidente.
SCULLY: Era quello che pensavano le autorità locali, finché non hanno fatto una ricerca la mattina dopo, arrivando a quest’area, dove c’erano altre tre vittime.

(Scully conduce Mulder in un piccolo avvallamento del terreno, recintato dal nastro della polizia.)

MULDER: Mmh. Lupi grigi allora. Hanno ripopolato questa regione. Sono i lupi che portano le prede nelle tane.
SCULLY: Le vittime sono state mutilate tutte allo stesso modo e poi… la terza è stata trovata completamente nuda.

(Scully sta guardando le foto dei tre corpi ritrovati, contenute nel fascicolo del caso.)

MULDER: Magari era un nudista. Faceva un’escursione ed è stato attaccato da un lupo o da un puma o forse da un orso. Magari da tutti e tre insieme. È così che vorrei andarmene.
SCULLY: L’unicità delle ferite, tuttavia, implica un elemento umano.
MULDER: Oh no, senti, ho smesso di fare il profiler tanto tempo fa. Una volta che hai visto un serial killer, li hai visti tutti.
SCULLY: Capisco che tu stia attraversando un periodo di dubbi amletici, ma sono state uccise delle persone e se possiamo contribuire a mettere fine a tutto questo e salvare delle vite, io credo che sia qualcosa che vale certamente la pena, a prescindere dal fatto che si tratti di un animale, un essere umano o (sventolando tra le mani lo schizzo di un mostro lucertola con tre occhi) qualcos’altro.
MULDER: Ok. Se la metti così. Ma ricordati le mie parole, Scully: quando acchiapperemo il colpevole degli omicidi (battendo con il dito sullo schizzo) avrà solo due occhi.
 
SCENA 4

(È notte. La scena è ambientata nel parcheggio di una stazione di servizio. Dal bordo del parcheggio, la creatura lucertola sta guardando una trattativa in corso tra una prostituta di nome Annabell e due uomini. Annabell è appoggiata ad un pick-up e sta cercando di convincere i due potenziali clienti ad accettare le sue prestazioni.)

ANNABELL: E dai, divertiamoci. Su, non ve ne pentirete. Non vi vergognerete mica? Due al prezzo di uno. Dai, costo poco…
CLIENTE: Ciao.

(Il pick-up parte, lasciando Annabell in piedi da sola.)

ANNABELL: Morti di fame!

(La creatura si muove verso Annabell ringhiando. La donna si volta ed urla, afferra la sua borsa con entrambe le mani e la scaglia forte in faccia alla creatura.
Più tardi, Mulder sta parlando con Annabell nel parcheggio mentre esamina la sua borsa, ormai rovinata. Su un lato c’è impressa la sagoma del volto della creatura e c’è un grosso foro al centro, che attraversa la borsa da parte a parte.)

MULDER: (Restituendo la borsa) Uhm, gli ha dato una bella botta.
ANNABELL: Sì, l’ho preso dritto sul corno.
MULDER: Mmh.
SCULLY: Aveva un corno? Come… un unicorno?
ANNABELL: Era tipo un lucertolone, con un sacco di corni. Guarda, una cosa ripugnante.
MULDER: Per caso assomigliava a questo?

(Mulder mostra lo schizzo della creatura con tre occhi preso dal fascicolo del caso.)

ANNABELL: No. La creatura che ho visto io aveva solo due occhi e portava anche le mutande.
SCULLY: Boxer oppure slip?
ANNABELL: Mutande di cotone bianco. Proprio come quelle che portavo io. Mi sono fatta operare l’anno scorso.
MULDER: Ha visto dove è andato?
ANNABELL: Ho già detto agli agenti che è strisciato da quella parte, ma dicono che sono fatta di crack.
MULDER: E lo è?
ANNABELL: Certo!
SCENA 5

(Nei pressi di un campo confinante col parcheggio, c’è Pasha, l’operatore della protezione animali visto in precedenza nel bosco. I suoi occhi si muovono da una parte all’altra, con nervosismo.)

PASHA: Ehi làa?!…

(Cerca di fischiare, ma non riesce. Improvvisamente è sorpreso alle spalle.)

MULDER: Ha trovato qualcosa?

(Pasha si gira, tenendo in mano un’asta per accalappiacani ed un grosso retino.)

PASHA: Non potete avvicinarvi così di soppiatto alla gente!
SCULLY: Scusi. Ma lei non è quello che è stato attaccato l’altra sera?
PASHA: Sì, sono io.
SCULLY: Ha idea di che genere di animale possa aver visto quella donna?
PASHA: Non so. Ho ricevuto una chiamata su un cane randagio nei paraggi e io… spero proprio che si tratti solo di quello, perché cani o gatti, beh… li posso gestire, mentre qualsiasi animale più grande mi fa pensare di dover lasciare anzitempo la mia…
MULDER: La sua carriera?
PASHA: No, la mia vita.

(All’improvviso si sente un forte ringhio provenire dalle vicinanze. Pasha scappa nella direzione opposta. Mulder e Scully si avvicinano lentamente al punto da cui sembra provenire il rumore. Scully ha la pistola in mano, Mulder invece tira fuori il suo cellulare e lo punta di fronte a sé, con il flash della fotocamera che lampeggia ripetutamente.)

SCULLY: Che stai facendo? Smettila!
MULDER: Se questa cosa assomiglia al disegno voglio proprio fargli una foto.
SCULLY: Se fosse davvero così, io riempirei la memoria del telefono, anche se porta le mutande. (Infastidita dal flash) La smetti?
MULDER: È una nuova app, ma non credo che funzioni come si deve.

(Scully sta guardano sul display del telefono di Mulder.)

SCULLY: Che cos’è quello?

(Sullo schermo si vede un cadavere con il collo squarciato. Quando Mulder abbassa il telefono, si capisce che il corpo è disteso proprio di fronte a loro, con gli occhi spalancati per la paura. Scully si inginocchia accanto al cadavere e tira fuori la torcia per esaminarlo attentamente.)

SCULLY: Lo hanno appena ucciso.

(Sullo sfondo si vede la creatura lucertola correre fuori dall’erba alta e dirigersi verso il parcheggio. Mulder la rincorre, con il telefono puntato in avanti, mentre il flash continua a lampeggiare ripetutamente. Passa tra due camion parcheggiati. Si vede una figura avvicinarsi alle sue spalle, mentre lui si gira. La fotocamera lampeggia in faccia all’assalitore. È Pasha, che urla.)

PASHA: (gridando impaurito) Ho sentito un rumore di là e sono corso di qua!

(Il flash del telefono di Mulder continua a lampeggiare ripetutamente.)

PASHA: Che cosa ha che non va il suo telefono?
MULDER: Non lo so, è una nuova app, ma non credo che funzioni.
PASHA: Perché il flash fa così?
MULDER: Non lo so.
PASHA: Vada nel menu.
MULDER: Dove?
PASHA: Deve andare su impostazioni…

(Improvvisamente la creatura lucertola si avvicina alle loro spalle. Ruggisce ad entrambi urlano dallo spavento. Scully, che sta ancora esaminando il cadavere trovato nel campo, sente le urla e si dirige verso di loro, con pistola e torcia alla mano. Mulder giace immobile a terra.)

SCULLY: Mulder!

(Scully si inginocchia accanto a Mulder. Gli mette la mano sulla fronte, poi dietro la testa.)

SCULLY: Come stai?

(Mulder geme mentre si riprende.)

MULDER: Sto… sto bene.
SCULLY: Sei pieno di sangue.
MULDER: Non credo sia mio.

(Pasha, disteso a pochi metri di distanza, geme mentre si alza da terra. Scully si gira e lo illumina con la sua torcia. Il retino di Pasha è distrutto.)

PASHA: Ok, basta così. Mi licenzio.
SCULLY: (Rivolta a Mulder) Sei riuscito a vederlo bene?
MULDER: (Sorridendo e agitando il telefono verso Scully) Ho fatto una foto!

(Si sentono altri versi e la creatura lucertola corre dietro al camion. Mulder e Scully si alzano per inseguirla. Vedono chiudersi la porta di un bagno chimico e si avvicinano. I due agenti si sistemano ai lati della porta del bagno. Mulder afferra la maniglia e apre la porta. Seduto sul water, con i pantaloni abbassati, quasi alle caviglie, c’è un uomo che indossa una camicia con cravatta, una giacca e un cappello Panama. Colto alla sprovvista, guarda Mulder e Scully. Mulder lo fotografa, mentre Scully si gira dall’altra parte, imbarazzata.)

UOMO: Ooh.
SCULLY: Scusi.
UOMO: Si può avere un po’ di privacy, per favore?
MULDER: Per caso ha visto un…?

(Mulder guarda Scully e chiude la porta del bagno chimico. Entrambi proseguono nella ricerca della creatura. L’uomo esce dal bagno e mentre si toglie il cappello possiamo vedere dei piccoli corni verdi sul retro della testa che si retraggono lentamente fino a sparire del tutto. L’uomo indossa nuovamente il cappello e si allontana. In lontananza si vedono Mulder e Scully, intenti nella ricerca della creatura lucertola.)
 
SCENA 6

(All’obitorio, Scully sta esaminando il corpo dell’ultima vittima. Mulder sta guardando sul suo telefonino le foto scattate nel parcheggio. Ne mostra una a Scully, interrompendola.)

MULDER: Questo è un orecchio? O magari… o magari è un piede.
SCULLY: (Infastidita, sposta il braccio di Mulder) Per favore…
MULDER: Questa qui… se strizzi gli occhi, sembra quasi… qualcosa…

(Scully sospira di nuovo.)

MULDER: Poi c’è questa… questa, questa è a fuoco!

(Si vede una foto di qualcosa che potrebbe essere della pelle verde ricoperta di squame e con alcune piccole macchie rosse.)

SCULLY: Ma che cos’è?
MULDER: È un primissimo piano della creatura. Bada bene non ho detto mostro. Non era uno yeti, ma era sicuramente un animale… alto come un uomo e senza peli.
SCULLY: Magari era uno yeti con la rogna.
MULDER: Ah. Ehi, non sottovalutiamo il video. Guarda.

(Mulder mostra a Scully il video in cui viene attaccato dalla creatura. Si sentono delle urla, ma è inquadrata solo la faccia di Mulder.)

SCULLY: Mulder, l’obiettivo è girato dall’altra parte.
MULDER: Sì, è… è questa nuova app, ma guarda.

(Nel video si vede il viso di Mulder colpito da uno schizzo di sangue.)

MULDER: Mi ha schizzato del sangue addosso. Schizzava dai bulbi oculari. Almeno credo. Non ci vedevo un granché, avevo tutto quel sangue negli occhi.
SCULLY: Non ho ancora fatto le analisi del sangue, ma sono abbastanza sicura che sia della vittima dell’attacco precedente. Inoltre, gli animali non spruzzano sangue dagli occhi.
MULDER: Ah no? Beh, vallo a dire alla lucertola cornuta. (mostrando a Scully una foto dell’animale sul suo telefono) Che schizza sangue dai bulbi oculari. Sì, Scully, è proprio così, è un meccanismo di difesa. È un fatto scientifico.
SCULLY: Internet non ti fa per niente bene.
MULDER: Non trovi che assomigli alla descrizione dei testimoni?
SCULLY: Quindi sei stato attaccato da un rospo con le corna alto un metro e ottanta?
MULDER: Ehh… Cerchiamo di rimanere in un ambito scientifico, se non ti spiace.
SCULLY: A un primo esame mi sembra evidente che questi segni di morsi sono stati lasciati da un essere umano.
MULDER: Quindi, dobbiamo cercare una lucertola cornuta, grande come un uomo e con denti umani. Non ti sembra un po’ stupidino?
SCULLY: (sorridendo) Sì.
MULDER: Ti stai divertendo, non è vero Scully?
SCULLY: Sì. È vero. Avevo dimenticato quanto fosse divertente. È stata una giornata faticosa. Perché non torni al motel e dormi un po’? E cerca di non fare brutti sogni.
SCENA 7

(Notte con luna piena. Esterno di un motel. Grilli in sottofondo. La scena si sposta nel motel. Mulder è sdraiato sul letto della sua camera. Sulla parete, alle spalle del letto, sono appesi due trofei di caccia. Mulder viene svegliato da alcune urla.)

DIRETTORE DEL MOTEL: Aah! Mostro! Aiuto! C’è un mostro! Aah!

(Nel suo ufficio, il direttore del motel si sta disinfettando con dell’alcool una ferita sul sopracciglio destro. Beve un sorso dalla bottiglia di alcool mentre Mulder entra nell’ufficio.)

MULDER: Va tutto bene?
DIRETTORE DEL MOTEL: Ah, sì. Deve scusarmi per il disturbo. Ho avuto una discussione con un ospite turbolento, ma è tutto a posto.
MULDER: Ho sentito qualcuno urlare “mostro”.
DIRETTORE DEL MOTEL: È così che ha avuto la faccia di chiamarmi, solo perché gli ho chiesto di pagare il suo conto. Questo fa di me una specie di mostro?
MULDER: Certo che no.
DIRETTORE DEL MOTEL: Esatto. Ora la prego, se ne vada o la ammazzo!
MULDER: Mmh, mmh…

(L’uomo versa dell’alcool su un pezzo di stoffa e ne beve un bel sorso dalla bottiglia. Mulder esce dall’ufficio ed entra in una camera del motel rimasta con la porta aperta. Il letto è sfatto. Sul comodino sono sparsi i residui di una cena da fast food. Mulder prende un sacchetto di carta con su scritto “smart phones... is us!. Gira attorno al letto. A terra c’è una lampada da comodino rotta. Anche lo specchio è rotto. Su una cassettiera, sotto lo specchio, Mulder trova una bottiglietta di compresse.  L’etichetta sulla bottiglietta riporta:

Lycans Pharmacy

MANN, GUY
CLOZAPINE
ONE TABLET
ONCE DAILY

450MG - 30 CAP

Mulder mette la bottiglietta in tasca e prende dal pavimento un trofeo di caccia: una testa di lepre cornuta. Mentre sta per rimetterla a posto, Mulder trova un grande foro proprio in corrispondenza del punto in cui la testa va appesa. Tirando verso di sé, Mulder scopre l’accesso ad un corridoio che corre attraverso le camere del motel. Individua un altro foro nel muro, simile a quello scoperto poco prima, e ci guarda dentro. Si vede la testa di una volpe, dalla quale vengono rimossi gli occhi. Mulder sta guardando nella stanza attraverso i fori. Si tratta della camera di Scully. Lei dorme nel suo letto. Mulder sorride e indietreggia. Nell’ufficio del direttore del motel c’è un grande orso bruno impagliato, montato in posizione eretta. Con uno scricchiolio, inizia a muoversi in avanti. È collegato ad una porta segreta, che si sta aprendo lentamente. Ne esce Mulder. Il direttore del motel sta ancora bevendo dalla sua bottiglia di alcool.)

MULDER: Ah, eccola di nuovo! Il distributore del ghiaccio?
DIRETTORE DEL MOTEL: Ehi, ma dove diavolo...? Quella è proprietà privata… non dovrebbe essere lì.
MULDER: Mi scusi.

(Mulder estrae il suo tesserino dell’FBI e lo mostra al direttore.)

DIRETTORE DEL MOTEL: Oh…oh (Guardando verso il passaggio segreto) È… è una misura di sicurezza. L’ho dovuto fare dopo l’11 settembre.
MULDER: Senta, non la denuncerò. Quando si sceglie di dormire in una topaia come questa ci si dovrebbe aspettare che il direttore sia un guardone. Ma ho fondati sospetti che lei abbia visto qualcosa in quella camera distrutta, che l’ha davvero sconvolta. Le dispiacerebbe dirmi cos’era?
DIRETTORE DEL MOTEL: Lei… non mi crederà mai.

(Mulder si sporge verso l’uomo.)

MULDER: Mi metta alla prova.

(La scena si sposta a poco prima. Il direttore è nel passaggio segreto e sta guardando attraverso un foro nel muro. C’è Mulder sdraiato supino nel suo letto, con indosso solo un paio di slip rossi.)

DIRETTORE DEL MOTEL: Mmm… mmm! Sì... sei messo bene!

(Da un’altra stanza si sente un uomo urlare contro qualcuno.)

UOMO: Ogni giorno la stessa storia! Perché? Ti odio! Non può andare avanti così!

(Il direttore del motel si sposta al foro che dà sulla stanza da cui provengono le urla e guarda attraverso gli occhi della testa impagliata di una lepre cornuta. Si vede lo stesso uomo che Mulder e Scully avevano sorpreso al bagno. L’uomo è arrabbiato e punta il dito verso sé stesso, riflesso nello specchio.)

UOMO: Diventerò pazzo a forza di vedere la tua faccia ogni giorno! Basta!

(L’uomo scaglia una sedia contro lo specchio, rompendolo.)

DIRETTORE DEL MOTEL: Questo va sul tuo conto.
UOMO: E tu! (Indicando verso il comodino) Maledetta sveglia…

(L’uomo gira intorno al letto. Prende la sveglia, che inizia a suonare.)

UOMO: Basta! Non mi sveglierai domani mattina. Hai capito?!

(L’uomo getta la sveglia sul pavimento e questa si rompe.)

UOMO: Te l’ho detto! Sta succedendo di nuovo! (Guarda le sue mani) Ti prego! Fa che sia l’ultima volta!

(L’uomo torna allo specchio e si guarda.)

UOMO: Ohhh! Ohhh! Ohhh!

(Il volto dell’uomo riflesso nello specchio si trasforma in quello della creatura lucertola. Il direttore del motel assiste alla trasformazione.)

DIRETTORE DEL MOTEL: Aah! Non è possibile!

(Sorpreso, l’uomo lo sente e si gira, ruggendo alla testa di lepre cornuta affissa al muro.)

DIRETTORE DEL MOTEL: (Spaventato) Non uccidermi, ti prego!

(La creatura corre al muro e stacca la testa, scoprendo così il viso del direttore. Mentre l’uomo urla, la creatura fugge via dalla stanza.)
 
DIRETTORE DEL MOTEL: Ah! Aah! Aiuto! É un…

(La scena torna all’ufficio del direttore, al presente, mentre il quest’ultimo termina il suo racconto a Mulder.)

DIRETTORE DEL MOTEL: É un mostro.

(Il direttore del motel beve un altro bel sorso dalla bottiglia di alcool.)

MULDER: È questa la creatura che ha visto? (Mostrandogli lo schizzo di una creatura lucertola a tre occhi) Non calcoli il terzo occhio.
DIRETTORE DEL MOTEL: Sì. Precisamente questa.
MULDER: Questo è l’uomo?

(Mulder mostra al direttore la foto che ha scattato all’uomo sorpreso nel bagno chimico.)

DIRETTORE DEL MOTEL: Oh… era quello che tentavo di dirle. Loro sono… una cosa sola!
SCENA 8

(Scully è seduta sul letto della sua camera in motel, mentre Mulder cammina su e giù ai piedi dello stesso letto.)

MULDER: È un mostro, Scully, puro e semplice.

(Mulder lancia il fascicolo del caso sul letto di Scully.)

MULDER: E non è il solito mostro di tutti i giorni, stiamo parlando di trasformazione, da uomo a mostro e viceversa. E so già quello che stai per dirmi: “Ma Mulder, è la leggenda del lupo mannaro che fu inventata per spiegare i comportamenti violenti di persone morse da animali rabbiosi, prima che la medicina scoprisse la rabbia.” Ma è così bizzarro credere che alcune leggende siano basate su eventi reali e non solo sull’ignoranza?

(Scully prova a dire qualcosa, ma Mulder continua a parlare, prima che lei ne abbia la possibilità.)

MULDER: Al che, ne sono sicuro, già so che mi risponderai: “Ma Mulder, sfida tutte le leggi conosciute della scienza e della natura.” Esatto, Scully, le leggi conosciute. E se la creatura in cui ci siamo imbattuti fosse qui per gettare le basi di una nuova comprensione della realtà che conosciamo? O magari è stata la scienza a creare questo essere “innaturale”? Magari si tratta di un esperimento OGM andato fuori controllo di qualche grossa corporazione agro-farma-militare. O forse… questo tizio è un genetista che ha condotto un folle esperimento su sé stesso e che ora si trasforma in una belva affamata di carne umana. Tu adesso mi dirai: “Ma Mulder, non ti rendi conto che quello che stai dicendo sembra il delirio di un pazzo scatenato?” Non so assolutamente che cosa sia e non so nemmeno da dove sia spuntato fuori, so solo che si tratta di un mostro punto e basta.

(Scully annuisce, sorridendo.)

SCULLY: Adesso sì che riconosco il mio Mulder.
MULDER: Quindi sei d’accordo con me?
SCULLY: No! Sei pazzo come al solito!
MULDER: E che mi dici delle prove?
SCULLY: Quali prove?

(Mulder mostra a Scully, dal suo cellulare, la foto dell’uomo scattata sul WC e la confronta con la foto di una delle vittime.)

MULDER: Questo tipo, che il direttore ha appena visto trasformarsi in un mostro, indossava gli abiti di una delle vittime, non ce ne siamo accorti perché pensavamo di dover cercare un animale. Non ci siamo andati lontano.
SCULLY: Beh, allora andiamo a parlarci.
MULDER: Dubito che tornerà. (mostrando la bottiglietta con le compresse) Ho prelevato qualche effetto personale dalla sua camera, magari ci aiuterà a rintracciarlo.
SCULLY: Questo sì che mi sembra un piano investigativo geniale.
MULDER: La prima cosa che dobbiamo fare… (guardando verso la testa di volpe appesa al muro della camera) è andarcene da questo motel!
SCENA 9

(È giorno. Mulder si trova a consulto dal dottor Rumanovitch, uno psichiatra dell’Est Europa.)

DOTT. RUMANOVITCH: C’era una volta, piccolo villaggio tormentato continuamente da feroce drago mangia uomini. Conestabile locale fece di tutto per uccidere orrenda creatura, ma niente la fermava. Quindi, alla fine, fece visita a zingara, che gli disse che unico modo per uccidere mostro era pugnalarlo a sua appendice adoperando affilata lama di vetro verde.
MULDER: Perché di vetro verde? E perché proprio all’appendice?
DOTT. RUMANOVITCH: E io che ne so? In queste vecchie leggende, mostro deve essere sempre distrutto con qualche tipo di penetrazione: proiettile d’argento, paletto di legno. Ovviamente nostri avi erano ossessionati quanto noi da impotenza. Quindi, costruì grande lancia di vetro verde e pugnalò mostro a sua appendice. Ma, mentre mostro moriva, conestabile si rese conto che stava guardando specchio. Mostro era sempre stato lui. Capisce?
MULDER: E la morale è...?
DOTT. RUMANOVITCH: Di solito è più facile credere che mostri siano fuori in mondo, piuttosto che accettare che veri mostri abitano dentro di noi (indicando la sua testa) qui… e a volte (indicando il suo cuore) qui. Magari altre volte (indicando la sua appendice) qui.
MULDER: Non tutto si può ricondurre alla psicologia.
DOTT. RUMANOVITCH: È quello che crede lei. Questo racconto mi è venuto in mente proprio a causa di allucinazione di suo sospettato, che sostiene di trasformarsi in lupo mannaro.
MULDER: Lupo mannaro?
DOTT. RUMANOVITCH: Chiedo scusa. Volevo dire lucertola mannara. (distogliendo lo sguardo in profonda riflessione) Lupo mannaro è mio paziente del lunedì. (rivolgendosi nuovamente a Mulder) A ogni buon conto, gli ho prescritto questo. È potente antipsicotico (prendendo la bottiglietta di compresse), ma dubito che gli abbia fatto effetto.
MULDER: Perché no?
DOTT. RUMANOVITCH: (scuotendo la testa) Perché è completamente pazzo.
MULDER: La sua cartella non dà molte informazioni e qualcosa mi dice che Tizio Mann non sia il suo vero nome. Lei mi sa dire per caso dove potrei trovarlo?
DOTT. RUMANOVITCH: Gli ho consigliato di fare passeggiata rilassante a cimitero prossima volta che sentiva avvicinarsi nuova crisi. È promemoria, non importa quanto possono essere soffocanti nostre ansie, presto finiranno, quando saremo morti e sepolti per tutta eternità.
MULDER: Crede davvero che sia un buon consiglio terapeutico?
DOTT. RUMANOVITCH: Questo è mio lavoro.
MULDER: Grazie, Dottore.
DOTT. RUMANOVITCH: Uh… Un momento.

(Il dottore si avvicina al tavolino, prende un taccuino e una penna e scrive qualcosa sul primo foglio. Lo strappa e lo porge a Mulder.)

DOTT. RUMANOVITCH: Prescrizione… per lei.
MULDER: Per me? Per quale motivo?
DOTT. RUMANOVITCH: Forse ho interpretato male, agente Mulder, ma mi chiedo: chi ha più bisogno di antipsicotici: uomo che crede di essere lucertola mannara o uomo che crede storia sia vera?

(Mulder rimette la ricetta sul tavolino e se ne va. Il dottore ridacchia, poi prende una manciata di pillole da una bottiglietta e le ingoia.)
SCENA 10

(Scully è fuori dal negozio “Smart phones... is us!”, mentre parla al telefonino. Il negozio è vuoto. Attraverso la vetrata si vede Tizio Mann appoggiato ad un espositore di telefonini, piegato in avanti e con il mento tra la mano destra. Annoiato.)

SCULLY: Mulder, sono io. Ascolta, non crederai mai a quello che sto per dirti, ma penso davvero di aver trovato il tuo uomo-lucertola.
MULDER: Ma va?
SCULLY: Sì.
MULDER: Dove sei?
SCULLY: Al negozio di cellulari vicino al motel. Credo che lavori qui.
MULDER: Arrivo subito.
SCULLY: Aspetta. Ho appena ricevuto i risultati del laboratorio via mail. Nelle analisi del sangue risultano delle discrepanze e… pronto?

(Scully riattacca con un sospiro. Apre la porta del negozio e viene accolta dal tintinnio di una campanella. Immediatamente Tizio Mann balza in piedi, con un caldo sorriso sul volto.)

TIZIO MANN: Mmh! Benvenuta da Smart Phones… siamo noi! Serve aiuto?
SCULLY: Volevo solamente farle qualche domanda.

(Mulder ha parcheggiato la sua auto vicino al marciapiede del negozio di cellulari. È uscito dall’auto e si dirige verso il negozio. Scully, all’interno del negozio, è sola. Vari telefoni sono sparsi sul pavimento. L’espositore è rovesciato per terra.)

MULDER: Che è successo?
SCULLY: Non lo so. Sono entrata, gli ho chiesto se potevo fargli qualche domanda e lui, all’improvviso, ha urlato “mi licenzio”. Ha avuto uno scatto d’ira ed è scappato dal retro.
MULDER: Sai che non è sicuro avvicinare un soggetto pericoloso senza chiamare rinforzi. Da che parte è andato?
SCULLY: Da quella parte (indicando la finestra) per il vicolo…

(Mulder corre fuori dalla porta.)

SCULLY: Aspetta! Ho appena avuto i risultati delle analisi…

(Scully sospira.)
SCENA 11

(Al cimitero, Tizio Mann sta camminando lentamente tra le file di lapidi; ha in mano un sacchetto di carta marrone, con dentro una bottiglia di vetro verde. Beve un sorso dalla bottiglia. Mulder arriva al cimitero in auto, si ferma e segue Tizio Mann a piedi. Si avvicina ad una lapide per raccogliere un mazzo di fiori freschi, poi prosegue fino al punto in cui si trova l’uomo. Mulder si ferma e si inginocchia su una lapide lì vicino. Sulla lapide è inciso:

In Memory of

KIM MANNERS

January 13, 1951
January 25, 2009


“Let’s Kick It In The Ass”

Mulder adagia i fiori alla base della lapide e la sfiora con il palmo della mano, in segno di rispetto. Si alza, e con la mano pulisce la sommità della lapide da polvere e foglie cadute. Tizio Mann è in piedi accanto a lui, con la mano sinistra su una lapide nera. Si accorge di Mulder e gli offre il sacchetto marrone, contenente la bottiglia, ma Mulder, sottovoce ed educatamente, risponde “No”.)

MULDER: (Girandosi verso l’uomo) Ha perso qualche persona cara?
TIZIO MANN: Sì. Me stesso. So che sembra strano, ma… giorni fa non sapevo che saremmo morti. Cioè, sapevo che poteva succedere. Evitavo la morte così, per istinto, ma quello che non sapevo era che… non importa come viviamo, andremo tutti a finire in un posto come questo.
MULDER: Non sembra avere molto senso, vero?
TIZIO MANN: Non ha affatto senso. (Agitando le braccia) Al mondo niente ha senso.
MULDER: Non voglio sembrare invadente, ma sento che c’è qualcosa che la opprime. Potrebbe… sentirsi meglio se si levasse questo peso.
TIZIO MANN: Vuole dire… che dovrei confessare?
MULDER: Se ha qualcosa da confessare.
TIZIO MANN: Beh, confesso che… la vita è insensata… e voglio che questa follia finisca.
MULDER: Non starà pensando di fare qualche gesto insano?
TIZIO MANN: No. Voglio solo… ammazzarti. Sei pronto?

(Tizio Mann estrae la bottiglia dal sacchetto e la rompe sulla lapide di fronte a lui. Brandendo la parte superiore della bottiglia, si lancia contro Mulder, che schiva il colpo e tenta di estrarre la sua pistola. Tizio Mann cerca di fermarlo, afferrandolo per il braccio e facendolo cadere a terra. Anche la pistola cade per terra, poco distante da Mulder.)

TIZIO MANN: No, no, la pistola no! Sciocco!

(Si vede la lapide nera, dove prima sostava Tizio Mann. Sulla lapide è inciso:

For 
JACK HARDY

JULY 16 1953
MARCH 24 2015

NOTHING SAYS THANK YOU LIKE CASH

Mulder è a terra, di schiena e disarmato. Tizio Mann si avvicina a lui con il pezzo di bottiglia rotta ancora in mano.)

TIZIO MANN: Stai bene?
MULDER: (Confuso) Ehh?
TIZIO MANN: Oh!

(Tizio Mann finge di inciampare e fa cadere il pezzo di bottiglia rotta proprio di fronte a Mulder.)

TIZIO MANN: Oh, no! Ho perso la mia arma!

(Mulder prende il pezzo di bottiglia rotta e si alza. Tizio Mann afferra lo stesso pezzo di bottiglia e, sebbene Mulder lo trattenga ancora con la sua mano destra, tenta di infilarsi il pezzo di vetro all’altezza dell’appendice, sollevando la camicia con l’altra mano libera.)

TIZIO MANN: Dai, su!

(Mulder sfila il pezzo di bottiglia dalla mano dell’uomo. Improvvisamente, Tizio Mann mette le mani al collo di Mulder, ma lui non oppone alcuna resistenza.)

TIZIO MANN: Forza, difenditi!
MULDER: So che stai cercando di fare. Il vetro verde, l’appendice. Ma io non lo farò. Non voglio ucciderti. Voglio aiutarti.

(Tizio Mann sembra scoraggiato, volge lo guardo verso terra.)

TIZIO MANN: L’unico modo per aiutarmi, amico mio… è uccidermi. Ti prego. Metti fine alle mie pene.
MULDER: Ok. Mi hai convinto. Ti ucciderò.
TIZIO MANN: Grazie mille! Sei l’unica persona gentile che abbia conosciuto.
MULDER: Ma prima voglio sapere che cosa ti è successo.

(Tizio Mann sospira profondamente.)

TIZIO MANN: Ah…
MULDER: Dall’inizio alla fine.
TIZIO MANN: Ok.

(Tizio Mann infila una mano nella tasca interna della giacca e tira fuori una nuova bottiglia di vetro verde, ancora piena.)

TIZIO MANN: Ma ti servirà questa. (Toglie il tappo alla bottiglia e la offre a Mulder) Dammi retta.

(Mulder sospira e guarda la bottiglia.)
SCENA 12

(Con un flashback torniamo agli eventi a cui abbiamo assistito all’inizio dell’episodio, ma questa volta sono raccontati dalla prospettiva di Tizio Mann.
Si vede Tizio Mann nelle sembianze di creatura lucertola, mentre si rilassa in una radura nel bosco, sdraiato supino, con le mani dietro la testa e con un gambo d’erba in bocca. Si sente uno scricchiolio ed un uomo urlare. Tizio Mann si mette seduto, di scatto, e si guarda attorno.)

UOMO: Aah! Aah! Aah! Aah! Aah! Aaah!

(Due uomini lottano tra loro. Tizio Mann si butta a terra, a faccia in giù, cercando di non farsi notare dai due uomini, che ora lottano a terra proprio accanto a lui. Si vede Pasha, l’operatore della protezione animali, avere la meglio su un altro uomo. Lo colpisce, si china su di lui e lo morde al collo. Tizio Mann salta in piedi, ruggisce verso Pasha nel tentativo di fermarlo, ma quest’ultimo balza in piedi e si scaglia verso di lui, ancora nelle sembianze di creatura lucertola. Pasha lo afferra alle spalle e lo morde al collo.)

TIZIO MANN: Aah! Aah! Aah!

(Dopo l’attacco, Tizio Mann respinge Pasha, facendolo cadere a terra. Tizio Mann ha una mano sul collo, piagnucola e agita le braccia in preda al panico, poi scappa dritto verso i due strafatti. I due strafatti lo vedono arrivare ed urlano, mentre Tizio Mann salta in mezzo a loro, per poi correre nel bosco.
La scena torna al presente, al cimitero.)

MULDER: Aspetta. Mi sono già perso. Ti avevo detto di cominciare dall’inizio.
TIZIO MANN: Devi credermi. È così che è cominciata. Dovevo stare fermo, ma era difficile. Ho provato a spaventare il predatore, ma questo l’ha reso solo più rabbioso, tanto che non sono riuscito nemmeno a spruzzargli il sangue dagli occhi.
MULDER: Stai dicendo che ti ha morso un uomo?

(Tizio Mann allarga il colletto della camicia e mostra la ferita al collo provocatagli da Pasha. Mulder si dimostra indifferente)

MULDER: Sembra un succhiotto.
TIZIO MANN: È diverso quando sono normale.
MULDER: Sei così, quando dici di essere “normale”?

(Mulder estrae lo schizzo della creatura con tre occhi e lo mostra a Tizio Mann, che non crede alla somiglianza.)

TIZIO MANN: Che!? Cosa!? Tre occhi! Però è abbastanza somigliante, sì.
MULDER: Quando ti, ti… ti sei trasformato la prima volta?
TIZIO MANN: Sono diventato così il giorno dopo.

(In un altro flashback, torniamo nel bosco, la mattina dopo l’attacco. Tizio Mann è sdraiato su un tronco d’albero caduto. Ha le sembianze umane ed è nudo. Apre gli occhi e guarda su. Guarda le sue mani, cercando di capire cosa sia successo al suo corpo.)

TIZIO MANN: (Voce fuori campo) La mia trasformazione non è stata solo fisica, anche mentale. Ho sentito una voce nella mia testa. La mia voce. Sono diventato cosciente della mia stessa coscienza e poi… ho formulato il mio primo pensiero: “Sono nudo!” Improvvisamente sono stato travolto da un bisogno irrazionale di coprirmi.

(Tizio Mann si siede sul tronco dell’albero, si guarda intorno e vede i corpi di tre vittime che giacciono in un avvallamento del terreno.)

TIZIO MANN: (Voce fuori campo) Per qualche oscura ragione c’era un mucchio di cadaveri lì intorno…

(Tizio Mann cammina verso i corpi. Una delle vittime ha una grande ferita al collo. Indossa una camicia, una giacca, i pantaloni e un cappello.)

TIZIO MANN: (Voce fuori campo) Non avevo mai indossato degli abiti prima, ma grazie a un qualche primordiale istinto… sapevo come metterli. (Toglie i vestiti dal corpo di una vittima e li indossa) Una volta vestito sono stato… posseduto. Ho lottato con tutte le mie forze, ma alla fine ho perso. Dovevo andare a caccia. Dovevo andare a caccia di… di…
MULDER: A caccia di una vittima?

(La scena torna al cimitero.)

TIZIO MANN: No, di un lavoro!
MULDER: Ah…
TIZIO MANN: La mia fame non sarebbe stata saziata finché non avessi trovato un posto sicuro. Sono arrivato in città e tragicamente… ho trovato subito qualcosa…

(La scena si sposta al negozio “Smart phones... is us!” nel primo giorno di lavoro di Tizio Mann, mentre lui sta raccontando chiacchere ad una cliente.)

TIZIO MANN: (Parlando alla cliente) Allora, questo modello ha 3000 gigabhertz di pixelbits…
TIZIO MANN: (Voce fuori campo) È perfetto per me. Non ho la minima idea di cosa dico ai miei clienti.
TIZIO MANN: (Parlando alla cliente) Come può vedere la sua forma è pressoché rettangolare…
TIZIO MANN: (Voce fuori campo) A fine giornata ero direttore.

(La scena torna di nuovo al cimitero.)

MULDER: Senza calcolare il fatto che non hai neanche un numero di previdenza sociale.
TIZIO MANN: Non ho bisogno di quelle scartoffie. Ora posseggo l’unico vantaggio Darwiniano che gli esseri umani hanno sugli animali: saper raccontare balle per farla sempre franca! (sorridendo) È meglio della mimetizzazione!
MULDER: Non potrebbe essere che mi stai raccontando balle proprio in questo momento?
TIZIO MANN: Ah, non lo so. Magari sì. Guarda, capisco a mala pena quello che ti sto dicendo.
MULDER: Lo trovo… sconcertante.
TIZIO MANN: La cosa peggiore è stata quella che ho fatto dopo il primo giorno di lavoro. Ero così esausto e fuori di testa che… (con sguardo scoraggiato) ho commesso un omicidio.
MULDER: Chi hai ucciso?
TIZIO MANN: Una mucca.

(La scena si sposta nei pressi di un locale della catena “Da Andy”. Tizio Mann è a piedi, e sta ordinando del cibo all’interfono del servizio drive-through.)

TIZIO MANN: Vorrei un doppio cheeseburger e una porzione grande di patatine, grazie.
IMPIEGATA DEL DRIVE: (All’interfono) Signore, se non è in macchina, deve venire dentro a ordinare.
TIZIO MANN: Perché?

(La scena torna al presente, al cimitero.)

MULDER: Quindi, nel tuo stato naturale tu sei vegetariano?
TIZIO MANN: No, sono insettivoro. A nessuno piacciono gli insetti. Neanche agli altri insetti. Comunque, ho preso la mia vittima, sono andato in un motel e ho passato il resto della giornata guardando solo film… porno.

(Siamo nella camera del motel. Tizio Mann sta guardando un film porno, mentre disteso sul letto mangia il suo cibo da asporto. Si sporge verso il comodino, dove si trova un grosso bicchiere e, beve la bibita come farebbe un animale.)

TIZIO MANN: (Voce fuori campo) Ma poi, durante la notte… qualcosa è cambiato.

(Tizio Mann prende il telecomando e si accorge che la sua mano si è trasformata in quella di un animale. In un attimo, anche l’altra mano è cambiata. Salta giù dal letto, eccitato, e corre verso lo specchio per guardarsi. Qualche istante dopo, la sua faccia inizia a trasformarsi in quella della creatura lucertola. Sorride contento.)

TIZIO MANN: Sììì, vai così!

(Tizio Mann si toglie la camicia, tutto eccitato. Il suo petto è diventato squamoso. Si toglie i pantaloni. Anche le sue gambe sono verdi e squamose.)

TIZIO MANN: E vai! Oh, sì! Sono tornato, bambole! Oh! Oh! Oh!

(Tizio Mann salta sul letto, urlando per la gioia. Ormai è totalmente trasformato. Gli occhi sono rossi e il viso è pieno di corna.)

TIZIO MANN: (Voce fuori campo) Ero di nuovo me stesso. E tutto andò bene… fino… al mattino seguente.

(La mattina dopo, nella camera del motel, Tizio Mann è svegliato dalla sua sveglia. Ha ancora le sembianze di creatura lucertola. Si gira verso il comodino e sbatte per terra la sveglia, con rabbia. Si siede sul lato del letto, respirando affannosamente. Sbadiglia e intanto inizia la trasformazione in essere umano. Riappaiono i suoi baffi. Mette un dito nell’orecchio destro. Sbadiglia di nuovo mentre si alza in piedi e, lentamente, si trascina verso la macchina del caffè.)

TIZIO MANN: Caffè. Ho bisogno di un caffè.

(Apre la macchina del caffè e versa del caffè macinato.)

TIZIO MANN: (Voce fuori campo) Ero di nuovo un essere umano.

(Si versa del caffè macinato in bocca. Lo mastica un po’, prima di risputarlo fuori.)

TIZIO MANN: (Voce fuori campo) Sono tornato al lavoro. Ma ora che avevo un lavoro, riuscivo solo a pensare a quanto lo odiassi.

(La scena si sposta in un flashback all’interno del negozio “Smart phones... is us!”. Il negozio è vuoto. Tizio Mann è appoggiato ad un espositore di telefonini e sorride in modo finto.)

TIZIO MANN: Oh, basta così. Mi licenzio!

(Tizio Mann rovescia l’espositore dei telefonini sul pavimento del negozio. Si toglie la giacca e la scaraventa contro il muro per la rabbia.)

TIZIO MANN: (Voce fuori campo) Ma ero troppo sopraffatto dalla paura di andarmene. Come avrei pagato l’affitto?

(Tranquillizzatosi, si inginocchia e inizia a raccogliere i telefonini da terra.)

TIZIO MANN: (Voce fuori campo) Senza un lavoro, non avrei mai ottenuto un mutuo, qualunque cosa sia. Avevo già troppa paura di non risparmiare abbastanza per la pensione.

(La scena torna al presente, al cimitero.)

TIZIO MANN: Che cos’altro avrei potuto fare? Se non avessi fatto carriera adesso, sarebbe stato troppo tardi. Non ne potevo più. Quindi… sono andato da uno stregone.

(Mulder si mostra confuso.)

TIZIO MANN: Lo chiamate psichiatra.
MULDER: Ahh…
TIZIO MANN: Ma le sue medicine non mi hanno curato, mi hanno solo annebbiato la mente. E di conseguenza, ho compiuto un gesto insano.
MULDER: Hai ucciso una persona?
TIZIO MANN: No, ho preso un cagnolino! L’ho chiamato Daggoo.

(In un flashback, si vede Tizio Mann nella sua camera del motel con un piccolo cane, mentre lo tiene in braccio e gli parla.)

TIZIO MANN: Daggoo! Daggoo! Daggoo!
TIZIO MANN: (Voce fuori campo) E ho capito che l’unico modo per essere felice come umano... era passare il tempo in compagnia di un non umano.

(A carponi per terra, Tizio Mann insegue il suo cane. Più tardi, trasformatosi in creatura lucertola, continua ancora a giocare sul pavimento con il cane.)

TIZIO MANN: Abbiamo giocato tutta la notte. Ma, il giorno dopo, quando sono tornato a casa…

(Il giorno seguente, Tizio Mann entra nella camera del motel con regali e giochi per il suo cane.)

TIZIO MANN: Daggoo, sono tornato! Daggoo? Daggoo!
TIZIO MANN: (Voce fuori campo) Forse la donna delle pulizie aveva lasciato la porta aperta.

(Corre verso la porta, chiamando il suo cane.)

TIZIO MANN: Daggoo! Daggoo!

(Vediamo Tizio Mann cercare il cane nel parcheggio della stazione di servizio.)

TIZIO MANN: Daggoo!
TIZIO MANN: (Voce fuori campo) L’ho cercato ovunque, per tutta la notte. Ma invano. Perché la vita è vana. Pochi fugaci attimi di felicità, in un oceano di perdite e dolori devastanti.

(Tizio Mann è al bordo del parcheggio, fissa l’erba alta e ricoperta di nebbia.)

TIZIO MANN: Daggoo! (Quasi piangendo) Dove sei, Daggoo?

(Si butta a terra, tra l’erba, rotto dal dolore.)

TIZIO MANN: (Voce fuori campo) Quindi, perché affannarsi?

(La scena torna al presente, al cimitero.)

TIZIO MANN: E quando avevo perso le speranze… finalmente lo vidi.
MULDER: Daggoo?!
TIZIO MANN: No! L’uomo che mi aveva morso, trasformandomi in umano.

(Nel flashback, Tizio Mann è ancora sdraiato sull’erba, si vedono due piedi - quelli di Pasha - passare davanti a lui. Tizio Mann alza lo sguardo.)

TIZIO MANN: Mi è bastato guardarlo per diventare ancora più umano, perché ero pieno di una cosa che solo gli umani possono capire: l’odio. Mi sono alzato e l’ho seguito. Volevo solo…

(La scena torna al presente, al cimitero. Tizio Mann tende le mani in avanti, come per strangolare qualcuno.)

MULDER: Strangolarlo e mangiarlo?
TIZIO MANN: Proprio così!
MULDER: Ci siamo, finalmente!
TIZIO MANN: Ma appunto, quando stavo per farlo… l’ho visto fare la stessa cosa a un altro.

(Nel flashback, Tizio Mann sta seguendo lentamente Pasha accanto all’erba alta. Si sentono delle urla e dei grugniti. Tizio Mann si ferma, porta le mani alla bocca, disgustato da quello che vede dinanzi a lui.)

TIZIO MANN: (Voce fuori campo) Non avevo mai visto tanta brutalità gratuita. Ero talmente spaventato che non ho notato il sorgere della luna.

(Pasha è sopra la vittima e la sta mordendo al collo. Tizio Mann si è trasformato nuovamente nella creatura lucertola. Fa dei passi indietro, togliendosi i vestiti mentre cammina.)

TIZIO MANN: (Voce fuori campo) Dopo aver capito quello che sono capaci di fare gli esseri umani, non volevo più farne parte, così decisi di spogliarmi di tutto e tornare a casa.

(Nel flashback, Tizio Mann attraversa il parcheggio, lanciando i suoi pantaloni per terra e rimanendo in mutande, mentre passa tra due camion. Si sta avvicinando ad Annabell, quando questa si accorge di lui, urla e con la sua borsa lo colpisce in pieno viso. Tizio Mann appare stordito.)

TIZIO MANN: (Voce furi campo) Quella picchiava come un maschio.

(Tizio Mann cade a terra. La scena torna al presente, al cimitero.)

MULDER: Il fatto è che prima era… Una volta era… insomma… è un transessuale.
TIZIO MANN: (Con incredulità) Cosa? Potete mutare sesso! Ma che pazzia mi stai raccontando?
MULDER: Non è una pazzia. In realtà è una procedura medica abbastanza comune. Tecnicamente non serve un’operazione.
TIZIO MANN: (Speranzoso) Magari potrei farlo anch’io! È una cura!
MULDER: No.
TIZIO MANN: Smetterò di trasformarmi. Farò quell’operazione.
MULDER: Non servirebbe a niente.
TIZIO MANN: Costi quello che costi, la farò.
MULDER: Ti taglieranno (annuendo con la testa verso l’inguine di Tizio Mann) i genitali.
TIZIO MANN: (Riflettendoci bene) No, non la faccio. È… una soluzione troppo radicale.
MULDER: Infatti.
TIZIO MANN: Ok. Comunque la botta è stata talmente forte che ho un ricordo vago della nottata. Qualcuno mi ha inseguito dietro un TIR e un tizio mi ha fatto una foto in un bagno chimico.
MULDER: Sono stato io, a dire il vero.
TIZIO MANN: Ahh… Mi sembrava di averti già visto.
MULDER: Un momento… come hai fatto a trasformarti in uomo? Non era mattina ancora…
TIZIO MANN: E che ne so io, mica sono uno scienziato.
MULDER: Sto solo cercando di trovare una logica in tutto questo.
TIZIO MANN: Perché? Non c’è una logica, non l’ho trovata neanche io. Sono tornato al motel e la testa di una lepre cornuta sul muro ha cominciato a urlare. Spiegami questo! Ho il terrore delle lepri cornute da quando un mio amico è stato incornato e ucciso.
MULDER: Le lepri cornute non esistono. Sono una truffa architettata da un tassidermista del Wyoming nel 1932. Non sono reali.
TIZIO MANN: Esistono, eccome se esistono. Vallo a dire al mio amico George! Comunque, tornando a bomba: sono scappato dal motel, sono tornato umano e dopo mi sono presentato al lavoro.

(In un altro flashback, torniamo al negozio “Smart phones... is us!”. Si apre la porta ed entra Scully. Si avvicina all’espositore dove si trova Tizio Mann.)

TIZIO MANN: Benvenuta da “Smart Phones… siamo noi!” Serve aiuto?
SCULLY: Volevo solamente farle qualche domanda.
TIZIO MANN: Mm-hmm?
SCULLY: (in modo provocante) Credo che il mio telefono non funzioni bene, perché non ricevo più foto di uomini col pacco di fuori. Pensavo di farne una… al tuo di pacco.

(Scully si toglie la giacca, si dirige verso il ripostiglio, si ferma e sbottona la camicia.)

SCULLY: (provocante) Vieni. Voglio farti dire “cheese.”

(La scena si sposta nel ripostiglio. I pantaloni di Tizio Mann sono abbassati, quasi alle caviglie. Scully ha tolto la camicia. Sono appoggiati contro il muro, in un atteggiamento simile a quello visto nella scena del film porno che Tizio Mann stava guardando nella sua camera al motel.)

SCULLY: (gemendo di piacere) Ah. Ah. Sei un animale! Un vero animale!
TIZIO MANN: (incredulo per la situazione) È bellissimo!
SCULLY: (gemendo di piacere) Non ti fermare! Non…

(La scena torna al presente, al cimitero.)

MULDER: Fermati.

(Tizio Mann sta mimando i movimenti che faceva con Scully nel ripostiglio.)

MULDER: (scuotendo la testa) Questo… non è mai successo.
TIZIO MANN: So che è difficile da crede, ma, a quanto pare, sono incredibile a letto.
MULDER: Te lo sei inventato.
TIZIO MANN: Oh… Ok, va bene, mi hai beccato. Come tutti i maschi umani racconto frottole sulla mia vita sessuale. Ma questa, ti giuro, è l’unica parte falsa della storia.

(Mulder si appoggia ad una lapide e fissa il cielo.)

TIZIO MANN: Ti prego… adesso mi puoi uccidere?

(Mulder chiude gli occhi. Sembra addolorato.)

TIZIO MANN: Tu non mi credi, vero?
MULDER: Sì, pensavo che ti avrei creduto, ma è tutto… tutto così… incredibile.
TIZIO MANN: Ma devi crederci. È una tragedia!
MULDER: No. Voglio dire che… è una sciocchezza.
TIZIO MANN: È della mia vita che stai parlando.
MULDER: Non solo della tua, anche della mia. Io e te siamo uguali, Tizio. Tutt’e due vogliamo credere in cose irreali… che non sono possibili.
TIZIO MANN: Ricorda che “Ci sono più cose in cielo e in terra di quante...”
MULDER e TIZIO MANN: (insieme) “…ne sogni la tua filosofia.”
MULDER: Sì, la conosco.
TIZIO MANN: Ah, lo sapevi che la versione del Primo In Folio recita: “di quante ne sogni la nostra filosofia”?
MULDER: Quindi, Amleto non stava dando dell’ignorante soltanto a Orazio, ma a tutti quanti? Interessante.
TIZIO MANN: Un pensiero confortante, no? Perché, se non ci fosse niente oltre a quello che già conosciamo, allora non esisterebbe… nient’altro che preoccupazione, insicurezza e solitudine.

(Entrambi riflettono su quanto detto. Tizio Mann sospira pesantemente. Si avvicina a Mulder e lo afferra per i baveri della giacca, implorandolo.)

TIZIO MANN: Fox, amico mio, metti fine a questo supplizio! Non voglio svegliarmi domani per andare al lavoro!

(Mentre trattiene Mulder per la giacca, nota il suo tesserino dell’FBI nel taschino interno sinistro. Lo tira fuori e lo apre.)

TIZIO MANN: E questo cos’è? Sei uno sbirro?

(Mulder si sistema la giacca per assumere una posa più professionale.)

MULDER: Sono in città per indagare sugli omicidi.
TIZIO MANN: E tu credi che il colpevole sia io? Per mille moscerini. Che razza di mostro credi che sia? Dimmi! Tu non volevi aiutarmi. Mi volevi arrestare per qualcosa che non ho fatto. Chi è che farebbe mai una cosa del genere? Un essere umano. Ecco chi. (sbatte il tesserino dell’FBI sul petto di Mulder, con disgusto) Uno spione umano!

(Tizio Mann fa per andare via, voltandosi verso Mulder.)

TIZIO MANN: Io non sono un matto. Io so chi sono, va bene! E non sono un mostro! Sei tu il mostro! J’accuse Monsieur Mulder!

(Mentre si allontana, passa davanti ad una coppia di anziani che stanno porgendo dei fiori su una tomba. Si ferma per avvertirli.)

TIZIO MANN: Mettetevi in salvo! C’è un mostro! Correte! Mostro! Moostro!

(Tizio Mann scompare in fondo al cimitero. Mulder prende la bottiglia verde di Bourbon dalla tasca interna della sua giacca e ne beve un bel sorso. Poi sospira.)
SCENA 13

(Più tardi, Mulder si trova sempre al cimitero. È sdraiato a pancia in su di fronte alla lapide di Kim Manners. Non indossa più la giacca e la bottiglia di Bourbon è vuota. Viene svegliato dalla suoneria del suo telefono… con il tema musicale di X-Files. Mulder risponde al telefono.)

MULDER: Ciao Scully.

(Scully sta accarezzando Daggoo attraverso un trasportino in metallo. )

SCULLY: Ciao Mulder, dov’eri finito?

(Mulder si mette seduto, appoggiandosi alla lapide.)

MULDER: Ci sono ricascato, Scully. Ho assaggiato un sorso dei miei vecchi metodi anti-mostro e alla fine mi sono scolato la bottiglia.
SCULLY: Quindi hai trovato la tua lucertola mannara?
MULDER: Sì. Però è venuto fuori che si tratta di una lucertola che si trasforma in uomo.
SCULLY: Non vedo la differenza.
MULDER: Infatti non c’è nessuna differenza. Entrambi gli scenari sono ugualmente assurdi. E io sono stato uno sciocco a illudermi… beh, forse sono sciocco da sempre, Scully. Uno sciocco matricolato.

(Mulder sta sfogliando la galleria fotografica del suo telefonino, con foto e video della notte precedente, durante la caccia alla lucertola mannara. Elimina il video in cui il suo viso è colpito da schizzi di sangue.)

MULDER: Dove sei?
SCULLY: Sono qui al canile, cercavo l’operatore della protezione animali.

(Mulder cancella la foto di Pasha.)

MULDER: Quindi, alla fine non si è licenziato, eh?
SCULLY: No. Forse è come per noi. Ci sono lavori che non si possono lasciare.

(Il cane morde Scully.)

SCULLY: Ahh! Oh! Ah!
MULDER: Che c’è? Che è successo?
SCULLY: Un cagnolino ha appena cercato di staccarmi un dito con un morso!
MULDER: Un morso?

(Mulder sta guardando sul suo cellulare una foto della pelle della creatura lucertola, con dei segni rossi disposti a cerchio. Potrebbe trattarsi di un morso umano.)

SCULLY: In realtà sembra molto carino. Mi ricorda Queequeg.

(Pasha entra da una stanza sul retro, tenendo in mano un’asta per accalappiacani. Il suo volto è privo di ogni emozione. Si sta dirigendo verso Scully, la quale non si accorge di quello che sta accadendo alle sue spalle.)

SCULLY: Sai che ultimamente hanno condotto uno studio che ha dimostrato che i cani diventano ostili contro coloro che fanno del male ai loro padroni? Insomma, immagino mi manchi un cane da amare… e qualcuno che non mi porti mai rancore.

(Pasha tende l’asta da accalappiacani in aria e con il cappio cinge il collo di Scully, tirandola all’indietro, mentre lei cerca di aggrapparsi ad alcune gabbie vuote accatastate vicino al muro. Scully cade a terra.)

MULDER: Scully?

(Mulder chiede aiuto telefonicamente, mentre si dirige verso la sua auto.)

MULDER: Sono l’agente Mulder, dell’FBI. Ho urgente bisogno di rinforzi al canile. A proposito, dove si trova il canile?
SCENA 14

(Mulder irrompe al rifugio per il controllo degli animali con due poliziotti.)

MULDER: Scully!

(Alcune piume si librano nell’aria. Gli animali sono fuori dalle loro gabbie. Daggoo è ancora nel trasportino sul bancone. Mentre Mulder gira al di là del bancone, Scully che sta ammanettando Pasha, bloccato a terra.)

SCULLY: Ciao. Ti sei perso il meglio.
MULDER: Stai bene?
SCULLY: Sì. Mi dispiace deluderti, ma non era un mostro che se ne andava in giro a uccidere la gente per mangiare carne umana, bensì un normale essere umano.
MULDER: Lo sapevi già prima di venire qui?
SCULLY: Eh, sì. L’autopsia ha rivelato che la causa reale della morte era lo strangolamento (fa alzare Pasha, con le manette dietro la schiena) e di istinto ho fatto analizzare l’asta che aveva lasciato e ho trovato tessuto e sangue delle vittime precedenti.
PASHA: È cominciato tutto quando ero bambino. Un incontrollabile desiderio di torturare piccoli animali. Crescendo questo bisogno non è mai svanito, anzi…

(Pasha cerca di spiegare le sue azioni, ma Mulder non vuole saperne nulla.)

SCULLY: Ok, basta così. Lo dirai al processo. (rivolta a Mulder) Avevi ragione, visto un serial killer, visti tutti.
PASHA: Ma mi ero preparato un bel discorso da fare… io…
POLIZIOTTO: Muoviti!
PASHA: Non è giusto!

(I due agenti di polizia accompagnano Pasha fuori dalla porta principale del rifugio per animali.)

MULDER: Senti, è la seconda volta che avvicini un soggetto pericoloso senza rinforzi. Che sta succedendo?
SCULLY: Ho pensato che volessi passare del tempo con il tuo lucertolone. E poi, ti sei dimenticato che io sono immortale?
SCULLY: Ah, Mulder, come hai capito che era lui?
MULDER: Ah, stavo riguardando le foto e ho capito che una raffigurava un morso e se la storia di Tizio fosse vera, l’unico che avrebbe potuto morderlo…

(Mulder pensa a quello che ha appena detto.)

MULDER: Se la storia di Tizio fosse vera?...

(Mulder si precipita fuori dalla porta, alla ricerca di Tizio Mann. Daggoo abbaia a Scully e lei gli si avvicina.)

SCULLY: Ehi, piccolino. Vuoi venire a casa con me?

(Scully prende il trasportino dal bancone e si dirige verso la porta.)
SCENA 15

(Siamo nel bosco. È notte. Tizio Mann, in sembianze umane, si toglie gli indumenti mentre sta cammina lentamente. In quel momento arriva Mulder.)

MULDER: Tizio! Ehi, Tizio! L’abbiamo preso.
TIZIO MANN: E con questo?
MULDER: Vedi, per un momento avevo pensato che fossi tu.
TIZIO MANN: Beh, ti ringrazio. Credo.
MULDER: Adesso so che quello che stavi dicendo… era la verità.

(Tizio Mann si sta sbottonando la camicia, ha la cravatta ancora al collo.)

TIZIO MANN: Non mi sembri poi così sicuro.
MULDER: Devi ammetterlo è… è un tantino assurdo.
TIZIO MANN: Ah, un tantino dici? È completamente assurdo. Insomma, guarda qua. A quale genio verrebbe in mente di annodare un pezzo di stoffa intorno al collo? Sembra che voglia strangolarti.

(Tizio Mann scioglie la cravatta dal collo e la butta per terra, accanto alla giacca gettata poco prima. Si toglie il cappello e lo offre a Mulder.)

TIZIO MANN: Vuoi il cappello?
MULDER: No.

(Tizio Mann lancia il cappello nel sottobosco.)

MULDER: Che stai facendo?
TIZIO MANN: Questo è il periodo in cui la mia specie va in letargo.

(Tizio Mann si toglie la camicia, sbottona i pantaloni, li toglie e resta in piedi in mutande.)

TIZIO MANN: Spero di non trasformarmi in un uomo nel frattempo. Magari quando mi sveglierò avrò smaltito questa faccenda della trasformazione.
MULDER: Non sapevo che i rettili andassero in letargo.
TIZIO MANN: No! Io non sono un rettile. Non essere razzista!
MULDER: Ah, O-O-O-Ok. Scusa. E per quanto… rimarrai in letargo?
TIZIO MANN: Beh, a dire il vero non ho mai afferrato il concetto umano del tempo. Fammi pensare… (inizia a contare con le dita) ehm… cicli lunari, voi ne avete quattro, quattro stagioni… moltiplicate per… diciamo 10.000 anni, più o meno.
MULDER: Questo… non è possibile.
TIZIO MANN: Ma allora è un vizio! Continui a non credermi!

(Infine, Tizio Mann si toglie le mutande. Mulder distoglie lo sguardo verso l’alto. Tizio Mann si gira e si incammina in fondo al bosco.)

MULDER: Invece io voglio crederti!

(Tizio Mann si ferma, si gira e torna indietro verso Mulder.)

TIZIO MANN: Non per andare sul sentimentale, ma… questo è stato un periodo molto duro per me. Ne ho passate tante. Ma avere qualcuno come te per… senti, quello che voglio dire è… che è stato bello conoscerti.

(Tizio Mann tende la mano verso Mulder, in segno di gratitudine e di amicizia. Mulder abbasso lo sguardo, mentre gli stringe la mano. Quando volge nuovamente lo sguardo verso Tizio Mann, nota con sorpresa che questo ha ripreso le sue normali sembianze di creatura lucertola.)

MULDER: Anch…

(Tizio Mann rimane per un momento davanti a Mulder, prima di voltarsi e correre verso il bosco per sparire, con un balzo di lato, dietro ad alcuni alberi.
Mulder rimane fermo, sbalordito, ancora per qualche secondo, prima di riprendere a parlare. Ha il braccio ancora teso in avanti. I fari della sua auto lo illuminano alle spalle. Quando parla il suo volto è meravigliato e raggiante.)

MULDER: Anche per me.


Trascrizione effettuata da Giangy.luca
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