Le fanfic di X-Files

Immortality

Scully Ŕ immortale? E Mulder tornando dal suo rapimento alieno cosa penserÓ mai vedendo Scully, Doggett e William?
Autore: nicky
Pubblicata il: 12/10/2009
Rating: PG-13, vietata ai minori di 13 anni
Genere: ROMANCE, CASE FILE
Sommario: Scully Ŕ immortale? E Mulder tornando dal suo rapimento alieno cosa penserÓ mai vedendo Scully, Doggett e William?
Note sulla fanfic: La ff si svolge nella season 8. Quando Mulder torna in vita, per˛, Scully ha giÓ dato alla luce Willy. Pg13 per qualche parolaccia quÓ e lÓ.

Archiviazione: Dove volete, ma gradirei essere avvisata prima, thanks!!!
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Immortality

"A voi solo è dato sapere la verità sugli dei e sulle divinità del cielo…
Vostra dimora sono le macchie più riposte delle foreste più remote.
Voi insegnate che le anime non cadono nelle silenti sedi dell’erebo o nei pallidi regni del sotterraneo Dite, ma che lo spirito passa a reggere altre membra in un altro mondo: la morte, se è vero ciò che insegnate, è il punto intermedio di una lunga esistenza"

Lucano Pharsalia I, 450-458 passim

17 luglio
Ore 11.56
Ospedale St. Kathrin
Washington D.C.

A tutti capitano delle giornate no. Giorni terribili in cui ti senti depresso, abbandonato, stravolto. Non ci vuole molto a trasformare una giornata qualunque in una giornata no. Basta svegliarsi male, guardarsi allo specchio e vedersi invecchiato. Oppure qualcuno ti ha appioppato un orribile soprannome che non meriti o magari sei solo in fin di vita all’ospedale per via di un rapimento alieno.

Qualunque sia la ragione, sei convinto che qualcuno ti abbia preso di mira e ti chiedi cosa c’è da fare. Puoi nasconderti dietro l’esile sicurezza che tutto prima o poi si risolverà da sé e poi passerai il resto della vita a scrutarti le spalle, nel terrore che qualcosa vada storto…di nuovo. Diventerai cinico e scostante o una vittima dall’aria patetica e piagnucolosa. Fino a quando ti sentirai così depresso che ti sdraierai a terra e pregherai di sprofondare. Un’assurdità, perché si è giovani una volta solo e non si è mai vecchi due volte. Chi può sapere quali fantastiche cose sono già pronte dietro l’angolo per te? Dopo tutto, il mondo è pieno di tesori da scoprire, sorprese che non riesci ad immaginare.

Quindi, vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, poiché prima o poi accadrà. Non aver paura di tentare imprese più grosse di te. Osa e non tirarti indietro. Guardati intorno e buttati…non è questo il gusto della vita? Io l’ho imparato troppo tardi, ma è giunta l’ora di affrontare la vita, di ritornare…di riprendere da dove ho lasciato!


17 luglio
Ore 12.13
Ospedale St. Kathrin
Washington D.C.

*Beep…beeeeeep…beeeeeeeeeeeeeeeeeeep*

"Dottoressa, il paziente nella stanza 7 si sta svegliando"

"Ma…non è possibile! Chiami immediatamente l’agente Scully dell’FBI! Si muova!"

Scully entrò cautamente nella stanza dell’ospedale. Non poteva crederci…Mulder, il suo Fox Mulder era tornato…ed era tornato vivo. Si sentiva felice..di nuovo viva e piena d’energia. Quand’era l’ultima volta che si era sentita così? Non se lo ricordava…o forse sì! Quando era nato William…il suo William…il loro William. Il frutto del loro amore…quel bambino così speciale, di cui Mulder però ignorava l’esistenza. E come sarebbe riuscita a dirglielo? Non solo del loro bambino, ma anche delle sue qualità…capacità psichiche che tanto la spaventavano ed incuriosivano allo stesso tempo.

Scully si avvicinò cautamente al letto di Mulder, si sedette sulla sedia vicina e gli prese dolcemente la mano tra le sue. Era gelida. Cercò di riscaldargliela con le proprie, finchè Mulder aprì gli occhi e con sguardo confuso ed incuriosito le chiese

"Scusi, ci conosciamo?"

Scully si sentì mancare. No, non poteva essere vero. Non era bastato che fosse stato rapito dagli alieni e torturato a più non posso..no..gli avevano cancellato anche la memoria! I suoi occhi si riempirono di lacrime, quando vide il sorriso di Mulder. Accidenti, l’aveva presa in giro e lei ci era cascate come sempre. Eppure questa sua ironia inopportuna doveva conoscerla…di certo un giorno l’avrebbe mandata al manicomio.

Scully si lasciò andare in un pianto isterico e abbracciò Mulder. Voleva sentirlo vicino, voleva che fosse reale. Mulder ricambiò l’abbraccio come meglio poté e baciò Scully delicatamente sulla fronte, come faceva un tempo. Scully lo guardò, con il volto rigato dalle lacrime. Non riusciva a credere a quel miracolo…l’ennesimo! Mulder aveva ragione, quando diceva di non smettere mai di sperare in un miracolo e come al solito le lesse nel pensiero.

"E' finita Scully. Sono qui adesso e non ti lascerò mai più."

Per ringraziarlo, lei gli diede un casto bacio sulle labbra. Mulder le sorrise. No, non era cambiato niente..o forse era cambiato tutto.

In quell’istante la porta della stanza si aprì e fece capolino John Doggett con in braccio William.

"Scusate il disturbo, ma credo che il piccolo abbia fame"

Doggett passò William a Scully e poi uscì dalla stanza. Scully cominciò a cullarlo dolcemente e quando si accorse dello sguardo incuriosito di Mulder gli sorrise.

"Ti spiegherò con calma, ora hai bisogno di dormire"

E così dicendo si alzò e lo lasciò solo nella stanza. Mulder era stupefatto. No, non poteva essere vero. Era il figlio di Scully? Ma..ma Scully non era sterile? E chi era il padre? Queste e mille altre domande gli saltarono nella mente, prima di cadere in un sonno profondo.


23 luglio
APPARTAMENTO 42

Sono finalmente a casa…la mia casa. Mi guardo intorno e non la riconosco più. È tutto così perfetto, ordinato. Profuma di pulito. Sa di Scully. In questo istante lei mi poggia la mano sulla spalla. "Tutto apposto?", mi domanda. Io mi scosto violentemente da lei e la guardo con odio. Per tutta la settimana è stata scostante e ha evitato le mie domande su William. Ogni volta che accennavo il discorso, lei cambiava argomento abbassando lo sguardo. Sono giunto all’unica conclusione possibile visto il suo comportamento.

Continuo a fissarla arrabbiato ma lei sembra non capire. Sembra sorpresa e preoccupata allo stesso tempo. Come hai potuto? Dio Scully come diavolo hai potuto tradirmi così?

"Mulder che s…"

"Ti sei data da fare eh?", lo dico con amarezza e disprezzo, indicando il faggottino che tiene tra le braccia. Suo figlio…solo suo e non nostro.

"Mulder, non hai capito…"

"Cosa dovrei capire eh? Cosa?? Hai aspettato che sparissi, per acchiapparti il primo che passa! Allora? Come se la cava a letto il tuo nuovo collega? Com’è che si chiama? Doggett…" Sputo il suo nome con disprezzo. Sono geloso..dio quanto sono geloso e sto decisamente perdendo il controllo delle mie azioni. Le mie parole escono come un fiume in piena. "Dev’essere bravo eh? Certamente meglio di me. Scommetto che non ci ha pensato due volte prima di correre da te a consolarti."

Scully mi si avvicinà con gli occhi iniettati d’ira e fa l’ultima cosa che mi sarei immaginato. Mi molla uno schiaffo. Credo di non averla mai vista così infuriata. "Ma come diavolo ti permetti?", lo dice lentamente. "Sei solo un brutto opportunista.", questa volta quasi urla.

"Bhè, se è questo che pensi, te ne puoi anche andare. Vattene Scully! Vattene dal tuo Doggett!"

Scully rimane per qualche secondo come pietrificata e poi urla con disprezzo.

"Credo di non averti mai odiato così come ora! Non ne valeva la pena cercarti disperatamente per quasi 10 mesi!" Le sue parole mi feriscono ma so di meritarmele.

Il piccolo William comincia a piangere disperato. Scully lo culla dolcemente e mi lancia l’ultimo sguardo carico d’odio. Poi se ne va, sbattendo la porta violentemente dietro di se.


30 luglio
SCULLY’S APPARTAMENT

Accidenti…ormai è passata una settimana e io e Mulder non ci siamo scambiati ancora una parola dalla nostra lite. Ma come diavolo ha potuto pensare quelle cose? Dopo sette anni di lavoro spalla a spalla dovrebbe fidarsi di me.

Invece cosa fa? Mi accusa di tradimento! Ma come diavolo fa a pensare che un bambino così bello possa essere di Doggett? Niente da obbiettare, John è un gran bell’uomo, ma Mulder è sempre Mulder.

Cristo, perché ti sei comportato così nei miei confronti? Non capisci che ora ho bisogno di te? Ti ho cercato per dieci lunghi mesi e dopo averti finalmente trovato tu mi volti le spalle. Ricordo ogni giorno di questi mesi sofferti. Ogni sera mi sdraiavo sul letto, con gli occhi chiusi e il mio cuore ti pensava. Mi sembrava di vederti, ti poterti toccare, ma già non seguivo più il filo dei miei pensieri. Il sonno mi prendeva e mi portava con sé. Iniziavo a sognare e stranamente ogni sera mi ritrovavo da te.

Chissà se anche tu hai avuto sogni del genere? Sembravano talmente reali, che certe volte mi chiedevo se fosse veramente tutto un sogno o se il mio desiderio di starti accanto, era talmente forte, che mi proiettavo astralmente da te. In fondo tutto è possibile. Almeno questo è ciò che ho imparato al tuo fianco. Ricordo una frase che mi dissi un giorno "I sogni sono risposte a domande che non sappiamo formulare". Eh sì, credo sia vero. Il mio sogno più grande era quello di vederti, di poterti toccare e poter stare di nuovo al tuo fianco. Ma non riuscivo a trovarti, eri scomparso, risucchiato da un’astronave davanti agli occhi del nostro vicedirettore. Ho sofferto molto e non posso ancora credere che ora è tutto finito.

Love is a dream, but a dream has got an end. Questa frase la lessi in un libro da ragazza. Non ricordo di chi fosse, ma ricordo soltanto che mi colpì particolarmente. Come poteva avere fine l’amore? Se era vero amore non poteva finire…quello vero dura per sempre no?

Ma e noi? È finito il nostro amore? Non credo, ma resta il fatto che tu non ti sia fidato di me e fa male…molto male. Specialmente detto da te.


30 luglio
MULDER’S APPARTAMENT

Sono uno stupido figlio di puttana. Finalmente sono riuscito a tornare da Dana, la mia Scully e cosa faccio? Comincio ad accusarla, invece d’essere felice per lei. Cristo, se lo meritava questo figlio e lo ha desiderato tanto. E chi sono io per negarle il permesso alla felicità? Se lei è felice con Doggett ben venga. Io sono felice per lei.

Dio, ti amo così tanto che alla fine non m’importa più vederti accanto ad un altro uomo. L’importante è vederti felice e sono sicuro che lui riuscirà a adarti la sicurezza di torvarlo a casa ogni sera. Sono sicuro che lui non sparirà risucchiato da un’astronave per cercare la verità. Sono sicuro che non metterà in pericolo la tua vita ogni giorno. Sono sicuro che sia la persona giusta per te. Ho visto come ti guardava, sai? Si vede che è innamorato perso di te.

Questa consapevolezza mi sconvolge..sto tremando. Ho paura di accettare la sconfitta, ho paura di perderti e d’ammettere a me stesso che sei troppo importante per me.

Sto immaginando il tuo dolce sorriso nei miei pensieri e il tuo volto riempie queste interminabili ore vuote. Sono qua, con il cuore in mano e soffro in silenzio. Vorrei che anche tu provassi per me quel sentimento che ti fa sognare in pieno giorno, così capiresti che effetto fanno le scintille che mi scoppiano dentro quando incrocio il tuo sguardo.

Vorrei non essere mai sparito in un momento così importante della tua vita. Avrei voluto starti accanto durante il parto, sostenerti ed incoraggiarti. Ah, non sai quanto desideri che possa essere mio figlio.

Ricordo quel giorno come se fosse ieri. Stavamo seguendo un caso su rapimenti alieni a Bellefleur, Oregon. Dove tutti ebbe inizio. Tu non ti sentivi bene, avevi nausee e capogiri. Volli lasciarti a Washington per non metterti in pericolo nuovamente e quindi andai alla ricerca con il nostro videdirettorde dell’FBI. Ricordo che vidi quella luce bianca e ne fui subito attratto. Qualcosa mi disse che dovevo seguirla. Accidenti, non l’avessi mai fatto. Fu lì che mi rapirono, che mi portarono via. Lontano. Lontano da te.


31 luglio
MULDER’S APPARTAMENT

Hanno bussato alla porta. Sarà Scully? Escluso..se la conosco ancora un po’ dovrò essere io a fare il primo passo. E poi è colpa mia. Strano vero?

Mi alzo lentamente e vado verso la porta. È proprio l’ultima persona fra un miliardo che mi aspettavo di vedere. È lui. L’uomo che ha posto fine alla mia esistenza: John Doggett.

"Agente Mulder"

"Salve Doggett. Che ci fa qui?" Lo dico in tono duro.

"Sono venuto per porre fine a questa guerra. Non posso più vedervi imbronciati. Voglio darle delle spiegazioni…e poi.."

"E poi?" lo incalzo.

"E poi non voglio più vedere Dana così" L’ha chiamata Dana??? Il sangue mi sta ribollendo. Mi ero imposto calma ma è più forte di me.

"Bhè, non credo che ci siano tante spiegazioni da dare. Lei ha preso il mio posto…punto. Guardi, non complichi le cose ancora di più. Sono contento per lei e Scully, sa? Vi auguro tanta felicità e che il vostro amore possa durare più del nostro."

"No, aspetti un attimo. Sta scherzando vero?"

"Scusi?"

"Lei è davvero convinto che io e Scully abbiamo una relazione? E che io sia il padre di William? Oddio Mulder, la credevo più sveglio. Non si è accorto che Scully ha occhi solo per lei?" Ma che sta dicendo sto qua?

"Ma…allora chi è il padre di William?"

"Mulder, lei ha veramente i prosciutti davanti agli occhi. Si svegli! William è suo figlio..il frutto del vostro amore!"

"Mha..come..non..c’è…ACCIDENTI!!! Non capisco. Lei mi sta suggerendo che Williamo sia figlio mio? Oddio!!! Il mio bambino??"

Sembro un ebete, non riesco a formulare una frase corretta. Sono troppo felice. Il mio bambino. Mio figlio. Il frutto del nostro amore. Il nostro piccolo miracolo. "Never give up on a miracle" era diventato il mio motto e a quanto pare ha funzionato. Devo andare da Scully..ora!


31 luglio
SCULLY’S APPARTAMENT

Ho appena finito di allattare il piccolo William, quando bussano alla porta. Poso il mio bambino dolcemente nella culla e mi appresto ad andare ad aprire. Anche se non devo scomodare le mie doti psichiche per sapere chi è…riconoscerei quel bussare fra mille.

"Scully, ti prego fammi entrare."

Sono propensa a sbattergli la porta in faccia, ma poi mi scosto e lo faccio entrare. William, nel frattemo, sta dando dolci suoni da se.

"Scully…ascoltami. Sono un perfetto idiota e tu lo sai. Mi dispiace, non sai quanto…"

"Mulder, un legame dev’essere basato sulla fiducia reciproca e tu lo stai…specialmente noi…fiducia Mulder…gira e rigira il punto è sempre quello."

"Scully, tu non sai cosa ho passato in tutti questi mesi. Ho avuto paura di non poterti più riabbracciare e quando ho creduto che Doggett fosse il padre di William mi è crollato il mondo addosso. La tua vita è continuata, mentre la mia è rimasta esattamente là..quando ci siamo salutati l’ultima volta nel corridoio dell’FBI. E ora sono spaventato. Ho paura di dirti quanto sei importante per me, che nei miei pensieri non c’è che il tuo sorriso. Il tuo volto riempiva le interminabili ore passate da solo a sopportare quelle torture crudeli. Non facevo altro che pensare a te…Scully sei la mia costante. Sei importante come l’aria per me e questo mi spaventa. Sono uno sciocco. Non so come abbia potuto pensare che mi avessi tradito con Doggett. E ora ho paura..di nuovo…paura che tu non riesca a perdonarmi." Le sue parole mi colpiscono come raffiche di vento. Non riesco più a frenare le mie emozioni e le lacrime trattenute per mesi cominciano a sgorgare copiose.

"Mulder, io ti ho già perdonato da un sacco di tempo" Non faccio neanche in tempo a terminare la frase che Mulder mi si avvicina lentamente, prende il mio viso tra le sue mani e mi da un dolce bacio. La sua lingua esplora dolcemente la mia bocca e poi mi prende per mano trascinandomi lentamente in camera da letto.


01 agosto
SCULLY’S APPARTAMENT

È stata una notte a dir poco fantastica. Io e Scully ci siamo premuti dolcemente petto contro petto, fino al punto che nessuno dei due ha saputo più distinguere quale fosse il proprio corpo. Scully è dolcemente accoccolata sul mio petto, il viso rilassato e felice. È così bella quando dorme. Credo che riuscirei a passare ore ad osservarla.

Dalla stanza di William sento gorgoglii e decido di andare da lui. Lo prendo lentamente dalla culla e lo cullo dolcemente. William mi guarda con i suoi occhioni azzurro cielo e mi sorride. Gli occhi sono indubbiamente quelli di sua madre, ma il naso comincia già a prendere forme grottesche. Già piccolino, a quanto pare hai preso questo da me. Mi dispiace.

Dietro di me sento una dolce risata e mi volto. Vedo Scully sullo stipite che ci osserva incurisita. Si avvicina a noi e da un dolce buffetto sulla fronte di William. Gli accarezza dolcemente il visino e poi sussurra:

"E tu credevi davvero che una creatura così graziosa potesse essere di Doggett?"

"Bhè, per essere del vicedirettore ha troppi capelli.", le rispondo ridendo.

Scully mi guarda con falsa indignazione, poi mi da un bacio veloce, prima di prendere in braccio il bambino che ha cominciato a brontolare.

"Mi sa che ha fame", suggerisco.

William comincia a succhiare avidamente il latte materno e quando finisce Scully lo riposa nella culla.

"Vado a prepararci la colazione."

"Basta che non sia yogurt e polline."

Ride.

Stiamo tornando alla normalità Scully? Io e le mie solite battute. Sono contento d’essere riuscito a farla ridere. Inevitabilmente i miei pensieri vanno indietro nel tempo, al nostro primo incontro, quando iniziò la nostra collaborazione. Ricordo d’essermi innamorato subito di quei due occhi celesti e della determinazione che vi leggevo. Abbiamo passato un anno a studiarci a vicenda, ma poi abbiamo capito che potevamo fidarci l’uno dell’altra e siamo diventati la coppia probabilmente più affiatata dell’FBI. Tutti invidiavano la nostra sintonia e il nostro rapporto.


01 agosto
SCULLY’S APPARTAMENT

Scully è in cucina e sta preperando la colazione, mentre io mi sto facendo una bella doccia fresca e ripenso alle ultime 24 ore. Sono state le ore più belle della mia vita. Sento d’aver raggiunto l’obiettivo della mia vita. Sono riuscito a trovare la mia strada..quella giusta.

Sento chiamarmi dalla cucina e spengo il getto della doccia. Mi avvolgo un asciugamano intorno alla vita e vado da Scully, già seduta al tavolo. Mi siedo accanto a lei e mi sento completo, realizzato. Sono avvolto da un’armonia mai provata prima. Vorrei che durasse per sempre.

All’improvviso sento uno sparo e Scully strabuzza gli occhi cadendo a terra. Vedo furtivamente il luccichio di una pistola dall’appartamento all’altro lato della strada. Mi alzo di scatto e mi inginocchio vicino a Scully. Il pavimento è interamente ricoperto di sangue e Scully sta premendo con la mano sinistra su una ferita d’arma che le ha perforato l’addome.

"Tieni duro amore", grido istericamente prima di chiamare il 911.

"No, non proprio adesso, no! Non lasciarmi!"

Prima di chiudere gli occhi Scully sussurra un debole "Ti amo"

Sento in lontananza le sirene dell’ambulanza.

"MUOVETEVI!!!!", urlo a squarciagola.


02 agosto
Ospedale St. Kathrin

Mi giro e rigiro nel letto.

Sono ancora viva e non riesco a crederci.

Quel colpo avrebbe ucciso ogni comune mortale o lo avrebbe mandato per lo meno in coma, mentre io sono ancora viva e vegeta. Mi sento benissimo. Potrei anche alzarmi se volessi e questo non è per niente normale. Vedo Mulder vicino a me e mi prende la mano.

"Dov’è William?"

"Dalla nonna."

Sorride.

"Ci hai fatto prendere un gran bello spavento lo sai? Doggett ha già cominciato a raccogliere prove su chi voleva ucciderti. A quanto pare però, è stato solo uno svitato."

"Già", dico poco convinta.

"Anch’io sono poco convinto, ma ora è meglio che ti lasci a riposare."

"No, ti prego rimani qua con me" dico velocemente. Ho paura e non so perché. Non è da me.

Mulder poggia la testa sul letto e si addormenta quasi subito, mentre io continuo a rimuginare sull’accaduto e sul fatto che la mia ferita sembri solo superficiale. Poi lentamente anche i miei occhi si chiudono e mi addormento.


03 agosto
Ospedale St. Kathrin

Ho sentito un rumore. Mi volto di scatto e vedo la sagoma di una persona. Non credevo che l’avrei rivista viva. Mi alzo bruscamente e lo scaravento contro il muro. L’uomo che mi ha indirizzato a quei rapimenti alieni…il colpevole di tutto. Se lui non ci fosse stato, io non avrei perso ben dieci lunghi mesi della mia esistenza.

"Che diavolo ci fai qui Krycek?" Centri qualcosa con questa storia?"

"Calmati amico", mi dice con una calma insopportabile. Anche Scully si è svegliata e sta osservando la scena muta.

"Non vi chiedete come mai, nonostante tutto Scully sia ancora viva? In fondo quello era un colpo mortale, avrebbe ucciso chiunque. O almeno ogni persona normale."

"Che cosa diavolo vuoi dire Krycek?" gli dico bruscamente.

"Bhè, fai uno più uno e ci arriverai anche tu Mulder. Secondo me Scully ha già capito."

Mi volto verso di lei e vedo un volto terrorizzato. Ho imparato molto tempo fa a decifrare i suoi sguardi. È vero, ha capito tutto.

"Scully, cosa sta succedendo?"

"Mulder…rifletti un po’. Il cancro, gli insetti succhia-liquidi…tutti gli incidenti che ho avuto. Ogni volta sono uscita sana e salva. Anche quando non c’era più speranza io sono riuscita a cavarmela senza neanche un graffio. Ti sembra normale?"

"Ma vorresti dire che…"

"Esatto agente Mulder. L’amore della tua vita è immortale.", mi dice Krycek in tono di sfida.

"Ma stai scherzando. Non è possibile. Che cosa vorresti dire?"

"Bhè, guarda il significato della parola ‘immortale’ sul vocabolario, genio."

Vorrei saltargli al collo e strangolarlo, ma poi lancio un’altra occhiata a Scully. È pensierosa e sembra non ascoltare la conversazione tra me e Krycek.

"Sono sicuro che tu c’entri qualcosa. Che diavolo le avete fatto? Tu e la tua stupida organizzazione???"

"Sta a voi scoprirlo", mi dice Krycek. Accidenti è incredibilmente irritante quando fa così. Anzi no…lui è sempre irritante.

Quando se ne va non ho nemmeno la forza di seguirlo e non mi sento di lasciare Scully sola. Mi avvicino cauto al letto e le prendo la mano per l’ennesima volta. Sta tremando.

"Mulder, io non voglio essere immortale."

"Come mai? Ammesso e non concesso che sia vero, rimane comunque il fatto che tutti vorrebbero esserlo." Cerco di rassicurarla ma non credo di riuscirci.

"Mulder…io voglio invecchiare con te."


03 agosto
Ospedale St. Kathrin

Credo che le cose comincino ad avere un senso. Ricordo il caso che seguii cinque anni fa, quello di quel fotografo free-lance. Alfred Fellig. Fu lui che mi fece capire che non deve essere bello vivere in eterno. Ricordo la nostra conversazione come se fosse ieri

 
*-*-*-*-

FELLIG: Lei non sa come è fortunata.

SCULLY: Perché ha scelto questa strada? Insomma, se quello che dice è vero, mi dia almeno una prova che possa dimostrarlo. Ci sarà pure un metodo scientifico in grado di verificarlo.

FELLIG: Non ha niente a che vedere con la scienza. Qualcuno ha preso il mio posto.

SCULLY: Ha preso il suo posto?

FELLIG: Non so neanche il nome. Credo di non averlo mai saputo. Avevo la febbre gialla secoli fa. Fece strage qui a New York. Washington Square Park sembrava una fossa comune, era piena di cadaveri. Non si faceva in tempo a scavare le fosse. Venivano avvolti in lenzuoli gialli e quei lenzuoli sporgevano dal fango. Ero nel reparto gestito dai volontari della città. Stavo delirando, quando improvvisamente ho visto la morte. L’ho vista! Se solo avessi avuto la macchina fotografica. All’inizio io l’ho vista solamente con la coda dell’occhio. All’improvviso si è fatta audace. Svolazzava da una parte all’altra, prendendo prima uno e poi un altro. Non l’ho vista in faccia, non volevo vederla in faccia. Capivo che se l’avessi guardata, avrebbe preso anche me.

SCULLY: Ma non l’ha fatto.

FELLIG: No. C’era una volontaria. Si prodigava per noi. A quei tempi la medicina era…riuscivano a curarti a malapena un raffreddore, ma lei non si risparmiava. Stava seduta vicino a me, mi stringeva la mano. Ero arrivato al capolinea e allora l’ho intravista. Ma non l’ho guardata, ho subito chiuso gli occhi e ho girato la testa, ma non ho detto niente alla volontaria. Volevo che guardasse la morte. Io speravo che la prendesse al posto mio. Di colpo mi sono ripreso. La febbre era passata. La volontaria era in terra, avvolta da un lenzuolo giallo. In quel momento ho capito che bisogna fare attenzione a ciò che si desidera. Ho perso la mia occasione. Lei invece è fortunata.

SCULLY: Sarebbe a dire? Aspetti un momento! Cosa ha in mente di fare? Vuol dire fortunata in quel senso? Vorrebbe farmi credere che sto per morire? È così?

FELLIG: Non deve essere spaventata.

SCULLY: Non sto per morire!!! Posi la macchina!

FELLIG: No.

SCULLY: Posi la macchina Le ho detto.

FELLIG: Non possiamo farci niente. La prego, non sprechi quest’occasione.

SCULLY: Perché non mi dice la verità?

FELLIG: Sta arrivando.

SCULLY: Perché non mi dice la verità?

FELLIG: Sta arrivando per Lei. Si metta l’anima in pace.

SCULLY: La smetta!

FELLIG: è qui!

[Venni ferita da una pallottola, che attraversò prima il corpo del Signor Fellig. Entrambi eravamo feriti al suolo.]

FELLIG: Riesce a vederla? La vede? Non guardi! Chiuda gli occhi.

[Non guardai in faccia la morte e lei si prese Fellig al posto mio.]

*-*-*-*-

A dire il vero non ci ho mai creduto a questa storia…fin’oggi almeno. Ho sempre pensato che Fellig fosse un pazzo visionario che si era inventato tutto. Ma mi sto ricredendo. In fondo le cose coincidono perfettamente. Ma come riuscirò a tornare mortale? Voglio invecchiare con Mulder.

Basta, devo trovare assolutamente il modo per porre fine alla mia immortalità e so anche a chi rivolgermi: Alex Krycek.


06 agosto
SCULLY’S APPARTAMENT

Sono sdraiato qui sul divano di Scully e sto aspettando che finisca di farsi la doccia. Abbiamo un appuntamento con Krycek. Alex Krycek. Sono sicuro che centri più di quello che vuol farci credere. Scully immortale? Ma è assurdo. O forse no? Ripensandoci le cose coincidono perfettamente. Quella pallottola avrebbe dovuto ucciderla o perlomeno mandarla in ospedale per due settimane.

Pazzesco.

Non riesco a crederci. Io che non credo? Ironico. Devo tenermi occupato in qualche modo e prendo la rivista che sta sul tavolino. L’articolo che cattura la mia attenzione è come scritto apposta per me. È di un famoso virologo francese Luc Montagnier, padre della lotta all’AIDS e comincio a leggerlo. Recentemente ha sostenuto che le sue ultime ricerche lo inducono a ritenere che la morte non è ineliminiabile. Lo studioso dice che nel prossimo secolo la vita media degli uomini si allungherà molto e, come ipotesi, non esclude la nostra immortalità. Un’altra ironia del destino? Immortalità? Ma, non so mi sembra una teoria tanto assurda che comincio a crederci seriamente. E poi ho la prova a pochi metri da me.

D’altronde anche Clyde Bruckman disse a Scully che non sarebbe mai morta.

*-*-*-*-

BRUCKMAN: Non è curiosa neanche un pochino?

SCULLY: D’accordo. Io come morirò?

BRUCKMAN: Lei non morirà.

*-*-*-*-

Sono ancora assorto nei miei pensieri quando Scully mi scuote leggermente. Stanno bussando alla porta. È Krycek. Decido di affrontarlo senza mezzi termini.

"Allora brutto figlio di puttana. Ora ci dirai cosa sai."

Krycek si siede piano con un ghigno che proprio non mi piace.

"Avete mai sentito parlare della dottrina dell’immortalità?"

Scully mi stupisce come sempre. "Bhè, se non sbaglio ha qualcosa a che fare con i Druidi."

"Sempre la solita secchiona", risponde Krycek con aria strafottente.

"Vieni al dunque brutto bastardo e non cercare di prenderti gioco di noi", no Krycek non sono dell’umore giusto per i tuoi soliti giochetti.

"D’accordo, d’accordo stiamo calmi. Se esaminate tutte le fonti antiche che si occupano del druidismo o della civiltà celtica più in generale, noterete il riferimento evidente all’immortalità. Questo costituisce un vero e proprio leit-motiv."

"Ma che diavolo stai dicendo?" ora anche Scully sta perdendo la pazienza.

"Tu stessa sai che quello che ti è capitato non è normale. Quante cose sulle quali tu hai lavorato ti sembravano impossibili? E oltretutto l’hai amesso all’ospedale anche tu."

"Ero in stato confusionale. Mi ero appena ripresa da uno shock. Insomma Krycek, quello che stai dicendo è decisamente assurdo." Ah, ecco la mia Scully. Cominciava già a mancarmi.

"Nei sei veramente convinta?"

Scully non risponde.

"C’è una persona che penso dovreste conoscere. Si chiama Punjab Treckman. Secondo alcune dicerie è un Druido e come te, ha questa particolare dottrina che lo rende immortale. Viva a Chattanooga nel Tennessee. Credo che abbiate molto da dirvi. Ah, a proposito, l’immortalità non è ereditaria quindi le capacità psichiche di William non hanno niente a che fare con la tua immortalità."

Sono come pietrificato. William e capacità psichiche? In che senso? Ma che sta succedendo? E Scully come mai non mi ha detto niente? La guardo e vedo che è seriamente pentita.

"Quando avresti voluto dirmelo?"

Vedo quel bastardo di Krycek sorridere al mio smarrimento. "Addio."

"Bhè Mulder, sinceramente stavo aspettando un momento migliore per parlartene."

"Mha, da quando?"

"L’ho visto muovere i giocattoli sopra la carrozzella."

"Ma…telecinesi allora? Oh mio Dio!"

Sono sconvolto. Scully si alza dalla poltrona e mi si avvicina. Prendendomi tra le sue braccia mi sussurra:

"Mi dispiace, te l’avrei detto."

Fino a due settimane fa ignoravo addirittura d’avere un figlio e adesso scopro una notizia del genere. Pazzesco!

Ricapitolando: Io e Scully abbiamo avuto un figlio, anche se lei era stata dichiarata sterile, questo bambino ha capacità psichiche probabilmente per via dei nostri DNA geneticamente manipolati e per finire in bellezza Scully è pure immortale. Bene, mi sa che ho bisogno di un bel bagno caldo.


10 agosto
CHATTANOOGA (TENNESSEE)

Siamo appena scesi dall’aereo. Quindi fra un po’ avrò la rivelazione su questa strana dottrina che ho in me e come diavolo ha fatto ad entrare nel mio corpo. Abbiamo deciso di lasciare William da mia mamma, dicendole che andavamo via per lavoro. Non mi sembrava il caso preoccuparla inutilmente.

Fuori dall’aeroporto prendiamo una macchina a noleggio. Krycek ci ha lasciato un biglietto sul tavolo di casa mia, dove specificava il luogo dove avremmo potuto incontrare il signor Punjab Treckman.

Mulder è stato in silenzio per tutto il volo. Credo che abbia avuto parecchie cose su cui riflettere…di certo non lo biasimo. Non è qui neanche da un mese ed è stato sommerso da mille novità. Istintivamente prendo la sua mano fra la mia e comincio ad accarezzarla dolcemente.

Dopo circa un’ora di macchina e tanti chilometri di strade non asfaltate giungiamo al posto indicato. Mi guardo attorno e vedo sì e no dieci casette costruite in legno. C’è uno spiazzo dove giocano dei bambini intorno ad un pozzo costruito di sassi.

Trei dei bambini si avvicinano incuriositi.

"Ciao, io mi chiamo Sky e questi sono i miei amici Jonas e Liam. Chi state cercando?"

"Il signor Punjab Treckman", le dico il più gentile possilbe. Il ragazzo indicato come Jonas mi indica la casetta sostenendo che si tratta di un suo bisnonno.

"Grazie mille."

Io e Mulder entriamo nella casetta indicata. Noto che è la più isolata di tutte. Mentre ci guardiamo attorno sento una voce profonda alle mie spalle.

"Così mi ha trovato."

"Salve, io sono l’agente Mulder e lei…"

"So chi è lei", lo interrompe Punjab. "è una delle elette. Sa, ormai vi riconosco. Ha scoperto d’avere la dottrina dell’immortalità, giusto?"

"Ma lei come diavolo…?"

"Lo so è basta. Posso immaginare che Lei sia spaventata in questo momento, ma mi creda non c’è ragione."

"Lei non capisce. Io non voglio essere immortale."

"E' il tuo destino cara."

"Si spieghi meglio", gli dice Mulder.

"Ai miei tempi c’era l’opinione diffusa che il defunto dimori per un certo tempo all’interno del suo sepolcro per poi spostarsi altrove. Ai defunti si davano dietro oltre a suppellettili ed utensili di comune utilizzo, un carro equipaggiato per gli eventuali spostamenti del morto. C’era la convinzione che l’anima potesse servirsi di materiale umano o prodotto da mano umana per una possibile trasmigrazione in un altro corpo. Noi druidi ritenevamo che essa potesse conservare immutate le proprio sembianze umane, come pure i propri bisogni e necessità. Quindi con dottrina dell’immortalità, s’intendeva in realtà l’immortalità dell’anima."

"Quindi io non sono immortale!"

"Aspetta, non ho ancora finito. In seguito all’allagamento del nostro cimitero, scese da noi Esus, il dio della guerra. All’inizio eravamo tutti molto spaventati, ma poi professe cosa sarebbe accaduto. Per ogni generazione ci sarebbe stata una persona con una speciale dottrina, che l’avrebbe resa immortale. In seguito all’allagamento del cimitero, infatti, le anime furono impedite a trasmigrare. Bhè, io sono il primo uomo immortale e tu sei proprio come me. Ti rendi conto che dono hai?"

"Quinid vuole dire che non potrò mai più essere normale?"

"Tu sei sempre stata immortale, non lo sei diventata da un giorno all’altro."

"Quindi Lei mi sta dicendo che sarò immortale per sempre?"

"Ho detto che è il tuo destino e non che è una cosa irremovibile."

"Quindi potrò liberarmi da questa immortalità?"

"Ma perché tutta questa fretta? È un dono, non un maleficio."

"La prego, mi dica come potrò liberarmi a questa dottrina."

"E' tardi, finiremo il discorso domani. Ho fatto preparare una stanza per te il tuo amico. Trascorrerete la notte qui."


11 agosto
CHATTANOOGA (TENNESSEE)

Ho passato una notte praticamente insonne. Scoprire che la propria compagna è immortale non è proprio una cosa da tutti i giorni. Cerco di farle forza, dicendole che tutti vorrebbero essere immortali, ma neppure io sono molto convinto di ciò che dico.

Ora abbiamo un altro colloquio con Treckman, il quale ci dirà come "salvare" Scully. O meglio come riuscire a farla morire quando sarò scoccata la sua ora. Treckman ci sta già aspettando nel suo capannone. Scully si sta ancora vestendo, così decido di affrontarlo da solo. Mi avvicino e senza mezzi termini lo affronto.

"Allora, ci dica finalmente come Scully riusicrà a liberarsi dall’immortalità."

"Calmati figliolo. So che Dana ti sta molto a cuore, ma devi imparare ad avere pazienza se vuoi raggiungere i tuoi obiettivi."

"Lei non sa un bel niente di quanta pazienza io abbia avuto in vita mia. Sono stufo d’aspettare."

"So più cose di te di quanto tu immagini. Stai parlando di tua sorella vero? Sono molto addolorato per la sua scomparsa prematura, ma credimi non è mai stata colpa tua."

Rimango pietrificato. Ma come diavolo fa a sapere di Samantha? Sto per chiederglielo, quando arriva Scully.

"Buon giorno", dice timidamente.

"Buon giorno a te cara. Bene, ora che ci siamo tutti possiamo cominciare. L’uomo è uomo proprio perché intende liberarsi dal dolore, dalla morte; per questo ha inventato il mito, la religione, la stessa scienza, la quale non è una contemplazione disinteressate e ingenua, bensì la longa manus dell’istinto di sopravvivenza dell’uomo. Ma a quanto pare tu hai deciso. Vuoi passare la vita accanto all’uomo che ami, invecchiare con lui ed io non ho giurisdizione su questa tua volontà. Anzi ti capisco, vedo la scintilla nei tuoi occhi quando lo guardi e viceversa. Il vostro è vero amore, puro e raro da trovare. Vi meritate d’essere finalmente felici. Ecco perché ho deciso di svelarti il segreto per diventare una comune mortale."

Vedo chiaramente come ha messo Scully in imbarazzo. Le prendo istintivamente la mano fra la mia, per farle sentire che le sono vicino, che non l’abbandono. Lei contraccambia la strette e rimaniamo lì, a fissare Treckman curiosi di sentire quello che ha da dirci.

"L’unico modo d’incontrare la morte è quello d’affrontarla."

"Cosa intende? Non capisco."

"Qual è il posto migliore se vuoi incontrare la morte?"

"Un cimitero?"

"Esatto. Ce ne sta uno proprio qua vicino. Ti consiglio d’andarci accompagnata dal tuo collega. Potrebbe diventare una nottataccia."

"E come riuscirò a trovare la morte?"

"Te ne renderai conto al momento giusto. Il difficile, però, sarà convincerla delle tue ragioni."


11 agosto
CIMITERO DI CHATTANOOGA (TENNESSEE)

Io e Mulder siamo qui da due ore ormai e non ci sono stati ancora segnali della Morte. Abbiamo fatto il giro del cimitero quasi 50 volte. È un cimitero piccolo e ci sono solo poche tombe. Una, però, cattura istintivamente la mia attenzione ogni volta che ci passo. Incisa sulla lapide c’è una frase che stona dal contesto.

"Lasciate ogni speranza o voi che entrate."

Se ricordo bene, è una frase di Dante, famoso scrittore Italiano vissuto intorno al 1300. La frase era affissa all’entrata dell’Inferno.

Dante – Inferno – Morte – e se fosse questo il collegamento?

Involontariamente sono rimasta come pietrificata davanti a questa tomba e uno strano senso di beatitudine comincia ad espandersi nel mio corpo. Sento da lontano la voce di Mulder chiamarmi. Mi scuote, cercando di svegliarmi da questo stato di trance. Io, però, non voglio svegliarmi e ad un certo punto vedo una donna completamente vestita di bianco. Ha la faccia pallidissima e dei capelli lunghi e biondi. Capisco all’istante che è lei. La Morte.

Mulder non mi scuote più. Chissà se anche lui riesce a vederla?

La morte comincia a parlarmi lentamente, quasi sussurrando:

"Ciao Dana"

Allora sa chi sono. Vorrei risponderle, ma sono paralizzata. Non riesco ad emettere nessun suono che abbia senso.

"Non preoccuparti di come ti senti. Sei soltanto entrata in uno stato di trance e parlare ti sarà impossibile. Noi, però, possiamo comunicare in altre maniere."

Mi legge nel pensiero allora.

"Su avanti, fatti coraggio. Cosa sei venuta a chiedermi?"

Sono sicura che lei sappia già il motivo della mia visita. Ma cosa vuoi? Che io ti supplichi?

"No! Non è vero, non voglio sentirti supplicare. Semplicemente voglio essere sicura che tu sia convinta della tua scelta."

Ok, non ho segreti per lei quindi cerco di concentrarmi. Sono stufa di quest’immortalità. Voglio diventare mortale, voglio morire accanto all’uomo che amo. Hai capito Morte? Hai capito perché sono qui?

"E sei sicura che questo amore valga la pena di rinunciare ad un dono così grande?"

Sono sicura che c’è qualcun altro, il quale sarà più felice di me.

"Sembri essere davvero convinta. Devi amarlo molto, vero?"

Più della mia stessa vita.

"Già, nel vero senso della parola."

A proposito di Mulder. Dov’è? Non sento più la sua presenza vicino a me. Mulder? Mi senti? Dove sei? Sto cominciando ad allarmarmi.

"Non preoccuparti, è ancora qui, ma non riesce a sentirci. Anche se credo che sappia cosa sta succedendo. Si vede che ti ama molto. Vi auguro tutta la felicità possibile. Ah, un’ultima cosa. La tua immortalità non avrebbe influito sul vostro futuro."

Così dicendo mi indica il mio ventre. Quindi? Vuole dire…no non può essere vero. Sono al settimo cielo.

"Invece sì, è proprio così."

Lentamente la vedo svanire. La guardo per l’ultima volta e sento lentamente la mia anima si rimpossessarsi del mio corpo. Mulder è accanto a me e mi tiene per mano.

Dolcemente mi sussurra:

"Allora com’è stato?"

"Bellissimo"

Gli stringo dolcemente la mano fra le mie.

Per l’altro piccolo segreto c’è tempo, ma so già che sarà felice quanto me.


16 settembre
XIAN, ASIA


Un giovane asiatico di nome Lanzhou sta camminando tranquillamente tra le strade della sua città. Ad un certo punto sente un grido. Gli stanno gridando di spostarsi. Purtroppo i suoi riflessi sono poco pronti e si ritrova sotto 10 chili di cemento armato caduto da una gru. Lanzhou riesce a liberarsi nel giro di cinque minuti, e meravigliato si alza e se ne va, come se non fosse successo niente.

THE END

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