Le fanfic di X-Files

Sigari Cubani

Siamo nella sesta stagione, quando Mulder e Scully non hanno ancora fatto ritorno agli X Files. Per loro, il lavoro al quale sono stati, invece, assegnati Ŕ noioso e ridicolo... Scully ha un'idea, e la mette in atto... Mulder cosa farÓ?
Autore: GiorgiaXPhile
Pubblicata il: 30/11/2009
Rating: NC-17, vietata ai minori di 17 anni
Genere: RST, MRS/RSM
Sommario: Siamo nella sesta stagione, quando Mulder e Scully non hanno ancora fatto ritorno agli X Files. Per loro, il lavoro al quale sono stati, invece, assegnati Ŕ noioso e ridicolo... Scully ha un'idea, e la mette in atto... Mulder cosa farÓ?
Note sulla fanfic: Non sono mai stata a Cuba, quindi non conosco i suoi paesaggi e le sue cittÓ... me li sono inventati di sana pianta! Spero di non aver esagerato o toppato troppo!

Archiviazione: Potete pubblicarla dove volete, basta che mi avvertiate! ;)
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Capitolo 1

L’agente speciale Dana Scully picchiettò impazientemente la penna sul legno della sua minuscola scrivania, attendendo che il segnale di libero del telefono lasciasse il posto alla voce dell’uomo, o della donna, che le avrebbe risposto.

“Pronto?” la voce gracchiante di una signora, probabilmente molto anziana, la distolse dallo stato ipnotico in cui era caduta osservando il movimento ritmico della penna.

“Buonasera signora, sono l’agente speciale Dana Scully dell’FBI. La chiamavo per un’indagine statistica…”.

“Chi ha detto che parla?” la voce della signora si alzò di tono per un riflesso incondizionato. Visto che lei era mezza sorda, dava per scontato che lo fosse anche la sua interlocutrice.

Scully sorrise pazientemente.

“Sono l’agente Scully dell’FBI, signora. Le volevo porre alcune domande riguardo…”.

“No, no, no! Non mi interessa comprare nulla”. La voce della signora trasudava cautela.

“Non le voglio vendere nulla, devo solo farle alcune doman…”.

“Si… lei mi fa domande all’apparenza innocue, e intanto mi sottrae il conto postale con l’inganno. Non sono mica nata ieri, sa?” e con questo, chiuse la comunicazione.

Scully allontanò la cornetta dall’orecchio e rimase a guardarla con aria indignata. Il monotono suono della linea caduta continuava ad arrivarle ai timpani.

Si voltò verso la postazione di lavoro situata dietro la sua, dove il suo collega, l’agente speciale Fox Mulder, stava tranquillamente seduto, le gambe poggiate sopra la scrivania, a sgranocchiare i suoi amati semi di girasole.

Quando la vide voltarsi nella sua direzione, distolse lo sguardo dallo schermo del computer e la osservò, attendendo che tramutasse in parole l’espressione esasperata che le solcava il giovane viso.

“Mi ha sbattuto il telefono in faccia!” disse seccata.

Mulder la guardò per un po’, poi alzò le spalle, in un gesto indifferente.

“Io non ci provo nemmeno più…” e a sottolineare le sue parole si mise in bocca l’ennesimo seme di girasole e prese a morderlo.

Scully lo osservò per qualche istante, poi posò la cornetta del telefono e si alzò dalla scrivania.

“Dove vai?” le chiese Mulder, incuriosito.

Ma Scully non rispose. Varcò la porta e sparì, svelta, lungo il corridoio.

 

 

Dopo una mezzora abbondante, Mulder la vide rientrare in ufficio, sul volto uno sguardo compiaciuto.

Non si voltò a guardarlo. Si sporse sulla scrivania, spense il computer e cominciò a radunare le sue cose, infilandole in ordine sparso nella borsetta.

Mulder era meravigliato da quei gesti poco attinenti alla professionalità della collega.

Quando la vide sistemarsi la borsa sulla spalla decise di esternare la sua curiosità.

“Dove stai andando?”.

Scully lo guardò, allargando le braccia in un gesto liberatorio e gli sorrise.

“In ferie!” rispose allegramente.

Mulder spalancò gli occhi.

“In ferie?!”.

Scully annuì.

“Mm mm! Ho un sacco di giorni arretrati. Tanto vale che me li goda ora che il lavoro non dà molte soddisfazioni…”, storse la bocca in una smorfia annoiata.

Mulder sentì un vago fastidio prendere possesso del suo stomaco.

Quella sottospecie di lavoro che era stato loro affidato, dopo l’incendio nell’ufficio degli X Files, era davvero monotono, poco stimolante e tendenzialmente da deficienti, ma erano comunque insieme, non erano stati separati, e a lui tanto bastava per riuscire ad alzarsi ogni giorno dal letto per recarsi in ufficio.

Se ora lei se ne andava, con quale stimolo sarebbe riuscito a sopportare quelle eterne giornate atte solo a rubare un misero stipendio?

“Ci vediamo Mulder…” la voce di Scully lo riscosse dai suoi pensieri. La vide fargli un cenno di saluto e indirizzarsi vero la porta.

“Hai intenzione di andare da qualche parte?”. Non riuscì ad impedirsi di chiederle se sarebbe rimasta a casa o meno. Il suo innato egoismo lo portava a sperare che, almeno, sarebbe riuscito a vederla fuori dell’FBI, ma la risposta di Scully lo sconfortò.

“Può darsi… ora guardo su internet se c’è qualche last minute interessante. Ciao…”.

E detto questo prese la porta e sparì.

Mulder si accasciò sulla sedia, sospirando pesantemente.

E ora?

 

 

Scully, avvolta nel suo morbido accappatoio azzurro, lesse i punti focali della mail che le era stata inviata dall’hotel mentre era sotto la doccia.

Appena rientrata dall’ufficio, aveva cercato un sito internet di offerte last minute. Erano anni che non si concedeva una vacanza che si potesse definire tale, e ora, che non aveva il minimo rimpianto per essersi presa dei giorni di ferie, aveva intenzione di godersi il suo riposo nel miglior modo possibile.

Fortunatamente, era un periodo di bassa stagione, soprattutto per i luoghi turistici molto caldi, soleggiati e circondati da miglia e miglia di spiagge, mare, ombrelloni… e non era stato difficile trovare un buon hotel che la ospitasse, e un volo che la portasse a destinazione il giorno successivo.

Stava giusto per premere il pulsante di accettazione del contratto tra lei e l’albergo, quando il cordless prese a squillare alla sua sinistra.

Allungò una mano e si portò la cornetta all’orecchio, aspettandosi di sentire una voce familiare.

“Allora? Dove te ne vai di bello?” esordì Mulder nel suo solito tono leggero. A Scully parve di notare una nota amara nella sua voce, ma si disse che, probabilmente, era stata solo immaginazione.

“Stavo giusto prenotando…” rispose lei.

“Hai già trovato la meta ideale?”.

“Direi di sì… non è stato difficile, non c’è molta gente che va in vacanza in questo periodo dell’anno…”.

“E posso sapere la destinazione, o è top secret?” chiese Mulder. Scully percepì il suo sorriso dietro il tono delle parole.

“A dire il vero è altamente top secret!” scherzò lei, stando al gioco. “Giuri che custodirai il segreto a costo della vita?”.

Ci fu un breve attimo di silenzio all’altro capo del telefono. Scully lo immaginò mettersi la mano sul cuore con aria solenne.

“Lo giuro. Parola di lupetto” disse Mulder in tono grave.

“Bene…” commentò lei ridendo, “… vado a Cuba!”.

“Ci trattiamo bene, eh?”. Stavolta Scully fu certa che nella sua voce c’era una nota rammaricata.

“Mulder…” Scully perse il tono scherzoso di poco prima e assunse il suo ruolo di confidente, “… va tutto bene?”.

Sentì il suo respiro profondo crepitare nella cornetta.

“Ho l’impressione che mi sentirò solo… in ufficio…” disse Mulder sinceramente.

Scully si sentì vagamente in colpa, anche se si rendeva perfettamente conto che era una sensazione assurda.

“Perché non ti prendi un po’ di giorni di ferie anche tu?”.

Sentì la breve risata di Mulder rispondere alle sue parole.

“Dico sul serio. Da quanto tempo non ti dedichi ad altre cose oltre al lavoro, non ti rilassi, non ti godi la vita? Finché c’erano gli X Files… so che per te erano importanti Mulder, ma ora? Cosa ti impedisce di mandare a quel paese l’FBI per qualche giorno?”. Scully prese fiato dopo quella breve arringa improvvisata.

“Non saprei cosa fare…” si scusò Mulder.

Scully storse la bocca. Come scusante era alquanto misera.

“Vai in vacanza anche tu!” gli disse. Le sembrava una soluzione così ovvia…

Mulder rise.

“Potrei venire con te…”. Il suo tono era canzonatorio, ma Scully rimase in silenzio per qualche secondo.

“Bè…” esordì dopo un po’, “… siamo bianchi come due mozzarelle tutti e due… un po’ di sole e aria non potrà che farci bene…”.

Ma che diavolo stai facendo? Disse una vocina dentro di lei.

Lo stai davvero invitando a trascorrere le vacanze con te?

“Agente Scully!” disse Mulder in tono indignato, ma piuttosto divertito, “Che proposta mi sta facendo?”.

Bella domanda… pensò lei.

Scully si sentiva veramente imbarazzata, non sapeva cosa rispondere.

Dirgli chiaramente che le sarebbe piaciuto averlo come “compagno d’avventure” durante la sua vacanza le sembrava un po’ azzardato, anche se corrispondeva alla verità. La attirava davvero l’idea di trascorrere del tempo libero con lui, in una situazione completamente nuova. Ma come poteva spingersi così tranquillamente su un terreno tanto ostico?

E rimangiarsi le parole appena pronunciate non le sembrava affatto carino.

Fortunatamente Mulder non le lasciò il tempo di rispondere.

“Grazie della bella proposta, ma per stavolta passo… Ci vediamo quando torni… A proposito… quando rientri?”.

Scully si mordicchiò il labbro, piuttosto nervosa.

“Starò via due settimane… e rientrerò al lavoro tra un mesetto…”. Trattenne il fiato, in attesa di sentire il tono deluso di Mulder.

“Hai dato fondo a tutta la tua scorta!” Mulder rise, ma Scully sapeva benissimo che era una facciata.

“Bè…” continuò lui in tono leggero, “… fai buon viaggio e divertiti. Ci vediamo quando torni”.

Scully non sapeva cosa rispondere. Ebbe l’impulso di provare a convincerlo a prendere l’aereo assieme a lei, ma, un attimo prima di aprire bocca, lo soffocò, imponendosi di tacere.

“Grazie… ci sentiamo…”.

E riappese il telefono.

Capitolo 2

Scully era in uno stato di relax totale.

Era arrivata da tre giorni e già le sembrava di appartenere totalmente a quel tipo di vita calmo, sereno, rilassato. Le ansie e la frenesia della sua vita reale erano accantonate in un cassetto e, per ora, non aveva alcuna intenzione di aprirlo.

Se ne stava tranquillamente sdraiata sopra il lettino datole in dotazione dall’hotel, l’ombrellone era aperto e la sua ombra la riparava dai caldi raggi del sole fino alle ginocchia. Tra le mani stringeva un libro, che aveva comprato al suo arrivo, e lo stava leggendo avidamente.

L’asciugamano dai colori sgargianti, che si trovava tra il suo corpo e il lettino, era morbido, asciutto ed era un piacere sentirlo a contatto con la pelle.

Scully indossava una maglia grigia extra large sopra il bikini azzurro e fuxia, e i suoi capelli erano raccolti in una minuscola coda. Gli occhiali da sole scuri la riparavano dal riverbero che i raggi producevano sulla candida sabbia.

La spiaggia era piena di gente. Bambini che correvano lungo il bagnasciuga, genitori che gridavano loro di tornare indietro, ragazzi che giocavano nell’acqua e persone tranquille e serene che passeggiavano lentamente in riva al mare.

Scully si era completamente isolata dal resto del mondo. Non prestava attenzione alle voci, né agli sconosciuti che le passavano davanti o in fianco.

Fu per questo che non fece molto caso alla persona che si fermò di fronte ai suoi piedi, comodamente incrociati sopra il lettino, e che le negò il calore del sole sulla pelle.

“Jane Eyre?!”.

Scully sussultò.

Non tanto per quello che disse l’uomo, e nemmeno per il tono divertito dietro le sue parole, ma per il suono della sua voce.

Una voce che lei conosceva fin troppo bene, ma che non si aspettava di certo di sentire lì, in quel luogo, in quei giorni…

Lentamente, abbassò il libro sulle sue gambe e si liberò degli occhiali da sole, posizionandoli sopra la testa.

La figura alta e slanciata dell’uomo si stagliava nettamente in controluce, ma Scully non aveva bisogno di strizzare le palpebre per sapere chi era.

“Mulder?!” la sua voce trasudava sorpresa. Anche se dire che era sorpresa era riduttivo. In realtà, era totalmente spiazzata.

Mulder si spostò e le si mise di fianco, in modo che lei potesse vederlo bene.

Scully sentì il calore del sole tornare a lambirle la parte bassa delle gambe.

“Che cosa fai qui?” chiese stupidamente.

Mulder le sorrise, dall’alto in basso, le mani piantate sui fianchi nudi. Indossava un costume blu che gli arrivava fino a metà coscia. Le gambe muscolose e ricoperte di peli erano pallide come il petto e i piedi erano alloggiati in semplici ciabatte nere.

“Non ti facevo tipo da romanzo d’amore classico…” le disse, continuando a sorridere.

Scully si mise a sedere, posando il libro capovolto di fianco a lei, aperto, per non perdere il segno.

Mulder le si sedette in fianco, continuando ad osservarla.

Era molto divertito dall’espressione completamente sbalordita che le aleggiava sul volto.

“Non ho molto tempo, a casa, per certi tipi di letture… ma questo non significa che non mi piacciano… Sono comunque una donna, sai!” sorrise del suo tono.

Mulder storse la bocca in una smorfia diffidente.

“Davvero?”.

Lei gli rifilò uno schiaffo sul braccio.

“Non mi hai ancora risposto… cosa fai qui?” gli disse, incuriosita.

Mulder si strinse nelle spalle.

“Ho semplicemente seguito il tuo consiglio… Non era divertente recarsi al lavoro, senza la prospettiva di trascinarti in qualche caso strano che avrebbe fatto infuriare Kersch…”.

I suoi denti bianchi brillavano alla luce del sole.

“E come mi hai trovata?”.

“Cercando su internet ho visto che, bene o male, gli hotel il cui nome compariva sui siti last minute erano sempre gli stessi… sono andato a tentativi”.

Scully aggrottò le sopracciglia.

“E mi hai trovata al tentativo numero…?”.

“Cinque!” disse Mulder ridendo. “Mi è andata bene!”.

“Decisamente… “.

“Quindi ho prenotato, ho fatto la valigia e sono partito… ammetto che avrò bisogno di altri costumi… non credo di poter usare questo per tutto il tempo…” disse con aria pensierosa, guardandosi le cosce, fasciate dal tessuto liscio.

“Quando sei arrivato?”. Scully si rendeva conto che gli stava facendo un terzo grado, ma era veramente incuriosita.

“Sono atterrato circa un’ora fa, sono arrivato qui, mi sono fatto una doccia e mi sono cambiato… “, sorrise, “Ho chiesto alla reception se eri in camera, ma mi hanno detto di averti vista uscire, così sono venuto a cercarti… ”.

Mulder osservò il volto di Scully. Il naso era leggermente arrossato, ma la sua carnagione continuava ad essere lattea. Lo stava guardando con uno sguardo indecifrabile.

“Sorpresa?” le chiese malizioso.

Scully ammiccò.

“Sconcertata, più che altro…”. E gli sorrise.

Mulder notò che era più bella del solito. Il viso era rilassato, sereno, gli occhi blu spiccavano sul volto pallido ed erano illuminati da una luce brillante.

La maglia grigia, troppo grande per il suo esile corpo, le dava un’aria infantile che gli provocava strane ondate di tenerezza nei suoi confronti.

“Hai già mangiato?” gli chiese Scully, distraendolo dalla contemplazione del suo aspetto florido.

Scosse la testa.

“No, non avevo fame mentre ero in volo, e quando sono atterrato sono venuto direttamente qui…”.

Scully indicò l’albergo con un gesto della testa.

“Ti va se andiamo a mangiare qualcosa? Credo sia ora di pranzo…”. Si guardò il polso, ma poi si ricordò che non portava l’orologio da quando era arrivata. Il suo stomaco, però, le ricordava più precisamente di una sveglia che ora fosse. E in quel momento cominciava a reclamare attenzioni.

“Ok… ma prima… ti va di fare una nuotata?”.

Scully alzò un sopracciglio.

Mulder annuì, sorridendo.

“Mi aiuta a scaricare la tensione del viaggio…” si tirò in piedi e la guardò, offrendole una mano. “Facciamo a chi nuota più veloce?”.

Scully appoggiò la mano a quella di Mulder e si lasciò aiutare a sollevarsi dal lettino.

“Affare fatto!”.

Scully poggiò gli occhiali da sole sul lettino, prese i lembi della maglietta e la tirò verso l’alto, sfilandosela con gesti fluidi dalla testa. La lasciò cadere scompostamente sopra l’asciugamano, poi si voltò verso Mulder, che la stava guardando con uno sguardo che non riusciva a decifrare.

Scully aprì le mani e lo osservò incuriosita.

“Cosa c’è?”.

Mulder assunse un’espressione riflessiva, poi puntò l’indice verso di lei.

“E’ un costume quello?” chiese, guardandole il due pezzi con sguardo perplesso.

Scully lo osservò, leggermente infastidita.

“Cos’altro dovrebbe essere?” chiese in tono acido.

Mulder scosse la testa e si strinse nelle spalle.

“Non saprei… un francobollo?”.

Scully gli lanciò un’occhiataccia, ma in realtà soffocò un sorriso compiaciuto.

Ora comprendeva lo sguardo che aveva quando si era tolta la maglietta…

Gli girò le spalle e si avviò con passo svelto, per non scottarsi i piedi sulla sabbia bollente, verso l’oceano.

“Sbrigati, se non vuoi che io ti batta!”.

Mulder le fu accanto in un attimo e schizzò acqua un po’ dappertutto quando entrò nel mare correndo.

“Questo sarà tutto da vedere…” le disse ammiccando.

 

 

Mulder aveva riposato serenamente quella notte.

Le ore di volo e la giornata intensa lo avevano lasciato spossato e leggermente dolorante. Si era addormentato quasi immediatamente e si era svegliato riposato e pronto a ripartire per un’altra giornata di vacanza.

In compagnia di Scully.

Il giorno prima, dopo pranzo, avevano chiesto alla reception se era possibile avere due ombrelloni accostati ed erano stati accontentati. Così erano ritornati alla spiaggia, dove avevano passato tutto il pomeriggio.

Scully, ovviamente, aveva voluto la rivincita nella gara di nuoto che aveva perso prima di pranzo.

Mulder aveva dovuto ammettere che, come nuotatrice, era davvero forte. La prima volta era riuscito a vincere, ma per solo per un soffio, mentre la seconda volta era stato miseramente battuto.

Ridendo, lei gli aveva raccontato aneddoti “acquatici” di quand’era bambina. Di come suo padre le aveva insegnato a stare a galla, delle gare con i suoi fratelli, dell’impegno che ci metteva per riuscire a batterli, degli sguardi contrariati della sorella, che la trovava poco femminile…

Mulder sorrise ripensando a quanto era assurda l’idea che Scully fosse poco femminile…

L’immagine del suo corpo, coperto a malapena nei punti più seducenti, gli invase i pensieri. Fasciata in quei due minuscoli pezzi di stoffa colorata, poteva benissimo essere una delle ragazze copertina dei giornali che leggeva lui… solo che la sua bellezza era molto più fine, più sottile, meno appariscente, ma ugualmente eccitante.

Quando lei si era immersa nella lettura del suo libro, lui si era preso la libertà di indugiare nei dettagli del suo corpo sinuoso. Era una donna di piccola statura, ma proporzionata e armoniosa.

Mulder scese le scale che portavano alla hall con un sorriso sulle labbra.

Smettila di pensare a certe cose appena svegliato! si disse Rischi di fare delle figuracce…

Quella mattina, aveva intenzione di andare a fare un po’ di spese.

Era partito da casa talmente di corsa, sull’onda della sua decisione improvvisa, che era sprovvisto degli indumenti basilare per una vita sotto il sole.

Costumi, maglie leggere, bermuda, creme solari… gli occorreva tutto.

Stava per uscire dalla porta, quando alcuni depliant, appesi ad una lavagna magnetica, attrassero la sua attenzione.

Mulder si avvicinò e lesse attentamente.

Un sorriso malizioso gli tese le labbra.

Si avvicinò ad un piccolo banco, dove una ragazza molto giovane, dalla pelle ambrata e i capelli nerissimi, probabilmente un’animatrice, scarabocchiava su di un foglio.

Quando lo vide arrivare, gli sorrise cordialmente.

“Buongiorno, io sono Rachel. Posso fare qualcosa per lei?” gli chiese con tono professionale e cortese.

Mulder le sorrise a sua volta.

“Spero proprio di sì…”.

 

 

“Mulder?” la voce di Scully lo riscosse dal torpore nel quale stava lentamente cadendo.

Il sole picchiava impietoso sulla sua schiena, ma lo stato di rilassamento che gli trasmetteva quel luogo lo stava facendo scivolare nel sonno.

Alzò il volto e la osservò con sguardo interrogativo.

Scully era sdraiata a pancia in giù sul suo lettino e continuava a tenere il libro tra le mani.

“Ti conviene metterti sotto l’ombrellone. So che hai la crema solare sulla pelle, ma il sole picchia forte… rischi di scottarti”.

Mulder dovette ammettere che sentiva la pelle bollente.

Decise di prestare ascolto al suo medico. Trascinò l’asciugamano sopra lo sdraio e aprì l’ombrellone. Si sedette sul bordo, rischiando di cadere in avanti, e si sfregò il volto assonnato.

“Non hai dormito bene stanotte?” gli chiese Scully.

“No, anzi, ho dormito benissimo. Ma mi stavo per addormentare lo stesso…” disse, soffocando uno sbadiglio.

Scully gli sorrise, capendolo appieno. Anche lei il primo giorno aveva rischiato di addormentarsi sotto il sole cocente. Il rilassamento che quel posto trasmetteva al corpo e alla mente era straordinario.

Voltò nuovamente il volto verso il libro e riprese a leggere.

“Ti piace il romanzo?” la domanda di Mulder interruppe la sua lettura.

“Abbastanza, forse è un po’ troppo tragico per i miei gusti, ma ormai la storia mi ha incuriosita…”.

Mulder la guardò per un po’, poi dette un’occhiata all’orologio.

“Ti lascio alla tua lettura. Ci vediamo a cena?” le chiese, mentre si alzava e si infilava la maglietta.

Scully lo guardò incuriosita.

“Sì… ma è presto… Dove vai?”.

Mulder prese l’asciugamano e lo piegò.

“Diciamo che ho… un appuntamento!” e le strizzò l’occhio.

Scully aggrottò le sopracciglia, perplessa e incuriosita.

“Domani vedrai… A dopo!” e detto questo si incamminò a passo svelto lungo la spiaggia, in direzione dell’albergo.

Capitolo 3

Mulder si appoggiò pesantemente contro lo schienale della sedia, posandosi le mani sul ventre leggermente gonfio.

“Sono ufficialmente pieno come un uovo…”.

Scully, seduta di fronte a lui, rise di gusto.

“Ci credo! Ti sei mangiato metà albergo!” e riprese a ridere.

Mulder aspirò quanta più aria possibile, poi la esalò in un lungo e rilassante sospiro.

“Avevo fame…” si giustificò con un’alzatina delle spalle.

Scully, ancora divertita, aprì la bocca per parlare, ma un ragazzino la interruppe, avvicinandosi al loro tavolo.

“Scusatemi…” disse, allungando verso Mulder un foglio “Questa sera, alla spiaggia c’è una festa tipica cubana… se volete unirvi a noi, ci sarà da ballare, cantare, scatenarsi…”: Il ragazzo disse le parole in un crescendo di euforia, riuscendo a trasmettere il suo entusiasmo.

Scully pensò che doveva essersi studiato bene la parte…

Mulder scorse rapidamente il foglietto, poi rivolse un sorriso al ragazzo.

“Grazie, ci penseremo”.

Il ragazzo lo salutò con un movimento militare della mano, poi passò al tavolo successivo.

Scully si allungò sulla tovaglia per vedere il foglio tra le mani di Mulder.

Lui la guardò.

“Che ne pensi? Io avrei giusto bisogno di un drink… possibilmente digestivo e superalcolico…” disse, continuando a massaggiarsi lo stomaco.

Scully scosse la testa, in un gesto esasperato.

“D’accordo… andiamo…”.

Mulder la fissò per un attimo.

“Guarda che non sei costretta… insomma, è la tua vacanza, non voglio importi la mia presenza…”.

Scully sgranò gli occhi, stupita dalle parole di Mulder.

Poi sorrise.

“Mulder… se non mi va di fare qualcosa, lo dico e basta. Non essere paranoico… non in vacanza almeno!” aggiunse ridendo.

Mulder si unì alla sua risata, poi si alzò da tavola, allungando al cameriere che stava passando, una mancia.

Scully si accorse che alcune ragazze, sedute pochi tavoli più in là, si erano girate a guardare nella loro direzione. Il loro sguardo era inequivocabilmente ammirato ed era rivolto a Mulder. Una di loro lo indicò con un movimento del mento, poi sussurrò qualcosa alle sue amiche, che sorrisero e annuirono maliziosamente.

Scully non poteva dare loro torto…

Mulder quella sera era decisamente attraente.

Indossava una polo verde bottiglia, che gli cadeva alla perfezione sui muscoli scolpiti del petto, un paio di bermuda color cachi e un paio di scarpe sportive. Aveva un’aria da ragazzo ribelle: affascinante e pericoloso.

Scully abbassò lo sguardo sul suo vestito nero e grigio. Era molto semplice. Le spalline strette si allargavano in grossi triangoli arricciati che coprivano il seno, la stoffa lungo il busto era stretta ed elastica e la gonna cadeva a piccole balze fino al ginocchio. Si chiese se avrebbe dovuto cambiarsi…

“A che pensi?” le chiese Mulder, vedendola assorta a guardarsi i piedi.

Scully alzò lo sguardo, pensando che non erano in ufficio, non aveva senso mentire sui suoi pensieri frivoli.

“Secondo te dovrei cambiarmi o posso venire vestita così?”.

Mulder le sorrise in un modo così dolce che Scully sentì lo stomaco fare una capriola. Deglutì, in attesa della risposta.

“Sei perfetta così, credimi…” e continuò a sorridere, indugiando con lo sguardo sul suo viso.

Scully arrossì leggermente e abbassò il capo.

Sentì la sua mano premerle nell’incavo della schiena e spingerla gentilmente fuori dalla sala ristorante.

 

 

Scully scoppiò a ridere, buttando indietro la testa e aggrappandosi con le mani al tronco abbandonato sul quale erano seduti.

Mulder la guardò divertito.

Scully era decisamente brilla… per non dire totalmente ubriaca!

Aveva le guance arrossate, gli occhi luminosi, seppure non molto presenti, i capelli lucenti e in balia del caldo vento che soffiava dal mare.

Scully era obbiettivamente una bella donna e lui aveva sempre subito il suo fascino elegante, ma quella sera era di una bellezza talmente spiccata da fare quasi male agli occhi.

Scully smise di ridere, calmandosi lentamente e si voltò verso di lui.

Vedendo che la osservava con attenzione, sbatté le palpebre.

“Cosa c’è?” gli chiese con voce leggermente strascicata.

Mulder scosse la testa.

Lei spalancò gli occhi e assunse un’espressione preoccupata.

“Ho qualcosa sulla faccia?”.

Mulder le sorrise, allungò una mano e le scostò una ciocca ribelle dal viso, sistemandogliela dietro l’orecchio.

“Non hai niente sulla faccia, tranquilla” le disse continuando a sorridere.

Scully sospirò, rasserenata. Però continuò a guardarlo con curiosità.

“Allora perché continui a fissarmi?” gli chiese innocentemente, come una bambina che inizia a fare domande sul comportamento delle persone.

Mulder decise di stuzzicarla un po’ e si mise a ridere.

“Perché sei molto divertente quando sei ubriaca!”.

Scully assunse un’espressione offesa.

“Non sono ubriaca!”.

Mulder continuò a ridere di gusto.

“No, no! Figurati! Allora come mai, mezzo secondo fa, stavi per cadere a gambe all’aria mentre ti sedevi?”.

“Ho perso l’equilibrio…” rispose lei in tono lamentoso.

Mulder ammiccò, prendendola in giro.

Scully voltò il viso, offesa e si mise ad osservare la gente che danzava nello spiazzo sabbioso adibito a pista da ballo, e le persone che si affollavano ai banconi dei cocktail.

“Ehy!” esclamò d’improvviso, tirandosi in piedi, “Andiamo a ballare!”. E si voltò verso Mulder con lo sguardo acceso d’eccitazione.

Mulder inorridì all’idea di mettersi ad ancheggiare a ritmo con tutte quelle persone, così scosse la testa.

“No, grazie”.

“E dai!” lo implorò lei, prendendogli una mano e iniziando a tirare verso di sé.

“No, passo… Il mio stomaco chiede di digerire in santa pace…”. Decise che utilizzare la scusa del troppo cibo gli sarebbe tornato utile.

Scully mise il broncio, un broncio che Mulder trovò decisamente sexy. Il suo cuore iniziò a battere più velocemente, e il suo basso ventre ebbe un guizzo difficile da ignorare. Ma si impose di respirare e calmarsi, mentre Scully continuava a guardarlo imbronciata e a tirargli un braccio, nel tentativo di convincerlo ad alzarsi.

“Per favore…” la sua voce, già lenta e incerta per via dell’alcol, sembrava quasi uscire al rallentatore dalle sue labbra.

“No, davvero… Ho un macigno al posto dello stomaco, credo non riuscirei nemmeno a fare un passo…”.

Scully lasciò andare la sua mano di colpo e si sedette di peso sul tronco, imbronciata.

Mulder, girando la testa  per non farsi vedere ridere, vide un uomo di aspetto giovanile staccarsi dalla folla e avvicinarsi a loro.

Sorrise educatamente a Mulder, poi si rivolse a Scully, che lo guardava con sguardo incuriosito.

“Scusatemi…” disse il giovane con voce profonda e galante “… posso avere l’onore di un ballo?”. Si inchinò davanti a Scully e le fece una piccola riverenza.

Lei si voltò verso Mulder, sul volto un sorriso divertito mal celato.

Mulder le fece un cenno con la mano.

“Volevi ballare! Ora hai trovato chi ti accompagna!” e le sorrise, complice.

Scully si avvicinò al suo orecchio e bisbigliò. Mulder percepì il suo caldo fiato sul collo.

“E se poi mi mette le mani addosso?” chiese in tono diffidente.

Mulder si staccò leggermente e la osservò con sguardo serio, poi le sussurrò all’orecchio.

“Controllerò che faccia il bravo da qui… Se non dovesse comportarsi da galantuomo vengo a prenderlo a calci nel sedere, d’accordo?”.

Scully gli sorrise e annuì. Poi si alzò e offrì la mano al suo nuovo cavaliere.

Mulder li guardò immettersi nella folla danzante, sorseggiando la sua birra e pregustandosi la scena di Scully che ballava con uno sconosciuto.

 

 

Scully si sciacquò il viso con acqua fredda, poi prese spazzolino e dentifricio e si lavò i denti.

Si sentiva la bocca impastata e impregnata di un sapore alcolico che la disgustava.

Le sembrava di avere un picchio in testa, che continuava a farsi strada nel suo povero cervello assonnato.

Quando sentì bussare alla porta si asciugò in fretta la bocca e andò ad aprire.

Mulder, appoggiato allo stipite, le mostrò una scatolina bianca e blu, muovendogliela davanti agli occhi.

Scully sorrise, lasciandolo entrare nella stanza.

“Grazie, avevo giusto bisogno di un analgesico”.

“Prego”.

Scully prese una piccola pastiglia bianca dalla scatola e andò al lavandino, per versarsi dell’acqua.

Mulder la seguì, le mani in tasca e lo sguardo divertito. Le sue labbra erano contratte in una linea diritta.

Scully, dopo aver ingerito la pastiglia, lo guardò, sospirando.

“Cos’è successo ieri sera? Ho dei ricordi vaghi…”.

Mulder arricciò le labbra, con fare pensieroso. Poi annuì.

“Sai, devo proprio ammettere che la Macarena la sai ballare davvero bene”.

Scully sbarrò gli occhi.

“Ho ballato la Macarena?” la sua voce risultò incredula.

Mulder assentì con convinzione.

“Eccome!”.

Scully abbassò lo sguardo, cercando di ricordare.

“Ricordo vagamente di averti chiesto di andare a ballare… ma tu mi hai risposto di no!”. Alzò lo sguardo, un’espressione sollevata sul volto. “Quindi non siamo andati a ballare, mi stai prendendo in giro?”. E sorrise, rassicurata.

Mulder la osservò per qualche istante, poi si mise a ridere.

“Il tuo cavaliere doveva essere simpatico per non averti lasciato alcun ricordo di sé!”.

Scully spalancò le palpebre.

“Di che stai parlando?”.

“Del giovanotto che è venuto a reclamare la tua compagnia…”.

Scully lo osservò con sguardo vacuo.

“Alto, muscoloso, molto abbronzato, un tatuaggio sul braccio destro, capelli biondi marmorizzati dal gel e occhi scuri incollati sul tuo decolté…”.

Scully lo fulminò con un’occhiataccia.

“Credo che, se fosse vero, me ne ricorderei… Secondo me, tu mi stai raccontando un sacco di menzogne”. E lo superò, dirigendosi verso l’armadio.

“Come vuoi… Ma sei tu quella che ha i ricordi confusi, non io…” replicò ridendo.

Scully non si prese nemmeno la briga di rispondergli. Continuò a frugare tra i vestiti come se fosse stata sola in camera.

Lo sentì camminare verso la porta e aprirla.

“Ci vediamo nella hall… mettiti vestiti comodi” le disse.

Scully si girò a guardarlo, con sguardo sospettoso.

“Perché?”.

“Questo lo vedrai tra poco” le disse ammiccando, poi uscì.

Capitolo 4

Mulder terminò di allacciare il cinturino sotto il mento di Scully. Si appoggiò all’indietro, incrociò le braccia al petto e le sorrise.

Scully sollevò la visiera del casco e lo guardò accigliata. Una profonda ruga tra gli occhi le segnava il viso.

“Non potevi noleggiare un’auto per girare l’isola?” chiese esasperata.

Era scesa nella hall pochi minuti prima, indossando un paio di jeans al ginocchio e una t-shirt bianca, e Mulder l’aveva accolta con un giubbotto da motociclista e il casco.

L’aveva condotta fuori dell’hotel, dove un’enorme moto nera, lucida e scintillante, faceva bella mostra di sé in mezzo a piccole auto e a modelli  di scooter scassati e datati.

“Un’auto?” rise Mulder, “Con questo bel sole? Non sei stata tu a dire che avevamo bisogno di prendere un po’ d’aria?”.

Scully fece una smorfia, maledicendolo per riuscire sempre a girare a suo favore le parole che lei pronunciava in buona fede.

“La sai almeno guidare?” chiese in tono scettico.

Mulder schioccò la lingua, come per dire: ma è ovvio che la so guidare!

“Se non avessi una patente adatta, credi che me l’avrebbero noleggiata?”.

Scully si strinse nelle spalle.

“Non ne ho idea. Forse qui a Cuba, le leggi in materia stradale sono diverse…”.

“Non lo sono… ora…” disse Mulder montando in sella, “… sali e aggrappati, si va a vedere l’isola!”. Prese il casco e se lo mise in testa, allacciandolo bene sotto il mento.

Scully lo guardò con aria diffidente.

“Quando hai comprato tutto il kit da motociclista?” gli chiese, esasperata.

“I caschi li danno in dotazione, i giubbotti li ho presi ieri mattina. Ora… sali!” le ordinò con un sorriso appena visibile dietro la visiera. Vedendo che continuava ad esitare, contrasse le labbra in una smorfia. “O non ti fidi di me?” le chiese tristemente.

Scully sospirò, rassegnata.

Non era una questione di fiducia… era una questione di paura.

Quei grossi affari a due ruote l’avevano sempre spaventata. Ma in quel momento, non le venivano lasciate molte scelte.

Si avvicinò cautamente al mezzo, mise le mani sui fianchi di Mulder, posò il piede sulla “staffa” e, facendo forza, si issò, allungando la gamba e posizionandosi sul seggiolino del passeggero. Mosse le anche una o due volte, per sistemarsi meglio.

Mulder voltò leggermente la testa.

“Ci sei?” le chiese.

Scully annuì, facendo battere il casco contro quello di Mulder. Rise leggermente, più innervosita, che divertita. Poi una lampadine le si illuminò in testa.

“Sarebbe questo il tuo appuntamento di ieri?” gli chiese.

Mulder sorrise.

“Esatto!”.

“Era meglio se era una cosa galante…” disse Scully a voce bassa.

“Come hai detto?”, Mulder si voltò verso di lei.

“Niente, parlavo tra me e me…”.

Mulder la guardò con espressione diffidente per un po’, poi si voltò.

“Aggrappati forte… si parte!”, disse, l’eccitazione mal celata nella voce.

Scully tirò giù la visiera, allungò le braccia e le strinse sullo stomaco di Mulder. Si avvicinò col busto, stando attenta a non sbattere ancora contro il suo casco, e si strinse alla sua schiena.

Prese un profondo respiro.

“Ok, ci sono…” si disse, sperando di riuscire a portare a termine anche questa prova.

Mulder accese la moto, la fece rombare un paio di volte, poi partì.

 

 

La moto scorreva lungo le sconosciute strade di Cuba da almeno un quarto d’ora. Attraversava paesi caratteristici, persone intente a lavorare, a divertirsi, ad abbronzarsi, case piccole, case enormi, ricchezza, povertà, il tutto unito in un panorama da mozzare il fiato.

L’oceano blu da un lato, le spiagge, gli ombrelloni, i piccoli scogli, l’entroterra spoglio o abitato dall’altro lato.

Scully, aggrappata al corpo asciutto e scolpito di Mulder, si gustava l’aria che le scorreva accanto, con serenità. A volte chiudeva gli occhi, per assaporare con più intensità gli odori, i suoni e le armonie che il vento portava con sé.

All’inizio non era riuscita a rilassarsi, aveva stretto nervosamente i fianchi di Mulder, tenendo gli occhi spalancati e i muscoli contratti. Ma dopo qualche minuto, quando la consapevolezza che la guida del partner era sicura, che nelle curve aveva padronanza del mezzo e che non eccedeva mai con l’acceleratore, Scully si era rilassata, gustandosi l’ebbrezza della libertà che un’auto non poteva dare.

Sentì la mano di Mulder batterle leggermente sulla gamba e percepì la sua voce urlare qualcosa che non comprese.

Scully cercò di avvicinarsi al suo viso il più possibile.

“Non riesco a sentire!” gridò, più forte che poté.

Mulder decelerò lentamente, portando la moto ad accostarsi in fianco alla strada, in uno spiazzo formato da una rientranza naturale.

Spense il motore e si voltò verso di lei, alzando la visiera del casco.

“Tutto ok?” le chiese, nella voce una leggera apprensione. Aveva paura d’aver esagerato con la sua trovata. Sapeva che andare in moto, per chi ha paura, non è semplice.

Scully gli sorrise da dentro il casco, e alzò a sua volta la visiera.

“Si, tutto ok”. Mulder colse nella sua voce un tono affascinato e le sorrise.

“Vuoi che ci inoltriamo nell’entroterra e ci fermiamo in qualche paese?”.

“Per me va bene…” rispose.

 

 

Scully si guardò attorno, un’espressione serena le solcava il bel viso.

Mulder, circa mezzora prima, aveva svoltato in una strada interna e aveva raggiunto un centro turistico.

Le stradine, strette e caratteristiche, erano costeggiate da una serie infinita di negozi di souvenir, dove gli incauti turisti buttavano il loro denaro in acquisti futili.

Mulder e Scully camminavano lentamente lungo le vie acciottolate, lasciandosi avvolgere dagli odori di un paese nuovo, dalle voci, dalle parole delle persone che passavano loro accanto, dall’atmosfera di tranquillità e calma che regnava in quel luogo.

Mulder non faceva altro che commentare con battutine, intrise di frivolo sarcasmo, tutto quello che i loro occhi attenti incontravano. In particolar modo, si era fissato nello spettegolare sull’abbigliamento dei gestori delle varie attività turistiche e sugli odori forti e caratteristici che fuoriuscivano dai chioschi e dai bar.

Scully rideva spensieratamente alle sue battute, senza preoccuparsi di apparire superficiale. Il clima di allegria che si respirava in quella piccola cittadina permeava il suo carattere e la faceva sentire libera e felice, priva di vincoli legati al lavoro, o all’apparenza.

Mentre attraversavano un punto rialzato, Scully scorse un panorama da mozzare il fiato.

Avvicinandosi al belvedere che costeggiava il paese, estrasse la macchina fotografica dalla borsa e  mise a fuoco l’obbiettivo, cercando di cogliere la bellezza di quello scorcio di natura inaspettato.

Mulder le si avvicinò e le sorrise, poi le prese dalle mani la fotocamera e, tenendola con una mano sola, la voltò verso di loro, pronto a scattare.

“Dì ‘cheese’ Scully!”.

E premette il pulsante.

Mentre spostava la macchina fotografica e gliela restituiva, il suo sguardo fu attratto da un piccolo negozietto che sorgeva dall’altro lato della strada.

La guardò con un sorrisetto malizioso.

“Aspettami qui…” le disse, mentre iniziava già a dirigersi in quella direzione.

Scully, abituata da anni ai suoi colpi di testa, si voltò e si appoggiò al muretto di granito, beandosi del calore del sole sul volto e della leggera brezza dall’odore salmastro che spirava dal mare.

Poco dopo, la sua visuale panoramica, fu offuscata dalla mano di Mulder che reggeva qualcosa. Inizialmente Scully non riuscì a mettere a fuoco l’oggetto.

Si scostò leggermente e vide che si trattava di un sigaro, dall’odore pungente e dalle dimensioni non indifferenti.

Si voltò verso Mulder con sguardo interrogativo.

Lui le sorrise, facendole un cenno con la testa in direzione del sigaro.

“Forza… “.

Scully lo guardò senza capire.

“Forza… cosa?” chiese con una punta di impazienza.

“Andiamo Scully! Non fare la solita salutista! Siamo a Cuba, la patria dei sigari… vuoi che ce ne andiamo senza nemmeno provarne uno?”. Il suo sguardo era acceso di divertimento e di malizia. Sembrava un bambino che aveva appena scoperto come infastidire il fratellino.

“Mulder… “ disse cercando di mantenere un tono serio e calmo, “… io non fumo di norma... non esiste che mi metta a fumare un sigaro puzzolente!”.

“Shhh…” la ammonì Mulder, portandosi un dito al naso. “Non vorrai farti sentire dagli autoctoni? Potrebbero prendersela a male…”.

Scully sostenne il suo sguardo con aria di sfida, come a dire: e allora?.

Mulder le sventolò il sigaro, finemente avvolto da foglie marroni, e sigillato col marchio che ne attestava la provenienza, davanti al volto.

“Non farti pregare…”.

Scully incrociò le braccia sul petto, e sollevò un sopracciglio.

Neanche morta…

“Come vuoi…” si arrese Mulder, tagliando la punta del sigaro con l’attrezzo apposito, acquistato nel negozio. Se lo mise in bocca, continuando a guardare Scully, che lo osservava con aria di aspettativa.

Mulder fece scattare la fiamma dello zippo e la avvicinò alla punta recisa del sigaro, aspirando per accenderlo.

Immediatamente un colpo di tosse gli salì alle labbra, raschiandogli la gola.

Scully soffocò una risatina di scherno.

Gli occhi di Mulder iniziarono a lacrimare, ma non si arrese. Aspirò altre boccate, facendo attenzione a non inghiottire il fumo, e soffocò l’istinto di tossire.

Scully storse il naso. L’odore acre del sigaro stava impregnando l’aria attorno a lei e le impediva di respirare quei profumi che prima avevano allietato le sue narici.

Con un gesto teatrale, si portò le dita al naso e se lo chiuse, lanciando un’occhiataccia a Mulder.

Lui si tolse il sigaro di bocca e lo spense sul muretto di granito, facendo fuoriuscire una voluta di fumo grigiastro, pungente e denso.

Si schiarì la voce.

“Fantastico… davvero delizioso…” commentò osservando il suo acquisto, appena appena consumato, e accompagnando le parole con piccoli colpetti di tosse.

Scully sollevò entrambe le sopracciglia.

Mulder la guardò serio per qualche istante, ma poi scoppiò a ridere.

“Ok, non sono portato per il fumo!”.

Scully scosse la testa, un sorriso aleggiante sulle sue labbra piene.

“Devo assolutamente togliermi questo sapore dalla bocca…” continuò Mulder, deglutendo e facendo una smorfia, “Andiamo a mangiare?”.

 

NB: Un uccellino di nome Veronica, mi ha fatto notare che il passeggero, quando è seduto sulla moto, non deve aggrapparsi al guidatore, bensì al serbatoio, per evitare di finire addosso al conducente in caso di frenate brusche o di trascinarlo indietro con le accelerate...

Io, non essendo mai stata su una moto, questo non lo sapevo... ma cambiando mi sarebbe caduto il palco... come potevo far fare i piccioncini in trasferta a Mulder e Scully? Così si è deciso di tenere il capitolo come stava e di aggiungere questa nota per avvertire dell'errore!

Capitolo 5

Scully si rigirò nel letto. Non riusciva a prendere sonno.

Si era svegliata circa un’ora prima per bere, e poi non era più riuscita a riaddormentarsi.

I ricordi dei giorni passati continuavano a tenerla sveglia, in un dolce languore che non le dispiaceva affatto.

Davanti ai suoi occhi, aperti nella penombra della stanza, si succedevano le immagini dei quattro giorni passati assieme a Mulder.     

La moto era diventata il loro fedele compagno d’avventura. Avevano girato praticamente metà isola, costeggiando l’oceano e avevano scoperto piccoli paesi, città più grandi, ricchezze e povertà degli abitanti. Era stato strano, il giorno precedente, vedere come, nel giro di pochissimi metri, si potesse passare da un centro turistico, lussuoso e pullulante di persone spendaccione, a piccole zone malfamate, abitate da pochi poveracci che chiedevano solo un tozzo di pane.

Scully sapeva perfettamente che in tutto il mondo, soprattutto nei posti turistici, queste ingiustizie erano all’ordine del giorno, ma rendersene conto sulla propria pelle faceva male all’anima.

Di comune accordo, avevano deciso di elargire loro cibo e un po’ di soldi, ma sapevano perfettamente che era una soluzione temporanea, che serviva solo a far tacitare per un po’ le loro coscienze…

Ripensandoci ora, in quel comodo letto di un lussuoso hotel, il suo senso di colpa ricominciò a battere sul cuore, ma Scully scosse la testa. Non voleva sentirsi così, non lo meritava. Aveva sempre cercato di fare il possibile per aiutare chi era meno fortunato di lei, ma non poteva di certo risolvere la povertà, la fame e l’ingiustizia del mondo. Non da sola.

Ci vorrebbe un giro in moto…

Sorrise al pensiero.

Effettivamente, la sensazione di libertà e benessere che le dava il vento che sferzava prepotentemente il suo corpo, quando, allacciata al busto di Mulder, sfrecciavano lungo le strade di Cuba, era la miglior cura per i sensi di colpa, per la tristezza e per la malinconia.

La sua macchina fotografica aveva già consumato il secondo rullino, e si apprestava a terminare anche il terzo.

Avevano fotografato paesaggi, persone, paesi, ma Mulder aveva una predilezione per fotografare loro due. Dopo che aveva scoperto l’autoscatto non c’era più stato modo di dissuaderlo dall’appoggiare la macchina fotografica su rialzi e dall’andare a stringersi a lei, con un sorriso da orecchio a orecchio.

La sera prima, tornando verso l’albergo, a ora di cena, avevano notato che in un cinema, a pochi chilometri di distanza, trasmettevano il nuovo film di Spielberg, Salvate il soldato Ryan. Mulder, appena l’aveva visto, le aveva sorriso, illuminandosi come un bambino davanti ai doni di Natale e l’aveva guardata, nello sguardo una domanda implicita.

Scully aveva sospirato, rassegnata.

Inizialmente, alle prime immagini, si era chiesta che razza di film l’avesse portata a vedere. Tutte quelle budella sparse sulla spiaggia, braccia e gambe staccate, crani devastati… non le sembrava di avere scelto un horror… ma poi, con il proseguire della trama, aveva scoperto che le piaceva, e molto.

Le inquadrature erano magistrali, la recitazione davvero notevole. Si era ritrovava tesa, stretta al bracciolo della poltrona, in attesa di conoscere l’esito della vicenda.

Mulder, un pacco enorme di pop corn sulle gambe, aveva continuato ad osservare lo schermo con espressione assorta per tutto il tempo.

All’uscita, avevano passeggiato per un po’, al chiaro di luna, commentando il film e ridendo dell’iniziale disgusto di Scully.

“Ma come?” aveva obbiettato Mulder, “Fai il medico patologo e ti scandalizzi per qualche interiora di plastica?”.

Scully aveva ammiccato, dandogli ragione e mettendosi a ridere con lui.

Sorrise nuovamente nella penombra della stanza, ricordando quello scambio di battute…

Scostò le coperte, ormai rassegnata a non dormire e guardò l’orologio.

Quasi le 3.00 del mattino.

Indossò le ciabatte e si affacciò alla finestra, che dava direttamente sulla spiaggia dove aveva passato i suoi pomeriggi durante i primi giorni di vacanza.

Fuori, la notte era calma, rischiarata da una luna piena, luminosa e bellissima.

Scrutando le onde quiete che si infrangevano sul bagnasciuga, Scully si accorse che c’era una persona seduta su un asciugamano, al limitare della sabbia bagnata, che le voltava le spalle.

Indossava una casacca chiara che sventolava leggermente, in balia della brezza. I capelli scuri rilucevano alla luce lunare e le sue gambe, strette in un paio di jeans, erano incrociate sull’asciugamano.

Quando voltò il viso verso un punto alla sua destra, Scully si rese conto che si trattava di Mulder.

Non dormi neanche tu?

Sorridendo, si staccò dalla finestra e indossò un semplice abito di lino bianco, che le arrivava oltre le ginocchia e le lasciava scoperto un buon pezzo di decolté, e uscì.

 

 

Mulder non era riuscito a prendere sonno nella sua camera, troppo calda anche se climatizzata, così aveva deciso di andare in spiaggia.

Era da tanti anni che non si concedeva una notte solitaria, cullato dal rumore delle onde e del vento.

Rifletteva.

Su tante cose.

Sulla sua vita, su sua sorella, sui suoi genitori.

Sul suo lavoro, la sua determinazione, la sua ricerca.

Su Scully…

“Disturbo?”. La voce della sua collega lo colse di sorpresa, troppo preso com’era dai suoi pensieri, ma quel suono lo riportò immediatamente alla realtà, nel più dolce dei modi.

Si voltò lentamente verso di lei, sorridendole.

“Certo che no…”.

Mentre lei colmava la poca distanza che li separava, muovendo sensualmente le anche, Mulder si ritrovò a pensare di essersi addormentato… e che un angelo bellissimo stesse occupando tutti i suoi sogni.

Il vestito candido le ondeggiava lungo il corpo snello e la scollatura scopriva una porzione di seno che la rendeva estremamente sexy, ma non volgare. Il suo volto era illuminato dalla luna, che rendeva la sua carnagione ancora più chiara e i suoi piedi, nudi, sfioravano la sabbia fredda come se camminassero su una nuvola. Era una visione. Meravigliosa.

Si sedette sui talloni, in fianco a lui e gli sorrise.

“Non si dorme stanotte…” disse ridacchiando.

“No… direi di no” le rispose Mulder ammiccando.

“Mi sono affacciata alla finestra e ti ho visto… ma se hai bisogno di stare solo… non preoccuparti…”. Scully temeva di essere stata troppo invadente, ma il sorriso sincero che lui le rivolse, sciolse i suoi timori.

“Non temere… non sono venuto qui per crogiolarmi nella mia infelicità” rise sereno, “In camera avevo troppo caldo, così sono uscito… non mi sono reso conto del tempo che passava… si sta bene qui fuori”.

Scully annuì.

La leggera brezza che spirava da nord mitigava l’umida e calda aria, tipiche di quel luogo, anche in piena notte. Non si sudava, e non faceva nemmeno freddo. Era il clima ideale.

Mulder si alzò in piedi, sfregandosi i jeans e le tese una mano.

“Facciamo una passeggiata?”.

Scully accettò l’offerta di aiuto, e si lasciò sollevare dalle forti braccia di Mulder, fino a trovarsi in piedi, a pochi centimetri di distanza dal suo corpo, che emanava un tenue calore.

Si sorrisero, poi si incamminarono lungo la sabbia fredda e morbida.

Mulder non lasciò andare la mano di Scully.

 

 

Passeggiando, in silenzio, Mulder e Scully si imbatterono in una coppia di giovani fidanzatini che si stavano baciando, accovacciati sul loro asciugamano.

Con un’espressione divertita, fecero marcia indietro e si allontanarono il più silenziosamente possibile.

Quando arrivarono davanti all’asciugamano di Mulder, lui lo prese, gli dette una veloce ripulita e se lo mise sulla spalla.

I due ragazzi erano ancora visibili, anche se apparivano come un puntino nero in lontananza, ma Mulder fece segno a Scully di proseguire.

Arrivarono in un lembo di spiaggia stretto tra il loro albergo e il complesso residenziale vicino.

Una spiaggia incontaminata, priva di ombrelloni e chiusa dalle enormi costruzioni. Nascosta e schiaffeggiata da un’aria leggermente più calda, ma sempre deliziosa sulla pelle.

Mulder stese l’asciugamano.

“Forse era meglio se i due piccioncini si appartavano qui!” disse ridendo.

Scully rise. Effettivamente quel luogo era ideale per nascondere le effusioni a occhi indiscreti.

Poi arrossì, abbassando il capo, perché si era resa improvvisamente conto che lei e Mulder erano lì… da soli…

Si allontanò leggermente da lui, portò i piedi a contatto con l’acqua che si infrangeva sulla sabbia e osservò la luna.

Era uno spettacolo davvero mozzafiato.

Sentì i passi lievi di Mulder avvicinarsi e se lo ritrovò di fianco.

“A che pensi?” le chiese con voce melodica e pacata.

Scully si strinse nelle spalle, abbracciandosi il petto.

“Ricordi dell’adolescenza… Le prime feste in spiaggia, i primi falò, le prime notti fuori casa… i primi flirt…” aggiunse con un sorriso nostalgico.

Mulder la osservò con finto stupore.

“Agente Scully! Non mi vorrà raccontare delle sue prime esperienze sessuali?” chiese in tono malizioso.

Scully si voltò a guardarlo e rise.

“Ho detto primi flirt, non prime esperienza sessuali!” rispose divertita.

“Sono comunque curioso…” disse Mulder “A cosa ti riferisci, in particolare?”.

Scully tornò a guardare la luna, bianca e luminosa.

“Sentirmi avvolgere dalle braccia del ragazzo che mi piaceva, mentre insieme osservavamo la luna, gli sguardi nella medesima direzione…” si strinse le braccia ancora più forte attorno al petto. “Era una cosa semplice, ma emozionante…” rise, scuotendo la testa. “Non posso credere che io ne senta nostalgia, dopo tutti questi anni…”.

Mulder si spostò dietro di lei e seguì il suo sguardo.

La luna quella notte era davvero magnifica.

Un cerchio perfetto che spezzava l’oscurità di un cielo stellato… e si rifletteva in mille increspature sulla superficie dell’acqua.

Un panorama da cartolina…

“Peccato che tu non abbia la tua macchina fotografica…” disse soprapensiero.

Scully annuì. Anche se sapeva che una foto non avrebbe mai potuto far provare le stesse emozioni che stava vivendo lei in quel momento, né replicare la bellezza di quella serata… e non solo per via della luna.

Mulder si avvicinò alla sua schiena e la circondò con le braccia, intrecciandole sotto il suo seno.

Scully sorrise, appoggiando le mani sulle sue e abbandonando il capo sul suo petto, lasciandosi cullare dalla dolcezza di quel semplice gesto.

Rimasero per un po’ in silenzio, poi Mulder parlò.

“Era questa la sensazione che provavi da adolescente, quando un ragazzo ti abbracciava?” chiese con voce molto bassa e lenta.

Scully chiuse gli occhi.

“No…” disse con decisione, poi prese ad accarezzargli le mani con i pollici. “Non c’è paragone…”.

Mulder accentuò la stretta sul suo stomaco, stringendola a sé, lusingato dalle sue parole. Aveva capito perfettamente cosa lei intendesse dire. Quel semplice abbraccio stava scatenando anche in lui sensazioni davvero potenti.

“Tu a cosa pensi?”. Scully interruppe le sue riflessioni.

Decise che era meglio non ammettere quello che stava davvero pensando e sorrise.

“Ai primi falò sulla spiaggia, le prime canzoni cantate alla luna, i primi flirt…” le fece il verso, “… la prima canna…” aggiunse serio.

Scully si scostò leggermente dal suo petto per poterlo guardare.

Nella sua espressione c’era divertimento.

“Agente Mulder!” disse in tono indignato “Mi vuole confessare le sue assunzioni di sostanze illegali?” chiese, prendendolo in giro.

Mulder continuò a guardare la luna e si strinse nelle spalle.

“Sai cosa ti dico?” le rispose, “Qui ho provato i sigari… per il prossimo viaggio, propongo la Jamaica!”.

Scully rise, tornando a guardare di fronte a sé.

Rimasero in silenzio per alcuni minuti. L’unico suono che li circondava era il rumore delle onde.

Tutto il resto taceva…

Scully voltò il viso per osservare Mulder e lo trovò che la stava fissando, con un’espressione grave sul bel volto non completamente sbarbato.

Fu incatenata dal bagliore dei suoi occhi, ma non fece neppure un movimento per spezzare quella tensione che vibrava, come corde di violino, tra i loro sguardi.

Lo vide respirare velocemente, poteva percepire il suo cuore battere velocemente contro la sua schiena.

E vide anche il suo volto avvicinarsi lentamente al suo.

Scully schiuse le labbra, pronta ad accogliere un calore nuovo, ma che aveva sempre sognato di percepire.

Gli occhi di Mulder promettevano dolcezza, tenerezza e rispetto.

Quando lo vide a un millimetro da sé, chiuse gli occhi, pronta a sentirsi travolgere dall’ondata emotiva che il bacio avrebbe portato con sé.

Le labbra di Mulder si posarono con gentilezza sulle sue e presero a muoversi lentamente.

Scully si scostò lentamente dal corpo del suo partner, senza interrompere il contatto delle bocche, e si sistemò di fronte a lui, buttandogli le braccia al collo, per assaporare meglio le vibrazioni calde e dolci che le si riversavano lungo il corpo.

Mulder strinse la sua esile figura contro il suo corpo scolpito e approfondì il bacio.

Scully si sentì sciogliere, le gambe sembravano fatte di gelatina e si aggrappò con tutte le sue forze alle spalle dell’uomo.

Le lingue si incontrarono timidamente, ma con passione, e iniziarono un duello che non aveva nulla di violento o di doloroso. Era uno scontro gentile, carezzevole ed estremamente dolce.

Scully sentì le lacrime addensarsi sotto le palpebre chiuse, e si dette della stupida.

Ti sembra il momento di metterti a piangere?

Ma sapeva anche che erano lacrime che scaturivano dalle corde della sua anima, che era stata scossa così dolcemente da non lasciarle altra scelta, se non esternare le sue sensazioni con un dolce e pacato pianto.

Capitolo 6

Mulder sospirò sereno, mentre continuava a baciare le morbide labbra di Scully.

Aveva sempre pensato che baciarla sarebbe stata un’esperienza ricca di emozioni, ma quello che stava provando in quel momento superava ogni più rosea aspettativa.

Il cuore gli batteva talmente forte che temette gli sarebbe uscito dal petto di lì a breve, il respiro era incoerente, affannato, e più il bacio si faceva intimo, più sentiva caldi brividi scorrergli sotto la pelle.

Continuando a baciarla e a stringerla, fece qualche passo indietro, la voltò verso l’asciugamano e, aprendo gli occhi per sicurezza, la adagiò delicatamente sul morbido tessuto.

Sentì le labbra di Scully sorridere sulle sue.

Si sdraiò al suo fianco, le gambe aggrovigliate, e prese ad accarezzarle la schiena.

Scully si accoccolò contro il suo petto e intrecciò le dita ai suoi morbidi capelli, spettinandoglieli.

Mulder si staccò dalle sue labbra per poterla osservare.

La luce lunare illuminava il rossore sulle guance, e la rendeva talmente bella da fare quasi male. Il suo petto si alzava e abbassava con un ritmo accelerato e i suoi occhi blu brillavano.

Gli sorrise. Mulder le accarezzò il viso, con un tocco leggero e lento.

Lei chiuse nuovamente gli occhi, abbandonando il viso sulla sua mano.

Si baciarono di nuovo, con passione, con trasporto, con intensità.

Il sapore delle loro labbra si mescolava, inebriandoli, soggiogandoli, rendendoli schiavi di un piacere impetuoso e sospirato.

La mano di Mulder scese sulle spalle di Scully, le accarezzò il braccio, trascinando con sé il lembo del vestito che, leggero com’era, si lasciò spostare con facilità.

Lei infilò una mano sotto la larga casacca e prese ad accarezzargli la schiena, il petto, le spalle.

Mulder si scostò da lei e si tolse l’indumento con un movimento fluido delle braccia e la lanciò da qualche parte, dietro di sé.

Scully lo stava guardando, sorridente, una luce viva ed eccitata negli occhi.

Passò delicatamente le dita sull’altra spalla e fece scendere l’altra spallina del vestito.

Scully si mise a sedere e gli prese il viso fra le mani, baciandogli delicatamente le labbra. Prese ad accarezzargli il petto muscoloso, deliziandosi della morbidezza della pelle e della sua soffice peluria.

Mulder rispose al bacio, e continuò, lentamente, a far scivolare la stoffa del vestito lungo le braccia e lungo la schiena.

Scully strinse forte le spalle di Mulder, facendo aderire il seno, ormai completamente nudo, al suo petto marmoreo.

Sentì un dolce gemito salire dalla gola di Mulder, e sorrise sulle sue labbra.

Prese una sua mano e la portò a contatto con un seno.

Mulder sospirò in modo incontrollato e approfondì il bacio, mentre la mano si chiudeva a coppa sulla sua morbida collina. La accarezzò con delicatezza, passando il pollice sul capezzolo, che rispose immediatamente al tocco, inturgidendosi e innalzandosi verso il suo tocco.

Mulder si mosse, e la adagiò nuovamente sull’asciugamano, sdraiandosi sopra di lei.

Staccò le labbra da quelle di Scully e aprì gli occhi, scostandosi leggermente per poterla ammirare.

I capelli ramati, resi più scuri dalla luce lunare, erano sparsi attorno al suo viso eccitato, il petto, completamente nudo, bellissimo e intrigante, si alzava e abbassava velocemente, le sue labbra piene  promettevano paradisi perduti e sogni desiderati.

“Bellissima…” disse Mulder, tornando a posare la bocca sulle sua.

Scully rise.

“La luna?” chiese in tono malizioso.

Mulder si sollevò di nuovo e la guardò, con aria divertita.

Scese con il viso a baciarle le spalle, le braccia, il torace, poi sfregò delicatamente il naso sul suo petto, deliziandosi del rumore del respiro accelerato di Scully.

Baciò un numero infinito di volte tutta la superficie del suo seno, poi prese a tracciare cerchi immaginari con la lingua attorno ai suoi capezzoli.

Scully ansimò, deliziata da quelle calde e umide carezze. Intrecciò le dita tra i corti capelli di Mulder e si abbandonò alla sensazione infinita delle sue labbra sulla sua pelle.

Calde ondate di piacere presero a propagarsi dal suo petto lungo tutto il corpo, facendole venire la pelle d’oca e provocandole brividi eccitati nel basso ventre.

Mulder si dedicò all’adorazione della sua pelle sensibile per un tempo che le parve infinito. Quando sollevò la testa, e si avvicinò al suo orecchio, posando un leggero bacio sul lobo, lo sentì sorridere.

“Non parlavo della luna…”. La sua voce era roca ed estremamente sensuale.

Scully sentì un brivido attraversarle la schiena e voltò il viso verso quello di Mulder, sorridendogli felice.

Lo prese per le spalle e lo spinse, facendolo rotolare di schiena.

Mulder spalancò le palpebre, stupendosi del gesto di Scully, che abbassò lo sguardo, le guance leggermente arrossate. Prese ad accarezzargli con le labbra i muscoli del petto, attardandosi maliziosamente sui piccoli capezzoli. Mulder si lasciò sfuggire un tenue singulto di piacere, che la fece sorridere.

Scese con la bocca a seguire i contorni degli addominali e lo sentì sussultare quando le sue labbra si avvicinarono all’orlo dei jeans.

Continuando a baciare la sua pelle dall’intenso profumo, mosse le mani sulla chiusura dei pantaloni, slacciandoglieli. Il petto di Mulder si alzò, spinto da un sospiro liberatorio che la fece ridere.

Sentì le sue mani raggiungere il suo mento e sollevarlo.

Mulder la aiutò a sedersi di fronte a lui e riprese a baciarla, mentre raccoglieva l’orlo del vestito e glielo sfilava dalla testa, lasciandola coperta solo dalle mutandine.

In un lampo di lucidità, Scully si rese conto che erano in una spiaggia e, anche se era notte inoltrata, qualcuno avrebbe potuto vederli… poi sentì la lingua di Mulder tornare a lambirle i capezzoli e ogni pensiero razionale smise di esistere.

Gemendo di pura estasi, tese le mani verso i jeans di Mulder e spinse verso il basso. Sentì le labbra di lui sorridere sul suo seno.

Si staccò da lei e si alzò in piedi, per sfilarseli, poi tornò velocemente da lei. La prese tra le braccia e la adagiò sull’asciugamano, sorridendole estasiato.

Mentre le bocche si fondevano in un’unione così intensa da lasciarli senza fiato, le mani di Mulder presero a scendere verso il pizzo chiaro delle mutandine di Scully.

Tracciò il loro contorno, con lentezza, constatando quanto fosse calda e umida nelle parti intime.

Aprendo gli occhi, per vedere le sue reazioni, insinuò un dito all’interno del tessuto e prese a disegnare piccoli cerchi intorno alle sue zone più sensibili.

Scully sussultò e aprì le labbra, in un muto grido d’estasi. Mulder la baciò lungo tutta la superficie del viso, mentre continuava a godersi l’incredibile morbidezza della sua pelle e i suoni soffocati dei suoi gemiti eccitati.

Con un gesto deciso, ma sempre gentile, spinse le mutandine lungo le gambe di Scully, che, senza aprire gli occhi, si mosse languidamente per agevolarlo.

Scully sentì le labbra calde e morbide di Mulder baciarle le palpebre chiuse.

“Non aprire gli occhi…” le sussurrò contro la fronte. Lei aggrottò per un momento le sopracciglia, perplessa, ma obbedì all’ordine con crescente eccitazione.

Sentì il corpo dell’uomo strusciarle sensualmente lungo la pelle, poi non sentì più nulla… fino a quando le labbra di Mulder non si posarono audacemente sulla sua intimità.

Scully aprì la bocca, stupefatta e totalmente stordita da quel gesto del tutto inaspettato.

Il calore delle labbra di Mulder si propagò in tutta la sua pelle, raggiungendo posti che non sapeva nemmeno fossero così ricettivi. Sentì acuti gemiti di piacere scivolarle lungo la gola e uscire all’aria aperta, intrecciandosi al silenzio della notte stellata.

Mulder assaporava sulla lingua l’intenso sapore del desiderio di Scully e si compiaceva degli ansimi e dei gemiti eccitati che sentiva uscire dal suo corpo arcuato, teso a ricevere il piacere che lui le stava dando.

Si staccò lentamente dalla sua calda e morbida carne e, appoggiandosi ai gomiti, la guardò.

“Puoi aprire gli occhi…”.

Due fari blu, luminosi e immensi, si spalancarono davanti al suo sguardo.

Scully gli gettò le braccia al collo, e lo baciò, intensamente. Sentì sulla lingua il proprio sapore e la cosa la eccitò in un modo che non avrebbe mai creduto possibile.

Afferrò decisa i boxer di Mulder e glieli abbassò lungo le gambe. Sentì le sue labbra scivolarle sul collo, e poi sul seno, mentre se li sfilava del tutto.

Quando la bocca tornò a coprire la bocca, lei si offrì a lui, con un movimento sensuale ed esplicito che fece salire un gemito eccitato alle labbra di Mulder.

La guardò intensamente e le accarezzò il viso, mentre muoveva il bacino e le andava incontro.

Scully sentì il suo sesso premere impaziente contro le morbide pieghe della sua intimità, e gli sorrise.

Mulder rispose al sorriso e le baciò teneramente una guancia, mentre, con una spinta delicata, si immergeva nel dolce calore del suo corpo.

Scully inarcò la schiena, avvicinandosi al corpo di Mulder, che la strinse tra le braccia e immerse il viso nell’incavo del suo collo.

Tra gemiti e sospiri, la danza dell’amore li travolse, portandoli con sé verso nuvole colorate, verso mondi sconosciuti, verso sensazioni dimenticate.

Nient’altro al mondo esisteva, solo loro due e l’immensa pace che quel gesto così dolce, così sensuale, così bello, trasmetteva loro.

“Ascolta il mare…”. La voce roca di Mulder le giunse attraverso fitte ondate di caldo piacere.

Il rumore delle onde che si infrangevano sulla riva accompagnava i loro movimenti come fosse musica. Scully si ritrovò a gemere al ritmo dello sciabordio dell’acqua e spalancò gli occhi al cielo.

La luna ammiccava serena ai loro corpi intrecciati e Scully le sorrise, mentre sentiva il vortice del piacere prenderla e trascinarla verso sensazioni troppo intense per riuscire ad assaporarle fino in fondo.

Il volto di Mulder si sovrappose alla luna. La guardò dolcemente, mentre le sue spinte si facevano pressanti, incoerenti, e terribilmente eccitanti.

Mulder perse la ragione, mentre vedeva il volto di Scully tendersi in un’espressione estasiata. Le morbide e turgide labbra si spalancarono, e, mentre gemiti e ansimi venivano liberati dalla sua gola, il suo corpo si tese, stringendosi a lui, come se non avesse voluto lasciarlo andare mai più, le pareti della sua intimità si contrassero attorno al suo membro, rendendogli difficoltoso il pensare.

Quando l’ondata di piacere lo raggiunse, si permise di aggrapparsi al corpo di Scully, gemendole incontrollato nell’incavo del collo, poi si accasciò su di lei, cercando di non schiacciarla con il proprio peso. Il petto era martellato dai battiti accelerati del proprio cuore, che si rincorrevano con quelli di Scully.

Rimasero fermi così, abbracciati, ansimanti, stanchi ed appagati, ad attendere che il respiro tornasse normale.

Mulder voltò il viso verso quello di Scully. Lei gli sorrise languidamente e lui la ringraziò con un bacio talmente dolce che a Scully vennero nuovamente le lacrime agli occhi.

Fa in modo che questa notte non finisca mai…

Si ritrovò a pensare Mulder, mentre il corpo di Scully si rilassava sotto il suo, e la luna iniziava la sua lenta ritirata, per lasciare il posto ad un giorno nascente.

 

 

Mulder strinse gli occhi, aggrottando le sopracciglia.

Un bagliore dorato gli stava infastidendo le palpebre chiuse.

Lentamente, aprì gli occhi e si accorse che il fastidioso bagliore era il sole, che penetrava impetuoso e impaziente attraverso la finestra.

Si sfregò il volto e lentamente si alzò dal letto. Facendo attenzione a non fare rumore, chiuse la tapparella e tirò le tende, facendo ripiombare la stanza in un’allettante penombra.

Tornò verso il letto, dove la sagoma, nuda e immobile di Scully dormiva serena, le labbra leggermente schiuse, i capelli arruffati sul cuscino, le braccia piegate contro il petto.

Sorrise, mentre riprendeva posto accanto a lei, silenziosamente e con lentezza.

Si soffermò a guardarla per alcuni istanti, poi la stanchezza, derivante dall’accumulo di emozioni che li aveva trovati impreparati poche ore prima, tornò a reclamare altre ore di sonno.

Chiuse gli occhi e sospirò, sereno.

Capitolo 7

Scully gridò.

Qualcosa la arpionò tra le gambe. Improvvisamente si sentì fuoriuscire dall’acqua cristallina dell’oceano. Agitò le braccia in aria, senza riuscire ad afferrare nulla di solido, poi cadde all’indietro, sprofondando nell’acqua violentemente.

L’oceano la sommerse, mentre lei chiudeva gli occhi e tratteneva il fiato. Muovendo un po’ incoerentemente braccia e gambe, si rimise in piedi e uscì con il busto dall’acqua, togliendosi i capelli bagnati dagli occhi.

La prima cosa che fece, fu lanciare un’occhiataccia verso il volto divertito di Mulder che, con le mani piantate sui fianchi, se ne stava in ammollo nell’acqua salata così tranquillamente da apparire simile al dio del mare, Poseidone.

“Molto divertente!” gli disse con una punta d’acidità nella voce.

Mulder sorrise più ampiamente.

“Per me, lo è stato!”.

Scully gli fece una linguaccia, gesto che non le era molto consono, ma visto che lui si ostinava a comportarsi come un bambino… bè, poteva farlo anche lei!

Mulder rise, poi la prese per i fianchi e la attirò a sé. Posò le labbra sopra quelle di Scully, percependo il gusto salato dell’acqua che le bagnava il viso, e che continuava a gocciolarle dai capelli. Scully intrecciò la lingua con la sua, e si strinse più forte a lui, allacciando le gambe ai suoi fianchi, aiutata dalla spinta dell’acqua del mare.

Quella mattina (per non dire pomeriggio) si erano svegliati riposati e sereni.

Scully aveva temuto, per pochi istanti prima di addormentarsi, che il giorno seguente si sarebbero guardati e si sarebbero pentiti del loro gesto così avventato.

Invece era rimasta piacevolmente sorpresa quando, completamente sveglia, aveva osservato il viso rilassato di Mulder e si era resa conto che nessuna ombra era scesa ad oscurare il ricordo delle ore precedenti. Nel suo cuore batteva un desiderio sordo di tornare tra le braccia dell’uomo e nella sua mente nessun rimpianto, nessun imbarazzo, nessun pentimento stava scalzando via la sensazione di libertà e felicità che provava.

Gli occhi di Mulder, assonnati ma brillanti, l’avevano guardata con dolcezza e desiderio, e lei si era resa conto che non desiderava altro che riunirsi al più presto al suo corpo, alla sua anima, alla sua intera persona.

Mulder le aveva scostato una ciocca arruffata dal volto, e gliel’aveva sistemata teneramente dietro l’orecchio, poi le aveva cinto i fianchi e l’aveva attirata a sé. Senza dire una parola, senza interrompere quel silenzio carico di emozioni, le aveva accarezzato la pelle, l’aveva stretta contro il suo petto e le aveva respirato tranquillamente fra i capelli.

Scully aveva percepito distintamente i battiti del cuore di Mulder, leggermente accelerati. Cantavano senza suoni e senza musica l’euforia e la vitalità di quel risveglio, forse inaspettato, ma sicuramente desiderato da entrambi.

“Ciao…”, Mulder aveva mormorato quella semplice parola, con voce bassa e leggermente divertita.

Scully aveva sorriso.

“Ciao… che ore sono?” aveva chiesto, più incuriosita che preoccupata che fosse tardi.

Mulder le aveva baciato i capelli.

“Non lo so, e onestamente non importa”, aveva risposto con sincerità.

Scully gli aveva baciato la pelle del petto, languida e ancora un po’ assonnata, poi aveva accolto con gioia le labbra di Mulder sulle sue, perdendosi nel dolce tepore di un risveglio senza pensieri.

 

 

Mentre tornavano verso la riva, mano nella mano, Mulder si accorse che il ragazzo che aveva portato Scully a ballare, durante la festa in spiaggia di qualche sera prima, stava avvicinandosi ai loro asciugamani.

Lasciò andare la mano di Scully e le sue labbra si tesero in un ghigno divertito quando lei si voltò a guardarlo con aria interrogativa.

Si strinse nelle spalle.

“Non mi sembra carino…”.

Le sopracciglia di Scully si aggrottarono ancora di più.

Mulder tese una mano verso i loro asciugamani.

“Non vorrei ferire i sentimenti del tuo spasimante” disse tranquillamente.

Scully seguì la direzione della mano di Mulder e guardò con diffidenza verso un uomo giovane, alto e muscoloso, con capelli biondissimi e immobili nella leggera brezza pomeridiana.

“Chi?” chiese, non ricordandosi assolutamente di lui.

“Il tuo spasimante. E’ il dongiovanni che ti ha portata a ballare la Macarena…”, e mentre lo diceva, si allontanò da lei.

“Ma dove vai?” gli chiese Scully, rabbuiandosi.

Mulder si voltò verso di lei, allargando le braccia.

“Gli concedo una possibilità!”, disse ridendo.

Scully spalancò gli occhi, mezza arrabbiata, mezza terrorizzata.

Non dirà sul serio.

Ma non fece in tempo a replicare, perché una voce profonda chiamò il suo nome di battesimo.

Rassegnata, voltò lo sguardo verso la riva, e vide il biondino sbracciarsi per attirare la sua attenzione.

Sospirando (e meditando vendetta verso Mulder) si avviò in direzione del suo spasimante, tesa e impreparata ad affrontare una simile situazione.

 

 

Mulder rise di gusto, mentre appoggiava la forchetta sul tovagliolo e si appoggiava allo schienale della sedia.

“Non posso crederci! Davvero gli hai detto: non ho idea di chi lei sia?” e riprese a ridere.

Scully lo fissò con uno sguardo carico d’odio.

“Se tu non mi avessi lasciata sola ad affrontare l’ignoto, non avrei avuto bisogno di ferire nell’orgoglio quel povero disgraziato!” rispose acidamente.

Mulder le sorrise, per nulla toccato dalle sue parole velenose, ma sinceramente divertito.

“Descrivimi la faccia con cui se n’è andato…” la sollecitò, incuriosito.

Scully sbuffò dalle narici.

“Che faccia volevi avesse? Sembrava un cane bastonato! Le spalle gli si sono persino ritirate nel collo…” ma mentre lo diceva non poté impedirsi di ridacchiare, divertita.

Mulder si allungò sul tavolo e le prese una mano tra le sue, continuando a sorridere.

“Non vorrei essere stato nei suoi panni…” disse a voce bassa, mentre accarezzava col pollice la pelle di Scully.

Lei sospirò, guardando le loro mani unite.

“Ripeto, se tu non mi avessi abbandonata, forse la cosa sarebbe stata meno crudele…”.

Mulder la guardò stupito.

“In che modo?”.

Scully fece spallucce.

“Se fossimo arrivati mano nella mano… forse si sarebbe dileguato senza proferire parola, evitandomi quella penosa scenetta…”.

“Forse…” le concesse Mulder, guardandola con sguardo furbo.

Scully scosse la testa, poi gli sorrise.

In un modo o nell’altro… l’aveva sempre vinta lui…

Capitolo 8

Scully stava sognando.

Era stesa bocconi su un prato verde e fiorito. Il vento le accarezzava la pelle nuda e le scompigliava i capelli. Il profumo dei fiori creava un dolce connubio con l’odore intenso di erba appena tagliata. Il cielo era una macchia blu infinita, costellata da soffici nuvole che assomigliavano a succulenti fiocchi di panna montata.

Mentre si rilassava, a contatto con la natura, labbra morbide e calde presero a percorrerle la schiena, avanti e indietro, lentamente e con dolcezza. Si soffermavano maliziosamente sul collo, dove le carezze umide assumevano contorni decisamente sensuali, per poi proseguire lungo la spina dorsale e andare a terminare sull’incavo della schiena, appena sopra la morbida linea del sedere.

Scully sospirò, serena e rilassata.

Mentre i baci continuavano ad allietare la sua pelle, il cielo prese a farsi sempre più buio, e il prato iniziò a svanire.

Scully aggrottò le sopracciglia, contrariata.

Non voglio svegliarmi…

Ma il sogno svanì, e lei si ritrovò, stesa nella medesima posizione, nella buia camera da letto dell’albergo.

Ma si rese immediatamente conto che una delle caratteristiche del sogno era reale, e che, probabilmente, era stata questa a svegliarla.

Le silenziose e tenere labbra di Mulder stavano davvero accarezzando la sua schiena nuda con infuocati e gentili baci. Sentiva la scia del loro calore percorrerle tutta la superficie della pelle sensibile.

Sorrise, sospirando.

Mulder, accortosi che lei si era svegliata, posò le labbra sul suo collo, poi sull’orecchio, infine sulla guancia, dove indugiò, in attesa che lei voltasse il viso.

Scully aprì gli occhi e con un movimento lento, unì la propria bocca a quella impaziente di Mulder.

Lentamente si girò su un fianco, in modo da poter abbracciare il corpo caldo e accogliente del suo partner.

Si ritrovò a sorridere sulle sue labbra, mentre quella parola le attraversava i pensieri… partner

Mulder si scostò, negli occhi dolcezza e desiderio si mescolavano perfettamente, rendendoli lucidi e brillanti.

“Cosa c’è?” chiese con voce molto bassa e resa roca dall’eccitazione.

Scully scosse la testa.

“Nulla di importante”.

Mulder piegò la testa di lato, incuriosito.

“Fai ridere anche me” le disse tranquillamente.

Scully gli sorrise, con espressione maliziosa, e riprese a baciarlo.

Come previsto, Mulder si dimenticò presto della sua curiosità e si lasciò trascinare nel bacio con desiderio e ardore. Le lingue ripresero ad accarezzarsi con passione, esplorando, giocando, intrecciando sapori e sensazioni che appartenevano solamente a loro due.

Come quella sera in spiaggia, e come le altre volte in cui avevano fatto l’amore, si ritrovarono immersi in un denso stato di euforia e benessere, che li isolava dal mondo e li rendeva parte di qualcosa di speciale e unico, che solo loro potevano comprendere e apprezzare appieno.

Le mani impazienti di Mulder presero ad accarezzarle la schiena, per poi sostare possessivamente sulle natiche. Scully sospirò mentre sentiva le lunghe dita prendere possesso della tenera carne.

Contro la sua coscia, l’erezione di Mulder premeva gentilmente, facendole capire quando la desiderasse, quanto bramasse l’unione con il suo corpo fremente.

Scully lasciò le labbra di Mulder e si spostò sul collo, dove mordicchiò e succhiò la tenera pelle, lasciandosi avvolgere dai sospiri eccitati che uscivano dalle calde labbra che aveva appena abbandonato.

Mulder strinse le natiche di Scully, avvicinandola ancora di più al suo corpo, e affondò il viso fra i capelli ramati. Spostò una mano tra i loro corpi stretti e prese ad accarezzarle un seno, facendola sussultare e sospirare contro il suo collo.

Le labbra di Scully scesero lungo la spalla di Mulder, attraversarono la clavicola e lo sterno e andarono a posarsi sui capezzoli, contornati dalla morbida peluria del petto. Con i denti, dolcemente, mordicchiò la piccola protuberanza, facendo sospirare più profondamente Mulder.

Lui spostò la mano dalle natiche e le accarezzò i capelli. Scully, sempre tenendo le labbra incollate al suo petto, alzò gli occhi per guardarlo. Lui le sorrise dolcemente, rapito dall’intensità del blu degli occhi, visibile anche nella penombra della stanza.

Le spinse gentilmente la testa all’indietro e prese a baciarle le labbra con passione, mentre il pollice iniziava a tracciare disegni immaginari intorno ai suoi turgidi capezzoli.

Lei ansimò sulle sue labbra, pronta a lasciarsi travolgere dal mare di piacere che le mani di Mulder promettevano.

Lui la stese sul letto, di schiena, e le prese in bocca i capezzoli, succhiando, massaggiando, mordendo delicatamente.  La schiena di Scully si inarcò, offrendogli i suoi seni con desiderio, e gemendo teneramente.

Le labbra di Mulder scesero ad adorare il ventre, i fianchi, per poi risalire a tormentare il seno prosperoso. Proseguì lungo le spalle, giù tra u gomiti, poi le stuzzicò i polsi, facendole scoprire un punto estremamente sensibile che non sapeva di possedere. Trattenne il fiato, mentre brividi eccitati le provocavano la pelle d’oca sulle braccia.

Mulder le sorrise, mentre tornava a reclamare baci ardenti e carezze provocanti.

Scully passò il palmo delle mani sull’estesa superficie della schiena di Mulder, poi fece pressione, con i pollici, sulle sue lunghe fossette che aveva nell’incavo del fondoschiena.

Mulder rise sulle sue labbra e lei rispose con un sorriso, scostandosi leggermente.

“Perché ridi?” gli chiese, imitando la sua voce incuriosita di prima.

Mulder scosse la testa.

“Non mi sono mai piaciute quelle due fossette…” disse ridendo.

Scully si spostò di fianco, osservando i suoi pollici premuti al loro interno.

“Bè…” disse, pensierosamente, “I miei pollici ci stanno bene…”.

Mulder le baciò la guancia.

“Già…” sussurrò, con una voce talmente profonda e dolce, da farle scorrere una serie di brividi eccitati lungo la spina dorsale.

Scully spostò le mani sulle sue natiche sode e muscolose e le strinse, mentre stuzzicava con la lingua il lobo del suo orecchio.

Mulder affondò il viso nel collo della sua piccola partner e sospirò, accarezzandole gentilmente un seno. Trattenne il fiato e chiuse gli occhi, per assaporare meglio le sensazioni che gli scorrevano sotto la pelle, quando Scully prese ad accarezzare il suo membro eccitato.

La mano morbida e gentile lo circondò con il suo calore e lo stuzzicò in modo estremamente sensuale.

Mulder gemette forte contro il suo collo. Languidi brividi di piacere scorrevano lungo le sue braccia, la sua schiena, fino ad esplodere sadicamente sulla sua parte più sensibile, aumentando il desiderio che Scully gli stava scatenando nelle vene.

Voltò il viso per baciarla, ma lei si stava muovendo per cambiare posizione.

Lo fece rotolare sulla schiena e, sempre stuzzicando la prova tangibile della sua brama di unirsi a lei, prese a baciargli tutta la superficie del petto, indugiando sui capezzoli e sull’ombelico.

Mulder posò le mani sui suoi morbidi capelli, lasciandosi avvolgere dalle calde ondate di piacere che lo scuotevano fin nel profondo. Le sue labbra, semi aperte, lasciavano sfuggire sospiri, gemiti e ansimi, che attestavano la sua completa resa ai caldi baci di Scully.

Quando lei arrivò con le labbra vicino al suo membro, Mulder le bloccò la testa con le mani, ansimando forte.

“Ferma!” disse con voce roca.

Scully alzò la testa e lo guardò, con sguardo interrogativo, e leggermente preoccupato.

Mulder respirò ansiosamente.

“Ti prego… sono arrivato al punto di non ritorno…”.

Scully sorrise, comprendendo il perché del rifiuto di Mulder.

Aiutandosi con le mani, si alzò, fino a trovarsi con il viso di fronte al volto di Mulder e gli dette un leggero bacio sulle labbra.

Mosse le anche e lentamente, fece scivolare Mulder dentro di sé.

Lui gemette piano, mentre, centimetro dopo centimetro, il suo corpo si univa a quello di lei, dolcemente, ma con un desiderio che gli stava bruciando il sangue nelle vene.

Posò le mani sui fianchi di Scully e aprì gli occhi per guardarla.

Lei si sostenne appoggiando i palmi delle mani sul suo petto e gli sorrise. Poi prese a muoversi, lasciando crescere esponenzialmente dentro di sé il piacere, la passione e il desiderio.

La stanza fu presto riempita del suono dei loro gemiti eccitati, dei loro sospiri deliziati e dei suoni incoerenti che non riuscivano a trattenere. L’odore dei loro corpi uniti si mescolò nell’aria, formando un profumo inebriante, il profumo di un atto d’amore che veniva consumato senza paure e senza ombre, ma con desiderio e tenerezza.

Mulder, con le mani sempre poggiate alle anche di Scully, seguiva il ritmo dei movimenti senza forzarla, adeguandosi a lei. Il piacere aveva ormai invaso ogni poro della pelle, saturando i pensieri e ghermendo l’anima. Con uno scatto improvviso, la esortò ad impostare un ritmo più sostenuto, trasmettendole con gli occhi parole che il piacere pressante non gli permetteva di pronunciare.

Scully non si lasciò pregare. Sentiva che il picco del desiderio ero giusto a pochissimi passi, dietro l’angolo, e iniziò a muoversi su Mulder più velocemente, facendolo affondare tra le sue carni profondamente, fino a che sentì che toccava corde profonde del suo essere.

Sentì il corpo di Mulder irrigidirsi sotto di lei, gli occhi gli si chiusero e le labbra si aprirono, esalando gemiti che valevano più di mille parole d’amore.

Sentì il suo caldo seme scorrere tra le pareti della sua intimità e continuò a muoversi su di lui con passione.

All’improvviso, un’ondata calda la travolse, in un crescendo di incantevole piacere che le scosse le membra e la fece sentire invincibile.

Quando l’ondata passò, si accasciò esausta sul petto di Mulder. Sentiva i muscoli come fossero gelatina, non aveva voglia di muoversi, non aveva voglia di parlare, voleva solo restare ferma, così, stretta al corpo caldo e languido del suo uomo.

Suo…

Sorrise.

Mulder la circondò con le braccia e voltò il viso verso di lei, tempestandola di piccoli e stanchi baci lungo la guancia, le palpebre, il naso.

Quando i loro respiri si calmarono e il battito del loro cuore riprese ad essere tranquillo, Scully scivolò su un fianco, e si accoccolò contro il petto di Mulder, sbadigliando.

Lui le dette un bacio sulla fronte, poi si allungò a prendere la leggera coperta.

La adagiò sui loro corpi accaldati e la sistemò amorevolmente sulle spalle di Scully.

Lei lo guardò, gli occhi già assonnati. Lui le sorrise teneramente.

“Ora puoi dormire…” disse ridendo.

Lei piegò le labbra in una smorfia.

“Grazie della gentile concessione!”.

Risero insieme, poi si rilassarono sui cuscini e chiusero gli occhi. Lentamente, con le mani intrecciate, scivolarono nel sonno, cullati dal torpore rilasciato dall’amore che li aveva appena travolti.

Capitolo 9

Mulder arrotolò grossolanamente l’orlo dei pantaloni, fino a portarli all’altezza delle ginocchia, poi mosse qualche passo e lasciò che i piedi venissero sommersi dall’acqua tiepida del mare.

Sollevò lo sguardo. La luna quella sera era meno brillante rispetto alla sera in cui avevano consumato la loro passione, come due ragazzini, a contatto con la natura, ma comunque affascinante e decisamente romantica.

La festa in spiaggia, in pieno svolgimento alle sue spalle, continuava a martellare la trascinante musica e a sciorinare parole e voci che si accavallavano nella tiepida aria notturna.

Sorrise ripensando ai giorni trascorsi su quell’isola.

Dopo che le barriere erano cadute, tra lui e Scully, Mulder a volte aveva stentato a riconoscersi. Non si era mai reputato un uomo dall’animo troppo romantico. Quando intrecciava un rapporto amoroso con una donna, cercava sempre di far sentire questa donna speciale, la rispettava, le era fedele e cercava sempre di farla essere il primo, e il più importante, dei suoi pensieri. Ma non si era mai prodigato troppo in pensieri romantici, in gesti sdolcinati, o in regali atti a farle capire la portata del suo sentimento.

Ma da quando, poche sere prima, aveva trascorso le ore più intense della sua vita, aveva scoperto un lato del suo carattere che non conosceva. A volte si sentiva quasi spaventato da tutto questo, ma non passava minuto in cui non sentisse il desiderio di stare a contatto con Scully, di stringere il suo esile e piccolo corpo tra le braccia, di trasmetterle le emozioni che provava attraverso le labbra, di sorriderle con sguardo adorante, di stupirla con piccoli gesti che assumevano contorni sdolcinati senza che se ne rendesse conto…

Scosse la testa, sorridendo.

Che mi sta succedendo?

Forse è l’aria che si respira su quest’isola… forse è la libertà di essere soli, in vacanza, lontani da tutto e da tutti…

O forse è semplicemente perché questa volta si tratta di Scully…

Come se il suo pensiero avesse potuto attirarla, Mulder sentì leggeri passi avvicinarsi alla sua schiena.

Il suo sorriso si fece più ampio, e quando sentì i passi raggiungere l’acqua, si voltò verso di lei.

Ma il sorriso si congelò sulle sue labbra, non appena gli occhi misero a fuoco una figura femminile che non assomigliava affatto a Scully.

Al suo fianco, una donna di circa 40 anni, gli sorrideva. Tra le mani reggeva due bicchieri colmi di un liquido ambrato.

Era innegabilmente una bella signora. I capelli nerissimi incorniciavano un volto sereno e spavaldo, dai contorni delicati e sensuali. Era alta, un fisico perfetto con seni prosperosi, messi in risalto da una canottiera dalla scollatura generosa, e fianci ben disegnati.

Si avvicinò a lui, ancheggiando provocatoriamente, e allungandogli uno dei due bicchieri.

“Posso offrirti un cocktail?”, gli chiese, sorridendogli e osservandolo con profondi occhi color cioccolato.

Mulder si trovò in imbarazzo.

Non aveva intenzione di accettare l’offerta (che, le lesse nello sguardo, non si limitava al cocktail) di quella sconosciuta, seppur attraente e decisamente audace, ma non voleva nemmeno essere scortese.

Le sorrise, nello sguardo un leggero senso di colpa.

“Mi dispiace… sto aspettando qualcun altro…”, disse sinceramente.

La donna assunse un’espressione dispiaciuta e sospirò, delusa.

“Ti avevo visto qui tutto solo…” lo guardò sbattendo le ciglia, “Sicuro che non vuoi accettare anche altra compagnia?”.

Mulder sbarrò gli occhi per un momento. Non succedeva tutti i giorni di incontrare persone così… sfrontate, per usare un eufemismo.

“Sono desolato…”, rispose tranquillo, una nota risoluta nella voce, “Non ho bisogno di altro, davvero”.

La donna lo osservò per qualche istante. Mulder si sentì a disagio, ebbe l’impressione che lo stesse spogliando, non solo degli abiti, ma anche della prima pelle.

Poi la vide scuotere la testa.

“D’accordo…” disse, iniziando ad allontanarsi, “Ma è un vero peccato… Se cambi idea…” gli fece l’occhiolino, “… la mia stanza è la 307”, e detto questo gli voltò la schiena e tornò in mezzo alla folla entusiasta.

Mulder ridacchiò, tornando ad osservare la luna.

Era sempre così… non appena si trovava il modo di essere completi ed appagati con una persona… ne arrivavano altre ad offrire nottate trasgressive e letti sfatti.

Poco dopo, il profumo di Scully lo raggiunse, e questa volta si voltò verso di lei, sicuro di trovare quel volto che conosceva così bene.

Lei gli sorrise con un’espressione ammiccante, e gli tese una birra.

Fecero cozzare le due bottiglie, il tintinnio dei vetri echeggiò per un attimo nell’aria immobile.

Scully sorseggiò la bevanda ghiacciata, poi lo guardò con la coda dell’occhio.

“Fatto conquiste?”, chiese divertita.

Lui la osservò guardingo.

“Dove ti eri nascosta?”.

Scully alzò le spalle.

“Da nessuna parte… ho solo pensato di dare una possibilità ad una donna sola e bellissima…”.

Mulder le lanciò un’occhiataccia.

“Stavo rischiando di essere violentato… e tu non pensavi di venire in mio soccorso?”, chiese Mulder in tono indignato.

Scully si portò la bottiglia alle labbra, mentre lo guardava con un sopracciglio alzato e uno sguardo eloquente.

Mulder sostenne la sua espressione per un po’, poi sospirò, scuotendo la testa e abbassando lo sguardo.

“D’accordo… me lo sono meritato…”, poi sollevò il viso e la guardò, “C’è da dire, però, che il tuo dongiovanni non era insistente come quella che è capitata a me! Vuoi sapere il suo numero di camera?”, le chiese.

Scully si mise a ridere.

“Ok! Così, se per caso, una notte non ti trovo a letto, so dove cercarti!”, disse, con una scrollata delle spalle.

Mulder la guardò per un po’, un’espressione indecifrabile sul volto, poi si voltò verso la luna, ignorandola.

Scully sorrise tra sé e sé.

Non ci poteva credere…

Ho avuto l’ultima parola!

 

 

Scully osservò l’orologio, chiedendosi quanto ancora Mulder l’avrebbe fatta aspettare. Dovevano scendere a cena, e lui le aveva detto che aveva delle commissioni da sbrigare, e che sarebbe passato a prenderla verso le 8… ma erano già le 8.30!

Per un istante, Scully provò l’irrazionale paura che fosse davvero andato a passare il tempo nella stanza 307… poi scosse la testa e sorrise, dandosi della stupida.

Anche gelosa adesso?

Il leggero bussare alla porta la distolse dai suoi pensieri.

Aprì e si trovò di fronte quell’espressione da mascalzone che le faceva sentire costantemente le farfalle nello stomaco.

“Dove diavolo eri finito?”, gli chiese, mentre lo faceva entrare e chiudeva la porta.

Lui le mostrò una busta colorata, agitandogliela davanti al volto.

“Sorpresa…”, disse semplicemente.

Scully sorrise, mentre la prendeva dalle sue mani.

“Che cos’è? Un corso per imparare a guidare la moto?”, chiese in tono ironico.

“L’idea era quella… ma avevano terminato i posti disponibili. Ho dovuto ripiegare su questo”.

Scully aprì la busta ed estrasse il cartoncino al suo interno, con un leggero senso di aspettativa alla bocca dello stomaco.

Lesse attentamente quello che le scritte colorate ed eleganti riportavano e poi guardò Mulder, con uno sguardo stupito.

“Per me?”, chiese stupidamente.

Mulder sorrise e annuì.

“Pensavo ti avrebbe fatto piacere…”, disse semplicemente.

Scully rise.

“Puoi ben dirlo!”. Gli gettò le braccia al collo e lo baciò con trasporto, trasmettendogli tutta la gratitudine e l’intensa scarica di allegria che l’aveva colta davanti a quel pensiero dolce e inaspettato.

Mulder rise dell’assalto e la strinse a sé, restituendo il bacio.

Quando le labbra si separarono, entrambi avevano i respiri accelerati e il cuore che batteva troppo velocemente.

Scully piegò la testa di lato e lo guardò con uno sguardo pensieroso.

“Secondo te… i cuochi se la prenderanno se stasera saltiamo la cena?”, chiese.

Mulder assecondò il suo gioco, guardandola seriamente.

“Mmm… io penso proprio di no!”. E detto questo la prese tra le braccia e la trascinò sul letto, in un groviglio di braccia e gambe. Le loro risate serene riempirono l’aria e il biglietto che prima Scully teneva tra le mani, finì per terra, ignorato.

Le sue scritte guardavano il soffitto, solitarie, in attesa di essere nuovamente prese in considerazione.

 

REGALA UN DOLCE SOGNO

Un piacere dedicato a te e a chi ami

 

Gentile cliente,

         siamo lieti di comunicarLe che la persona che Le consegnerà questo biglietto, ha pensato a Lei e alla sua salute, nonché al Suo relax e alla Sua felicità.

La aspettiamo domani, nel Centro Benessere dell’hotel  Excelsior, per una giornata piena di intenso piacere e dolci coccole.

 

Il Suo pacchetto regalo comprende:

Massaggio rilassante (a scelta tra svariate tipologie) o massaggio terapeutico, a seconda delle sue necessità

Sauna e/o bagno turco

Trattamento estetico

Parrucchiere

Idromassaggio

 

In attesa di riceverLa e di farLa beneficiare del suo regalo, Le porgiamo i più sinceri saluti.

 

Lo staff del Centro Benessere

Capitolo 10

Scully chiuse il libro e si stiracchiò leggermente.

Era sdraiata sul suo asciugamano, l’ombrellone le copriva solamente la testa, mentre il resto del corpo era a contatto diretto con i raggi impetuosi del sole, che le scaldavano la pelle.

Guardò la copertina, ormai sgualcita, dell’edizione economica di Jane Eyre e iniziò a riflettere su quel classico della letteratura dell’ottocento.

La scrittura era sicuramente diversa da quella che caratterizzava i libri moderni, era più elegante, raffinata, tesa a descrivere situazioni e stati d’animo con estrema perizia e utilizzando parole pompose e, oramai, poco utilizzate. La storia era stata davvero crudele in alcuni punti, disperata e commovente come solo un classico sa essere.

Era riuscita ad affezionarsi ai suoi personaggi, aveva sofferto e gioito con loro, e ora le dispiaceva un  po’ doversene separare.

Sorrise pensando agli altri 4 o 5 libri che giacevano immobili nella sua valigia.

La presenza di Mulder sull’isola, le ore passate assieme, le avventure, la dolcezza, l’imprevedibilità delle giornate, l’avevano distolta dal suo proposito di leggere per tutto il tempo della vacanza.

All’improvviso, una sgradevole sensazione di ansia la avvolse, il cuore prese a battere più velocemente e una sensazione di spiacevole calore le si irradiò dal petto e andò a lambire tutto il suo corpo. Si esaurì, però, in fretta, lasciandola fredda e tremante.

Conosceva bene quella sensazione.

Le capitava sempre quando qualcosa le premeva agli angoli della mente e la riportava con i piedi per terra, mettendola sadicamente di fronte ad un avvenimento che era impossibile evitare.

Quello era il penultimo giorno di vacanza… avrebbe avuto solamente un’altra giornata intera per godere della sua vacanza, poi avrebbe dovuto prendere l’aereo e far rientro a casa…

Avrebbe potuto prolungare la villeggiatura, ma, prima o poi, il ritorno avrebbe bussato, incalzante, e lei sarebbe stata costretta a ritornare alla realtà. Non se la sentiva di vivere altri giorni sull’isola, col pensiero fisso del rientro, che ormai le si era fissato nella mente.

All’improvviso, le sue riflessioni vennero congelate da una serie di gocce salate che presero a pioverle dal cielo sulla schiena.

Il corpo bagnato di Mulder si stese, in tutta la sua lunghezza, sopra quello di Scully, che strinse i denti per la sensazione fastidiosa che le provocava l’acqua fredda contro la pelle surriscaldata.

Un leggero urlo le uscì dalle labbra, poi si mise a ridere, mentre lui si muoveva provocatoriamente contro di lei.

Con un movimento risoluto, Scully riuscì a farlo rotolare di lato, sopra il suo asciugamano, e si voltò a guardarlo, con una finta espressione infastidita sul volto.

Mulder le sorrideva, steso su un fianco, il braccio a sorreggere la testa gocciolante.

Scully pensò che era una delle immagini più belle che i suoi occhi avessero mai visto.

L’acqua del mare gli bagnava i muscoli, mettendo in risalto la sua corporatura scolpita, i capelli zuppi, più scuri e arruffati, gli conferivano un’aria sbarazzina che avrebbe fatto impazzire chiunque e il sole che batteva sulla sua pelle gli donava un’aurea che lo faceva assomigliare ad un Dio.

Mulder fece un cenno del capo verso il libro chiuso.

“L’hai finito?” chiese.

“Si…” rispose Scully, rigirandoselo fra le dita.

“Ne inizierai un altro?”.

Scully scosse la testa.

“Non credo… ormai la vacanza è finita…”. Non riuscì a soffocare la delusione nella voce.

Mulder le sorrise, apparentemente ignaro del tormento di Scully.

“Chissà come mai sei riuscita a finirne solo uno…” disse con un sorriso malizioso.

Scully non poté evitare di ridere sommessamente.

“Ho avuto altro da fare…” gli disse, avvicinandosi a dargli un leggero bacio sul naso. Il gusto del sale le si posò sulle labbra.

Mulder la bloccò con le braccia prima che si allontanasse di nuovo.

“Sei bollente…” disse, mentre si sistemava in modo da riuscire a stringerla a sé.

“Tu, invece, sei bagnato!” gli rispose lei con tono polemico.

Mulder sorrise con un angolo della bocca.

“Già… e ora bagnerò anche te!” disse con un’espressione da mascalzone.

Scully rise, e si lasciò percorrere dalle sue mani ancora umide e bagnare da una serie di piccole goccioline che arrivavano dai suoi capelli fradici.

 

 

Mulder si accasciò, esausto, sul corpo nudo e immobile di Scully.

Attese che il respiro gli si calmasse, e, quando la mente riprese a funzionare normalmente, si rese conto che qualcosa non andava.

Scully aveva fatto l’amore con lui, ma aveva la sensazione che fosse stata distante per tutto il tempo, persa in pensieri tristi ai quali non voleva che lui accedesse.

Si scostò lentamente dal suo corpo e lei si mise immediatamente su un fianco, dandogli le spalle.

Perplesso e preoccupato, Mulder le si accostò e la abbracciò da dietro, tuffandole il volto nell’incavo del collo.

Attese in silenzio che lei dicesse qualcosa, ma gli rispose solamente il suo respiro, quasi impercettibile, e un silenzio carico d’ansia.

Mulder aveva una mezza idea sul motivo di quel cambiamento d’umore, ma voleva che fosse lei a parlarne, se ne avesse avuto voglia.

Allungò un braccio e le prese una mano fra la sua, accarezzandola lentamente, ma Scully non si mosse, sembrava quasi non percepire quello che le accadeva intorno.

Frustrato, Mulder decise di provare a spronarla.

“Che cosa c’è?” le chiese con voce bassa, vellutata, e leggermente apprensiva.

Scully sospirò, poi strinse le dita di Mulder, e se le portò vicino alle labbra.

Passò qualche altro secondo, prima che la sua voce, incerta e quasi impercettibile, fendesse l’aria.

“Ho paura..” disse semplicemente, ma con sincerità.

Mulder non parlò. Attese pazientemente che lei si spiegasse.

“Cosa sarà di tutto… questo… quando torneremo a casa?”, Scully prese a parlare all’improvviso, esponendo le sue preoccupazioni con una serie di parole che pronunciò velocemente, quasi temesse le sarebbero state portate via. “Quando torneremo alle nostre vite quotidiane, quando torneremo ad essere due agenti dell’FBI?”.

Mulder la strinse a sé.

Aveva capito che le sue paure riguardavano l’immediato futuro, la vicina partenza verso casa…

Mulder aveva avuto le stesse paure, circa due sere prima, ma poi si era convinto che una cosa così bella, come quella che era accaduta a loro due in quella settimana, meritava ben più di una chance durante una vacanza, meritava di essere alimentata, meritava che le due persone che la vivevano lottassero per lei.

E questo avrebbe fatto Mulder.

Se fosse servito, avrebbe combattuto, con le unghie e con i denti, avrebbe sacrificato la sua stessa vita se fosse stato necessario.

Parlò tra i capelli di Scully, la voce calma e pacata, ma serena e decisa.

“Non voglio mentirti… Io non so cosa succederà quando torneremo a casa… ma di una cosa sono certo Scully…” fece una piccola pausa, perché lei percepisse le sue parole fino in fondo, “… Farò il possibile perché questo non diventi solo un bel ricordo… Te lo prometto” e terminò dandole un bacio sulla testa.

Scully girò lentamente il viso verso di lui, lo sguardo triste, ma riuscì a regalargli, comunque, un sorriso di gratitudine.

Mulder si allungò a prendere la coperta e la adagiò con cura sopra i loro corpi, poi la strinse forte al suo petto.

Rimasero fermi, in silenzio per un tempo che parve infinito, poi Scully percepì il suo respiro sui capelli.

“Io ho fiducia in noi…” la voce bassa di Mulder le sfiorò la tempia con un sospiro dolce.

Scully gli strinse la mano e se la portò alle labbra, gli baciò il dorso, il palmo, e poi se la premette contro la guancia, assorbendone il calore.

Si rilassò contro il suo corpo e chiuse gli occhi.

La preoccupazione era ben lontana dall’abbandonarla, ma la presenza di Mulder, e le sue parole, l’avrebbero aiutata a rilassarsi. Ancora una volta, lui era la sua più grande fonte di energia, di serenità e di conforto.

 

 

Mulder si girò su un fianco, portando il braccio verso il punto dove Scully dormiva. Lo trovò vuoto.

Perplesso, aprì gli occhi e cerco di dissipare velocemente la densa nebbia del sonno che gli rallentava i pensieri.

Si guardò attorno, poi si voltò verso la finestra, dove un leggerissimo bagliore iniziava ad arrivare dall’esterno.

Scully era davanti al vetro, coperta dall’accappatoio, le braccia incrociate sul petto e la figura immobile.

Mulder si alzò lentamente dal letto, stiracchiandosi leggermente, e le si avvicinò.

“Mi sono resa conto che non avevo ancora visto sorgere un’alba” disse Scully con voce ferma e serena.

Mulder guardò fuori dalla finestra, e vide che i primissimi raggi del sole iniziavano a comparire oltre la linea del mare.

L’orizzonte si tinse di rosso, il cielo si schiarì lentamente e una piccola cupola infuocata fece capolino dietro l’acqua, riflettendosi sulle onde e creando un effetto talmente spettacolare che poteva appartenere solamente alla natura.

Mulder passò un braccio sulle spalle di Scully. Lei si abbandonò contro il suo corpo.

Fissarono insieme, in silenzio, il nuovo giorno che nasceva, assieme alle sue incognite e alle sue certezze.

Uniti.

“Sai…” disse Scully, quando il sole comparve in tutta la sua luminosità, “Ho deciso cosa farò appena arriveremo a Washington…”.

Mulder si voltò verso di lei e attese, leggermente in apprensione.

Scully lo guardò e gli sorrise.

“Porto a sviluppare i 6 rullini che abbiamo consumato in questi giorni!”, rise serenamente.

Mulder le sorrise ampiamente e le dette un bacio leggero sulla fronte, stringendola a sé.

“Mi sembra un’ottima idea”.

 

THE END

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