Le fanfic di X-Files

Universo privato

Una strada, una notte, due persone.
Autore: Rain
Pubblicata il: 25/09/2009
Tradotta da: Angelita
Rating: PG-13, vietata ai minori di 13 anni
Genere:
Sommario: Una strada, una notte, due persone.
Note sulla fanfic: A quelli che sognano. A quelli che hanno un istante nella vita che non possono dimenticare anche se sembra insignificante.

Archiviazione:
Disclaimer: Gli scritti pubblicati in questo sito sono di esclusiva proprietÓ degli autori. Beyondthesea.it non Ŕ in alcun modo responsabile degli scritti suddetti e dei loro contenuti. Gli autori, pubblicando le loro opere, si assumono ogni responsabilitÓ sulle stesse. Tutto il materiale presente sul sito non pu˛ essere riprodotto in mancanza del consenso del proprietario dello stesso. Questo sito non ha fini di lucro. I personaggi presenti nelle storie pubblicate sono di proprietÓ dei rispettivi autori e dei titolari del copyright.

Feels like nothing matters in our Private Universe.

And it´s a pleasure that I have known

And it´s a treasure that I have gained.

Crowed House, "Private Universe"

Certo che lo amo, è ovvio che lo amo, come potrei non amarlo? Com'era quella cosa? Stimolo neutro più tempo uguale stimolo positivo. Accomodazione. Quando un essere vivente con un minimo di complessità entra in contatto con un altro che non implica nessun genere di minaccia finisce per sviluppare una visione positiva dello stesso anche se non implica nessun beneficio…Bene, non è il caso, nemmeno si avvicina ma…va bene così.

Certo che lo amo, è ovvio che lo amo, come potrei non amarlo? La questione è come. Non so, sono anni che faccio queste riflessioni e aggiornamenti costanti e non sono molto sicura che mi portino da qualche parte. E' come per i maledetti antivirus, servono solo per farti sentire sicura e disturbarti di tanto in tanto nel farti pungere " accettandoli" anche se la metà delle volte( va bene, va bene, tutte) non hai idea di ciò che hai "accettato".

Certo che lo amo, è ovvio che lo amo, come potrei non amarlo? Ma è importante che per me sia chiaro. E per me è chiaro. Ma è troppo importante.. Lui è…lui. Così che alè, un'altra volta a realizzare l'assurda revisione dei miei sentimenti. Bene, controlliamo le prove:

- E' la prima persona a cui penso quando mi alzo? Cavolo, la metà delle volte è chi mi sveglia. Risultato: Sì, ma non è valido per motivi circostanziali. Coerente con l'idea fraterna-amichevole-materna.

- E' l'ultima persona a cui pensi quando vai a letto? La metà delle volte finisco per parlare con lui. Idem.

-Percentuale di "restringimenti" di stomaco davanti alla sua sola presenza. Ridotta, indubbiamente insufficiente, inoltre, questa cosa non ha valore quando l'ho considerato in grave pericolo di morte. Accidentale. Inoltre io non ho colpa che mi guardi in quel modo. No, assolutamente no.

-Fantasie. Ridotte. Con colpevolezza. Incomplete. Per di più coerenti con l'idea...va bene, solo amichevole.

- Percentuale di desideri di lanciarmi su di lui e stringerlo. Se lasciamo da una parte circostanze eccezionali,…allora basso. Simile a " restringimenti di stomaco"

Al diavolo le prove. Lo amo, lo amo veramente. Dai capelli che sembrano fatti per affondarci le mani fino ai piedi da bigfoot. Dalla sua costante paranoia fino alla sua intelligenza intuitiva. Da suo " perché vuoi una scrivania" fino a " non potrei continuare senza di te". Lo amo come non ho mai amato nessuno. Ma questo è tutto. Revisione completata. Aggiornamento realizzato. Non ci sono virus e, se ce ne sono, si possono eliminare con una quarantena o qualcosa di simile. Ma credo che continuerò a fermarmi a pensarci qualche volta. Perché è importante, è troppo importante. Tutta la mia maledetta vita sembra ancorata a questo…stupido al tal punto che fa male quando dubita di me per un istante, quando mi guarda con quell'espressione " ma non lo capisci? Non mi appoggerai in questa mia 16ima idea assurda della settimana, oggi martedì?", e quando tace qualcosa. E' troppo importante per non rimanere in allerta verso tutti i miei sentimenti per lui. ACCIDENTI, ha visto che mi strofinavo la fronte. Se ne renderà conto? Ma, di che cosa si renderà conto questo sciocco? La verità è che non è la migliore idea del mondo quella di riflettere su questo in sua presenza ma quando hai passato gli ultimi anni viaggiando di notte da nessuna parte fino a nessun luogo arriva il momento in cui qualsiasi idea è buona per ammazzare il tempo.

-Stai bene, Scully?

- Emmm, sì. Sto bene.

- Dormi un poco.

- No, non ho sonno. Solo...non so. Sono in letargo o...qualcosa di simile.- sorrido.- Tu hai sonno? Posso guidare per un po’ se vuoi.

-No, sto bene.

Silenzio. La verità è che a volte lo desidero ma...non so, seriamente, non credo che questa sia una razionalizzazione stupida, siamo logici. Quando una persona ha avuto una vita amorosa-sessuale che io ho avuto negli ultimi anni...veramente si può considerare significativo desiderare qualche volta il tuo compagno di lavoro con cui passi la maggior parte del tempo, che ami come nessuno e che in fin dei conti è solo un paranoicoossessionatodalsuolavoroconuncomplessodicolpadellagrandezzadell'Alaskaeccecc?Andiamo su, è un maledetto sogno comparato a mutanti, scrittori matti che quasi ti uccidono, drogati, vampiri ed il resto del mio pa-te-ti-co elenco. E pensare che ci sono donne che piantano la lagna del secolo se il loro ultimo appuntamento è gay o impotente o un ossessionato dal sesso o…semplicemente noioso. Dio mio, ho bisogno di un uomo, ho bisogno di un uomo ora, ce l'ho, Skinner!!!! Ma non voglio legarmi a Skinner…non importa, rappresenta meno implicazioni, sarà solo sesso. Solo per il sesso andrei con uno sconosciuto, ma, tenendo in conto la mia fortuna sicuramente risulterebbe un alieno… una cosa è non credere nella loro esistenza ma per esserci ci sono. ACCIDENTI. Ho riso.

-A cosa pensi?

- Eh, spero che tu offra più di un dollaro, questo ti costerebbe qualche milione.- L'ho detto a voce alta?

L'ho detto a voce alta. Mi sta guardando. Mi sta guardando con quel viso. Mi sta leggendo nella mente. Può vedere come mi butto sul povero Skinner nel suo ufficio, può vedermi in un vicolo mentre bacio uno sconosciuto a cui spuntano improvvisamente delle antenne, può vedermi nel suo letto scostandolo dolcemente e dicendogli" Mulder, sei troppo importante per me, non posso utilizzarti" " Ma io sì voglio, che sono a secco come te"" Già, ma ci sono cose più importanti" "No, carina, ci sono nei due primi mesi di astinenza, poi smettono di esserci"

Sto ridendo sonoramente. Da questa non ne esco fuori.

- Mulder, guarda la strada.

La guarda un istante.

- Sì, va bene, pensiamo alle opzioni: di fronte ho una strada infinitamente diritta per la quale l'ultima volta che è passato un veicolo questo era a due cavalli e non mi riferisco alla potenza e alla mia destra ho Scully-mezzo sorriso sbellicandosi. Non so, non so, difficile scelta.

- Era una sciocchezza.

- Raccontamela, raccontamela, raccontamela. Dai. Mi annoio.

- Accendi la radio.

CCC, chiara, concisa e corretta? No, caustica (ndt : nel senso di tagliente. E' per rispettare le tre C ), cattiva…ho bisogno di un'altra…C…, non mi viene in mente.

-Dai, su.

Ho controllato questa vocina da bambino viziato unita al faccino da cane che si è perso? No, ma…m'ispira solo…tenerezza. Così che niente.

- E'èèèè...-cedo-...difficile da spiegare- Che succede, al mio paese questo si chiama cedere.

Frena quasi di botto, va nella corsia d'emergenza e rimane a fissarmi con gli occhi spalancati. Mi guardo intorno. Non ci sono UFO, non ci sono extraterrestri, non c'è …cavolo, non c'è niente, che notte buia accidenti!

-Difficile da spiegare?

Corazza!!!, corazza inizia con la C, non è un aggettivo ma…E a questo che gli succede?

-Difficile da spiegare?

Conto i secondi che passano senza battere ciglio ma mi stanco. Che cavolo gli succede?

-Sì, stavo pensando ad una cosa che alla fine ho trovato divertente ed è molto complicato da spiegare, che cosa c'è?

Sù, lasciami raccontare la faccia che faceva Skinner, solo questo. Non succede niente se gli racconto questo.

- Scully, per la giustizia nel mondo, per la mia salute mentale, per cambiare un poco, ho bisogno che tu mi racconti qualcosa di"difficile da spiegare".

Va bene, ho colto l'ironia.

-

- L'impronta era lì.

-Mulder...era Halloween.

- Che sia Halloween non significa che non ci sono Bigfoots.

-Hai una frase tatuata in qualche parte del corpo con la scritta " Che tu sia un paranoico non significa che nessuno ti segue"?

- Sei arrabbiata per qualcosa?

-No- mi affretto a dire- no, assolutamente.

-Se vuoi puoi verificarla tu stessa, la storia del tatuaggio.

- Sapevo che avresti finito per dirlo.

- Accidenti, dovrò rinnovare le mie battute. Certamente… non avevo secondi fini. Mi…dispiace.

-Non importa.

Silenzio scomodo. Si sta male. Devo dire qualcosa. Non mi piace una situazione scomoda.

- perché hai fermato la macchina?

Guarda avanti con un sorriso stanco e si stringe nelle spalle. Solo il nero della notte fuso con a strada diritta illuminata dalla luce conica dei fari.

Non preoccuparti non sarò mai alla tua altezza, non stavo pensando a nessuna impronta che senza dubbio apparteneva ad un mostro criptozoologico.

- Ora ci arriviamo.- Mi guarda- Che succede Scully?

Vero interesse. Non è più curiosità morbosa. Guardo dietro e vedo lo stesso nero assoluto tinto di rosso dalle luci posteriori. In mezzo al nulla. La luce del cruscotto della macchina l'illumina. Sguardo inquisitorio, fronte aggrottata. Per un momento ho la sensazione di essere persa nel cuore di quest'universo nero, isolata in un piccolo spazio in cui esiste solo lui. Pensandoci bene…rassomiglia abbastanza alla realtà. L'ho guardato per troppo tempo. Ora sembra francamente preoccupato.

- Cosa pensi di noi, Mulder?

Dio, ho detto noi? Per favore, poichè l'ho detto fa che non si noti che ho detto "noi". Volevo dire di te e di me, voglio dire che volevo dire " di te, punto e a capo di me"

- Definisci- dice, essenzialmente meravigliato.

Definisco, definisco, felice di definire.

Come cavolo lo definisco? Guardo fuori…ma vedo tutto nero. Lo guardo…"Ora ci arriveremo"…mi guarda. Quando quest'uomo mette la sua attenzione su qualcosa è come se… tutto il suo corpo s'inclinasse intorno ad uno strano centro di gravità ed in questo momento sono io per cui…dà la sensazione che mi avvolga come…se mi circondasse proteggendomi dall'oscurità esterna. Non so come incomincio a parlare né sono sicura di quello che dico.

- Sai, noi ci uccidiamo per scoprire qualcosa che non possiamo scoprire e, se lo scoprissimo, non avremmo prove e , se le avessimo, nessuno ci crederebbe e... anche se qualcuno ci credesse lo prenderebbero per pazzo o lo ucciderebbero o non avrebbe importanza. Non so, mi sento come il coyote( ndt quello dei cartoni animati), sai? Il coyote è costante, perseverante, metodico, diligente, intelligente, pieno d'immaginazione, non si arrende mai, non si scoraggia mai, fa tutto quello che si suppone che deve fare, va bene, forse dovrebbe cambiare marca ma….-sorridiamo- ma non serve a niente perché qualcuno all'altro lato della matita dice che gli tocca perdere. Dice che perderà eternamente, questa è l'idea, questa è la barzelletta. Non importa quel che farà, perderà.

Bene, Dana, come sei passata dal "ho bisogno di una scopata" a " Dio gioca a dadi con l'universo spiegandolo attraverso un cartone animato"? Non lo so…ma forse non ho bisogno di una scopata ma di smettere di avere la sensazione di cadere eternamente per un precipizio inseguita da un incudine ACME.

- Vuoi mollare?

- Io non ho detto questo!

Soleva le mani in un gesto pacificatore. Ho gridato tanto?

- Emmm è sempre valido il " non sono arrabbiata?"

Sorrido. Questo sciocco era psicologo, no? La verità è che quando ascolta una quasi quasi ci crede.

- Desidererei...

Si mantiene in attesa. Paziente. Ha abbassato le mani e le tiene sulle cosce rivolte verso l'alto. Non so perché mi ricorda una madre che sta vicino ad un bambino che fa i primi passi. Senza sostenerlo perché acquisti sicurezza e si sforzi di farlo da solo ma preparata a raccoglierlo in qualsiasi momento.

- Desidererei poterlo desiderare- dico ad un tratto, senza sapere il perché. Ma Mulder sembra aver capito tutto improvvisamente. Così che continuo.

- Desidererei poter volere una casetta in periferia e un marito affettuoso e...bambini…-ha abbassato lo sguardo, ehi guardami. Sembra avermi sentito e torna a guardarmi e continuo.- e un lavoro in cui tutte le mattine mi alzo alla stessa ora e il fine settimana poter andare alla casa in campagna o al parco e di tanto in tanto accendere la televisione e godere dei film di cospirazioni e UFO e extraterrestri che invadono la terra e sentirmi sicura. Passare un pomeriggio a pensare quale vestito comprarmi per una cena…e quello successivo a prendere il caffè con le amiche che considerano "INSPIEGABILE" che George ha abbandonato Silvia.

- Veramente? Io credevo che Silvia avesse abbandonato George.

Mi sorride con una tristezza infinita, ma mille volte più luminosa di tutto "l'infinito" che ci circonda.

- Ma non posso più desiderare questo. Mi sembra puerile e…perfetto e stupido…e pieno e vuoto e meravigliosamente semplice e…impossibile. Non posso desiderarlo.

Vuole toccarmi, lo so. Fa un lievissimo movimento con le mani " continuachetiprendosecadi" ma non lo porta termine. E non so perché ma l'adoro per questo. E non so perché ma so che lo ripeterà varie volte sta notte…ma nient'altro.

- Sai? Ho sempre una valigia pronta. Sempre.

Sorride e abbassa lo sguardo. Sulle mie mani. Sembra studiarle meticolosamente, come se ci fosse scritto su qualcosa che spiegasse tutto, che spiegasse il tumulto di assurdità che fluiscono costantemente dalle mie labbra. Annuisce lievemente, come invitandomi a proseguire e così dargli tempo per finire la sua analisi.

- Sì, certo che lo sai. Quando ero piccola ed andavamo da un posto all'altro, mi giuravo sempre che ne sarei uscita fuori. Che sarei vissuta in una città per sempre e avrei avuto amici per più di tre anni. Ora ho la valigia sempre pronta. Ma non posso più…abbandonare questo perché…ora è la mia vita. Non ne posso dipingere un'altra intorno a me e crederci.

Mi guardo intorno. Questo è la mia vita. Una strada perduta, buia, da nessun parte. E Mulder. Perso. Scuro. Un coyote che sa benissimo quello che vuole ma che non lo otterrà mai. Continua a guardare le mie mani. Allunga un dito lentamente e mi sfiora, la qualcosa sembra farlo svegliare da una strana trance. Mi guarda fisso.

- Ti dispiace d'avermi conosciuto?

Cosa, cosa?

- Scusa?

- Niente...non so…desidereresti queste cose se…in realtà…in realtà è c…

-NON DIRLO.

Sussulta per la mia interruzione. Ho detto Alaska? Il complesso di colpa di quest'uomo è della grandezza di tutto il maledetto continente.

- Io ho preso le mie decisioni. Inoltre, che importanza ha ora? Sì, forse se non ti avessi conosciuto sarei felice o forse morta, o forse condurrei la vita più insulsa che si possa immaginare o forse…non so. Non è questo ciò che importa. Ne abbiamo parlato e ti ho sempre detto la verità. Non mi pento delle decisioni che ho preso è solo che…E' solo che cosa devo farne di questi fatti. Sai? Non è un "potrebbe essere stato" è un "è". E' un che cosa pensi della tua vita? Rassomiglia schifosamente alla mia. Siamo persi in una strada in mezzo al nulla, nessuno ci aspetta, nessuno sa dove siamo, e a pochi importerebbe che …svanissimo improvvisamente, e qualcuno si rallegrerebbe enormemente. Questo è la nostra vita, Mulder. Non so tu, ma io a volte non so molto bene cosa farne.

Sorride, prima lievemente, poi ride, a fiotti, come qualcosa che precipita per una scala e va sempre più veloce fino a schiantarsi giù ed improvvisamente tutto resta in silenzio. Allora mi guarda di nuovo con un sorriso che è un misto di tenerezza, gioco e…complicità.

- Odora i fiori.

Mi ha fatto male. Mi ha attraversato come una freccia. Non per me ma per lui. Dove sta il "vale la pena", il " dobbiamo lottare per la verità", il " non possiamo lasciarli vincere".

- Quali fiori?- riesco a sussurrare con un sorriso cinico solo ed esclusivamente per evitare di piangere.

E allora lo capisco. No sta parlando della sua vita ma della mia. Si sta mettendo al mio posto. Sta dicendo di fare il necessario per…vivere. Va bene, sto per piangere.

- D'accordo, Scully, ti regalerò fiori.

Piangere, ridere, che importa?

-Non voglio fiori.

-Certo che vuoi fiori. Per metterli sulla credenza della casa i periferia. Che cos'è una credenza?

Piangere.

- Non lo so.

Sospira lungamente e mi asciuga una lacrima. Mi ha sempre emozionato che mi asciughi le lacrime, sopratutto in questo modo, dolcemente, come se dovesse trascinarle con cura per metterle in un altro posto, toglierle ma lasciarne la scia, come un " non voglio che tu pianga ma non pretendo di cancellare il fatto che tu stia piangendo."

-Scully, saremmo anche perduti su una strada in mezzo al nulla ma io so esattamente dove siamo: siamo qui, insieme, ed aspetterei ed starei in ascolto eternamente, e se tu svanissi improvvisamente mi romperei in mille pezzi e, mentre ciò accade, saprei che solo tu potresti riunirli di nuovo.

Va bene, piangere, piangere molto, piangere molto ma molto.

Mette le sue mani sotto le mie. Non le stringe nemmeno. Continua ad essere il " cammina sola che io ti sosterrò se traballi". E intuisco un immenso desiderio di trattenermi, un' immensa paura di perdermi ed un immenso autocontrollo per…lasciarmi andare.

- Quello che hai detto, è un fiore?

Sorride con noncuranza.

- Va bene-gli reggo il gioco- mi hai capito

- Questo devi dirmelo tu, non credi?

- Lo è- mi affretto a dire. Non ci ho pensato. Non ce n'era nemmeno bisogno.

- In ogni modo...non esattamente.

Sorride tra il divertito e il deliberatamente enigmatico.

Cerco di decifrare quel" non esattamente", la qual cosa quasi trattiene il pianto.

Difetto nella metafora. Non avvizzisce.

Non avvizzisce.

Non avvizzisce.

Annuisco leggermente.

- E' molto più.

Sorride, come se questo fosse tutto il necessario. Come se non avesse bisogno di sentire altro.

- Per me ...lo è. Averti all'altro lato...

Le mani hanno incominciato a tremargli e le ritira, dubito, ma finisco per trattenere le sue dita.

- All'altro lato?

Mi guarda come se si svegliasse da un sogno. Improvvisamente sembra tremendamente vulnerabile, piccolo, stanco.

- Si, all'altro lato- sorrise come meravigliato dalle sue stesse parole.- all'altro lato della scrivania, all'altro lato della leva de cambio, all'altro lato della sala, all'altro lato del muro, all'altro lato del telefono, all'altro lato di un'idea…di un'opinione. E sempre vicino. Mi sembra tremendamente egoista e …a volte veramente desidero che tu vada via... Non posso…

Dio, sta per piangere. Piange. Sta piangendo. Ma cos'abbiamo bevuto?

- Non posso restituirti niente di quello che hai perso in questi anni. Niente. Ma farei qualsiasi cosa che è in mio potere per…te. Qualsiasi cosa, Dana. Incominciando col lasciarti andare, con un sorriso.

Perché io no gli asciugo le lacrime?

- Non voglio andarmene nemmeno se…sorridi.

perché non lo faccio? Non cadrà il cielo.

- Parlavo solamente. Avevo solo necessità di parlare...E non c'è bisogno che tu faccia niente salvo quello che fai...esserci, come ci sei, ogni volta che ho bisogno di te.

Si possono baciare le palpebre e tornare alla posizione di partenza?

- D'accordo non ...non è che penso che tu voglia andare via, solo...volevo che tu lo sapessi.

Dall'altro lato. Come indiani che si fanno segnali di fumo. Dall'altro lato, come sentinelle nella notte, senza abbandonare mai le postazioni.

E se io voglio attraversare? Mettiamo le cose al loro posto. Non m'importa se passa tutta la mia maledetta vita senza che ci sia niente di minimamente sessuale tra quest'uomo e me, non m'importa se non sentirò mai il suo corpo nudo sul mio, se non lo sentirò mai gemere a causa mia, se non sentirò mai il suo alito caldo alla fine della mia schiena, ma m'importa sì, di tirarmi indietro. Sì m'importa volerlo baciare e non farlo, volerlo abbracciare e non farlo, voler rimanere accanto a lui in attimo in più o per tutta una notte, solamente…mettere la mia mano sulla sua spalla e non farlo perché "potrebbe sembrare che…". Non sopporto la paura. E ancor meno questa sensazione che, ogni volta che non lo faccio, lo sto lasciando solo, perduto, abbandonato.

Sta più lontano. Sono pochi centimetri ma ci sono. Guarda attraverso il parabrezza.

- Che cos'è che penso della mia vita? Che hai ragione, che è come questo posto, un universo buio, freddo, pericoloso e per la maggioranza del tempo vuoto di significato…

Gira lo sguardo verso di me…Avrei giurato che la frase non era finita..

- ...in cui c'è un piccolo posto luminoso, caldo, sicuro e...pieno di significati. E non mi riferisco alla macchina, Scully, non sei molto sveglia.

-Vieni.

Dico solamente vieni e apro le braccia.

Appoggia la testa sul mio petto.

E' così facile come cadere.

Chiunque che ci vedesse trarrebbe delle conclusioni, ma nessuno ci può vedere.

Domani mi arrabbierò per il fatto che non sono sveglia. Domani sarò seria e marcherò le distanze.

Mi metterò ugualmente ad analizzare quello che sento e quello che no.

Ora non importa.

Voglio solo sentirmi in questo piccolo spazio, solo un pochino, solo un pochino in questo piccolo mondo caldo.

- Ora non sono più all'altro lato.

Non arrivo vedere le sue labbra, ma so che sorride.

Alcune volte, una è cosciente che una persona non è la somma delle sue parti ma qualcosa di più, qualcosa di complesso e completo ed indivisibile e insostituibile. Allora non può andare più da nessuna parte. Forma un tutto che va ancora più in là di quello che tu conosci, di quello che tu hai visto, un essere umano che per qualche strano motivo puoi vedere completo, riempiendo con una specie di fede gli angoli bui che non conosci. E allora sai che questa persona sarà sempre parte di te.

Alla fine, questo è tutto, credo, che altro importa?

Ora sono qui, nel mio piccolo mondo, nel nostro universo privato.

A casa.

Torna all'inizio Sfoglia l'archivio