Le fanfic di X-Files

Influenza

Scully prende l'influenza e Mulder si prende cura di lei
Autore: GEHale
Pubblicata il: 21/10/2009
Rating: G, per tutti
Genere: UST
Sommario: Scully prende l'influenza e Mulder si prende cura di lei
Note sulla fanfic: Tutto Ŕ nato da una domanda semplice e banale: "Ma Scully non si Ŕ mai presa una banale influenza?"

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Venerdý

Era iniziato tutto venerdì mattina. Scully si era alzata da letto e si era subito sentita strana. Le ossa pesanti e doloranti, un cerchio alla testa leggero, ma insistente, tutti i muscoli indolenziti. Aveva fatto la sua solita colazione, si era vestita ed era uscita per andare al lavoro pensando “Passerà presto”. All’ora di pranzo fu chiaro, a lei così come a Mulder, che qualsiasi cosa avesse non le stava passando, ma anzi, andava solo peggiorando.
“Sarà l’influenza che gira in questi giorni Scully, vai a casa e riguardati” disse Mulder trangugiando l’ultimo boccone del suo panino.
“E’ escluso, non prendo l’influenza da anni…” rispose Scully, il suo piatto di insalata era ancora praticamente intatto.
“Mmm davvero? E questo sarebbe il tuo parere di medico?” le disse guardandola di sbieco.
Scully alzò il viso verso il soffitto e chiuse gli occhi per un attimo, si sentiva uno schifo e sapeva che lui aveva ragione.
“E va bene… “ sussurrò aprendo gli occhi ed accennando un leggero sorriso. Scully si alzò e raccolse le sue cose.
“Vuoi che ti accompagni?” le domandò lui.
Si infilò la giacca e si voltò verso di lui “Penso di riuscire a cavarmela da sola” e non poté fare a meno di sorridergli di nuovo.
Mulder annuì e Scully uscì dall’ufficio.

Una volta a casa, Scully si sentì distrutta. L’unica cosa di cui aveva voglia in quel momento era di infilarsi il suo pigiama e sprofondare sotto le coperte. Prima di rifugiarsi nel calore del suo letto prese il termometro per  misurarsi la febbre.
“Grandioso!” esclamò dopo aver ottenuto la risposta dall’apparecchio. Il termometro segnava 38.8 e il cerchio alla testa a quel punto era diventato insopportabile.
Tornò in bagno, pregando di avere in casa qualche medicina che potesse aiutarla a stare meglio. Non voleva chiamare sua madre e farla preoccupare per una stupida influenza. Aprì l’armadietto dei medicinali e, grazie al cielo, trovò quello che faceva al caso suo. Andò in cucina a preparasi un tè caldo e una volta bevuto, ingoiò le pillole e si diresse immediatamente a letto.
“Agente dell’FBI messa KO da un virus influenzale…” disse tra sé, ridendo di lei, mentre si sistemava sotto le coperte. Si rannicchiò da un lato del letto, e si addormentò ancor prima di accorgersene.

Sabato

Fu la luce del sole a svegliarla, filtrando attraverso le persiane socchiuse. Scully si rigirò nel letto un paio di volte finché decise di aprire gli occhi. L’operazione si rivelò più faticosa del previsto. Il cerchio alla testa era sparito, ma continuava a sentirsi uno schifo. Si voltò verso il comodino. La sveglia segnava le 10:13 del mattino.
“Non mi facevo una dormita così lunga da… neanche me lo ricordo da quando” pensò. Allungò la mano ed afferrò il termometro. Cinque minuti dopo il responso impietoso.
“38.2 alle dieci del mattino… accidenti…” mormorò, e sbuffando scese dal letto. Quando tornò dal bagno aveva ancora gli occhi mezzi chiusi. Sapeva che non avrebbe dovuto prendere un’altra pillola a stomaco vuoto, ma mangiare in quel momento era fuori discussione. Tornò di nuovo sotto le coperte pensando “Al diavolo” mentre ingoiava un’altra pillola. Si stese di nuovo a letto cercando di riposare.

Quando aprì di nuovo gli occhi, il sole illuminava pienamente la stanza e la sveglia sul comodino segnava le 15:56. Mentre stava ancora cercando di capire come si sentisse, squillò il telefono. Scully allungò una mano e alzò la cornetta per rispondere.
“Pronto…” disse con un filo di voce
“Ah.. Scully? Sei tu?” domandò la voce all’altro capo del telefono.
Scully sospirò, chiuse gli occhi e si abbandonò di nuovo sul letto.
“Mulder… “ rispose sospirando
“Mi scusi, parlo con l’agente dell’FBI Dana Scully che non prende un’influenza da anni?” le disse in tono ironico, ben sapendo che le avrebbe strappato un sorriso.
Sdraiata nel suo letto, Scully non riuscì a soffocare del tutto il suo sorriso. Sapeva che lui l’aveva sentita quindi usò la sua risposta brevettata.
“Sto bene, Mulder”
“Sì, certo. Per questo hai la voce di RuPaul!” replicò Mulder
“E’ solo un’influenza, un po’ di febbre e nient’altro… uno stupido virus… starò bene…” continuò lei.
“Sicura di non avere bisogno di niente?” il tono di voce di Mulder si fece più serio stavolta e Scully lo percepì immediatamente. Era preoccupato.
“E’ tutto sotto controllo, Mulder. Non preoccuparti” gli rispose Scully cercando di recuperare la sua voce. Ci fu un attimo di silenzio da parte di entrambi. Scully sapeva che in quel momento Mulder stava sorridendo e scuotendo la testa.
“D’accordo” disse lui alla fine “chiama se hai bisogno, ok?”
Di nuovo silenzio. Mentre lui stava per riagganciare Scully lo chiamò “Mulder?”
“Sì?” disse lui
“Grazie per aver chiamato” e riagganciò.

Scully fissò il telefono nelle sue mani. Sapeva esattamente cosa sarebbe successo da lì entro breve tempo. Mulder sarebbe arrivato a casa sua con una scusa qualsiasi e non se ne sarebbe più andato fino a che non si fosse convinto che stava bene. Passare la giornata con lui, in quelle condizioni, non era certo quello che desiderava. Si sentiva vulnerabile, e non solo per quella dannata influenza. Si sentiva vulnerabile perché il suo appartamento non era un luogo sicuro e neutro come lo era il loro ufficio nello scantinato dell’FBI. Dopo la notte che avevano passato insieme, dopo che erano “stati” insieme, tutte le volte che rimanevano da soli in un luogo che non fosse il loro ufficio, Scully non sapeva più come comportarsi. Una sensazione strana si impadroniva del suo stomaco e il timore di rovinare tutto le impediva spesso di parlare.
“E’ solo Mulder…” continuava a ripetersi, ma spesso non bastava e così si creavano silenzi lunghi ed imbarazzanti per entrambi.
E adesso, lui le sarebbe piombato in casa da un momento all’altro e si sarebbe accampato lì. E lei non avrebbe avuto via di scampo. Scully si alzò dal letto facendo una smorfia e si diresse in bagno.

Mulder rimase a fissare il telefono per dieci minuti buoni. I medici sono i peggiori pazienti. Sapeva che Scully aveva mentito, che si sentiva uno schifo ed era troppo orgogliosa ed indipendente per chiedere aiuto, soprattutto a lui, ma sapeva anche che non poteva andare da lei solo per “vedere se stava bene”. Almeno, non se voleva corre il rischio che lei lo cacciasse via. Aveva bisogno di un buon motivo… e all’improvviso si ricordò. Prese la giacca di pelle ed uscì di corsa dal suo appartamento, direzione Hoover Building.

Era passata poco più di un’ora dalla telefonata di Mulder quando Scully sentì bussare alla sua porta. Bevve l’ultimo sorso di tè dalla tazza e si alzò dal tavolo, ancora dolorante. Si accostò la vestaglia e dopo aver fatto un lungo sospiro, aprì la porta. Lui portava un paio di jeans, e sotto la giacca di pelle faceva capolino una t-shirt nera.
“Mulder…” disse fingendo di essere sorpresa.
Mulder la vide sulla soglia della porta. Indossava un pigiama bianco e una vestaglia di lana color bordeaux. I capelli erano un po’ arruffati e aveva le guance un po’ arrossate.
“Ciao… non volevo disturbarti di sabato pomeriggio, ma stavo ricontrollando il nostro ultimo rapporto e… beh… ieri sei andata via senza averlo firmato…” disse Mulder con una voce forzatamente monotono.
“E non poteva aspettare lunedì?” pensò immediatamente Scully nella sua testa, ma si trattenne dal dirlo a voce alta. Lo guardò negli occhi e si ricordò che, in fin dei conti, lui era venuto lì per lei.
“Entra” gli rispose sorridendo.

Una volta in casa, ancora con in mano il fascicolo che aveva preso dall’ufficio, scorse immediatamente il tavolo della cucina. Una tazza da tè, desolatamente sola ed ancora fumante, era appoggiata sul tavolino. Sui fornelli, l’unica traccia di attività recente era data dal bollitore, sistemato su un fuoco spento, con accanto un paio di presine.
“Ho interrotto il tuo spuntino?” disse Mulder cercando di non apparire troppo sospettoso.
Scully stava in piedi, di fronte a lui, con le braccia incrociate sul petto, quando riconobbe quel tono. Era lo stesso tono che Mulder usava tutte le volte che, nel bel mezzo delle indagini su un caso, lui la stuzzicava con domande di cui conosceva già la risposta, ma che a lei era ancora sconosciuta. Normalmente era in grado di sostenere la conversazione, ma quel pomeriggio, la febbre e l’influenza giocavano a suo sfavore.
Scully annuì e, senza dire altro, prese la tazza dal tavolo e la mise nel lavandino della cucina.
“Che hai mangiato a pranzo?” Mulder interruppe il silenzio.
“Lo sapevo, ci siamo” pensò Scully dentro di sé.
Si voltò verso di lui e sentì il suo sopracciglio inarcarsi involontariamente. “Non avevi un rapporto da farmi firmare?” gli rispose.
Mulder capì di avere fatto centro. Lei stava tentando di cambiare discorso. Strinse gli occhi e la fissò un attimo prima di dire “Uhm… certo, ma prima vorrei sapere quando è stata l’ultima volta che hai messo qualcosa di solido nello stomaco…”
Scully si appoggiò al bancone della cucina e si portò una mano sul viso, quasi come per nascondersi.
“Mulder…” sussurrò lievemente “senti, io non…”
“No, Scully, niente scuse” iniziò tenendo volutamente un tono di voce risoluto. Appoggiò sul tavolo  i documenti che teneva in mano, si tolse la giacca e la appese all’attaccapanni. Scully lo guardava muoversi in casa sua senza riuscire a capire bene cosa stesse facendo. Quando Mulder tornò in cucina, si accorse che aveva il telefono in mano.
“Guarda, non voglio neanche saperlo quando è stata l’ultima volta…” disse con lo stesso tono “Ma rimediamo subito…”
Scully lo osservò muta ed immobile, ancora appoggiata al bancone, mentre Mulder al telefono ordinava una pizza gigante piena di ogni ingrediente possibile. Quando riattaccò il telefono, lei lo stava ancora fissando.
“Saranno qui al massimo tra 20 minuti” disse lui in tono trionfante.
“Mulder… pizza??” chiese Scully “Non… non si fa mangiare la pizza a chi ha la febbre… non è…”
“E’ invece sì! E’ un ottimo rimedio per guarire in fretta… una cura tramandata da generazioni nella famiglia Mulder” le disse con un tono di voce provocatorio.
Scully sorrise, chiuse gli occhi e sospirò.
“D’accordo, ma niente birra per me, non è il caso… con i medicinali…”
“No, ovvio. La birra è per me. Per te il menù prevede pizza e latte caldo!” rispose Mulder. Si avvicinò al frigorifero e lo aprì.
“Pizza e latte caldo??” chiese Scully “Lasciami indovinare, anche questo è un antico rimedio di guarigione della famiglia Mulder?” disse ridendo.
“No” replicò lui “questo me lo sono inventato io adesso” disse anche lui ridendo.
Si voltò, chiuse il frigo e, con una busta di latte in mano, si diresse verso i fornelli. Scully stava sorridendo e scuoteva leggermente la testa.
“Vai a sederti mentre ti preparo la bevanda dei campioni” la prese in giro, e Scully ubbidì senza dire una parola.

Il tempo passò in un batter d’occhio. Mulder iniziò a raccontare vecchie storie di lui bambino ammalato e fare battutine assurde, mentre era indaffarato a preparare una tazza di latte caldo per Scully. La obbligò a berla, e lei non oppose resistenza. Il suono del campanello li colse di sorpresa mentre stavano ridendo, seduti entrambi al tavolo in cucina. Mulder si alzò per andare ad aprire. Pagò il garzone della pizza e poi si rivolse a Scully con aria birichina dicendo “Si mangia finalmente!”

Si accomodarono entrambi sul divano, e Mulder si preoccupò di “apparecchiare” il tavolino basso da caffè sistemato di fronte. Portò tovaglioli, piatti e posate ed obbligò Scully a mangiare metà della pizza. All’ultima fetta, Scully gettò la spugna.
“Basta, Mulder… sento che scoppierò se mangio ancora un altro boccone” disse lamentandosi.
Mulder in quel momento stava curiosando nella sua libreria e non si voltò neanche per risponderle. Scully non poteva vedere cosa attirava la sua attenzione così tanto.
“Non posso crederci…” borbottò lui incredulo dopo qualche istante.
“Cosa? Che c’è?” chiese Scully incuriosita.
Mulder si girò, lentamente, enfatizzando i suoi movimenti. Stringeva in mano la custodia di una videocassetta.
“Titanic. Edizione Speciale.” recitò in modo maestoso.
Scully non ebbe il coraggio di replicare. Lo guardò dal basso verso l’alto, con sguardo innocente, e alla fine disse “E allora?”
“…e allora non ti facevo questo tipo di ragazza” disse Mulder rigirandosi tra le mani la VHS.
Scully continuava a guardarlo e si preparava mentalmente a subire le sue battutine ironiche sull’argomento.
“Sai che sono un ragazzo coraggioso, Scully, vero?” disse lui provocatoriamente.
Scully annuì lievemente.
“Non ho mai visto questo film, credo che sia giunto il momento di colmare questa mia grave mancanza” continuò a dire con lo stesso tono.
“Ah, no, no. Non ci pensare neanche…” replicò Scully alzandosi di scatto dal divano “Non se ne parla, è escluso…”
“Scully… non capisco… “ disse lui incerto. Sul serio, in quel momento non riusciva a decifrare il suo sguardo e la sua reazione.
“Non voglio guardare questo film con te!” Scully si accorse che forse era stata troppo dura nel suo commento, ma ormai era fatta…
Mulder la guardò con aria interrogativa, completamente spiazzato. Abbassò la custodia della videocassetta ed aprì le braccia quasi come in segno di resa.
“Per… perché, scusa?” disse alla fine.
Scully sospirò ed abbassò il capo. Ci fu un attimo di silenzio in cui Mulder attese impaziente la sua risposta. Scully deglutì ed alzò di nuovo lo sguardo verso di lui, con la testa leggermente inclinata da una parte e le mani appoggiate sui suoi fianchi.
“Perché, Mulder… se guarderai questo film so già che non potrai fare a meno di fare ironia su tutte le incongruenze della storia, farai le tue solite battute su quanto sia insignificante il racconto… “ prese fiato “… e non sto parlando dell’affondamento del Titanic in questo momento…” lo guardò sorridendo e pensò “ecco fatto, ho vuotato il sacco”.
Mulder sorrise.
“Giuro, Scully. Non ti facevo questo tipo di ragazza…” il suo sorriso si allargò, insieme a quello di Scully.
“Prometto. Nessuna battuta” disse portandosi la mano su cuore “… neanche sui capelli osceni del biondino” aggiunse, e senza darle tempo di ribattere disse “Io sparecchio il tavolo, tu prepara la televisione” e le porse la videocassetta.
Mulder stava ancora ridacchiando quando Scully prese il film dalle sue mani. Anche lei stava ridendo, cercava di nasconderlo, ma lui se ne era accorto. Mulder tornò in salotto con una coperta, si sedette sul divano accanto a Scully e l’aiutò a coprirsi. Scully scivolò col corpo in avanti, appoggiò la testa sullo schienale del divano e stese i piedi sopra i cuscini che aveva sistemato sul tavolino da caffè.
Mulder prese il telecomando.
“Pronta?” le chiese
“Sì” gli rispose, ma nella sua testa pensava “Alla prima battuta idiota lo prendo a calci, giuro che lo prendo a calci…”
Mulder diede il via alla proiezione e scivolò anche lui sul divano, come lei.

Sullo schermo, il Titanic si apprestava a lasciare il porto di Southampton. Mulder girò lievemente il viso e chiese “Sei mai stata in crociera, Scully?”
Lei si voltò, sospettosa.
“No” disse in tono neutrale.
“Un giorno ci andremo allora…” disse lui sorridendo.
“Mulder?” disse Scully.
“Sì?” le rispose lui.
“Guarda il film e non fiatare” lo riprese Scully.
“Va bene” disse lui ridendo, e tornò a guardare il film in silenzio.

Jack aveva appena fatto salire Rose sulla punta estrema della prua della nave.
“Ti fidi di me?” le aveva sussurrato all’orecchio.
“Ehi!!” urlò Mulder mettendosi seduto sul divano “…quella battuta è mia! Mi ha rubato la battuta, Scully!” Mulder si voltò verso Scully con la faccia fintamente offesa.
Lei lo guardò senza muovere un muscolo, con la stessa espressione che aveva avuto prima quando gli aveva intimato di starsene zitto… ma dopo alcuni istanti, crollò impietosamente sotto lo sguardo fintamente abbattuto e offeso di Mulder. Le scappò un sorriso. Doveva dargliene atto, quella era la sua battuta. Continuò a ridere e Mulder fece altrettanto, ma non sfidò ulteriormente la fortuna. Scivolò di nuovo sul divano, appoggiò la testa sullo schienale e si rilassò tornando a guardare la televisione.

Jack e Rose si stavano baciando sulla prua del Titanic, al tramonto. Scully sbirciò l’espressione di Mulder e si chiese quando avrebbe ceduto alla tentazione di commentare la scena e rovinare l’atmosfera che la musica, unita alle immagini, aveva creato. Mulder non disse niente.
Quando la vecchia Rose comparve di nuovo sullo schermo, Scully si mosse leggermente sul divano. Allungò una mano fuori dalla coperta e iniziò a stuzzicare le dita della mano di Mulder. La mano di lui le rispose, la accarezzò. Incrociò le sue dita con quelle di lei, e nel momento in cui entrambi strinsero la mano all’altro, si voltarono per scambiarsi un sorriso reciproco.

Il film andava avanti e Mulder stava tenendo fede al suo giuramento. Non aveva più aperto bocca dalla scena sul ponte della nave. Osservava attentamente lo svolgersi della storia sullo schermo della televisione, tenendo Scully per mano e accarezzandone il dorso di quando in quando. Scully non l’avrebbe mai ammesso neanche sotto tortura, ma si sentiva meglio. Merito delle pillole? Merito della dieta a base di “pizza e latte”? O forse merito di Mulder? Non sapeva dirlo, anche se aveva un sospetto preciso, ma di certo non aveva bisogno del termometro per sapere che la febbre si era abbassata. Aveva ancora i muscoli indolenziti, ma sperava che una buona dormita avrebbe rimesso a nuovo anche quelli.

La fuga dal tirapiedi di Cal aveva condotto Jack e Rose nella stiva della nave. Dopo qualche istante salirono sull’auto. Jack baciò Rose appassionatamente prima di iniziare a fare l’amore con lei. A quel punto Mulder non poté più farne a meno. Si voltò verso Scully, alzandosi leggermente dal divano. Lei, distratta dal film, lo vide solo un attimo prima di sentire le labbra di Mulder sulle sue. Fu colta completamente di sorpresa, ma la delicatezza di quel bacio la lasciò senza possibilità di pensiero. Mulder sentì le labbra di Scully sorridere sotto le sue. Sorrise a sua volta, e senza dire una parola, si scostò leggermente.
“Ti attaccherò l’influenza…” sussurrò Scully con appena un filo di voce.
Il sorriso di Mulder si allargò, le accarezzò una guancia con la punta delle dita e le rispose sussurrando “Io non mi ammalo mai…”
Scully stava ancora sorridendo quando Mulder tornò a baciarla. Stavolta con più passione, ma sempre delicatamente. Le loro bocche si aprirono contemporaneamente, ed il bacio si fece più intimo. Le loro lingue si sfiorarono delicatamente, mentre Mulder continuava ad accarezzarle il viso. Mulder interruppe il bacio molto lentamente, le diede un ulteriore bacio sulla guancia e scivolò di nuovo al suo posto, di fianco a lei, sul divano. Quando ebbe finito di sistemarsi, Scully appoggiò istintivamente la sua testa sulla sua spalla. Lui le fece spazio e l’abbracciò.

Con gli occhi fissi sulla televisione, nessuno dei due disse niente. Ripresero a guardare il film in silenzio. Scully si scoprì a pensare che avrebbe veramente potuto abituarsi a quella nuova situazione. Lei e Mulder si erano appena baciati e quel gesto era stato talmente naturale e spontaneo per entrambi, che fece svanire tutte le sue paure ed i suoi timori nel preciso istante in cui aveva sentito le labbra di Mulder sfiorare le sue. Per un attimo aveva anche sentito la febbre tornare, ma era sicura che non era per colpa dell’influenza questa volta.

La giovane Rose tornò sul Titanic, molti anni dopo la notte dell’affondamento della nave, percorse le scale per incontrare il suo Jack di fronte all’orologio del ponte della prima classe. Il film terminò. Scully si scostò da Mulder e gli chiese con aria curiosa “Allora?”
Lui la guardò ponderando con attenzione tutte le possibili risposte. Titanic non era sicuramente il suo genere di film, ed ovviamente entrambi sapevano che Mulder lo aveva usato come ulteriore scusa per trattenersi a casa di Scully, ma adesso si trovava ad un bivio. Mentire o dire la verità?
“Beh… sai… secondo me quell’iceberg potrebbe essersi trovato sulla rotta del Titanic a causa di un calcolo errato. Magari gli alieni lo hanno prelevato per studiarne la composizione chimica, ma quando l’hanno riportato al suo posto, hanno sbagliato le coordinate…” disse Mulder con il suo tono monocorde.
“Mulder!!!” gridò Scully a metà tra una risata ed un lamento.
Gli diede uno schiaffo sul braccio in segno di stizza e poi entrambi scoppiarono a ridere. Il primo a riprendersi fu Mulder.
“Credo sia ora di andare a letto…” disse.
Scully lo guardò incerta. Lui annuì.
“Dormirò sul divano…” aggiunse, e Scully capì di essere stata fraintesa.
“Mulder…” non sapeva come dirlo, strinse la sua mano, forte, nella sua, e guardando le loro dita intrecciate disse “… non è necessario…” e alzò lo sguardo verso di lui, sperando di non essere stata fraintesa di nuovo.
Mulder sorrise. Portò la mano di Scully alle sue labbra e ne baciò il dorso.
“Vai pure a preparati per la notte. Metto in ordine qui e ti raggiungo…” sussurrò, e poi si alzò dal divano.

Quando Scully uscì dal bagno, sentì Mulder muoversi nella sua cucina. Si sentiva decisamente meglio, ma era anche molto stanca, per cui si diresse immediatamente nella sua camera e sprofondò sotto le coperte. Sentì gli occhi chiudersi lentamente, sotto il peso della fatica e delle medicine che aveva preso per combattere l’influenza.

Mulder spense le luci della cucina e del salotto. Dopo essere stato in bagno entrò nella camera di Scully facendo attenzione a non fare troppo rumore. La vide già addormentata, rannicchiata su un fianco, da un lato del letto, con le spalle scoperte. Si tolse le scarpe e, lentamente, sollevò le coperte ed entrò nel letto muovendosi con prudenza.

Scully trasalì. Tentò di girarsi, ma non ce la fece. Mulder la cingeva con un braccio da dietro. Lo sentì muoversi verso di lei ed avvicinarsi al suo viso. Scully girò leggermente il volto per guardarlo. Lui le diede un bacio sulla guancia e le sussurrò all’orecchio “Buona notte, Scully”
Scully sorrise e a sua volta sussurrò “Notte, Mulder”.
Chiuse gli occhi, e in un attimo si addormentò.

Domenica

Quando Scully aprì gli occhi la mattina seguente, capì subito di sentirsi meglio. Si voltò, ma trovò il letto vuoto accanto a lei. Sentiva ancora il profumo di Mulder addosso a lei. Chissà per quanto tempo avevano dormito abbracciati? L’ultima cosa che si ricordava era di avergli augurato la buona notte, poi era crollata. Rimase in silenzio, e sentì dei rumori provenire dalla cucina. Sul comodino, la sua sveglia segnava le 9:25. Vide il termometro posato lì accanto, ma decise che non ne aveva bisogno. La febbre era svanita e, ad una prima analisi superficiale, i suoi muscoli stavano decisamente meglio.

“Buongiorno” disse Mulder entrando nella stanza.
“…’giorno” rispose Scully.
“Sembra che la nostra paziente stia meglio stamattina, vero?” le chiese sedendosi sul lato del letto accanto a lei.
“Già, pare di sì” rispose lei sorridendo. Scully fece per sedersi sul letto e Mulder le scostò una ciocca di capelli dal viso.
“Ha chiamato tua madre poco fa…” disse Mulder.
Scully impiegò un attimo a realizzare quello che l’affermazione di Mulder comportava. Era domenica mattina. Sua madre aveva chiamato a casa sua ed aveva risposto Mulder. Scully capì di essere nei guai.
“Le ho detto che avevi l’influenza e così… sarà qui tra poco” disse sorridendo.
Scully si coprì gli occhi con una mano. Non solo era nei guai, ma non poteva neanche fare niente per evitarli. I suoi guai sarebbero entrati direttamente dalla porta di casa sua entro breve tempo.
Guardò Mulder, tra un dito e l’altro, le scappò un sorriso.
“Mulder…” disse.
“Sono sicuro che voi ragazze vi divertirete un mondo insieme oggi…” le disse prendendola in giro.
Scully lasciò cadere la mano nel suo grembo, lo guardò storto ed inarcò il suo sopracciglio.
“Sì, stai decisamente meglio…” disse Mulder dopo che lei lo ebbe fulminato con lo sguardo.
Mulder si alzò dal letto.
“Te la caverai alla grande…” sussurrò un attimo prima di darle un bacio intenso sulla fronte. Rimasero così per alcuni istanti. Mulder si scostò da lei, le prese il viso tra le mani e le accarezzò le guance.
“Ci vediamo in ufficio domani” le disse prima di incamminarsi verso la porta per uscire.
“Mulder??” Scully lo richiamò mentre lui era sulla soglia del corridoio.
Lui si voltò.
“Sì?”
“Non avevi portato un rapporto da farmi firmare?” le chiese col tono più ironico che riuscì a trovare.
Mulder fu preso in contropiede, un sorriso grande e caldo apparve sul suo viso.
“Può aspettare lunedì, Scully” le rispose prima di andare via.

Scully rimase a fissare il corridoio vuoto per alcuni momenti, con un sorriso stampato sul viso che riusciva quasi a vedere come se fosse allo specchio. Decise che era tempo di alzarsi e di fare colazione e, cosa ancora più importante, preparasi psicologicamente al fuoco incrociato delle domande che sua madre le avrebbe riversato addosso una volta arrivata a casa sua. Prima tra tutte “Che ci faceva Mulder a casa tua, di domenica mattina?” Sì, decisamente Scully aveva di fronte a sé una lunga e difficile giornata.

Aveva appena versato il latte caldo nella sua tazza, quando sentì un paio di chiavi entrare nella serratura della porta e girare per aprire. Scully fece un lungo e profondo respiro.

“Buongiorno, mamma!” disse salutando sua madre sulla soglia di casa.

Lunedì non sarebbe mai arrivato troppo presto.

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