Le fanfic di X-Files

La metÓ oscura

Un caso difficile, paure, gelosia e passione
Autore: Lylou
Pubblicata il: 25/09/2009
Tradotta da: Angelita
Rating: NC-17, vietata ai minori di 17 anni
Genere: MRS/RSM
Sommario: Un caso difficile, paure, gelosia e passione
Note sulla fanfic:

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Parte I

Non è mai stato un segreto per me.

Forse non posso ricordare il momento esatto, il secondo preciso in cui l'ho capito.
Bugia.
Lo ricordo perfettamente.

Ricordo quei primi giorni quando tutto era nuovo e la speranza brillava magicamente in fondo alla stanza.
Ricordo perfettamente quella prima strana notte nel cimitero, sotto la pioggia, tra risate umide e sussurri, e lo capii, forse non in maniera tradizionale o normale, noi non ci muoviamo mai in questi termini, ma in quel momento, in quella notte, capii che ti amavo.
Malgrado sapessi che eri una bella ed onorata spia t'amai, non potei evitarlo.

E ora, anche se non averti nella mia vita è un'interminabile notte fredda, anche se dovermi abituare a sopravvivere senza di te è la cosa più dolorosa che io abbia mai fatto, preferisco mille volte questo dolore come tuo ricordo, che aver vissuto senza averti conosciuto.
Hai sempre avuto ragione amore mio, in fondo è stata sempre una questione di fiducia.
La fiducia, questo strano sentimento che la maggior parte delle persone da per scontato nella loro vita. Forse noi eravamo diversi anche in questo, amore mio, ci sono molti motivi per tradire qualcuno, ambizione, ira, vendetta, disamore...amore.
Quando questo succede e tutte le ferite chiuse male si coprono con sole eterno, resta solo il sentimento dell'ira nel tradito, misto alla colpa, perché entrambi lo sappiamo, amore mio, il tradimento e l'abbandono, non sono solo colpa di uno solo.
Tutto iniziò due settimane fa, forse avrei dovuto sospettare qualcosa quando Skinner ci convocò nel suo ufficio, quando ci mostrò le fotografie e il file del caso.

"- Vi dedicherete al caso immediatamente agenti, lei starà in incognito agente Scully e per il momento solo l'agente Mulder le coprirà le spalle, ricordate l'eccezionalità del caso, la stampa si sta accanendo su questa storia e dobbiamo catturarlo"

"Dobbiamo catturarlo" , ma a quale prezzo?

Nemmeno lui fu colpevole, pensò che io sarei stato abbastanza adulto per poterlo sopportare.
Si sbagliò.

"- Che bello, sono un dottore in medicina ed agente del FBI e devo farmi passare per una prostituta di lusso nel club più esclusivo della città, per catturare un pazzo."

Questo era il problema.
Ma allora non lo capii, nemmeno lo sospettai, meditai solo su altri aspetti del caso, la sicurezza di Scully, che non le accadesse niente....come l'avrebbe irritata tutta questa storia....

E se non fossi stato un porco malato tutto sarebbe finito lì, ma questo sono io, Fox Mulder, un porco malato.

"- Bene Scully, guarda il lato buono di tutto questo, potrai indossare vestiti carissimi, sederti al bar e bere qualcosa...e inoltre aiuterai ad arrestare un assassino.

-Chiaro, Mulder, perché le uniche persone del locale saremo tu, io ed il pazzo."

E giusto qui stava il problema.
Da quando ho conosciuto Scully mi sono trasformato in un'altra persona, forse per questo e perché lei è ogni mio respiro, la soffoco e la monopolizzo, non lo posso evitare.
Non sono mai stato geloso o possessivo, ma quando si tratta di Scully sono un animale accecato dalla gelosia e alimentato dalla sfiducia.

Il resto degli uomini, siano essi agenti del FBI, camerieri, avvocati , o che stiano bevendo un whisky in un club d'elite, tutti senza eccezione possono tirar fuori il lato oscuro che c'è in me.
E il lato oscuro di un lunatico come me non è mai gradevole.
Quando si tratta di Scully sono irrazionale, egoista e dominante, lei è mia, non nel senso generale e maschilista del termine, lei è mia perché forma parte di me, come la mia voce, come un braccio, lei è senza dubbi la mia parte migliore, ed ora che non sta più con me, dell'uomo che sono stato con lei rimane solo la metà oscura.
E questo non ha avuto niente a che vedere con assassini, mutanti o cospirazioni, queste cose passavano per la nostra vita lasciandoci ricordi e cicatrici mal curate che tornavano ad aprirsi facilmente, ma non è mai stato per colpa loro

Eravamo noi Scully, la strana ed esclusiva relazione che avevamo, loro mettevano solo alla prova noi, la nostra vulnerabilità, la nostra ira, la nostra passione…la nostra fiducia.
Da tempo ho scoperto che nessun mutante, nessun assassino, nessuna cospirazione ci avrebbe potuto fare più male di quello che potevamo farci tu ed io.
Mi costa una vita parlare di te al passato, sapere che non ci saranno altre telefonate nel cuore della notte, altri sabati piovosi vedendo la televisione… pensare a tutte le cose che non abbiamo mai fatto, che non faremo mai, sapere che non potrò portarti in vacanza in una città italiana dove una notte mi hai confessato che volevi andare, sapere che mai ti bacerò al mattino quando ti svegli, che non potrò fare l'amore con te sul tavolo della cucina, mentre ti sussurro all'orecchio che ti amo da quella prima notte sotto la pioggia, non vedrò di nuovo il tuo eterno sguardo azzurro, non sentirò più le tue piccole mani su di me.
E' così strana questa situazione...come ti dimenticherò se non ti ho mai avuta?

Come dimenticarti se stai troppo lontano per ricordarti?
Avere la devastante certezza che non potrò mai separarmi da te, che questo unilaterale e immaginario divorzio sarà eterno, tutto quello che sono, la persona che sono sette anni dopo di averti conosciuta, non è gran cosa, ma ti devo tutto, non c'è niente nell'uomo che sono che non ti appartenga, odiami con tutta l'anima se vuoi, ma non dubitare mai che nel mio mondo esisti solo tu.
Sicuramente è stato questo, la sconvolgente distorsione della realtà in cui abbiamo vissuto tu ed io, o forse no.

Forse è stato il vestito bianco che hai indossato la prima notte di quella settimana.
Ho pregato di morire vedendoti sempre così.

****

-Accidenti Scully, spero che porti un'arma con te, perché il pazzo sarà il minore dei tuoi problemi con quel vestito.

Come sempre Scully non rispose nemmeno e cercò di non sentirsi strana ed assente dentro la seta bianca del vestito. Naturalmente Mulder continuava a parlare per cercare di calmarla, sapendo che quella situazione non la rendeva particolarmente felice.

- Hai pensato a venire in ufficio vestita cosi?

-Dovrei fare molte ore extra per potermi comprarmi questo vestito Mulder.

-Non oso chiedere. Dove l'hai tirato fuori?
-Sono tutti dei magazzini di oggetti confiscati dal FBI.

-Tutti? Ce ne sono altri, Scully?

-Uno per ogni sera, Mulder.

- Alla fine questa missione risulterà più divertente di quello che pensavo…

*****

In un certo modo è risultato vero, la missione è stata così divertente che non avevo tempo per atre cose, ma la mia astrazione mentale non aveva niente a che vedere con il lunatico pervertito che stavamo cercando di arrestare.
Il problema era Scully, non esattamente lei, ma vederla seduta al bancone del bar con le gambe accavallate che scappavano delicatamente dello spacco laterale del vestito bianco, come se fosse una maledetta apparizione, come un angelo perversamente bello e seduttore, che recitava il ruolo di prostituta di lusso avvolta in una seta bianca carissima.
Tutti, tutti gli uomini della stanza senza eccezione, l'avevano guardata ad un certo momento della serata, non immaginavo fino ad allora come era sentirsi veramente geloso, non poter pensare ad altra cosa, vedere gli occhi libidinosi fissi su Scully, mentre pensavano quale sarebbe stato il suo prezzo, se era alla loro portata, la mia Scully.
Vederla parlare tranquillamente con la metà dei clienti del bar mentre loro la guardavano imbambolati, pensando a come mai non l'avevano vista prima, mentre lei rimaneva serena, attenta a qualsiasi movimento o commento strano potesse darci qualche indicazione sull'assassino che cercavamo, anche se c'era qualcosa di molto diverso in lei quella notte e quelle che seguirono, forse era qualcosa che solo io potevo vedere, qualcosa di diverso nel modo di muovere le mani, nella maniera di battere le palpebre, nel modo in cui si aggiustava i capelli di fuoco, spargendo la sua magia per la stanza, piano, molto piano, con un ritmo cadenzato e dolce ipnotizzando tutti gli uomini che stavano lì.
Incluso me.
E accadde ciò che era logico che accadesse, quello che prima o poi sapevo che sarebbe accaduto.

Uno di quegli uomini che la guardavano fisso decise d'invitarla a ballare.
Vedere mani avare ed egoiste di un altro intorno alla sua vita, quasi al limite di questa, lo sguardo vitreo e annebbiato dall'alcool ed il desiderio mal dissimulato, così per interminabili e snervanti canzoni con uomini diversi, tutti che cercavano di accaparrare con le loro mani ancora di più del suo corpo, così finchè all'una del mattino uno di quegli tipi anonimi ed accentratori si chinò verso il suo orecchio e le disse qualcosa.

Dal tavolo non potei sentirlo, ma, a giudicare dalla situazione e per la professione che lui pensava che tu esercitassi, non sembrava un commento sul tempo, inoltre per un secondo diventasti rossa in quel modo così tuo che adoro, ma dopo accadde.

Un secondo dopo che ti eri vergognata di quello che ti aveva detto mi guardasti direttamente negli occhi, dall'altro lato della stanza, dalla pista da ballo e perfino a quella distanza vidi qualcosa di diverso nel tuo sguardo azzurro, qualcosa che non avevo mai visto nei tuoi occhi e che mise fine a tutto quello che ancora rimaneva di me.
Era desiderio, Scully?

Guardasti me così, o era solo parte del ruolo che stavi recitando alla perfezione?
Sono sempre stato un uomo appassionato in tutto quello che facevo, e amare è insieme con odiare, una delle cose più appassionate e irrazionali che esistono , Scully, e certamente io ti amo in questo modo, nel modo in cui io faccio le cose, ma anche così mi risultò incredibile in quel momento, come oggi che non sei più accanto a me, pensare che solo il tuo sguardo azzurro da quindici metri di distanza, poteva avere quell'effetto devastante su di me...
Allora tutto il resto smise di essere importante, il caso, la copertura, la sicurezza....tutto, m'importava solo questo strano sguardo carico di desiderio e sensualità che non avevo mai visto in te.
C'eravamo accordati che se uno dei due aveva qualcosa d'importante da dire all'altro ce la saremmo svignata fino al bagno per poter parlare sul caso.

Ma ora non si trattava del caso, nè di niente di simile, qualcosa d'animale e sconosciuto aveva il comando sul mio cervello e la mia ragione, qualcosa che mi spinse ad alzarmi e ad andare fino al bagno, assicurandomi che mi avessi visto quando passai accanto a te.
Continuavi a stare sulla pista da ballo, dondolando dolcemente il tuo piccolo corpo al suono della musica, tra le braccia di uomini sconosciuti ma odiati ogni secondo da me, ma la cosa peggiore, quello che capivo di meno, quello che mi faceva impazzire di gelosia e passione, era questo sguardo strano e brillante che avevi, ti stava piacendo, vero?
Essere come una maledetta dea fatta di luna e fuoco, avvolta di seta mentre ballavi con estranei che non conoscevano nemmeno il tuo nome, ma che in quel momento, in quella interminabile notte avrebbero dato un braccio per portarti a letto. E quel modo strano e consumatamente sensuale in cui ti stavi comportando quella notte, Scully.
Quanta finzione c'era in quelle occhiate accese e in quei sorrisi misteriosi?

Quanto della mia Scully c'era in quella donna magica e sensuale?
Il bagno degli uomini di quel posto era più grande del mio appartamento ed infinitamente più lussuoso, marmi, legno e ed ogni genere di ornamento per un bagno di un carissimo club di prostituzione d'alto bordo.
Ed mentre camminavo quasi furioso da un lato all'altro del bagno, aspettandola, mai il tempo mi sembrò così lungo e i minuti così eterni, finchè non sentii i suoi tacchi sicuri e sensuali nel corridoio, e giuro che come sempre potei sentire il suo odore di promesse per un futuro migliore e mattini di primavera prima che entrava.

-Succede qualcosa, Mulder?

-Hai qualche sospetto?

-Accidenti…ci sono alcune possibilità ma al momento non ho niente chiaro. Ti succede qualcosa, Mulder?

-No.

Troppo deciso e troppo dolente per suonare credibile, sopratutto per la sua esperta esperienza di leggere la mia anima.

-Che ti succede Mulder?

- Non mi succede niente, Scully, sono preoccupato per il caso, ricordi?

- No Mulder, essere una prostituta e che mi mettano un prezzo mi piace tanto che quasi non mi ricordo dell'altra mia vita. E' questo che ti succede, vero?

- No.

- Prefetto Mulder, allora poichè non ti succede niente dobbiamo tornare lì fuori per risolvere un caso, ricordi?"

******

Silenzio condiviso, troppo esplicito e familiare per essere una risposta, Scully lo guardò attraverso lo strano azzurro de suoi occhi ancora una volta, dandogli un'ultima opportunità di tornare ad essere di nuovo adulto. Naturalmente in quel momento lui stava ad un milione di anni dall'essere adulto o responsabile.

Scully si girò e si diresse alla porta del bagno, quando era quasi arrivata la mano calda e ferma di Mulder la trattenne per un braccio.

- Aspetta, Scully.

Lei si girò e lo guardò in silenzio, Mulder ancora non l'aveva lasciata, continuava a toccarle la pelle morbida ed strana quella notte, la sua grande e tiepida mano scese dal braccio alla mano di lei, scivolando dolcemente, una carezza silenziosa di quelle che loro dividevano, quasi invisibile agli occhi degli sconosciuti.

Mulder continuò ad avvicinarsi fino a toccarla, finchè il piccolo corpo bianco e morbido restò catturato tra la porta e il suo corpo caldo, con il sangue bollente che si mescolava a molte altre cose sconosciute e dolci, che stavano prendendo il controllo dei suoi impulsi, molto vicino, l'orecchio di lei sotto il suo naso, il collo perfetto e fragile vicino al suo petto.

Molto vicino.

Senza lasciarla, stringendola dolcemente per la vita, senza trattenerla ma senza lasciarla andar via.

-Mulder…

La voce intossicante e dolce di lei che galleggia sotto forma di sussurro mormorato vicino all'orecchio, in tono strano e mieloso che Mulder non le aveva mai sentito.

Esistevano solo loro in quel bagno lussuoso, in tutto l'universo, solo i loro respiri lenti e i loro sguardi brucianti.
Veramente stava accadendo?
Mulder si chinò sul collo di lei e respirò un poco dell'ossessivamente perfetta essenza di Scully che viveva lì, dolce e calda, che gli cadeva per gola, riempiendolo dolcemente mentre assaporava ad occhi chiusi la morbida pelle del collo, stringendola con le mani contro di lui sempre più vicino, in silenzio, finchè l'approccio di Mulder con il collo di lei si trasformò in piccoli baci avvolti di saliva.

- Mulder...che stai facendo?

- Forse non lo sai, Scully?

Una delle mani di Mulder salì piano dalla vita fino al collo e alla nuca, accarezzandola, mantenendole la testa mentre continuava a baciarla, sentendone il profumo, facendola sua con sussurri umidi all'orecchio.
Senza mai smettere di toccarla.

- Che facevi lì fuori, Scully?

- Non facevo niente, Mulder.

Mulder sempre più vicino, il suo caldo e grande corpo contro di lei, sentendo ogni battito e provando il sapore vertiginoso e assuefacente di Scully nella sua bocca, nella sua pelle, nell'aria, ovunque, come se esistesse solo lei, forse era stato sempre così, solamente Scully, tutto intorno a lui era Scully, contro la porta di quel bagno.

- Ora è abbastanza, Mulder.

- Scully...

- Ho detto basta, Mulder.

- Mi dispiace.

- Non dispiacerti, Mulder.

- Già, pero io…

Scully si girò verso la porta, ma qualcosa di invisibile la fermò, si voltò piano per guardare Mulder che continuava ad osservare il pavimento pentito e colpevole.

- Tu sarai sempre il mio preferito.

- Non farmi questo.

- Mulder, guardami, è tutto finto, non andrò a letto con nessuno di questi uomini.

- Se tutto è una menzogna, Scully, perché non posso uscire lì fuori e ballare con te come gli altri?

- Questo è quello che vuoi? Ballare con me quando sono una prostituta?

- Sai molto bene quello che voglio dire.

- Sì. Però tu puoi ballare con me quando vuoi.

- Questa regola è una nuova, Scully.

- Molte cose saranno diverse a partire da questa notte, Mulder.

Mulder passò la mano dolcemente per il contorno del viso di Scully, sentendo la sua pelle calda ed elettrica che lo chiamava, era una tortura non baciarla, ancora molto vicino a lei, sentiva ancora il suo piccolo e fragile corpo accanto al suo.

Calore e desiderio che l'avvolgevano da tutte le parti, come una droga dolce che consumava i suoi sensi.

Tornò a passarle la bocca umida per il collo perfetto e per l'orecchio, strofinando la sua pelle arida e assetata contro quella di lei, senza arrivare a baciarla, solo odorandola, lasciandole la sua impronta e il suo ricordo sulla pelle, sul vestito ...nell'anima.
Scully gli si avvicinò all'orecchio e gli sussurrò parole umide, piene di significato, tra gemiti controllati e caldi, con una voce allusiva e morbida che avrebbe fatto impazzire Mulder tutti i giorni della sua vita.

- So di essere tua.

Dopo Scully si separò e rimase solo il suo calore ed il suo fuoco a bruciarlo, lo sguardo brillante e sconosciuto, mani che fanno l'ultimo tentativo per tornare a toccarsi, per cercare d'imprigionarla morbidamente contro la porta. Ma no questa notte.
Quando Scully stava quasi nel corridoio e camminava un'altra volta verso il salone come se niente fosse accaduto, Mulder ricordò lo sguardo che lei gli aveva lanciato direttamente agli ormoni dall'altro alto della sala.
Quella sarebbe stata una settimana molto lunga.

- Scully, l'uomo con cui stavi ballando ti ha sussurrato qualcosa all'orecchio. Che cosa ti ha detto?

Scully si girò dolcemente sui i delicati tacchi e lo guardò un secondo prima di rispondere.

- Voleva sapere se l'uomo che mi guardava stando seduto ad un tavolo all'altro lato della stanza, con un vestito scuro e occhi verdi, era il mio protettore o mio marito.
- E tu, che cosa gli hai detto?

- Tutte e due le cose.

Parte II

Il tempo da a tutto una curiosa prospettiva, alle piccole cose, ai dettagli insignificanti ai quali ogni giorno non dai quasi importanza, ai gesti, agli sguardi, ad un "ciao" troppo freddo per una notte di calore e fuoco come quella che tu ed io avevamo passato.
Al momento non potei notarlo, quando ti vidi il giorno dopo in ufficio non portavi più un carissimo vestito da sera, nè tacchi infiniti, vestivi il tuo abituale abito scuro, ma malgrado questo, vidi qualcosa di diverso in te.

Qualcosa era cambiato, non solo tra noi.

Tu eri cambiata.
Forse una notte all'inferno ti aveva prosciugato l'anima e lo sguardo, amore mio?
Forse non era esattamente un cambiamento, forse era qualcosa che c'era sempre stato in te, latente, che aspettava il momento per apparire e fare sì che io perdessi quel poco che ancora mi rimaneva di me.

Forse era qualcosa che io non avevo visto fino allora.
Durante il giorno parlammo con Skinner, riempimmo rapporti, e ci ignorammo come non facevamo da tempi bui.

Un passo indietro Scully?

Dimmi di no, dimmi che ti vergogni di quello che è accaduto questa notte, che ti penti dei sussurri e delle carezze contro la porta di un bagno, dimmi che non ne vuoi riparlare mai più, ma non dirmi che ho perduto qualcosa di te che già avevo.

" So di essere tua"

Come si dimentica una cosa così?
Le tue parole che mi bruciavano la pelle e l'anima, ed ora....ora fredda normalità.

Mi è sempre piaciuto sentirmi normale accanto a te, nessuno altro può farmi sentire una persona normale, tranne tu.

Ma ora non voglio sentirmi normale Scully, ora voglio sentire la tua pelle.
Te, e la tua magia del perdono e della speranza che illumina ogni mio angolo oscuro.
Ma quel giorno, il secondo dopo la nostra notte di carezze contro la porta di un bagno non fui capace di vederlo, non volli vederlo.

Ora so che un "mi dispiace" non avrebbe risolto niente, ma forse avremmo trovato qualche altra soluzione, insieme, come sempre, ma allora potevo solo pensare al sapore della curva morbida del tuo collo e al suono ossessivo dei tuoi gemiti contenuti.
E' difficile continuare a vivere se non ti batte il cuore.

- Scully, vuoi che dopo venga a prenderti a casa per portarti al club?

- No, grazie, non c'è bisogno che ti disturbi.

- Non è un disturbo, Scully.

- Comunque sia ho da fare alcune cose prima…

- Se vuoi ti aspetto.

- No, no, veramente, non disturbarti, posso prendere un taxi, inoltre, non credo che ci debbano vedere arrivare insieme.

- Come vuoi.

Forse è qualcosa a cui uno non arriva ad abituarsi.

Bugia.

Nemmeno tra un milione di anni si può dimenticare che sei stato vivo, allora capii che la stavo perdendo, che le cose non sarebbero tornate come prima, tutto dipendeva da un momento esatto e rischioso perduto nel tempo e solo una linea sottile e confusa separava il cielo da in salto nel vuoto.
Vivere senza di lei.
Perfino pensarlo mi risulta strano, non posso credere che c'è stato un tempo della mia vita in cui lei non sia esistita, in cui era solo un futuro di giorni soleggiati.

La stavo perdendo e fui così stupido e vigliacco da pensare che quella notte avrebbe potuto mettere fine a questa cosa.
Quando arrivai al mio appartamento erano le sei del pomeriggio, normalmente non usciamo così presto ma Skinner ebbe pietà di noi e ci fece uscire prima.

Ricordo perfettamente come arrivai a casa mia e accesi la televisione. Sedetti sul divano senza nemmeno togliermi il vestito, avevo tempo fino alle dieci per mettere un poco di ordine nella mia testa.

Dopo ci sarebbero stati altri balli, altri vestiti da sera, altri uomini anonimi e noi avremmo smesso di essere noi.
Forse oggi sarebbe stato diverso.

Cercai di non perdere di vista l'indagine, in quel locale c'era un pazzo che aveva ucciso quattro donne e aveva rubato loro gli occhi.

Che genere di mente malata ruba occhi a donne morte?

I globi oculari non erano stati ancora trovati e noi eravamo lì per risolvere il caso, non potevo perdere l'obiettività, era solo un altro caso, quando sarebbe finito tutto sarebbe tornato alla normalità e non avrei più voluto fare l'amore con Scully contro la porta del bagno di un club.
Forse alcune cose non sono destinate ad accadere amore mio, forse sussurri e carezze contro la porta di un bagno sono la cosa più simile alla felicità che le persone come noi possono avere.
E scoprire, in notti di musica lenta e balli con mariti infedeli, che questa agonia di quasi-baciarti , è molto peggio che non baciarti, giocare a dire mezze verità e conoscere il sapore della tua pelle, stare così vicino al sole da bruciarsi ed improvvisamente un giorno ti allontani e resta solo oscurità.

Il lato che mi è sempre appartenuto.
perché non ci mettemmo un limite?

Come è possibile che ci separi l'amore?
Forse sfiorarci quando nessuno ci guarda e quando siamo altri è troppo per noi.

Forse rimaniamo soli ed equidistanti per sempre.
In fondo è sempre stata una questione di fiducia amore mio, come sempre avevi ragione tu, ma è difficile seguire le ragioni quando sei di fronte a me vestita di raso verde.
Non sono mai stato un esperto di moda femminile, non so quale sia il nome della scollatura del tuo vestito che lasciava le spalle scoperte o esattamente che tono di verde scuro e abbagliante è il raso brillate che avvolgeva il tuo corpo fino ai polpacci, ma so che ad un certo punto smettesti di essere umana.

Perché la perfezione non è una caratteristica dell'essere umano.

E così le cose ricominciarono.
Un'altra notte identica alla precedente, gelosia, alcool, fumo e desiderio mal contenuto che si mescolavano nell'aria viziata e confusa di quel posto.

Altri uomini che ballavano con te, desiderandoti, altri bicchieri e sguardi annebbiati dall'alcool sulla tua scollatura.
Ed io, seduto allo stesso tavolo del giorno prima, guardandoti, cercando il tuo magico sguardo azzurro, mentre la tua parte sconosciuta e libera mi drogava i sensi, quando potevo vedere solo le tue curve avvolte in raso verde. E la gelosia, che mi minava dentro, tirava fuori il peggio che celo dentro di me, ciò che tu sei riuscita a mantenere nascosto sempre, mentre stringevo le mani un poco più forte quando un altro uomo ti toccava.
Tu e la tua sensuale magia che riempiva la stanza, ti vedovo ridere spensieratamente e bere dal tuo bicchiere, bagnandoti le labbra molto piano, più divina che umana.

Essere Scully.

Forse questo era il momento, il momento preciso in cui avrei smesso di avere il controllo dei miei istinti per tirarti via da questa nube di sconosciuti e fumo in cui eri avvolta, portarti nel bagno e finire ciò che avevamo incominciato il giorno prima.
perché mi stavi facendo questo?

Mi guardavi, dallo sgabello su cui eri seduta vicino al bancone del bar come una dea dell'inferno e del desiderio, e sapevo cosa volevi dirmi: è l'una di notte e c'è qualcosa di cui vuoi parlarmi.

Nel bagno.
E di nuovo minuti eterni e disperazione, gelosia, la parte oscura e distruttiva dell'amore.

****

-Credo d'aver sbagliato mestiere, Mulder. Un tipo mi ha appena offerto più denaro di quello che guadagno in un mese.

- Credi che se io mi mettessi un vestito come questo…

- Ho visto cose più strane, bene, no.

- Cosa vuoi, Scully?

- Volevo solo vederti.

- Non mi riferivo a questo

- Lo so. Forse ho paura di avere ciò che voglio.

- Quando smetterai d'aver paura, dimmelo semplicemente.

Scully sorrise in quel modo in cui solo lei sapeva fare, il suo riflesso perfetto si proiettò in tutti gli specchi di quel bagno estraneo come se fosse un trucco di magia.

Forse tutto era un trucco magico, gli specchi, l'alcool, la gelosia che lo distruggeva a poco a poco…non questo non poteva essere un trucco, faceva troppo male.

- Forse dovresti già tornare di là, Scully.

- E' quello che vuoi veramente?

- No

La luce dorata e calda del bagno si moltiplicò quando le piccole mani di Scully si aggrapparono ai baveri della giacca di Mulder e lo tirò fino alla porta.
E il dejá-vu più meraviglioso che mai Mulder aveva avuto s'impossessò di lui.
Poteva sentire con maggior chiarezza della notte precedente il piccolo corpo di Scully imprigionato contro la robusta porta di legno, le sue grandi e ansiose mani percorrere mari verdi di raso, cercandole e toccando la pelle scoperta della schiena, mentre tentava di avvicinarsi di più, più vicino, fino a che l'odore di lei potesse attaccarsi all'anima, come una seconda pelle di chi sempre era stato.
Improvvisamente le piccole mani di porcellana gli lasciarono libero il petto e gli sostennero fermamente la nuca, avvicinandolo a lei, invitandolo appassionatamente verso il suo collo, allora quando lui avvertì il primo dolce e soffocato gemito di lei contro il suo petto perse tutta la capacità di pensare.
Improvvisamente era solo un piccolo e caldo corpo contro il suo, non importava più niente, la sua bocca affamata e umida le baciava il collo perfetto, cercando di circondarla con il suo fuoco, stringendola forte contro di lui, senza lasciarla mai, la sua saliva calda nell'orecchio di lei, piccoli morsi ansiosi sul lobo, sentendo come tremava in piedi contro quella porta.

Il suo alito caldo e ansioso contro l'orecchio di lei, molto vicino, le parole che gli uscivano affannose dalla bocca umida sotto forma di sussurro:

- Ricorda che sei mia.

- Non lasci mai che lo dimentichi.

Una delle sue grandi mani scese lentamente dalla spalla di lei, sentendo la pelle calda che aveva il sapore del fuoco sotto la stoffa, fino a trovare l'apertura laterale del vestito, fece scorrere la mano sotto il raso verde e la guardò negli occhi un secondo, trovò acquamarina calda e salata.
La mano percorreva sotto la stoffa il contorno morbido ed elettrico della perfetta coscia di Scully, mentre lei lo avvicinava di più, con la gamba lo attraeva piano contro il suo corpo, lei poteva sentirne la mano calda fare prima dei piccoli disegni sulla coscia trattenendola come se la sua vita dipendesse da questo poi, le sue grandi mani che s'impossessavano di tutto ciò che toccavano, il suo alito e i suoi baci umidi sulla pelle del collo chiaro, mordicchiando e baciando dolcemente le spalle che il vestito lasciava scoperte, stringendola contro la porta di legno, più vicino.
Troppo vicino e troppo fuoco per mettere un limite.
La bocca umida e salata era ora sulla guance, mentre Scully si afferrava fortemente al corpo di lui, sentendo come improvvisamente, tutto intorno a lei era la bocca di Mulder che la baciava, leccando la sua pelle calda, lasciando la sua traccia di saliva come se fosse lava liquida, cercando senza riuscirci di baciarla sulle labbra.
Un rumore lontano all'altro lato della porta li fece tornare precipitosamente nel mondo reale.

Scully si separò un poco da Mulder, non l'aveva ancora lasciato, si sistemò i capelli distrattamente.

Mulder chiuse lentamente gli occhi e strofinò dolcemente la pelle arida del suo viso contro quella dolce ed umida di lei lasciandola mal volentieri, cercando di odorarla ancora una volta.
Scully si girò con un sorriso misterioso sulle labbra e cercò la maniglia della porta, fece scorrere il chiavistello ed uscì nel corridoio, quando aveva fatto un paio di passi per tornare di nuovo nel salone la forte mano di Mulder la fermò tirandola dolcemente fino al bagno.

- Non ti ho ancora baciato.

- Lo so.

Scully si sciolse piano e camminò lentamente verso il salone, mentre Mulder restava in piedi sulla porta del bagno cercando di capire quello che stava succedendo.
Alle quattro del mattino e senza nessun progresso nell'indagine Scully uscì discretamente dal club, seguita due minuti dopo da Mulder.

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Malgrado che il giorno era completamente nuvolo, alle otto del mattino il calore e l'umidità già erano asfissianti, l'aria calda e salata dell'oceano entrava dalle narici fino all'anima, portando ricordi e sapore di fuoco della notte precedente.
Erano quasi due ore che Mulder stava in ufficio, seduto in penombra cercando di concentrarsi sul caso, leggeva distrattamente il rapporto che aveva tra le mani ma guardava l'orologio ogni cinque minuti sperando di sentire il suono del suo camminare ritmico per il corridoio.

Quando a Mulder l'orologio incominciava a sembrare uno scherzo di cattivo gusto, la porta dell'ufficio si aprì lasciando entrare il suo odore prima di lei

- Buongiorno, Mulder.

- Ciao.

Ci furono molte notti così, esattamente nove, nove notti di passione e gelosia traboccante contro la porta di un bagno, sentendola sempre sua, la sua pelle che lo bruciava attraverso la stoffa, le mani che cercavano altri posti inesplorati, il suo alito nell'orecchio, la bocca calda sul suo collo perfetto, il sapore della sua pelle che gli faceva perdere i sensi lasciando che l'anima gli sfuggisse tra sussurri.
Baciandola quasi.
E ogni giorno tutto ricominciava, come in un circolo vizioso di amore e disperazione, cercando il momento giusto in cui parlare di quello che stava accadendo a loro.

Ma Mulder sapeva molto bene in quei giorni ciò che stava accadendo a Scully.
Aveva paura.
Aveva paura di lui, paura del verso che stavano prendendo le cose, anche se era giusto, anche se era qualcosa che tutti e due desideravano, lei aveva bisogno di sapere che poteva controllare la situazione, per questo solamente quando non era lei poteva avvicinarlo.

Di giorno Scully continuava ad essere la perfezionista e razionale compagna che era solita essere, quando cadeva la notte e i colori cambiavano, lei diventava una dea di desiderio e passione, ballando con sconosciuti e vestendo cari e sensuali vestiti, guardandolo dall'altro estremo della stanza mentre dialogava con altri uomini, parlando silenziosamente con lui mentre ballava tra le braccia di un altro, cercando il momento di incontrarlo nel bagno.

Per baciarla quasi.
Per quasi dieci giorni la passione e gli impulsi dominarono le loro vite di notte, fino a quella notte, la notte del vestito nero trasparente.
Il mattino di quel giorno la città di Washington si era svegliata con un'orribile notizia, l'assassino della stilografica aveva ucciso di nuovo.

Il macabro nome con cui la stampa l'aveva battezzato era dovuto al fatto che avevano trovato tracce di inchiostro di penna nelle orbite vuote delle donne assassinate, all'apparenza usava una stilografica per estrarre gli occhi.
Il cadavere era stato trovato in un vicolo ad alcuni isolati dal club, ma qualcosa era cambiato, i primi quattro cadaveri erano apparsi uno ogni due giorni al massimo, ma ora aveva tardato quasi dieci per uccidere di nuovo.

Stava diventando apatico?
Oltre che apatico ogni giorno era più distratto, aveva lasciato impronte di inchiostro azzurro per terra nel vicolo fino al contenitore dell'immondizia che era l' appoggiato contro il muro.
L'equipe di forensi e mezza FBI guardarono il contenitore tra speranzosi e nauseati.

- Credi che abbia buttato qualcosa lì, Scully?

- Forse, se si è macchiato con l'inchiostro come abbiamo visto, è possibile che si sia pulito e che abbia buttato qualcosa lì…

- Se è così è solo questione di tempo e lo prendiamo, se abbiamo fortuna è stato così stupido da lasciarci le sue impronte o tracce di DNA.

- Se è così non dovremmo tornare più al club.

Si guardarono un secondo in silenzio, leggendo dietro gli occhi, loro potevano farlo, sempre era stato così, forse non tornare a quel bagno li avrebbe salvati o forse tornare in quel bagno era l'unica cosa che poteva salvarli.

*****

Sono passati quasi cinque giorni da quel giorno, ora non ci sono sguardi silenziosi, carezze gelose contro la porta di un bagno, sussurri divisi all'alba e inoltre non c'è un baciarti quasi, da quella stessa notte, la notte del vestito nero trasparente e bagnato incollato alla tua pelle, quando vidi come ti allontanavi nella tempesta, sapendo che ti avevo persa per sempre.
Quella notte.
Per tutto il pomeriggio di quel giorno si erano visti su Washington ogni tipo di lampi e presagi di tempesta, il calore e l'umidità opprimente del mattino aveva lasciato il posto ad un cielo grigio piombo, che sembrava essere su punto di infrangersi sugli abitanti della città, invece non era caduta nemmeno una goccia di pioggia per tutto il pomeriggio.
Malgrado il ritrovamento nel contenitore della spazzatura, c'era da aspettare che le prove fossero analizzate dalla polizia scientifica, per cui anche quella notte andammo al club, ognuno per conto proprio, io in macchina e lei in taxi, come ogni giorno.

Li le stesse facce e gli stessi occhi libidinosi che passavano su Scully valutando, senza dimenticare un solo centimetro di pelle sotto il velo nero e semitrasparente del suo vestito, forse fu quello, il vestito nero con la sua scollatura eterna, o forse il modo in cui batteva le palpebre, come accavallava le gambe seduta sullo sgabello.
E dopo balli, carezze indiscrete e carissime proposte arrivò il momento.

Come una Cenerentola in ritardo con un vestito trasparente di sartoria, partì puntuale per il suo appuntamento dell'una di notte nel bagno degli uomini, non avevamo mai deciso di vederci lì, ci eravamo messi d'accordo tacitamente, senza doverci mettere d'accordo.
Ricordo come mi sono sentito mentre aspettavo che entrassi dalla porta, impaziente, mentre camminavo avanti e indietro nel bagno, facendo grandi passi disperati che si fermarono nel momento stesso in cui lo sentii.

Il tuo grido.

Uscii rapidamente dal bagno e seguii il mio istinto fino alla tua voce, tra corridoi confusi e labirintici di quel club, vidi chiaramente un'ombra sul muro, sentii i colpi e dopo silenzio.

Il sangue mi batteva in petto veloce quando arrivai al piccolo spazio del corridoio dove stavi tu.

Eri spettinata e senza una scarpa e a terra, incosciente e appoggiato contro il muro c'era un uomo ben vestito, l'avevo visto al club ogni notte, l'avevo visto come ballava con te stringendosi avidamente contro di te.

"-Stai bene?

-Sì…, mi ha afferrato mentre andavo verso il bagno e mi ha trascinato qui, ma io sono stata più veloce."

Le luci delle macchine della polizia dipingevano di azzurro le pareti umide di quelle strade, e l'uomo che Scully aveva immobilizzato era ammanettato in una delle auto pattuglia e avevano trovato una penna stilografica nella sua giacca.
La pioggia scaricava senza pietà la sua fredda umidità si di noi mentre gli altri agenti prendevano la dichiarazione di Scully, potevo vederla, più bella che mai, sotto la pioggia, con la mia giacca sulle spalle, i capelli che le cadevano sul viso, tracciando giochi magici che l'acqua ha sempre disegnato sui capelli di fuoco di Scully.
La mia Scully.
Da un paio di occhiate di un azzurro confuso che mi diresse dal suo angolo capii che qualcosa andava male, anche se nulla poteva prepararmi a ciò che accadde quando andarono via gli altri agenti e in quel vicolo restammo solo lei ed io.

- Ti porterò a casa, prenderai una polmonite se continui a stare sotto la pioggia.

- No, grazie, non c'è bisogno che ti disturbi, chiamerò un taxi.

- Scully….sono le quattro del mattino, c'è il diluvio universale e hai un vestito trasparente incollato al corpo, non prenderai nessun taxi.

- Cosa pensi che accadrebbe?"

E lì stava, il momento in cui si decideva tutto ed io potevo pensare solo alla stoffa nera che si aggrappava alla tua pelle, il modo in cui i capelli bagnati ti scivolavano sul viso, le piccole e trasparenti gocce di pioggia che giocavano a percorrere strade sul tuo corpo.
E la tua domanda" Cosa pensi che accadrebbe?"

So molto bene che non ti riferivi al taxi, che con questo pretendevi di mettere fine alle nostre umide evasioni, ma non potevo lasciarti, non potevo permettermi il lusso di lasciarti.

- Sicuramente il tassista non ti lascerebbe salire.

- Non parlavo di questo.

- Lo so. E so quello che vuoi sentire, ma non posso dirtelo.

- Mulder…

- Non posso più non averti, Scully.

- Mi piaceva essere tua.

- Non farmi questo."

*****

La pioggia faceva cammini invisibili su di loro, ma non se ne rendevano quasi conto.

Mulder sosteneva dolcemente Scully per la vita, senza lasciarla andar via, entrambi parlavano con sussurri molto vicini all'orecchio dell'altro, la sua pelle umida che si strofinava contro il viso di lei, occhi chiusi, senza poter guardarsi per timore di leggere quello che sapevano che sarebbe successo, lasciando che le loro voci scivolassero come la pioggia su di loro.

Senza voler capire i motivi dell'altro

- Non è così facile Mulder...

- Si che lo è. Solamente non separarti da me, mai

- Mulder…cerca di capirmi. Ho paura.

Le parole che Mulder non le aveva mai sentito dire "ho paura"

-Io anche Scully, ma mi fa più paura non averti.

-Mi dispiace, a me niente fa più paura che averti.

-No…no.

L'ultimo "no" fu come un sussurro mentre Scully cercava di fuggire dalle sue braccia, Mulder continuava a parlare a bassa voce, con la testa appoggiata contro l'orecchio di lei e gli occhi chiudi, poteva solo trattenerla un altro poco, sentire la pelle calda sotto la stoffa ancora una volta, poteva odorarla un altro secondo.

- Mulder, per favore…

- Possiamo tornare a come era prima e…

- Tu potresti?

Silenzio e lacrime d'addio che si mescolavano con la pioggia, caldo e freddo.
Paura che si istallava negli angoli oscuri distruggendo tutto quello che trovava al suo passaggio.

Sapendo cosa sarebbe accaduto.

- Scully...non posso credere che non ti vedrò mai più.

- Ed io non posso credere che ci separi l'amore.

- Non farlo, tutto può essere diverso se tu vuoi.

- Mi dispiace, Mulder, questa è l'unica paura che non posso affrontare.

Scully gli diede la giacca che conservava ancora parte del suo calore e si girò piano, facendo lo sforzo più grande che avesse mai fatto, allontanandosi da lui sotto la pioggia.

La voce rotta di Mulder che si rifletteva sui muri bagnati del vicolo la fermò per un secondo.

- Rispondimi almeno ad una cosa, Scully. Mi hai amato solo mentre eri un'altra?

- Sono stata sempre io, Mulder. Ed io ti ho sempre amato.

Si girò e si allontanò da lui verso la fine del vicolo, sotto la pioggia nel cuore della notte.
Mulder rimase quieto fino a che non la vide girare l'angolo e sparire, senza poter fare niente, sapendo solo che non l'avrebbe rivista, cercando di conciliare quest'idea con la voglia di mettersi a correre dietro di lei, piangendo in silenzio sotto la pioggia senza poterla sentire, lasciando che la sua anima fuggisse via.

Parte III

Quella notte non potei dormire, nemmeno le successive, sedevo solo sul divano, a guardare la televisione senza poterla vedere, cercando soltanto di farmi un'idea di come sarebbe stata ora la mia vita.
La mia vita senza Scully.
Il giorno seguente, quando arrivai in ufficio capii prima di entrare che lei non ci sarebbe stata, sentii il freddo della sua assenza e non potei odorare il suo profumo.
Non l'avrei sopportato.
Skinner mi chiamò e mi raccontò che Scully si era presa una piccola vacanza, secondo lei il caso le aveva procurato un poco di stress, poi, lo sguardo incredulo e preoccupato di Skinner mi fece intendere chiaramente che non capiva niente di quello che stava succedendo, ma che sapeva perfettamente che non aveva niente a che vedere con il caso.
Ricordai le sue parole di quella notte sotto la pioggia " questa è la paura che non posso affrontare"
Lei è sempre stata un milione di volte più coraggiosa di me, ha sempre potuto fare fronte a mutanti, assassini, cospirazioni e qualsiasi altra cosa le si parasse davanti, invece quando si trattava di sentimenti lei diventava ermetica e fredda, cercando di prendere le distanze davanti al pericolo di essere ferita.
Ma so molto bene che non è solo questo.
So perchè ha paura, è stata sempre una persona indipendente e autosufficiente, non ha mai avuto bisogno di nessuno accanto lei, da piccola ha dovuto difendersi nel ruolo di sorella più piccola e meno attraente, anticonformista ed un poco ribelle, tutti i membri della sua famiglia avevano un posto ben definito, tutti sapevano chi erano e cosa ci si aspettava da loro, invece Scully si era sentita sempre obbligata a farli contenti, ma allo stesso tempo doveva cercare il modo di ribellarsi contro di loro, sentirsi indipendente, sapere che era lei che aveva il controllo e che decideva.
E so che è questo ciò che accade con me
Ho cambiato molti aspetti della sua vita, le ho fatto mettere in discussione la sua fede e le sue credenze, ho soffocato la sua vita fino a che fosse ridotta solo a me, ed ogni giorno cerco di avvicinarmi di più a lei.

Invece c'è stato un momento in cui lei ha dovuto dire basta, in cui ha avuto bisogno di sentire che non si sarebbe persa e non sarebbe scomparsa, in cui ha avuto bisogno di sapere che non sarebbe stata assorbita da me e dalla mio volitivo modo di essere, in cui ha avuto bisogno di rendersi conto che non avrei fatto in modo che smettesse di essere lei.

Lei è una persona complessa e meravigliosa e ha necessità del suo spazio per non aver paura d'aver bisogno di me.
Ha paura d'amarmi e che questo funzioni.
Anche così non posso dimenticarla, non posso rassegnarmi a non averla più, so che sono egoista e codardo, dovrei farla andare via, lasciare che si senta libera senza di me.

Ma non posso, la cerco in modo quasi incosciente, vado in posti dove andavo con lei, aspetto sulla porta del suo palazzo per vederla arrivare, e perfino la mia mente malata è arrivata a pensare di presentarmi a casa sua, ma questo non risolverebbe niente.

Al contrario.
Non ti brucia l'aria nei polmoni, amore mio?
Mi soffoca ogni molecola d'aria che non ha il tuo profumo.
Il ricordo della tua pelle dolce e mia in quelle notti calde in quel bagno estraneo.

Baciarti quasi.

Troppi ricordi eterni e dolorosi per tutto un giorno vissuto invano senza te.
Questo sarà l'ultimo bicchiere, poi andrò a casa e piangerò al buio sul mio divano, come ogni notte da quella notte nella tempesta.

Cercando il modo perchè le mie lacrime mi brucino dentro e facciano ardere la mia anima, meglio non averla che averla senza di te.

Ricordando come era essere felici, come era essere tuo, quando esisteva solo il tuo fuoco eterno e il tuo perdono, contro la porta di un bagno.

Ricordando le cose che non siamo più, quelle che mai saremo, quando non poter credere ci rende più tristi e più soli.
Come ora.
Morirò rimpiangendo i tuoi sospiri affannati e caldi di quelle notti contro il mio collo e vivrò per ricordarli.
Così ogni triste giorno, fino a che un giorno deciderai di tornare e rendermi libero di nuovo.

* * * * *

Dana Scully guardava dalla finestra della sua casa, il cielo, che come lei, non si era ripreso da quella notte di tempesta di cinque giorni prima, continua ad essere grigio e freddo, Scully non era mai stata influenzata dal clima, cercava di non farsi condizionare dalla cose e da tempo aveva appreso in malo modo che era meglio restare in pace con le cose che non si potevano cambiare, come il tempo.

Solo che mai aveva fatto tanto freddo e mai era stato così buio.
Quello che più odiava di se stessa era la sua paura, non la paura che sentiva quando un assassino cercava di tagliarle le dita, o strapparle gli occhi come quello che le era toccato questa settimana, la paura feroce ed irrazionale di quella situazione, la paura di aver paura, la possibilità di perdersi nella sua luce verde, smettere di essere Scully e vedere tutto attraverso lo sguardo di lui.

Da quando era piccola aveva affrontato tutto da sola, senza cercare l'aiuto di nessuno, senza aver bisogno di nessuno e ricordò quei giorni anch'essi oscuri quando era senza speranze di sopravvivere, quando il cancro invadeva il suo corpo e la sua anima, ricordò come quella cosa distruggeva Mulder ogni istante, quanto lui si preoccupava, scoprire per la prima volta in vita sua com'era appoggiarsi a qualcuno senza paura di cadere.

E se si appoggiava troppo?
Come era possibile che fare la cosa giusta fosse così doloroso?
Doveva riconoscerlo, le mancava, non solo la sua compagnia e la sua sicurezza, le mancava il calore e il sapore della sua pelle, mentre cercava di razionalizzare ciò che questo significava.
Aveva bisogno di vederlo, o sentirlo, sapere come stava.

Si avvicinò al telefono, lo prese e fece meccanicamente il numero di Mulder.

Primo squillo, secondo.

- Mulder.

-…

La sua voce soffocata e vuota come Scully non aveva mai udito, sentendolo all'altro lato della linea, avvertendo il suo respiro caldo contro l'apparecchio.

Silenzio.

- Scully...sei tu?

-...

-Parlami, per favore

-...

-Non farmi questo

-…

Mulder sentì un suono all'atro lato della linea e la comunicazione cadde.

Rimase silenzioso per un secondo, stringendo forte il telefono contro l'orecchio, cercando di capire cosa era accaduto, perché l'aveva fatto, voleva ridere di lui?, non gli importava, niente poteva paragonarsi al vuoto assoluto, al silenzio all'altro lato della linea.
Scully decise che non poteva sopportare questa situazione ancora per molto tempo, prese il cappotto ed uscì di casa.

All'inizio i suoi passi si diressero in maniera incosciente verso l'appartamento di Mulder, era logico, perchè sempre si sentiva persa se non camminava accanto a lui, ma ora il problema era diverso.

Forse tutto sarebbe stato più facile dopo, quando non si fosse sentita così male, così sola e così fredda, forse quando si sarebbe di nuovo abituata a stare senza di lui…
Impossibile, lei sapeva che se lui si fosse perso, o se qualcosa fosse accaduto, lei non si sarebbe fermata finchè non l'avesse trovato, perchè sapeva che non si sarebbe mai potuta abituare a vivere senza di lui.
Per la prima volta pensò che forse perdersi volontariamente per sempre in un mare verde e cangiante non faceva così paura.
Forse non tanto come non rivederlo.
La pioggia colpiva senza pietà tutto ciò che trovava sulla sua strada, Scully camminava quasi da un'ora senza meta sotto la fredda pioggia, pensando solamente, senza sentire come l'acqua scendeva sul suo corpo tracciando rivoli umidi e sinuosi.
Forse era quello, forse la chiave era che lei non avrebbe mai avuto una vita da film, non avrebbe mai avuto una casa con un recinto bianco e tre bambini che correvano in giardino.

Ma la sua vita era la sua e poter decidere che cosa farne, essere abbastanza libera e coraggiosa per affrontare questa cosa e vincere, l'avrebbe resa perfetta.

Senza bisogno di altalene nel giardino e casa d'estate sulla spiaggia, solamente vincere la sua più grande paura.

======

Dopo la misteriosa telefonata di Scully, Mulder rimase seduto per terra, con il telefono ancora tra le mani.
Sapeva senza dubbio che era stata lei.
Non avevano parlato, non aveva fatto nessun rumore, ma l'aveva capito solo ascoltando il suo respiro agitato e sussurrante, la conosceva molto bene, aveva sentito quel respiro sulla sua pelle.

Forse era in pericolo?
No, non era questo, lui lo sapeva molto bene, aveva sentito la tentazione di chiamarla ogni minuto da quando si era allontanata per quel vicolo in quella notte tempestosa come questa
Mulder guardò dalla finestra e vide come il vento agitava gli alberi, vide le foglie che volavano e la polvere che turbinava sotto il cielo grigio piombo.

Pioveva a catinelle, i tombini della sua strada straripavano, c'era gente rifugiata nei portoni e nei negozi aspettando che l'acqua si stancasse di colpirli.
Allora lo capì.
Poteva mettere fine a quella situazione, doveva solo parlare con lei, avevano sempre risolto i problemi così. Inoltre lei l'aveva chiamato, questo doveva pure significare qualcosa, forse nel codice di Scully era un tacito segnale che lui poteva iniziare a supplicare, forse lei era disposta a che tutto fosse diverso.

Senza pensarci un secondo uscì di casa verso l'appartamento di Scully.
Quando uscì per strada vide che la tempesta era peggiorata, grandi gocce d'acqua cadevano dal cielo coprendo tutto quello che trovavano, i fulmini illuminavano sinistramente a giorno di tanto in tanto, il vento flagellava gli edifici e gli alberi, ma ci sarebbe voluto un uragano per fermarlo ora.
Come poté attraversò mezza città camminando fino al palazzo di Scully, quando arrivò bussò due volte e non ebbe risposta, guardò verso la sua finestra e vide che la luce era spenta, lei non era in casa, ma lui non si sarebbe mosso di lì.

Tirò fuori la sua chiave ed entrò nell'androne, ebbe il sangue freddo di capire che date le circostanze a lei non avrebbe fatto piacere che l'aspettasse dentro casa così che si sedette, inzuppato come stava, contro la porta di casa aspettando che tornasse.

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Alle undici di sera Scully tirò fuori la sua chiave dalla tasca ed entrò nell'androne, le sue impronte umide lasciavano un segno trasparente di acqua sul pavimento di marmo, era andata a fare un giro, cercando di chiarire le sue idee, cercando il modo migliore di far fronte alle sue paure.
Lo aveva capito, forse sempre l'aveva saputo, anche se mai aveva potuto comprenderlo fin'ora, forse non c'era niente al mondo che la rendeva così libera come appartenergli, forse arrendersi ed essere sua finalmente le avrebbe dato la pace interiore che non poteva trovare, gli aspetti sconnessi della sua vita con cui non poteva riconciliarsi, quelli con cui non aveva mai potuto vivere tranquilla.
Forse decidere di essere sua era l'unico modo in cui poteva salvare se stessa.
Quando uscì dall'ascensore non poteva credere a ciò che stava vedendo, Mulder era appoggiato contro la sua porta, era inzuppato e la guardava dal suo verde più profondo, come se non l'avesse vista da molti anni, ciò che era sicuro era che lei ne aveva sentito la mancanza come se fosse stato un secolo.
Mentre Scully si avvicinava, lui si alzò piano e rimase accanto alla porta.

- Ciao.

- Ciao, Mulder.

- Sei bagnata

- Anche tu.

- Dobbiamo parlare, Scully.

- Ti dispiace entrare? Voglio asciugarmi.

- Chiaro.

Scully aprì la porta en entrò mentre cercava la luce a tentoni sulla parete.

- Ci sono dei vestiti tuoi nell'armadio, te li porterò perchè non prenda un raffreddore.

- Grazie.

Scully entrò nella sua stanza e tornò con vestiti che ipoteticamente lui aveva dimenticato un giorno a casa sua, anche lei aveva dimenticato dei vestiti a casa di Mulder, la cosa curiosa era che a nessuno dei due sembrava strano, e non era nemmeno qualcosa che avevano deciso.
Tornò nel salotto e Mulder, che stava guardando dalla finestra si girò, i suoi occhi erano confusi e Scully poté notare in essi le tracce delle notti insonni.

Si avvicinò a lei e prese la roba asciutta che gli tendeva, senza volerlo guardare in faccia.

- Scully...

- Ti dispiace fare il tè?

- No, certo che no.

- Grazie.

Scully tornò silenziosa nella sua stanza e mentre si metteva il pigiama sentì Mulder nella cucina.

Doveva finirla, questa non era una maniera di vivere, si meritavano quella opportunità, per quanto fosse complicato, per quanta paura potesse avere, se c'era una possibilità che tutto fosse diverso lei doveva cercare il coraggio per renderlo possibile.

Così era lei, questo era quello che esigeva da se stessa ogni giorno, essere coraggiosa quando più era spaventata.
Quando rientrò nel salotto Mulder si era appena messo la maglietta, si sentiva il tè in cucina e la pioggia nella strada.

Si avvicinò a lui, piano, dandogli tempo se per caso voleva dirle qualcosa, invece Mulder stava solo in piedi in silenzio, la guardava solamente, come se cercasse di impararla a memoria, ogni gesto, ogni sguardo.

- Perché mi guardi così, Mulder?

- Perché ho creduto di non rivederti più.

- Mi dispiace.

Scully si allontanò un poco e si voltò per andare in cucina, forse aveva bisogno di un poco più di coraggio...ma quando si girò sentì come la mano di Mulder la tratteneva dolcemente.

- Aspetta...

Le si avvicinò, fino a toccarla, senza lasciarla ancora, e accostò la pelle ruvida alle sue guance, strofinandola sul viso di lei, sulla sua pelle dolce, come quelle notti contro la porta di un bagno, annusandola dolcemente, lasciando che il suo corpo si abituasse di nuovo a stare accanto a lei.

- Non andartene.

- Andavo solo a vedere l'acqua del tè.

- Non parlavo di questo, Scully.

- Lo so.

L'abbracciò più forte, sentendo le sue piccole mani sulla schiena, il suo respiro caldo sul petto, la sua pelle umida e tiepida contro le labbra.

In silenzio, come parlavano loro, solo carezze quasi per caso tra loro.

Sentendo com'era tornare ad essere vivi, com'era essere liberi finalmente.

- Scully…non ti ho ancora baciato.

Mulder si avvicinò molto piano, come se si aspettasse che in fondo potesse accadere qualcosa, che lei si pentisse, invece non fu così.
Il miele caldo e umido della sua bocca, il suo sapore di pioggia tiepida e il tocco soave, la sua piccola lingua quasi timida dentro la bocca di lui.
Per un secondo Mulder pensò che quello era il momento, ora il mondo poteva finire e non l'avrebbe quasi notato, esisteva solo Scully che lo baciava, con il suo fuoco e il suo calore ovunque.
Sentì lontano il sibilo della teiera sul fuoco e la bocca di Scully se ne andò via rapidamente.

Ancora ipnotizzato la vide dirigersi verso la cucina e scostare l'acqua che bolliva.
Mentre lei spegneva il fuoco Mulder si diresse verso la cucina e l'abbraccio piano da dietro, baciandole l'orecchio, odorando il suo caldo profumo, come se non fossero mai stati sul punto di perdersi, come se fino ad un'ora prima non fosse stata la fine del mondo.

- Mulder...il tè è pronto.

- Improvvisamente non ho più tanta voglia di tè…

- Ma sei stato molto tempo bagnato e freddo nel corridoio, Mulder…

- Sono stato anche molto tempo senza di te.

Scully sorrise e si avvicinò di più e lo baciò più profondamente, il suo sapore salato e intenso, il sapore di Mulder, si lasciò abbracciare più forte, cercando il calore che solo Mulder poteva darle, le sue mani tiepide e familiari che l'accarezzavano dolcemente, tirandola piano, finchè entrambi furono vicini al tavolo della cucina.

Senza mai smettere di baciarla.

- Scully…quella notte, sette anni fa, sotto la pioggia nel piccolo cimitero, capii che ero perduto.

- Forse sono capricci della pioggia, Mulder…

Sussurri e risate soffocate dai baci, sguardi complici, carezze e pelle che si univa, fondendosi, rendendoli liberi finalmente, scoprendo alla fine che era così come dovevano essere le cose , sapendo che non potevano sfuggire a questo, non importava ciò che sarebbe accaduto il giorno dopo, non importava se non smetteva di piovere per tutta la notte, non importava chi erano stati prima, ora esistevano solo loro, illuminando la metà oscura e finalmente libera dell'altro.

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