Le fanfic di X-Files

No Quarter Given

Scully Ŕ in crisi e fugge a New Orleans.Vuole sentirsi viva.
Autore: MISH
Pubblicata il: 03/11/2009
Tradotta da: Iris
Rating: NC-17, vietata ai minori di 17 anni
Genere: ANGST
Sommario: Scully Ŕ in crisi e fugge a New Orleans.Vuole sentirsi viva.
Note sulla fanfic: La storia si compone di sette parti..Le prime quattro sono un post Never Again..Le ultime tre sono un post En Ami

Archiviazione:
Altre note: Questa fanfic ha vinto lo "Spooky Award" nel 2001
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Astinenza -prima parte

Noioso pezzo di plastica d’oro. Il passo finale del viaggio che sta fra il pollice e l’indice, i numeri e la superficie piatta, così confortante, semplicemente perché è familiare.

Due lati precisi, esattamente come lei.

Tuttavia, c’è una differenza. Potrebbe portare "lui" a correre in un modo che a lei non è mai riuscito. Un invito magnetico garantiva di attirare la sua preoccupazione, poi la sua collera. Lei invidia la carta inanimata; ma ancora, realizza che non si sente + viva della plastica che tiene in mano.

"Signora, ho bisogno della sua carta di credito."

Il piacevole accento strascicato del sud interrompe le sue fantasticherie, e lei gliela dà, con un sorriso vacuo.

"E’ la prima volta che viene a New Orleans?" lui è un uomo semplice, fine, con la pelle color caffè ed occhi nocciola. Il tipo che ammicca a tutte le donne e flirta con facilità. Ma lui non sta flirtando con lei, e lei lo sa. Se deve indovinare, può dire che la sua porta oscilla in altre direzioni. Ma è un maschio e sta sorridendo. A "lei", con calda ospitalità e genuino charm.

"Lei è fortunata, con il tempo mite di questo inverno, la stagione Mardi Gras è stata eccellente. Certamente noi siamo appena fuori l’itinerario principale, così se lei sta cercando eccitamento, dovrà camminare un po’."

Mardi Gras? Questo spiega il brulicare nelle strade; normalmente , lei non avrebbe mai messo piede in una città, nel bel mezzo della stagione del carnevale. Non importa che l’agente di viaggio era così entusiasta alla cancellazione dell’ultimo minuto che era apparsa sul suo computer, come lo sguardo curioso che le aveva dato alla vista del mucchietto di soldi in contanti che lei aveva tirato fuori.

Si trovava nella città dove poter scomparire, nel bel mezzo della celebrazione + decadente al mondo - così appropriata per i suoi bisogni.

"E’ divertente," lei rispose, lasciando il suo viso smorzarsi in un sorriso. Lei si stava lasciando andare…..lentamente ma sicuramente , stava diventando "viva".

"Una città affascinante"

L’impiegato si risollevò al germogliare dell’affabilità di lei, ed il suo sorriso si allargò, la sua mano indugiava sopra il POS della carte di credito. Apprensione si agitava nello stomaco di lei. Già l’hai fatto, pensava.

"Una volta che avrà conosciuto New Orleans, " disse ammiccando " se ne innamorerà. Non potrà farci nulla, ma continuerà a tornarci…ancora, ed ancora."

Il nervosismo divenne malinconia, come il sorriso divenne triste. Appoggiandosi sopra il bancone di mogano, lei facendo le fusa…

"Me lo promette?"

Lo sguardo amichevole dell’impiegato divenne un ribollire di interesse, e lei sapeva che lui stava apprezzando il color fuoco dei suoi capelli , la blusa senza maniche , ed il lino che gli aderiva ad ogni curva. Forse lui "era" il suo tipo, dopo tutto.

"Dolcezza, te lo prometto con tutto il mio cuore. Questa città ti tratterà come una regina. E’ fatta per la bellezza."

Lo scorrere della carta di credito nella fessura del POS divise il vecchio dal nuovo. Come lui gliela ridiede, notò che la "D" si era consumata, il bianco sulla superficie non era più visibile.

Era diventata "Ana"

"Si goda la sua permanenza, Ms. Scully." Lui schioccò le dita ed un ragazzo si affrettò a prendere il suo bagaglio. " Il mio nome è Patrick, se ha bisogno di qualcosa. Manny, qui, la farà sistemare."

Manny è intorno ai 20, non di più. La guarda a bocca aperta, con ammirazione, arrossendo, come lei gli sorrise. Riferendosi a tutti e due, lei dice con convinzione,

"Chiamani Ana." Lo dice con una punta di inflessione vocale, punzecchiando la lingua, con piacere.

"se……se vuole seguirmi, signora.," il ragazzo balbetta, girandosi velocemente verso l’ascensore antico.

Con un ultimo accenno a Patrick, lei va al piano superiore per aspettare l’inevitabile.

************

Cinque ore di attesa, per essere esatti. Dopo un’ora, lei era diventata claustrofobica, nella stanza lussuosa, ed era uscita fuori, girovagando per le strade del quartiere francese, sigaretta in mano. Una piccola fermata ad un locale aveva rinforzato il suo debole coraggio, specialmente l’assiduo flirtare dell’Happy hours del venerdì. Ovviamente il liquore aveva anche sciolto l’ultima indecisione.

Ora, lei sedeva proprio come Patrick aveva profetizzato, una regina-giglio-bianco sul bancone della sua stanza, i cuscini della sua sedia a sdraio si godevano lo scivolare della sua vestaglia di seta scarlatta. Alla sua sinistra, un bicchiere che trasudava calore, nell’umidità del tardo febbraio , appoggiato sul tavolo di ferro battuto, vicino ad un posacenere stipato di cicche di sigarette.

Il baccano festaiolo in distanza le faceva battere il cuore per l’anticipazione. Una vampata di calore ricopriva la pelle nuda, sotto la vestaglia, come se il bere del pomeriggio la mettesse in pari. Si tamponava le gocce di sudore in mezzo ai seni con un asciugamano dell’albergo, desiderando che "lui" apparisse finalmente, almeno per "smorzare" il calore.

Il sole stava calando, ora, ed il cortile sotto stava prendendo vita, con i turisti in movimento. Il dolce odore delle gardenie si mischiava con il turbine di fumo , mentre lei aspirava una lunga boccata. Non fumava da anni; è sorprendente come velocemente riemerge la disposizione alla nicotina. Conoscendo poco delle sue colleghe, la chiamata incantatrice della nicotina non era l’unica dipendenza a cui lei resisteva, sotto quegli abiti formali.

Si domandava spesso se, lasciandosi andare in un casinò, la sua vita risparmiosa avrebbe sofferto lo stesso destino , come la sua anima. Andata, lasciandosi dietro una pagina nera con su scritto "zero" , in fondo.

Suo padre si sarebbe accigliato se l’avesse vista ora, quegli occhi blu inflessibili avrebbero condannato la sua libera caduta nella depravazione. Il pensiero le fece cambiare posizione e stringere l’estremità della vestaglia ancora più strette, intorno al suo corpo.

Sbrigati!, lei voleva urlare al cielo che diventava rosa. Prima che mi arrendo al rimprovero di un fantasma.

Questo deve essere fatto.

Due brevi trilli dal telefono francese che si era portata fuori con se la fecero saltare, come se fosse il bastimento di suo padre a chiamare. Prendendo un profondo respiro, per far sparire lo spettro che aveva al suo fianco, le sue unghie rosse pigiarono contro il ricevitore.

"Si?"

"Miss Ana?" la voce di Patrick era insicura, tremava un po’.

"Si , Patrick, cosa c’è? " sebbene lei sapeva molto bene cosa stava accadendo. Piuttosto, *chi * era.

" C’è un gentiluomo qui che insiste per vederla. Gli ho detto che non posso dargli il numero della sua stanza, anche se lui dice di essere dell’FBI…"

"Lo mandi su, " lei dice, interrompendo la spavalderia dell’impiegato.

Può immaginarselo mentre si gira per evitare lo sguardo minaccioso di Mulder per chiederle, in un sussurro "E’ sicura? Posso chiamare la polizia, Miss Ana."

Gentilmente lei risponde " Va tutto bene , Patrick. Tutto è ok"

Dire bugie è disgustoso per la natura di Dana, ma Ana non ha problemi con questo.

Al bussare impaziente e rimbombare "Scully!" lei schiaccia la sigaretta nel posacenere.

"E’ aperto," chiama, prendendo il bicchiere di scotch.

La vibrazione che provoca la porta sbattuta , risuona attraverso il bruciore del liquore sopra la sua lingua. La paura di lui si diffonde per le porte aperte del balcone , come la folata di un forno. Sente il rumore soffocato dei suoi passi sul tappeto, mentre corre e dice senza fiato "Dove sei? "

"Qui. Sono qui" la sua risposta è silenziosa, cadenzata dall’oscurità, come il tintinnare del vento.

All’improvviso, lui le è al fianco. L’arma tenuta stretta fra le dita, fino a far diventare bianche le nocche, rimaneva fuori dalla sua visuale. "Stai bene? "

Lei potrebbe dire che sta bene, e sarebbe vero, ma non si sente di dirlo.

Invece, lo guarda nei suoi occhi tempestosi e dice " Siediti, Mulder ." Beve l’ultimo sorso del suo drink e prender il pacchetto di sigarette.

"Scully? " Tutta la sua incertezza e timore sanguina attraverso il tono stridulo con cui pronuncia il suo nome.

"Va tutto bene, Mulder. Siediti prima di cadere a terra." Indica la sedia uguale alla sua, sulla sua destra.

Con sua sorpresa lui lo fa, mettendo la pistola nella fondina, con dita tremanti, sebbene non si mette seduto comodamente sulla sedia, ma in pizzo ed avvicinandosi.

"Che diavolo sta succedendo? " Non spreca tempo ad arrivare al nocciolo della questione. " e questa cos’è ? " fa cenno con la testa alla sigaretta.

Lei sa che le chiederà molto di + del suo improvviso fumare. La fiamma dell’accendino intensifica la sua faccia ed una fitta di senso di colpa l’assale, alla vista della barba di due giorni che gli è cresciuta. Almeno non indossa lo stesso vestito con cui lo aveva visto l’ultima volta, il suo non finito " Ma quella è la mia…." Spronando il suo stordito silenzio in azione.

Scuro, come il suo umore, era vestito tutto di nero, dal fine maglione di lana ai jeans indossati e stivali, con solo un accenno di t-shirt bianca al collo. Aveva lo sguardo di uno che non aveva dormito, e Dana alzò ancor di + la testa ai suoi occhi dolorosamente scuri e rossi.

"Scusami. Non intendevo farti preoccupare. " Le sue dita rilasciarono l’accendino e la fiamma si spense, mentre lei inalava aspramente, rievocando Ana. " Ho detto a mia madre dove stavo andando. "

" No, non l’hai fatto, " risponde lui, strofinandosi gli occhi con una mano.

Ha l’aspetto quasi disfatto, ma lei si rifiuta di arrendersi all’inclinazione con cui ha vissuto da anni, ormai, il lato dolore/conforto della loro relazione. Gli amici fanno cose per l’altro , oltre al lenire i dolori. Si capiscono l’un l’altro e sanno quando lasciarsi in pace. Quando bisogna mettere da parte il bisogno di risposte e solo lasciar stare.

E quando realizzare che l’altra metà di te è stata lì per tutto il tempo.

"Le ho detto che mi prendevo un po’ di tempo libero. Lei ha capito." Il suono melanconico di una chitarra solista si diffondeva dal cortile di sotto. E’ bello, e a lei piace immaginarsi l’oggetto di una serenata romantica.

Ma non è così. In questo momento è l’oggetto di un uomo possessivo, disposto a prendere e non a dare. Non è un uomo innamorato. Le importa di lei……e questo lei lo sa. Ma lui non può darle quello di cui lei ha veramente bisogno.

Lui era così disposto a credere che quella eccentrica in Tennessee fosse la sua anima gemella. Non capisce che seduta proprio davanti a lui c’è l’unica persona che farebbe qualsiasi cosa per lui? Era così difficile per lui ammettere che la sua vita era legata alla sua?

E non è nemmeno solo questo. Lei sa che a volte lui non è un tipo molto espansivo, specialmente quando lei è coinvolta. Quelle più vicine a lui sopportano l’urto del suo silenzio, mentre è molto facile per lui lasciarsi coinvolgere da quelle rese incapaci, come lui, dal dolore e la sofferenza.

Ne aveva abbastanza di tutto questo…….era venuta a New Orleans per provare un punto, sapendo troppo bene che lui era "obbligato" a seguirla. Ci sono certe cose che non possono essere discusse su files polverosi , nelle viscere di un ufficio. Non che lui potesse effettivamente aiutarla, ad ogni modo, non importa quando e dove.

Sospirando, lui alzò la testa all’improvviso guizzare della lampada a gas del giardino di sotto.

"Questa non sei tu, Scully………………….New Orleans?"

Le labbra di lei si incresparono mentre guardava le ombre che si muovevano nella stanza dall’altra parte del cortile, da dove stava lei. E’ un albergo simile a questo, di tipo romantico ed antico..fatto per il peccato. Lei può vedere le sagome di un uomo ed una donna , appena dietro le tende del balcone opposto. La danza comincia per loro, proprio come sarà per lei.

Tutto quello di cui ha bisogno è un partner per la danza. E Mulder ha sempre avuto due piedi sinistri.

"Odio la Florida e desideravo calore. Chiamalo un capriccio."

"Scully, tu non hai ‘capricci’ " strinse gli occhi " ma * Ana * li ha, non è vero? "

Allo sguardo intenso di lei, Mulder inghiottì ed abbassò la testa. Lei voleva così tanto screditare la sua arroganza condiscendente, ma era passato il momento della rabbia. Se lui voleva attaccare briga era un suo problema; tutto quello che doveva fare era una chiamata di sotto e lui sarebbe stato storia. E dal rossore che gli era salito sulle guance, a causa del rimorso, anche lui lo aveva realizzato.

Prima che possa aprire bocca per scusarsi, lei dice freddamente " Mulder, ti chiedo scusa. Lasciamo stare, va bene?"

Con la coda dell’occhio lei vede la sua mascella contrarsi. Ma sa che lui non lascerà stare, non quando c’è così tanto da scoprire. Non è uno che lascia sfuggire l’evidenza. "OK. Posso chiedere cosa ha causato questo?"

"Vuoi saperlo veramente?"

I suoi occhi si accesero di sincerità e totale confusione "Si, lo voglio"

Nonostante l’incidente con Jerse, lui rimane relativamente senza indizi, lei realizza. Sa anche che il tempo per le vacue generalizzazioni è finito.La verità è tutto quello che lo soddisferà………ed anche lei, allo stesso tempo.

"Ho visto un dottore due settimane fa." Spengendo la sigaretta, lei lascia la testa penzolare verso di lui. Il suo respiro accelera " Scully………."

"Veramente , la mia ginecologa. L’ho vista pochi giorni prima di andare a Philadelphia. Controllo annuale."

Le sopracciglia di lui si piegano leggermente "C’è qualcosa che dovrei sapere?"

Lei nota l’improvvisa preoccupazione di lui e si affretta a rassicurarlo, con un tocco leggero della mano sul ginocchio. " Non è niente, Mulder. Mi sentivo soltanto un po’ stanca ed ormonale. Qualche mal di testa di tanto in tanto." Il nodo di ossa sotto la sua mano si rilassa un po’ " sebbene la visita mi ha turbato."

Il palmo che ricopre il suo è freddo e umido " Ti ha turbato? E’ perchè…..intendo, questo affare con Jerse…….."

"In parte, credo. Lui era a portata di mano ed io ero lasciva. " lei lo vede sbiancare alla risposta franca, e decide che non vuole più parlare di Ed Jerse. E’ finita ed ormai fatta. E’ tempo di andare oltre. " Sai cosa mi ha chiesto l’infermiera? "

Apre leggermente le labbra e scuote la testa, silenziosamente pregandola di continuare.

" Le domande di routine annuali, capisci. Eventuali problemi, sviluppi……" lei non gli dice delle emorragie nel bel mezzo della notte; non era successo di nuovo , ed il suo dottore le aveva consigliato un neurologo per ulteriori test, solo per stare tranquilli. " Che tipo di contraccettivo per il controllo nascite sta usando. " L’ultimo lo dice con lentezza, punteggiando il tono per sua risposta.

" Alla quale hai risposto……." Lui comincia a capire, lei lo vede dal movimento della sua testa, lo sente a portata di mano.

" Veramente niente, all’inizio. Ci ho dovuto pensare. Poi ho realizzato che non uso contraccettivi per il controllo delle nascite da anni………….non ne ho avuto bisogno, se capisci che intendo. " La sua mente razionale le dice che non c’è niente di sbagliato nel celibato; non è solo lo stile di vita a cui lei è abituata. Si è sempre goduta una sana vita sessuale……….finché il lavoro ha preso la priorità.

Lui fa un sorriso compiaciuto e dice " Penso di riuscire a collegare…" Ma vedendo lo sguardo serio di lei, si modera ed aggiunge " E questo ti ha contrariato? "

"No. Sebbene devo ammettere che ero mortificata della mia esitazione. Ho 32 anni, Mulder, e sono un dottore. Mi sono sentita ridicola." Con un cenno dell’altra mano, lei spazza via questi sentimenti e continua, " ma quello che realmente mi ha infastidito , è stato quando l’infermiera ha detto ‘ Ha realizzato che potrebbe rimanere incinta, non è vero? ‘ come se fossi appena uscita da sotto un sasso."

Mulder prende un profondo respiro e comincia , " Scully,….."

Ma, ancora una volta, lei non lo lascia finire , non vuole nemmeno guardarlo, nel suo imbarazzo " Ed io gli ho sparato in risposta, ‘ No, se non ho una relazione sessuale, non posso. ‘ "

Lui diventa silenzioso a questo e lei aspetta……..qualcosa, qualsiasi cosa. Dopo un momento, realizza che non c’è niente da dire, così continua, il resto del racconto si riversa dalle sue labbra.

" ‘ scriverò non ne usa ’ mi ha detto l’infermiera. E lo ha fatto, l’insensibile imbecille." Un profondo respiro sottolineò la sua storia.

Mulder le massaggiava la mano con la punta delle dita, scivolando verso la punta dell’unghia. " Lo so, Scully, che il lavoro non ci lascia molto spazio per le relazioni personali, " lui comincia , scusandosi, come se tutto questo fosse colpa sua.

Sebbene lui ha un po’ di responsabilità, lei ammette la stessa colpa e lo corregge rapidamente " Non è il lavoro, Mulder. E non sei nemmeno solo tu. Sono io. "

" Tu? "

Allontanando la mano, lei si sposta sulla sedia a sdraio, una gamba nuda esposta dallo spacco della vestaglia. Gli occhi di Mulder si scuriscono appena prima che si voltano a guardare altrove e lei lo vede ingoiare duro. Uno, due secondi passano…….fino a quando lui la guarda ancora, solo un tic della sua mascella le rivela che lui non è poi così impassibile , nei suoi confronti, come vorrebbe.

Ma è questo che lei vuole? O vuole solo un uomo, come Jerse?

Tutto il tempo in cui il corpo sudato di Jerse si era sbattuto sul suo, sull’umido materasso, facendo diventare il suo cervello poltiglia, lei stava pensando a quell’infermiera, volendo tornare nel suo ufficio, come un tornado, e proclamare che si, lei aveva usato condom, grazie tante. Cancellare quella ripugnante parola e scrivere, ‘ Trojans, taglia grande’

Era buffo come lei non aveva pensato nemmeno un secondo all’uomo che grugniva sopra di lei, oltre al fatto di sentire il suo pene ricoperto di lattice scivolare dentro e fuori di lei. Aveva finto un orgasmo, gli aveva baciato la guancia, e chiesto se non gli dispiaceva dormire sul divano. Lei era abituata a dormire da sola.

Nemmeno l’abituale tocco fidato delle sue proprie dita, non erano abbastanza per soddisfarla. E non lo erano da un bel po’, lei realizza.

"L’astinenza è la mia vita, Mulder. Non fumo, non bevo, non faccio sesso. Difficilmente mangio carne rossa, e non piango a certi film tristi o sorrido ai tuoi scherzi……..ho realizzato, l’altro giorno, che io non vivo, esisto e basta."

" Sesso e fumare sono molto sopravvalutati, Scully, credimi. Ora…una buona bistecca…ecco questo è differente. "

Il suo tentativo di alleggerire la conversazione non ha successo e lei si alza, facendo dondolare le gambe con esasperazione. Gli arti nudi si spingono fra i suoi e lui si raddrizza, in risposta alla sua invasione, tirando un sibilo di respiro, appena udibile, fra loro.

"Lo stai facendo ancora. Smettila."

"Sto facendo cosa?"

"Non mi stai ascoltando. Mi hai seguito fin qui per prendere tutto sullo scherzo, quando avresti potuto attendere finchè non fossi tornata." Con risentimento lei si tira dritto ed entra nella camera da letto buia,; la seta le ricade sui fianchi fino a sfiorare il pavimento.

"Se non hai nient’altro da dire, puoi andare. Tornerò lunedì. " Lei cerca di togliersi dalla testa l’imminente appuntamento con il dottore, ma è lì, sempre persistente.

"Cosa vuoi che dica? " le sue parole sono vicine, ma fisicamente, lui tiene ancora le distanze. " Io non ho risposte per te, Scully."

Girandosi, lei incontra il suo sguardo, nella penombra, di traverso , contro la luce velata che viene dal di fuori.

" Io non ti ho mai chiesto risposte, Mulder." Mani ai fianchi, lui grugnisce.

" Allora cosa diavolo ‘ vuoi’ ? "

Una dozzina di parole le passano per la mente………….amore, sesso, comprensione, rispetto, tutte in cima alla lista. Ma c’è una cosa che lei vuole + di tutto, qualcosa che desidera intensamente………quella che pensava di trovare con Jerse, ma che adesso sapeva essere una pallida imitazione.

" abbandono……….azzardo……..follia……….liberazione. "

Astinenza -seconda parte

Lei si aspetta che lui rida, o che deliberatamente fraintenda e si tiri indietro, rilasciando quindi entrambi dall’obbligo. Le cose potrebbero andare a posto, nel modo in cui erano non molto tempo fa ; partners ed amici, che si dicono ciao alla fine della giornata, vedendosi l’un l’altro , fuori dal lavoro , quando è necessario.

Il malinteso, sebbene non deliberato, gli offusca il viso " Cosa? "

" Mi hai sentito. Voglio uno sfogo, liberazione."

Ingoiando, lascia cadere la mano, flettendo le dita come se desiderassero scuoterla. " Sei venuta fin qui per dirmi che vuoi un altro partner? "

"No. Tu non mi stai ascoltando, Mulder. " reprimendo la sua crescente rabbia, lei forza compassione , nel tono della sua voce. " Questo è qualcosa…….mi è già capitato qualcosa del genere, prima…...è come un ciclo di frustrazione, una sveglia che suona quando è il momento."

Ripensando al passato, lei realizza che accade appena prima l’inizio di una relazione sessuale, quando lei non riesce a sopportare più la frustrazione. L’amore non aveva avuto niente a che fare con loro; infatti, la logica aveva avuto un grosso ruolo in tutti loro. Bisognosa di sesso? Senza impegno? Sfruttare il marito di qualcun’altra. O il frutto proibito dell’istruttore o l’ambizioso, la cui carriera è definitivamente perpendicolare alla tua.

Anche il nuovo psicopatico che si brucia la faccia , era tra questi. Ti garantisce tutto il divertimento a metà prezzo. Cosa sono qualche cicatrice nell’anima, nel corpo?

Meglio ancora, perché fermarsi ora? C’è una città intera piena di incontri da una notte, fuori di lì.

Abbassando la testa , difronte alla sua confusione – e la verità che lei non può più negare – lei sussurra " Ho bisogno di sentire. Ho bisogno di sfogarmi. "

Lui tira un sospiro, capendo. Ameno ci è arrivato. "Jerse? "

"Era un tentativo di sentire " Ora che lui sa, la sua confidenza ritorna, e lei alza occhi gelidi, per incontrare i suoi " I non mi aspetto che tu capisca, come non volevo che mi seguissi, anche se sapevo che l’avresti fatto. Ma l’albergo non mi avrebbe dato una stanza senza la carta di credito, così ora siamo qui. "

Una risata auto-deresiva venne da lui, come i suoi occhi trapassarono le sue forme con incredulità " Tutto questo perché hai bisogno andare a letto con qualcuno ? "

Avvampando, lei prova a spiegarsi . " Io non ho detto questo. Ho detto che ho bisogno di sentire. Chiamalo biologico, o fisico, comunque vuoi……io so solo che è qualcosa di cui ho bisogno di fare adesso. " Dopo dei lunghi, tesi, momenti di silenzio, lei distoglie lo sguardo.

"Mi dispiace che hai sentito il bisogno di seguirmi, ma io sto bene, veramente. E non ho bisogno di te , qui, Mulder."

Il silenzio è opprimente, e si sistema sopra di lei con gelida finalità.

Si gira per andare verso la porta, spiegazioni date. Congedandolo, dice " ti rimborserò il biglietto aereo…….e se sei troppo stanco per tornare indietro, posso vedere se posso prendere una stanza per te…"

La sua debole risposta echeggia attraverso la stanza " Posso fare questo per te. "

Lei si ferma con la mano sulla maniglia della porta e sussurra con un mesto scuotere della testa " Non posso permettertelo. " Sebbene lei sa , che una volta lui l’avesse scoperto, era costretto ad offrirsi.

" Non puoi permettere che qualche estraneo……." Lui si interrompe, un gentiluomo fino alla fine, e lei sa che lui sta trattenendo quello che vorrebbe realmente dire. " Io sono una scelta + sicura , Scully. E, a parte qualche occasionale degenza in ospedale, una sicura ignoranza ed un ego mostruoso , sono pulito. "

Sentendo il tentato sorriso nel tono della sua voce, lei si gira ancora per affrontarlo e lascia un leggero sorriso fiorire sul suo viso " Non lo so, Mulder. Quell’ego può schiacciarmi, alla volte " .

Un’immagine non richiesta le arriva alla mente con le sue parole…….la vista di lui sopra di lei……..

……e lei sa, può * vedere * che lui sta pensando alla stessa cosa. Una lenta , ardente fiamma accende i suoi occhi, l’unico cenno di emozione , diversamente dalla sua faccia in ombra.

Lui lo sta considerando, ci ha pensato proprio come lei. Lei vuole vedere il suo viso un po’ più chiaramente, poi decide che è meglio così. Il lento scivolare nel proibito avviene meglio con gli occhi chiusi. Facendo ciò, si gira lontano da lui, la sua sottile determinazione rischia di indebolirsi sotto il suo scrutinio.

Si fa avanti l’ultimo tentativo di sanità e con tutto la veemenza di un gattino che fa le fusa lei dice " Tu sei troppo vicino. Non ti posso usare in questo modo."

"Usami. "

Un’enorme stanchezza serpeggia nel suo corpo, lasciandosi andare a quelle due veloci e decise parole. E’ questo che lei voleva, per tutto questo tempo? Usarlo come lui l’ha usata in tutti questi anni ?

" Io posso fare qualsiasi cosa per te, Scully. * FARO’ * qualsiasi cosa per te. " lei sente il frusciare dei vestiti di lui, mentre si avvicina a lei. " Dovresti saperlo che io……"

" Tutto quello che voglio è sentire, " lei dice, interrompendo quello che suppone sia una dichiarazione di amore. Che lui lo intenda o no, lei non può lasciarglielo dire. " Solo una volta, io voglio sentire. Solo una volta. "

Il non detto è il qualificante, senza legami, ma funziona ugualmente e ferma il suo avvicinarsi. Jack Willis e Daniel Waterston possono essere stati chiamati amici, ma eventualmente, erano diventati uomini che si aspettavano altro da lei, che solo sesso. Ma anche allora, la sua ambizione aveva vinto, sopra le emozioni; come lei sapeva che un giorno le emozioni sarebbero state la regola. In questo caso lei era riluttante ad abbracciare il sesso se significava rovinare un’amicizia. Ma non voleva la paura di un altro Jerse.

Una volta, questo era tutto quello di cui aveva bisogno. Solo una volta, lei voleva sentire.

" Posso farlo una volta, Scully, " lui dice quietamente " Posso non farlo, se è questo che vuoi. Ma devi dirmelo tu. "

Come se lei potesse dirgli ogni segreto del suo cuore. Gli aveva già detto più di quanto aveva pensato di dirgli; no erano abituati a parlare di cose così intime. Ma se facevano questo – e lei lo voleva * così * tanto - non potevano andare oltre. Lui era svantaggiato dalla continua ricerca……e lei era ostacolata dalla riluttanza di fargli scegliere.

Il che lasciava solo una domanda.

" Puoi promettermi che rimarrà tutto uguale? Che di questa……* cosa di una volta *….non ne parleremo più? " Ti prego, dì che me lo prometti, Mulder, lei lo supplicava in silenzio.

" Scully, le mie labbra sono cucite. "

" Dillo . " lei deve sentire quelle parole.

" Lo prometto. "

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Lei afferra la colonna del letto, mentre lui si mette dietro di lei, dandole dei piccoli morsi a bocca aperta sulla sua nuca esposta sopra la vestaglia. Inarca la schiena al suo tocco, le sue mani scivolano in alto, oltre la testa, sente le curve del consumato legno incresparsi sotto le sue mani.

Non era stata detta una parola , fra loro, da quando lei lo aveva sentito svestirsi, dandogli la schiena. Fu solo quando sentì la sua calda mano sul braccio, attraverso la seta, che lei parlò, sussurrando, " Non sul letto. Qui. Proprio qui. "

"Okay. " La stretta delle sue dita tese sul suo braccio espressero la sua sorpresa, ma lui non disse nient’altro.

E’ tesa come una corda , mentre la sua bocca serpeggia sulla pelle nuda del suo collo, attraversando la sua spina dorsale e l’avvallamento sotto la mascella, come se lui stesse seguendo una mappa. Quando la sua mano scivola sopra il suo seno, verso il mento, lei capisce le sue intenzioni e si affretta a dire, affannosamente , "No!"

Lui si ferma e le chiede quietamente , " Non posso baciarti? "

Lei si sente per un attimo in colpa al sentire queste parole ferite. Il ricordo dei bramosi baci di Jerse le rivoltano lo stomaco, anche adesso. Al contrario lei sa che i baci di Mulder sarebbero devastanti. Persa, lei si perderebbe in lui per sempre. Girandosi lentamente, gli preme le labbra sulle dita, dandogli dei piccoli baci e sussurrando, " Non è questo di cui ho bisogno. Se non puoi farlo , va bene. "

Le mani di lui cadono sui suoi fianchi, attirandola + vicina a lui, fermandola. Veniva da qualche parte, dalle sue profondità, quel soffocato " Te l’ho detto………tutto quello che vuoi."

Un braccio si infila dentro la sua vestaglia , trovando ed afferrando il suo seno. Afferra il capezzolo fra le sue dita, chiedendo, " Questo va bene? "

Lei ansima al vagare delle sue mani ed alla sensazione del suo caldo corpo attraverso la sottile vestaglia. Come aveva potuto pensare che Jerse avrebbe potuto fare questo per lei? Uno scarso sostituto, veramente.

"Di più, " lei sospira.

"Dimmi cosa vuoi. Devi dirmelo. " Lui sa, lei realizza. Sa che dando se stessa in questo modo , quasi animale, è lei che ne ha il controllo.

" Parlami, " gli dice, sprofondando con la sua schiena sul suo petto, cercando vita.

"Cosa vuoi che dica ? " sussurra, tirando su la vestaglia con le sue dita, scoprendo le sue gambe traballanti . " che ho sempre voluto fotterti? "

Lei trema a quella profanità. Immediatamente, lui afferra la sua reazione e la suona, creando una sinfonia.

"Fotterti……si, Ana, te……soltanto te. "

Sentendo nominare il suo pseudonimo, lei si sente avvampare, tirando indietro la tesa e facendola penzolare sul suo petto nudo, chiudendo gli occhi sentendo aumentare il desiderio di completezza.

Lo strappo della sua vestaglia in vita la fa trasalire ed il suo sospiro aumenta al sentire la sua erezione premere contro il suo sedere, calda e pressante. Una mano le tira su la stoffa e l’altra lascia il suo seno e scivola verso il basso.

" Sei così calda, Ana, " lui grugnisce, infilando il suo dito medio dentro di lei, mentre le morde con i denti il lobo dell’orecchio. " Sei sempre così focosa? "

" Solo per…." Lei sospira , le parole vengono smorzate dall’ansia che le procurano le sue dita sul clitoride. < te >, lei finisce silenziosamente, ma non osa dare vita a quella parola.

Lui le toglie del tutto il respiro , togliendo via le sue dita e lei protesta con un gemito.

"Alza il ginocchio, " lui la persuade, alzandola con la mano libera. " sul letto. Fallo."

Gli ultimi tentennamenti cadono alla richiesta, sottolineata dal morso che lui le da sulla spalla.

Così lei lo fa, lasciando tutto la sua resistenza alla sua pressione con la gamba destra, piegandola sopra il materasso alto . L’altro piede si alza dal pavimento e si poggia sulla ringhiera del letto, portando i suoi fianchi allo stesso livello di quelli di lui.

Con un gemito soffocato, lui entra in lei, spingendo il suo stomaco sulla spessa colonna del letto. L’ispirare rapidamente di lei si perde quasi alla sensazione e si trattiene dal dire il suo nome, appoggiando le guance infiammate sul legno freddo e solido.

Lui rimane fermo per un momento o due, concedendole del tempo per adattarsi, lei realizza. Un’altra consapevolezza le arriva duramente dopo la prima. " Mul……condom ? " Lei sente ogni millimetro del suo ardente pene dentro di lei e l’ansia la fa dimenare. " l’ * ho * ottenuto……" incespica all’ammissione. " Noi dovremmo veramente…"

"E’ tutto ok, " dice lui, afferrandola intorno alla vita con il braccio, sussurrandole un "Shhhhh" sull’orecchio " tu vuoi abbandono, Ana. Puoi fidarti di me, questo lo sai, vero? "

"G…gravidanza? " lei balbetta, mentre i suoi fianchi si muovono di propria iniziativa, nonostante la logica che fiorisce dal lato del cervello di Scully.

"Non ti metterò in cinta, lo prometto " I suoi fianchi cominciano un ritmo in risposta , mentre dice , supplicando " Ti prego, Ana. Lascia che ti fotta. Posso tirarmi fuori in tempo."

Debolmente, il suo ultimo pensiero coerente è che è ridicolo, l’insistenza di lui che l’uso del condom non è necessario. C’è sperma nella pre-eiaculazione , le recita il manuale nella sua testa. Lui può ancora metterla in cinta , sebbene le possibilità sono poche. Ma quand’era stata l’ultima volta che lei aveva sentito il pene di un uomo dentro di lei senza lo strato artificiale di protezione? E lei non può negare che , in questo momento, la sensazione è bellissima, il massimo in rischio……e abbandono. E sebbene lui l’aveva trattata male, in passato, non le avrebbe mai mentito. Lui poteva mettere la sua stessa vita in pericolo e causare la sua infinita preoccupazione, ma non le avrebbe mai mentito. Se diceva che si sarebbe tirato fuori, lo avrebbe fatto.

Il rischio ne vale la pena? Come la punta di lui tocca la cervice, lei sospira la sua risposta, a lui e a se stessa " Si." Sente la sua bocca aprirsi lungo la linea della sua guancia, mentre comincia a sbattere contro di lei con urgenza, la sua promessa come una litania che rimbomba dentro di lei come l’approssimarsi di un uragano. Poi lei realizza che una tempesta sta arrivando, come vede i lampi attraverso le porte della finestra aperta sul balcone. Un uragano che non poteva competere con quello dentro.

Come un particolare lampo violento riempie la stanza, lui si ferma. Lei sa cosa ha visto, e lo sollecita a continuare. "Non sono niente, " lo supplica, parlando dei lividi che stanno scomparendo della lotta che aveva avuto con Jerse.

" Ti sto facendo male, " sussurra lui.

"No, " lei protesta. " Mi piace quello che stai facendo. Non……ti prego non fermarti."

Lui ricomincia a spingere, più lentamente questa volta, tenendola ferma, ma con scioltezza, con le sue mani.

"Più forte." La curva della sua gamba non concede molta manovra, ma crea un canale stretto per lui e molto più piacere per lei. Lei vuole di più ed insiste, " Più forte, ho detto."

Gemendo, lui spinge più forte in lei, ansimando per lo sforzo. " Così? " I suoi testicoli sbattono contro di lei ad ogni spinta e il ginocchio destro si unisce al suo sul letto, facendo leva e forzando le gambe di lei ad aprirsi ancor di più.

"Si, si, " lei urla, pensando che non potrebbe sentirsi meglio, ma sapendo che è così . " Gesù……."

"Cazzo, " lui grugnisce, muovendo la gamba di lei con la sua, sul letto. Porta la sua mano su di lei, effettivamente intrappolandola in una prigione di gambe e muscoli in tensione. "Toccati, " lui comanda. " Fallo, Ana. Viene per me."

Reggendosi contro la colonna del letto con una mano, lei lascia l’altra vagare sulla vita. Uno spasmo di lussuria per quest’uomo duro e forte, le fa spostare le dita tremanti e raggiunge i suoi fianchi lisci e sudati , raschiando i suoi tendini tesi con le unghie. Lui è fantastico e lei vuole prolungare la cosa, farlo perdere il controllo insieme a lei.

"No! " il suo scoppio d’ira è più forte della tempesta di fuori " Non…..non io…….tu….* tu *! "

Lacrime minacciano di cadere al suo rimprovero, e lei si ritrova a perdere il momento. Non è questo quello di cui ha bisogno, dopo tutto. Non questa egoistica e consumante manipolazione dell’uomo che ha messo da parte i proprio bisogni per soddisfarla. E’ un essere umano, non una puttana incallita che fa questo per denaro.

"Mulder." Tutto il suo dolore si riversa nel suo nome, ma lui è perso in lei, ora, e lei lo sente ad ogni sbuffo di respiro caldo sul suo orecchio .

"Toccati, ho detto. " la richiesta è dura e severa e lui guida velocemente la mano di lei, con la sua, dove sono uniti. " Fallo. "

Lei non sa se può farlo, ma ci prova, le dita tenute sul posto dalle sue. Unite, lo strusciamento le fa ribollire il sangue. Non ci vuole molto prima che l’orgasmo che aveva negato a Jerse ondeggiasse attraverso il suo corpo, reso ancor più fluido dal suo " Dai, baby…….così…..lasciati andare."

Un sospiro irregolare scivola via dalle sue labbra, mentre le sue pareti interne si contraggono intorno al suo cazzo. Lei si tende, mentre onde di piacere la consumano, una dopo l’altra, fino a placarsi, mentre lei cade , sfiancata, nelle sue braccia in attesa.

I tuoni rombano più vicini, mentre i secondi passano; lui è ancora duro dentro di lei, che aspetta. Lei si tira indietro, spronandolo a raggiungere il proprio orgasmo, un sospiro irregolare le esce dalla gola , cercando di liberarlo dalla sua promessa.

"Mulder…"

In un istante, lui se n’è andato da lei, girandola velocemente faccia a lui, la sua bocca prende la sua con violenza. La lingua si immerge dentro, raschiando il palato della sua bocca. Lei risponde immediatamente, tutta la resistenza e le emozioni fluiscono dalla sua mente in una confusa esplosione di amore. La sua vestaglia è andata, spazzata via dall’insistenza furtiva della mano di lui.

"Sei felice ora, Ana? " dice lui, le parole escono fuori dalle loro labbra unite.

Respirando affannosamente lei si stacca, portando la mano sulla sua guancia , rasposa di barba. Ora, lei vorrebbe la luce, e sembra che Dio le abbia concesso di dare un’occhiata al suo viso, come un lampo illumina la stanza.

Il dolore delinea la linea dura delle sue guance. Questo le fa venire le lacrime agli occhi, il dolore che vede scritto in ogni ruga. Lei non voleva arrivare a questo ed apre la bocca per dirglielo.

" Sta zitta, " lui ringhia, i suoi lineamenti persi, di nuovo, come ridiscende il buio. " Sta zitta e sali sul letto."

" Mulder…."

" Fallo, dannazione, o me ne andrò via da qui. "

E lei non lo avrebbe più rivisto. Sa che è così; troppo poco, troppo tardi….lei vede quello che gli ha fatto, come tutte le persone hanno continuato a fargli per tutta la sua vita. Tutto quello che lui ha sempre voluto è essere amato, qualcuno a cui importa di lui. In questo momento lui non vuole sentire né uno, né l’altro.

Più tardi, lei può sempre dirglielo più tardi, pensa. Dirgli che è lui che ama, che è lui che vuole. Dirgli che le dispiace di avergli fatto passare tutto questo , solo perché lei potesse sentirsi viva.

Lei non distoglie mai gli occhi da lui, mentre si stende sul letto. Le sue mani sono strette a pugno sui fianchi, il suo cazzo è duro e luccica della sua umidità . Lui guarda ogni sua singola mossa, guarda mentre lei sposta le coperte per terra con i piedi e si stende sulla schiena. Quando lei alza una mano , lentamente, verso di lui, lui inspira aspramente.

" Solo una volta, " lui dice, mettendo un ginocchio sul letto, " io voglio sentirmi vivo. " Si muove per coprirla, agitandosi come un felino mellifluo, punteggiando i suoi muscoli. Lei immagina di vedere i peli fini delle sue braccia che si rizzano, copiando i suoi.

"Qualunque cosa."

"Solo una volta, " lui continua, catturandola con entrambi le braccia, mentre l’odore del sesso riempie le sue narici, " io voglio venire dentro di te. "

Sforzandosi, lui esplora la sua apertura, e lei lo guida dentro di lei. " Io voglio……voglio….." gli occhi di lui si stringono e lei lo vede combattere per trovare le parole.

"Si, " gli sussurra, " qualunque cosa……tutto quello che vuoi." Come lui scivola in porto, lei combatte per tenere gli occhi aperti e porta le mani sul suo viso " Lo prometto." Si solleva per toccare con le labbra le sue.

"No, " lui si sposta. " Non è questo quello che voglio." Lui si tira fuori, per poi spingere ancora in lei, il viso serrato, le parole che gli escono fuori tra i denti stretti. " * questo * è quello che voglio. "

Fuori comincia a piovere, un torrente così feroce che porta umidità nell’aria, posando sopra di loro una coperta fredda , fatta di lacrime della natura.

Con un leggero cenno e la gola ostruita , lei acconsente, lasciando andare le mani per afferrare il cuscino. Realizza che lui è determinato a cavalcarla a lungo e duramente, ma non le importa; è qualcosa di cui lui ha bisogno ora. C’è molto tempo per le scuse, da entrambi le parti, più tardi.

Dopo pochi secondi, lui si riversa il lei, sul materasso, ricadendo con la bocca sull’arco della sua gola.

"Ti fotto, Scully, " lui grugnisce , " ti fotto…"

Un dolce oblio la invade, come le sue labbra formano parole silenziose. Ti amo, Mulder……..ti amo…….

Un brivido la sveglia e lei si sposta sotto la coperta, girando il viso verso il chiarore dell’alba. Soffia dell’aria fredda , che rende più sopportabile il piacevole dolore dei suoi muscoli. Bruciano per l’abuso; dopo tutto , è passato un bel po’ di tempo da quando lei ha avuto una maratona di sesso.

Solo una volta…..era diventato un tre volte. Tre distinti e strepitosi round del fare all’amore, alle volte lentamente e pieno di baci soffici e dolci……alle volte una ripetizione del loro primo incontro, appassionato con della rabbia residua, ma che finiva con lamenti di scuse. Poche parole passarono fra loro, nel buio, dopo la prima volta. La comunicazione era fatta di pelle e sospiri, invece.

Lui aveva mantenuto la promessa fatta, dopo la prima volta, tirandosi via alla seconda, negandosi l’amplesso dentro di lei, che lui voleva. Ancora inebriato dal secondo orgasmo, ed ancora di + , dalla sensazione improvvisa che prendeva vita dentro di lei, finse di essere completamente esausta, come sentì lui che incespicava, scendendo dal letto. Sicuramente lui non voleva restare e lei ripiegò in un sonno irregolare, doloroso, e si addormentò quasi immediatamente, non volendo che lui fosse testimone del suo crollo emotivo.

Ora , lei giace con occhi chiusi, sicura della consapevolezza che lui è rimasto. Aveva passato la notte intera ad esplorare il suo corpo, come lei aveva fatto con il suo; usando con attenzione i condom che lei aveva portato con se, sebbene un piccolo barlume di speranza l’attraversava al pensiero che c’era una remota possibilità di una gravidanza. No, lei non doveva veramente sperarci, era pura follia. E, in questo momento, loro avevano cose più importanti sulle quali discutere.

Lui era rimasto. Questo era tutto quello che importava.

Sorridendo, lei gira la testa sul cuscino per salutare l’uomo che ora chiama amante. Ma lui non è lì; il letto è deformato dal peso del suo corpo……ma lui non c’è. Come le sue braccia percorrono rapidamente il letto , sotto le coperte, lei sente che c’è ancora il suo calore. Debole, ma evidente. Lui non è lontano, mezz’ora al massimo.

Velocemente si alza e controlla la stanza. Non c’è traccia della sua presenza , a parte il ricordo persistente stampato ora sulla propria pelle. Scende dal letto e fruga nella sua valigia.

Lui risponde dopo tre squilli, la parola concisa e secca " Mulder. "

"Sono io. "

Il silenzio regna per diversi momenti, e lei può sentire il debole annuncio dello speaker dell’aeroporto. Lui sta partendo. Frastornata, lei mormora , " Stai tornando a casa? "

La voce di lui è fredda e metallica. " Veramente, sto andando a Dallas. Il caso di cui ti ho parlato? "

" Caso? "

" Il tabellone pubblicitario, ricordi? "

Vagamente, lei ricorda il suo biascicato racconto di una ragazza scomparsa che era apparsa su un cartellone pubblicitario. " Si. Mulder, io…"

" Va tutto bene, Scully, " lui la interrompe, un’ombra di rimpianto nel tono della voce. " Me ne sono uscito con questo con te all’ultimo minuto, non è vero? "

No, non lo aveva fatto, lei pensa. E non era questa la conversazione che si supponeva dovevano avere.

"Non ti preoccupare, io non penso che sia legittimo…..contatterò la polizia locale domani e tornerò in ufficio lunedì mattina. "

Cosa? Lei è senza parole, confusa. Sicura che lui non può semplicemente ignorare la notte trascorsa, lei si ritrova totalmente in mancanza di risposte.

Passano altri secondi tesi , duranti i quali loro non dicono una parola. Poi, Mulder, apre un piccolo spiraglio nella porta, le sue parole deliberate.

" Ho promesso di dare un’occhiata al ASAP ……ed io mantengo sempre le mie promesse. "

Lui non ha intenzione di dire una parola, proprio come le aveva detto che avrebbe fatto. Lei sente il bruciore delle lacrime, in fondo alla gola.

" Scully? "

Non può dirlo, lei non può dirlo. Ti amo , Mulder…….dannazione, dillo e basta!!

Preoccupazione si sente nelle prossime parole di lui. " Scully? Scully, parlami. "

Si lascia cadere sulla sedia, fissando la sua t-shirt spiegazzata sul pavimento, mezza nascosta sotto il bordo orlato del sofà. Nella fretta di andarsene, lui deve averla dimenticata. Lei se la porta al viso, un milione di parole chiedono a gran voce di uscire, nel suo cervello annebbiato . Parole che non può mai dire.

Un singhiozzo soffocato si perde nella stoffa della maglietta……..che odora di lui, acre con il panico della notte trascorsa.

Ti amo ti amo ti amo non lasciarmi………

"Scully! Dannazione, stai bene? Scully, dimmi…"

Fermalo, prima che…….sei così stupida…..

Una tremolante risposta viene fuori dal suo petto, alla fine. " Scusami, Mulder, " lei dice, schiarendosi la gola , " c’è qualcuno alla porta. Devo andare. "

La cacofonia dell’aeroporto è l’unico rumore che si sente, per diversi secondi malinconici.

" E’ il mio volo, " lui dice in modo assente, rompendo il silenzio.

" Ci vediamo lunedì, " lei risponde.

" Certo, lunedì. "

" Mulder, ho dimenticato di dirti…."

Ma lui se n’è andato, il click della sconnessione tronca le parole di lei.

" …che ho un appuntamento dal dottore, lunedì, " lei finisce debolmente, lasciando cadere la cornetta del telefono dal suo orecchio.

Non piangerò, lei dice a se stessa. Non lo farò.

Ma l’umidità che si è raccolta sulle sue labbra è salata e traditrice. Senza pazienza, lei scaccia via le emozioni indesiderate, sentendole gelare. Una goccia, poi due, cade e muore sul soffice cotone.

L’investigratrice in lei nota che il colore si intona con quello delle sue unghie perfettamente. Lei lo archivia via, come tutto il resto.

 

Brama..Desiderio -parte prima

" Volo 592 senza fermate per Washington è in imbarco al cancello 37."

No, no, non ancora, la sua mente disturbata urla. Lui può sentire il debole respiro di lei sopra il frastuono dell’aeroporto, concentrandosi sulla gradevole linea telefonica. Dovrebbe averla memorizzata, ed è così, tutti i quattro anni di sbuffi logici ed irritante incredulità.

Sono solo le ore di tremolanti ansimi ed incoraggianti sospiri quelle di cui lui non ne ha avuto abbastanza…….* anni * ad ascoltarli e non li avrebbe mai impressi a fuoco nel suo cervello. Di più, lui ne voleva di più.

Astinenza, lei aveva detto. Io sono stanca dell’astinenza.

Una parola di cui lui non sapeva niente. Qualcuno poteva dire che lui aveva vissuto così tanto senza, e a lungo; l’amore dei suoi genitori, la presenza di sua sorella, una famiglia, una casa.

Infatti, il suo desiderio faceva vergognare Midas.

Egoista, avido di bramosia , diretta ad una persona che avrebbe dato, fino al giorno della sua morte. Lui sapeva…….* sapeva * che non avrebbe dovuto prendere quello che lei le aveva offerto così liberamente.

Ma, ancora una volta, lui aveva preso da lei. " Usami, " aveva detto. Per la verità, era lui che aveva usato lei. Ancora ed ancora, prendendo il suo corpo e con ciò , distruggendo le sue difese. La sua anima – un’entità sconosciuta e tenera – denudata a lui, in quelle preziose ore. Tutto quello che lei aveva lasciato andare, tutto quello che teneva segreto…..la vera cosa che lui non aveva diritto a scoprire……lo aveva rubato, come uno scolaretto prepotente.

Non più, lui diceva a se stesso. Lasciala in pace. " Questo è il mio volo." Questo è il modo. Ridalle un po’ di normalità.

Per un secondo, lui è sicuro che lei non l’ha sentito. O è così, o lei ha deciso di ignorarlo. Che sarebbe la miglior cosa, effettivamente. Poi lei dice, " ci vediamo lunedì."

Funziona. * Deve * funzionare. Tieni duro.

"Certo, lunedì ." lasciando cadere il telefono, lui preme sul bottone FINE con una rabbia auto-derisiva.

Aspetta un minuto, era quello il suo nome? Velocemente , lui cerca di riconnettersi, ma non serve. E’ giusto così; quello che è fatto è fatto. Se lei non vuole dirgli quello che lui vuole sentire, allora lui vivrà con il silenzio.

Se solo la visione di lei, sotto di lui, le lenzuola ricamate una pallida imitazione della sua pelle bianca…….se solo tutto questo potesse scomparire e dissolversi nel nulla facilmente….

……

"Ti fotto, Scully………ti fotto."

Ogni millimetro della sua pelle tocca quella di lei, ora, torace sul petto. Lui sprofonda il viso nell’incavo dove l’esile collo incontra la clavicola, e la sua bocca si serra su di essa con un ardore vampiresco, mentre i suoi fianchi cominciano a muoversi, ancora.

Lui sa che potrebbe farle male, ma non può fermarsi; è così vicino, era stato pronto a venire da quando era entrato in lei la prima volta. Era stupendo ed orribile allo stesso tempo. Questa è Scully……la sua migliore amica. Ma lui aveva fatto di lei un oggetto del desiderio, proprio come aveva fatto lei, ed una parte di lui vendicativa vuole marchiarla, lasciando l’impronta della sua pelle sulla sua per tutto il tempo.

Il ritmo ritorna con facilità , e lui le afferra i fianchi per tenerla sul posto. Le mani di lei non lo toccano, arrendendosi al suo ordine di poco prima. Distacco, lui non può fare questo senza distacco. Lui non dovrebbe fare questo * per niente * , ma è troppo tardi per i rimpianti.

Tutto il * sentire * è concentrato sul suo uccello che scivola dentro il calore di lei. E’ tutto quello che vuole, svuotare se stesso dentro di lei, sebbene lui sa che una gravidanza sarebbe una pazzia per entrambi. Fa una smorfia con il viso contro il cuscino……..lui lo vuole, …* Dio * quanto lo vuole. Legarla a lui, così che lei non sarà più libera.

Ma non può farlo, non può trovare la liberazione che lei ha trovato così facilmente, mentre la legava alla colonna del letto con le sue braccia e gambe. Un lamento frustrato erompe da lui ed accelera, sforzandosi, volendo le mani di lei sulla sua schiena, ma avendo paura, ora, di chiedere il contatto. Non è suo diritto.

Poi lui sente il respiro caldo di lei passare lentamente sulla sua spalla e muoversi verso il collo, copiando il viaggio della bocca di lui contro il suo corpo. Soffici labbra si muovono, formando parole mute, parole che lui desidera ardentemente sentire, ma non può. Lui sa che lei si sta offrendo, e questa consapevolezza lo porta ll precipizio.

E’ a pochi secondi dall’esplodere in lei, quando sente il suo respiro sotto di lui. I fianchi di lei colpiscono verso di lui , e lei geme, come se ancora un altro orgasmo la stesse trascinando, il suo tremante " Oh, Dio, " lascia un tracciato di fuoco che brucia la barba sulla sua guancia.

Si, lui pensa, dammelo tutto. Alza la testa , come l’ultimo spasmo attraversa il corpo di lei, avendo intenzione di chiederle perdono. Di implorare per essere toccato……..supplicare per amore.

Lei è così immobile, gli occhi chiusi, la bocca molle. Lui forza uno stridulo " Scully? " dalle sue labbra, come i suoi testicoli si stringono al finale prossimo.

Ma lui realizza in quell’istante che lei se n’è andata da lui – che sia diniego o fatica, lui non ne è sicuro. Spossatezza aveva preso il sopravvento e nessuna azione da parte sua l’avrebbe fatta ritornare a lui. Duro, alla fine di questo pensiero ce n’era un altro; più pressante e scuro di desiderio.

Lei non poteva fermarlo,ora. Poteva riempirla di lui finchè ci fosse stato spazio nel suo corpo e nel suo cuore per nessun’altro se non lui. Una volta fatto, non poteva essere disfatto (distrutto). Un attacco di temporanea insanità , lui poteva dire. Non sarebbe stata la prima volta che faceva qualcosa di così stupido.

Ma aveva promesso.

Sollevandosi nel buio, lui se ne va dal calore di lei ed incespica fuori dal letto, cadendo sulle ginocchia sul tappeto. Il pelo corto e ruvido gli punge la pelle, mentre il suo corpo tremante rifiuta di collaborare ancora. La guancia colpisce il pavimento con un soffocato tonfo e il suo fianco atterra sulla ancor + stonata carezza dell’abbandonata vestaglia di lei.

Piegato in una palla di insopportabile dolore, si afferra il pene e strattona una, due volte. E’ tutto quello che ci mette, e lui trema silenziosamente , come lo investe l’orgasmo.

Le sue lacrime sono silenziose allo stesso modo.

*********

"Signore, "

La debole parola entra nel suo cervello e lui la ignora.

"Signore. " più ferma, ora, e lui non ha altra scelta che rispondere.

"Si? " aprendo gli occhi , mette a fuoco la sua faccia , attraverso lo strato di un sonno agitato.

" Si sente bene? " l’attendente del volo è preoccupata, inclinata sopra di lui, ma non troppo vicina. Paura ombreggia sulle sue sopracciglia increspate. Cosa diavolo sta facendo?

"Sto bene, " lui borbotta, girandosi via da lei. Il suo sonno era agitato, lui lo sapeva. Si domandava se avrebbe mai trovato ancora pace, nel dormire. " Ho mal di testa, tutto qui. Forse mi sta venendo il raffreddore. " Lasciami solo, aggiunge silenziosamente.

"Posso prenderle un’aspirina, se vuole. " Lei guarda gli altri passeggeri con calma, e loro si voltano , tornando ai loro giornali e borse.

I suoi sogni dovevano aver dato spettacolo. Pornografico, di sicuro. Stava forse asciugandosi sul bracciolo della poltrona , o qualcosa del genere? Un sorriso malizioso gli ricopre il viso , come la sua sarcastica, e sconsiderata natura veniva fuori. Non gli importava niente, veramente.

Ma si sentiva *dispiaciuto * per l’esile e pallida donna che stava davanti a lui. Non era colpa sua se lui era testone tormentato.

"Un’aspirina andrebbe bene, " dice. " aspirina. "

Come lei annuisce e se ne va, lui si gira verso il finestrino e guarda le nuvole passare.

********

E’ il freddo che lo sveglia, la sensazione di appiccicaticcio del suo corpo sul pavimento duro lo fa sobbalzare ed alzare la testa. Lo circonda il buio e lui ricorda tutto. All’istante, si chiude, lasciando affiorare il suo istinto di conservazione, spingendo le emozioni dietro una porta ben chiusa, in un angolo della sua mente.

Andarsene. Lui ha bisogno di andarsene. Prima che lei si svegli e faccia in modo che se ne vada. Guarda l’orologio; è lì da un’ora. Con un po’ di fortuna può vestirsi in silenzio ed andarsene per la sua strada per le 10:00.

Il debole rumore di pelle che si muove sopra il cotone lo fa fermare. Dietro di lui, lei dorme, muovendosi sul letto. Lui immagina che si è tirata le coperte sopra di lei, ora, sentendo freddo , ora che il suo corpo si è raffreddato. Lui vuole toccarla, per essere sicuro che sta bene, ma non osa. Uno sguardo a lei sarebbe abbastanza per attirarlo in quel letto , come suo schiavo, pronto a tutto.

Velocemente. Lui deve muoversi velocemente. Striscia sulla coperta come un gatto, cercando la sua corazza nera. Cercando , in qualche modo, con i suoi vestiti , il coraggio di resistere alla crescente forza di attrazione dei rumori di lei, nella notte. Lo sperma appiccicoso e mezzo secco sulla parte inferiore della sua pancia è uno sgradevole ricordo, ma lui non è disposto a prendere il tempo per farsi una doccia.

C’è abbastanza luce nella camera da letto per vedere i suoi vestiti sparsi sul pavimento, e lui li prende, il profumo della sua frenetica ricerca ancora impresso su di essi. Ci è quasi, lui ci è quasi.

Alzandosi, prende i suoi boxer, reggendosi sul retro di una sedia antica per supporto, visto che le sue gambe sono ancora mollicce. I muscoli sono leggermente doloranti, e lui sa che è più per il sollievo di averla trovata sana e salva che per ogni sforzo fisico. Erano rimasti bloccati in modalità pre-partenza per più di 36 ore, aspettando che il suo nome spuntasse sulla rete dei computers dei Gunmen. Lui doveva veramente concederglielo; quando voleva disfarsi di lui, sapeva come farlo e molto bene.

Un sospiro si muove lentamente nella stanza e lui gela. Un altro profondo respiro, poi due……lui non vuole guardarla. Se lo fa………poi, un frusciare di lenzuola di lino. No, non vuole…..ma il suo cuore lo tradisce, e lui si gira come la sposa di Lot, sapendo che è la cosa sbagliata da fare.

Ed il pilastro di sale si frantuma.

Una gamba è scoperta, esile e di un bianco evanescente. Una traccia di capelli spunta furtiva da sotto le lenzuola che ricoprono i fianchi di lei, e lui ingoia, la bocca immediatamente secca. Su, + su, i suoi occhi viaggiano, sul capezzolo raggrinzito che corona il suo seno nudo. Lui flette le dita della mano destra, sapendo come si adatta perfettamente al suo palmo.

Quel poco controllo che ancora possiede , scompare come lui le vede il viso. Nell’ombra silenziosa, lui può vedere come il suo trucco si è sbafato, a causa della sua bocca, dal loro sudore, dalle lacrime di lei. I leggeri graffi del suo viaggio a Philadelphia sono ancora lì, e lui desidera ardentemente porci sopra le labbra, per lenire il dolore.

I suo vestiti gli cadono dalle dita rese molli dall’arresa alla tentazione. La decisione è presa. Che sia una buona idea, o cattiva, lui non va da nessuna parte. Non ancora.

Sospira, la sua determinazione che fluttua via con il triste rumore. L’impulso di riunirsi a lei è forte, ma lui non lo fa. La fune invisibile e consumata che si estende fra di loro minaccia di rompersi , e lui lo sperimenterà presto.

Non ancora. Lei ha bisogno di tempo.

Muovendosi verso il balcone, lui respira profondamente l’aria umida, sforzandosi a rilassarsi. L’acquazzone è diventato una pioggerellina, e lui può sentire la strada sotto l’edificio di fronte che prende vita con i festeggiamenti del venerdì sera.

La sedia a sdraio è zuppa, ma la reclina comunque, non preoccupandosi se qualcuno può vederlo , nel buio. E’ il fottuto Mardi Gras, la nudità è aspettata, lui pensa.

E’ per questo che lei ha scelto New Orleans? Specialmente in questo periodo dell’anno? L’inibizione si getta ai quattro venti, per le strade. E’ facile trovare qualcuno per…..

No. Lui non vuole pensare a questo, ora. La rabbia combatte ancora con la più tenera attrazione d’amore e desiderio. Niente gli piacerebbe di più che far tornare un po’ di senso in lei. Poi dissolversi dentro di lei finchè non fosse stato assorbito dalla sua anima. Allora non ci sarebbe stato modo ,per lei, di sbarazzarsi di lui.

Prendendo un profondo respiro , desidera che la sua mente si rilassi. Non ha bisogno di pensare, in questo momento. E’ stanco di pensare. Come lei, voule solo sentire.

Sente il suo stesso odore nell’aria della notte, mixato debolmente con quello di lei. Quando era stata l’ultima volta che si era fatto un bagno? Dormito o mangiato? Dormire è impossibile e lui lo sa. Il bagno sarebbe arrivato + tardi, quando ne avrebbe avuto voglia. Ma lui è "affamato", realizza. Prendendo il telefono, sospira con sollievo che la linea non è saltata, sotto la tempesta.

Un click gli dice che ha raggiunto l’accettazione. La voce dall’altra parte del telefono è urgente e senza fiato. " Miss Ana? "

La gelosia alza la sua litigiosa testa, al ricordo dell’uomo di bell’aspetto dietro al bancone, la sua preoccupazione per Scully gli rivela l’approccio amichevole di lei.

" Abbiamo bisogno del servizio in camera, " gli dice pungente, la sua voce bassa e dura.

C’è silenzio dall’altra parte per un momento. " Si, signore, " l’uomo risponde alla fine, con una voce cortese, ma forzata. " Cosa possiamo fare per lei? "

Il suo stomaco vuoto chiama, e lui dice , " Cibo. Del pane, formaggio ….qualsiasi cosa….ed una bottiglia di vino. Per due. " Lui si fa piccolo alla sua stessa confidenza , la fantasia di vederla mangiare , nuda, contro il bianco delle lenzuola, si solleva non voluto, per scuoterlo fino alle ossa. Mettendo a freno la rabbia per l’impossibile, lui finisce " Il più velocemente e silenziosamente possibile. Lo lasci fuori dalla porta. "

Questa volta, l’impiegato ripiega sul familiare servilismo. " Si, signore, tutto quello di cui ha bisogno…solo…"

Lui attacca sull’essere servile dell’uomo ed appoggia la testa indietro, chiudendo gli occhi contro la nebbiolina.

Tutto quello di cui ha bisogno, lui deve solo chiedere. Se solo fosse così semplice , con lei.

In meno di 15 minuti, lui sente il rumore di passi fuori dalla porta. Sa che lei è esausta, ma spera che il rumore non sia abbastanza per svegliarla. Non ancora, almeno. Lui ha bisogno di sostentamento, prima di camminare sul filo del rasoio.

Il vassoio è pieno di delizie locali, e gli viene l’acquolina in bocca all’odore di caienna.

Senza mai togliere gli occhi dalla donna sul letto, lui mangia lentamente, seduto scompostamente sul divano all’altro lato della stanza. Sebbene è affamato, lui non mangia più di un qualche gamberetto lesso ed una tazza di zuppa piccante con pane francese. Il vino lo lascia, giusto in caso…. un ultimo respiro affannato, vaga speranza , al pensiero di dividerlo con lei.

I tuoni rombano da lontano , mentre lui si dirige di nuovo sul balcone, calmata la fame di cibo. Come se lo notasse per la prima volta, scorge un asciugamano appoggiato sullo schienale della sedia. E’ zuppo di pioggia, ma come lui se lo porta al viso, si accorge che odora ancora di lei. Lo tiene stretto fra le mani, chiudendo gli occhi con dolore. Essere toccato……lui desidera ardentemente essere toccato , realizza. Da LEI. Come ha potuto negare a se stesso il tocco delle sue mani è oltre la sua comprensione.

Si siede ancora sulla sedia a sdraio, abituato all’umidità, ora, l’asciugamano tenuto sul petto, forzando l’aria dentro e fuori dai suoi polmoni. Lui vuole rimanere. Dio sa se vuole. Lei glielo permetterà?

La pioggia aumenta ancora, improvvisamente, e lui respira affannosamente per le gocce fredde che colpiscono la sua pelle. Ci impiega un momento o due, ma poi concede al suo corpo di acclimatarsi, amando ed odiando contemporaneamente la sensazione dell’acqua. E’ una punizione ed una benedizione, purifica il suo corpo e la sua anima.

Sapendo che non può essere visto dal giardino di sotto, e non preoccupandosi se poteva essere visto dagli avventori dall’altra parte della strada, lui si alza e spalanca le braccia. La pioggia innonda il suo corpo, lavando via l’ultima sua resistenza. Non che ci fosse rimasto molto, una volta che aveva messo gli occhi su di lei. Respira profondamente, scuotendo la testa, liberando la mente di tutto, tranne di quello che lo aspetta in quel letto. Il lavoro, l’inseguimento, la preoccupazione…….tutto svanisce finchè la sua attenzione è ancora una volta diretta a LEI.

Girandosi lentamente, vede la sua forma addormentata sul letto, illuminata da il lampo di un fulmine che viene da lontano. Questa tempesta non è violenta come la precedente, più come una lenta affluenza che rinvigorisce l’acqua che sciaborda le rive del Mississipi.

Afferra l’asciugamano con entrambe la mani, strizzando via l’acqua, poi un passo ed è dentro. Con ogni passo che segue, si asciuga via le goccioline che gli aderiscono al corpo, non lasciando mai con lo sguardo il corpo di lei. Il suo cuore batte forte nel petto, per l’anticipazione o per il terrore, lui non ne è sicuro. La pelle d’oca delle braccia è reale e familiare, segnalano l’inizio di una caccia. Una che non ha niente a che fare con il bellissimo enigma che sta giusto al di là dell’ombra. Lei dorme, avvolta in un groviglio di lenzuola che aggiungono un altro strato di mistero.

Lui sta in piedi, sotto il lento roteare del ventilatore a pale del soffitto e rabbrividisce , mentre lo asciuga, passandosi una mano fra i capelli bagnati, lisciandoli.

Non è finita, non ancora.

Sollevando l’asciugamano, lui si avvicina al letto.

 

Brama..Desiderio -parte seconda

Il suo appartamento è silenzioso come la morte, messo in evidenza delle ultime frenetiche ore trascorse aspettando qualunque segno da lei , si spargono ovunque. Il telefono riposa sul suo tavolino da caffè e la rubrica telefonica è aperta sul numero di Maggie Scully. Le chiavi del suo appartamento sul pavimento, avendo mancato la scrivania, gettate con rabbia alla sua scomparsa.

Le ombre del sabato sera nascondono il modo in cui lui è impazzito, gettando stampe delle linea aeree e carte di credito , come un ragazzino viziato.

Dovrebbe veramente mettere a posto il caos, ma una totale stanchezza si è stabilita fin le ossa e lui si lascia cadere sul divano. Non si addormenta immediatamente.

……………

Comincia con il suo piede, un leggero tocco di piuma del freddo asciugamano sulla pianta del piede, attento a non svegliarla facendole il solletico. Una voce da dentro la testa gli dice che lei potrebbe far sorgere qualche protesta; ma se è fortunato, e gentile, può rievocare il ritorno delle sue inibizioni con mani sicure ed amorevoli cure.

In una mano ha l’asciugamano, dando alle sue caviglie un balsamo lenitivo. L’altra serpeggia sotto il polpaccio, e lui è sorpreso dal suo calore, nonostante il freddo della stanza. Lei ha la febbre?. No, lui conclude. E’ solo surriscaldata dall’attività notturna, a maggior ragione lui si prende il suo tempo con lei , per darle il balsamo di cui ha bisogno.

Gentilmente alza il lenzuolo per scoprire il suo corpo e si ferma al suo profondo respiro, da uno sguardo in su, mentre trattiene il respiro. Ma lei non si è svegliata; infatti, lei sposta la gamba, curvandola e dando a lui un barlume del posto dove lui amerebbe seppellire se stesso per sempre.

In risposta all’inconsapevole invito di lei, lui si fa duro, nonostante i suo brividi. Ma continua, non disposto a lasciarsi andare al suo stesso desiderio egoista, a questo punto. Questo è per lei.

Lentamente, disegna con l’asciugamano la sua gamba, poi l’altra, pulendo via la leggera lucentezza di sudore. Fermandosi di tanto di tanto per depositare baci su una fossetta qui, una curva là, lui percorre il tragitto fino alla pancia di lei, mentre le sue gambe tremano per lo sforzo di non unirsi a lei, nel letto.

Come uno schiavo, lui l’adora, negando a se stesso il lusso di introdursi nel suo spazio nel letto, contento, per il momento, di stare sopra di lei a guardare il tremolio dei muscoli di lei, che reagivano al suo tocco. Quando i suoi capelli gli cadono davanti agli occhi, li scrolla via, attento a non lasciar cadere le gocce sopra la sua pelle di seta. E’ riverente alla bellezza che si trova davanti e tira un sospiro tremante quando le sue mani catturano i seni, attraverso l’asciugamano.

Uno ad uno , ruota il panno sopra i capezzoli e sorride al modo in cui il respiro di lei cambia, diventando più profondo, veloce.

" Mulder……."

Un gemito rimane impigliato nella sua gola; lei sta sognando, e lui si ferma a guardare gli occhi che si muovono sotto le palpebre. Può essere possibile? Lei ha sempre mormorato il suo nome, nei suoi sogni? Non può essere così fortunato. E’ solo perché si è introdotto , questa notte, in una maniera molto intima.

Ignorando il desiderio , si allontana ed afferra l’asciugamano con una mano.

Come un artista, tocca leggermente le sue guance e labbra, facendo sparire le linee pesanti del suo trucco. Fronte, mento, l’incavo sulla gola……tutto viene ripulito sotto il suo gentile tocco.

Gli occhi di lei si aprono all’improvviso e lui trattiene il respiro, aspettandosi resistenza. Ma lo sguardo di lei è assonnato e senza domande, e punta sul viso di lui. Sbatte gli occhi, cercando di mettere a fuoco, ma ancora è troppo stanca per rifiutarlo. Così lui continua, e questa volta con le sue dita, dando forma al suo viso, accarezzando la sua guancia con le dita.

" Pensavo…" lei sussurra, sentendosi mancare il respiro, rendendosi conto che lui è ancora lì.

" Shhh…" per quanto lui vuole sentirle dire che è felice che lui non se ne sia andato, non può rischiare che quello che vede luccicare in quegli occhi pieni di dolore , sia delusione.

Ancora un altro po’, lui supplica silenziosamente.

Le ciglia di lei si abbassano, e questo è abbastanza, per ora.

Minuti passano e lui ammira la pelle color porcellana che scopre; una piega sull’angolo degli occhi, una lentiggine sotto il lobo destro, ed il neo.

Sopra il labbro, il segno dove lui sapeva che c’era, ma che non aveva mai visto , nascosto dal sottile strato di trucco. Le dita scorrono sopra di esso e lui si lecca le labbra, volendolo toccare con la lingua. Non ora, ma lo farà. Promette a se stesso che l’avrebbe fatto.

" Girati, " le dice, prima che la tentazione prenda il sopravvento.

"Cos….? " la confusione è momentanea, e lei è tesa , alla rottura dell’incantesimo.

"Girati, " lui le dice ancora, con gentile urgenza.

Sospirando, lei lo fa, piegando le braccia sulla parte opposta del cuscino. Sprofondandoci, lei si sposta ancora, il respiro si fa + lento, sino ad un leggero fare le fusa.

Quasi non si muove al tocco dell’asciugamano sulla sua schiena, e lui mette un ginocchio sul letto, per avvicinarsi a lei. Ogni pendio e cresta della sua spina dorsale riceve uguale attenzione, il cerchio del tatuaggio riceve uno speciale interesse dalle sue dita.

Sotto la debole luce, la carne ha un colorito rosa di morbida pelle. Il tocco dell’asciugamano non è abbastanza per asciugare la sua pelle, anche se lui vuole cancellarlo come fossero delle striature di sporco su un ginocchio sbucciato. E’ il ricordo della sua disattenzione ai suoi bisogni, ma lui sa che lei lo ha visto come un atto di ribellione. Non riguarda lui, come lei gli ha detto non molto tempo fa. Dovrebbe ricordarlo.

Invece di soffermarsi lì , passa l’asciugamano sopra il dietro delle sue gambe, una ad una, cercando la stessa reazione di prima. E viene ricompensato allo stesso modo, come le gambe di lei si aprono leggermente e lei emette dei gemiti.

Finalmente, lui è salito completamente sul letto ed è sdraiato accanto a lei, lasciando cadere l’asciugamano su i suoi fianchi, prima di avvolgere un braccio intorno a lei. La protesta che lui sapeva sarebbe venuta cade debolmente dalla sue labbra.

"Mulder." L’ammonimento è debole, ma c’è.

"Shhhh, lasciami fare.."

Per sua sorpresa, lei lascia fare senza ulteriori resistenze. Lui sistema la schiena di lei contro la sua schiena e fa scorrere un braccio sotto il collo di lei. L’altra mano porta la sua gamba sulla sua, aprendola a lui. C’era rimasto solo un posto da pulire….

Al tocco dell’asciugamano fra le sue gambe, lei respira affannosamente e si irrigidisce nel suo abbraccio. Il suo sibilo lo pugnala, e lui indietreggia con lei , sussurrando parole calme nel suo orecchio . " E’ tutto ok. Tutto ok. "

Sa che il loro fare l’amore è stato violento; i suoi muscoli erano stati doloranti, prima della sua doccia improvvisata sotto la pioggia. I muscoli di lei dovevano essere esausti come i suoi, e lo sbattere di lui nella suo punto di unione non doveva aver aiutato, ma infiammato la pelle delicata che c’è lì.

"Meglio? "

Lei annuisce fra le sue braccia, tenendo il viso abbassato. Per un po’ loro rimangono lì, il corpo di lui che culla quello di lei, una mano le accarezza i fianchi. Ora lei odora di acqua piovana, e lui respira profondamente, amando il modo il cui il profumo dell’aria aperta abbraccia lei. Nella sua mente, lei è parte del suo universo, una fresca, ancora infuocata dea che incarna ogni suo sogno. Lui glielo direbbe se pensasse che lei lo starebbe a sentire; invece, paga il dazio con il tocco delle sue mani.

"Affamata? " lui chiede, immaginando se stesso che la nutre , in mezzo ai cuscini paffuti, ingoiando alla fantasia. Dì si, lui implora silenziosamente, gli occhi chiusi con un barlume di speranza. Farò qualsiasi cosa per te.

Scuotendo il capo per dire di no, lei si porta le braccia al petto. Lei stava già ritirandosi da lui, riportandoli nei loro rispettivi posti. Per quanto poteva , ad ogni modo, considerando esattamente dove stavano…..ed il loro stato di nudità.

Con un sospiro, lui cominciò ad allontanarsi da lei.

Lei si gira, e l’asciugamano cade sul pavimento, unendo il suo corpo al suo.

"Non andartene."

*************

I suo piedi martellavano il pavimento, il triste mattino della domenica lo circondava come un oppressivo buco nero. Non richiesta, una domanda gli venne in mente.

Lei è ancora lì? Aveva trascorso un altro giorno ad aspettare che lui tornasse a D.C,? Lui le aveva mentito sul fatto di andare a Dalla, non volendo che lei pensasse che lui stava trascorrendo la giornata senza significato. Per la verità, lui non voleva che lei pensasse che era andato a casa ad aspettare * lei * .

Che era proprio quello che lui aveva fatto, senza nessuna grande sorpresa. Come uno stupido, aveva trascorso la notte nel suo appartamento, la spossatezza aveva preso il sopravvento, sebbene aveva dormito poco, aspettando una telefonata che non era mai arrivata. Perché doveva chiamarlo, ad ogni modo? Era finita; erano tornati ad essere partners ed amici, niente di più, niente di meno.

Era un suo problema , se lui voleva di più. La sua disgrazia privata.

Le miglia si raggranellavano per altre due o tre ore, mentre le parole facevano eco nella sua mente.

Questa, fottuto stupido, è la * tua * disgrazia.

***************

Lui chiude gli occhi, sicuro di aver capito male. Non vuole approfittare di lei ancora, e si forza di stare fermo, sebbene le sue mani si chiudono dietro alla schiena di lei per il dolore di prenderla.

"Scully." Il nome di lei viene fuori da lui come un sospiro tremolante, i suoi dubbi ed il desiderio sorretto dalle sillabe.

In risposta, lei deposita baci , uno ad uno, sui capezzoli di lui, dove apre la bocca , sopra i battiti veloci del suo cuore. Le mani premute su di lui, facendolo girare sulla schiena. Lui non ha scelta se non quella di circondarla con le braccia, sebbene stia già scotendo la testa per dire NO. Lui lo vuole, ma non è ancora sicuro se lo vuole lei.

" Si, " lei sussurra, alzando degli occhi cristallini verso i suoi. " ancora. "

Come le labbra di lei si chiudono sopra le sue, lui lascia che i suoi occhi si chiudano, incapace di resistere alla gioia.

*********

"Mulder, sono Frohike. Chiamaci quando arrivi, bellimbusto. Siamo preoccupati….lo sai. "

Lui preme il tasto "cancella" della sua segreteria telefonica, sapendo che non può chiamare i suoi amici. Non ci sarebbe modo di nascondere le emozioni nel tono della sua voce, anche se per telefono.

********

Mentre lei gli srotola il condom sopra la sua erezione, lui sobbalza, incapace di negare a se stesso il piacere che gli suscita il suo tocco. Non vuole soffermarsi sul fatto che lei ha dei condoms , prima di tutto, sebbene sa molto bene che poteva esserci qualche estraneo senza nome , sul suo letto, questa notte.

Ma il destino gli aveva dato questa opportunità. Non una, ma due volte. Lui vuole gustare ogni singolo momento , questa volta, sicuro che sia l’ultima.

Quando lei si abbassa lentamente su di lui, lui deve guardare. E se lui aveva pensato che il sentire era stato il massimo, vedere è "nirvana".

Gli occhi di lei a fessura, la bocca aperta su un sospiro muto. Piegandosi leggermente in avanti, lei gli passa le mani sul petto fino ad afferrare il suo viso.

Chiuse gli occhi, che bruciano , come lui capisce il suo intento.

Il bacio è come non ne ha mai avuti prima. Sensuale, delicato, eccitante….umido, caldo, serio……catastrofico , per la sua mente ed anima. Lui si spiega come una sciarpa al vento al suo tocco, volando verso lo sconosciuto. Rompendosi in mille pezzi, tutti incisi con la faccia di lei e le sue forme.

Un fuoco rosso-arancio di desiderio bruciava in lui, e le sue mani afferrano i suoi fianchi, chiedendole di muoversi.

Supplicandola di dargli sfogo.

E lei si muove, con la bocca ancora chiusa sulla sua, pitturando con la lingua le sue labbra con calore. Lentamente, ogni dondolio sopra di lui, designato per prolungare la dolce agonia che lo avvince ora.

Lui non può parlare, ogni risalita e discesa di lei, calda, gli fa dimenare la testa sul cuscino. Sapendo che deve aspettarla, prova a farla raggiungere la sua smania, le mani scivolano verso i suoi seni. Ma lei non glielo concede, prendendo i polsi di lui fra le sue mani ed imprigionandoli accanto alla sua testa. Gli occhi di lui si aprono e trema alla vista di lei , sopra di lui, determinazione nei suoi occhi. Di proprio accordo, i suoi piedi si piantano sul letto ed i fianchi incontrano quelli di lei. Scivolando ancora più profondamente in lei, lui urla, sapendo che è solo una questione di attimi, ormai.

La bocca di lei ingoia le urla rozze di lui. Dopo aver afferrato le sue labbra con i suoi denti, lei si tira indietro, sussurrando " Questo, è quello che voglio."

E lui soccombe ai suoi desideri, come uno schiavo volenteroso.

**********

Il telefono è nella sua mano.

E’ uno stupido. Lasciare lei, prima di tutto, fare una promessa che sapeva ora non avrebbe mai potuto mantenere. Loro avevano bisogno di parlare; LUI aveva bisogno di dirle che lei era tutto , per lui.

Fallo e basta, idiota, diceva a se stesso.

Ma era passato più di un giorno; aveva avuto , lei, abbastanza tempo per pensare? E se lei non provava le stesse cose? Tutto quello che voleva lei era abbandono. Non l’amore di un uomo con più bagaglio di qualsiasi umano con cui dover vivere; un uomo che ad ogni opportunità possibile dichiara che la ‘ verità ‘ è tutto quello che cerca.

Domani. Deve farlo faccia a faccia. Se lei si fosse mai mostrata domani.

Il suo cellulare va in frantumi quando colpisce il muro. Lui è un fottuto codardo.

************

Lui si sveglia, caldo sotto le coperte, la debole luce dell’alba colora la stanza. Come sbatte via la nebbia di un sonno senza sogni, sente una leggera carezza sul petto e scatta, guardando in basso.

Lei è ancora lì, avvolta nelle sue braccia. Il suo cuore rallenta i suoi battiti spaventati, mentre se la tira più vicino a lui. Lei non se n’era andata. ‘ Lui ‘ non se n’era andato. Non era un sogno.

Ancora qualche minuto, lui pensa. Tutto quello di cui ha bisogno è sentire lei per ancora qualche attimo. L’esile sua figura e le braccia intorno a lui, la linea soda delle sue gambe intrecciate alle sue. L’odore dei capelli di lei che gli solleticano il naso, il suono del suo respiro che gli dice che è viva……e che dà vita a lui.

Ma non può essere, e come lei si sveglia, alza gli occhi assonnati per incontrare quelli di lui. Con il cuore triste , lui le permette di scostarsi, sebbene lei non si ritira completamente, ma solo appoggiando la sua testa sull’altro cuscino.

Parleranno ora? Se è così, lui si domanda cosa potrebbe dirle. Scuse, senza dubbio. La promessa che tutto questo sarà dimenticato. Forse lui dovrebbe solo vestirsi ed andarsene. Aspetta che sia lei a cominciare. Questo è il suo party, dopo tutto. Lui è solo un ospite.

Ma lei non dice una parola, chiude solo gli occhi con un sospiro.

E’ tutta la conferma di cui lui ha bisogno. Con un balzo si scosta e lascia il letto, ignorando il suo sussurrare , " Mulder."

Lui avrebbe dovuto saperlo, " sapeva" che lei avrebbe sentito le stesse cose , il mattino dopo. Dovrebbe ridere della sua stupidità se solo non avesse voglia di piangere.

"No , Scully." E’ tutto quello che riesce a dire, mentre annaspa con i suo jeans. " Cazzo, " sputa, quando la lampo minaccia di prendere la tenera pelle del suo pene. E dov’erano i suoi boxer , ad ogni modo? E perché le sue mani non smettevano di tremare?

" Mulder, ti prego, " lei dice, e questa volta con un’esitazione nella sua voce.

Lui si gira, dimenticati i suoi jeans, tremando per la rabbia. Il familiare desiderio lo colpisce di nuovo alla vista di lei, nuda fino alla vita, seduta sul letto. Ma lui non può arrendersi a questo. " Ti prego cosa, Scully? Cos’altro diavolo vuoi da me? "

Lei si morde il labbro e si gira, coprendosi con le braccia incrociate sul petto, una vampata di rosa le ricopre la pelle nuda.

" Dannazione, non puoi dirlo, non è vero? " lui urla. No, lui non può cedere, non può……anche se lei sembra così sperduta e fragile, la linea delicata della colonna vertebrale richiama la sua bocca. " Perché non riesci a dirlo ? "

No, lui non può…..come lei non riesce a dare voce a quello che sente per lui, lui non può cedere ai desideri del suo cuore. Non lo farà, giura, chiudendo a pugno le mani. Non lo farà.

Col cavolo, non lo farà.

Due passi e lui è di nuovo a letto, afferrando le sue spalle per avvicinarla a lui. Lo shock di lei lo incoraggia, la sorpresa nei suoi occhi alla rudezza di lui lo rende , istantaneamente , di nuovo duro.

" Non puoi nemmeno guardarmi, ora? " dice, prendendo il condom, mentre la sfida. " Che ne è stata della solita vergine spaventata? " lui se ne esce, pungente come un ago, sebbene non intende esserlo . " ‘ Ana ‘ ? " .

Gli occhi di lei sono pieni di lacrime, all’uso di quel nome, ma lui si rifiuta di permetterle di fermarlo. Lei non lo sta combattendo, e ci sono tutti i segni dell’eccitazione, lì, dai capezzoli induriti alla calda urgenza del suoi fianchi sotto i suoi.

Pensava che fossero andati oltre questo, la scorsa notte. L’ultima volta che avevano fatto l’amore, lei doveva aver realizzato…..diavolo, lui non sapeva più ‘ cosa ‘ pensava lei. Ma aveva visto reticenza nei suoi occhi, pochi momenti prima, sfuggire oltre le sue difese, come si era svegliata.

Sa che lei sente qualcosa per lui, ma non concede a se stessa di dirlo. Questo lo rattrista , lo sguardo che lei gli sta dando ora. Persa, ancora insicura e non sapendo come conciliare tutto questo con il tumulto dentro di lei. Se lui pensasse che il suo amore potrebbe aiutare, glielo direbbe in un battibaleno.

Ma lui sa , nel suo profondo, che non porterebbe a niente di buono. Lei glielo avrebbe ripetuto, ma poi , più tardi, lo avrebbe rimpianto. La ragione sarebbe arrivata con la luce del mattino e lui l’avrebbe persa per sempre.

No. Questo doveva finire. L’ultima volta, se lei glielo avrebbe concesso.

Incapace di sopportare il dolore nel suo sguardo, lui porte le labbra sulla sua fronte. Sicuro di aver inciso il suo biglietto di uscita da lì , venendo meno la rabbia, la sua mano si chiude sopra il condom, schiacciandolo sul cuscino. Quasi gli brucia il palmo , con il bisogno di liberarsi , come si sdraia giusto a pochi centimetri dai suoi selvaggi capelli rossi .

" L’ultima volta? " lui sussurra, la bocca molle, contro la sua pelle. Vuole baciarla per convincerla, sedurla con le labbra e le mani, ma aspetta. Ha già fatto abbastanza..

Trattiene il fiato mentre la mano di lei trova la strada verso il suo addome. Scivola dentro i jeans, raschiando leggermente con le unghie i peli ispidi di lui. O lei gli si sta donando al suo più ardente desiderio, o lo sta castrando, lui pensa. E mentre non si aspetta il primo, di sicuro non si merita il secondo.

Alzando il mento, lei porta l’altra mano sul cuscino, sopra quella di lui chiusa a pugno. Entrambi guardano, mentre lei forza le dita aperte. " L’ultima volta, " lei sussurra, riportando gli occhi nei suoi.

In questo momento, non era questo quello che voleva sentire, sopra ogni cosa. Ma le ruba le parole dalla bocca ad ogni modo, avido di un amaro finale.

********

Sono le 10:15 e lei non è ancora riuscita a farcela. Preoccupazione gli rosicchia la mente, la matita che ha fra i denti frantumata e consumata per l’ansietà. Non è da lei essere così in ritardo senza fare una telefonata.

Lui guarda il bouquet di fiori sul tavolo di lei. Come uno stupido imbarazzato, lo aveva nascosto sotto il cappotto, mentre attraversava l’edificio, non volendo sopportare le alzate di ciglia e sorrisi.

Un’altra notte di silenzio lo ha già portato al limite; ora loro devono veramente ‘ parlare ‘ . E non vuole prendere le sue distanze per risposta. I fiori sono giusto un inizio di quella che sarebbe stata una lunga battaglia, nella sua mente. Una che lui è determinato a vincere. Avrebbe usato ogni arma che aveva in mano, se necessario. Cena per due, sottile persuasione, una gentile corte…..sesso focoso e violento, perché lui sa , ora, che lei non può resistere.

Lui la ama ed è sicuro che lei ama lui. Solo che lei ancora non lo sa. Ma lo saprà. Lei glielo avrebbe detto. Anche se lui doveva dirlo un migliaio di volte prima.

Allo squillare del telefono , lui salta. E’ lei, che gli dice che lo sta aspettando a casa sua, dove diavolo sta? O, meglio ancora, che lo stava lasciando , accusandolo di molestie.

"Mulder. "

" Sono io. "

Per un secondo, lui lascia che il sollievo lo sommerga. Una piccola parte di lui non si era aspettato nemmeno che lei lo graziasse di una telefonata. " Dove sei, Scully? "

Ti prego, di che stai ancora a New Orleans……che vuoi che ritorni……che possiamo prenderci una settimana di vacanza….

"Mulder, devo dirti una cosa. "

Lei mi ama, lo so che mi ama…dimmelo….tu mi ami….

" Si ? " i battiti del suo cuore accelerano.

" Ho bisogno che tu venga qui. "

Si!

" Ok, " lui risponde, forzando una calma che non sente. Lui deve lasciarglielo dire . " Dov’è…’ qui ‘ ? "

" Holy Cross Memorial Hospital. "

Lo colpisce in pieno petto, afferrandogli il cuore, che smette di battere.

" Dove? "

" Sacro Cuore, Ospedale."

Si alza, prendendo il cappotto. " Stai bene? Sei ferita? " dove diavolo erano le sue chiavi?

"No, niente del genere. Ti aspetto al reparto Oncologia. "

‘ QUESTO ‘ lo gela. " Reparto Oncologia? "

" Io….ho fatto alcuni esami, " lei continua, e lui può sentire la paura, fra le righe, ed un filo di incredulità, nel tono della sua voce. " Ho bisogno che tu….voglio dirti i risultati. " lei prende un profondo respiro e finisce, " Puoi venire? "

Cancro. No, non può essere. Ci deve essere un errore. Il ricordo del giorno in cui Scully lo informò delle donne di Allentown gli tornò in mente.

" Mulder, ho bisogno di te, qui. " la sua voce leggermente rotta. " Devo dirlo a Skinner e non so come. "

Così lei aveva chiamato il suo migliore amico. Un inconcepibile dolore lo fece barcollare per un secondo, frantumando ogni sua speranza romantica in polvere. La lealtà e l’amicizia presero il posto nel buco che si era lasciato dietro, proprio accanto all’amore che avrebbe sempre sentito, ma di cui non avrebbero mai parlato, ora. Non era quello di cui lei aveva bisogno.

Stordito, le diede la sua risposta tenera e rassicurante . " Arrivo subito, " disse. " Scully, attacca, arrivo il più presto possibile. "

" Grazie. " la sua debole risposta è l’ultima cosa che lui sente, prima che lei attacchi.

Come un ripensamento, lui prende i fiori.

No. Non può accadere a lei. Lui non lo permetterà.

Lui è avido in quel modo.

Come le aveva detto, avrebbe fatto qualsiasi cosa per lei.

Qualsiasi.

 

Abbandono -parte prima

" Per un momento, ho visto qualcosa di diverso, in lui. " le sue parole sono sommesse e sconfinano nella compassione. " Il desiderio di qualcosa che sia più del potere. Forse per qualcosa che non potrebbe avere mai. "

Una rabbia persistente aumenta in lui al facile modo in cui lei permette a se stessa di sentire qualcosa, per un uomo che non aveva fatto altro che fare del male ad entrambi. Ed ora è lì, un uomo che è quasi impazzito dalla preoccupazione alla sua scomparsa , che aveva fatto cose per lei che non aveva fatto per nessun’altro…..che era andato alla fine del mondo per salvarla dallo stesso figlio di puttana a cui lei concedeva la sua simpatia, ora.

" Potrei dire che ha ottenuto quello che voleva, " lui ringhia, sebbene sa che lei sta parlando in termini più benevoli. Ma lui non può farci niente, lo stress degli ultimi giorni , degli ultimi ANNI, lo prendono in un battibaleno.

Occhi pieni di confusione incontrano i suoi.

" Cosa? "

" Non posso credere a questa pietà per un uomo che, con ogni probabilità, voleva…." Te, lui vuole aggiungere.

Come se ogni uomo nella sua sfera custodisse un segreto desiderio del suo corpo. Ancor di più, bramano la sua mente, fremono per un desiderio insoddisfatto di possedere il suo cuore. Proprio come lui.

Lui non ha interesse a rivangare il passato, specialmente in un tempo quando entrambi hanno detto e fatto cose che avrebbero rimpianto, più tardi. Ma lui è dannatamente stanco di evitare il soggetto. Il suo mondo è cambiato così tanto, nei passati sei mesi, e questa ultima cosa fra loro ha bisogno di essere discussa. Il viaggio di lei ha riportato alla mente ricordi di un’altra ricerca - una in cui lui l’aveva trovata, solo per perderla ancora. " Hai sviluppato di nuovo un certo gusto per le sigarette, Scully? "

Lo sguardo colpito di lei fa in modo che la sua guancia si serri, sulla sua gelosia. Tuttavia, lei si riprende prontamente, braccia incrociate sulla difensiva. " Dì quello che intendi veramente, Mulder. E’ tutto il week-end che subisco un linguaggio ambiguo e ne sono dannatamente stanca. "

*Lei* ne è stanca? L’immagine mentale di se stesso che la strozza lo pressa, mentre risponde, " pensa , prima di fare di nuovo qualcosa del genere, Scully. Ero spaventato, va bene? Ed il tuo fuggire, senza di me, è stato……" La rabbia e la preoccupazione sono familiari; aveva pensato che quando lei era scappata a New Orleans, lui si era spaventato. Ma non aveva niente a che fare con "questo". Ogni volta che aveva chiuso gli occhi, nei passati due giorni, aveva visto il suo corpo senza vita, ritrovato sulla riva del Potomac. " E’ stato fottutamente stupido. "

Lei sbianca al suo linguaggio e lo azzanna in risposta, " Oh, come se tu non lo avessi mai fatto a me? Inoltre, ti ho detto che stavo bene."

Lei ha ragione, ma lui è così furibondo che non può ragionare lucidamente, respingendo la sua logica con un freddo " un ‘ sto bene’ via Skinner non mi aveva tranquillizzato, esattamente, e tu lo sai. Specialmente quando io sapevo che tu eri con ‘LUI’ "

Questo gli fa ottenere una faccia rossa dalla rabbia " Ti ho detto del nastro . Se tu l’avessi ricevuto, avresti saputo dov’ero."

" Si, bene, mi avrebbe tenuto caldo per i prossimi 50 anni, " lui sogghigna , non realizzando quanto stava rivelando con queste parole sarcastiche , finchè già aleggiavano nell’aria.

" In confronto a me? " debole, micidiale e preciso.

" Scusa, Mulder, ma penso che dobbiamo chiarire alcune cose."

" Come cosa? " lui chiede con falsa spacconeria, troppo tardi per tornare indietro.

" Come il fatto che io NON SONO una tua proprietà . La mia vita appartiene a me, Mulder. Non è tua , e di nessun’altro. "

Lui arriva a millimetri dal completare il testamento di molto tempo fa. E’ sulla punta della sua lingua, l’esitante " E’ anche la MIA vita. " Lui sa che la sua vita non è sua, e non vuole presumere niente.

Il desiderio di prenderla fra le braccia e mostrarle che sono legati da più di un legame di partnership , gli preme contro le tempie , con un palpitante bisogno di venire in superficie. Ma la sua reazione sarebbe stata sulla difensiva , a dir poco. Invece, tutto il desiderio di combattere lo abbandona e lui tenta l’azzardo…" E se io scoprissi che voglio che sia anche mia? "

Ci siamo, lui pensa. Il primo, onesto, concreto passo dalla sua esitante confessione quell’estate – un altro personale incidente che loro avevano largamente ignorato. Il tempo per spazzare tutto sotto il tappeto era comunque andato.
Lui aspetta. Ed aspetta. Lei di gira per metà, rigida ed insensibile, socchiudendo gli occhi contro i raggi del sole che sta tramontando.
Ed ancora non dice nulla.
Girandosi, lui se ne va, le sue lunghe falcate creano una distanza fra loro, mentre lei urla il suo nome. Non è il suo nome che lui vuole sentire. Il silenzio di lei aveva già detto tutto.

***************

Le sigarette sono familiari , e lui può ricordare l’esatto giorno in cui le ha lasciate per il meglio. Il giorno che Diana era partita per l’Europa, portando con lei l’ultima traccia di una vita normale con lei. Loro erano soliti condividere una sigaretta dopo cena, una dopo il sesso, una sui casi. In qualche modo, lui non si sentiva di continuare a farlo, una volta che lei se n’era andata.
Si sistema indietro e ne accende una, prendendo una lunga boccata. Può capire perché era parte del passato; è un trambusto come nessun’altro. Non accecante come il sesso, ma definitivamente eccitante , come pungere il cervello con centinaia di aghi. Scully aveva condiviso una sigaretta con Spender? Ne aveva accesa con il vecchio bastardo con lo scopo di farlo parlare? Lui sa che la dipendenza è sempre lì, sotto la superficie, pronta ad uscire fuori alla più lieve tentazione.
Lui sa che lei si fermerebbe di colpo- dio, lui non può nemmeno pensarci, la cosa è così disgustosa. Informazioni, anche i segreti del mondo, non sono così importanti , per lei. Ma guardandola in quell’ufficio vuoto, i suoi occhi sommessi per il dolore…..lui aveva realizzato che l’uomo anziano era riuscito a toccare una parte di lei che era sempre rimasta nascosta.
Vuole essere * LUI * a toccare quella parte di lei. L’aveva vista una volta, così brevemente che è difficile perfino immaginare che era successo veramente. Ma era successo, e lui sa che è tempo di provare ancora. Le opportunità non si presentano sempre.
Tirandosi indietro, sulla sedia di ferro battuto, lui aspetta e pensa alle occasioni perdute. Pensa ai …’ se’…., a quello che avrebbe potuto dire……a quello che ‘ era ‘ stato detto, ma non ascoltato.

……………..la futilità…………..………violazione………………….promessa………………….………….crepa…………………………………….istaurazione………………….…………penetrazione………………

" No. " Sinceramente, lei non sapeva cosa lui voleva sentire. Tutto quello che sapeva era che, qualunque cosa fosse, lei non poteva dirla.

" Tu puoi credere a quello che vuoi, Scully, ma non hai il diritto di nascondermi la verità. Perché se lo fai, sei contro di me…….e contro te stessa. " I suoi occhi perforarono quelli di lei, cercando…mentre rivelava la sua paura. " Io so di cosa hai paura. Perché anch’io ho paura della stessa cosa. " (NB. Per chi non lo avesse capito siamo ad Elegy)

Lei scelse di ignorarlo. Era più facile in questa maniera.

" Il dottore ha detto che sto bene. " L’argomento era debole, e lei lo sapeva. Ma non lasciò che la paura prendesse il sopravvento. Non davanti a lui. MAI davanti a lui.

" Spero che sia la verità. "

Più tardi, la visione di Harold Spuller la scosse fino al midollo. Le fece desiderare di tornare dentro e supplicare un abbraccio di Mulder.
Lacrime silenziose serpeggiarono sulla sua guancia e lei tremò, la mando sulla maniglia della portiera . Non era un disonore aver bisogno di conforto, diceva a se stessa. Lui non avrebbe pensato meno di lei. Lui può darti quello di cui hai bisogno. Fisicamente o emozionalmente……lui può darti la vita.
Il colpo di luce sul marciapiedi ghiacciato dai gradini di fronte la richiama. Prende un profondo respiro e trattiene il fiato, quando vede la porta dall’altra parte aprirsi con violenza. Il suo cappotto slacciato volteggiava intorno al suo corpo, dandogli la ferocia delle ali di un angelo nero alla sua amata forma.
Camminava lentamente, la testa china, vapore sbuffava dai suoi respiri nell’aria. Come lasciò l’illuminazione dell’ospedale, lui cominciò a confondersi con la notte, girando via da lei ed avvicinandosi alla sua macchina. Era a non più di 20 yards di distanza, parcheggiata sulla strada, direttamente davanti a lei.
Questa era la sua occasione.
Asciugandosi le guance con le mani guantate, lei permise a se stessa di calmarsi, tirando un profondo respiro che si rilassò in un piccolo sorriso. Avrebbe potuto scacciare tutto via. Far sfuggire la paura con solo un tocco delle sue labbra sulle sue. Afferrando le chiavi della macchina, le sue mani si mossero furtivamente ancora sulla maniglia della porta.
Lui scivolò sul ghiaccio mentre si avvicinava al bordo, un soffocato, " Cazzo!" la raggiunge attraverso il parabrezza gelato. Crollando contro la sua macchina, le sue spalle si curvarono ed i respiri affannosi bianchi aumentano, diventano più profondi. Lei può solo vedere la debole forma del suo profilo , ma sa che il suo crollo emotivo è imminente. Stava lì, nella cupa frustrazione della sua scura figura. Una mano, non protetta dalla fredda temperatura, si alza sul suo viso e le sua fronte aggrottata, ed il suo corpo intero tremava con silenzioso dolore.
Un sospiro logoro venne fuori da lei, come si unì alla sua tristezza, un nuovo sbarramento di lacrime inondarono i suoi occhi. Lei non poteva unire la sua miseria alla sua. Poteva solo vedere come lui stesse combattendo per ritrovare il controllo. Non era giusto che lei volesse conforto da lui, quando lei non ne aveva da darne.
Lei non poteva fermare se stessa dal morire. E non poteva sopportare di indebolire la forza di lui nel vano tentativo.
Dopo pochi minuti, lui si ricompose e se ne andò, spingendo con noncuranza le ruote del veicolo sul pavimento ghiacciato. Lei avviò la sua macchina e si diresse nella direzione opposta.

******************

Tutte le strade portano a lui, eventualmente. Anche questo disordine con promesse rotte e cocci di momenti persi. Fortunatamente, questo viaggio è uno di quelli che l’avrebbe riportata a casa. E’ stanca di camminare al suo fianco solo per cambiare direzione in una tangente, a causa della paura.
L’urto della ruota di atterraggio la fece respirare affannosamente ed afferrare i braccioli. Se lei può sconfiggere la sua paura di volare, può certamente fare anche questo, non è vero?
Pungeva, il vapore, il lento scorre dell’acqua che inzuppava la sua pelle. Ma la lacerante accusa negli occhi di lei, faceva ancor di più male.
Non l’aveva vista nelle ultime due ore, da quando Diana ed il suo team li avevano portati via per patire l’umiliazione della decontaminazione. Ma lui poteva vedere che il trattamento, sotto le mani dei tecnici , era stato duro come il suo; gli occhi di lei erano rossi e lui trasalì alla vista delle bruciature sulle sue braccia e collo, per lo sfregare energicamente.
Voleva dirle qualcosa, ma non permise a se stesso di parlare. La doccia finale non era un posto per la conversazione, ad ogni modo. Troppo difficile parlare di lavoro quando tu e la tua partner siete a pochi passi uno dall’altro, nudi e doloranti.
Questo pensiero gli fece fare una smorfia, le sopracciglia si alzarono al ricordo di un altro momento di silenzio, nudi e indolenziti. Lui non ci voleva pensare. Era stato anni prima e non aveva niente a che vedere con quel momento.
Invece, girò la schiena a lei, permettendole un po’ di privacy. Sentiva la mente di lei lavorare, tuttavia. Sentiva il tradimento che lei sentiva. E, realmente, lui non sapeva cosa dirle, se avesse potuto.
L’acqua si chiuse improvvisamente e lui si girò, vedendo di sfuggita i suoi seni, prima che lei lo guardasse in ritorno.
Mentre lei se ne andava , lui si soffermò, guardando oltre il muro , come un guardone, incapace di resistere al richiamo di quello che aveva visto solo nei suoi sogni.
Bhè, non ‘ solo ‘ nei suoi sogni. Ma, mentre lottava per salvarla in Antartica, non aveva smesso di guardare. E lui doveva, veramente, togliersi il resto dalla sua mente. Lui ‘ DOVEVA’ togliersi il resto dalla mente.
Non doveva?
Una volta nello spogliatoio, aveva sintonizzato il suo controllo su un ribollire di rabbia, aggiustando le sue parole sulla più familiare ironia. Prima di andare oltre la sua rabbia, loro furono pungolati in un’ esaminazione finale. Lui sedeva, la sua rabbia allo sfuggire di lei aumentava a passi da gigante.

" Ci hanno bruciato i vestiti . "

Almeno, erano da soli, e tutto quello che aveva ricevuto era una spassionata osservazione. Lui controbatte con un ultimo tentativo di normalità.

" Hey,…..ho sentito che il grigio è tornato di moda. "

Non funzionò.

" Mulder, questo puzza, e non solo perché penso che quella donna è una…….bhè, sai benissimo cosa penso di quella donna."

Cristo, lui pensò – siamo ancora tornati a Diana? Quando mai lei gli avrebbe detto quello che veramente voleva dirgli? Non aveva importanza cos’era, lui voleva sentirlo.
Lui sapeva quello che lei pensava di Diana, ma non era questo il punto. Era stanco della rabbia e della non comunicazione. Parlami, Scully, lui voleva urlare.

" No. Veramente li nascondi alla grande i tuoi sentimenti, Scully. "

Era al lavoro il sarcasmo…….una piacevole deformazione. E lei lo capì , colpita ed affondata.

***********

Nonostante il suo commento malizioso nello spogliatoio, lui aveva detto la verità – per quanto era interessato, ad ogni modo. Baci sulla guancia e sopracciglia , il luccichio di lacrime di felicità quando vieni toccato da un momento della loro amicizia duratura…….queste cose venivano facilmente, a lei. E lui non poteva negare che era una manna, per la sua anima affamata, specialmente quando era colpito e spezzato da ancora un altro insuccesso , nella sua vita solitaria.
Ma loro avevano fatto molta strada, e lui è così stanco. Lei , una volta, era rimasta in piedi in una stanza come questa, ed aveva parlato di un ciclo di frustrazione. Come una bomba ad orologeria che aspetta di esplodere, ferma e resa più aspra, finchè sarebbe esplosa con una furia di emozioni a lungo represse.
Ora lui sa cosa intendeva lei, allora. E se è stato abbastanza bravo a tenere le sue distanze, dopo averle dato il suo corpo, allora, è anche dannatamente bravo abbastanza per amarla , ora, dopo aver atteso così a lungo. Se lei può concedere al loro peggior nemico non degno di fiducia, parole per sedurla…..quando ‘ LUI’ le sta offrendo la poesia della sua anima……se lei non vuole vedere nulla di tutto ciò, allora l’esplosione potrà meglio rompere la loro partnership per sempre.
Prendendo un profondo respiro, desidera che la sua rabbia si plachi. Spera di avere la forza, sapendo che questa ultima battaglia deve essere vinta.
Lui non ha altra scelta.

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Lei veramente non vorrebbe farlo, ma non è nella sua natura essere codarda. Se nei passati tre anni non era stata codarda abbastanza, lei pensa, con un dolente scrollare della testa.
Il sole sta tramontando, attraverso il finestrino dell’aeroplano, una palla rossa alla sua sinistra che segnala la discesa verso New Orleans. La trepidazione arriva insieme all’approssimarsi del buio – l’ultima volta che aveva perso se stessa per la parte ribelle, in questa città, dove pensava non sarebbe mai più tornata.
Era stato un viaggio molto lungo e difficile, ma ora lei può finalmente ammettere la paura. La sua innata fierezza , penetrata nella sua mente da anni di vita militare, non le concesse di farne esperienza, neanche quando stava morendo. ‘ Specialmente ‘ quando stava morendo. La figlia di Ahab non avrebbe mai vacillato. Poteva inciampare, ma si sarebbe sempre rimessa in piedi ed avrebbe continuato a marciare.
Così, ora, lei può lasciare il nervosismo fiorire ed agitarsi nel suo stomaco. Non è saggio trattenerlo ancora; lui lo può vedere , direttamente e dentro di lei , con quegli occhi esperti.

 

" Lasciami dire che finisce con te che fai ginnastica da camera con lo ‘ straniero’ in un appartamento spoglio, al quarto piano." (NB. Ho lasciato la versione italiana di Milagro) Un lampo vivido di loro due gli tornò alla mente , nella confusione e rabbia e le sue prossime parole erano state pungenti, come se lui sapesse quanto lei fosse veramente capace di perdere il controllo. " Devo presumere che anche questo è una ‘ previsione’ ? "

Lei distolse lo sguardo; vide che anche lei era stata avvolta dai ricordi. Lei ebbe la grazia di arrossire, che diede a lui un po’ di rassicurazione. " Pensavo che mi conoscessi meglio di così, Mulder. "

Era così, ed era per questo che lui lo aveva chiesto, in primo luogo.

************

Lei pensava mai a quella notte? Attraversava il suo corpo nel sonno profondo, svegliandola con un bisogno così potente da non farla respirare? Se gli fosse stato chiesto davanti ad un giudice, lui avrebbe detto di no, conoscendola come se stesso.
Ma una piccola e bisognosa parte di lui, a volte guarda oltre quelle freddi iridi blu e vede il rosso, dietro. La vestaglia di seta scarlatta, le unghie color rubino, la tinta quasi arancione dei suo capelli contro il lino a guscio d’uovo. Il lampo di completezza che pitturava il corpo di lei ed il suo, con sudore e lacrime. Caldi, vividi ricordi di sesso ed abbandono che lei non poteva negare.
Prende una lunga aspirata di sigaretta e pensa al cancro. Nonostante la remissione, lui ancora ci vive, ogni giorno. Lo consuma, e ne ha abbastanza.

************

Il reparto oncologia era mortalmente quieto, a quell’ora della notte. Lui aveva passato ore a camminare e pensare, facendo la danza dell’eroe…
La proposta dell’Uomo che Fuma, mentre era stata naturalmente e decisamente rifiutata, ora, era così tentatrice. Usare Samantha per convincerlo l’aveva quasi spezzato. Non molto tempo prima, aveva detto a Scully che avrebbe fatto qualsiasi cosa per lei. Ma non aveva mai immaginato che la sua promessa di ‘ qualsiasi ‘ poteva possibilmente includere il tradimento dei suoi veri ideali.
La sua solenne figura attraversò la porta , mentre lei dormiva, il rosso fuoco dei capelli di lei lo guidava al suo fianco, dove lui accarezzò il suo viso color cenere con le dita. Delicatamente, con un leggero tocco, per non svegliarla. Il cancro aveva preso possesso del suo corpo , i lividi sotto i suoi occhi parlavano, indiscutibilmente, della fatica sul suo corpo e la sua anima. Lui sentì l’angoscia ed il tormento aumentare nel suo petto e cadde sulle sue ginocchia in supplica.
Perché lei?
La domanda ripetuta nella sua mente torturata, ancora ed ancora, mentre le lacrime cadevano come palline infuocate dalla sua guancia sulla sua mano. La bocca aperta, avendo l’intenzione di lasciarsi andare, lasciare che le grida di dolore irrompessero dal suo profondo, ma all’ultimo secondo , lui li trattenne, invece, sussurrando una promessa che aveva sentito non molto tempo prima.

" sono per la mia amata, come la mia amata è per me……"

……..esaurite le lacrime, parlò il suo amore, prese un profondo respiro , diede alla mano di lei un ultimo bacio e seppe che non ce l’avrebbe fatta. Lei credeva in lui e fino a che non se ne fosse andata, non avrebbe fatto nulla per mandare in pezzi la sua fiducia. Niente, sebbene una volta aveva pensato che avrebbe fatto qualsiasi cosa.
La sua arroganza lo fece star male.

************

Le sigarette sono una puttana, lui decide. Proprio come morire. Con sdegno, la schiaccia dentro il posacenere.
E ne accende un’altra. Così lui non sarebbe morto oggi. C’era ancora parecchio tempo, per questo. Sebbene lui può rimanere un po’ + danneggiato e ferito alla promessa della prossima Battaglia di New Orleans, su cortesia di Dana Scully.
Patrick non c’è più, ma l’albergo è ancora lo stesso. Perfetto nelle sue eccentriche mura di stucco e parapetti di roccia imbiancata. Non cambia mai, disgregandosi lentamente nell’umidità, mentre l’uomo combatte per tenerlo vivo. E’ fatto per nascondere i peccati ed esorcizzare i demoni.
Lui sta seduto e si domanda quando lei arriverà. Non ha fatto dei speciali sforzi per nascondere il luogo dove si trova. Una veloce telefonata a Skinner, per richiedere un po’ di vacanza, poi una criptica e-mail a lei, ed ora lui è a New Orleans. Non esattamente la stessa stanza – questo sarebbe stato troppo raccapricciante, anche per lui. Ma può vedere attraverso il cortile. Se si concentra abbastanza a guardare, immagina di poter vedere la figura di un uomo ed una donna sul balcone buio. Una sta morendo, sebbene ancora non lo sa, lottando per sentirsi viva.
L’altra, stupidamente, le sta dando ciò che lei vuole, non chiedendo niente in cambio. Un tacito accordo, ma è lì. E , come sempre, arrivando ad un passo dal suo scopo.
Lui ricorda tutto, sebbene è rimasto seppellito per tre anni. Erano due persone diverse, allora – amici, maggiormente. Ma si erano circondati l’un l’altro con cauta apprensione, solo per stare insieme per una sola notte. Un patto era stato stretto in quella stanza umida e buia. Uno che era sopravvissuto sino a questo giorno. Promesse fatte di non lasciare mai venire in superficie quella notte, sebbene lui aveva trovato molto difficile da mantenere, a volte.

Lei veniva dalla sua stanza , nelle ombre dell’alba, ancora una volta vestita e perfetta. Un movimento alla sua destra la spaventò, ma per la stanchezza di una notte passata per la maggior parte senza dormire, era lenta. Prima di riuscire a tirare fuori la pistola da dietro la schiena, lui si drizzò, mani alzate.

" Mulder, che ci fai qui? " dandogli la schiena, lei tiene occupate le mani tremanti preparando il caffè, le sue parole smorzate e rassegnate.

Dal soggiorno, la risposta di lui fu impacciata. " Non me ne sono mai andato. "

Troppo protettivo. Lui stava diventando sempre troppo vicino, invadendo a volte il suo spazio con un soffocante silenzio e strette vane. Lei poteva vedere le sue braccia contrarsi, in questi momenti, le mani messe con forza nelle tasche nel tentativo di resistere alla voglia di afferrarla.

E’ oppressivo; l’ultima cosa di cui lei ha bisogno. Voleva imprecare contro di lui, digli di smetterla di fare pressione. Di finirla di impicciarsi. Ma era così stanca, frustrata, sebbene non lo lasciava venire in superficie. " Ti ho detto ieri sera che stavo bene. Dovresti andare a riposarti un po’."

La caraffa di vetro piega il suo polso , ancorandola sul lavandino.

" Non ho potuto. "

Lei si girò, alla sua risposta emotiva. Furia le riempì il petto, il viso, e lei colpì duro, sapendo che lui era l’ultima persona che avrebbe dovuto ferire con le sue parole.

" La finirai? Questo non è un tuo problema, Mulder, ed io non voglio che mi gironzoli intorno come una bambinaia! "

Nel buio del suo soggiorno lui si confonde, ma lei può vederlo sussultare, le mani nei suoi jeans si stringono a pugno.

" Tu hai bisogno di aiuto, Scully "

Lei si girò verso il lavandino e borbottò, " Gesù, Mulder……è solo un incubo. Ne faccio di continuo. "

" Tu svegli i tuoi vicini con urla tutte le volte? "

Labbra increspate, lei chiuse con forza il rubinetto dell’acqua fredda e cercò di fare del suo meglio per ignorarlo.

" Dannazione, Scully……..quando ho ricevuto la telefonata dalla polizia ho pensato…."

" Hai pensato cosa? " lei sputò fuori " Che Pfaster era tornato dalla tomba per finire quello che aveva iniziato? Mi dispiace di averti deluso. "

" * Avermi deluso * ? Ma di che diavolo stai parlando? "

Dio, eccoci, lei pensò. Non poteva più trattenere la marea. Lo avrebbe ferito….questo fu l’ultimo suo pensiero prima che la sua lingua prendesse il sopravvento.

" Hai aperto un altro file per la mia ‘ terza ‘ apparizione negli X-files, Mulder? O siamo al quarto, ora? Sicuramente l’ossessione di Padget per me conta, non è così? " La sua voce era alta alle sue stesse orecchie, stridente, sui suoi nervi fragili. Desiderò che lui la lasciasse semplicemente sola. Che se ne andasse prima che le sue parole spaccassero la pelle.

"Scully, " lui cominciò, cercando di calmarla. Lei lo sentiva muoversi verso di lei e suonarono tutti gli allarmi nel suo cervello, spronandola a spostarsi, evitando la distruzione.

" O hai solo un file con la mia faccia sopra , etichettato con un ‘ c’è stata , l’ha fatto’ ? "

Come le parole avevano lasciato la sua bocca, lei seppe che avevano avuto l’effetto desiderato. Proprio come un momento dopo, lei desiderò di poterle ritirare per sempre.
Freddo si posò sopra di lei, traboccante di blocchi di ghiaccio , al silenzio di lui. In ogni momento, lei rischiava di mettersi a piangere, proprio come aveva fatto la scorsa notte fra le sue braccia, dopo che era arrivato. E questo non era una cosa che Dana Scully era abituata a fare. Se permetteva a se stessa di abituarsi alla perdita di controllo, si sarebbe rintanata nel suo appartamento e non ne sarebbe più uscita fuori.
La caraffa battè contro il lavandino di porcellana, mentre lei si girava , le scuse già sulle labbra.

" Mulder, io……."

Il debole colpo della porta del suo appartamento fu assordante, nella sua finalità. Colpita dal suo comportamento indifferente, lei rimase lì, in piedi, e solo il respirare era uno sforzo troppo pesante.
No, lei non avrebbe pianto.
Il suo corpo si mosse come se l’ultimo mattone fosse caduto nel suo posto, intorno al suo cuore. Dita che tremavano , mentre teneva la caraffa sotto il getto dell’acqua.
Sanguinava, pensò con meraviglia. Piccole gocce d’acqua penetravano attraverso il vetro, spingendo attraverso le crepe, la pressione sfuggiva innegabilmente.
Un respiro affannoso fece una propria crepa, nella sua anima fatta di vetro, colpita. Tutto quello che era, tutto quello che sentiva, cominciò ad uscire fuori, portandosi via il mortaio che aveva tenuto ben saldi, ed al loro posto ,questi mattoni per molto tempo.
Una lacrima proruppe dalla diga , poi due. Crollando sul pavimento, lei pianse. Per se stessa…..e per lui.
Poi si alzò, si sistemò la giacca e si diresse verso il telefono. Nonostante fosse presto, lei ricordava il " Chiamami in ogni momento, " che aveva sentito come si erano lasciate , una settimana prima, dopo che la seduta obbligatoria era terminata.

Dopo un stordito " Pronto? " che risuonò sopra la linea, lei ritrovò la voce.

" Karen ? "

***************

Sono le 20:00 passate quando lei arriva in hotel. Non aveva realizzato quanto il suo silenzio nell’ufficio vuoto dell’Uomo che Fuma lo aveva toccato, e si era aspettata di ritrovarlo al lavoro, il giorno dopo. Non era la prima volta che discutevano e non sarebbe stata l’ultima. Le cose sarebbero tornate normali in un paio di giorni……come accadeva sempre.
Fu dopo aver letto per due ore lo stesso filem, che lei fece una telefonata a Skinner. Una vacanza? Mulder non prende mai una vacanza……solo quando è forzato a farlo. Mentre stava seduta lì, la sua ultima vacanza le tornò alla mente con un terrore travolgente.
< la cosa ironica, è che è un posto che ho sempre voluto visitare. Un viaggio spirituale >
Mentre lei era stata a Philadelphia. Lei non aveva mai scoperto dove era stato, quella volta……

" Signora, posso aiutarla? "

Spattendo le palpebre, lei realizza che si trova davanti il bancone di ricezione. Patrick se n’è andato, lei pensa in modo assente. Ed ancora, Ana è stata morta per tre anni. E’ esistita solo per una notte; aveva senso che anche Patrick non ci fosse più.

"Um, si, " lei dice, poi si schiarisce la gola. " sto cercando un uomo – dovrebbe essere arrivato questa mattina, all’incirca. " si sente stupida. Lei sa che Mulder è a New Orleans, glielo aveva detto nella sua e-mail che le era arriva brevemente, dopo mezzogiorno. Trasmessa giusto in tempo per dargli tempo di andare via; trasmessa abbastanza velocemente per fermarla dall’andare in panico , dopo che aveva cercato di raggiungerlo per telefono, senza successo.

La conosceva così bene che era un mistero. Sei parole che comunicavano la sua posizione con accurata precisione, concise in una singola e rivelatrice frase.
Tu sai cosa voglio, Ana.
Così drammatica, quasi melodrammatica, ma ancora, questo era Mulder. Emotivo, intelligente, capace di puntare con pronta fermezza , alla parte più vulnerabile e nascosta di lei. Progettata per farla correre con urgenza; portarla in ginocchio con l’uso di quel nome.
Ricordi promettenti e pieni di sentimenti le davano l’esatta sua posizione, anche se ora lei sente che forse si era sbagliata nella sua supposizione. Avrebbe dovuto chiedere ai Gunmen per essere sicura. Ma non voleva sguardi curiosi; Mulder li aveva già messi a caccia, un paio di giorni prima, per cercare lei. E li aveva chiamati prima, cercando di nascondere la sua preoccupazione con domande superficiali. No, loro non l’avevano visto. C’era qualcosa che non andava?
Lei odia mentire. * tutto * andava storto. Il panico l’afferra ancora, all’inevitabile approccio.
E se lui non voleva che lo seguisse? Sta ancora riprendendosi della morte della madre. Ed anche se le aveva detto che era libero con un sorriso malinconico, la perdita di Samantha ancora lo colpiva.

" Miss Ana? "

Le cade la mascella, alla gentile domanda. Riconosce il giovane e gli sorride, ricordando la sua timida ammirazione , ad occhi spalancati.

" Manny? " Lui restituisce il sorriso , la maturità aveva aggiunto qualche pollice di altezza e seria cordialità, ai suoi occhi.

"Uno e lo stesso, Miss Ana. E’ bello vederla ancora. "

" Dov’è Patrick? " il ricordo dell’impiegato di bell’aspetto – e il suo vergognoso flirtare – fa arrossire le sue guance, ma la sua domanda rimane .

" Si è trasferito a San Francisco circa un anno fa, Miss Ana. Si è innamorato e se n’è andato. " lui ammicca. " ho capito che lui e Martin hanno il loro BED AND BREKFAST, ora. Gli sta andando veramente bene. "

Con un mesto sorriso, lei ammette che anche il fato cospira a spingere Mulder fra le sue braccia. Guardando indietro, lei sa che probabilmente non sarebbe andata in giro per le strade caotiche alla ricerca di un partner per il sesso. Aveva tre nomi sulla sua lista da ballo….Patrick, la cui porta era * decisamente * aperta in quella direzione…..Manny, la cui giovane innocenza era un po’ * troppo * naive….e Mulder.

Quella farinata era stata giusta, disse Goldilocks. (nota di Iris: non ho la + pallida idea di cosa significhi, sorry)

Schiarendosi la gola, lei dice " Mi chiamo Scully, Manny. Dana Scully. Non Ana. "

" Lo so, Miss Ana, " lui risponde, con un lento sorriso. La sua voce diventa un basso fare le fusa , e lui fa scivolare una chiave sul bancone di legno scuro. " E mi è stato detto di dirle che lui la sta aspettando. "

Gli anni scomparirono , fino ad arrivare al momento per cui lei era venuta qui, per ricordare. Da un uomo che una volta l’aveva seguita nella sua follia, solo per tirarla fuori, e quasi letteralmente, salvarle la vita.
Poteva lei riacquistare il coraggio di Ana? La sua aperta natura ed il parlare franco? Non è Scully e , per essere onesta, lei non vuole seguire gli errori di Ana, come la forza.
Forse, una uguale misura di entrambe le donne avrebbe potuto aiutarla ad affrontare questo.

" Lui la sta aspettando, Miss Ana. "

Si, lei lo sa, lei gli dice con un cenno del capo. Ancora una volta, si tira su, facendosi forza , e prende la chiave con dita tremanti.

" In quale stanza? "

Gli occhi di Manny sorridono, sebbene la sua schiena si raddrizza con professionalità.

" 326. Ha detto di mandarla subito su, appena arrivava.

" Io credo solo che lei voglia che noi pensiamo a lei come una persona forte, indipendente."

Lei lo fulminò con gli occhi; sapeva che le sue parole avevano un doppio significato. Lui non sta solo parlando di Marty Glenn. Le parole la trapassano con tutta la forza di un tocco di polpastrelli, non con l’intenzione di ferire, ma di destare.

Per un breve secondo , lei lascia che lui parli a lei, accettando il riconoscimento della sua forza.

" E’ importante per lei. "

Lei lo accetta e va avanti….

*********************

Il taxi si muove a fatica nel traffico, quasi scontrandosi con altri veicoli parcheggiati sulla strada. Ha già percorso questa strada, e sa che mancano ancora pochi minuti prima che arrivi a destinazione. Si domanda se è ancora tutto uguale, poi decide che sicuramente lo è. Niente cambia mai nelle antiche città, e certamente non il quartiere francese.
Come escono dall’interstatale, il tempo comincia a scomparire. Il marciapiede bianco e color acciaio diventa mattoni rossi e neri, ornati di recinti di ferro. Il fatto che lui ha scelto lo stesso hotel , effettivamente le dice tutto. Lui aspetta lei, molto probabilmente nella stessa stanza dove tutto era iniziato e finito. Era venuto in questo posto per provare un punto, proprio come aveva fatto lei tre anni prima. Lei non aveva scelta, se non seguirlo, così l’ha fatto, andando a casa solo per prepararsi una ventiquattrore per il viaggio.
Qualunque cosa lui voglia, lei glielo darà. Qualunque cosa.
Lo dice a se stessa, con convinzione. Ma una piccola voce dentro di lei, in profondità, richiede la sua attenzione.
E che succede se lui chiede l’impossibile?

" E’ questo che pensi che io voglia sentire? "

Abbandono -parte seconda
Entra silenziosamente, lui le ha dato il permesso con la chiave lasciate per lei, che tiene nel palmo sudato. Dentro è buio e freddo, la finestra del balcone apera al freddo nella notte.
Lui dorme.
Lo vede immediatamente, la sua figura dinoccolata stesa sul letto, sebbene è troppo scuro per poter vedere il suo viso. Ma il respiro è lento ed anche nel vuoto della stanza, la riempie con lenitivo sollievo. Chiude gli occhi per un momento e dice una preghiera di ringraziamento perché è sano e salvo. Con Mulder, lei non ne è mai sicura, finchè lui non è di nuovo nel suo campo visivo.
Dorme, quello che una volta era un inafferrabile abbraccio nel riposo , per la spossatezza, ora, gli viene facile. Dal mese in California e le sue rivelazioni, le ombre sotto i suoi occhi se n’erano andate. Diverse volte lei aveva dovuto svegliarlo con una telefonata per farlo arrivare in tempo al lavoro.
Questo la rendeva felice. "LUI" la rendeva felice.
< E se io volessi che fosse anche mia? >
La sua dichiarazione le torna alla mente; avrebbe dovuto dire qualcosa. E questa notte, non è ancora certa di poterlo dire, quello che lui ha bisogno di sentire. Non con le parole, ad ogni modo. E’ una linea di condotta da codardi, ma è quella garantita per coglierlo alla sprovvista, almeno. Forse lei non dovrà affatto usare le parole . Lui l’aveva chiamata come ‘Ana’ , e questo sarebbe stato l’approccio che avrebbe usato.
Si gira, ventiquattrore alla mano, per dirigersi in bagno. Giusto il tempo per lavarsi via i rimorsi del giorno , prima di arrendersi alle scoperte della notte.
Pezzo per pezzo, l’oscurità di Dana Scully, cade dalla sua pelle.

………………risveglio…………………………………testamento………….

" Fianchi prima delle mani, ok? Fianchi……" lui muove il corpo di lei, rigido come una marionetta, sciogliendo la sua rigida forma con parole dolci e dita ferme. "….prima delle mani. "

Non c’era una parte di lui che non la toccava. Ricordi, da tanto tempo nascosti in profondità, vengono in superficie trascinati da un vortice, anche se erano incatenati da un blocco di concretezza che non perdona.
Tutto tornò alla mente……i peli delle sue gambe che solleticavano le delicata pelle fra le sue cosce. La sua bocca che si muoveva sul collo, profanità mischiata a forti gemiti e possessivi tatuaggi fatti di lingua e bocca.
Lei afferrò la mazza, prendendola con le dita……intorno alle lisce curve della colonna del letto. Chiuse gli occhi per un secondo, mentre lottava per concentrarsi. Cosa stava dicendo, lui?

"…….andare a caccia di alieni con un partner stravagante, sebbene brillante. "

Questo la fece sprofondare, gli lancia uno sguardo, per un breve momento. Rise, principalmente per trattenersi dallo sciogliersi sopra la base come una rovente caramella fondente.

" Oh, scusa, Scully. Gli ultimi due problemi sono miei, non tuoi. "

Lei voleva dirgli dei piccoli problemi che lei stessa aveva, ma non lo fece. Invece, strinse le ginocchia tremanti e sussurrò, " Sta zitto, Mulder. Sto giocando a baseball. "

E rise ancora, perché sapeva, allora, quello che voleva. Doveva solo trovare il modo per chiederlo.

***********

Il problema è – non aveva mai trovato il modo giusto per chiederlo. Oh, aveva detto molte cose nell’ultimo anno; alcune buone, altre cattive. Il modo duro in cui lo aveva trattato dopo l’attacco di Pfaster ancora le lacerava il cuore per il senso di colpa. Si era scusata…in un certo modo. Dicendogli della sua seduta con Karen Kosseff per risolvere il problema; era stato il meglio che poteva fare. Il suo cenno le aveva detto che lui lo aveva accettato, come scuse.
Ma ora, lei sa che ci vuole di più.
Molto più che una velata concessione per la sua preoccupazione.
Ancora, lei esita.
La faccia pallida che lo specchio le rimanda, sembra non avere labbra – per un momento non era stata sicura che fossero ancora lì. Sotto la doccia, aveva provato una dozzina di approcci, facendoci entrare parole di scuse ed amore. Ma era difficile ed erano diventate quasi senza senso per l’ansia ed il timore. Prive di colore, nonostante lo sfoggio di intenso rosso per uguagliare la vestaglia di seta, grazie ad un vigoroso sfregare con i denti. La lingua serpeggiò sulle labbra in maniera nervosa, preparandosi per qualunque cosa arrivasse.

&&&&&&&&&&&&

Lui prende un profondo respiro, non volendo ammettere con se stesso che aveva avuto paura che lei non stava arrivando.
Ma lei è lì.
Ore di attesa lo avevano stancato. Alle sei si stava lasciando cadere sulla sedia, così si era tolto i boxer e, tamburellandosi il naso per il ritardo di lei, si era assopito. Ora è completamente sveglio , anche se è ancora riluttante a farlo sapere a lei.
Con gli occhi chiusi, la sua mente sta lavorando per far tornare i ricordi del suo corpo che si adatta perfettamente al suo, l’odore dello shampoo usato da lei gli solletica il naso.

" Vieni qui, Scully. " Lo dice con giusto una sfumatura di richiesta, così diverso dal modo in cui aveva forzato il suo desiderio su di lei, allora. Lei lo avrebbe fatto? Si domandava con un’improvvisa esplosione di nervi, che lo faceva tremare.

Come lei gli permise di abbracciarla, voleva cadere in ginocchio e ringraziare il cielo. Era così rigida, ma lui sentì un fremito che l’aiutò a sciogliere i muscoli, al primo tocco delle sue labbra sull’orecchio.

" Questo è il mio regalo di compleanno, Mulder? Non dovevi. " Amareggiato, ma un precario sarcasmo.

Chi ha detto che ‘ questo è ‘ il tuo regalo di compleanno, Scully? Lui voleva dire. Era venuto con l’idea di un capriccio, una fantasia, non conoscendo altro modo per avvicinarsi a lei. Sembrava che il regalo aveva funzionato in entrambi i sensi, con sua deliziosa sorpresa.
La sua bocca vaneggiava, mentre il suo corpo ricordava.
Qualcosa riguardo la cenere……Gesù, era come se lei fosse stata fatta per completare l’altra metà di Fox Mulder . Continua a parlare, diceva a se stesso – si, il piacere è tutto suo….una mano le afferrava la vita e l’altra scivolava verso i fianchi……la toccò con le dita, attraverso i vestiti. Non farle dei lividi, questa volta, vacci piano. Non la spaventare…

"…..prenderemo contatto. Non penseremo…" più facile dirlo che farlo. Rimani calmo e parla. O tutto. O niente. O…’ LEI ‘ . Ma che diavolo stava uscendo fuori dalla sua bocca? "……scusami, Scully. Questi ultimi due problemi sono miei , non tuoi. "

Lei rideva e lui si sentì sciogliersi. Qualunque cosa fosse, doveva essere un buon segno.

" Sta zitto, Mulder. Sto giocando a baseball. "

Guarda fuori, Scully, lui pregò, silenziosamente, ‘ sto ‘ cercando di mantenere il controllo.

…..

Una "campagna nascosta" durata un anno cominciò quella notte. Un toccare furtivo, molte allusioni, anche una chiara dichiarazione d’amore; tutto era progettato per abbattere il ghiaccio che ricopriva il suo cuore. Lui aveva visto la dolcezza che stava sotto e voleva di più.
Era stato così difficile aspettare, specialmente dopo l’incidente con Pfaster. Ma almeno aveva finalmente cercato aiuto, ne aveva parlato a qualcuno. Quando lei le disse della seduta, quasi aveva pianto per il sollievo.
Da allora, aveva tenuto una distanza di sicurezza, dandole il tempo per mettere a posto le cose. Ma erano passati diversi mesi e lui è pronto . Ne ha abbastanza delle incursioni furtive……è tempo per l’azione.

&&&&&&&&&&&&&&&

Lei esce dal bagno speranzosa, dicendo addio alla sofferenza, poi SALVE! al semplice godere la libertà, al risveglio del suo corpo e della sua anima. Ci sono troppe cose da toccare, sentire, odorare; le avrebbe riassaporate tutte, una ad una. Si muove verso il letto e spia la colonna bianca e liscia della candela. Non vuole che il loro incontro sia reso sgradevole dalla luce e si prende un momento per toccare lo stoppino della fiamma. La luce è soffice e calmante , mitiga la sua cecità con un tremolante luce gialla.
La tela davanti a lei mostra un quadro di languida pelle dorata, sparsa sotto lenzuola di cotone bianco. Per la seconda volta nella sua vita…..lei diventa ANA. Abbracciare l’altra parte di lei le da coraggio e conforto, mentre si avvicina al letto a baldacchino e lascia il resto del mondo al di fuori.
Lui giace sul letto disordinato, posato come Cupido, una gamba esposta all’aria umida che si diffonde dalle finestre aperte del balcone, l’altra nascosta sotto le lenzuola che odorano di lui.
Sorride appena alla fitta di invidia che prova. Le stesse lenzuola che si godono la sensazione della sua pelle servono anche per proteggerlo dallo sguardo avido di lei. E’ mai possibile essere gelosa di un paio di lenzuola di cotone?
Mentre gira intorno al letto, tutto le torna in mente, torna come l’alta marea che riporta una barca dal mare. Le sue mani…..ah, le mani che sanno esattamente DOVE toccarla, le mani che una volta avevano esplorato il suo corpo e la sua anima……ora sono quiete; se ci sa fare, presto la suoneranno fino all’estasi e scarteranno ogni strato di negazione che si era accumulato su di lei giorno dopo giorno. Sono inerti, restando una sopra le lenzuola e l’altra nell’ampia distesa dove lei era sdraiata, in un sonno senza sogni, molto tempo fa. Le braccia di lui si contraggono – forse le sue dita cercano lei? Radio, ulna, metacarpo………
Tricipiti, bicipiti, clavicola. Ossa e tendini che si muovono sotto la pelle in una sinfonia di movimento e perfezione. Lei si ricorda tutto, ogni singolo momento che rivivrà ancora. L’avvallamento dove la sua spalla incontra il torace, che è così sensibile alla sue labbra. L’increspatura di muscoli che si estendono in dune senza fine , che le dita di lei amano percorrere. I battiti del suo cuore che rallentano , sotto il suo orecchio, in conseguenza della loro unione, che la cullano, la calmano, la proteggono.
Ed il suo viso. Lei riesce a mala pena a vederlo, ma lo ricorda , nel formicolio delle sue dita e nel dolce spettro delle sue labbra. Zigomi scarni, soffice sopracciglia, una bocca forte ed arrendevole. Il modo in cui il suo espirare ed inspirare si armonizzava al suo , il modo in cui il naso scendeva sulla sua guancia, come l’ultimo pezzo di un puzzle. Il modo in cui i suoi capelli si arricciavano sulla fronte , umidi e disordinati, anche se ora sono molto corti. Il modo in cui i suoi occhi, velati e senza colore, nella notte, brillavano sopra di lei, sfidandola a distogliere lo sguardo. Impossibile, lei pensa. Anche se ho chiuso gli occhi allora, non potrei mai fare la stessa cosa adesso.
Lei sospira e lo vede sprofondare nel letto, come fa con la sua vita. Le dita dei piedi sfiorano il bordo del letto e la testa è piegata goffamente sul cuscino. Le fa male solo a guardarlo, che cerca di adattare la sua corporatura di sei piedi in un letto antico a due piazze. Un pensiero improvviso viene archiviato a più tardi, per maggior attenzione – il suo letto non è molto più grande di questo . Dopo questa notte, dovrà comprarne un altro; uno che si adatti di più a quest’uomo che, con un po’ di fortuna, lo dividerà con lei.
Anche se, per adesso, mette da parte la speranza e raccoglie il suo coraggio. Le sue mani sfiorano l’inferiata ai piedi del letto, una carezza fatta per rallentare un po’ le cose …..non vuole darsi fretta , contando le scanalature sul legno una ad una…nella sua mente. E’ esilarante, come un conto alla rovescia . Al numero 12, le sfiora l’arco del suo piede, e lui respira appena più pesantemente. Si ferma, aspetta che si quieti, poi continua il suo viaggio.
Nella penombra , si gira e si ferma, alzando il ginocchio per sedersi ai suoi piedi, lentamente, per non svegliarlo. Gli occhi vagano su di lui; anche se ha già visto tutto, è così nuovo, così pieno di scoperte. Lei non ha mai avuto il semplice piacere di "guardare", prima. E’ pura delizia, e lei vuole iniziare ogni loro "viaggio" in questo modo, da ora in poi. Scoprire una cosa che priva ignorava, il "marchio" che lo distingue dagli altri.
Il suo sguardo si ferma sopra la mano che aveva cercato lei, momenti prima. Palmo in su, richiama la sua esplorazione. Anche se lei può appena vederlo, è lì. Quel qualcosa di leggermente diverso.
Una lentiggine. Forse un neo, veramente. E’ insolito che un neo così sia nascosto nelle callosità di una mano . Alla fine del mignolo, sembra ammiccare a lei con ogni tremito della sua mano. Viene a me, dice.
Così lei lo fa, abbassando la bocca sul suo palmo e carezzandolo con il suo respiro caldo ed un sussurrato saluto. E’ un piacere incontrarti , dà voce con il premere delle sue labbra. Ora che so che sei qui, non mi dimenticherò mai più di te, lei promette con il tocco della lingua.
Come una singola scintilla, le sue carezze risvegliano la sua mano, le dita hanno un sobbalzo, tornando vive, toccando la guancia di lei interrogativamente, poi si piegano sull’angolo della mascella. Lei distende le sue ali incerte, depositando una quantità di baci sul suo polso , tracciando il flusso del sangue appena sotto le sue labbra. Si ferma su un altro tesoro, l’incavo del suo gomito, mentre la mano di lui percorre il percorso opposto, fra i suoi capelli, prima di fermarsi sulla nuca di lei.
Il suo sussurro blocca i suoi movimenti con un colpo improvviso.

" Scully? "

Il respiro di lei si blocca, lasciandola senza fiato. Lei non è Scully, lei è Ana. Scully non può fare questo, non può dargli ciò che lui vuole. E’ stupido sentire tanto panico, la sua logica le dice che lui SA che è Scully e che lo sta facendo per farla venire fuori. Era stato il suo piano sin dall’inizio. Un piano molto elaborato e ben eseguito e, sotto altre circostanze, lei lo avrebbe applaudito per questo. Ma tutto quello che riesce a sentire ora è panico e indecisione. Comincia ad allontanarsi, lacrime agli occhi. Improvvisamente si ritrova sulla schiena, i polsi immobilizzati sul cuscino.
E lui è sopra di lei, in qualche modo più pesante di come se lo ricordava. Tutto muscoli e tensione, un forte calore, immobilizzandola con gli occhi, esattamente come fa con il suo corpo.

" Vuoi salire di nuovo su questo treno, Scully? " la sua voce profonda manda un brivido di paura mischiata a desiderio dalla sua testa fino alla punta dei piedi. " Il tuo biglietto sta proprio qui. " i fianchi di lui spingono sui suoi, insinuandosi con intento rovente e bramoso.

" Mulder " lei tenta di rendere tutto questo qualcosa di diverso con la supplica, ma lui non ci casca, tenendola stretta con ogni millimetro del suo corpo.

Non fa male, è solo…….consumante.

"Dimenticalo, Scully. Questo ti costerà qualcosa………e non intendo dire del denaro. "

Abbandono -parte terza

Sta facendo il bastardo, ma non gli importa. E’ troppo importante per entrambi per lasciarla ballare il valzer e riprendere esattamente dove avevano interrotto tre anni prima.

" Come dev’essere , Scully? "

Gesù, lei indossa la stessa vestaglia. Di seta rossa che aderisce ad ogni curva. Senza rendersene conto, si ritrova a strofinarsi contro di lei, in ogni punto , rivivendo la sensazione di loro due, insieme. E’ passato tanto tempo, ma il suo corpo reagisce allo stesso modo di allora , ogni singolo nervo si infiamma, ogni pelo si alza ritto.

Si rifiuta di lasciarsi distrarre, sebbene è dannatamente duro da quando lei è sotto di lui, finalmente, viso rivolto a lui con un muto abbandono che lui sa le sta costando moltissimo, nel rispetto di se stessa. Tutto questo rende molto difficile continuare con la provocazione, ma il fine giustificherà i mezzi.

Lui è sicuro di questo.

Bhè, ne è sicuro almeno finchè può stare con lei, ad ogni modo.

Sette anni insieme e potrebbe riempire volumi con quello che sa della sua vita. Ma quello che sa dei meandri nascosti del suo cuore , lascerebbe metà post-it vuoto.

" Dai…..sai che lo vuoi. Voglio solo una cosa in cambio……"

Le parole che vengono fuori dalla sua bocca sembrano di un ruffiano, e lui si fa piccolo dentro di se, al modo in cui la sta sminuendo. Una cosa che non ha mai voluto è trattare Scully con nient’altro che sia gentilezza e rispetto. Ma ci sono momenti in cui lo shock ha più valore dell’educazione. Mentre non garantisce la risposta che vuole, servirà a farla arrabbiare. Che è un passo più vicino sulla strada verso l’onestà.

" Ana ha sempre potuto prendersi qualsiasi cosa voglia. Da me, da se stessa. Ma non questa volta. "

Alla luce della candela, lei sembra la stessa di tre anni prima. Assumendo un’identità così lontana da se stessa, con lo scopo di creare una distanza. Una bellissima e fragile creatura che lo ispira a proteggerla. Lui sa che potrebbe far emergere Ana dal suo bozzolo, se la chiamasse ; esattamente come accorrerebbe Scully, se lui prendesse quella strada. Ma Scully sarebbe arrivata fin qui, tutta freddezza ed abbottonata stretta come una suora. Chiedendo di Ana significava ricevere una Scully più rilassata e desiderosa di parlare. E lui avrebbe preso tutto quello che poteva prendere.

" Se Ana vuole ‘ QUESTO ‘ " i suoi fianchi spingono su di lei ed il suo uccello aumenta di volume, contro il calore di lei " allora Scully deve chiedermelo. " lui si morsica forte il labbro inferiore; è tutto quello che può fare per non sprofondare in lei con il prossimo respiro.

Ti prego, fa che funzioni, lui pensa. Non può durare a lungo……………e non intende fisicamente, sebbene sta cominciando ad essere doloroso, per lui. Ciò che lo preoccupa di più è il modo in cui la sta trattando per spronarla; non vorrebbe mai farle del male, in un modo o nell’altro.

Riesce a sentire l’esatto momento in cui Ana se ne va e torna Scully. Il suo viso si trasforma da dolce , insicuro e sexy – e che lui sia dannato se non ama quello sguardo – al freddo e calcolato ordine.

" Togliti di dosso da me. " non lascia il suo attacco a sorpresa senza sfida.

E lui lo adora. Proprio quello che voleva.

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Una mente indurita da anni di resistenza alle intimidazioni torna alla vita , anche se il suo corpo, che sia dannato, la sta ancora tradendo. Il suo petto si gonfia, sotto al suo, il suo corpo nudo, sotto la vestaglia, la provoca alla duttilità del suo tocco.

L’unica altra volta in cui aveva visto questa sua audacia , aveva abbattuto tutte le sue difese , raccolte in tutti questi anni, finchè aveva pensato di non poterle più ricostruire. Ed anche se era venuta qui, con l’intenzione di aprirsi , in qualche modo, e vedere cosa potevano salvare della loro relazione, non era venuta per essere umiliata.

Qualsiasi cosa, si era detta non molto tempo prima.

Avrebbe fatto qualsiasi cosa per lui. Ma che sia dannata se avrebbe permesso a lui di trattarla come una puttana affamata di sesso.

"Ho detto, togliti di dosso da me!" dichiara ancora, a denti stretti.

" Sei sicura che è quello che vuoi, Scully? " lui mette le sue gambe ad entrambi i lati delle sue, effettivamente intrappolandola in una prigione di dominanza maschile. " questa non era l’impressione che ho avuto un attimo fa. "

" Un attimo fa, sono stata una stupida. " Lei alza lentamente il suo piede destro e sorride tra sé e sé, con soddisfazione all’oscurarsi dello sguardo di lui.

" Un minuto fa, mi stavi leccando il gomito. "

Ci siamo, lei pensa. Lascia che la tua libido abbia la meglio su di te, Mulder. Il suo piano prende una forma perfida……" Esattamente. "

Tranne che il suo scopo è appena fallito, come lui si tira indietro velocemente, il ginocchio di lei tocca leggermente i "suoi gioielli" . Anche se non ha raggiunto lo scopo finale, serve a spaventarlo abbastanza per farlo ripiegare, mentre si alza, massaggiandosi i testicoli con le mani, attraverso i boxer.

" Hai dimenticato, Scully. Ho la stessa copia del manuale dell’FBI. " Il suo sorriso diventa una piccola smorfia, mentre si piega alla vita. Occhi furiosi ed ammirati lampeggiano su quelli di lei. " Ow…..è buona cosa che tu non abbia un’arma, o il flashback che ho ora del caso Boggs, poteva diventare realtà. "

Ignorando il suo sviare, lei si mette seduta e tira la vestaglia per coprirsi, cercando di evitare la sua figura quasi nuda con occhi saturi , fino al punto di tradimento.

No, lei non lo avrebbe guardato ancora……..anche se il suo petto nudo la invita con la sua perfezione scultorea e una visione delle sue mani che ne percorrono ogni linea , affolla la sua mente. Lei non può……..anche se le sue gambe sono diventate più muscolose, negli anni passati e lei immagina le sue dita , rosse smaltate, che sfiorano i peli ruvidi su i suoi muscoli. Dio, no, impreca……..anche i caldi boxer grigi danno forma al suo sesso con dita sottili di cotone . Lei ricorda ESATTAMENTE la sensazione che dà.

Sbatte le palpebre e cerca di controllare il suo respiro, allontanando lo sguardo dalla sua eccitazione.

Oh, si – lui la vuole, va bene. E’ difficile ignorare l’ovvio. Ma ci è voluta tutta la sua forza e determinazione, un momento prima, per combatterlo, ed il suo corpo ha cooperato, ma con protesta, per il calore umido che lui aveva già provocato. Non aveva bisogno di sottoporsi alla tentazione guardando ancora. Richiama più dignità che può; Scully non è una codarda.

" Ero solo venuta per dirti che mi dispiace, " sussurra, facendo oscillare le sue gambe tremanti sul pavimento . " ma vedo che ho commesso un sbaglio. "

Uno sbaglio di monumentali proporzioni. Per quanto lei voglia indossare la sua corazza ed andarsene, tuttavia, non si muove. Invece, si siede in cima al letto, facendo dondolare i piedi.

" E quale parte era la scusa? Il tentativo di fare sesso o la "castrazione" ? " (rottura di palle non mi piaceva.Iris)

Lei si fa piccola all’uso della verità, sapendo che nessuna delle due era la linea di condotta giusta. Ma per una volta nella sua vita, lei è incerta su ‘ quale ‘ dovrebbe essere la strada giusta.

" Non lo so, " dice semplicemente. " non so più cosa pensare. Tu mi hai fatto venire qui come……." Le rimane conficcato in gola per un secondo, ma lo dice ad ogni modo. "…….Ana. Ora vedo che è stato uno stratagemma. Ed ancora io non so cosa tu voglia da me. "

Aspettando che dica qualcosa, che ‘ faccia ‘ qualcosa, lei lascia il suo corpo piegarsi, tutta la voglia di combattere è stata spazzata via dalla confusione. Può sentirlo respirare, dietro di lei, e quando il letto sprofonda, lei trattiene il respiro.

" Tu mi hai ferito. " poche e accusatorie, le sue parole perforano il pallone dei suoi polmoni con tagliente precisione.

Sospirando, lei dice, " Lo so che l’ho fatto, e mi dispiace. "

Anche se si sono avvicinati, specialmente dal suo "massacro" per mano di Spender, lei non poteva farne a meno e buttava tutta la sua frustrazione sull’uomo, che lei sa, la ama più di ogni cosa.

Il fatto è proprio questo, anche lei lo ama. Sembra come l’avesse amato da sempre. Allora perché non lo dice? E’ quello che lui vuole, lei lo sa. La sua meta finale, e la sua vita sarebbe completa. Se solo lei potesse dargli quell’ultima parte di se stessa……dirgli che lui è…..ma come? Le parole non sarebbero mai abbastanza.

" Io non sto parlando di qualche minuto fa. E nemmeno di ieri pomeriggio, " lui dice quietamente.

A questo, lei gira la testa. Con l’angolo dell’occhio , lei lo vede appollaiato al lato opposto del letto, curvato, mentre si studia le mani, come se loro trattenessero tutti i segreti dell’universo. L’abisso che si estende fra di loro, è molto più di questo letto, e lei perde vigore, non sapendo di cosa lui stesse parlando. Ma deve provare.

" Mulder, io lo so che non sono molto brava nel comunicare – specialmente se di natura personale – ma dimmi cosa ho fatto, così che io possa scusarmi. "

Sbuffando, lui si alza dal letto e cammina verso la porta finestra del balcone. Mani sui fianchi, schiena rigida per la rabbia, nemmeno la guarda, mentre dice, " Non ci sei ancora arrivata, vero? Pensavo che la nostra posizione attuale lo rendeva perfettamente chiaro, Scully. "

Mio Dio, lei pensa. Lui sta parlando del……..

" E la lampadina si accese ! " lui mormora sarcasticamente, affrontandola in viso, alla fine. Il viso di lui si vede appena, nell’ombra, ma lei può sentire la tristezza di lui avvolgerla con un mantello doloroso, per la realizzazione.

Apre la bocca per replicare, ma per quanto è sbigottita, non riesce a formare parole.

" Bene, " lui continua . " E’ sorprendente come certe ferite ti avvelenino per anni, vero? " si gira per metà, portandosi una mano in viso, per massaggiarsi le sopracciglia. " Lo so che avevo promesso di non ritirarlo fuori, Scully. Ma non posso – ‘NON’ parlarne più. Sono stanco di fare finta che non è mai successo. Lo capisci? "

Si, lei lo capisce. Capisce il suo desiderio di una soluzione. Avrebbe dovuto saperlo anni fa che questo sarebbe accaduto ; come aveva potuto ingannare se stessa nel credere che lui non ne avrebbe mai più parlato……una promessa fatta che era difficile da mantenere, da un uomo che aveva costruito la sua vita sulla scoperta della verità.

Lui la guarda, aspettativa illumina i suoi occhi; le chiede di parlare. Pregando per qualche segno di empatia con il suo irritato, " Scully? Mi hai sentito? "

Qualcosa…….lei deve dire qualcosa . Prima che lui smetta di parlare del tutto. Prima che questo momento sprofondi nell’abisso per sempre.

Lui è a un attimo dall’arrendersi completamente al suo silenzio, e loro non toccheranno più l’argomento.

Sospirando, lui guarda altrove e si schiarisce la gola. " Dimenticalo. Torna a casa. Io sto bene. "

E’ capitolato, con una breve risposta di due parole, senza risposte . Dì qualcosa, idiota! La mente di lei le urla.

Prendendo un profondo respiro lei si alza, torcendo le mani per il panico, le parole le tremano fra le labbra, quasi soffocandosi in gola.

" Ti amo. "

&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&&

Viene fuori dalla sua bocca in un sussurro fiacco e lui si gira, notando la sua posizione martoriata.

E’ difficile per lei esprimere i suoi sentimenti, ma lui non vuole capitolare , basandosi su un obbligo. Lui crede a quello che lei sta dicendo , ma la sua parte diabolica non può farci niente e lascia traboccare la sua rabbia. L’ha condotta qui con l’inganno, questo è vero. Ma un istante di felicità e comunione è possibile.

" Schiaccia l’interruttore, carceriere." Parole sprezzanti, che sibilano sulla notte e nell’aria, fra loro.

" lei è pronta a farsi friggere " (credo intenda è pronta per la pena di morte…sedia elettrica. Iris)

Lei impallidisce al suo commento. " Mulder , io non……"

Ovviamente, lei non ha MAI capito . La fisica e le chimica, certamente. Ma anche i testi di anatomia che lei tiene allineati sul suo scaffale, sono incapaci di farle vedere il proprio cuore e quello che contiene. Dire è una cosa diversa dall’ammettere.

"Non ho mai sentito dichiarazione di devozione più brutta, Scully "

" Cosa? " la sua replica è incredula, poi, in un istante, fredda come il ghiaccio. " Fottiti, Mulder!"

Alzando un dito, lui fa le fusa, " Non ancora, Scully. Per quello dovrai attendere. "

Nella tenue luce della candela, lui la vede arrossire dal collo e lei si gira, dandogli il suo profilo risoluto. Alza il mento verso la porta, poi riporta lo sguardo indietro, e lui la vede contemplare la logistica di una fuga. Ma lui non si muove, anche se sarebbe così facile posizionarsi fra lei e la porta; le sue lunghe gambe vincerebbero di sicuro la corsa. Questa deve diventare anche la sua lotta, qualcosa che lui tenta di trasmettere attraverso i suoi occhi, con sguardo fermo. Finalmente, lei lo affronta, rispondendo al suo tacito richiamo.

Vorrebbe sorridere, per la piccola vittoria, quando vede la gamma di emozioni che le attraversano il viso. Lei pensa a tutto questo per un paio di secondi, poi la sua fermezza si fortifica davanti ai suoi occhi, l’intero corpo sembra gonfiarsi con un’ira d’acciaio.

" Non posso credere che questo è tutto quello che hai da dirmi, Mulder. E’ deludente, a dir poco. "

Le labbra di lui si increspano con sarcasmo, gli occhi si stringono. " Scusa se ‘ tu mi hai reso una persona completa ‘ e ‘ tu sei la mia pietra di paragone’ non sono all’altezza delle tue aspettative. " Lui trascura la confessione sotto l’effetto droga in un ospedale delle Bermuda; lei non ci aveva creduto, e di certo non le darebbe credito nemmeno adesso. Fiducioso del fatto che lei non sta andando da nessuna parte, lui si muove verso il tavolo, afferrando la bottiglia di vino che aveva ordinato quando era arrivato. Dividerla con lei in una aperta discussione era una speranza vana, al momento; prima che lei tentasse di usare il sesso come tentativo di unione. " Vuoi un po’ di vino? Ha funzionato con Gesù e l’Ultima Cena ."

Si aspetta che lei si avvicini per schiaffeggiarlo, o che marci fuori dalla porta in una vampata d’ira. Quello che fa, invece, lo sorprende , scatenando l’inferno in lui. . Ed accontentandolo, inutilmente.

Attento ad ogni suo singolo movimento, le sue orecchie si rizzano al rumore dei suoi piedi nudi che scivolano sul tappetino. Le sue mani tremano per il nervoso e lui non vuole permetterle di esserne testimone. La sua spina dorsale sobbalza per la gioia, fino ad ogni terminale nervoso del suo corpo.

Lei ha raccolto il guanto ed accettato la sfida.

" Certo. " la risposta è debole, e lui è teso, appena realizza quanto lei è vicina. ‘ Molto’ vicina, tanto che può sentire l’odore di pulito del sapone, mischiato con il senso nascosto di forte desiderio. " Non capita tutti i giorni che una ragazza riceva una schiaffo in faccia quando dice ad un uomo di amarlo. Merita un toast, non credi? "

Lui sogghigna alla sua intraprendenza; è ancora arrabbiata, ancora vuole mandarlo a quel paese, ma si rifiuta di lasciargli prendere la parte migliore di sé. Lui si aspetta niente di meno .

Versando un bicchiere per lei, decide di cedere al suo tentativo di smorzare la tensione. " Aspetta di sentire la parte migliore. "

" La parte migliore? "

" Si, sai……le parole che conservo per le occasioni speciali. Lo sai – tipo quando tu mi dici che ho ragione. O che ammetti, finalmente, che gli alieni esistono. "

" O quando tu insisti a dire che io ho salvato il monto dalla dominazione Nazista? " lei fa le fusa (ragazze, perdonatemi, ma non riesco a tradurlo diversamente. Qualche idea? ), alzando le sopracciglia con sfida.

Lui si ferma nell’atto di tappare la bottiglia di vino e dà a lei uno sguardo sorpreso e compiaciuto. E così lei aveva ‘ dato ‘ a quella confessione in ospedale un po’ di credito, dopo tutto, lui pensa. Meglio , allora, non rivelarle ancora che lui NON ERA così fuori di testa, all’epoca.

" Ah, ma quella non era la parte migliore, Scully. Fra l’altro, il Demerol fa dei migliori uomini maldestri dei poeti. " Ci sono ancora delle linee , in quella fronte in prevalenza liscia, ma le dà carattere, lui pensa. " Credimi, posso fare di meglio. Come puoi fare tu. "

Lei ride, sorseggiando il vino rosso con soffici labbra rosee. Lui quasi saliva, alla vista.

" Io non penso proprio. "

Alla sua apertura, lui si muove furtivamente " Prova. "

Il manto di riserbo che cade sulle sue spalle è immediato, ma ancora non permanente.

" Mulder….."

" Tu una volta mi hai detto quello che volevi, " lui dice, con deliberata tenerezza, inseguendo e spingendo oltre la fragile barriera. " ‘QUESTO ‘ è quello che voglio io. "

&&&&&&&&&&&&&&&

La sua richiesta risvegliò ricordi che, sebbene non erano dimenticati, erano stati seppelliti in un posto considerato il purgatorio della sua anima. Da un lato , erano permeati di rimpianto e vergogna. Ma erano anche pieni di vita ed emozioni, e lei può sentire se stessa che dice quelle parole, come se fosse stato ieri.

Lui aspetta, il viso una maschera serena, sebbene i suoi occhi ardono con supplica. Le parole che lui le sta chiedendo non sono così facili per lei, ed anche il suo carattere, sempre fermo, sembra cedere, mentre distoglie lo sguardo; il suo gusto per il vino se n’è andato allo stesso modo.

" Ti ho detto quello che sento, " comincia, poggiando il bicchiere sul tavolo. La mano tremante fa agitare anche il vino , ed alcune gocce escono dal bordo e macchiano la tovaglia di lino che sta sotto.

" io non riesco a fare meglio di così, Mulder."

" Puoi, " lui la sprona, poggiando il bicchiere vicino al suo ed afferrando il suo braccio. Lei prova a nascondere il trasalire che il suo tocco le crea, ma lui se ne accorge, passando le sue dita sopra la seta, in una morbida carezza. Lui si avvicina e continua, " tu una volta mi hai detto che volevi abbandono. La "resa" è così differente? "

Resa. Il darsi completamente ad un altro.

Le parole di Spender le tornarono alla mente con micidiale precisione.

< Lei è attirata da uomini potenti, ma ha paura del loro potere……darebbe la sua vita per lui, ma proibisce a se stessa di amarlo. >

No, lei non può farlo. E’ contrario alla sua natura, l’antitesi del controllo su cui ha lavorato, per mantenerlo, per così a lungo che nemmeno riesce a ricordarlo. Mentre veniva qui, aveva promesso di fare qualsiasi cosa per rendere felice Mulder. Sesso, amore, fiducia……ma non era disposta a mercanteggiare la sua anima.

" Quello che mi stai chiedendo è impossibile. " Si tira via da lui e gli da la schiena, guardando fuori, oltre il balcone, mentre si chiuse in se stessa, stringendo le braccia intorno alla vita. " Non posso. "

Lo sente muoversi, dietro di lei, e la sua risposta tenera le fa rizzare i peli dietro la nuca.

" Tu puoi scoparmi ma non puoi parlarmi? " gronda dolore, allo scopo di farla girare per fronteggiarlo, ma lei resiste, lasciando cadere il mento.

" Io non ti sto scopando, " lei dice , debolmente, la sua logica emerge per un’ultima boccata di respiro , prima di sprofondare nella pozza.

" Ma volevi farlo. Proprio come tre anni fa. Mi avresti usato……e avresti lasciato che io ti usassi. Probabilmente saremmo andati via di qui insieme, domani mattina….per ritornare in D.C. , dove ci saremmo sbattutti l’un l’altro ancora. "

Ogni parola provoca un foro nella sua armatura con la veloce spada della verità. Lei avrebbe fatto proprio così, dandogli una falsa promessa di amore con il suo corpo, per poi battere in ritirata dietro la confusa nebbia di bisogno sessuale. Senza mai lasciarlo avvicinare troppo a lei, non dandogli mai la totale resa.

" E per quanto lo voglia, Scully…….’DIO’ quanto lo voglio………voglio…ho bisogno di più, questa volta."

Le sue braccia si snodano intorno a lei e lei sospira, sciogliendosi ed appoggiandosi al petto di lui. " Mi ha quasi ucciso , quando sono uscito da questo hotel tre anni fa. " La sua voce trema per l’emozione, rimbombando fra il suo petto e la schiena di lei, afferrando il suo cuore. " Ma lo farò ancora, giuro che lo farò. Ma vedi, ho imparato, molto tempo fa, che sono un avido bastardo. Voglio tutto. "

Dì qualcosa, urla la sua mente. Digli ciò che vuole sentire.

Ma lei non sa dove cominciare. Una dozzina di esempi di dolore e silenzio le vengono in mente, ognuno un punto adatto per la comunicazione.

Momenti persi, quando lei avrebbe potuto dire di più, gli avrebbe dato una vaga idea della compassione, o rabbia genuina, invece di un silenzio di pietra.

Come lui comincia a spostarsi, sospirando al percepire della sua riluttanza, lei sussurra la prima cosa che le viene in mente.

" Io voglio credere……..che lui aveva torto."

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Lui si blocca, a quelle semplici parole, sentendo che il loro significato va ben oltre di quello che può essere trovato in un libro di lettura per bambini. Stringendo le braccia ancora una volta intorno a lei, lui sussurra " Chi aveva torto, Scully? " Appoggia il mento sulla spalla di lei e si avvicina ai suoi capelli, cercando di dare un’occhiata , di sfuggita, ai suoi occhi. Vede le lacrime agli angoli degli occhi luccicare nella luce della luna.

La mani di lei afferrano i suoi avambracci, le dita umide parlano della sua paura. " Spender "

A quel nome odioso, Mulder alza la testa, non volendo rendere lei testimone del gelo che sente cementarsi sulle sue guance. Il viaggio che lei ha fatto con il vecchio è stato il motivo che ha portato a questo confronto, e dire che lui è ancora arrabbiato è la dichiarazione dell’anno. Ma ora che lei ha fatto il primo passo, certamente lui non farà niente per fermarla con altre parole dettate dalla rabbia,che le aveva scagliato contro di conseguenza. E’ più preoccupato per i segreti per i quali Spender l’aveva incalzata, che per quel dischetto.

" Che cosa ti ha detto? "

" Mi ha detto che io sarei morta per te…….ma che non mi sarei mai concessa di amarti . "

Lui non può resistere e ride per il sollievo. " Si sbaglia in entrambi i casi……lui ovviamente non è mai stato testimone di una confessione sul punto di morte che io ho appena avuto. " un bacio breve sulla guancia per canzonarla. " Ed io sono sicuro che tu intendevi veramente quello che hai detto, vero? "

Mordendosi le labbra con i denti, lei abbassa la testa ed annuisce.

" Lui si sbaglia, " le dice con convinzione, il modo con cui lei aggrotta le sopracciglia penosamente, fa soffrire anche lui. " Specialmente riguardo noi. Lui non sa niente di noi. "

" E se avesse ragione? E se io non potessi mai…."

Lui non ci mette niente a farla girare nelle sue braccia, la sua esigua forma barcolla per l’indecisione.

" Smettila. " Le mani sulle sue pallide guance, lui la forza a guardarlo. " Tu puoi fare qualsiasi cosa, Scully. Qualsiasi. "

" No, senza di te non posso, " lei sussurra, lacrime ora scorrono sulle sue guance. " Mulder, tu lo sai quant’è difficile per me lasciarmi andare. "

" Lo so. " tiene lo sguardo fisso su di lei, legandoli insieme allo stesso modo di quel giorno in cui lei stava partendo per Salt Lake City (FTF!!!!!). " Io non ti sto chiedendo di dirmi che mi ami, Scully. Questo io lo so già." Il suo sguardo pieno di lacrime conferma le sue parole e lui continua, con un sussurro " ti sto chiedendo di permettere a te stessa di amarmi. Le parole non sono necessarie. Non dirlo…., mostramelo. "

" Come posso farlo? " lei chiede, un tremore nel tono della sua voce. " Mulder noi non possiamo…’ NOI’ non possiamo ‘ farlo’ in pubblico. Tenerci per mano o "attaccarci le tonsille" per la strada, non è da me , mi dispiace. "

Ridendo, lui lascia cadere le mani, prendendola per i fianchi con una mano e per le dita con l’altra. In un secondo, la bacia, ignorando il mormorio di sorpresa dal fondo della sua gola.

La sua lingua bisticcia con quella di lei e sente un secondo di esitazione, prima che si unisca a lui, approfondendo con fervore il bacio , mentre le sue dita stringono le sue.

Dio, lui pensa, la sua lingua è resa più vigorosa per anni di litigi e – lui è assolutamente sicuro di questo – guardargli la schiena in ufficio, frustrata. Lui è grato per tutti questi esercizi, visto come sta andando ora, con più ardore di quanto pensava possibile.

Bacia Scully per la prima volta. E’ un vero portento; così diverso dall’incontro burrascoso di bocche con Ana, anni prima. C’è sfida e scoperta nei respiri che si scambiano. Desiderio , libero, vibra dal profondo della gola e lui risponde con ansimi affamati, sapendo che non possono continuare a baciarsi per sempre.

Staccando le labbra dalle sue, tira un profondo respiro , appoggiando la fronte a quella di lei , mentre combatte per riprendere il controllo. " Lo dicevo che è in te, " fa un ampio sorriso.

Lei fa lo stesso, le parole sospirate " Odio dovertelo ricordare, Mulder, ma questo non è esattamente l’incrocio fra la Pennsylvania e Tenth. "

" Ora, ho detto forse che voglio che mi baci sui gradini di ingresso all’FBI? Sebbene l’idea , effettivamente, merit……" si interrompe quando sente le sue unghie pizzicargli il sedere. " ‘questa’ mossa mi piace di più, veramente. " Lei sbuffa. " è meglio." Lei si sposta un poco per guardarlo in viso. " Seriamente, Mulder, io non so cosa tu voglia da me. "

Accade che nemmeno lui ha un vero piano. Ma parla ad ogni modo, con parole forti e sicure. " so quello che NON VOGLIO che tu faccia, Scully. "

" E sarebbe? "

" Non scappare ancora in questo modo. Noi dobbiamo almeno dirci, l’un l’altro, dove stiamo andando. Siamo andati oltre il fosso in questa relazione, non credi? "

Il calore aumenta di diversi gradi, al modo in cui lei si lecca le labbra. Lui sa che lei sta degustando la meta che emerge all’orizzonte, esattamente come lui. " Sono d’accordo. Cos’altro? "

Deve essere detto e lui lo fa, senza esitazione.

" Non usare il sesso come distrazione. O come un muro per quello che senti veramente. " Sente i muscoli della sua vita serrarsi sotto le sue dita e si affretta a chiarire, la voce rauca e sicura " sarà grandioso fra noi, questa volta, Scully. E mi rifiuto di entrarci se non sei totalmente con me. Significherà sempre qualcosa per me…..che sia amore , o rabbia, o semplice bisogno di connettersi). Devi sentirlo anche tu. " Gli occhi di lei sono saldi .

"Lo faccio già. " aspetta un battito, poi aggiunge " L’ho sempre fatto, sebbene ho ovviamente nascosto i miei sentimenti molto bene. Ma TU devi capire che sto ancora imparando, Mulder. Non posso prometterti che non vorrò il mio proprio spazio adesso, o dopo. "

" Intendi dire, che saresti quel genere di persona che mi scopa fino allo svenimento per tutta la notte e che poi se ne và prima che il sole sorga?" lui la prende in giro, sapendo molto bene che potrebbe accadere, una volta o due. Ma lui è pronto per questo. A questo punto, è pronto per qualsiasi cosa lei gli conceda…..a condizione che non sia un ripiego.

Quelle sopracciglia si alzano ed i suoi occhi si posano sul petto di lui " Bhè…..forse non prima dell’alba. Conto sul fatto di essere scopata fino allo svenimento anch’io, lo sai. " Ilarità lo accoglie, come i suoi occhi si alzano di nuovo.

Il suo pene, già per metà duro per la sua prossimità, si risveglia totalmente, in completa attenzione.

Nota con soddisfazione il modo in cui gli occhi di lei si scuriscono , sicuro che lei può sentirlo , attraverso lo scarso abbigliamento. " Farò del mio meglio, " lui dice sorridendo, poi diventa serio ed aggiunge " Con tutto . E qualunque cosa. "

" Come farò io, " lei promette, toccandogli la guancia con le dita. " Mulder, mi dispiace così tanto. Per tre anni fa…….per ieri……per domani. "

Questa volta lui si china per darle un ardente bacio sulla guancia, avvicinando lei , e le sue parole

" Per domani? Che hai intenzione di fare, domani? " La domanda è scherzosa, mentre le mette la testa sotto il suo mento, sebbene una leggera preoccupazione incide le sue parole. Il loro inizio è ancora incerto e lui sa che il viaggio non sarà facile.

La sente sorridere, contro il suo petto. " Sono sicura che NON DIRO’ qualcosa che tu vuoi sentirti dire. Ma questo non significa che non è lì, in me. Sto solo coprendo tutte le basi." Alza la testa accaparrando la sua risposta, come avvicina le labbra " Ed ho bisogno di scusarmi per quello che farò ora. "

" Cosa? " lui è ancora traballante per il gigantesco salto che hanno fatto. Accarezzando con la bocca la sua , lei sussurra, " ho intenzione di portarti a letto, dove spero di fare un tentativo con quella ‘cosa fino allo svenimento’ . Sono stanca di parlare. E’ abbastanza schietto per te?"

Le sue braccia si stringono intorno a lei e lui la prende in braccio , amando il modo in cui lei si mette a ridere, il suo nome urlato per le sorpresa . " Scusa accettate. " Lei continua a ridere, mentre lui si muove a grandi passi verso il letto, fingendo di sforzarsi con il suo leggero peso.

" Non farti del male, " lei lo ammonisce.

" Troppo tardi, " lui si lamenta, appoggiandola sulle lenzuola. Avanza verso di lei, poi si butta sulla schiena, al suo fianco. Chiude gli occhi ed aggiunge " Potrei non guarire mai. " Un occhio si apre e lui la guarda togliersi la vestaglia , prima di salire sopra di lui, il suo cuore accelera di battiti per la felicità.

Come le gambe di lei si sistemano ai lati dei suoi fianchi, lei fa le fusa, " E’ tutto OK. E’ passato un bel po’ di tempo, ma ho già preso questo treno prima, ricordi? "

Tutta l’ironia se n’è andata, e lui l’attira a sé.

" Non l’ho mai dimenticato. "

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E’ strano come lei non riesca mai a dire quello che vorrebbe , pensa. E’ più ridicolo il fatto che non riesce a stare zitta, anche mentre si muove sopra di lui.

" Tu mi fai sentire, " lei sussurra, abbracciando il suo collo teso, forzandolo a guardarla negli occhi .

" sento dolore a causa tua. Sento gioia , a causa tua. "

Lui ansima, i suoi fianchi si muovono più forte, ora, incontrando quelli di lei. La sensazione del suo uccello che spinge dentro di lei , è dieci volte più elettrico di quanto fosse allora, il bisogno di protezione gettato al vento. E lei glielo vuole dire, sebbene il piacere che aumenta dentro di lei, rende difficile parlare.

" Tu mi dai la vita. "

"Scully, " lui ansima, rallentando le sue spinte in scatti ed un lento scivolare. Lei vede i suoi occhi stringersi e capisce che è sopraffatto dalle emozioni , esattamente come lei. La completezza è ancora lontana per entrambi e lei non vuole spronarlo.

"No, " lei protesta, le mani che si muovono sulle sue spalle. Con languida disinvoltura si ferma, il corpo ancora unito al suo . Porta le labbra sui capelli corti intorno alle tempie e respira profondamente sulla sua pelle umida e di odor muschiato. " E’ abbastanza per ora. Riposati. "

Per alcuni momenti, concedono ai loro respiri di rallentare, sebbene lui rimane ancora duro dentro di lei. La guancia di lei è nella giunzione fra il collo e la spalla e preme le sue labbra contro il pulsare del suo battito. Non deve essere perfetto, lei gli dice con le sue carezze.

Lo sente rispondere allo stesso modo, le sue mani tracciano le linee della sua schiena . E’ esausto come lei e non solo per lo stress dei trascorsi due giorni. Gli anni hanno pagato il dazio. Ma loro non erano emozionalmente pronti per questo, allora. E credere anche che le loro vite non sarebbero cambiate, per questo, è una falsa credenza.

Lei vuole continuare, e lo faranno – come sempre, alla propria andatura, nel loro momento.

Sotto le labbra, lei sente inghiottire. Le parole sono quiete; le ‘sente’ prima ancora di ‘udirle’.

" Volevo metterti incinta. "

Le sue parole sussurrate l’afferrano alla gola. Sta dicendo che non può finire? La sua speranza di metterla incinta è nulla, e lui lo sa. Ma è così da lui battersi per le cause perse, e lei non vuole correggerlo. " Lo so. "

" No, " dice quasi strozzandosi con le parole, " allora. Lo volevo allora. Prima che sapessimo che non potevi – era l’unico modo che conoscevo per farti rimanere, di legarmi a te, in qualche modo. Ma non potevo farti questo……..te l’avevo promesso. "

Lei fa scivolare le labbra sul suo viso, le mani gli fanno girare il viso , finchè incontrano i suoi occhi.

" Lo volevo anch’io. " confessa, tirandogli via il sudore e le lacrime con i baci. Lui sorride debolmente, e lei gli dona le uniche parole che ha, sperando che siano quelle giuste . " Tu non lo sapevi, ma mi HAI AVUTA , Mulder, a tutti i livelli. In tutti i modi possibili. E ancora mi hai. "

Il suo sorriso è pieno di emozioni, raggiante attraverso la notte come un faro, che la guida a lui.

" Cazzo, Scully…….tu mi hai dal momento in cui mi hai sparato. Io non lascio che qualsiasi ragazza mi conficchi una pallottola in corpo, lo sai. "

Le risate la fanno vibrare, alla incredibile eloquenza di Mulder. Accarezza la sua guancia con le dita, giocandoci, con tenerezza. " Pensavo che avessi detto ‘la parte migliore’, Mulder. "

In risposta, lui le dà, lentamente, una languida spinta con i fianchi, tenendola stretta, con entrambi le mani, sulle natiche. " Lo sono. Sai cosa voglio sentire. "

Le sue risate diventano dei sospiri , come risponde alle chiamate del suo corpo, scivolando per fare leva.

"Nemmeno in un milione di anni, amico. "

Lui si gira, facendola cadere di schiena , e lei ansima, come lui comincia a spingere lentamente, dentro e fuori, dicendole con occhi di sfida che ora lui vuole avere il suo tempo per stare sopra. " Allora credo che devo solo sfiancarti. "

Come si muove per baciarla, lei gli sorride, di nascosto, silenziosa fino alla fine.

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Il suo bisogno di dormire è passato. La tiene stretta a lui, le mani che vagano gentilmente su di lei, mentre dorme. Lui non ha più bisogno di sognare.

Non potrebbe anche se volesse. Sebbene la fatica sta prendendo la parte migliore di lui, in questi giorni, non ricorda quando è stata l’ultima volta che la sua mente ha lavorato normalmente e gli ha donato , in Technicolor, la fantasia dei suoi sogni. Il suo dottore lo aveva avvisato che poteva succedere.

Prima i sogni, visto che il suo cervello danneggiato, semplicemente non poteva radunare abbastanza energia per la sinapsi, durante il sonno.

Prima lui non aveva creduto alla diagnosi. E a volte, ancora si rifiuta di crederci. Ma sa che un cambiamento è in agguato, lo sente nelle ossa. Si è già rassegnato.

Sa che lei non lo lascerà andare tranquillamente, non importa dove il suo viaggio lo condurrà. Ma è felice del fatto che la sua forza è ora unita a lui , in tutti i sensi. Lei avrà bisogno di ogni prezioso momento, nei giorni che seguiranno.

Chiude gli occhi e la bacia sui capelli ingarbugliati, le dita volano sulla sua pelle con il futile tentativo di tenerlo sempre a mente. Anche questo se ne andrà, lentamente ma sicuramente.

Si domanda se, quando il momento verrà, si ricorderà cosa dire. Se ‘ la parte migliore’ starà ancora girando da qualche parte lì intorno.

Non volendo svegliarla, lui glielo sussurra.

Solo una volta, prima di dimenticarlo.

 

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