Le fanfic di X-Files

Ogni secondo

Post All-Things
Autore: Gillian Mulderson
Pubblicata il: 25/09/2009
Tradotta da: Angelita
Rating: PG-13, vietata ai minori di 13 anni
Genere:
Sommario: Post All-Things
Note sulla fanfic: Ed è semplicemente questo, io credo. L'amore è la poesia degli uomini che non fanno versi.

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"Parlami, amore nel cuore della notte..."
da"THE SKY IS BROKEN".Moby

Il tempo è fatto di momenti...Momenti che, veloci, definiscono il sentiero di una vita così come, senza dubbio, portano verso la sua fine. Quanto raramente ci fermiamo ad esaminare questo sentiero, per vedere i motivi per cui accadono tutte le cose, per considerare se il sentiero che prendiamo nella nostra vita è una nostra scelta o semplicemente uno verso il quale andiamo con gli occhi chiusi. Ma, cosa accadrebbe se potessimo fermarci, fare una pausa per approfittare di ogni prezioso momento prima che passi? Potremmo poi vedere le interminabili biforcazioni del sentiero che hanno dato forma alla nostra vita? E, al vedere queste possibilità, scegliere un altro sentiero?
DANA SCULLY,"ALL THINGS"

La mattina giace ai miei piedi facendo appena ondeggiare le tende della finestra, in un mondo di luce che esplode là fuori con colori impossibili. La mia casa si sta svegliando tra i suoni di un nuovo giorno, mentre mi sistemo il colletto della camicia bianca, della giacca azzurra, il vestito che ho usato ieri giace sul letto intatto della mia camera. Sono io quella che ora si osserva con sorpresa. Sono io in un nuovo giorno, mentre compio i piccoli rituali che precedono il mio andare in ufficio. Come se niente fosse cambiato.
La spazzola scivola con la fragilità di una carezza per i capelli e scosta dai miei occhi ogni ombra. E' un nuovo giorno, e lo so. E' il giorno a cui tutte le strade mi hanno portato, per iniziare di nuovo, nel bene o nel male. Un passo in più verso una biforcazione incosciente ma che mi porta solamente alla meta finale, forse inesorabilmente.
Mulder mi disse ieri che si sarebbe assentato per due giorni e la mia vita intera, sembrava essere cambiata. Invece, due giorni è troppo tempo; mancava solo un passo, un sospiro di un suono lieve, una maniera diversa di sfiorarsi le dita...questa mattina mi sono svegliata accanto a lui, l'ho sentito respirare, ho sentito il suo cuore forte sotto al mio viso, cullando il mio.
Ora non ho paura, dopo averlo lasciato solo appena qualche ora fa. Per un momento, svegliandomi, ho immaginato una terrificante miriade di possibilità, di cambiamenti inevitabili, di sguardi confusi, di colpe. Ed alla fine , come una piccola luce nella mia mente, ho ricordato cosa significava essere cullata delle sue forti braccia che possono sostenere il mio mondo; ho ricordato il suo sorriso in penombra, l'accoccolarmi contro di lui per addormentarmi finalmente, le sue parole sussurrate nel cuore della notte immensa.
Un giorno come qualsiasi altro, con un mattino di sole ed il traffico pesante di Washington, un ufficio perduto in un seminterrato di un palazzo di luci, un piccolo passo nell'attraversare una porta mi portò sul sentiero giusto, che dopo tante lotte, posso chiamare definitivamente mio. Oggi, in questa mattina di sole caldo, con un traffico imperturbabile nella sua difficoltà, nello stesso seminterrato, nello stesso edificio di luci diffuse e guardie di sicurezza, l'uomo che ha segnato la mia vita per potermi accompagnare lungo la strada, deve stare ora bevendo, da solo, la sua seconda tazza di caffè.

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Qualche inesplicabile difetto genetico deve mantenere tutti i guidatori di Washington appiccicati al clacson, questa mattina di sole. Ed invece, il traffico tumultuoso non fa altro che tranquillizzarmi, perché nonostante gli apparenti cambiamenti, il mondo là fuori sembra andare avanti nello stesso modo. I suoni, gli odori, i movimenti, tutto continua a cercare l'equilibrio pesante di un altro giorno d' ufficio.
Quando eravamo piccole Missy era solita raccontarmi, in quelle notti silenziose nelle quali non poteva dormire, i suoi sogni di felicità e le sue angosce, ed io più piccola e meno audace, l'ascoltavo con la meraviglia di chi non può comprendere che qualcuno desideri quelle cose. Tutta nella vita ho lottato per essere me stessa, malgrado fossi la più piccola, d'avere Bill come fratello, mio padre, per differenziarmi da Missy la sognatrice, per non rassegnarmi ad avere un marito che non poteva stare in un posto tre anni di seguito come mia madre con mio padre. Per non essere una donna con il complesso di Cenerentola che aspetta il principe azzurro che le risolva la vita. Per poter curare, per poter apprendere, per poter essere indipendente perfino dalle emozioni se questo era il prezzo. E trovata la strada, sette anni fa, nemmeno me ne resi conto.
Le mani mi tremano in questa eternità di semafori rossi, mentre le persone quasi corrono per raggiungere l'angolo successivo. Tutti con vite diverse, con preoccupazioni, con piccole gioie. Io stessa, così piccola nell'immenso traffico di gente, così silenziosa con i miei pensieri.
Il parcheggio del palazzo Hoover è un mondo di vestiti di Armani e cravatte sobrie, saluti seri, visi inespressivi. Mi domando per la prima volta se sono arrivata in qualche modo a rassomigliare a loro, a camuffarmi in questo posto solido e senza emozioni, sapendo, finalmente, che se è stato qualche volta così, ora sarà per sempre impossibile.
L'ascensore che scende, quando tutti gli altri calcolano il successo secondo l'altezza raggiunta in quest'edificio, sembra un vecchio amico che ha visto più battaglie di un ring a Las Vegas. Tutto è conosciuto, e nuovo allo stesso tempo. Perfino la pelle mi sembra nuova, gli odori, le sensazioni. Ed è strano forse dopo l'istante di panico e di colpa a casa di Mulder questa mattina, ma non ho più paura.
La luce è accesa in ufficio, come potrebbe essere diversamente, Skinner e l'agente Perkins, della sezione dei Crimini Violenti, alzano lo sguardo al vedermi entrare, entrambi in piedi di fronte a Mulder, che osserva una serie di fotografie sparse sulla scrivania.
-Buongiorno- il mio saluto è una cortesia incosciente, uscita da qualche parte del mio essere che ancora può rispondere alle formalità. Stupefacente.
-Agente Scully- dice Skinner, che sembra vivere in questo palazzo, ancor più di Mulder- C'è un nuovo caso nei dintorni di Black Hills, Dakota del Sud, che forse vi interessa. L'agente Perkins ha scoperto negli ultimi quattro mesi una serie di omicidi di giovani donne….
I preamboli si perdono nelle mie orecchie mentre lo sguardo di Mulder si solleva fino a me. Ha il capello scompigliato, come se si fosse passato dentro le mani mentre pensava, la camicia impeccabile, gli occhiali dalla montatura dorata che scivolano sul naso. E mai, mai l'avevo visto così bello.
-Ciao, Scully
-Ciao, Mulder
Cammino fino alla scrivania, sapendo che lui mi sta guardando, ascoltando il mormorio di fondo della voce di Skinner e gli appunti di Perkins come se fossero a mille chilometri di distanza. Mi domando a cosa stia pensando Mulder in questo momento, se è confuso e in attesa come me. I prossimi minuti determineranno, in questa relazione che è cambiata, fin dove siamo arrivati e fin dove avanzare a partire da ora
-Potete prendere il volo delle 6PM, dopo aver sistemato tutti i dettagli pertinenti- dice Skinner alla fine, retrocedendo con Perkins come se fosse la sua ombra- Lì potrete mettervi in contatto con l'ufficiale Dobblins che è al corrente degli sviluppi di quest' investigazione. Agente Scully, sta bene?
Lo guardo negli occhi, mentre il suo gesto preoccupato mi sveglia. Non mi sembra strano che lui sappia che qualcosa è cambiato; la cosa strana è che sembra che nessun altro se ne sia reso conto. Nemmeno Mulder ha parlato in tutto questo tempo, ascoltando con un'attenzione flemmatica i dettagli di questo nuovo caso, in manica di camicia e in un silenzio poco abituale in lui.
- Mai stata meglio, signore.
Annuisce gravemente e va via lasciando l'ufficio in silenzio. Il rumore quasi segreto dell'ascensore che si mette in moto, i mormorii degli altri piccoli uffici di questo lato maledetto del FBI sembrano ingigantire nel silenzio.
-Vuoi il caffè?- Dice Mulder, e si alza per servirmi una tazza calda e aromatica da un termos azzurro e argento che sta sull'altra scrivania- l'ho fatto io.
Non posso quasi parlare. I miei occhi non abbandonano i suoi occhi verdi e intensi, le sopracciglia che le mie dita hanno pettinato lentamente nella notte. Lascia nella mia mano la tazza appena riempita di liquido nero e fumante, e la sua mano calda per il contatto allaccia la mia, l'accarezza, la ricorda. Un dito percorre il mio palmo, e la mia mano si chiude su di lui, catturandolo. Senza discorsi fioriti, senza rose piene di rugiada, senza chiari di luna, mai, mai, mai, una dichiarazione d'amore è stata più perfetta e bella. In quest'ufficio in silenzio, tra due esseri feriti e anelanti ad una ricerca che solo ora inizia veramente, mai c'era stata tanta verità tra noi.
-Stai bene, Scully?-sussurra lui quasi senza voce, mentre le piccole scintille dei suoi occhi sembrano catturare tutta la luce della stanza.
-Mai stata meglio- rispondo allora, sapendo che è la più assoluta verità.

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HEATHCLIFF HOTEL, BLACK HILLS, DAKOTA DEL SUD, 22.01 P.M.

Il volo stressante, gli intralci che l'ufficiale Dubbins ha messo nel caso pretendendo d'averlo già risolto, due autopsie complicate da una quantità di documenti inutili e una terza quasi senza soluzione, non hanno fatto altro che aumentare sulle mie spalle il peso del sonno e della fatica. Mulder per non smentire la sua infallibile fama, ha cercato di convincermi di omicidi per telecinesi e rituali satanici, anche se mi è sembrato che nemmeno lui avesse molta voglia di stare qui.
La notte è straordinaria in questa parte del paese. Le Black Hill, mute e perfette, si alzano dai loro boschi sempre verdi con una forza sorprendente, affondando come lance le loro cime acute nelle stelle palpitanti. Il cielo è così blu, così profondamente blu…
-Scully?
I cinque passi quadrati che in questo hotel chiamano balcone, sembrano rimpicciolire ancora di più nell'ombra della sua voce. Lui si avvicina in silenzio e si ferma vicino a me.
-L'agente Dobbins si è impegnato ad essere presente all'autopsia di domani mattina- dice, con una voce bassa e grave.- Ho fatto una scommessa con me stesso per vedere se resiste più dei sette minuti che ho sopportato io alla mia prima autopsia.
-Sette minuti? Pensavo che fossero stati cinque.
-Sono io quello dalla memoria fotografica, ricordi?
Sorrido nel silenzio fresco, mentre la brezza della notte, carica del profumo dei pini e della montagna, fa tremare le stelle nel cielo nero per tanto blu. Sospira accanto a me, mentre guarda anche lui la notte
-Una volta, quando avevo diciassette o diciotto anni, sognai qualcosa che mi spaventò un poco sai?- sussurra quasi come il lieve sibilo del vento, e lo guardo, argenteo alla luce delle stelle. - Ero coricato nel mio letto, il giorno prima di ritornare all'Università, sapendo che era l'ultima volta che dormivo in quella casa, in quel letto, guardando la finestra aperta della mia stanza, e pensando a Sam. Tutta la casa era silenziosa, e la notte era così buia e quieta come ora, e in questo stato di dormiveglia, dove non sei addormentato né del tutto sveglio, improvvisamente sentii che un'ombra avanzava verso di me, da uno degli angoli più scuri. Rimasi quieto, quasi temendo perfino di respirare, quando sentii che quest'ombra si avvicinava al mio letto, si sedeva su, e potevo sentire come si allungavano le coperte sotto il suo peso, il leggero avvallamento del materasso, il suo respiro dietro di me. Il mio cuore batteva così forte che mi sorprende di non aver buttato giù i muri dalla casa, io potevo solo pensare che LORO erano venuti a cercare anche me. Mai avevo sentito tanta paura.
-Mulder- dico, quasi senza voce, e lui appoggia la sua mano calda sulla mia sulla ringhiera fredda del balcone.
-E allora, quell'ombra si accostò dietro di me, mi passò il braccio sul petto e mi abbracciò. E quell'oscurità terribile mi disse solo" Sono io". E una calma come non avevo mai sentito defluì dentro di me, come se le sue parole fossero un incantesimo. Non conoscevo quella voce, non sapevo chi era, ma l'unica cosa che potevo sentire era una pace, una felicità così intensa che spaventava. E mi svegliai con un turbamento, come quando sogni che stai camminando sul bordo di un precipizio e che improvvisamente cadi, e stavo coricato nella stessa posizione del mio sogno, con il viso verso la finestra e potevo quasi sentire il braccio che mi circondava.
Stringe la mia mano fredda, cerca i miei occhi nella notte piena di stelle e brezza.
-Non avevo ricordato questo sogno fino a stanotte. Non ci avevo mai più pensato fino a stanotte, quando stavo nel mio letto e un braccio intorno a me mi ha fatto sentire felice e protetto. Mi sono svegliato come quella volta, solo e guardando la finestra aperta.
-Mulder…
-Ma sai una cosa? Questa sensazione è durata. Sta qui ora. Nelle Black Hills, nell'ufficio, in un volo pieno di tristi, su questo piccolo balcone. Primo la paura più terribile della mia vita, Scully, e poi la pace. Non so come dirti…
-Lo so.
Il suo petto caldo sotto il mio orecchio, i battiti del suo cuore forti e sicuri. Le sue braccia che mi circondano immergendomi nel calore, tacitando i miei timori. Prima la paura più grande della tua vita, poi la pace… e non essere solo mai più.

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Scully dorme in questa notte senza luna, protetta sul mio petto, silenziosa e lieve come i miei pensieri. Come mi piacerebbe conservare questi momenti in piccolissimi pori sulla pelle per poterli portare sempre con me. Come mi piacerebbe poter stare così per sempre, sentendo il suo braccio intorno a me e sentirla sussurrare quando ho paura" Sono io"
Ogni secondo è un nuovo destino, una nuova boccata d'aria, un nuovo palpito del cuore. Ogni secondo è una vita.
Ogni secondo è ora, per me, semplicemente Scully.

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