Le fanfic di X-Files

Rimani

Post All Things
Autore: Helena
Pubblicata il: 25/09/2009
Tradotta da: Angelita
Rating: PG-13, vietata ai minori di 13 anni
Genere: MRS/RSM
Sommario: Post All Things
Note sulla fanfic: Di solito non vado pazza per scrivere fan "post episodio", ma in questo caso devo confessare che mi è stato impossibile resistere.E’ consigliabile aver visto o almeno letto l’episodio completo per comprender alcune allusioni, anche se non è imprescindibile.

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"Stay,dont just walk away
And leave me another day
A day just like today
With nobody else aroud"

Summer moved on. A-HA

Dall’album Minor Earth Majio Sky

Quando mi sono svegliata non riuscivo a ricordare dove stavo. Ho cercato di muovere le gambe, ma le sentivo pesanti e rigide. La stanza era sommersa nell’oscurità, fatta eccezione per una luce diffusa che veniva da qualche parte.Mi sono guardata intorno. Certo, era l’acquario. Immediatamente ho capito dove mi trovavo. Stavo parzialmente avvolta in una coperta, con i piedi su un tavolino. Sul divano di Mulder. Poco a poco i fatti vissuti durante il giorno mi sono tornati in mente. Daniel. Ho parlato a Mulder di Daniel. Per ore. Sul suo divano. Si è fatto buio, e a poco a poco ho sentito che mi rilassavo finché il sonno non mi ha vinto. Ho un vago ricordo della voce di Mulder, molto vicino a me, che svaniva lentamente. La sensazione irreale di una commovente intensità. Delle sue dita che sfioravano i miei vestiti, titubanti. Poi più niente. Silenzio.

Mi arriva un suono familiare attraverso l’appartamento al buio. Si ripete di nuovo e lo riconosco facilmente. Mulder si muove in cucina, aprendo e chiudendo armadi, con un tintinnare di piatti e bicchieri. Mi sorprendo a sorridere nell’oscurità. E’ un suono casalingo e tranquillo. Confortante. Chiudo gli occhi. Fuori piove e il vento agita le persiane facendole sbattere ritmicamente contro i vetri. Mi sento sicura, calda, avvolta nella coperta. Devo alzarmi, ma il sonno è così dolce…

"Scully…, eh, Scully, mi senti?"

Il suono mi arriva da un luogo molto lontano.

"Mi senti, Scully, stai bene?"

C’è una leggera sfumatura d'allarme nella voce. Questo mi fa aprire gli occhi. Mulder sta al mio fianco. Quasi non riesco a vederlo ma sento il suo respiro molto vicino.

"E’ molto tardi, vuoi mangiare qualcosa?"

Dico di no con la testa, lentamente. Non sono abbastanza sveglia per parlare.

"Sei esausta."

Non è una domanda, ma annuisco immediatamente.

"Vieni, ti porterò a letto."

Mi mette un braccio intorno alle spalle e mi spinge dolcemente.

"No, no, lasciami." Posso appena articolare qualche parola. "Lasciami solamente riposare un poco, poi andrò via…veramente…sto…molto…bene."

Mi lascio cadere di nuovo sul divano. E’ strano sono come narcotizzata, come se tutte le mie forze mi avessero abbandonato, ma è molto gradevole. Riposare finalmente.

"Ti farai male in questa posizione. Lascia che…"

"Mulder…" Gli dico in tono di protesta, ma lui m'interrompe.

"Tranquilla, ora ti lascio. Voglio solamente metterti più comoda."

Mi alza le gambe e mi gira lentamente fino a lasciarmi distesa sul divano. Poi mi fa alzare, mi toglie la giacca e mi distende di nuovo sul cuscino. Mi sento fiacca, spossata, come una bambola di stoffa nelle sue mani. Alla fine mi copre un’altra volta con il plaid e sussurra qualcosa a bassa voce, lo comprendo appena perché il sonno mi accoglie come una madre amorosa.

Non so che ora è. Non riesco a vedere le lancette dell’orologio. Ho l’impressione di aver dormito per delle ore in un profondo letargo, senza sogni, simile alla morte. Ciò nonostante sono sveglia. Mi alzo in piedi e stiro le braccia e il collo. Non sono abituata a dormire su un divano e mi sento anchilosata. Mi avvicino piano alla finestra, continua a piovere. Torno a guardare l’orologio. Le due e mezzo. Dovrei andarmene, ma l’idea di guidare a quest’ora sotto la tempesta non mi alletta assolutamente.

Vado a tentoni fino alla cucina e accendo la luce. Sembra che Mulder abbia lavato alcuni piatti e tutto è pulito e ordinato. Sorprendente. Prendo un succo di arancia e mi lavo la faccia nel lavello. Ritorno verso il salone senza sapere bene cosa fare e allora fisso la porta della stanza da letto. Non è chiusa, solo accostata. Dallo spazio aperto posso vedere la finestra e una parte del letto. Mi avvicino senza fare rumore. Il piumone è tutto avvolto e cade a terra da un lato. Mulder sta leggermente scoperto sul lenzuolo azzurro. Porta un pantalone del pigiama scuro e una maglietta bianca. Sembra profondamente addormentato, ma il suo respiro è corto e agitato. Mi avvicino un poco di più al letto. Le luci della strada gli alluminano dolcemente il viso attraverso la finestra. Sento un nodo di angoscia nella gola e una sensazione soffocante sulle guance. Allungo la mano incoscientemente e quasi posso sentire la sua pelle attraverso gli scarsi cinquanta centimetri che ci separano. Improvvisamente si muove, gira la testa da un lato all’altro, fa un mezzo giro, torna a girarsi per rimanere nella stessa posizione di prima. La sua espressione è angosciata. Senza svegliarsi cerca il piumone e si copre. Mormora qualcosa a voce bassissima, come fosse un lamento, quasi una supplica. Qualcosa che si avvicina pericolosamente a "Scully". Il mio cuore fa un salto e sento che mi manca l’aria. Una forza invisibile mi spinge verso di lui. Per aiutarlo, per consolarlo, per abbracciarlo. Per fargli sapere che sono qui, una volta per tutte. Che non voglio andare da nessuna parte. Che può avermi in qualsiasi modo voglia. Per sempre. Sempre…

Nella mia corsa verso il salotto inciampo in una scarpa che è buttata sul pavimento e sono sul punto di cadere. Riesco ad appoggiarmi alla parete all’ultimo momento e scappare dalla camera senza fare molto rumore. Mi lascio cadere sul divano e resto immobile. In ascolto. Non sento niente. I battiti del mio cuore mi suonano come martellate nelle orecchie. Li sento battere dolorosamente nel petto, opprimendomi i polmoni. Dopo alcuni minuti riesco a respirare quasi normalmente. Non giunge nessun suono dalla stanza da letto, così che suppongo che Mulder non si sia svegliato. Non succede niente. Devo solo tranquillizzarmi e pensare con calma. Che mi sta succedendo? Che cosa mi a detto Colleen? Niente succede senza una ragione.

Le ore passano furtive come ombre. I miei pensieri divagano, fluttuano tutt’intorno senza concentrarsi in nessun punto, fuggono. Mi succede sempre quando sono molto nervosa. Perché sono nervosa? Oh, per favore, non lo so. Dovrei andarmene a casa. Ora . Ma, se fosse questo il momento? L’incrocio delle strade nel quale non dobbiamo sbagliare. Per favore, Dio mio, le indicazioni non sono abbastanza chiare…o forse sì. Segui il tuo cuore, Dana, anche se per una sola volta. No, no, sto diventando isterica. E’ meglio che vada via e che prenda una decisione con serenità. Mulder non andrà da nessuna parte, non lo perderò se oggi io vado via. E’ stato qui per sette anni.

Mi metto la giacca e vado verso la porta d’ingresso. Questa è la miglior cosa da fare. Pensare con calma. Sento un sospiro di sollievo che mi cresce nel petto. No, no, no, no. Di nuovo su un terreno sicuro, Dana. Prendendo la strada facile, la strada dei codardi, Dana. Quest’uomo ti sta aspettando, ora. Lui sa che stai qui, sa cosa stai pensando. Afferro il pomo della porta. Nella testa sento il suono che produrrà la porta, chiudendosi, nell’appartamento buio. Come un’onda che vibra nell’aria fino alla camera da letto di Mulder. Lo vedo affondare la testa nel cuscino, ingoiando la sua frustrazione ancora una volta. Sento le sue lacrime amare nella mia gola. Dio mio, sto piangendo. Non posso evitarlo, è ridicolo, però non posso. Vado in cucina, tra i singhiozzi riesco a prendere un bicchiere e riempirlo d’acqua cercando di non fare rumore. Ci mancherebbe solo che si svegliasse e che mi sorprendesse in cucina a piangere come una bambina. Anche se forse sarebbe più facile. Per un momento sono tentata dall’idea di svegliarlo e dirgli che sono disperata, che non posso pensare, che prenda lui la decisione al mio posto. No, non posso ingannarmi. Non sarebbe giusto per nessuno dei due.

Ritorno al divano, torno a distendermi. Forse se riuscissi a dormire alcuni minuti il mio cervello farebbe chiarezza. Fuori l’intensità della pioggia è aumentata. L’acqua sferza le strade e le foglie degli alberi. Da qualche parte si sente la cadenza monotona ed ipnotica di un rubinetto che gocciola. Il letto di Mulder scricchiola un poco quando lui si muove. Un’altra volta. E’ inquieto. Quasi potrei giurare che mormora nel sonno. Ci separa solo un muro. Non devo pensare a lui, la tentazione è troppo forte. Mi concentro sul suono del rubinetto. Il tempo passa. Il tic tac del mio orologio biologico… chi ha detto questo?, è stato Mulder. Mentre m'insegnava a giocare a baseball. Che voleva dire? Gli prestai appena attenzione, era così…così…bene, non importa. Era solo un gioco. Ricordo ciò che mi faceva sentire Daniel quando ero tra le sue braccia e non posso evitare di paragonarlo con ciò che mi fa sentire Mulder senza nemmeno toccarmi. Il suo sguardo. La sua voce. Oh, no, no, non sto andando per la strada giusta. La sua voce molto vicina, quasi nell’orecchio, che mi scivola sulla pelle. Come un bagno di acqua calda. Inondandomi. Ogni sfumatura raggiunge una parte diversa del mio corpo, ogni tono, ogni sospiro, ogni particella d’aria che passa per la sua gola penetra nelle mie vene e mi fa vibrare, arrossire, desiderare. Cerco di non avere questi pensieri ma non posso.

Subito l’assurdo della situazione è evidente alla luce del giorno. Come una rivelazione. E’ una rivelazione? No, non lo è. L’ho sempre saputo. Che sarebbe arrivato un giorno in cui avrei cercato di prendere una decisione che già era stata presa prima. In qualche posto dentro di me. In un posto nel quale non posso lottare. Né voglio. Per un momento è come se fosse accaduto tutto. Sto meglio. Molto meglio. Posso pensare al suo corpo senza sentirmi colpevole o avere vergogna. Posso pensare alle sue mani sulla mia pelle senza che mi soffochi l’ansia. Posso immaginare ogni piccolo istante nel quale ho desiderato toccarlo e smettere di lottare. Semplicemente farlo. Solo godere del contatto e smettere di pensare. Anche lui mi ha detto qualcosa di simile. Parlava del baseball, chiaramente. O forse no.

Scatto in piedi. Ora so quello che voglio. Voglio sentirmi così. Libera. Senza soffrire più per ciò che potrebbe essere e non è. Per ciò che ho e che potrei avere. No altri silenzi. No altri dubbi. Non più cercarci impacciati nell’oscurità. Voglio luce. Voglio fare saltare la chiusa che contiene i sentimenti della mia anima e lasciarli scorrere come un torrente. Liberi. Non so come farlo ma non importa. Ho compreso il messaggio.

Vado fino alla camera da letto prima che la mia determinazione sparisca. Questa volta non mi fermo sulla porta. Avanzo fino al letto e mi siedo su un lato. Non ho nessuna idea di che cosa fare, così che faccio ciò che desidero di più al mondo. Allungo la mano e gli accarezzo il capelli. All’inizio mi tremano le dita, ma poi a poco a poco mi sento più sicura. La sua espressione si addolcisce e sospira dolcemente. Gli tocco la fronte e allungo la carezza fino alle guance e alle labbra. Un’ondata di calore mi percorre tutta. Tremo involontariamente. Mulder si muove un poco e apre gli occhi. Immediatamente ritiro la mano.

"Scully? Che succede? Stai bene?"

"Sì, sì. Non succede niente. Solo…solo…io…"

Mi trema molto la voce, così che è impossibile che non si renda conto che succede qualcosa. Si alza lentamente fino a rimare seduto al mio fianco. Molto vicino.

"Scully…"

"Volevo solamente…stare con te." Immediatamente tutto il sangue del mio corpo sembra cadere fino ai piedi e tornare su di colpo. "Ma se tu…se tu non…voglio dire che…devi dormire e …non voglio darti fastidio"

Mi domando abbattuta dove è andato a finire il mio coraggio. Mi alzo e faccio un passo indietro.

"Scully."

Allunga un braccio verso di me e mi prende la mano.

"Rimani"

"Mulder…"

"Rimani. Non andare via. Non lasciarmi di nuovo solo."

Mi attrae verso il letto e mi risiedo al suo fianco. Prende il mio viso tra le mani ardenti. Non esistono parole per descrivere i suoi occhi. Si china lentamente e bacia i solchi umidi delle lacrime sulla mie guance. Le percorre molto lentamente. Mi bacia molto vicino alle labbra. Torna a guardarmi. Non posso smettere di tremare, sento freddo e caldo nello stesso tempo.

"Vieni. Vieni con me."

Mi circonda con le braccia e si lascia cadere sul cuscino, stringendomi a sé. Mi copre con il piumone e mi abbraccia con forza, sostenendo la mia testa sul suo petto.

Per alcuni minuti rimaniamo lì distesi, completamente vestiti, immobili, ascoltando il battito dei nostri cuori. Sostenendoci l’un l’altro come se le nostre vite dipendessero da questo. Forse dipendono. Per un momento penso che rimaniamo così tutta la notte. Non importa. Darei la metà della mia vita per non separarmi mai da questo abbraccio. Per conservare per sempre l’emozione di questo momento delicato, lo slancio, la pace.

Mulder inspira profondamente e poi butta fuori l’aria a poco a poco, con uno spasmo violento ma contenuto. Si separa da me di pochi centimetri e posso vedere il suo viso. Sorride. Timidamente. Potrei contemplare questo sorriso per sempre e non mi stancherei. Allungo la mano e gli accarezzo la pelle sotto la maglietta. Poi annullo la distanza che ci separa e lo bacio. Il suo corpo reagisce insieme al mio e sento le sue mani sotto vestiti. Ho pensato mille volte a questo bacio. Lo immaginavo i mille luoghi e mille maniere differenti. E nessuna si avvicinava nemmeno remotamente alla realtà. Nessuna era come il sole dopo un lungo inverno. Come il calore confortante del focolare. Come deve essere il cielo.

Apro gli occhi. Il chiarore del mattino disegna raggi di luce che si muovono sul letto. Cerco l’orologio sul comodino. Mio Dio!, è tardissimo. Devo anche passare per casa a cambiarmi prima di andare in ufficio. Non ho dormito più di un’ora, ma è stata la migliore della mia vita. Mulder dorme profondamente con una mano sul mio stomaco nudo. Scivolo con cautela fuori dal letto per non svegliarlo. Si gira un poco sull’altro lato, abbraccia il piumone e continua a dormire.

I miei vestiti stanno sparsi sul pavimento, mischiati ai suoi. Li raccolgo e vado nel bagno per vestirmi. So che devo fare in fretta ma non posso. Mi sento debole. Fisicamente e psichicamente. Ma è una debolezza gradevole. Promettente. Come una marionetta che si è liberata dai fili e cerca di dare i suoi primi passi.

Mi vesto e mi sistemo i capelli. La donna dello specchio sembra seria e ha le occhiaie. Pensierosa. Diversa. Appena mi riconosco. Vado di nuovo verso la camera da letto e mi metto la giacca. Mulder ha un’espressione di pace sul suo bel volto che mi scombussolerebbe se fossi capace di sperimentare ancora altre emozioni. Ma non posso. Per il momento posso solamente camminare fino alla porta, chiuderla dietro di me e uscire in strada a cercare di fingere che sono una donna normale. Ma non lo sono. Sono una donna che ha ricevuto un regalo, un dono. Che è stata scelta tra tutte le altre per incontrare quest’uomo e arrivare fino a questa notte. Fino al magico momento al quale conduceva ogni incrocio del cammino. Ogni allegria e ogni lacrima. Tutto quanto è accaduto.

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