#iorestoacasa - Giorno 23 - Pale Blue Dot, X-Files e il Corona Virus



Avevo preparato un post da pubblicare ed ero proprio sul punto di metterlo online, ma poi Facebook mi ha ricordato che proprio oggi, un paio di anni fa, andava in onda per la prima volta sugli schermi italiani “My Struggle IV”.

Mi è bastato un attimo per capire che quello che avevo scritto aveva molto a che fare con X-Files, per cui, da lì a riadattare il post il passo è stato molto breve.

Cosa c’entra X-Files con l’emergenza che stiamo vivendo in questi giorni? C’entra eccome.
Da attento osservatore della società moderna quale è sempre stato, Chris Carter ha affrontato, spesso in anticipo, T-U-T-T-I i temi con cui noi oggi siamo costretti a confrontarci quotidianamente. Lo ha fatto tramite il racconto televisivo, ovviamente romanzato per adattarsi al mezzo utilizzato, nella serie originale, ma anche negli ultimi due capitoli che tanto hanno fatto discutere i fan.

Una pandemia che scoppia – apparentemente – all’improvviso e per motivi – sempre apparentemente – sconosciuti alla grande massa, la corsa al vaccino e alle cure sono solo gli aspetti più evidenti che si accomunano all’attuale situazione.

Ma in passato X-Files ha affrontato temi difficili e inusuali per gli anni in cui andava in onda: il giusto uso delle risorse del pianeta, la scienza come unica arma di difesa dell’uomo contro l’ignoto, l’esplorazione spaziale come punto di vista alternativo, il rispetto per la natura che ci circonda.

In questi ultimi giorni, le parole che più mi hanno colpito sono alcune di quelle pronunciate da Papa Francesco che, a prescindere dal personale credo di ognuno di noi, possono ritenersi universali.

“Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato”.

Ho pensato sin da subito che questo virus fosse il modo della Natura per rimettere le cose a posto, per riappropriarsi di ciò che è suo, di tutto quello che l’uomo, nel corso del tempo, le ha sottratto.

Il virus, dice Mercalli, noto meteorologo, fa paura perché ha degli effetti immediati sulla nostra salute e sul nostro modo di vivere, mentre continuiamo ad ignorare il cambiamento climatico perché i suoi effetti, al momento, non ci disturbano più di tanto.

Se alla fine di questa emergenza non avremo imparato niente, sarà stato solo un sacrificio enorme in termini di vite umane ed un inutile spreco di tempo.

Un inutile spreco di tempo che, nella migliore delle situazioni possibili oggi, ci ha obbligati a distanziarci e a separarci gli uni dagli altri. Non possiamo più abbracciare i nostri genitori, non possiamo giocare coi nostri nipoti, non possiamo andare a trovare i nostri nonni e non possiamo bere un caffè al bar con i nostri amici.
Improvvisamente, il virus ci ha obbligato a capire quali fossero le cose più importanti.

Ed è anche in questo caso che, mi si permetterà il collegamento all’apparenza forzato, X-Files mi balza di nuovo in mente.
Perché dopo anni di storie, viaggi nell’improbabile o nell’impossibile, risate, emozioni di qualsiasi tipo, siamo giunti al culmine della serie avendo al centro il rapporto tra i due protagonisti. Il vero senso della serie, che è sempre stata una parte importante sì, ma appunto UNA parte, si è rivelato essere una relazione tra due esseri umani.
Mulder e Scully sono insieme. Saranno insieme per sempre, nel loro mondo e soprattutto nei nostri cuori. X-Files ci ha aperto gli occhi ancora una volta rivelandoci quella verità che ci ha nascosto per molti anni: la verità è relazione.
E adesso lo abbiamo scoperto nel modo più drammatico possibile.

Ma “relazione” può essere un concetto ampio. La nostra relazione con l’ambiente che ci circonda è altrettanto importante ed anche in questo caso, il virus ci sta facendo chiaramente capire quello che stiamo perdendo senza neanche rendercene conto.

Vorrei davvero che i delfini continuassero a nuotare nei nostri porti, che le acque di Venezia fossero sempre trasparenti, che scoiattoli e cerbiatti vagassero indisturbati nei nostri parchi cittadini, che ci meravigliassimo per ogni raggio del sole che ci scalda il viso, che il cielo azzurro e le montagne che lo attraversano ci rapiscano in un silenzio di ammirazione.

La sfida che ci aspetta, per questo futuro che dobbiamo ricostruire, a mio avviso è tutta qui. Costruire una vita con dei ritmi diversi, incentrata su ciò che conta di più: più tempo da trascorre con le persone a cui teniamo, più tempo per coltivare le nostre passioni, più tempo per imparare cose nuove, più tempo per prenderci cura gli uni degli altri e del nostro pianeta – la nostra sola ed unica casa.

Ci riusciremo solo se tutti, a partire dalle istituzioni, si metteranno a lavorare in questa direzione.

La sonda spaziale Voyager 1 fu lanciata dalla NASA il 5 settembre 1977. Seguendo un suggerimento di Carl Sagan, astronomo e scrittore, prima che la Voyager lasciasse il nostro sistema solare, la NASA girò la sonda verso la Terra e scattò una foto del nostro pianeta dalla distanza di circa sei miliardi di chilometri. Era il 14 Febbraio 1990 e la foto passò alla storia col nome di “Pale Blue Dot”, perché da quella distanza la Terra appare esattamente così, un piccolissimo puntino azzurro.
Quel piccolo puntino azzurro che vedete nella foto che apre questo post, siamo noi, è il nostro pianeta Terra.
Carl Sagan raccolse le sue riflessioni in un libro nel 1994 che porta lo stesso titolo della fotografia.

Perché racconto questa storia? Perché i pensieri di Sagan sulla foto scattata dalla sonda Voyager sono diventati famosissimi, e alla luce di quello che stiamo vivendo, sembrano anche tremendamente attuali e ci forniscono un ulteriore indicazione sulla direzione che dovremmo intraprendere come umanità intera.

Leggerle, per la prima o un’ennesima volta, farà riflettere anche voi.

«Da questo distante punto di osservazione, la Terra può non sembrare di particolare interesse. Ma per noi, è diverso. Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. Siamo noi. Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L'insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e plebeo, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni "superstar", ogni "comandante supremo", ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì, su un minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica.

Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria e nel trionfo, potessero diventare per un momento padroni di una frazione di un puntino. Pensate alle crudeltà senza fine inflitte dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti le incomprensioni, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto fervente il loro odio. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l'illusione che noi abbiamo una qualche posizione privilegiata nell'Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c'è alcuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi.

La Terra è l'unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c'è altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Colonizzare, non ancora.

Che ci piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l'astronomia è un'esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c'è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l'uno dell'altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l'unica casa che abbiamo mai conosciuto.»
 
EPISODIO DEL GIORNO
TITOLO MY STRUGGLE IV - IL FIGLIO PERDUTO
STAGIONE 11
TRAMA Mulder e Scully si affrettano per trovare un William in fuga, mentre l'Uomo che Fuma fa avanzare il suo piano estremo.
ALTRE INFO Scheda Episodio
 

 



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