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#6X08 How The Ghosts Stole Christmas - Fantasmi
#6X08 How The Ghosts Stole Christmas - Fantasmi
La sera della vigilia di Natale, Mulder convince Scully ad accantonare le scatole dei regali per appostarsi fuori da una casa infestata dai fantasmi. Nella casa gli agenti trovano invece una coppia sposata (gli attori Lily Tomlin ed Edward Asner) che custodisce un segreto inaspettato.
 
È la notte della vigilia di Natale. Raccontando alcune storie di amanti molto innamorati che hanno stretto un patto per restare insieme per l'eternità, Mulder attira Scully all'interno di un'oscura casa dove afferma si trovino i fantasmi della coppia. Una volta all'interno, la porta principale si chiude dietro ai due intrappolandoli all'interno. Mulder crede che sia opera dei fantasmi che abitano la casa. Scully, sempre scettica, parla a Mulder della psicologia alla base del bisogno delle persone di credere nella vita ultraterrena come mezzo per soddisfare la loro paura della morte. Ma quando una porta precedentemente chiusa si apre ed una luce risplende dall'interno della stanza, Mulder lo attribuisce ai fantasmi. Scully, ammette di aver paura, ma ammette che si tratta di una paura irrazionale, ancora ancorata alla convinzione che delle persone vive potrebbero davvero risiedere nella casa.

Passando attraverso la porta, i due si ritrovano in una biblioteca. Ed in una serie di strane svolte e curve, vengono separati - ciascuno intrappolato in qualche versione della biblioteca in un universo parallelo. È qui che Mulder incontra Maurice Il Fantasma (Ed Asner), che convince Mulder a sparare a Scully. Nell'altra biblioteca parallela, Scully incontra Lyda Il Fantasma (Lily Tomlin), che convince Scully a sparare a Mulder. Quando i due agenti si incontrano di nuovo, seguono il malefico piano dei fantasmi e puntano le proprie armi uno contro l'altra. Mentre giacciono ansimanti nell'ingresso della casa, capiscono di essere rimasti vittime di un'allucinazione creata dai due fantasmi. 

Tornati al sicuro nelle loro case, i due concordano che gli eventi della sera non sono mai accaduti. 
Attori Protagonisti
DAVID DUCHOVNY - Agente Speciale Fox Mulder
GILLIAN ANDERSON - Agente Speciale Dana Scully

Attori Co-Protagonisti
Lily Tomlin - Lydia
Edward Asner - Maurice 

Autori
CHRIS CARTER

Diretto da
CHRIS CARTER

Trasmesso la prima volta in TV
USA 13/12/98
Italia 13/06/99
#6X08 Fantasmi

jokes 1013 - all'inizio dell'episodio, Mulder sta ascoltando musica natalizia dalla stazione radio con frequenza 101.3.

jokes Il personaggio di Ed Asner menziona il Comitato per le Libertà Civili. Potrebbe essere un riferimento alle crociate di Ed Asner per i diritti civili.

jokes L'indirizzo della casa infestata, 1501 Larkspur Lane, potrebbe essere un riferimento ad una racconto del mistero di Nancy Drew, "Password to Larkspur Lane".

jokes R. Grimes, l'autore del libro "How the Ghosts Stole Christmas" che si vede nell'episodio, deve il suo nome all'assistente capo di produzione di X-Files Marty Grimes.

[Mulder] Non c'è niente da temere.
[Scully] Io non temo un accidente è chiaro?
[Mulder] I fantasmi sono entità benevole… di solito.
[Scully] Tanto non mi fai paura Mulder!
[Mulder] Dimmi che non hai paura.
[Scully] D'accordo ho paura, ma è uno stato d'animo irrazionale.
[Mulder] Se c'è qualcuno intrappolato, dobbiamo tirarlo fuori.
[Scully] Che fretta c'è, non mi sembra il momento.
[Mulder] Mica sei disarmata? Razionalizza! Ci siamo trovati in situazioni molto più pericolose.
[Scully] Guardala bene, è vestita come me. E a dirla tutta anche lui è vestito come te…
[Mulder] Ah… Scully?
[Scully] Siamo noi!
[Scully] Questo non significa che lo scopo della mia vita è dimostrare che ti sbagli.
[Mulder] Quand'è che hai dimostrato che mi sbaglio?
[Scully] Scusa, ma che altro motivo avevi per portarmi con te?
[Mulder] Non volevi venire? Ah… suona un po' tronfio e narcisistico da parte mia.
[Scully] No, figurati… in fondo un po' ci tenevo a venire con te.
Have Yourself A Merry Little Christmas
eseguito da Bing Crosby

Teaser
scritto da Mark Snow sul brano di Bing Crosby

This is all in my head
scritto da Mark Snow sul brano di Bing Crosby
SCENA 1
VIGILIA DI NATALE
DA QUALCHE PARTE IN MARYLAND


(E’ notte. Ci troviamo all’esterno di una vecchia casa dall’aspetto spettrale. L’autoradio di una macchina sta trasmettendo canzoni di Natale. Si sente la versione di Bing Crosby di “Have yourself a merry little Christmas”. L’inquadratura si allarga e scopriamo che si tratta dell’autoradio di Mulder. Scully arriva e parcheggia l’auto di fianco alla sua. Entrambi abbassano il finestrino dell’auto per parlarsi.)

BING CROSBY: Have yourself a merry little Christmas let yourself be light, from now on our troubles will be out of sight...

MULDER: (sorridendo) Ti davo quasi per dispersa...
SCULLY: Scusa. C’era più fila alle casse che sulla tangenziale all’ora di punta. Il tutto condito da “Silent Night” a ripetizione. Mi sarei sparata. Che ci facciamo qui?
MULDER: Piantoniamo.
SCULLY: La notte della Vigilia?
MULDER: Serata fondamentale.
SCULLY: Stai scherzando...
MULDER: Per il sopralluogo intendo. Spegni la macchina che ti illustro tutti i dettagli.
SCULLY: Mulder, devo ancora impacchettare i regali. Ho i minuti contati, Natale è domani!
MULDER: (osservando l’auto di Scully piena di regali) Ma va?

(Scully chiude il suo finestrino, esce dalla sua auto ed entra in quella di Mulder.)

SCULLY: Allora, fuori questi dettagli.
MULDER: Se sei in preda all’ansia della Vigilia forse è meglio... insomma...
SCULLY: Mi sono fatta oltre un’ora di viaggio, gradirei almeno sapere perché.
MULDER: Volevo solo stuzzicare la tua... curiosità.
SCULLY: Chi vive in quella casa?
MULDER: Nessuno.
SCULLY: Allora chi sorvegliamo?
MULDER: Gli antichi inquilini.
SCULLY: Sono ricomparsi?
MULDER: Ottima intuizione.
SCULLY: (osservando fuori dall’auto) Dunque... Costruzione buia e isolata, nebbiolina bassa e sottile che avvolge il giardino soffocato dalle erbacce... (in tono ironico) Mio Dio, ma lo senti anche tu il sinistro lamento di un lupo?
MULDER: No, scusa è che soffro di meteorismo.
SCULLY: Mulder... non mi avrai mica mobilitata la notte di Natale per acchiappare fantasmi?
MULDER: Tecnicamente sono dette apparizioni.
SCULLY: E chi se ne importa! Ho una quantità industriale di auguri da sopportare, la classica riunione di famiglia intorno all’albero alle sei del mattino... (Mulder chiude la portiera di Scully con la chiusura centralizzata)
MULDER: Bastano due minuti per quei famosi dettagli.
SCULLY: (sospirando) Avanti.
MULDER: Natale 1917, un periodo di grande, infinita disperazione. I soldati americani si giocavano la vita nella guerra che sconvolgeva la vecchia Europa mentre quelli che erano rimasti qui erano decimati dall’epidemia di spagnola. La morte aleggiava indisturbata in ogni casa falcidiando ciecamente e polverizzando le speranze. Era un periodo di grande, infinita disperazione.
SCULLY: L’hai già detto.
MULDER: Ma al 1501 di Lakespare Lane il tragico epilogo di due amanti non fu sancito dall’epidemia mortale o dall’abbattimento di un cacciabombardiere, furono loro stessi a scriverselo.
SCULLY: Continua...
MULDER: Lui si chiamava Maurice. Era... un giovane dai nobili sentimenti. Amava Lidia, la cui sublime bellezza rischiarava le tenebre come un faro nella notte. Sembravano due angeli caduti dal cielo, costretti a vivere e a barcamenarsi tra gli orrori del mondo senza la protezione degli Dei...
SCULLY: E poi che fine fecero?
MULDER: La prospettiva di doversi separare li indusse a stringere un patto d’amore. Scelsero di restare insieme per l’eternità. Di festeggiare ogni Natale mano nella mano.
SCULLY: Decisero di suicidarsi?
MULDER: Esatto. E ogni Vigilia i loro fantasmi si manifestano nella casa. T’è venuta la pelle d’oca, eh?
SCULLY: (ridendo) Favoletta accattivante, Mulder, e recitata da maestro, ma non la bevo.
MULDER: Non credi nei fantasmi?
SCULLY: Perché ti sorprende?
MULDER: Insomma... Direi! Credevo che i fantasmi stuzzicassero chiunque.
SCULLY: Mulder, in una serata qualunque ti avrei pure dato un po’ di spago, ma ho un focolare che mi attende, quindi ti saluto.

(Scully esce dall’auto e Mulder dapprima la guarda incredulo, poi esce anche lui dall’auto.)

MULDER: (dirigendosi verso la casa) Un bacio ai parenti!
SCULLY: Ma dove vai? E’ Natale, non ce l’hai una casa?
MULDER: Do solo un’occhiata!
SCULLY: (incerta su cosa fare) Non ci casco più, giuro. Fioretto per l’anno nuovo.

(Scully cerca in tasca le chiavi per rientrare in auto, ma non le trova. Osserva prima l’interno dell’auto di Mulder e poi la sua, ma non vi è alcuna traccia delle chiavi. Nel frattempo Mulder entra in casa. Accende la sua torcia per dare un’occhiata quando si sente il rumore di un tuono. In quel momento Scully entra in casa.)

SCULLY: Mulder?
MULDER: (tirando un sospiro di sollievo) Ci hai ripensato?
SCULLY: Le hai prese tu le mie chiavi?
MULDER: No.
SCULLY: Non è il momento di scherzare.
MULDER: Che ci faccio con le tue chiavi?
SCULLY: Che ne so, magari... (Scully inizia ad avanzare all’interno e osserva la casa) te le sei messe in tasca per sbaglio.
MULDER: Magari le ha prese un fantasma.

(Scully è giunta di fronte a Mulder e sospira. Si sentono dei colpi arrivare dal piano di sopra. L’orologio del salone inizia a suonare. Il vento entra in casa.)

MULDER: Lo senti? Un vento gelido...
SCULLY: (entrambi guardano verso l’alto) Ci sarà qualche finestra aperta di sopra. Ho sentito che le previsioni del tempo non sono buone, è previsto un temporale. Potrebbe anche nevicare.

(C’è un altro tuono e il portone di casa si chiude da solo. Scully corre verso l’entrata, ma il portone è bloccato.)
SIGLA
SCENA 2

(Scully cerca di aprire il portone, ma i suoi tentativi sono inutili.)

MULDER: Gli spiriti ci sono vicini.
SCULLY: (sospirando) Falla finita! Siamo bloccati, aiutami ad aprire la porta.
MULDER: (guardando verso l’alto) C’è qualcuno che cammina di sopra. Sento i passi. (Scully sospira) Hai sentito anche tu?
SCULLY: Basta con gli scherzi, sono in ritardo.
MULDER: Non c’è niente da temere.
SCULLY: Io non temo un accidente, è chiaro?
MULDER: I fantasmi sono entità benevole... (si sentono altri colpi provenire dal piano di sopra)... di solito.

(Mulder inizia a salire le scale per il piano superiore.)

SCULLY: Tanto non mi fai paura, Mulder.

(Scully osserva il suo orologio. Sono le 11:03. L’orologio a muro della casa segna la stessa ora. Scully si rivolge a Mulder che è sparito di sopra.)

SCULLY: Senti... se non mi avvio verso casa non ci arrivo più.

(C’è un altro tuono e un lampo. Una figura di donna si intravede dietro Scully. Scully segue Mulder su per le scale.)

SCULLY: Mulder?
MULDER: Sssssh! L’hai sentito, vero?
SCULLY: Sono fenomeni prodotti dalla mente, allucinazioni stereotipate acquisite e metabolizzate con i film dell’orrore. Uno scricchiolio, un’ombra, un alito di vento possono generare nel subconscio delle fantasie che in ambito diverso non prenderemmo neanche in considerazione!

(Scully sospira e tira fuori la sua torcia dalla tasca.)

SCULLY: La classica... dove sei? (Scully sale le scale mentre parla) La classica iconografia dell’entità benevola costituisce un’ulteriore conferma. Insomma, anche ammettendo che esistano, è ridicolo che uno spirito perda tempo a materializzarsi per sfilare cinque minuti. Il che dimostra quanto siamo stupidi e ingenui a riempirci la testa di queste assurdità. (Scully raggiunge Mulder al piano superiore) Voglio dire, la tendenza a ignorare le leggi naturali che regolano il nostro guscio corporeo è puerile. Per non parlare dei visionari che giurano di avere incontrato queste entità in abiti di un altro secolo, pettinate come in un quadro di Renoir, mai invecchiate e perennemente cementate nei corridoi calpestati in vita. Questi particolari non inquadrano un profilo dei morti, ma dei vivi.
MULDER: (annuendo) Mmmhh...
SCULLY: E’ chiaro come il sole. Non c’è bisogno di una laurea in psicologia per capire che queste immagini sono costruite per soddisfare un desiderio inconscio. L’antica e radicata ricerca dell’immortalità. La speranza di assurgere a un nuovo mondo una volta svestite le spoglie mortali, di riunirsi per sempre alle persone care. Sono desideri forti, incontrollabili... insomma, costituiscono la vera essenza della natura umana, la vera essenza del mistero che avvolge il Natale.

(Una porta del corridoio si apre lentamente da sola scricchiolando. Mulder la illumina con la sua torcia.)

MULDER: Dimmi che non hai paura...
SCULLY: D’accordo, ho paura. Ma è uno stato d’animo irrazionale.

(Dopo un attimo di esitazione, Scully si dirige verso la porta.)

MULDER: Ti copro le spalle...
SCULLY: (sussurrando) Grazie.

(Scully apre la porta e vediamo una luce provenire dalla stanza. Scully osserva l’interno.)

SCULLY: Mulder, sorvolando sulla caccia ai fantasmi, ti è mai balenato il sospetto che la casa possa essere abitata?
MULDER: E’ fuori discussione.
SCULLY: Mentre chiacchieravamo in macchina, ho notato che non c’era nessuna luce accesa. Da un po’ un’occhiata...

(Mulder si avvicina ed entrambi entrano nella stanza che si rivela essere una grande biblioteca a due piani. C’è una scala per raggiungere il piano inferiore. I mobili sono ricoperti da teli bianchi. C’è un camino e un lampadario. Tutte le luci sono accese.)

MULDER: Magari è opera di un sovraccarico elettrico.
SCULLY: Mulder, hai fatto caso che il pendolo in fondo alle scale spacca il secondo?
MULDER: Ma va!
SCULLY: (annuendo) Mmh. E poi quello come lo spieghi?

(Scully punta la torcia verso il camino al livello inferiore della biblioteca. I due scendono le scale e vanno verso il camino. C’è del fumo.)

SCULLY: Appena spento, direi.
MULDER: Eh già.
SCULLY: Su, non te la prendere, capita.
MULDER: Chi può stabilirsi in una casa maledetta?
SCULLY: Infestata dagli spiriti e maledetta! Che tragedia!
MULDER: Le coppie che hanno vissuto qui sono finite su un tavolo dell’obitorio. Tre omicidi-suicidi negli ultimi otto anni, tutti la notte della Vigilia.

(Improvvisamente le luci si spengono e la porta dalla quale Mulder e Scully erano entrati si chiude.)

MULDER: Oh oh. Riecco quel suono.

(I due illuminano il pavimento con le loro torce. Il suono sembra provenire da lì. Mulder sposta i mobili per fare spazio, mentre Scully cerca di uscire dalla stanza, ma le porte sono tutte bloccate. Scully torna dove la scala per salire al piano superiore della biblioteca, ma la scala è sparita. Scully indietreggia e non si accorge di Mulder che le si avvicina da dietro. Ha la torcia sotto il mento...)

MULDER: (facendo finta di essere un fantasma) Uuuuuh
SCULLY: (urlando) AAAAH!!!

(Mulder ride. Scully no.)

SCULLY: Falla finita!
MULDER: C’è qualcosa sotto il parquet, una specie di doppio fondo.
SCULLY: Che vuoi fare?
MULDER: (prendendo un attizzatoio dal camino) Aprirlo. Se c’è qualcuno intrappolato dobbiamo tirarlo fuori.
SCULLY: Che fretta c’è? Non mi sembra il momento...
MULDER: Mica sei disarmata. Razionalizza! Ci siamo trovati in situazioni molto più pericolose.

(Con l’attizzatoio Mulder solleva le travi del pavimento e scopre un cadavere in avanzato stato di decomposizione.)

MULDER: Hai ragione. Non c’era fretta.
SCULLY: Santo Dio!

(Sollevando altre travi, Mulder scopre un secondo cadavere.)

MULDER: Scully... Guarda qui.
SCULLY: Era una donna. Sono morti per un colpo di arma da fuoco.
MULDER: Eh sì.
SCULLY: Certo che è strano...
MULDER: Cosa?
SCULLY: Guardala bene, è vestita come me.
MULDER: (osservando prima il cadavere e poi Scully) Che imbarazzo!
SCULLY: E a dirla tutta anche lui è vestito come te...
MULDER: Ah... Scully...
SCULLY: ... siamo noi...

(Mulder e Scully si allontanano correndo dai cadaveri e si dirigono verso la porta della biblioteca. Aprono la porta ed entrano in una stanza identica alla precedente.)

MULDER: Ah... questa è la...
SCULLY: E’ la stessa stanza.

(I due tornano sulla porta per osservare entrambe le stanze contemporaneamente. L’unica differenza è data dal buco nel pavimento dove Mulder ha scoperto i due cadaveri. Mulder e Scully si guardano increduli. Tornano nella seconda stanza, la attraversano, escono dalla porta... e si ritrovano nella stanza con il buco nel pavimento.)

MULDER: Dunque... Sì, forse ho capito... è facile.
SCULLY: Se passi da quella porta... dovresti...
MULDER: ...dovrei uscire... da questa.
SCULLY: Giusto.

(Mulder attraversa la stanza ed esce dalla porta, ma non rientra dall’altra dove Scully lo sta aspettando.)

SCULLY: Mulder?
MULDER: Scully!

(C’è un tuono e tutte le porte si chiudono. Mulder e Scully si trovano in due stanze diverse adesso. Mulder attraversa la porta dalla quale era entrato, si trova sempre nella biblioteca, ma Scully non c’è.)

MULDER: Scully!

SCENA 3

(Mulder inizia a battere sulla porta.)

MULDER: Scully! Scully, mi senti?

(Mulder estrae la pistola e fa fuoco sulla serratura. Quando apre la porta si trova di fronte un muro di mattoni.)

MAURICE: Che ci fa qui?

(Mulder si volta e vede di fronte a lui un uomo anziano con indosso un cappello.)

MULDER: Lei chi diavolo è?
MAURICE: Domanda quanto meno curiosa, questa è casa mia, se mai non se ne fosse accorto. (L’uomo aziona un interruttore e le luci della stanza si accendono) Non vorrà mica occuparmela, mi auguro.
MULDER: No.
MAURICE: Meglio così. Mi segua, le indico la porta.
MULDER: Molto spiritoso.
MAURICE: Le assicuro che non scherzo affatto.
MULDER: La vede quella porta?
MAURICE: Sì, la vista mi assiste ancora.
MULDER: Mi dica che cosa vede.
MAURICE: Vedo una porta. Con la serratura in mille pezzi. Mi rimborserà, spero.
MULDER: Non ha notato che è sbarrata da un muro di mattoni?
MAURICE: (in tono ironico) Ceeeerto, come no.
MULDER: Se la spassa a prendermi in giro.
MAURICE: Se le do questa impressione me ne scuso, non sono un uomo di spirito.
MULDER: Ma un conoscitore di trucchi illusionistici, ce l’ha dimostrato ampiamente da quando siamo entrati qui.
MAURICE: Devo concludere che non siamo soli?
MULDER: (ridendo) Aah, esilarante... in bocca a un fantasma.
MAURICE: (l’uomo scoppia a ridere) Lo sa, la sua familiarità con le armi all’inizio mi aveva condotto fuori strada, lei è caccia di fantasmi, vero? E crede che io sia uno di loro, eh? Ne ho vista di gente strana qui intorno con le attrezzature più impensabili, ma giuro che lei è il primo che si presenta con una pistola in pugno.
MULDER: Gente strana, ha detto?
MAURICE: (annuendo) Mmh.
MULDER: Come quei due sotto al paviment...

(Quando Mulder si volta per indicare i cadaveri sotto al pavimento, scopre che tutto è esattamente al suo posto e non vi è traccia dei cadaveri.)

MULDER: Come c’è riuscito?
MAURICE: A far che? Non capisco.
MULDER: C’erano due cadaveri mummificati sepolti sotto al parquet.
MAURICE: Perché non si siede due minuti.

(La scena riprende con Mulder seduto su una poltrona, che si tiene la faccia tra le mani, e Maurice in piedi di fianco a lui.)

MAURICE: E’ un alcolista?
MULDER: No.
MAURICE: Assume droghe?
MULDER: No.
MAURICE: Si trascura?
MULDER: No.
MAURICE: E’ dominato dall’impulso irrefrenabile di indurre chiunque a credere nelle sue verità?

(Mulder alza il viso e guarda Maurice, che si siede nella poltrona a fianco.)

MAURICE: Opero nel campo della salute mentale, sono specializzato nei disordini e nelle manie strettamente collegate ad un comportamento patologico derivato dall’ossessione per il paranormale.
MULDER: Però... Giuro che non ne avevo mai sentito parlare.
MAURICE: Ho focalizzato il mio interesse sui cosiddetti “esploratori dell’anima”, un insieme di individui isolato mediante una classificazione incrociata che ho potuto codificare grazie al frequente contatto con gente come lei. Dopo lunga osservazione, ho concluso che siete tutti assimilabili in un’unica categoria.
MULDER: E che categoria sarebbe?
MAURICE: Narcisisti, egomaniaci, farisaici e iperzelanti.
MULDER: Ah, bella ammucchiata...
MAURICE: Lei ama autodefinirsi un individuo semplice, ma nel quotidiano sfoggia un atteggiamento altamente compulsivo e stacanovista permeato dall’asocialità. E’ un terreno fertile sul quale rischiano di attecchire svariate patologie mentali.
MULDER: Sinceramente non mi rispecchio nella sua casistica.
MAURICE: Ne è sicuro? Allora perché ha fatto a pezzi la serratura, eh? Cosa la induce a vedere quell’assurdo e inesistente muro di mattoni? (Mulder si volta e vede ancora il muro di mattoni) Dica la verità, scommetto che è convinto di avere incontrato gli alieni. (Mulder sorride) Sa come mai è così sicuro di avere visto tutte quelle assurdità?
MULDER: Perché... le ho viste davvero?
MAURICE: Perché è un uomo solo, un uomo solo e disperato, che si consuma perseguendo illusioni paramasturbatorie, che cerca di infondere alla sua vita quel briciolo di significato che la sua patetica incapacità di adattamento sociale non le permette di assimilare attraverso i canali convenzionali. Lei ha un’alta stima di sé, si considera passionale, sincero, incompreso. Ho indovinato, vero?
MULDER: Illusioni paramasturbatorie???
MAURICE: La gente preferisce ficcare due dita in una presa elettrica piuttosto che parlare con lei.
MULDER: Senta, lasci stare... facciamo un passo indietro...
MAURICE: Lo passa sempre da solo il Natale?
MULDER: Non sono solo.
MAURICE: Sì, continui a illudersi.
MULDER: No, sono venuto con la mia collega, è qui in giro da qualche parte.
MAURICE: Dietro al muro di mattoni? Come l’ha convinta a seguirla? Le ha sottratto le chiavi, eh? (Mulder si fa serio in volto) Vuol sapere perché? Lei è destinato a sorbirsi il suo eterno razionalizzare perché ha paura, paura della solitudine. Ho indovinato?
MULDER: (annuisce) Vorrei cercarla, se permette.
MAURICE: Certo, è facile. Che ci vuole...

(L’uomo si alza e si dirige verso la porta. Il muro di mattoni è scomparso e Maurice entra nella stanza accanto.)

MAURICE: Barriera fisica... o barriera mentale? Si faccia coraggio! Dia una svolta alla sua vita.

(Mulder prova a seguire Maurice nell’altra stanza, ma quando tenta di attraversare la porta va a sbattere contro al muro di mattoni che è ricomparso.)

SCULLY: Mulder!

(Scully si allontana dalla porta quando ad un tratto, dal lato opposto della stanza, entra Lidia, un’anziana donna tutta vestita di bianco.)

SCULLY: (gridando) AAAAAAHHHH!!!!
LIDIA: (gridando) AAAAAHHHH!!!!

(Scully cerca di prendere la sua pistola, dietro la schiena, ma non ci riesce e continua ad urlare.)

LIDIA: No, no, la prego, non le farò del male!
SCULLY: Agente Federale! Sono armata!
LIDIA: (la donna accende le luci nella stanza) Come dice?
SCULLY: (impugnando la pistola e puntandola verso la donna) Sono armata!!
LIDIA: Può ripetere??
SCULLY: Sono armata!!!
LIDIA: (avanzando verso Scully) Lei è un agente federale?
SCULLY: Si fermi. Ho i nervi a fior di pelle! Si fermi le ho detto. Sono l’agente speciale Dana Scully. Se non ci crede... posso... posso mostrarle il tesserino.
LIDIA: Oh, che sollievo, l’avevo presa per un fantasma!
SCULLY: Le assicuro che sono viva e vegeta. Ero con il mio collega, ma l’ho perso di vista.
LIDIA: Ah, dice quel goffo individuo dai graziosi lineamenti?
SCULLY: Dove l’ha visto?
LIDIA: Nell’androne insieme a lei. Avevo preso anche lui per uno spettro.
SCULLY: Ah... allora era lei.
LIDIA: Soffro di sonnambulismo, mi ero quasi convinta di avervi sognati e invece c’eravate davvero!
SCULLY: (Scully abbassa la pistola) Mi dispiace. Sul serio. Non volevo spaventarla. Sono un po’... abbiamo scoperto quei due cadaveri e...
LIDIA: Cadaveri?
SCULLY: Sì.
LIDIA: Dove?
SCULLY: Sotto a...

(Scully indica con la torcia il pavimento, ma non c’è traccia dei due cadaveri e il pavimento appare come se Mulder non lo avesse mai divelto. Scully si guarda intorno.)

LIDIA: Ha lo sguardo di chi ha visto un fantasma. Questa casa è infestata, lo sa?
SCULLY: (puntando di nuovo la pistola verso la donna) Ma lei chi è?
LIDIA: Vivo qui dentro, in caso non l’avesse afferrato.
SCULLY: Dov’è il mio collega?
LIDIA: Perché mi punta la pistola?
SCULLY: (urlando) C’erano due cadaveri nascosti sotto le tavole del parquet!

(La donna inizia a ridere e si sposta verso il camino, mentre Scully tenta di aprire la porta che però è sempre bloccata.)

LIDIA: Ho idea che i fantasmi se la siano spassata con lei.
SCULLY: I fantasmi non esistono!

(La porta si apre, ma Scully si trova davanti un muro di mattoni e richiude la porta di scatto.)

LIDIA: Allora come c’è arrivata qui?
SCULLY: (puntando sempre la pistola verso la donna) Seguendo il mio collega.
LIDIA: Lui crede nei fantasmi?
SCULLY: Sì.

(Le due donne si spostano al centro della stanza mentre parlano.)

LIDIA: Oh, povero tesoruccio. Che misera e triste esistenza la sua, costretta a passare la Vigilia con lui, a rincorrere fuggevoli ombre che la sua mente rifiuta.
SCULLY: (scossa dalle parole della donna) Stia lontana.
LIDIA: Il suo volto lascia trapelare il terrore, i suoi intimi conflitti. Il desiderio inconscio di realizzarsi attraverso un altro individuo. L’incondizionata subordinazione intellettiva.
SCULLY: Ma che dice?
LIDIA: Dia libero sfogo ai veri motivi che l’hanno spinta qui, la lealtà e il senso del dovere sono maschere che celano l’incapacità di ammettere il suo segreto. Lo scopo della sua vita è dimostrare che il suo collega si sbaglia.
SCULLY: Lei non sa niente di me! E non ci vive qui! Questa non è casa sua!
LIDIA: Se ne è davvero convinta perché mi aggredisce?
SCULLY: Come mai i mobili sono coperti?
LIDIA: Dobbiamo ridipingere le pareti.
SCULLY: E perché non c’è l’albero di Natale?
LIDIA: Siamo ebrei. Boo!

(In quel momento dall’altra porta entra Maurice. Scully si volta di scatto e punta la pistola verso di lui.)

SCULLY: Non si muova! Non mi costringa a sparare! Restate immobili.
MAURICE: (ridendo) Certo che vengono da noi come le mosche al miele.
SCULLY: Dov’è Mulder?
MAURICE: Questo è il suo nome?
SCULLY: Le ho chiesto dov’è!
MAURICE: Ci raggiungerà.
SCULLY: (facendo segno con la pistola) In mezzo alla stanza! Tutti e due. Vi voglio vicini. Non perdiamo tempo!
MAURICE: (mentre si sposta verso Lidia) Lei sta violando i nostri diritti! Lo riferirò al Comitato per le Libertà Civili.
SCULLY: Alzate le mani.

(Maurice e Lidia alzano le mani. La vestaglia della donna si apre e rivela un buco enorme nel suo addome che la attraversa da una parte all’altra. Scully lo osserva con attenzione. Si avvicina lentamente a Maurice e gli toglie il cappello. Un buco attraversa la testa dell’uomo da parte a parte. Scully sviene.)

MAURICE: Ti rendi conto come siamo ridotti? (L’uomo raccoglie il berretto) Peggio dei saltimbanchi di paese. Eravamo molto più creativi.
LIDIA: Prima li cuocevamo a fuoco lento e ora abbiamo a disposizione un’unica notte!
MAURICE: Quest’approccio psicologico è una palla al piede, non funziona! Da quant’è che non perseguitiamo qualcuno come si deve?
LIDIA: Da quant’è che non vediamo un omicidio-suicidio come si deve? Da quando la casa è maledetta!
MAURICE: Certo che è imbarazzante, mi sento così sprecato...
LIDIA: Ascolta, se non alimentiamo la nostra reputazione ci cancelleranno anche dalle guide turistiche. L’altr’anno non si è vista neanche un’anima!
MAURICE: E ci credo! Come ti è saltato in mente di scegliere Natale? Era meglio Halloween!
LIDIA: E’ perfetto! (prende l’uomo per il bavero della giacca e gli si avvicina) Ma pensaci bene, hai mai visto tanta gente sola e disperata sotto Halloween? La Vigilia è il momento ideale.
MAURICE: (sorridendo) Hai ragione. Questi due sembrano abbondantemente depressi, non ci resta che mostrargli quanta malinconia si nasconde in questo triste periodo.
LIDIA: Che lo spirito natalizio li accompagni per sempre!

(Le luci si spengono, si sente il rumore di un tuono, i due si baciano e poi iniziano a ridere.)


SCENA 4

(Nel tentativo di tornare al piano superiore della biblioteca, Mulder si sta arrampicando, torcia in bocca, utilizzando alcuni mobili. Lidia apre la porta del livello superiore ed entra proprio mentre Mulder è giunto in cima.)

LIDIA: E’ lei l’agente Mulder?
MULDER: E lei chi sarebbe?
LIDIA: Perché ha utilizzato la mia poltrona come una scaletta?
MULDER: Per uscire da questa stanza.
LIDIA: (la donna si mette davanti alla porta) Ma non mi faccia ridere!
MULDER: Si sposti.
LIDIA: Non le consiglio di uscire da questa porta.

(Mulder tocca con un dito la spalla della donna. Appurato che non sia un’apparizione, la prende per entrambe le spalle e la sposta in un angolo.)

LIDIA: Tanghero!
MULDER: Strega.

(Mulder apre la porta e dall’altra parte trova il solito muro di mattoni.)

LIDIA: Moderi il linguaggio, giovanotto. Potrei anche offendermi.

(Nel frattempo, Lidia sta scendendo la scaletta, che è ricomparsa, per andare al piano inferiore della stanza.)

LIDIA: Mi sbatte in un angolo e mi apostrofa così! A quest’ora della notte, poi!
MULDER: Lei è un fantasma.
LIDIA: Ah, ah! Ma allora è un vizio!

(Lidia rimette a posto la poltrona che Mulder aveva spostato, mentre quest’ultimo scende la scaletta e raggiunge la donna.)

MULDER: Che fine hanno fatto gli amanti infelici?
LIDIA: Oh, mi creda giovanotto, la passione è la prima a morire.
MULDER: Un momento... lei è Lidia. E quell’altro è Maurice. Ma siete... invecchiati.
LIDIA: Strana la sua collega, che ci troverà di così affascinante in lei?

(Lidia si dirige verso la libreria e Mulder la segue.)

LIDIA: Dunque, chissà dov’è finito...

(Con un cenno delle dita, Lidia sembra estrarre i libri dagli scaffali, ma questi si muovono avanti e indietro senza che la donna li tocchi minimamente. Mulder osserva la scena divertito.)

LIDIA: No, no, no... Ah, finalmente!

(La donna prende un libro dallo scaffale che si intitola “The ghosts who stole Christmas” di R. Grimes)

LIDIA: Ero anch’io come la sua collega, giovane e bella.

(Lidia si siede sulla poltrona di fronte al camino e Mulder le si avvicina.)

LIDIA: Eccoci qui! Maurice era così affascinante.

(Il fuoco compare nel camino. Lidia porge il libro a Mulder.)

LIDIA: Non aveva un filo di pancia. Mi auguro che non abbiate riposto grandi aspettative nella vostra scelta.
MULDER: Quale scelta?
LIDIA: Immagino che sia stato un desiderio comune a guidarvi qui.
MULDER: A dire il vero cercavamo voi.
LIDIA: Sicuro? Non siete venuti per... “tuffarvi insieme nell’eternità”?
MULDER: (ridendo) No.
LIDIA: Schiacciati dalla disperazione e dalla cupa malinconia del Natale?
MULDER: Non capisco.
LIDIA: Magari è un’idea della sua collega.
MULDER: Come sarebbe?
LIDIA: Lei sapeva che la casa è infestata?
MULDER: Sì.
LIDIA: Avreste fatto molto meglio a chiarire i vostri sentimenti prima di venire qui. E guardi che parlo per esperienza.
MULDER: Quale esperienza?
LIDIA: Non voglio perdermi nella semantica. Un omicidio-suicidio è una questione di fiducia.
MULDER: Tra voi non c’era un patto d’amore?
LIDIA: Ah, quadretto poetico, non c’è che dire! Ma il risultato, Mulder, è sempre lo stesso.

(La donna si alza e apre la vestaglia di fronte a Mulder, che vede così l’enorme buco nel suo addome.)

LIDIA: Non mostro il mio buco al primo che capita!
MULDER: E allora perché l’ha mostrato a me?
LIDIA: Così ridotto dovrà rinunciare all’abbuffata di Natale.
MULDER: Sta forse cercando di dirmi che Scully mi vuole sparare? No, questo è impossibile, è fuori discussione.
LIDIA: Certo, se lo dice lei, ma se sparerà per primo le lascerà solo il tempo per un atto di fede.
MULDER: Non la voglio uccidere.
LIDIA: Magari si suiciderà.
MULDER: Glielo impedirò.
LIDIA: Quei corpi sotto al pavimento... potevano essere una specie di simbolismo junghiano, o magari... tra voi due c’è un patto d’amore occulto.
MULDER: (sospirando) Non c’è niente fra noi.
LIDIA: E questa non è una scienza esatta. Ma siete tutti e due talmente attraenti... avrete a disposizione l’eternità per chiarirvi. Se la tenga stretta. Coraggio.

(Lidia porge a Mulder la sua pistola. Mulder controlla la sua fondina e si accorge che è vuota.)

LIDIA: Si consoli, è l’ultimo Natale che passerà da solo.

(La donna svanisce e lascia cadere la pistola che va a finire direttamente nella mano di Mulder. Nell’altra stanza, Scully, che era ancora svenuta sul pavimento, si risveglia, impugna pistola e torcia e controlla entrambe le porte, ma sono ancora bloccate. Maurice è seduto su una poltrona davanti al camino.)

MAURICE: Le ho chiuse io.

(Scully si volta di scatto e punta la pistola verso l’uomo.)

MAURICE: Per cercare di proteggerla.
SCULLY: Stia lontano da me. Mi faccia strada e mi accompagni fuori. Non ho nessuno scrupolo a sparare, l’avverto.
MAURICE: Meglio così. Le sarà molto più facile difendersi da quel pazzo del suo collega.
SCULLY: Dov’è? Che gli avete fatto?
MAURICE: Gli abbiamo impedito di dare sfogo alla sua follia, almeno per adesso. Non ha ancora afferrato perché l’ha trascinata in questa casa?
SCULLY: Voi non esistete, siete un’aberrazione del mio cervello, un sogno a occhi aperti.
MAURICE: Un sogno davanti al quale sbandiera una pistola! Come il suo collega.

(Si sente bussare alla porta e la voce di Mulder provenire dall’altro lato.)

MULDER: Scully!
MAURICE: Si rende conto che quell’individuo è afflitto da gravi turbe mentali? E’ solo e disperato. Ormai è capace di tutto.
MULDER: Scully!!
SCULLY: (dirigendosi verso la porta) Mulder!
MAURICE: Le rivuole le sue chiavi?

(Maurice porge a Scully le chiavi della sua macchina.)

SCULLY: Dove le ha trovate?
MAURICE: Non ha un posto dove passare il Natale, nessuno con cui festeggiare. Ha trovato un espediente per accennarle la leggenda di un patto d’amore?
SCULLY: Dove ha preso quelle chiavi?
MAURICE: E’ accecato da una profonda smania inconscia, l’incontrollabile e oscuro terrore di restare solo.
MULDER: Scully, mi senti?!
SCULLY: Sono qui, Mulder!
MULDER: Fammi entrare!

(Scully prende le chiavi della sua macchina dalle mani di Maurice.)

SCULLY: Apra la porta.

(L’uomo si avvia ad aprire la porta mentre Scully lo tiene sempre sotto tiro con la sua arma.)

MAURICE: (rivolto a Scully) Il copione si è ripetuto troppe volte tra queste mura.
SCULLY: Sta sprecando il fiato. Apra quella porta.
MAURICE: Mi dia retta...
SCULLY: Apra la porta!

(Maurice apre la porta e Mulder entra nella stanza.)

MULDER: Dov’è Scully?
SCULLY: Sono qui.

(Mulder si volta verso Scully e spara un colpo nella sua direzione.)


SCENA 5

(Mulder avanza verso Scully continuando a sparare verso di lei. Scully impugna la sua pistola, ma non risponde al fuoco.)

SCULLY: Mulder, sei impazzito? Mulder!
MULDER: Non c’è nessuna via d’uscita, siamo condannati.
SCULLY: Mulder, calmati! Fermo, non ti avvicinare! Mi fai paura. Butta l’arma a terra!
MULDER: Altrimenti che fai? Mi spari?
SCULLY: No che non ti sparo, che dici! Non voglio ferirti, te lo giuro.
MULDER: O spari tu, o sparo io! Uno di noi premerà il grilletto!
SCULLY: Mulder ragiona, è assurdo, è una follia!
MULDER: Questo lo dici tu!
SCULLY: Vedrai che riusciremo a uscire.
MULDER: Anche se fosse? Cosa può offrirci il mondo se non solitudine! Altri 365 giorni di shopping disperato per alimentare la solitudine!!
SCULLY: Queste parole non hanno senso! Io non credo a quello che dici.

(Mulder spara e colpisce Scully nell’addome. Scully si accascia a terra, ferita, e Mulder le si avvicina.)

MULDER: Buon Natale, Scully.

(Mulder si porta la pistola alla tempia. L’inquadratura si muove attorno a lui, e scopriamo che in realtà si tratta di Lidia.)

LIDIA: E felice anno nuovo.

(Maurice si avvicina a Lidia / Mulder e tenta di disarmarlo.)

MULDER: Lasciami, lasciami!
LIDIA: Lasciami!
MAURICE: (trascinando Lidia verso la porta) Giù la pistola!
LIDIA: Lasciami, non mi toccare!
MULDER: Lasciami!

(L’inquadratura è di nuovo su Scully, che giace a terra ferita e sanguinante. Mulder entra nella biblioteca e le si avvicina non appena la vede.)

MULDER: Scully!
SCULLY: Mulder... sei tu?
MULDER: (le alza la testa) Ma cosa hai fatto?
SCULLY: Non ci posso credere, Mulder.
MULDER: Di cosa parli?
SCULLY: Non posso credere che l’hai fatto davvero. E che lo farò anch’io.

(Scully porta la sua pistola sull’addome di Mulder.)

SCULLY: Buon Natale, Mulder.
MULDER: Ma che diavolo...

(Scully spara a Mulder e anche lui cade ferito, di fianco a Scully.)

MULDER: Scully...

(A questo punto l’inquadratura rivela che quella a terra non è Scully, ma di nuovo Lidia. La donna ride vedendo Mulder a terra ferito. Un vecchio fonografo inizia a diffondere nella casa le note di “Have yourself a Merry Little Christmas”.

Scully si volta su sé stessa a fatica e cerca di trascinarsi fuori dalla stanza. Mulder, ferito e sanguinante, scivola lungo le scale. Una volta in fondo, vede una scia di sangue che si dirige verso la porta. Si tratta di Scully che si sta trascinando verso l’uscita.)

MULDER: Scully... Scully...

(Scully si volta supina verso di lui e gli punta l’arma contro. Anche Mulder punta l’arma verso Scully. I due parlano a fatica.)

SCULLY: Non sopravviverò...
MULDER: E’ probabile... ma senza di me è sicuro...
SCULLY: Sei spaventato, Mulder? Io ho tanta paura...
MULDER: Anch’io...

(I due lasciano cadere a terra le armi e Mulder si volta supino.)

MULDER: Dovevi pensarci prima...
SCULLY: Senti chi parla!
MULDER: Prima di spararmi a bruciapelo!
SCULLY: Non ci provare, sei tu che hai sparato a me!

(Mulder si volta verso Scully e la osserva dolorante sdraiata sul pavimento. Si sposta su un fianco e poi guarda di nuovo Scully.)

MULDER: (con voce non più dolorante) Scully!
SCULLY: (sempre con voce dolorante) Che c’è?

(Mulder si mette in ginocchio e si tocca l’addome sorridendo.)

MULDER: Alzati!
SCULLY: Non ce la faccio...

(Mulder si alza e va da Scully.)

MULDER: (sorridendo) In piedi. Non sei ferita.
SCULLY: Che dici?!
MULDER: (aiutando Scully ad alzarsi) Coraggio! E’ un’allucinazione.

(Una volta in piedi, Scully si accorge di non essere ferita. I due si precipitano verso la porta di casa e una volta varcata la soglia, i loro vestiti tornano ad essere quelli di prima, senza alcun segno di sangue derivato dalle ferite. Mulder e Scully corrono verso le loro auto e scappano proprio allo scoccare della mezzanotte.

All’interno della casa, mentre l’orologio suona la mezzanotte, Lidia e Maurice sono seduti davanti al camino.)

LIDIA: Sentito? E’ mezzanotte.
MAURICE: Un altro inutile Natale.
LIDIA: Li avevamo cotti a puntino quei due.
MAURICE: (ridendo) C’è mancato un pelo.
LIDIA: Erano due anime così sole.
MAURICE: Non lasciamoci ossessionare dai fallimenti.
LIDIA: Dì un po’, secondo te cosa cercavano veramente?
MAURICE: Mah, chi può dirlo... Per i giovani d’oggi questo è solo un altro triste giorno del calendario.
LIDIA: Per noi è diverso.
MAURICE: Radicalmente. Noi non abbiamo dimenticato il senso del Natale.

(L’inquadratura adesso è alle spalle dei due. Vediamo Lidia e Maurice prendersi per mano mentre sono ancora seduti di fronte al camino. Pian, piano le loro figure svaniscono, come quelle di due fantasmi.)


SCENA 6
APPARTAMENTO DI MULDER


(Mulder è seduto sul divano, indossa ancora i vestiti che aveva prima, e sta guardando una versione in bianco e nero di “A Christmas Carol” in tv. Sembra piuttosto triste e abbattuto.)

SCROOGE: Non merito di essere così felice, maledizione! Ma non posso farci niente. E’ più forte di me!
VOCE NARRANTE ALLA TV: Scrooge mantenne la sua promessa. Divenne un buon amico e un buon padrone. Si trasformò nell’uomo più onesto...

(Qualcuno bussa alla porta. Mulder si alza, spegne la tv e va ad aprire. E’ Scully.)

SCULLY: Scusa... Non riuscivo a dormire. Sono un po’... mi fai entrare?
MULDER: Certo. (I due rientrano in casa) Non dovresti essere a scartare regali col resto della tua famiglia?
SCULLY: Mulder, non è successo assolutamente niente in quella casa, erano tutte allucinazioni, giusto?
MULDER: (un po’ incerto) Sì... mi sembra evidente.

(Scully annuisce mentre Mulder la raggiunge in salotto.)

SCULLY: Questo non significa che lo scopo della mia vita è dimostrare che ti sbagli.
MULDER: Quand’è... che hai dimostrato che mi sbaglio?
SCULLY: Scusa... ma che altro motivo avevi per portarmi con te?
MULDER: Non volevi venire? Aah... suona un po’... tronfio e... narcisistico da parte mia.
SCULLY: No, figurati. In fondo un po’ ci tenevo a venire con te.

(C’è un attimo di silenzio tra i due. Mulder sorride e si dirige verso il mobile della tv. Prende in mano un pacchetto regalo.)

MULDER: Senti, so che ci eravamo giurati di astenerci dai regali, però... Sai com’è... Non ho saputo resistere!
SCULLY: Mulder...
MULDER: Buon Natale, Scully.

(Scully tira fuori un pacchetto dal suo cappotto e lo dà a Mulder.)

SCULLY: Neanche tu resti a bocca asciutta...

(Mulder e Scully si guardano e, di comune accordo, si siedono sul divano. Le note finali di “Have yourself e Merry Little Christmas” risuonano nell’appartamento di Mulder. Mentre l’inquadratura si allontana verso l’esterno dell’appartamento, vediamo Mulder e Scully intenti a scartare i loro regali.)

Trascrizione effettuata da Scully

BUON NATALE A TUTTI!


Somewhere in Maryland

Appartamento di Mulder
2630 Hegal Place - Appartamento num. 42 Alexandria, Virginia 23242


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