Familiar - A lezione di X-Files

Familiar - A lezione di X-Files

Una delle cose che più mi piace di X-Files è che da un episodio all’altro noi spettatori non sappiamo mai cosa aspettarci. È tutto una continua sorpresa, lo è sempre stato, ed è soprattutto la collaudata formula degli standalone che permette agli autori di passare da un genere ad un altro, da un’atmosfera cupa ad una leggera, con molta facilità.

Questa stagione non è da meno. Fino a questo momento non abbiamo visto un episodio simile ad un altro: otto storie diverse per ambientazione e genere, mitologiche, standalone e “miste”, tutte e otto facenti parte di un’unica stagione della stessa serie tv.

Dopo l’esperimento della settimana scorsa, questa volta X-Files torna alle sue origini con una storia ed un’ambientazione che rimandano immediatamente noi fan a decine di storie che abbiamo già visto nel corso degli anni.

Benjamin Van Allen, qui al debutto come autore, costruisce un episodio che sembra quasi un compendio della serie.
Mulder e Scully si recano in una piccola cittadina dove un bambino è stato trovato morto in circostanze misteriose. I poliziotti del luogo sono sospettosi di fronte alle teorie dei loro colleghi federali. Si parla di stregoneria, abusi su minori, isteria di massa, un pedofilo nascosto, uomini che vogliono farsi giustizia da soli, mostri che prendono sembianze “familiari” (non mi riferisco solo a Mr Chuckles Teeth, ma anche - ad esempio - a quel poliziotto che spara a sangue freddo ad uomo inerme) e ci sono pure dei motivetti musicali inquietanti.
E poi ci sono i boschi. Quei meravigliosi boschi canadesi che hanno fatto da cornice a molti episodi ed in cui abbiamo visto Mulder e Scully avventurarsi non so più neanche quante volte.

Un classico X-Files, appunto, ma riportato in quel nuovo mondo che è X-Files oggi.
Un mondo in cui, ad esempio, Scully snocciola profili di assassini come se non avesse mai fatto altro da quando è in forza all’FBI e in cui Mulder non fa una piega davanti ad un cane demoniaco, ma salta dallo spavento quando trova la scimmietta in gabbia dietro una porta.

Ed ovviamente, come in tutti gli episodi del nuovo corso, compresi quelli della decima stagione, c’è sempre un riferimento più o meno nascosto alla trama che lega tutte queste storie e che è il filo conduttore di queste due stagioni. Non si può mandare Mulder e Scully ad indagare sulla morte di due bambini senza pensare che non vi sia un accenno a William.
Il fatto che Mulder continui a riferirsi a lui come a “suo figlio” non fa altro che accrescere la curiosità riguardo al finale di stagione, e a come Chris Carter abbia deciso di trattare la grande rivelazione sulla – presunta – paternità di William a cui abbiamo assistito nel primo episodio.

Come nel più classico degli X-Files, Mulder e Scully se ne vanno dalla cittadina senza sapere molto più di quello che sapevano quando sono arrivati. Dopo tanti anni Scully ha finalmente assistito ad una combustione umana spontanea, ma ciò nonostante fatica ad accettare l’idea che qualcuno possa aver invocato dei demoni solo leggendo alcune formule magiche riportate su un vecchio libro.

I demoni e la stregoneria sono qui solo l’ennesimo pretesto per raccontare la più umana di tutte le storie: un marito che tradisce una moglie, una moglie ferita che vuole vendicarsi, un marito pieno di sensi di colpa ed un altro che reagisce con la violenza. A farne le spese saranno tutti i protagonisti della storia, compresi i due figli innocenti.

L’idea che il mostro cattivo sia poi in realtà una figura a noi familiare, come il protagonista di un cartone animato per bambini, chiamato a rappresentare gioia, amicizia ed innocenza, è semplicemente inquietante. Riusciremo mai a toglierci quella canzoncina dalla testa e a guardare i Teletubbies con gli stessi occhi di prima?

Familiar
 

 



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