Le fanfic di X-Files

Three Months

Post Redux II
Autore: Rachel Anton
Pubblicata il: 03/11/2009
Tradotta da: Camilla
Rating: NC-17, vietata ai minori di 17 anni
Genere: M/S OTHERS
Sommario: Post Redux II
Note sulla fanfic:

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Parte I

"Maledetto traffico", Mulder colpi con i pugni il volante con frustrazione.

Sembrava che fosse stato nello stesso tratto di strada per alcune ore, tante che aveva perso il conto. Si domandò quando sarebbe finito quel miserabile giorno.
"Tre mesi". Il pensiero scoppiò nella sua mente un'altra volta, senza essere il benvenuto. Erano stati tre mesi molto, ma molto brutti. La neve incominciava a cadere solo per rendere il traffico più difficile. L'inverno si allungava come non mai. Già era febbraio. Era  quasi un'altra volta il compleanno di Scully.
Già erano passati tre mesi.
Tre mesi da quando Scully si era salvata miracolosamente e il cancro era misteriosamente sparito dal sul suo corpo. E già erano quattro mesi che Mulder si era fatto una promessa che era sicuro di avere il coraggio di mantenere.
Era stato così vicino. Così vicino al suo cuore che gli si era stretto al solo pensarlo. Avevano discusso la validità scientifica del suo ultimo progetto e lei si era appoggiata allo schedario degli Xfiles.
Aveva scosso la testa e l'aveva guardato con un certo accenno d'incredulità.
Si vedeva così forte, così energica, così brillante, così Scully. Pensando a questo, tutto dentro di lui venne fuori
un'altra volta. Aveva sperimentato in un lampo di chiarezza. Lei stava lì, di ritorno. La sua forza, la sua ferma roccia, la sua Scully, sempre lei, completamente lei. E l'aveva vista come se fosse una visione. Una visione di perfezione, tutto quello che sempre o qualche volta aveva voluto per lui o di cui aveva avuto bisogno in un bel pacchetto, con un fiocco rosso e  brillante.
Improvvisamente un colpo di clacson lo riportò alla realtà. Al presente. I suoni dei clacson arrivavano da tutte le parti. Guardò avanti e si rese conto che stava cento piedi dietro traffico. Accelerò leggermente ma tornò a fermarsi un'altra volta. Imbecille! Gli gridò il conducente della macchina di dietro. Maledetta gente!
Le sei del pomeriggio e già era buio. Mulder odiava l'inverno. Odiava il  freddo. Odiava la costante oscurità, odiava andare a casa in mezzo alla neve. Aveva cercato di andar via presto per evitare la tormenta di neve ma non c'era riuscito. Scully l'aveva fatto molte ore prima e già sarebbe dovuta stare al sicuro a casa, chiusa in un'avvolgente vestaglia e bevendo cioccolato caldo. Mulder sorrise al ricordare quest'immagine e desiderò che stesse con lui per condividere il calore. Era stato così vicino oggi. Così vicino a lei...
Quando avevano smesso di discutere, la guardò semplicemente e sentì che questi strani sentimenti lo stavano facendo traboccare. Lei aveva sollevato un sopracciglio interrogativamente e gli aveva chiesto cosa stesse cercando. Le parole stavano lì. Le sentì che si arrampicavano nello stomaco, lottando nel suo corpo, spingendo e facendosi strada tra le sue paure e le sue colpe. Avevano attraversato quasi tutti gli stadi e gli strati arrivando alla superficie. Qualcosa le aveva fermate. Qualcosa in lui che non lo permetteva mai. C'era una parte di lui che si rifiutava di abbassare Dana Scully dal piedistallo dove con cura l'aveva messa per molti anni. Farla scendere da lassù, strapparla dal piedistallo, portarla al suo livello e ridurla ad una persona capace
d'amarlo, che potesse abbracciare e toccare, sarebbe stato come rovinare un'opera d'arte.
Lei sarebbe stata uguale a lui, per cui, avrebbe avuto meno valore. E Mulder non poteva sopportarlo. Si rifiutava di offuscare la sua lucentezza e mettere tutto quello in pericolo. Sapeva le parole che le avrebbe detto se le recuperava.Parole che non avrebbero funzionato quando le avesse pronunciate di questo era sicuro.Semplicemente parole. Così l'aveva  promesso a se stesso e così avrebbe fatto. Probabilmente lei già lo sapeva. Sapeva che le sue azioni riflettevano i suoi sentimenti. Non c'era niente d'ambiguo nella maniera che aveva lottato per la sua vita con ogni fibra del suo essere. Niente che potesse essere frainteso nel modo in cui l'aveva guardata, nel modo in cui l'aveva abbracciata. Non c'era stato nessun mistero nella gioia di sapere che sarebbe guarita o nell'abbraccio quando alla fine avevano saputo che la malattia era scomparsa. Doveva sapere. Lei doveva saperlo. Allora...perchè era così difficile dire quelle parole?
Perchè allora avrebbe dovuto affrontare la possibilità che lei le rivolgesse a lui. Avrebbe dovuto affrontare la situazione in cui lei avrebbe potuto ingannarsi abbastanza e amarlo tanto quanto lui l'amava. Probabilmente avrebbe pensato di meritarla e sarebbe stato tentato di cadere nelle ue braccia. E non c'era bisogno di molto per questo. E allora le avrebbe dovuto spiegare che mai
avrebbe potuto renderla felice e perchè fare l'amore con lui le avrebbe portato molto futuro dolore, col tempo. E poichè ultimamente distruggeva tutto ciò che toccava, rovinava sempre ciò che più amava, avrebbe potuto perderla. Perderla per sempre. Non solo come amante, ma come compagna come amica, la sua unica vera famiglia, la sua stessa vita. Dopo aver fatto una pausa nella disputa di lavoro, aveva incominciato a nevicare. Scully l'aveva considerato fuori dal normale e archiviato il caso fino al giorno dopo. Era meglio. Poi se n'era andata. Non aveva potuto accompagnarla perchè stava lottando con un'erezione troppo evidente. E poi si era nascosto sotto la scrivania finchè Scully non era andata via. Era sorprendente come un semplice sguardo lo riduceva ad un adolescente pateticamente eccitato.
Era come se lo lasciasse senza autocontrollo e con una crescente rabbia contro se stesso. Una cosa erano i suoi desideri più pervertiti quando affioravano nella sua stanza ma quando stava davanti a Scully, il solo pensiero gli faceva rivoltare lo stomaco. Non lo poteva sopportare.
Sfortunatamente da quella sorveglianza, di quella telecamera nascosta, fatta nel suo appartamento, Mulder si sentiva un poco strano, non poteva "divertirsi" come faceva prima nella sua casa. Specialmente da quando la maggioranza delle sue "sedute" finivano con lui che piangeva come un bambino e gridava il nome della sua compagna. Non sarebbe stato mai più sicuro della sua privacy. Non sarebbe stato mai sicuro, forse potevano stare a guardarlo. Era stato un poco paranoico e per questo non si era masturbato per un ragionevole periodo.Il risultato era più frustrante di quello sperato e per questo era andato sperimentando erezioni nei momenti meno opportuni.
Bip! Mulder protestò con rabbia e uscì dall'autostrada. Conosceva una scorciatoia per il suo appartamento che attraversava un quartiere degradato, un poco pericoloso ma non faceva differenza. La minaccia che lo rapinassero era più attraente che restare
seduto al volante tutta la notte. Aveva bisogno di arrivare subito a casa. Diavolo. Chiunque potesse stare a guardare, Mulder era stato sul punto di venire nella lobby del J Edgar Hoover.
Desiderava solo che questa volta le sue fantasie non fossero troppo malate. A volte si vergognava di guardare in faccia Scully
il mattino seguente dopo le cose che aveva immaginato con lei la notte precedente.
***************
Chrystal aveva freddo. Ed era arrabbiata. La sua gonna era troppo corta per la temperatura che faceva e i suoi stivali di vernice non erano sufficienti per proteggerle i piedi dal congelamento.
Era una notte terribilmente fredda e mentre camminava per il viottolo e guardava come passavano le ore e si domandava che diavolo stava facendo lì. Le strade erano deserte e non avrebbe avuto clienti in una notte così. Ma diavolo aveva bisogno di denaro.
Se qualcuno non compariva subito, non sapeva che altro fare.
Si strinse la giacca sulla sua piccola figura. Un metro e cinquantacinque d'altezza e cinquanta cinque chili, non aveva grosso isolamento dal freddo. Maledetto Kevin, pensò ancora una volta dopo tante. Le aveva promesso una fila di clienti, una notte completa di riposo, senza lavoro per la strada. Poi era apparsa una nuova ragazza e le aveva rubato tutti i clienti. E le aveva
complicato una notte dall'apparenza facile. E ora la ragazza perfetta stava andando da hotel a hotel mentre lei si stava congelando il sedere e maledicendo d'essere venuta a DC. Osservò senza interesse il suo riflesso nella vetrina del negozio di liquori. Dietro suggerimento di Kevin aveva tinto i capelli di un rosso violento che contrastava di più con il colorito della sua pelle e richiamava di più l'attenzione del biondo sbiadito che aveva prima. Mise i capelli dietro le  orecchie e sospirò. Non le importava più come sarebbe andata la notte. Non c'era nessuno che avrebbe fatto coso a lei. Non c'era nessuno nella strada.
Si girò giusto in tempo per vedere un auto nera che si avvicinava con i vetri oscurati. Non poteva vedere dentro ma stava andando troppo veloce per il tempo che faceva.
Chrystal si domandava se il conducente era stupido o se si voleva ammazzare. Fece un salto di lato quando le ruote
stridettero nella strada fino a fermarsi mezzo isolato dopo e poi dopo incominciò a fare marcia indietro nella sua direzione. Chrystal si spaventò un poco ma allo stesso tempo si era rinnovata la speranza. Poteva essere un potenziale cliente. Avrebbe potuto guadagnare un poco di denaro.
L'auto si avvicinò e stazionò vicino a lei. Il finestrino incominciò ad abbassarsi e la voce di un uomo disse..."vuoi che ti porti da qualche parte? Lei si avvicinò e guardò dentro. "salve" era un bell'uomo. Forse per questa notte non era tutto perduto!
"Ti costerà", disse con una voce suggestiva e avvolgente. Lui la guardò con intensità. Forse era un lunatico. La sua professione le aveva insegnato a dare giudizi rapidi e azzeccati. Dal sapere se ci si poteva fidare a se erano violenti.Doveva sapere o intuire queste cose per la sua stessa sopravvivenza e inoltre si considerava un buon giudice. E salì sull'auto.
L'uomo tirò su il finestrino e incominciò a guidare. Lo guardò bene ed ebbe la conferma di quanto fosse attraente.Aveva un buon corpo e un bel viso. Labbra incredibili e occhi teneri. Era pulito, era ben vestito e inoltre aveva un buon profumo. La sua automobile era bella, comoda e costava molto. Chrystal non poteva immaginare che un uomo con queste caratteristiche aveva
bisogno dei suoi prestazioni.
Forse era la sua personalità. Restava in silenzio mentre guidava attraverso le strade del circondario e le lanciava qualche sguardo furtivo, scuotendo la testa e sospirando. La stava facendo sentire a disagio. Forse lo faceva con tutte le donne e per questo aveva bisogno di lei.
Dopo cinque minuti di strani sguardi lei scoppiò." Perchè mi guardi così?"
Questo ebbe un effetto insperato su di lui.Cominciò a ridere. Aveva una strana risata. Non era una risata d'allegria ma di amarezza.
 
"Diavolo...incredibile...Quanti anni hai?" L'ultima persona che aveva agito così era stato un poliziotto. Disse che voleva aiutarla i due giorni che aveva trascorso in carcere non erano stati di molto aiuto. Forse questa era la storia di quest'uomo. Anche se non le dava questa impressione.
"Che età vuoi che abbia?" Lei lo guardò inarcando le sopracciglia.
"Cristo". Lui sollevò le sopracciglia e guardò fuori dal finestrino."Trentacinque"

"Eh?" Chrystal non si aspettava una risposta a questa domanda. Lei l'aveva fatto volendo evitare di rispondere.

"Trenta cinque. Il tuo compleanno è la settimana prossima." Tutto questo stava diventando strano. Anche per Chrystal che certamente aveva visto abbastanza cose particolari.
 
"Um!...bene...Sicuro!" Non pensava di dirgli che aveva diciotto anni. Forse lui aveva bisogno di qualcuno della sua stessa età. Forse sapere l'età che aveva l'avrebbe fatto sentire un uomo grande e pervertito. Chi lo poteva sapere! E a chi importava sempre e quando pagasse?

"Allora...dove andiamo?" domandò lei.

"A casa mia."

"No, non sono solita farlo. Vado solo in hotel", rispose. Chrystal non era un'idiota. Andare a casa dell'uomo era mettersi nei guai. L'uomo annuì comprendendolo immediatamente.

"Quello che è più sicuro per te". Lei sospirò con sollievo." Allora immagino che debba dirmi dove andare."

"Gira a sinistra e guida ancora per tre isolati. C'è un posto che conosco."

L'uomo fece come lei gli aveva detto e presto arrivarono al Goodnight Hotel. Lui le disse di aspettare in macchina mentre
prendeva una camera.
Sola nell'auto, Chrystal si guardò intorno con curiosità. Il telefono cellulare nel cassetto dei  documenti, un pacchetto di un pranzo rapido per terra ai suoi piedi, un borsone da ginnastica dietro. Sembrava tutto normale. Forse era un annoiato uomo d'affari o qualcosa di simile. Forse aveva una moglie e dei figli che l'aspettavano a casa. E nemmeno le sembrava una buona cosa.
Quale era la sua storia? Per qualche strana ragione Chrystal voleva sapere di più di lui.

Tornò nell'auto con le chiavi."L'ho presa per tutta la notte. Spero che ti stia bene." No,  definitivamente non era sposato.

"Ti costerà denaro extra". Lui fece spallucce non sembrava che gli importasse molto il denaro.

Nemmeno le domandò il prezzo, la qual cosa era di solito la prima domanda che facevano.
Andarono in camera e si sedette sull'unica sedia disponibile. Incrociò le mani sul petto e guardò apertamente Chrystal che stava ferma vicino al letto aspettando che si avvicinasse.

"Cosa vuoi che faccia?". Lui sembrava che stesse aspettando qualcosa. Forse che lei iniziasse.

"Non dire niente.La tua voce non mi piace. E togliti quei vestiti ridicoli." La sua voce? Lei non aveva mai avuto lamentele sulla sua voce. Ma quale era il problema...Non doveva parlare.
 
Togliersi le scarpe...bene, questo aveva un senso. Incominciò a sbottonarsi la blusa con lenti movimenti di striptease.

"Non preoccuparti per questo. Togliteli solo. Lasciati la biancheria se la porti"

Chrystal lo fece...Si tolse la giacca, la blusa...Rimase ferma con un completo di biancheria, con le giarrettiere e gli stivali. Ma l'uomo non sembrava ancora contento.
 
"Senza calze. E definitivamente senza stivali." Strano. Gli stivali era qualcosa che gli uomini preferivano. A molti uomini piacevano e li eccitavano anche quando lo stavano facendo. Si strinse nelle spalle e tolse le lunghe calze e gli stivali. La guardò
vagamente soddisfatto ma non fece ancora nessun movimento.
 
"E ora?" domandò

"Come ti chiami?"

"Qual è il tuo?"

"Il mio non ha importanza. Qual'è il tuo?

"Chrystal".L'uomo protestò e scosse la testa.

"Non lo è più. Questa notte è Scully. Ora tieni la bocca chiusa e vieni qui."

Si mosse lentamente verso di lui domandandosi chi fosse Scully. Si fermò davanti a lui e la circondò con le braccia molto forte e immerse la testa nel suo stomaco. Lei era perplessa per il suo gesto affettuoso e gli restituì la gentilezza con una carezza sui
capelli. Cominciò a darle baci teneri e lei si trovò inaspettatamente eccitata. L'abbracciò ancora di più e le disse..."siediti sul mio grembo".
Così fece e lui incominciò a cullarla tra le braccia. Le baciò il collo e le accarezzò le gambe. Lei si accomodò su di lui e sentì la durezza che faceva pressione sulle sue gambe.
Le sue labbra le percorrevano le orecchie leccandole e mordendole ogni volta più insistentemente. Fece un movimento per baciare le sue labbra ma le interpose la mano spingendolo indietro. L'uomo annuì. "Va bene. Ho visto Pretty Woman". Chrystal non aveva la minima idea di cosa stesse parlando.

Si fermò, sollevandola tra le braccia e la portò sul letto. La mise lì e si distese al suo fianco."Toglimi le scarpe" Lei gli si mise a cavalcioni, gli tolse la giacca e la buttò per terra.

Guardandolo bene avvertì qualcosa che prima non aveva visto. Un'arma, una fondina, una pistola. Meravigliata, spaventata fece un salto indietro.

"Che cosa?" domandò confuso. Poi guardò giù e si rese conto. Si tolse la fondina e l'arma e la mise sul comodino che era vicino al letto."Tranquilla, sono solo un agente del FBI" Questa spiegazione non fece in modo che si sentisse assolutamente più
tranquilla...Dove diavolo era finito? Per caso era un poliziotto in incognito? Dio... "Calmati. Non ti  voglio arrestare. Dovrei
arrestare anche me e non ho voglia di passare la notte in una cella" Cercò  il suo viso per vedere un segno che le stesse mentendo. Sembrava sincero. Inoltre se l'avesse voluto fare l'avrebbe già fatto. Si arrampicò su di lui e incominciò a sbottonargli la camicia. Gliela  tolse scoprendo il suo corpo e gli leccò leggermente i capezzoli. Lui gemette e lei incrementò la
pressione. Le sue mani scivolarono giù e gli sbottonò i pantaloni. Gli tolse le scarpe e le calze e  tirò via la sua biancheria.
Era steso sotto di lei in boxers e la sua erezione faceva forza contro la  sua roba intima e chiaramente avvertì che era molto eccitato. Come era successo? Così   rapidamente.
 
Con un movimento improvviso si mise su di lei, sistemando le gambe. Lei  cercò di reprimere un gemito di piacere perchè sapeva che non voleva sentire la sua voce. Lui le   baciava e le leccava il collo e il petto, fermandosi solo per toglierle il reggiseno e accarezzare i  seni con la lingua. Fece scivolare le dita sotto la biancheria e gliela tolse. Si domandava quanto mancava perchè si mettesse dentro di lei, forse era una questione di secondi. Cercò di prendere un preservativo dalla borsa. Lo tirò fuori e glielo dette.
 
"Più tardi", disse. Più tardi? Forse più tardi significava mai? Se si rifiutava di metterlo, avrebbe dovuto fermarsi lì.

Poi sentì la sua bocca dentro di lei e comprese a cosa si riferisse. Aveva pianificato di andare giù."Non c'è bisogno che tu lo faccia" gli disse a bassa voce, quanto più bassa possibile per non disturbarlo. Stava incominciando a preoccuparsi. Non voleva venire. Non voleva venire con un cliente.

Lui sollevò la testa."Ti ho detto di non parlare. Ho bisogno di farlo. E' importante per me". La sua lingua si lanciò lì, dentro di lei, e accarezzò il clitoride e lei dovette mordersi le labbra per contenersi, per non gridare. Era bravo a farlo. Cercò di pensare ad un'altra cosa. Qualsiasi cosa che la distraesse da quello che lui le stava facendo. Cercò di pensare al vecchio bavoso che era stato con lei la notte precedente. Volle ricordare la sua amica stesa nella strada sanguinando fino a morire l'anno precedente o a sua madre che l'aveva battuta con una padella per tanto tempo.

Tanto tempo fa. Pensò alle cose più sgradevoli che la mente avesse potuto archiviare perchè si unissero e potesse evitare di arrivare ad un vero orgasmo. Dopo un tempo considerevole ne finse uno, muovendosi e tremando convincentemente.
Lui si mise su di lei e s'infilò il preservativo. "So che è stato finto ma ti ringrazio per la gentilezza", le disse mentre si sistemava il preservativo e Chrystal prendeva coscienza del suo enorme pene. Cercò di non guardarlo ma era il più grande che avesse visto in vita sua. Si domandava continuamente perchè quest'uomo aveva problemi fino al punto di richiedere il suoi servizi. Scivolò dentro di lei con un sospiro e riposò la testa sulla sua  spalla. Entrò di più e baciò il suo collo teneramente. Sentì qualcosa di umido, bagnato nel suo orecchio e si rese conto allarmata, che l'uomo stava piangendo. Non sapeva cosa fare. Non era mai
stata in una situazione così.

"Ti amo Scully" sussurrò reverentemente nel suo orecchio. Era strano. Troppo strano. E Chrystal stava diventando nervosa. Si mise a pensare che sarebbe stato meglio uscire con un vecchio schifoso e manesco a quale doveva mettere i pannolini che con quest'uomo strano che soffriva tanto. Ma l'avrebbe pagata bene. Questa era l'unica cosa che le importava. E in questo cercava di concentrarsi mentre accelerava il ritmo all'unisono con lui che incominciava a gemerle nel collo.

"Ti amo tanto" Dio. Si supponeva che dovesse dirgli che anche lei lo amava o che anche Scully lo amava? Non era preparata per questo.Stava ancora piangendo e gemendo muovendosi ogni volte più forte, più veloce. Forse aveva bisogno di essere consolato. Lo abbracciò dolcemente le spalle e gli passò le mani per il capelli cercando di tranquillizzarli. Lui sollevò la testa e cercò di nuovo di baciarla. Le tolse via la bocca e lui gridò ancora più forte. Si sentì male perchè voleva baciarlo. Quest'uomo strano e triste le stava spezzando il cuore. Un cuore che si supponeva che lei non doveva avere ne doveva usare.

"Oh...Dio Scully.Ti amo. Morirei senza di te". Nessuno aveva detto parole così a Chrystal. Mai.

Certamente non stava dicendo le parole proprio a lei. Le stava dicendo Scully. Chiunque fosse. E in qualsiasi posto stesse questa donna che tanto amava.
Si mise in ginocchio e sollevò la schiena. Le sue spinte le stavano facendo male ma anche così si sentiva bene. Lei guardava come le lacrime tiepide si mescolavano al sorriso di piacere che si disegnava sul suo volto. Era come un dolore emozionale assorbiva il suo viso e la donna ebbe voglia di piangere. Sentì che la stringeva molto forte e che stava anche lei per avere un orgasmo
Decise di finire con questo prima che fosse troppo tardi.
Tese molto bene i muscoli della vagina e gridò. Con tre colpi l'uomo, gridando disperatamente il nome di Scully, della sua Scully, Scully, Scully espose dentro di lei.

**********
Dopo qualche attimo scivolò giù da lei e si accoccolò sulla sua spalla.
Chrystal stava incominciando a preoccuparsi. Aveva preso la stanza per tutta la notte.
Quante volte voleva fare la stessa cosa?
Si sedette sul letto e lo guardò." Guarda, ammetto che ti ho detto di sì, quando mi hai parlato di passare tutta la notte insieme però mi sono appena ricordata che ho un altro  appuntamento a cui non posso mancare", lei balbettava mentre inventava la scusa, cercando di scappare via.

Lui annuì indifferente." Capisco a cosa ti riferisci".

Si fermò e raccolse i vestiti e cominciò a rivestirsi triste come non mai e sentendosi più sola che mai. L'uomo era rimasto steso sul letto guardando il tetto. Si sentiva quasi colpevole ma aveva ancora da regolare qualcosa d'importante. "Signore...per quel riguarda il denaro"

"Togli il portafoglio dalla mia giacca. E prendi tutto quello che c'è"

Chrystal cercò il portafoglio e guardò la quantità di denaro che c'era." Sei sicuro? Questo è molto più di quello che..."

" Prendilo. Non preoccuparti." Non avrebbe certamente discusso. Con tutto quel denaro poteva perfino chiamare un taxi e andare a casa tranquilla. E non avrebbe nemmeno  lavorare il giorno dopo. Mise i soldi nella borsa e stava sul punto di restituirgli il  portafoglio quando notò qualcosa.

Una fotografia. Una specialmente che stava dentro un fodero di plastica. Era una donna. Una donna con i capelli rossi e gli occhi azzurri. Una donna che sembrava Chrystal, poichè le rassomigliava molto. O almeno lei sarebbe stata così tra qualche anno quando   avrebbe avuto la stessa età e avesse continuato a tingersi i capelli. Solo che la donna aveva un aspetto molto serio.
Una profondità e un'intelligenza che Chrystal non avrebbe mai avuto.Lei prese la fotografia. La mantenne in alto. "Mio Dio...è lei?"

L'uomo annuì e lei lo guardò tristemente. Non potè evitare di desiderare di essere lei. Si domandava perchè aveva dovuto ricorrere a lei invece che alla donna che amava. L'aveva ferito?
Era morta? Decise di correre il rischio e dargli un consiglio, qualcosa che il suo istinto le indicava. "Dovresti dirglielo. Probabilmente non ti farebbe pagare."

Lui fece un gesto di dolore e lei si pentì immediatamente delle sue parole.

"Chi sei tu, la prostituta consigliera? Vai via una volta per tutte". Chrystal scosse le spalle. Dopo tutto che le importava se
l'uomo era felice o no. Aveva il denaro. Anche così si domandava mentre comminava nella neve scivolosa, nella notte gelida che le colpiva il viso perchè sentiva pena per l'uomo che era rimasto nella stanza, steso supino sul letto.

**********

Mulder era solo. La giovane era andata via finalmente e stava solo in un sudicio motel di un sudicio quartiere e senza niente di concreto. Come era arrivato a questo?
Come era riuscito a trasformare un brutto giorno nel peggiore della sua vita? Cosa diavolo stava  pensando? Come gli
era venuto in mente che quella bambina, la giovane prostituta avrebbe potuto  farlo sentire meglio?
Forse aveva sperato di avere un poco di soddisfazione a rendere reali le sue fantasie più oscure con una bambina così? Dio...stava veramente male. Aveva notato la compassione nei suoi occhi.
La povera ragazzina perduta e patetica, la quale in realtà aveva bisogno d'aiuto, aveva avuto compassione di lui. E aveva perfino cercato di dargli consigli. Le parole di   Bill Scully gli rimbombarono nella mente. Maledetto figlio di puttana. Se solo avesse saputo.
Il suono del telefono che stava nella giacca interruppe le sue meditazioni. Tirò fuori il cellulare e rispose."Mulder"

"Mulder, sono io." Diavolo.

"Si Scully, che succede?"

"Ho cercato di chiamarti a casa e non ho avuto risposta. Stai andando a casa?" La sentiva preoccupata. Era preoccupata.

"No, sono in casa. Ho solo spento il telefono. Volevo dormire."

"Mi dispiace, ti ho svegliato?"

"No, no. Non mi da fastidio che mi hai chiamato. E' solo che non volevo parlare con nessuno."

"Bene, ti lascio allora. Ti vedrò domani. Se non saremo bloccati dalla neve." No Scully. Non lasciarmi. Non andare via. Non lasciarmi così. Scully...Scully...

"Ti vedo domani" Chiusa la comunicazione. Spense il telefono. Era solo di nuovo. Solo con i suoi ricordi di ciò che aveva fatto e questo gli girava in mente incessantemente.

Aveva commesso un tradimento, aveva tradito l'onore e la fiducia di Scully. Il modo in cui aveva insozzato la sua fiducia, il modo in cui l'aveva profanata. Il modo in cui aveva approfittato di quella bambina...sapeva ora che non c'era modo di poter mantenere la sua promessa.
Non c'era modo di poterla esporre alla sua malattia o alla sua follia. Nemmeno a parlarne di poter immaginare di meritarsela. Aveva una nauseabonda sensazione di odio e disprezzo per se stesso così che andò nel bagno e svuotò il contenuto del suo stomaco nel water, toccando il  fondo.
Erano già passati tre mesi e i giorni continuavano a scorrere.

Parte II

Qualcosa andava male. Terribilmente male. Le aveva mentito. Non era sicura di quanto con esattezza o quanto grande fosse la bugia. Aveva incominciato a sospettare nello stesso momento in cui aveva riattaccato il telefono. E per di più le aveva detto che aveva spento il telefono. Se fosse stata la verità non avrebbe risposto. Avrebbe potuto lasciar perdere tutto questo, avrebbe
potuto non averci pensato se non fosse stato per il tono della sua voce. Lo si sentiva nervoso e strano. Si sentiva che stava male ma allo stesso tempo... si sentiva che era colpevole. Al massimo.Aveva voluto mettersi in comunicazione con lui sul cellulare e non aveva avuto risposta. Era ovvio che l'aveva spento appena aveva smesso di parlare con lei. Qualcosa stava accadendo. Qualcosa andava male.
L'appartamento era silenzioso. Troppo silenzioso. Sembrava come se nessuno fosse stato lì dal mattino. I vestiti sportivi ancora erano sporchi e ammonticchiati sul divano. Una tazza di caffè bevuta a metà sul tavolo della cucina. Un giornale aperto alla pagina sportiva. Camminò verso la segreteria telefonica per avere la conferma che non stava diventando pazza. Decise di ascoltare i messaggi. Perchè la sua voce riempisse tutti gli spazi vuoti.

"Mulder sono io. Sei lì? Spero che non sei ancora in strada. Il tempo è molto brutto per stare fuori. Chiamami quando arrivi"

Questi erano i suoi messaggi. No, non li aveva ascoltati. Le aveva mentito veramente. Perchè? Non si ricordava una sola volta che lui le avesse mentito in tutta la sua vita. Aveva avvertito che era strano, e che aveva voluto essere evasivo, se l'era svignata senza dirle dove andava. Ma mai era accaduto questo. Mai le aveva mentito. Mai. Nemmeno nelle piccole cose. Lui non credeva nelle bugie e questa era una delle cose che amava di lui.
Non era possibile che avesse sbagliato strada. La via fino al suo appartamento era confusa e non era ben segnalata. Ma da quando aveva parlato con lui, non aveva dubbi che stava nei guai. E che aveva bisogno di lei. E che non poteva dirglielo. Sicuramente non poteva dirglielo.
Che sta succedendo?-pensava mentre affondava nel divano. L'aveva cercato di fare. Aveva cercato e cercato di sapere cosa c'era in quella testa dura.
Aveva immaginato che dopo che il suo cancro si era fermato, avrebbero affrontato il tema, che avrebbero cercato di parlare dei sentimenti, dei propri sentimenti. Non avrebbe dovuto essere difficile ora. I sentimenti esistevano. Non avrebbe dovuto essere difficile per niente. Tutti e due lo sapevano. E non aveva dubbi che i sentimenti persistevano. Loro erano amanti...forse non nella carne, ma dell'anima. Le parole non erano necessarie. Stavano sempre lì, ineffabili, in silenzio, ma consolidate, riconosciute col cuore. Tutto ciò che rimaneva da fare era la cosa più facile. Avrebbe dovuto essere la più facile.
Bene, si supponeva che avrebbe dovuto essere facile. Però portare a letto Mulder stava risultando più difficile che togliere la castità ad una vergine medievale attraverso la cintura di castità. Ogni volta che lei faceva un tentativo o un suggerimento Mulder cambiava tema, faceva battute e andava per la tangente. Sapeva che la sua paura lo stava trattenendo come l'aveva sempre fato per tanti anni. Lo sapeva e lo capiva perchè finchè non si era ammalata, per lei era stata la stessa cosa; anche lei aveva avuto paura. Aveva avuto paura d'esporsi, di avvicinarsi troppo, di lasciarsi conoscere. Se permetteva che qualcuno arrivasse al suo cuore , senza dubbio avrebbe sofferto più tardi se questa persona l'avesse abbandonata. Sapeva che aveva bisogno d'altro tempo ed era disposta a darglielo nonostante la crescente frustrazione sessuale che questo provocava. Ma c'era stata una chiara apertura ultimamente. Per questo i fatto accaduti nel pomeriggio erano così strani. Perchè le stava chiudendo le porte di nuovo? Tre anni fa era stato prevedibile e non si era sorpresa ma ora era completamente incomprensibile.
Non si rendeva conto che questo la preoccupava e la preoccupava molto? Forse doveva incominciare a preoccuparsi di più?
Forse stava cercando di proteggerla. Forse era stato coinvolto in qualche caso strano e ora era in pericolo. Forse non voleva che sapesse dove stava perchè sapeva che sarebbe andata in suo aiuto e lo voleva evitare.Forse era ferito in questo preciso momento e per questo non rispondeva al telefono.
Dannazione. Dove stai,Mulder? La sua immaginazione stava elaborando possibilità e situazioni possibili. Guardò l'orologio.2:45. Troppo presto per Mulder. Raramente dormiva fino alle quattro.
 
"Forse si sta divertendo e non vuole includermi"-pensò.

La parte insicura del suo cervello incominciò a battagliare con la paranoia e la paura e sentì come erano simili. Era più simile a lui di quanto avesse creduto.
Con una necessità imperiosa di distrazione cominciò a cambiare canali della televisione. Soylent Green. Si domandava se il televisore di Mulder era capace di sintonizzare qualcosa che non fosse fantascienza o pornografia. A volte sembrava un adolescente, a volte era adorabile. A volte irritante. Si sintonizzò su Cnn. Forse c'era qualche notizia di qualche orribile caso
inesplicabile che le potesse dare qualche indizio di ciò che stava succedendo.Venti minuti di previsioni del tempo, e Scully si stancò e mise un'altra volta Soylent Green.
Si domandava continuamente se doveva chiamare i Gunmen. No, la situazione non era ancora così disperata. Loro non avrebbero saputo dov'era Mulder e l'ultima cosa di cui aveva bisogno erano le loro teorie paranoiche, che alimentassero la sua ansia. Inoltre doveva riconoscerlo. Si vergognava della sua preoccupazione. Troppa preoccupazione quando in realtà non era
esattamente scomparso. Non fino a domani. Ma se non appariva al mattino, avrebbe avuto una giustificazione per il suo timore.
Si allungò sul divano appoggiando la testa sul mucchio di vestiti sporchi inalando l'odore di lui, profondamente.Per quanto odiasse ammetterlo, trovava l'odore molto eccitante. E questa notte lo trovava confortevole, come un legame, qualcosa a cui afferrarsi.
Come si distese si rese conto che era esausta. Era stata in piedi tutta la notte e non aveva potuto dormire a causa dei suoi ormoni agitati, era stato un lungo giorno. La sua mente era esausta e tesa e il suo corpo stava sul punto di scoppiare."Chiuderò gli occhi solo un minuto per riposare". Questo fu il suo ultimo pensiero prima di perdersi in un sonno profondo.

************

"Bene gente il sole sta sorgendo e promette di essere una bella giornata nell'area metropolitana di DC. Il sole scioglierà la neve così che ci dobbiamo preparare per un pò di pesante fanghiglia nevosa"
 
"Non me lo dire...!mormorò sentendo il commento del annunciatore. Cambiò canale arrabbiato perchè il conduttore del programma era troppo allegro per i suoi gusti. Ma aveva ragione sul fango. Guidare in un terreno scivoloso era complicato ma non tanto come guidare e sprofondare nella neve. Quella era stata un'odissea.
Guidava piano. Più piano del solito. E non per colpa del tempo in verità ma perchè aveva paura di arrivare a destinazione. Doveva andare a casa a cambiarsi il vestito e poi a lavoro. Si sentì venir meno al solo pensiero.
Come poteva entrare nell'ufficio e guardare Scully negli occhi sapendo cosa era successo la notte precedente. Onestamente non sapeva come poteva guardare qualsiasi donna negli occhi. Si sentiva male, profondamente e veramente malato di mente. Non gli rimaneva niente. Persino la ragazza della quale aveva abusato si era resa conto di quanto stava male. Aveva avuto pena
di lui. Non poteva essere stato più patetico. Non poteva essere caduto più in basso.
E lei se ne sarebbe resa conto. Lo avrebbe fatto immediatamente dopo averlo guardato. Avrebbe intuito il sentimento di colpa e orrore che lo opprimevano appena l'avesse visto. Lo avrebbe letto nella sua espressione come se fosse un misera carta e non avrebbe avuto modo di nasconderlo. Era qualcosa di così oscuro, di così torbido che la sua angelica mente non avrebbe concepito una cosa come questa. Doveva capire la situazione. Lei pensava bene di lui.
E avrebbe continuato a farlo. Era sicuro. Se non l'avesse fatto non avrebbe mai avuto fiducia in lui. Se avesse saputo quello di cui poteva essere capace sarebbe uscita correndo dall'ufficio il primo giorno che si erano conosciuti.
Sapeva che nonostante tutto lei sarebbe stata meglio senza di lui. Se fosse andata via quella mattina, Scully avrebbe avuto una vita normale. E in questo momento sarebbe sposata. Con figli. Dio. Figli. Avrebbe dovuto avvertirla fin dal primo giorno. Avrebbe dovuto farle sapere quanto era contorto il suo cuore. Avrebbe dovuto dirle quanto dolore l'aspettava per il solo fatto d'averlo conosciuto, per essersi associata a lui. Se ne sarebbe dovuta andare. Avrebbe dovuto lasciarla andare. Sarebbe stata bene da sola, meglio e lui sarebbe stato alla fine...ugualmente solo. Ma era egoista. E non voleva lasciarla andare. Dal primo giorno era diventato dipendente da questa droga chiamata Dana Scully. Ne aveva bisogno come l'aria.
Ma ora...cosa avrebbe dovuto fare? Non l'avrebbe potuto nascondere per sempre. Lei avrebbe voluto sapere cosa andava male. Sarebbe stata preoccupata vedendolo così. Non poteva rimandarlo ulteriormente. Si sarebbe arrabbiata molto se non le avesse raccontato la verità, questo che andava così male. Ma se le avesse detto la verità non l'avrebbe vista mai più .
Doveva prendere una decisione. Doveva mentirle. Di nuovo. Era l'unico modo. Stava arrivando al suo appartamento. Mancava solo un'ora per andare al lavoro. Un'ora per pensare alla bugia che le avrebbe detto. Non una bugia per coprire la verità ma una bugia per salvarsi. Una bugia a Scully. La gola si stava seccando e sentiva come si gli si inumidivano gli occhi quando
pensava a ciò che avrebbe fatto. Come poteva mentirle così? Come poteva mentirle così? Come era possibile che potesse dirle qualcosa che non risultava per niente credibile?
Forse si sbagliava. Forse lei non si sarebbe resa conto di niente. Forse poteva nascondere o dissimulare lo stato della sua mente e tutto tornava alla normalità. Qualunque fosse, qualunque fosse la normalità. Ma era la possibilità più remota che poteva esistere. Sicuramente sarebbe accaduto il contrario e lei se ne sarebbe accorta dal primo momento che l'avesse visto. Parcheggiò vicino all'edificio e comminò verso la porta principale. Una volta nell'ascensore si rese conto che poteva ancora sentire l'odore del profumo a buon mercato della ragazza. Non vedeva l'ora di arrivare e cambiarsi, fare una doccia e pulire il sudiciume del corpo e dell'anima.
Forse sotto la doccia avrebbe potuto pensare ad una storia adeguata. Per qualche motivo sotto la doccia era un poco più creativo. O forse l'avrebbe fatto bevendo un buon caffè a prima mattina.
"Ding"La porta dell'ascensore si aprì e Mulder di mala voglia camminò verso il suo appartamento. Non voleva stare lì. Non voleva stare da nessuna parte.
Si rese conto per la prima volta dopo la guarigione di Scully, che desiderava essere morto.Mentre introduceva la chiave nella serratura ebbe la malsana speranza che ci fosse un delinquente che lo aspettava. Gli venne incontro una voce di donna che parlava di qualcosa che sembrava una nuova ed eccitante premiagrumi. Un messaggio commerciale della televisione. Televisione...Televisione! Era sicuro di non aver lasciato il televisore acceso. Prese la sua arma ed entrò nel soggiorno con cautela. Era vuoto. Era strano. Si abbassò e spense il televisore.

" Tardi, Agente Mulder". Mulder fece un salto. Veramente fece un salto. Quasi gridò. Scully. Era ferma all'entrata del corridoio. Lo guardò con occhi accusatori. Nel suo maledetto appartamento.

*************

Rimase gelato. Un cervo abbagliato dai fari. Non si masse, non poteva parlare. La sua bocca si apriva e si chiudeva senza poter articolare una parola. Scully pensò che non l'aveva mai visto così terrorizzato. Che diavolo gli stava succedendo? Gli si avvicinò e gli toccò la spalla. Si fece indietro così rapidamente che inciampò nel tavolino da caffè.

"Mulder...che succede?"

"Che fai nel mio appartamento?" sembrava arrabbiato quando lo disse. Non la voleva lì.

"Ero preoccupata. Perchè mi hai mentito,Mulder"

"Che vuoi dire con ti ho mentito? Perchè eri preoccupata? Che diavolo stai facendo qui?" Ora stava gridando. E agitandosi. Non ricordava d'averlo mai visto prima così. Così sulla difensiva. Perchè?

"Mulder, mi hai detto che stavi in casa e non stavi qui. Mi sono preoccupata. Ho pensato che eri nei guai. Io..."

"Gesù...Scully,devo dirti dove vado in ogni momento del giorno? Ho già una madre, Scully".

Ora era lei che stava facendosi indietro. Era furioso con lei. Scully incominciava a spaventarsi.

"Vedi, Mulder..., non ho bisogno di sapere dove stavi. Volevo solamente sapere se stavi bene , al sicuro. Ora che lo so, vado via. Non capisco perchè stai agendo in questo modo. Credo che avresti fatto lo stesso se la situazione fosse al contrario".
 
Prese la sua giacca e si incamminò verso la porta. Non aveva nessun motivo per rimanere e mettersi a gridare.
Afferrò la maniglia e sentì uno strano suono dietro di lei. Era quasi un pianto, una preghiera.

"Dio, Scully.Mi dispiace. Veramente mi dispiace. Per favore, non arrabbiarti con me." Lei si girò. Stava raggomitolato sul divano e la guardava con uno sguardo indecifrabile "Capisco perchè sei arrabbiata. Non dovrei averti mentito. Mi dispiace".
 
Lei si voltò verso di lui e si sedette al suo fianco sul divano.

"Mulder, sono ancora preoccupata per te. Che diavolo ti succede?" Poi lo sentì. Il profumo. Non era familiare era nauseabondo. Era coperto da questa strana essenza. Non era il suo profumo. Era di un'altra persona. Allora capì. Era stato con un'altra donna. Era sulla difensiva perchè si sentiva colpevole. Probabilmente credeva che le avrebbe fatto molto male. Tutto acquistava un senso.

"Niente va male, Scully. Va tutto bene. In verità, tutto sta bene. Mi sono sorpreso al vederti qui. Vuoi fare colazione?"

"Chi è lei?" Dannazione...Scully odiò la forma diretta in cui lo disse.

Gelosa e accusatrice. E inoltre, lui aveva diritto a vivere la sua vita. Non era sua moglie, per Dio...lei era stata con un altro uomo l'anno precedente "ma le cose ora erano differenti". Aveva diritto di essere ferita. Poteva accettare che rinunciasse ad avere una relazione con lei ma che fosse stato con un'altra donna, era molto doloroso.
Il modo in cui la guardava cancellava qualsiasi dubbio sulla validità sulle sue teorie. I suoi occhi erano chiusi e gli scivolava una lacrima sulla guancia. E scuoteva il capo. "Nessuno, Scully, nessuno. Possiamo dimenticare l'argomento? Per favore?"
Lei scosse le spalle. Non aveva in realtà nessun diritto su di lui. Non doveva dire niente, non era una sua incombenza. E sembrava così infastidito, così ferito per quest'incontro che aveva avuto, per quello che era accaduto.

Forse non era come lei l'aveva pensato."Mulder, qualcosa non va bene con te. Non rifiutarti di rispondermi. Qualunque cosa sia, puoi dirlo. Prometto che non mi arrabbierò". Questo era vero. Non era arrabbiata, solo addolorata e confusa.

"Non c'è niente da dire. Omelette? So fare una buona omelette, Scully." Si fermò e incominciò ad andare verso la cucina.

"Mulder, siediti. Non voglio un omelette. Voglio parlare con te". Mulder si voltò e si accomodò sul divano e un terribile pensiero le venne in mente.

Glielo doveva chiedere. Doveva sapere. Lentamente, piena di paura, insistette. "L'ami?".Lui fece di no con la testa come vinto e rise amaramente. "Dio...Scully...Che razza di domande fai? Non so come rispondere a questo."

"Che ne pensi di dirmi la verità...?" Lei poteva indovinare la lotta che faceva con se stesso in ognuno dei suoi gesti. Lei aveva la sensazione che voleva dirgliela ma qualcosa glielo impediva.

"Non c'è nessuna lei che io ami o che mi ami" Un'altra bugia.

"Mulder, sei stato fuori tutta la notte e non mi dai nessuna spiegazione. Menti su dove sei stato e odori come se fossi stato in un orribile bordello. Hai iniziato una nuova vita come drag queen?" Si strinse nelle spalle alle  sue parole. E anche lei. Non aveva voluto suonare come un'arpia. Prese profondamente aria e la buttò fuori, cercando di togliersi da dosso un poco di frustrazione.

"Mi dispiace. Non è una cosa che mi riguardi. Ma hai un brutto aspetto. Voglio aiutarti, Mulder".

La sua voce si fece più tenera e gli mise una mano sul ginocchio dolcemente.

"Ti farà bene".

Lui sollevò la vista e inchiodò lo sguardo nel il suo. C'era un dolore così evidente nell'imperscrutabile profondità dei suoi occhi scuri.Molto più di quanto aveva visto altre volte. Fece pressione sul ginocchio con dolcezza e l'implorò. "Per favore, non tacere con me, Mulder. Lasciami aiutarti". Per un millesimo di secondo il volto di Mulder sembrò ammorbidirsi e si rifugiarsi quasi tra le sue braccia. Poi, improvvisamente qualcosa lo fece cambiare e fece di no con la testa violentemente e le tolse la mano. La
guardò con rabbia. Quasi con furia.

"Credi ancora che puoi aiutarmi? Maledetta madre Teresa". La sua voce era piena d'odio. Qualcosa che non aveva mai sentito in lui. Anche quando era stato drogato o paranoico. Anche quando, Mulder credeva che era stata inviata per spiarlo.

"Bene, in verità ho qualcosa da dirti, Santa Scully. Ti sbagli. Sbagli di grosso e mi dispiace per il tuo ego poichè ti credi capace di cambiare qualcuno che è così intrinsecamente malato, fondamentalmente perso." Mulder si fermò e andò verso la finestra. Desiderò seguirlo perchè era terribilmente spaventata. "Mulder...non sei..." Non poté continuare a parlare per il rumore sordo che lui fece quando buttò a terra tutto quello che c'era sulla sua scrivania. Il cuore le restò in gola. E lui si girò verso di lei pieno di rabbia, pieno di furia.

"Sta zitta. Sta zitta per una volta in vita tua e accettami come sono. Per quel che sono. Vuoi sapere dove sono stato questa notte?" Le si avvicinò e la prese per le spalle scuotendola. Lei sentì quanto era grande il corpo di lui in confronto al suo. Due volte più grande. Avrebbe potuto trattenerlo se avesse cercato di farle del male? Ma Mulder non l'avrebbe fatto. No, no non
l'avrebbe fatto. La scosse ancora più forte. " Vuoi saperlo, vero? Rispondi!" lei annuì cercando di non mostrare paura. Se avesse parlato era sicura che la sua voce l'avrebbe tradita. In questo momento la lasciò e incominciò a passeggiare per l'appartamento in un attacco di pazzia.

"Vediamo....Pensiamo.... Che ne pensi di questo socio perfetto e divino...Odoro di bordello. Vuoi sapere perchè, Scully"Si fermò dietro la sua sedia e cominciò a sussurrarle all'orecchio." Perchè sono stato con una prostituta, Scully. E non con una prostituta qualsiasi. Era molto speciale. Era speciale perchè aveva una incredibile rassomiglianza con qualcuno che entrambi conosciamo. Puoi immaginare chi, Scully?"

Lei fece di no con la testa cercando di mantenere la calma, di contenere qualsiasi reazione davanti a quello che stava cercando di dirle. Si girò e si mise di fronte a lei, sedendosi davanti al tavolino da caffè. Si mise le meni sulle ginocchia e si abbassò come per conversare.

"No...Bene. Te lo dirò allora. Eri tu. Era la tua dolcezza. Sembrava uguale a te. Eccetto per il fatto che aveva solo diciotto anni". Scully sospirò profondamente come per trattenersi." Si, ti ho visto sempre più giovane dell'età che hai,Scully. Vuoi sapere che cosa ho fatto allora? Probabilmente non vuoi saperlo a questo punto ma te lo dirò lo stesso. Ci ho fatto l'amore. Ci ho fatto l'amore chiamandola con il tuo nome. Ho finto che eri tu. L'ho chiamata Scully e le ho detto che l'amavo e l'ho fatta impazzire e poi l'ho pagata. E sai una cosa, Scully? Anche questa piccola ragazza ha potuto vedere quello che sono. Perchè diavolo tu non puoi?"

Chiuse gli occhi per un lungo momento e poi si alzò dirigendosi verso il divano. Ma alla parte apposta, lontano da lei. Affondò nei cuscini e mise la testa tra le mani. Lei sentì che si paralizzava. Stordita per ciò che lui le aveva raccontato, troppo stordita per rispondergli qualcosa. La sua prima reazione istintiva fu infuriarsi. Come aveva potuto fare una cosa simile? Come poteva essere che fosse così irresponsabile? Come poteva aver detto "Ti amo, Scully" ad un'altra senza averlo detto prima a lei? Poi in un momento di chiarezza accecante si rese conto di ciò che accadeva. Dal suo strano modo di affrontare le cose, le stava dicendo che l'amava. E l'amava tanto che era spaventato.

Lei si bloccò con le gambe tremanti e si fermò davanti a lui."Mulder?" ma non attenne risposta. Stava in silenzio con il volto nascosto. Si inginocchiò tra le sue gambe e teneramente gli tolse le mani dal viso. Aveva gli occhi chiusi.
 
"Guardami, Mulder" I suoi occhi si aprirono ma non voleva affrontarla. Guardava fisso lo schermo del televisore dietro di lei.

"Perchè sei ancora qui?" La sua voce sembrava tranquilla ora. E con poco emozione.

"Perchè ti amo troppo" Mulder fece una smorfia, batté le palpebre, chiudendo gli occhi un'altra volta.

Sembrava che avesse ascoltato la peggiore notizia della sua vita.

"Ti sorprende per caso? Sei così preoccupato a condannarti per quello che hai fatto per sentirlo? O credi che non te l'avrei detto mai? Bene, in questo caso è la verità. Ti amo e so perchè l'hai fatto L'hai fatto perchè sei spaventato e ti senti solo e frustrato e lo capisco perchè a me succede la stessa cosa. E ora lo stai usando come scusa. Per me e per te stesso. Lo usi come una prova per cui non puoi essere amato.Che non mi meriti. In questo modo puoi eliminare dalla tua vita e rimanere solo dove ti senti al sicuro. Ma io non te la do vinta."

I suoi occhi si aprirono e Scully vide come le lacrime gli rotolavano per il viso. Scuoteva il capo per il rimorso.

"Perchè non te ne vai?" Mulder ora la stava pregando.

"Non ti rendi conto che ho il tuo numero G-man e che non puoi disfarti di me così facilmente? Pensi che puoi nasconderti dietro questo muro d'insicurezza? Credi che me n'andrò così facilmente senza aver avuto un'opportunità?" Qualcosa nell'assurdità della situazione le dette il coraggio che non aveva mai avuto. Gli si avvicinò ancora prendendogli le mani e dolcemente posò le labbra sulla sua bocca. Era completamente rigido e ancora contro di lei. Era come baciare una bambola. Non c'era risposta. I
suoi occhi rimasero aperti a guardarlo. Cominciò a muovere la bocca con insistenza, cercando di separare le labbra strette.

"Scully basta" sussurrò contro la sua bocca." Per favore, fermati" Lei approfittò dell'opportunità per far scivolare la lingua dentro la bocca di Mulder e poi la tirò fuori per inumidirgli le labbra. Il suo respiro incominciò a farsi agitato anche se non la stesse baciando ancora.
 
"Tu non vuoi questo, Scully. Non veramente, te ne pentirai" Affannava e sembrava sempre più disperato. Le sue parole le dettero fastidio. Era già sufficientemente adulta. E sapeva esattamente quello che voleva. Smise di baciarlo il tempo necessario per dirgli" Non devi proteggermi da questo, Mulder. Ne ho bisogno. Siamo felici una volta per tutte e lasciati andare."

****************

La tensione era abbastanza per spezzarlo. Aveva il corpo perfettamente rigido ma dentro sentiva che le sue ossa stavano tremando. Lei lo stava baciando...Le aveva raccontato il suo segreto più depravato, il peggiore dei segreti e stava ancora lì, baciandolo. Forse era in stato di shock per ciò che le aveva raccontato. Non poteva essere una risposta reale e vera. Incominciò a carezzargli le gambe e cercò la sua bocca di nuovo. Il suo odore dolce era dappertutto e tutti i suoi sensi gli dolevano poichè non aveva desiderato altra cosa che stare con lei. " Non farle del male" si ripeteva come una litania nella testa.
Il suo piccolo corpo si muoveva su di lui. Era così vicina, così vicina da toccarlo. Le sue mani.Dio..."Non farle del male, non farle del male".I denti di lei gli afferrarono il labbro inferiore e lo succhiarono. " Non ferirla, non ferirla...non ferirla" ripeteva dentro di sé. Le mani di Scully si mossero dalle sue cosce allo stomaco, introducendosi sotto la camicia. Aveva la bocca completamente aperta e copriva quella di Mulder. La sua lingua stava cercando d'entrare attraverso le labbra di lui che si lasciò scappare un suono selvaggio, primitivo, e finalmente, incapace di resistere, di negarsi a lei, la prese per le spalle e le introdusse la lingua profondamente in bocca.
Prima che si rendesse conto di quello che stava accadendo l'aveva stesa sul pavimento con un gemito animalesco e stava agitandosi su di lei. Tutto l'amore, tutta la frustrazione, tutta la passione e la furia che aveva contenuto dentro di lui per tanto tempo, cominciarono ad affiorare come un'esplosione assordante. Si sentiva drogato, malato, completamente senza controllo. Ed era meraviglioso.
Prese le mani di scully e gliele portò sulla testa mentre la baciava e le mordeva il collo. Lei aveva aperto le gambe ed era pronta a riceverlo e muoveva i fianchi spingendo verso di lui. Stava impazzendo. Era tutto una grande allucinazione o un sogno e presto si sarebbe svegliato solo e muovendosi sul tappeto. Il suo tappeto non aveva mai odorato così bene. E non l'aveva mai sentito gemere. Il suono attraversava la distanza, le orecchie e arrivava esattamente fino ai suoi genitali.Si liberò delle sue mani e incominciò a sbottonarle la blusa. Aveva bisogno di molto di più di lei. Più pelle. Più da poter divorare. Molto di più da esplorare. Prese la blusa e la ruppe per l'urgenza delle sue mani supplicanti. Si attaccò al suo collo con la bocca mentre lei diceva qualcosa che non riusciva a sentire.
Tutto quello che poteva sentire era il suo gemere come il suono del mare. Si mosse contro di lui e la frizione con i suoi genitali fu sufficiente per farlo impazzire. Era sul punto di venire se non cercava di trattenersi. Improvvisamente si senti diverso.Un poco di resistenza. Le delicate mani stavano sul suo petto. Ma non lo stavano attraendo ma rifiutandolo leggermente. Avvertendo che qualcosa stava accadendo, si spostò di lato rapidamente e scivolò per poi sedersi lontano da lei. Lei si tirò su e scosse i vestiti. Era così bella. Agitata, spettinata, arrossata con la blusa strappata. Non poteva nemmeno guardarla. Aveva rovinato tutto.
Un'altra volta. Lei aveva cercato di dargli solo un bacio innocente e lui le era saltato addosso come un animale. E la casa peggiore e che era ancora eccitato. Non poteva smettere di ansimare e il suo maledetto pene non si abbassava. Quando avrebbe smesso di essere così stupido? Poi lei fece una cosa molto strana. Scoppiò a ridere. Così stupidamente...Stava ridendo di lui? Dio...poteva sopportare la sua rabbia perchè se l'aspettava ma...che ridesse di lui...No avrebbe potuto vivere con quest'idea.

"Sei un poco impaziente, Mulder?" la sua voce era animata e piena d'allegria. A che si riferiva tutto questo?

"Dio, Scully mi dispiace" mormorò a testa bassa. Le si avvicinò e tese una mano. Lui la guardò in viso e non vide nessuna traccia d'arrabbiatura o di presa in giro. Solo desiderio.

"Non farlo. Per favore. Mi piace. Vieni qui" Le guardò le mani e un'altra volta gli occhi. Lei lo desiderava ancora. Dopo tutto questo lo desiderava ancora. A lei stava piacendo. Prese la piccola mano e si alzò, vagamente vergognoso di ciò che mostrava il suo corpo. Questi maledetti pantaloni che non nascondevano niente. Lei cominciò a camminare conducendolo fuori dal
salotto.
 
"Dove andiamo?" Non aveva una camera da letto. Non c'erano molti posti dove andare nel suo appartamento.

"Andiamo, così ti lavi un poco. Non mi piace molto il tuo nuovo profumo, Mulder"

Lo portò fino al bagno. La doccia. Dio... Ingoiò la saliva profondamente e le domandò con un tono di voce che sperava avesse qualcosa di sexy." Mi laverai la schiena?" la voce gli uscì bene finchè non disse schiena. A questo punto la sua voce lo tradì e gli venne fuori una voce rotta, come un stridio, come quella di un adolescente.
Lei sembrò non notarlo. Si girò verso di lui e gli sorrise con quel piccolo sorriso che lo faceva diventare pazzo e gli stringeva lo stomaco. E l'attirò a lei.Dio...il suo bagno sembrava un porcile. Lo preoccupava il fatto che lei potesse disgustarsi ma nemmeno sembrò notarlo.
Lo portò nella doccia e poi mosse il suo viso e lo guardò fissò.

" Mi piace quando mi guardi in questo modo".Dio...Non poteva immaginare come la stava guardando. Ma voleva saperlo. Vedersi attraverso i suoi occhi.

"Cosa significa questo, Scully?"

"Il modo in cui mi stavi guardando nell'ufficio ieri, il modo in cui mi guardavi in Florida quella notte quando si stava spegnendo il mio povero fuoco, il modo in cui mi stai guardando proprio ora. Mi fai sentire bella, Mulder, e desiderata. Riesco a farlo io con te?"
 
Non ci aveva mai pensato prima finchè non lo riconobbe, sì....era vero...a volte lei lo faceva sentire così. Ed ogni tanto, questo sentimento era sufficiente per calmare i suoi dubbi e insicurezze anche se solo per un istante. E questi momenti erano i migliori della sua vita.
 
" Sì...lo stai facendo ora."

Lei sorrise e incominciò a sbottonargli la camicia. "Dio, voglio farlo, Mulder. Voglio farti sentire bene come tu lo fai con me."

La sua voce era come seta. Dolce e affannata. Non ricordava di essere stato così eccitato in vita sua. " Voglio che tu ti veda come io ti vedo. Voglio che tu veda l'uomo bello e brillante e appassionato che io vedo tutti i giorni." Era così come lo vedeva?

" Scully...Stai facendo questo per farmi stare bene?"

"Sto facendo questo perchè entrambi possiamo sentici meglio" gli tolse la camicia e rimase con il petto nudo. Poi buttò la camicia sul mucchio di indumenti sporchi. Mulder desiderava che lei non si accorgesse che aveva la pelle d'oca. Aveva la peluria del corpo completamente rizzata. Quando le sue piccole mani cominciarono a sbottonare la cintura dei pantaloni, sentì che si scioglieva di piacere. Poi avvertì le sue piccole dita che scivolavano verso il basso e incominciavano a accarezzarlo tra le gambe e non potè evitare un gemito. Cominciò a tremare. Le sue mani incominciarono a tremare in tal modo che non poteva fermarle.

Lei lo guardò. "Non lo fare, Mulder. Non trattenerti. Voglio sentire come mi desideri. Voglio che tu mi dia tutto quello che hai" Gli abbassò i pantaloni e poi i boxers per poter liberare tutta la sua erezione. Una volta fatto, si fece indietro per osservarlo. E poi rise, incominciò a ridere come aveva fatto prima. E lui si allarmò, nello stesso modo di prima. Era il suo corpo? Per caso stava ridendo del suo corpo?
 
"Fox con solo i calzini" Lei smise di ridere per un momento. Lui guardò in basso. Era vero. Aveva ancora i calzini E niente più. E anche lui rise perchè gli sembrò divertente. Se li tolse e li gettò sulla pila di panni sporchi e poi si avvicinò a lei come per minacciarla.

"Me la pagherai..."

Lei rise timidamente" Lo spero". La prese per le spalle e la guardò. Stava ancora ridendo, un poco. Sembrava stordita, ubriaca. Era così veramente impaziente come lui? Sembrava di sì.
 
"Sei bella quando ridi, Scully. A volte fantastico su di te quando ti vedo ridere"

Guardò i suoi occhi e vide che le scendevano lacrime sulle guance.

"Mulder, toglimi i vestiti". Lei riprese il suo tono grave. Lui cominciò a sbottonarle la blusa. Le sue mani tremavano evidentemente e si ricordava ogni momento che doveva andare piano. Per assaporare ogni momento. Uno, due, tre bottoni...e li sbottonò facilmente. Senza tirare, senza rompere. Le tolse la blusa e lei rimase ferma davanti a lui con i jeans consumati e il solo reggiseno.
Come era successi questo? Come era finito così?Con una simile visione davanti a lui? Con Dana Scully mezza nuda nel suo bagno con il vapore della doccia che lo riempiva completamente.
Non lo sapeva, non poteva capirlo e nemmeno gli importava. Era sul punto di arrivare in paradiso.

"Davanti o dietro" domandò ansioso. Lei sollevò il sopracciglio e lo guardò con un sorriso assassino.

"A cosa ti riferisci, Mulder? Davanti!" Rise gli indicò la fenditura dei seni. E stava già per arrivare ai suoi seni. Fece scivolare il dito tremante sulla morbida superficie del reggiseno e poi per la stoffa che copriva i seni fino immergersi giusto al centro. Trovò il fermaglio e lo aprì facilmente con un movimento veloce. Rimase stupito, attonito. Non aveva visto mai nella sua vita niente che lo ispirasse tanto. Era così preso che tutto ciò che riuscì a fare fu rimanere a guardarla fissamente. Studiò ogni sua curva con cautela quasi con cura, con gli occhi fissi sui seni rotondi di Scully. Notò un piccola voglia sotto una curva di quello sinistro e per qualche strana ragione si commosse. Cadde in ginocchio e nascose la testa tra suoi seni.
L'avvolse le braccia intorno alla vita e posò le labbra sul piccolo segno.
Lentamente cominciò a coprirle il petto con baci lenti mentre lei gemeva e si avvicinava sempre di più. Incominciò a muovere la lingua sul capezzolo indurito.

" Oh...Dio...Mulder" Realmente aveva detto questo? Quante volte aveva fantasticato di sentirla dire queste parole. Ma ora voleva sentirle un'altra volta. Continuamente.

Fece scivolare le mani per afferrare interamente il suo sedere tondo e perfetto e non poteva credere che lo stava toccando, che la stesse abbracciando così forte. Dio...faceva tanto caldo lì dentro.Il vapore della doccia aperta e il corpo di Scully che si girava sotto l'acqua calda stavano cospirando perchè il suo corpo scoppiasse per il calore. Muoveva le mani sui jeans e cominciò c sbottonarlo per poterglielo togliere.. Ancora bottoni. Perchè doveva avere tanti bottoni? Insistette un poco frustrato finchè finalmente glieli potè togliere, tirare. Li fece scivolare lentamente e subito, ebbe l'opportunità di ammirare le sue belle gambe da vicino, così vicino. Belle, forti, coperte di lentiggini. Tanta bella pelle della sua Scully, ovunque, incredibile, sorprendente. Poi alzò lo sguardo e vide la biancheria così vicino al suo viso che credette di morire.
Lei lo desiderava. Poteva odorare la sua eccitazione, poteva vedere come si bagnava la sua roba intima. Stava così bagnata. Tutto a causa sua, per ciò che lui le provocava. E aveva bisogno di essere più vicino , molto più vicino. Eccitato, ardente fino quasi alla pazzia ruppe con uno strappo le sue mutandine dimentico di qualsiasi cortesia. Poteva ancora sentire il rumore familiare della stoffa che si lacerava ma non dette importanza alla cosa. Ora era completamente nuda. Ferma davanti a lui. Nel bagno.

***********

Scully non era drogata. Aveva provato la droga solo quando andava a scuola. Come se fosse una bibita, qualche volta poi mai più. Eroina, estasi, poi aveva evitato di avvicinarsi. Conosceva i pericoli di consumarla allora l'aveva fatto solo per curiosità. Ma ora non aveva niente da spartire con nessuna droga. Era così persa, così fuor di sè in questa sensazione che sentiva che stava perdendo ogni freno. Ferma lì con le mani e la bocca di Mulder che percorrevano il suo corpo nudo, e vederlo in ginocchio davanti a lei con il suo pene immenso e grandioso che cercava di introdursi tra le sue gambe, e il viso pieno di estasi e lussuria...Scully sentì il sapore della prima volta che si era drogata in vita sua.
Ma aveva ancora l'odore di quella ragazza e aveva bisogno di toglierselo. E ora stavano lì, e poichè sapeva che presto sarebbero rimasti senza acqua calda, lo spinse dolcemente sotto la doccia. Era un piccolo recinto, solo per una persona ma era perfetto per l'occasione. Aveva necessita di stare vicino a lui, sentire la sua erezione, il suo corpo caldo premere contro di lei. Prese il sapone e cominciò a passarlo per tutto il suo corpo. E gli chiese di voltarsi.

"E ora che succede?"

"T'insaponerò la schiena, stupido". Ingoiò la saliva e fece come lei gli indicava. Si fermò di fronte al getto dell'acqua, in mezzo, senza scappatoie, tra il corpo di lei e le piastrelle.

Aveva una bella schiena. Aveva un debole per la schiena di lui. Inoltre la sua era estremamente sensibile. Questo era uno dei suoi segreti più intimi. Se lui avesse saputo come si eccitava ogni volta che le metteva la mani sulla schiena, lo avrebbe fatto ogni momento. La schiena di Mulder era morbida e forte e muscolosa.Fece scivolare le dita accarezzando dolcemente le sue spalle. Mulder sospirò allegro e felice e si arrese alle sue carezze. Lentamente incominciò a scendere verso il basso, accarezzando i muscoli con le dita, cercando di dissipare la tensione e la fatica.
Finchè arrivò al sedere. Dio...che bel sedere. C'erano stati giorni in cui aveva dovuto contenersi per non toccarlo, così affascinante, così attraente. E ora, ora poteva. Ora poteva insaponarlo tutto e fece al suo inguine lo stesso trattamento della schiena. Era bello poterlo toccare così, averlo tra le sue mani strette, toccando la sua pelle bagnata.

"Mmmmmm...Scully. Mi sento molto bene.". Ispirata e desiderosa di molto di più, allungò le braccia e prese fra le mani il pene in tutta la sua durezza. Mulder rimase senza fiato e si mosse involontariamente tra i suoi palmi. "E ora come ti senti?" con una mano insaponava i testicoli e con l'altra lentamente accarezzava l'erezione che palpitava tra le sue dita.

"Dio...Scully...Mio Dio..." Lei sorrideva, incantata per l'eccitazione che gli provocava e eccitata a sua volta per la sua reazione. E l'erezione cresceva sempre più. Aveva acquistato una grandezza incredibile. Accelerò i suoi movimenti per vedere come sarebbe diventato grande prima di esplodere. Lui si lasciò scappare un suono roco e le afferrò i polsi. Allora Scully finalmente si rese conto di ciò che stava accadendo poichè in un veloce e selvaggio movimento l'aveva avvolta al suo corpo e la teneva contro il muro, imprigionando il suo rotondo sedere tra le mani e con il viso allo stesso livello di quello di Mulder.
La bocca di lui cadde sulle sue labbra per la prima volta dacchè erano stati nel salotto. Il suoi baci erano selvaggi, senza controllo. Era felice. Le loro lingue s'incrociavano come serpenti furiosi e lei gli avvolse le gambe intorno alla vita fino a mettersi sulla durezza insaponata di Mulder. Era bello...leccarsi, baciarsi mordersi ovunque. Si agitava e spingeva dentro di lei e la faceva gridare. Ed era la cosa più bella che poteva accadere loro.

"Ti piace?" Mormorò senza respiro nel suo orecchio. E lo fece un'altra volta. Lei gli piantò le unghie nelle spalle e gemette dandogli un sì come risposta. Era così prossima a venire. Così vicina. Lui faceva scivolare la sua lingua su e giù sulla sensibile zona delle orecchie, del collo e strofinava e si sfregava contro di lei sempre più velocemente. Tutto il corpo di Scully stava tremando, si stava scuotendo. La pressione dentro di lei stava arrivando al suo punto massimo tanto da tirare una ciocca dei capelli di lui con disperazione. Mulder sollevò la testa che le aveva appoggiato sul collo e la guardò negli occhi. E questo ottenne l'effetto desiderato poichè voleva che la vedesse, che la guardasse mentre veniva. Lui era in estasi. Lei non l'aveva mai visto guardarla come ora la stava guardando ora, affascinato, con tanta intensità. La sua passione, il suo desiderio, tutto l'apparteneva. Tutto era dedicata a lei. Per caso era sempre stato così? Forse si ma in quel momento tutto assumeva una magia speciale, questa era una cosa unica. Era impazzire. E fu sufficiente per lanciarla in quello stato di pazzia finale, e dimenticarsi di tutto.

"Si...si...Mulder...sì" Aveva le convulsioni, mentre si muoveva furiosamente con il suo pene dentro di lei. I suoi occhi erano chiusi e buttò la testa indietro contro il muro. In qualche parte della sua mente il dolore che aveva sentito aveva lasciato la sua impronta ma già era stato superato completamente dal piacere che sentiva in ogni parte del corpo. Lui l'accarezzava e le dava baci dolci e lenti sul viso e quando aprì gli occhi si rese conto che vedeva appannato. E poi lì stava lui. Chiaro e sorridente come un gatto, con il capelli bagnati e scompigliati, con l'acqua che scorreva per suo bel viso.

"E' stato incredibile, Scully.Voglio farti venire per il resto dei miei giorni"
 
Lei rise "Che te ne sembra se incominciamo per il resto di questo giorno, tigre?"

"Va bene".

Scully si allungò e mise il suo sesso con le mani vicino all'entrata.
 
"Ti voglio dentro di me, Mulder"

Improvvisamente il suo viso si riempì di paura e incertezza, un'altra volta." Veramente?"

"Veramente, Mulder" Lei assentì entusiasticamente con euforia. " Veramente lo voglio. Prendimi di nuovo, Mulder".

Mulder prese aria e lentamente con una carezza lenta e tenera, s'introdusse dentro di lei. Entrò solo la metà e lei non potè evitare un gemito di dolore. Gli occhi di lui si aprirono sorpresi e smise di muoversi completamente.

"Dio...ti sto facendo male" Sembrava terrorizzato. Era vero che le faceva male un poco ma non era nemmeno tanto date le circostanze.

Lei scosse il capo." Mulder, non importa....veramente"
 
" Sì, ha importanza, certamente che ha importanza. Come puoi dire che non importa? Mi dispiace....sono un poco....troppo grande. Mi dispiace."

"Dio...Mulder" Doveva essere l'unico uomo del mondo che chiedeva scusa per   avere un pene troppo grande. Quest'uomo cercava sempre di trasformare in difetto tutte le sue virtù.
Non sapeva se piangere o ridere.

"Ti amo, Mulder. Tutto di te" E guardò specificatamente là giù. " fa male solo un poco perchè non ho fatto sesso per molto tempo. E quello che qualche volta ho fatto non è stato impressionante come quello di ora." Mulder sorrise leggermente." Va tutto bene, Mulder. Mi piace. E se continui a farlo così smetterà di fare male e mi sentirò meglio."

"Allora vuoi che continui?"

Lei sorrise." Per favore ti andrebbe di continuare?"

Mulder assentì nervoso e si introdusse più profondamente. Poi sempre più profondamente. Finalmente stette ben dentro di lei, fino alla fine. Lei si sentì piena, completa, come se le fosse mancato un pezzo di un rompicapo. Lui sembrava stare ovunque. Come se potesse arrivare dappertutto dentro di lei.
Lentamente, lentamente cominciò a spingere di più dentro. Gemeva e passava le labbra per la bocca di lei. La sua lingua, sorprendentemente lunga si muoveva dentro e fuori seguendo il ritmo del resto del corpo.Questo movimento lento era bello però dopo alcuni momenti lei era completamente adeguata a lui, finalmente abituata. E aveva bisogno di sentire di più, molto di più poichè era così dolce e affettuoso e gentile che non poteva sentirlo tanto. Improvvisamente tutto il suo corpo stava tremando per lo sforzo di mantenere il ritmo. E anche se lo stava facendo per lei, e si stava frenando per non farle del male, lei lo voleva più forte, più duro, più rude.

"Più forte, Mulder" le chiese senza fiato. La guardò per vedere un segno che lei non fosse sincera.

"Non mi romperò, Mulder, per favore, per favore, fa l'amore nel modo in cui realmente vuoi farlo"

"Scully...io..." Lei strinse le pareti vaginali per trattenerlo dentro. " Scully...non...non voglio farti del male"

" Non mi stai facendo male. Dammelo Mulder....Prendimi, per favore"

Mulder gridò apparentemente senza controllo e cominciò a scuoterla contro la porta. Primo fece una ritirata lenta, quasi completa e poi una feroce spinta. Ritirata e avanzata. Le loro lingue si allacciavano nell'aria e ballavano lussuriose. Si sentiva oscenamente bene, nessuno l'aveva baciata così, con nessuno aveva fatto l'amore così. Come poteva venire in mente a Mulder che non voleva passare per tutto questo?Chi diavolo non voleva questo? Era impossibile.

**********
Doveva stare in cielo. Caldo, bagnato, in cielo. Nel suo posto. Voleva chiederle se le era piaciuto, se le era sembrato bello, così bello come a lui. Ma tutto stava al di là delle parole. Completamente perduto nella sensazione che la stava consumando, essendo allo stesso tempo consumato da lei...
Inoltre, al solo guardarla, con la testa all'indietro, la bocca aperta e gli occhi chiusi in estasi era sufficiente per avere una risposta.Lei era incredibile. Selvaggia, fresca e libera. Piena di passione, molto meglio che nei suoi sogni terribili e umidi. E tutto per lui. Era venuta. E lui l'aveva fatta venire. E era ancora perplesso, stava tremando.Lei era stata favolosa.
Qualcosa dentro di lui era cambiato. Qualcosa a sentirla chiedere che si lasciasse andare aveva provocato una scintilla, una piccola luce che si era accesa nel suo cervello. Quando lei lo stava implorando che la possedesse, e che facesse l'amore come lui voleva, si era reso conto di qualcosa di stupefacente. Si era trattenuto solo per non farle del male. Ma aveva ottenuto l'effetto contrario. La sua rinuncia a lasciarsi andare era in verità quello che la stava danneggiando. Lei lo voleva, lo desiderava. E non una versione idealizzata di lui ma lui stesso. Non qualcuno che aveva immaginato. Lui come era. Aveva visto il peggio di lui e anche così l'aveva scelto E stava accanto a lui. Dopo tutto lei l'aveva desiderato in passato...perchè negarle ora quello che lei continuava a volere tanto? Si era arreso e aveva perso il controllo. Era tutto ciò che poteva offrire. E era la cosa più difficile che gli aveva chiesto. Ma ora si rendeva conto che c'erano molti vantaggi, vantaggi egoistici.
Mai si era sentito così disinibito nel fare l'amore. Molte delle sue esperienze sessuali precedenti erano durate solo una notte. Mai si era potuto sciogliere, sentirsi così con un'estranea. Mai aveva avuto un tale grado di comodità per poterlo fare. Le poche volte che aveva cercato di mischiare il sesso con i sentimenti erano risultate esperienze terribili per cui aveva imparato a separare le cose anche con le persone che amava. Ma questo era diverso. Mai si era sentito così completo e mai era venuto così completamente. Non se lo immaginava. Non voleva pensare. Tutto quello che aveva dovuto fare e lasciarsi andare al piacere e dividerlo con lei E i sentimenti. Più forti e più intensi che mai. I sentimenti che dividevano. Era una sensazione completamente nuova. Era qualcosa di molto meglio di ciò che qualche volta aveva sperimentato.
Un dolore improvviso. Le unghie di Scully nelle spalle. La sua voce nell'orecchio.

"Più veloce, Mulder. Dio, più veloce"

Affrettò i suoi movimenti, spingendo dentro di lei furiosamente, aumentando il piacere. Stava tremando, venendo meno, sull'orlo. Se lei non veniva presto, avrebbe avuto problemi. Non poteva aspettare più.

"Oh...Dio...Mulder. Mulder!" Le sue unghie si conficcarono ancora di più nella carne quasi al punto da fargli uscire il sangue. Le sue gambe lo cercarono, attraendolo più vicino, più dentro. Era troppo. Stava morendo. O sognando. Forse era già morto.

" Vieni, Mulder. Fallo per me. Fammi venire"

Dio...non ancora. Non ancora. Ancora non gliel'aveva detto. Non lo sapeva ancora. Non veramente. Doveva trovare le parole. Prima che fosse troppo tardi.

"Scully...ti amo. Ti amo. Ti amo...Scully" venne in una tale maniera che fu quasi doloroso, sbattendola contro il muro, battendo contro il suo corpo. E gridò. Il suono rimbalzò contro i muri e in qualche parte del suo cervello riuscì a registrare qualcosa. Ma non ci poteva credere. Sicuramente i vicini avrebbero pensato che lo stavano uccidendo.
Finalmente le sue gambe cedettero e si accasciò, ancora dentro di lei, sulle ginocchia sul pavimento della doccia. Lei gli si sedette in grembo, avvolgendolo. Gli accarezzò i capelli e gli baciò il viso e gli asciugò le lacrime che lo stesso Mulder non sapeva che aveva sparso.
Si abbracciarono per un lungo momento e poteva sentire il suo corpo che la conteneva. E si sentiva così tiepida, così sicura, così in salvo. Lui capì per la prima volta in vita sua quello che Freud sosteneva con la teoria che gli uomini cercano nella donna il desiderio primitivo di tornare nel grembo materno. Non aveva nessun ricordo che in tutta la sua vita avesse vissuto un'esperienza simile.In tutta la sua vita, seduto così, sul pavimento nel corpo di Scully ma in qualche modo in relazione con uno stato fetale. E tremendamente caldo.
Improvvisamente si raffreddò. E ebbe freddo, molto freddo, diavolo. Scully si piegò in un modo adorabile e si liberò del suo corpo e si alzò uscendo dall'acqua. Erano stati fortunati che l'acqua calda era durata tanto. Ma lo rese triste doverne uscire fuori. Doveva abbandonare la doccia ed era come sentire la vita di nuovo fuori del suo ambito. Riluttante si alzò e Scully si girò per guardarlo." E' stato troppo". Lei sorrise e era ovvio che non aveva paura della vita dopo l'acqua e questo luogo ideale.
"Hai asciugamani in questo posto?" Asciugamani. Era una buona idea. Perchè non ci aveva pensato prima? Perchè non si muoveva per prenderli?Perchè si era rimasto lì fermo a guardare il suo corpo nudo tremando come uno stupido?

"Mulder?"

"Va bene....Asciugamani. mi dispiace. Devono stare da qualche parte...credo".

Andò fino in camera da letto, fino all'armadio e tirò fuori un piccolo asciugamano per lui e uno molto grande per lei. Andò incontro a Scully e l'avvolse. Lei rise

" Questa potrebbe essere una coperta, Mulder" Lui sorrise e si avvolse il suo asciugamano intorno alla vita.
 
"Sembra come se avessi freddo".

Cominciò ad uscire dalla doccia e Mulder la prese per le spalle.

" Che succede?"

" Non so....Solo... rimani un altro poco, non andartene ancora"

E così che l'avevano fatto. E sì, alla fine l'aveva fatto. Finalmente lo avevano fatto. E lei era ancora viva, stava con lui. Non erano intervenute forze misteriose e niente l'aveva separato da lei. Il mondo non si era fermato sul suo asse. Niente di ciò che aveva immaginato quando lo sognava era successo. E ora dove sarebbero andati? Che significato aveva tutto questo?L'avrebbe messo da parte e avrebbe fatto come se niente fosse accaduto? Lei si fermò in punta di piedi e lo baciò.
"Mulder, non possiamo stare qui per sempre. Dobbiamo andare a lavorare. Si è già fatto tardi"

Lavorare? Lavorare? Doveva andare a lavorare. Si era dimenticato che esisteva il lavoro.

"Vuoi andare a lavorare?" Suonò come un lamento.Il suo tono di voce risultò irritante anche per lui. Suonò come un bambino petulante e scostumato che chiedeva alla madre perchè doveva andare a scuola.

"No, Mulder. Quello che in realtà voglio fare e rimanere qui con te e fare l'amore fino a morire ma dobbiamo aspettare fino a stanotte."

Questa notte. Sarebbe esistita una" questa notte", grazie a Dio ci sarebbe stato un poi. Aveva fatto l'amore con lei e non se ne era andata via. Voleva di più. Lei era la sua amante. Avrebbe passato la notte con la sua amante Dana Scully. Era vero che tutto risultasse così semplice?
Ma era così, così semplice. Il modo in cui erano stati insieme, il modo in cui si erano "connessi"...e le cose tra loro non erano cambiate. Solo stavano meglio.Molto meglio. Meglio di quanto erano state in tutta la sua vita.Il solo ricordo di dove era stato qualche ora prima lo faceva tremare e gli si stringeva il cuore. Come aveva potuto cercare una sostituta così a buon mercato? Come poteva essere stato così stupido? Veramente era stato stupido. Aver fatto qualcosa di così potenzialmente dannoso per la relazione con Scully, doveva essere stato completamente pazzo.
E cosa sarebbe successo se ora in avanti avesse rifatto qualcosa per farle del male? Scully sembrò che avesse letto l'espressione di terrore nella sua mente.

"Mulder, so che hai paura. E anch'io ne ho. Tutti e due abbiamo molta paura di volere troppo, di perdere le persone che amiamo. Ma mi rifiuto di permettere che la paura governi la mia vita. Sono pronta per questo. Sono stanca di aver paura della morte e delle perdite perchè m'impedisce di vivere. Voglio vivere, Mulder. Voglio amare e voglio essere amata. E voglio che tu sia parte di questo.

"Ma...perchè, Scully?Non hai paura che ti faccia del male? Ora che sai tutto?...il modo in cui..."

"Mulder hai fatto una cosa terribilmente stupida. Tutti e due possiamo riconoscerlo." A volte Scully aveva un dono per sottovalutarsi." E se qualche volta fai qualcosa di così idiota, così distruttivo, qualcosa che mi faccia infuriare come quello che hai fatto, ti prenderò a calci nel sedere. E credimi, lo farò."

Lui le credette." Ma non credo che lo rifarai Mulder perchè ti proverò che anche tu meriti di essere amato ed essere felice. Non ti lascerò svignartela o andare via, scommetto la vita che non lo permetterò. Basta con immondizia e stupidità. Voglio starci quando hai bisogno di me ma ho anche necessità che tu ci sia quando ho bisogno di te. Non puoi lasciarmi un'altra volta e ho bisogno di sapere che starai sempre al mio fianco, e che lo vuoi tanto come me."

Come poteva non saperlo a questo punto della situazione? Mulder credeva che era la cosa più ovvia del mondo.

"Scully... Voglio questo più di ogni altra cosa al mondo, e credo che devi saperlo. Ma non posso prometterti che sarà perfetto. Non posso assicurarti che ora sarò tutto quello che hai bisogno che io sia"

" Tutto quello di cui ho bisogno è che tu sia onesto. Che sia te stesso. Che sia l'uomo dei cui sono innamorata. E che ti lasci amare , che ti lasci amare una volta per tutte."

**********
Mulder sembrava credere a tutto ciò che lei diceva. Quasi tutto, lei lo sapeva, poteva intuirlo. Sapeva che c'era bisogno di molto di più delle parole per convincerlo che era degno di essere amato. Sapeva che le sue azioni avrebbero parlato più di qualsiasi parola. E sapeva che allo stesso tempo, avrebbe dovuto combattere con le sue stesse paure. Sarebbe stato un duro lavoro, un arduo lavoro.
Ma la sua relazione con Mulder era sempre stata difficile. Sempre aveva richiesto molta fatica. Ma la ricompensa do poter fare l'amore con lui era sufficiente per cancellare ogni ombra di dubbio o di commozione.
Il suo amore era qualcosa di spaventoso, a allo stesso tempo bello, un poco sorprendente, qualcosa che le dava e le infondeva vita. Quei pochi momenti in cui Mulder lasciava vedere la sua passione travolgente e il suo desiderio irresistibile erano stati i più gratificanti di tutta la sua vita. Se fosse stato un altro uomo, sicuramente si sarebbe spaventata per la forza e il potere della sua lussuria. Ma era stato Mulder e sentire Mulder muoversi dentro di lei come un maniaco e gridare come se lo stessero ammazzando nel suo orecchio mentre veniva, non le aveva fatto paura ma dato molta goduria.
E consolazione e allegria. E Mulder le apparteneva, era suo e lei apparteneva a lui. E questo era veramente la cosa essenziale.
Sembrava qualcosa di strano e incongruente che due persone che erano passate attraverso tante cose terribili, per tanti incubi, e che avevano affrontato mostri ed esseri umani mostruosi, avessero tanta paura d'amarsi. Però in qualche modo aveva senso. L'amore non lo potevano controllare. Le armi, gli addestramenti del FBI, l'immunità contro la violenza e il terrore, non mancava loro e lo potevano controllare. Ma questo dipendeva solamente dai loro sentimenti, dalle loro forze. Questo faceva un poco paura. Ma l'avevano ottenuto e avrebbero continuato. E sapeva che avrebbero trovato il modo perchè tutto questo funzionasse, che tutto quest'amore avesse un senso. Loro avrebbero trovato il modo perchè funzionasse, ma insieme. Unicamente e con la certezza di stare insieme.
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