Le fanfic di X-Files

Impulsi II: Lui

Mulder POV
Autore: Irati
Pubblicata il: 24/09/2009
Tradotta da: Angelita
Rating: G, per tutti
Genere: MRS/RSM
Sommario: Mulder POV
Note sulla fanfic: Seguito di Impulsi, scritta da B.F

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Mi alzo a mezzanotte ed è la sua presenza e il mio sogno l'unica memoria che posso trattenere. Torno a coricarmi e la sua immagine cristallina mi provoca una sensazione di familiarità e dolore che si è convertita nella mia seconda pelle. La sento così dentro di notte quando non è con me. Mi fa male respirare per non averla.

Terrificante.

Mi cambio tutti i giorni. Faccio la doccia ogni mattina e ogni sera. La cosa straordinaria è che lo faccio pensando a lei. La chiamo a telefono prima di dormire. Solo per sentire la sua voce che disarma qualche mia teoria. Chiudo gli occhi mentre parla e pronuncio mantra osceni e stupidi che non può sentire. Se ho una buona giornata, fantastico anche con l'idea di dirglielo.

Che profuma di vaniglia e bagni caldi.

Che sogno che mi guardi e i suoi occhi siano drogati di passione. Che le pesino le palpebre e che ci sia uno scintillio di dolce follia nelle sue pupille generose. Che emetta piccoli gemiti primitivi mentre trema, immersa in me.

Assurdo.

Ma non glielo dico.

Al posto di questo. Faccio battute cattive con la speranza di vederla sorridere. Quando sono solo mi stendo nell'oscurità e i suoi sorrisi mi mantengono intero. Mi rimette sempre in sesto quando vado in pezzi, lo sa?

Credo che lo sappia.

In un certo modo glielo dissi. Mi mantieni onesto, mi completi, ho bisogno di te.

Non le dissi il resto.

Che l'immagino, che mi manca nelle mie docce solitarie e nei miei sogni incompleti.

A volte parlo con lei quando non c'è. E se arrivo a casa e il disordine è più grande del solito, metto in ordine le mie cose pensando a lei, e al suo piccolo sorriso enigmatico se vedesse l'appartamento pulito.

Ho comprato un letto.

Stupido?

Non ci dormo mai dentro.

Incredibile.

A volte mi stendo sul materasso. E la chiamo. Parliamo di tutto e di niente ma la sua voce riempie il letto. Il materasso è color crema. Con impossibili disegni azzurri e ocra.

Scully ha la pelle di crema fredda e i suoi occhi impossibilmente azzurri e tutto in lei , è terreno e aereo allo stesso tempo.

Il letto è suo, per questo non ci dormo.

Infantile.

Ho comprato un barattolo di gel che non uso. Lo vidi un giorno glorioso in cui ebbi l'opportunità di dare un'occhiata nel suo necessaire per alcuni secondi in una orribile stanza dell'hotel.

Andai al supermercato il giorno dopo. Profumava di vaniglia e limoni dolci. Sta nel mio bagno, insieme al resto delle cose che non uso. Come gli asciugamani più morbidi e una spugna in più che non ha una giustificazione nella mia vasca da bagno.

Ma sta lì.

Prevedibile. E assurdo.

Mi rado la mattina pensando al tocco latteo delle sue guance che sfiorano le mie. Alla sua maniera incosciente di inumidirsi le labbra mentre sospira quando è nervosa. In come mi guarda e inarca le sopracciglia quando pensa che sono pazzo. E mi guarda, dio, come mi guarda.

E immagino questa lingua che scivola sulla mia.

A volte non mi rado. Gioco con l'idea di sentire le fossette più vulnerabili del suo corpo contro lo sfregare quasi irreale delle mie guance.

Sogno.

E nei miei sogni Scully trema di piacere e dorme accoccolata accanto a me, incastrata tra il mio petto e le mie gambe, respirando i miei incubi e cullandomi in silenzio.

A volte sento l'impulso di dirglielo. O di dimostrarglielo.

Ma la testa mi da delle ragioni che il mio cuore non capisce.

******

Ieri, la guardai mentre dormiva. I vantaggi di un insonne cronico. Finivamo i rapporti nella mia stanza. Bene, quanto può essere mia una stanza che si usa per tre notti.

Tardai più di quanto pensavo a trovare un negozio di cibo cinese. Avrei comprato frutta e verdura vere, ma allora mi sarei perduto il suo rimprovero affettuoso al vedermi mangiare cibo spazzatura giorno dopo giorno

Quando arrivai nella stanza si era addormentata sul divano, china sul braccio di colore marrone, respirando leggermente, con una pila di documenti e trascrizioni di autopsie ai suoi piedi.

Avrei voluto svegliarla con una carezza piena di promesse?

Possibilmente.

Molto possibilmente.

Di fatti, è persino probabile che l'impulso di sentire come si sveglia tra le mi braccia fosse così intenso che mi venisse voglia di piangere.

Ma la cosa più sicura, è che ingoiai le lacrime con una boccata di dolore pungente.

Invidiai il suo sonno così intimo per eterni minuti, o erano ore brevissime, secondi infiniti? Non era niente, perché non era tempo, ma sonno.

Mi sedetti vicino a lei per poter respirare la sua stessa aria e si mosse accanto a me.

Sicuramente, il cuore incominciò a battere più in fretta.

Sicuramente.

Non so per quale ragione controllai gli impulsi.

Sfiorare con la punta vibrante delle lingua i contorni infantili dei sui lobi.

Accarezzare le sue labbra con la punta delle dita e sentirle muovere in un sospiro impercettibile.

Baciare le vene cristalline su un collo tentatore, che mi chiama, che mi riceve, benvenuto.

Si svegliò con un improvvisa agitazione e mi guardò, confusa, fermando il tempo con lo sguardo pesante di chi non è ancora atterrato nella coscienza.

Mi regalò questo momento.

La follia furtiva di condividere il suo svegliarsi sonnolento in uno sguardo lungo e finale.

Non so da dove ho tirato fuori il senno per resistere.

Senno?

Resistere?

O fu solo vigliaccheria?

E se ti provo e non mi basti? E se abitare in te è così intossicante come immaginarti? E se ti perdo per cedere ad un impulso?

Nella mia mente, non finisci mai di guardarmi con occhi di sogno. E non ci sono ragioni che mi fermino dal portarti con me.

E bere di te.

Scoprire se lo stesso odore che solletica le mie debolezze, se la magia che viene fuori dai tuoi occhi, prende corpo e vive mentre ti bacio.

Senti tu gli stessi impulsi?

Valgono le ragioni se tradiscono le verità?

*****

Controllare un impulso è come contenere la voglia di mangiare. I primi stimoli si sopportano quasi incoscientemente e quasi senza rendertene conto ti abitui alla sensazione di vuoto. Se continui a sopportare, il vuoto si trasforma in dolore. E se continui ancora a sopportare, tutto finisce, oltrepassi la soglia della fame acuta dietro la quale esiste la calma euforica del vincitore senza una vera vittoria.

Io lo so. Vivo con gli impulsi. Sei una fame continua, uno stimolo che non si sazia. Mi tenti.

Ma mi spavento, lo sai?

Perché arriva il momento in cui ti domandi se non sarà questo che ti definisce. Sopportare. Controllare.

Essere per smettere di essere.

Non possederci per paura di perderci.

Sentire per controllare.

Sopravvivere per vivere.

Forse non sappiamo fare altra cosa, forse la nostra magia può esistere solo in questo preludio al quale ci obblighiamo. In questo non-fare che ci fa impazzire. Finchè un giorno, un giorno la follia sarà tanta che non mi lascerà ricordare niente. Che non mi lascerà ricordare nemmeno perché siamo proibiti tu ed io.

E se questo giorno sarà troppo tardi? E se ho controllato questa fame troppe volte e non si può tornare indietro?

Forse siamo stati pensati solo per aspettare. Forse se mi hai non mi vuoi. Sei così abituata alle mie ritirate.

Te lo domando a volte in silenzio. Fino a quando controllare gli impulsi? Per quale motivo trattenere la voglia?

Me ne viene in mente solo uno. Ma è così tuo.

Che la testa ha ragioni che il cuore non capisce.

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