Le fanfic di X-Files

Una serie di catastrofiche sfortune, di Dana Scully

Scully riflette
Autore: Rain
Pubblicata il: 25/09/2009
Tradotta da: Angelita
Rating: G, per tutti
Genere:
Sommario: Scully riflette
Note sulla fanfic: Terza mini fanfic su richiesta.

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Mi chiamo Dana Scully e credo nella sfortuna.
Il mio compagno, Fox Mulder, che crede in tutto (ma veramente in tutto), salvo nel senso comune e la sua utilità nell’ora di trarre conclusioni, si sorprenderebbe al sentirmi dire questa cosa. Lui ritiene che io non creda in niente che non abbia prove della sua veridicità.
Ma il fatto è che io ho prove, sono le prove, l’esperienza, i fatti, quello che mi porta ad affermare che credo nella sfortuna.
perchéSolo l’esistenza di una forza superiore chiamata “ Sfortuna” può spiegare la serie di circostanze che si sono susseguite in questo 24, ora già 25 dicembre e che mi ha portato nella situazione in cui mi trovo.
Per iniziare, dirò che non l’ho fatto apposta. Sembra, si lo so, chiaro che lo so, sembra perfino a me ma non è così.
Non è la stessa cosa dire “ Ho voglia di restare con Mulder alla vigilia di Natale, così che mi dimenticherò che dovrei stare con mia madre e i miei fratelli” che, bene, è quello che è successo.
E’ vero che non dovevo andare a quell’interrogatorio, Mulder aveva insistito per andare solo in modo che io potessi uscire prima; è vero che sapevo che se non prenotavo il biglietto dell’aereo sarei rimasta senza.
E’ vero che in ogni momento avevo in mente che, non potendo andare, sarei rimasta con Mulder, e l’idea mi piaceva, molto. Ma questo non è la stessa cosa che farlo apposta.
In ogni modo il caso ha voluto che sono dovuta rimanere a Washington e, date le circostanze( che non avevo pianificato ma che nemmeno mi dispiacevano) l’unica cosa logica era chiamare Mulder ad invitarlo a cena. Così che l’ho fatto. Per caso avevo comprato un tacchino. No, non l’avevo fatto pensando alla cena della vigilia: non si sa mai quando avrai bisogno di un tacchino.
perchéLui ha insistito che fosse a cosa sua, ma sono riuscito a convincerlo che la mia era più comoda, più pulita, più gradevole e io sapevo cucinare meglio di lui. Credo d’aver usato altre parole, almeno spero dato quello è poi accaduto.
Malgrado creda nella sfortuna, io non sono una persona superstiziosa. Invece, quando mi sono vista nello specchio dell’ascensore di Mulder perfettamente truccata, con i capelli malamente raccolti, vestita con un abito troppo elegante sotto un cappotto troppo grande, con i piedi gelati imprigionati in carissime scarpe dal tacco infinito, con un vassoio con il tacchino mezzo arrostito in mano, una borsa appesa al braccio con l’insalata, un necessaire con tutto l’occorrente per passare la notte appeso alla spalla e la cesta di Natale nell’altra mano, la verità è che mi è passato per la testa che quella era la maledizione per essere stata una cattiva figlia ed una cattiva sorella.
perchéCome sono arrivata alla suddetta situazione è difficile da spiegare e ha molto a che vedere con termosifoni che scoppiano, molta acqua da tutte le parti, spine vicine, tubi che saltano quando li unisci e che tornano a saltare quando li unisci di nuovo, molti asciugamani, un forno elettrico e bigliettini che dicono 24 ore 365 giorni l’anno con numeri di telefono a cui nessuno risponde.
Mulder sì che ha risposto al telefono. Si può accusare Mulder di molte cose ma non di non stare pendente dal suo cellulare 24 ore, 365 giorni l’anno.
Naturalmente mi ha invitato ad andare a casa sua, non senza prima ridere per un poco di ciò che ha definito” La più grande lista di parolacce poco adeguate ad una persona così bene educata come me che mi aveva sentito buttar fuori da quando mi conosceva”.
Simpatico lui.
Quando sono uscita dall’ascensore gocciolando( non l’avevo detto che ero bagnata fino alle ossa? Ebbene, sì. Pioveva, molto) e mi sono diretta alla porta del 42 non ero precisamente di buon umore, né gioiosa, né con lo spirito natalizio, né niente di vagamente positivo.
Ero molto arrabbiata. Ero convinta che sarebbe stata la peggior vigilia di Natale della mia vita, che a Mulder avrebbe dato fastidio doversi fare carico di me e che ci saremmo sentiti a disagio.
Ma mi è passato. Sì, mi è passato, completamente, quando Mulder ha aperto la porta con un sorriso più amabile che ironico e mi ha invitato ad entrare.
E allora ho visto il suo piccolo, scomodo, freddo, come dirlo?, in generale poco ordinato e pulito appartamento completamente ordinato e addobbato con decine di piccole candele. Era bello, strano e bello. A quanto sembrava le aveva comprate nell’unico negozio aperto nel quartiere un’ora prima, quando gli avevo telefonato. “ Ho creduto che ti meritavi un poco di atmosfera natalizia, poiché è andato tutto male oggi” aveva detto.
perchéEd allora ho pensato che non avevano importanza i dieci asciugamani che dovevo lavare, i possibili danni al parquè, il termosifone nuovo nè il tacchino che non sarebbe stato buono, perché sarebbe stata una notte meravigliosa.
Qui dovrebbe finire la storia.
No, in realtà no. Dovrebbe continuare. Continuiamo.perché
Il tacchino non era buono e l’insalata era un poco appassita quando ci siamo messi a cenare, ma giuro che non mi sarebbe importato se avessi dovuto mangiare biscotti energetici. Niente aveva importanza, salvo lui ed io uno di fronte all’altro seduti al tavolo parlando di tutto: infanzia, regali, desideri e tutte le cose meravigliose e terribili che ci erano accadute.
Insieme ci stiamo sempre ma, questa notte, c’era qualcosa di...magia. Forse le candele o il sapere che ero rimasta con lui( non deliberatamente) o la musica, o quel momento in cui ci siamo messi a ballare.
Abbiamo incominciato perchéa parlare del fatto che era da molto tempo che non festeggiavamo qualcosa e questo ci ha portato a che era molto tempo che non bevevamo champagne e, di lì, a parlare di tutte quelle cose che ci piaceva fare e che da tempo non facevamo( bene, quasi tutte, alcune non le abbiamo nominate). E’ stato così che abbiamo finito per ballare.
Bene, a questo punto immagino che dovrei spiegare un poco perché tutti questi fatti hanno per me importanza, quello che basta per evitare che mi sentissi colpevole di non stare con la mia famiglia( anche se non l’ho fatto apposta), dimenticare il penoso stato in cui avevo lasciato la mia casa e mettermi un sorriso costante sulle labbra.
Per iniziare dirò che non è che sono innamorata di Mulder. Sembra, sì, lo so, chiaro che lo so, persino a me lo sembra ma non è la stessa cosa essere innamorata che sentire un sincero affetto e una profonda amicizia.
Bene, la verità è che lo desidero, un poco. In condizioni normali un poco, in notti come quella di oggi un poco di più.
Va bene, lo desidero, che succede? la maggior parte delle persone desiderano il propri compagni di lavoro, lo dicono le statistiche. Io lo desidero ma non è come se fossi follemente innamorata di lui.
Gli voglio bene, solamente. In notti come questa un poco di più.
Mulder ed io stiamo da un certo tempo ...sul limite. A volte ci avviciniamo ad attraversarlo, a volte molto. Qualche volta siamo stati sul punto di baciarci ed altre abbiamo fatto giochi di prestigio per non farlo. A volte diciamo cose, soprattutto lui, lui dice sempre cose…Io mi occupo del lavoro difficile, che è non lanciarmi su di lui dopo che le ha dette.
Il caso è che siamo molto uniti e siamo arrivati ormai a quel punto in cui non c’è più marcia indietro ma risulta difficile andare avanti per paura di sbagliare.
Questa notte sembrava facile.
Questa notte abbiamo ballato Moon river e What a wonderful world, e abbiamo fatto quella cosa con le braccia per bere champagne mentre ridevamo, e lui mi diceva che i capelli mossi mi stavano bene, e che gli dispiaceva molto che io non stessi con la mia famiglia ma, in fondo, era felice d’avermi accanto.
Questa notte la musica finiva e ci siamo guardati, stretti, vicini, a pochi centimetri. E non era lo champagne né le candeline né Louis Armstrong. Era che questo paio di centimetri che ci separavano erano troppi.
E, qui, giusto qui è dove dovrebbe finire la storia, giusto in quel punto in cui una donna ed un uomo che sono passati assolutamente attraverso tutto insieme hanno finito un ballo perfetto e, alla luce delle candele, in una notte magica, si guardano negli occhi e vedono le loro anime e capiscono, alla fine capiscono, che devono baciarsi perché le loro vite, come loro, sono intrecciate, perché le loro anime, come loro, desiderano toccarsi, scontrarsi, baciarsi.
A questo punto dovrebbe finire la storia.
perchéMa le storie non finiscono mai, e meno dove devono.
Questo è il punto in cui, al posto di una brillante “ Fine” per cui tutti possono andare a letto e sognare gli angioletti( o agenti dell’FBI se preferiscono) continuano a succedere cose.
perchéQuesto è il punto in cui ha suonato il campanello.
Sì, campanello, ring-ring, quella cosa lì. Se questo non è la prova empirica che esiste la sfortuna che venga giù Dio e lo veda. Come dicevo, ci sono cose di cui non si può accusare Mulder. E non andare correndo alla porta, con o senza pistola, quando bussano non è una di quelle.
Niente bacio. Non più stretti. Niente atmosfera magica. Fine.
Se c’impegniamo ad essere positivi, dobbiamo dire che non era esattamente una minaccia ciò che bussava alla porta. Erano solo tre uomini, teoricamente inoffensivi, che sono rimasti assolutamente di sasso al vedermi.
perchéNo, non ho detto sorpresi, ho detto di sasso. Dopo la loro immobilità temporanea, che incominciava a risultare preoccupante, hanno incominciato a muoversi. A darsi gomitate, per essere esatti, e a maneggiare, in modo non molto nascosto, una certa quantità di denaro. Poi hanno incominciato a farfugliare. No, non ho detto parlare, era farfugliare, cose su andarsene ed essere dispiaciuti e di non poter immaginare…e simili.
Hanno parlato di andarsene. Sì, seriamente, l’hanno detto. Ma Mulder ha detto loro, giacché erano li potevano rimanere.
A volte è molto gentile il ragazzo, si vede.
Se per caso a qualcuno interessa( posso assicurare che io sarei sopravvissuta senza saperlo), il motivo per cui erano venuti era che...
No, seriamente, non ho la forza per dirlo.
Non ho la forza per fare una relazione di tutte le cose che ho ascoltato nell’ultima ora. No ho la forza nemmeno per odiarli, credo che questo dica tutto.
Così che finirò la mia storia, il mio racconto di come una serie di disastri concatenati mi ha portato a stare seduta sul divano di Mulder, tra Langley esultante che nonperché la smette di dire “ Lo vedi, lo vedi?” ed un Byers che ripete” Questa è la prova definitiva che tutto è sotto controllo, Mulder”, osservata da un Frohike abbastanza disgustato, mentre osservo Mulder più interessato all’argomento di quello che mi piacerebbe e con lo schermo del computer davanti su cui si trasmette fotogramma per fotogramma il film” La vita è meravigliosa” per dimostrare il fatto, a quanto sembrava indubbio, che esistono in esso messaggi subliminali che incitano le persone a sentirsi felici a Natale.
Vi risparmierò la storia che il motivo è di tenerci tutti anestetizzati per poter iniziare maligni piani senza che la popolazione si lamenti.
Mulder mi guarda ora e mi sorride con un tocco d’affetto a cui mi afferro per non sentirmi così sommamente patetica come dovrei sentirmi in questa situazione.

- Non ti sembra incredibile , Scully?

- Assolutamente. Ti giuro che non ci posso credere. Sono attonita.

Sorride di nuovo.

- Lo vedi, lo vedi? Aumentando il contrasto dei grigi e trattandoli con il programma che abbiamo elaborato si può leggere “ Il tuo governo ti ama”- dice qualcuno.

E Mulder, muove le labbra formando un “ Io anche”
Ed io prego perché ci sia in esso un messaggio subliminale.
Perché (ma questo non significa che sia innamorata)
Sì, va bene, d’accordo, forse è meglio che io scriva Fine…e lo lasciamo così.
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