Le fanfic di X-Files

Dell'amore ed altri demoni

Demons
Autore: Cuits
Pubblicata il: 25/09/2009
Tradotta da: Angelita
Rating: NC-17, vietata ai minori di 17 anni
Genere: MRS/RSM
Sommario: Demons
Note sulla fanfic: Il racconto fa parte della serie " Storie che ci Raccontiamo Quando Tramonta il Sole."

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Quando risuonarono gli spari il capo della polizia locale Martin Wreiss senti anche un grande frastuono nella sua testa, era il suono di una promettente carriera nella polizia e di una tranquilla pensione che si stampavano a terra andando in mille pezzi.

- Andiamo ragazzi!

Nei circa trenta secondi che tardarono ad arrivare dalla retroguardia della strada fino alla porta della casa al capo della polizia Wreiss vennero in mente una dozzina di scenari, ognuno dei quali più terribile dell'altro, che stranamente avevano lo stesso finale; lui che era destituito per aver lasciato entrare senza rinforzi un'agente in una situazione di pericolo con un sospettato armato.

- Abbattete la porta! ORA!

Maledetta stupida rossa autoritaria.

Meglio per lei che fosse viva altrimenti lui poteva andarsene già dal corpo senza aspettare le pensione. C'era inoltre una parte di lui, piccolissima in realtà, che sperava che fosse viva per poterle dire che si era sbagliata ad entrare sola e che lui l'aveva avvertita.

Polizia locale 1-Federali 0

Un solo calcio di uno dei suoi ragazzi e la cornice della porta si scheggiò aprendosi con un certo fracasso.

Dopo questo...silenzio.

- Porca mis...-mormorò tra i denti il capo della polizia.

Martin sentì la tentazione di sparare a tutti e due con la sua pistola invece di riporla.

Dopo il minuto più orribile della sua vita uno si sarebbe aspettato qualche altra cosa, qualsiasi altra cosa che non fosse il sospetto inginocchiato per terra e la rossa che l'abbracciava, consolandolo.

Tutti i poliziotti stavano al loro posto, senza osare muoversi ma nemmeno abbassare le armi e battere in ritirare, aspettando un segnale, un ordine, qualcosa e Martin Wreiss era perfettamente cosciente che era lui chi doveva prendere la decisione e dare l'ordine.

Qualsiasi fosse.

- Potete andar via, la situazione è sotto controllo.

Fu una specie di sussurro imperativo che uscì dal groviglio di capelli rossi.

Nessuno si mosse.

Martin sapeva che nessuno dei suoi ragazzi avrebbe mosso un dito se lui non glielo avesse ordinato malgrado, in teoria, lui rispondeva davanti all'autorità federale.

Al diavolo i federali! E se andavano via e all'imbecille con il cranio trapanato veniva l'estro di uccidere la sua compagna?

- Ho detto che potete andare- questa volta il tono era più forte, puntualizzando ogni parola e con uno sguardo glaciale nella sua direzione per finire.

Dispotica maledetta.

Va bene, non c'era motivo che continuasse a sopportare questo paio di matti, e nemmeno i suoi ragazzi.

- Andiamo ragazzi- ripose la pistola e fece mezzo giro andando dove lo aspettava la sua macchina-stupidi federali pazzi…

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Scully chiuse gli occhi e inspirò profondamente quando senti finalmente il rumore della porta che si chiudeva dietro la polizia. Piano, buttò fuori dalla bocca l'aria che aveva trattenuto nei polmoni per alcuni secondi concentrandosi sul suono dei battiti di Mulder attraverso la schiena dove lei aveva appoggiato la testa.

Veloci, molto veloci. Doveva portarlo in ospedale.

-Mulder.

Fu appena qualcosa di più di un sussurro perduto nell'aria. Continuava stare aggrappata ai suoi avambracci che le bruciavano le mani. Poteva avere la febbre.

La stanza diventò ancora più buia quando nella strada le sirene delle macchine della polizia sparirono ed il silenzio si propagava come un virus nel locale.

-Mulder

Tornò a ripeterlo con voce ancora più ferma. Non aveva tremori né sudori ma poteva essere in stato di shock. Sentì una specie di gemito che risuonò, come i suoi battiti, nei muscoli della schiena e dopo una sola parola dura tagliò l'aria.

- Fuori.

Non si mosse. Aprì gli occhi ed aspettò alcuni secondi prima di tornare a parlare.

- Devi andare all'ospedale Mulder, potresti essere in stato di shock o avere qualche infezione provocata da…

-No- così energico che ogni parola era quasi una forza fisica- Scully, vattene.

-No.

In due potevano giocare a quel gioco.

Tutte le molecole della stanza si agitarono e si mossero quando Mulder si raddrizzò bruscamente, ancora con la pistola in mano, costringendo Scully a sedersi sui talloni nel movimento. Si girò e sollevò l'arma puntandola su Scully ancora una volta.

- Vattene! Ora!

La voce di Mulder era tesa ed i suoi tratti, lievemente illuminati dalla luce dei lampioni della strada che entrava dalla finestra, riflettevano l'ansia e l'ira, ed un milione di altre cose tumultuose e caotiche nel suo sguardo.

-No- si alzò lentamente senza smettere di guardarlo negli occhi, con voce e movimenti calmi ed un'espressione completamente neutra- inoltre non ti rimangono più proiettili.

Qualcosa di fugace passò per lo sguardo di Mulder, un lampo di qualcosa avrebbe potuto essere pazzia.

- Forse me ne rimane una- tolse la sicura con un sonoro "clic"- Vattene!

Scully fece appena un paio di passi finchè non potè continuare ad avanzare, con il petto appoggiato contro l'arma di Mulder.

- Non me ne sono andata prima e non me ne andrò ora. Hai bisogno di andare in ospedale.

- Non andrò da nessuna parte.

- Allora almeno lascia che ti visiti io.

I secondi passavano languidi, resistendo alla costanza del trascorrere del tempo, sembrando non passare per niente quando ancora una volta il viso di Mulder si contorse per il dolore, le sue mani si alzarono per fare pressione sulle tempie e la pistola scarica cadde a terra.

Scully coprì la poco distanza che li separava in un batter d'occhi, mettendo le mani sulle guance di Mulder, cercando di distinguere il grado di dilatazione delle pupille.

Un secondo dopo l'attacco era passato.

Mulder la guardò negli occhi e come spinto da una molla catturò con le mani i polsi della sua compagna come se la stesse arrestando e le sue mani fossero le manette.

- Quante volte credi che puoi stare sotto la mira della mia pistola e sopravvivere, eh? Quante?

Le facevano male i polsi giusto dove lui continuava a stringere anche se forse, faceva ancora più male la durezza e la furia delle sue parole. Facevano male in molti e profondi posti differenti anche se la sua espressione rimaneva neutra come quando era entrata nella stanza.

- Le stesse che hai tu.

Non passò nemmeno un secondo dall'ultima parola quando il suo compagno la fece girare su se stessa spingendola con violenza anche se senza troppa forza contro la parete più vicina.

Il legno del tramezzo contro la guancia.

Mulder si avvicinò a lei appoggiando i palmi delle mani contro la parete all'altezza delle orecchie, accerchiandola e non cercò nemmeno di nascondere il respiro agitato.

- Non posso sempre salvarti da me!

La voce controllata di Mulder troppo vicino all'orecchio destro.

Ingoiò a vuoto, quello incominciava ad uscire TROPPO dai suoi schemi. Mulder fuori di se che la teneva sotto tiro con un'arma? D'accordo, era qualcosa a cui era capace di reagire in modo metodico e razionale. Mulder che le parlava all'orecchio? Ah no, no signore, questo le sfuggiva totalmente.

- Non te l'ho chiesto.

Essudava orgoglio in ogni parola.

Avrebbe potuto rispondere con mille altre verità diverse " Non m'importa" o " morirò in ogni modo, meglio che sia veloce" ma quel " Non te l'ho chiesto" le aveva anticipate tutte, non era cresciuta nella casa degli Scully invano.

E l'orgoglio era una risposta automatica del suo cervello così sicura come l'accelerazione dei battiti e la pelle d'oca erano le risposte automatiche del suo corpo alla vicinanza di Mulder.

Stretta tra un ancor drogato Mulder e la parete ingoiò saliva e si censurò per pensare in qualsiasi altra cosa che non fosse la salute del suo compagno in quello stesso istante.

- Mulder non sappiamo esattamente che cosa ti hanno iniettato nè in che quantità, dobbiamo andare in ospedale, potrebbe essere pericoloso.

Era orgogliosa di se stessa, non le era nemmeno tremata la voce in maniera impercettibile finchè la risata scandalosamente satirica di Mulder l'aveva interrotta ed si era infilata in tutti i pori del legno facendolo tremare.

- Pericoloso, Scully?- lo disse con una cadenza cupa e rugosa, facendo un passo in avanti imprigionando completamente la sua compagna tra il suo corpo e la parete, abbassando la testa e immergendo il naso nei capelli e spingendo leggermente con i fianchi, facendo pressione con la sua erezione contro di lei.- pericoloso per me…o per te?

- Mulder...

Questa era veramente la sua voce? Era stata più simile ad una preghiera salita direttamente dalla bocca dello stomaco-o da un altro organo meno nobile a dire la verità- che al nome del suo compagno e doveva trovare il modo di poter dire più di due sillabe di seguito in modo coerente perché era evidente che qualsiasi cosa fosse ciò che gli avevano iniettato Mulder stava ancora sotto il suo effetto.

- Ce succede Scully? Ora hai paura?

Sì.

- No

Un’altra spinta leggera. A Scully incominciava a mancare l’aria e la parete che la sosteneva sembrava che incominciava a tremare e a sciogliersi e l’unica cosa che la manteneva i piedi era il fatto che non c’era altro posto per cadere tra l’erezione del suo compagno e il legno

-Menti veramente male, Scully.

Non aveva mentito. Bene, solo a metà.

Non aveva paura, era assolutamente terrorizzata.

Le ardeva il viso e la schiena, si stava bruciando e sciogliendo tra le gambe e giusto nel punto del suo fondo schiena dove il suo compagno diventava ancora più duo.

- Così che non era con la pistola che ti dovevo tenere sotto mira perché tu avessi paura, eh Scully?

No. Sì. No. Dio!

Mulder respirò profondamente nei suoi capelli e un attimo dopo già non stava più lì e qualcosa di umido e morbido le leccava l’orecchio in un modo tra brutalmente sensuale e sensualmente brutale.

- Non ho paura di te.

Molto bene. Suo padre sarebbe stato orgoglioso di lei.

Più o meno

Se solo l’avesse potuto dire senza allargare vergognosamente tutte le vocali con una specie di gemito soffocato sarebbe suonato ancor più convincente.

Un’altra spinta, questa volta un poco più insistente mentre la lingua di Mulder continuava a percorrere continuamente gli intrigati cammini del suo orecchio e in una maniera del tutto involontaria, aprì un poco le gambe.

- Certo, Scully, certo, immagino che tu stia...bene.

Era appena capace di registrare il sarcasmo di Mulder su tutte le altre sensazioni ed da qualche minuto che il lato razionale, pratico e logico del suo cervello era evaporato.

Questa era la cosa di cui hai paura.

Maledetta voce della coscienza.

Non paura di quello che lui possa farti, ma di quello che tu gli lasceresti fare.

La mano destra di Mulder incominciò a scivolare lungo la parete fino ad incontrare la sua e seguire per il braccio girando intorno al contorno del seno fino alla vita e un poco più giù, giusto sull’osso del fianco, dove i confonde la fine della gamba e l’inizio del corpo.

Dio!

- Come sarebbe stato facile andar via, vero Scully?

Il sussurro di Mulder era appena udibile al di sopra del suo respiro rapido e disperato e quando Mulder le scostò i capelli dal collo con il naso ed incominciò a morderla con la pressione giusta dove finisce il collo, capì con una chiarezza abbagliante che c’era solo un finale possibile per questa situazione.

Inchiodata contro la parete e con Mulder che le mordicchiava il collo, spingendo, mettendole la mano nei pantaloni, cercando di farsi un buco nello poco spazio, poteva continuare a cercare di lottare- mentalmente- contro tutto questo o lasciarsi andare come aveva fatto qualche settimana prima con Ed Jerse, dopo tutto non aveva niente da perdere, sarebbe morta comunque.

- Vuoi ancora rimanere Scully?

Sì, per favore, sì.

Forse sarebbe arrivata a dirlo a voce alta se non fosse stato che la mano di Mulder era riuscita- finalmente- ad infilarsi nella sua biancheria ed aveva scelto quel preciso istante per incontrare il suo clitoride.

- Dio!

- Nah, preferisco che mi chiamino Mulder.

Porco.

Sì, un poco più forte. Sì, lì.

I vestiti erano un di più, la pelle era un di più e le ondate d’umidità che sentiva tra le gambe coincidevano con ogni movimento di Mulder alle sue spalle.

Mulder fece un passo indietro e la trascinò con lui lasciandole, finalmente, spazio per respirare, il problema era che ora la parete stava ad un passo troppo lantana per sostenerla.

Con le braccia allungate in un timido tentativo per continuare a mantenere il contatto con la realtà, con la parete, Scully continuava a tentare di riconciliarsi con se stessa e fare qualcosa, qualsiasi cosa, al di là di gemere, respirare come se avesse l’asma, cercare d’appoggiarsi a qualcosa e sentire tutto amplificato ed elevato a una potenza sconosciuta.

Qualsiasi cosa.

Forse andar via correndo, forse girarsi e baciargli quella bocca che continuava a marcarle il collo. Ma era impossibile, era assolutamente paralizzata, soprastimolazione sensoriale, o qualcosa di simile.

La mano di Mulder che continuava ad essere perduta nei suoi pantaloni cambiò direzione, il pollice faceva movimenti impossibili mentre la penetrava con il dito indice, e l’atra mano s’infilò sotto la camicia e sotto al reggiseno.

Dio santissimo!

Decisamente troppa stimolazione sensoriale e decisamente aveva bisogno della parete.

- Credi che siamo già entrati in un terreno pericoloso Scully?

-Sì

Anche se suonò più come un Sssssssssssssì!

- Vedi Scully? In fondo la pensiamo allo steso modo.

Quasi la faceva arrossire il fatto che " in fondo" le era suonato osceno nella voce da letto disfatto di Mulder e probabilmente così sarebbe stato se tutto il suo flusso sanguigno non fosse impegnato a dirigersi esclusivamente in zone più concrete del suo corpo.

Anche se l’avesse voluto nemmeno avrebbe potuto evitare di arcuare la schiena cercando qualcosa, un poco più di frizione, un poco più di ossigeno...un poco più di lucidità. Era intrappolata tra una parete e l’inferno e dio, sarebbe morta, ma non di cancro, sarebbe morta in quel preciso istante perché Mulder continuava a massaggiarla, a baciarla, ad accarezzarla a leccarla sul collo, sull’orecchio, sul petto, tra le gambe ed su ognuna delle cellule del suo corpo.

Cercò di graffiare il legno della parete sotto le mani incoscientemente e tentò di cercare uno spazio, un cambiamento di angolazione che le desse un minimo di frizione per poter liberare tutta la tensione il cui accumulo stava incominciando ad essere fisicamente troppo.

Andiamo, Mulder, non ho tutta la vita.

- E’ da tempo che mi domandavo : Cosa farà esattamente Dana Scully quando ha un orgasmo? Griderà, gemerà, supplicherà, maledirà? Mi conosci Scully, formulo un mucchio di teorie al giorno e ne ho molte sugli orgasmi della dottoressa Scully. Una per ogni riunione con Skinner, per ogni consiglio amministrativo, per ogni notte di sorveglianza in macchina, per ogni pomeriggio a redigere rapporti in ufficio…e mi pare che dovrò verificarle tutte prima di poterle scartare.

E mentre parlava gradualmente come se fosse l'acceleratore di una macchina Mulder aumentò la frizione, il ritmo, la pressione...e appena mezzo secondo dopo averle sussurrato all'orecchio l'ultima sillaba, tutti i muscoli di Dana Scully si tesero fino a limiti che sfidavano la fisiologia, gridando il nome di lui, gemendo , maledicendo ed un milione di altre cose ancora in un poderoso orgasmo.

Passarono millesimi di secondi o millenni finchè Dana Scully tornò ad essere cosciente del mondo intorno a lei più in là del piacevole limbo in cui le sue endorfine le avevano sommerso il cervello.

- Dubbio risolto. Buono a sapersi per futuri...riferimenti.

Futuri riferimenti?

Non poté evitare una profonda e sonora risata, di quelle che escono direttamente dal più profondo del diaframma e carica più di qualcosa di denso e scuro che vero umorismo.

Tutto quel periodo sembrava tratto da un sogno kafkiano, con trasformazioni e oscuri viaggi interiori. Ad un certo punto che non era capace di determinare con precisione i suoi pantaloni avevano ceduto alla gravità e, sembrava, che lei aveva tirato fuori solo la caviglia destra dall'indumento, presumibilmente per guadagnare mobilità o spazio e ora i pantaloni del vestito erano sgualciti e dimenticati intorno alla caviglia sinistra mentre Mulder parlava di futuri riferimenti e lottava con il suoi calzoni.

Si girò ed appoggiò la schiena contro la parete più solida dell'universo.

Futuri riferimenti. Non è che a lei rimaneva molto futuro a cui riferirsi.

- Oh e per quello che vedo risate post-orgasmo sono incluse nel pacchetto.

Ed anche un cancro terminale inoperabile.

Tutto sembrava irreale. Come aveva potuto lasciarsi andare fino a quel punto, fino al punto di star lottando con Mulder contro la patta dei pantaloni.

- La prima cosa che farò domani mattina è comprare dei pantaloni con il velcro.

Sarebbe stato perfino divertente se tutta quella "chiacchiera" su pantaloni di velcro, risate post orgasmo e Mulder che pensava a lei in ore di lavoro in maniera completamente sessuale non fosse emozionalmente devastante.

L'esperienza in sè era emozionalmente devastante.

Non significa niente sono solo parole di convenienza, buone maniere sessuali.

Lo diceva a se stessa, ma la verità era che non lo stava dicendo una persona qualsiasi, lo stava dicendo Mulder e se non riusciva a prendere le distanze in un modo qualsiasi, si sarebbe consumata in un'esplosione sentimentale come i protagonisti di " Come l'acqua per il cioccolato"

Costui non è Mulder, Dana.

Aveva bisogno di ricordarlo a se stessa.

E' solo uno sconosciuto, uno sconosciuto drogato. Mulder non avrebbe mai fatto questo.

Uno sconosciuto che rassomigliava a Mulder, che odorava come Mulder, con la voce di Mulder e che non smetteva di parlare e di chiamarla per cognome.

E allora accadde, i pantaloni di Mulder cedettero sotto le sue mani e caddero sconfitti a terra e le loro labbra si scontrarono in un caos che sembrò avvolgere la stanza, il mondo.

Tutto tende al caos, penso Scully, a questo momento, ad ora.

Ciò che fino a quel momento era stato frenetico, assurdo e oscuro si trasformò in onesto e cristallino per il tempo che durò quel bacio che non era nè passione nè affetto ma le due cose contemporaneamente ed un milione di altre cose e se Dana Scully avesse saputo come, in quegli istanti avrebbe giurato su diecimila Bibbie che baciare Mulder con quella calma urgente era stata senza dubbio l'esperienza sessuale più gratificante della sua vita. La carne delle labbra di Mulder leggermente salata e tenera tra i suoi denti, la lingua che scivolava in tutti gli angoli e le mani di Mulder che scorrevano sui suoi fianchi trascinando con esse la sua biancheria. Alcune centinaia di migliaia di anni di istinto di perpetuare la specie si occuparono del resto facendo sì che Scully scalciasse fino a disfarsi dell'infame indumento e i boxer di Mulder sparirono nello stesso modo senza che nemmeno le loro menti avessero dovuto essere coscienti di qualcos'altro che non fossero le sensazioni brillanti e dense che si accumulavano in molteplici e diversi centri nervosi.

Intrecciò le gambe intorno alla vita del suo compagno e bilanciò le braccia fino a trovare l'equilibrio sulle spalle di lui. Più nuda che vestita in piedi contro la parete come se fosse tornata ai tempi dell'Università e di feste tra amici solo molto meglio, infinitamente meglio.

Socchiuse la bocca ed appoggiò la testa sulla parete con più forza del necessario ottenendo un cupo"toc" come colonna sonora del momento in cui sentì che i polmoni si svuotavano dell'aria e l'ossigeno abbandonava le sue cellule mentre Mulder entrava in lei.

Una , due, spinte sempre più forti, più ravvicinate, più vicine alle fiamme dell'inferno e a tutte le stelle dell'universo in cui esistevano solo Mulder e lei ed il pezzo di parete di legno che la teneva timidamente legata ad una realtà confusa. Le bruciavano le mani dove facevano contatto con la pelle delle spalle di Mulder e si scioglieva tra le gambe e la clavicola destra che lui si affannava a leccare e succhiare senza tregua.

Un'altra spinta e la stanza tremò intorno a loro.

- Non fanno più…pareti come quelle…di una volta.

Puntualizzando ogni pausa con un paio di gemiti soffocati che si mescolavano nell'aria con i gemiti di Scully, l'unica cosa che apparentemente la sua mente era ancora capace di formulare.

Pareti? Cosa sono le pareti? E oh dio, sì, ancora, lì!

Poteva averlo pensato, sussurrato o gridato ai quattro venti. Non ne aveva idea e non voleva averne per il resto della sua vita.

Come onda di energia una tremula corrente nervosa incominciò a percorrere il suo corpo di nuovo mentre Mulder con la bocca aperta trascinava le labbra per tutto il suo collo fino al mento e sussurrava il suo nome con un suono più simile ad un fiotto di cioccolato caldo liquido che cadeva sulla panna.

- Stai per…venire un'altra volta.

Non fu una domanda e nemmeno un'affermazione ma qualcosa di simile ad entrambe e Scully non potè nemmeno rispondere, una spinta ancora e chiuse gli occhi per non vedere tutto confuso e sfumato mentre la colpiva il suo secondo orgasmo e la trasportava in un posto dove tutto era sensazioni e chiarezza; la chiarezza che la seconda volta in poco tempo si era lasciata andare, forse non era etico o professionale o mille altre cose ma non si pentiva perché se fosse morta domani avrebbe potuto portare con se quel preciso istante.

Tre quattro spinte ancora e i muscoli di Mulder si tesero sotto di lei diventando acciaio e seta.

Lasciò andare le gambe perché non aveva forza per continuare ad afferrarsi alla vita di lui e quando qualche attimo dopo Mulder si disfaceva intorno a lei entrambi scivolarono goffamente lungo la parete fino a cadere a terra, affannati, intrecciati, mezzo nudi.

E solo dieci minuti dopo quando il suo respiro divenne normale e l'umidità dell'ambiente incominciava a rinfrescarle la pelle che Dana Scully si rese conto che il suo compagno era troppo silenzioso.

Lui non era mai troppo silenzioso.

Sollevò con fatica la testa da terra e cercò gli occhi di Mulder con lo sguardo. Erano chiusi.

- Mulder?- disse scuotendolo dolcemente con le mani.

Mulder non rispondeva e lei ancora non sapeva cosa gli avevano iniettato.

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Il corridoio verde dell'ospedale era la cosa che rassomigliava di più al purgatorio che Dana Scully poteva immaginare. Smise di camminare e si sedette su una delle panchine che adornavano di tanto in tanto il corridoio.

- Stupida- disse a se stessa sussurrando.

Non smetteva di vedersi continuamente nella sua testa mentre cercava di vestirsi e di rendere decente Mulder, mentre la sirena dell'ambulanza si avvicinava dal silenzio.

Come diavolo aveva potuto essere così irresponsabile, avrebbe dovuto portare Mulder in ospedale dal primo momento, senza indugi, senza scuse…

…senza fare l'amore con il suo compagno.

Si rimise in piedi e tornò a fare giri per il corridoio facendo risuonare i tacchi sulle piastrelle diligentemente pulite.

-Sicuro che non vuole niente signorina?

Si girò bruscamente per incontrare lo sguardo infantile e ridente della stessa infermiera che le aveva chiesto la stessa cosa quattro volte nelle ultime due ore, mentre era stata ad aspettare i risultati della droga che avevano somministrato a Mulder, durante la dialisi e in quel momento , durante l'esame neurologico per vedere se avesse avuto qualche danno irreversibile.

- Potrebbe chiamare il dottor Reynolds?- si affannò per cercare di sorridere- per favore.

Non ci fu bisogno, appena aveva finito di formulare la richiesta il neurologo apparve dietro l'infermiera con l'aspetto imperscrutabile e tenendo stretti i suoi quadri e grafici.

- Dottoressa Scully? Abbiamo buone notizie, l'agente Mulder non sembra soffrire nessun disturbo neurologico, anche se abbiamo chiesto un consulto con lo psichiatra.

Trattenne la voglia di scoppiare in una risata ed invece respirò profondamente come i suoi polmoni le permettevano. Lui si sarebbe rimesso e tutto sarebbe andato bene. O forse no, Dio che cosa aveva fatto.

- Sembra che il periodo che è stato sotto l'effetto della droga ha condizionato seriamente la sua percezione. Ha vuoti di memoria e non è capace di descrivere, di distinguere con chiarezza la realtà dalle allucinazioni provocate dalla tossina ma per il resto è tutto a posto. Può passare a trovarlo.

Le parole risuonavano nel suo cervello ed avevano un vago significato. Tutto era troppo precipitoso, confuso e complicato, con Mulder tutto era sempre così complicato…

Fece di sì con la testa come aveva imparato a fare per abitudine, con convinzione apparente che l'aveva salvata in innumerevoli occasioni ed attraversò il corridoio fino alla stanza di Mulder dove la porta era rimasta socchiusa, dentro , il color verde delle pareti diventava più chiaro e Mulder steso sul letto leggermente sollevato guardava verso la porta con un sorriso infantile e quasi timido ed uno sguardo che era di nuovo il suo.

- Ehi, Scully, la sai quella della nonna ubriaca e dell'elefante rosa nel corridoio? Dovresti vedere quello che si vede con il cranio trapanato e quella droga.

Sorrise suo malgrado più sollevata che divertita e camminò fino al bordo del letto come sempre, esattamente come sempre. Si sedette con cautela e prese tra le sue la mano destra di Mulder che poco prima avevano percorso il suo corpo come se contenesse le risposte dell'universo in codice braile.

- Forse un giorno lo farò Mulder, forse un giorno…

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