#8X04 Roadrunners - La Setta

#8X04 Roadrunners - La Setta
di Vince Gilligan
diretto da Rod Hardy


Scully evita l'aiuto di Doggett in un'indagine riguardante un culto religioso che adora una creatura limacciosa.
Hank Gulatarski attende per quelle che sembrano delle ore, presso una fermata del Roadrunners bus su una strada deserta della Contea di Juab, Utah. Il debole rumore di un autobus nella notte lo sveglia, ma l'autobus si ferma solo dopo che Hank lo ha chiamato. L'autobus privo di riconoscimenti si ferma e lui sale, passa tra i passeggeri che lo guardano con sospetto. Il loro silenzio lo scoraggia un po', ma si fa cadere con un tonfo in un sedile e chiude gli occhi. Tutto ad un tratto, l'autobus si ferma e la gente scende in maniera ordinata. Confuso, Hank li segue. La conducente dell'autobus e gli altri passeggeri cominciano a colpire il cranio di un disabile con le stampelle. Si girano e si avvicinano ad Hank, che grida mentre lo circondano. 

Alcuni giorni dopo, Scully raccoglie delle prove dalla scena del delitto nel deserto. Chiama Doggett da un telefono pubblico dicendogli che sta seguendo un caso riguardante l'assassinio di un viaggiatore con il corpo molto deteriorato che è stato colpito a morte. Chiede a Doggett di aiutarla a rintracciare un vecchio X-File che riporta qualcosa riguardante del muco. Benchè Doggett sia un po' contrariato per non essere stato informato del caso, acconsente a compiere la ricerca. Scully si reca presso una stazione di servizio semi abbandonata. La pompa di benzina è vuota, ma quando afferma di essere un medico, l'addetto gentilmente le riempie il serbatoio con una riserva tenuta in una tanica. Dopo che Scully è ripartita, l'addetto cammina verso la pensione vicina dove la conducente dell'autobus assiste un ammalato, Hank. "Sta arrivando aiuto", dice. Più lontano sulla strada, l'auto di Scully si ferma. Torna a piedi alla stazione di benzina, trova la tanica e vede che in realtà è piena d'acqua. L'addetto la manda presso la pensione per usare il telefono. Là, il Sig. Milsap saluta Scully e le dice che il suo telefono è fuori uso. Le offre una stanza, ma lei è dubbiosa sulle sue intenzioni. Corre fuori, inconsciamente si tocca lo stomaco come cercando di proteggere il suo bambino non ancora nato. Vede una donna che ignora le sue chiamate e Scully osserva delle persone all'interno delle case che partecipano ad un rito religioso. Senz'altra scelta, Scully prende la stanza di Milsap per la notte. Attende nel suo letto con l'arma a portata di mano. A Washington, l'agente Doggett chiama il locale ufficio dello sceriffo, ma Scully non si è fatta vedere da quelle parti. Chiede alla polizia locale di far uscire una pattuglia alla sua ricerca. 

La mattina successiva, Milsap chiede l'aiuto medico di Scully per un uomo. Scully trova Hank tremolante ed immobilizzato e nota una ferita sulla parte bassa della sua schiena che sanguina malamente. Pensando che sia diabetico, Scully cerca di innalzare il tasso di zucchero nel sangue, ma non funziona. La conducente dell'autobus singhiozza. Improvvisamente, Hank si sveglia e chiede di parlare con Scully in privato. Non ricorda chi è o come sia arrivato là. Le dice dell'assassinio e dei suoi sospetti sulle persone della città che crede facciano parte di un culto. Quando cerca di alzarlo, Scully scopre che il buco nella sua schiena ha qualcosa che si muove sotto la pelle. Usa delle pinzette per togliere una parte di un verme, ma il resto della creatura striscia sopra la sua spina dorsale. Sospettando che la gente abbia messo il verme dentro di lui, teme per la vita di Hank. Lascia ad Hank la propria pistola e scappa attraverso una finestra in cerca di una macchina. Milsap ed la conducente dell'autobus entrano nella stanza di Hank. Hank riferisce la diagnosi di Scully secondo la quale lui sta per morire. Hank dice che hanno bisogno di un altro scambio. 

Doggett scopre che la chiamata di Scully è stata effettuata dallo stesso telefono pubblico che Hank aveva usato prima della sua scomparsa. Doggett si reca nello Utah con i file relativi ad altri omicidi avvenuti con dei sassi e con le stesse ferite sulla parte bassa della schiena. Scully trova l'autobus all' interno di un capannone, ma non si accorge che la gente della città la sta seguendo. La circondano. Hank si piega e gli altri lo uccidono a sassate, dicendo "Amen!" per tutto il tempo. Rimuovono un grosso verme dal suo corpo e si avvicinano a Scully. Lei chiede pietà, ed esclama di aspettare un bambino. Le alzano la camicia e portano la creatura sulla sua schiena. Dopo che la creatura è entarta nel suo corpo, ritornano alla pensione e la legano ad un letto. Milsap le dice sottovoce che presto sarà una cosa sola con Lui. Un riflesso di luce compare attraverso la finestra mentre Doggett arriva su un'auto. Milsap ed la conducente dell'autobus lo salutano, ma dicono di non aver visto Scully. Scully riesce a far cadere una lampada a olio sul pavimento e ad appiccare il fuoco, e l'addetto alla stazione di servizio riesce a spegnere le fiamme, ma Doggett non se ne accorge. 

Doggett contatta via radio lo sceriffo, sospettoso della gente, e ritorna alla pensione. Trova Scully, la slega e la porta all'autobus. Lei grida dal dolore, implorando Doggett di tirar fuori la creatura che si sta arrampicando per la sua spina dorsale. Gli abitanti della cittadina li scoprono ed attaccano l'autobus chiuso a chiave. Doggett strappa fuori dal collo di Scully la creatura, la getta sul pavimento e le spara. Gli assalitori si fermano e guardano fisso verso la creatura morta. Milsap domanda "Perchè?" La gente comincia a piangere. Doggett porta Scully fuori dal capannone, mentre numerose auto della polizia arrivano presso l'edificio. 

Una settimana più tardi, Scully fa le valigie presso l'ospedale di Salt Lake City. Doggett le dice che tutti e quarantasette i membri del culto sono rimasti uniti di fronte al grand jury. Credono che la creatura sia il Secondo Avvento di Cristo. Scully si scusa per averlo lasciato fuori dal caso, ammettendo di aver commesso un errore che poteva esserle fatale. Promette di non farlo di nuovo. 
Attori Protagonisti
GILLIAN ANDERSON - Agente Speciale Dana Scully
ROBERT PATRICK - Agente Speciale John Doggett

Attori Co-Protagonisti
David Barry Gray - Hank Gulatarski
Lawrence Pressman - Sig. Milsap
Conor O'Farrell - Sceriffo Ciolino
William O'Leary - Uomo della stazione di servizio
Rusty Schwimmer - Autista Bus
Todd Jeffries - Agente Capo Mayfield
Bryan Dilbeck - Uomo disabile 

Trasmesso la prima volta in TV
USA 26/11/00
Italia 29/04/01
#
Lockdown
scritto da Richard Wolf e Jervae Johnson
SCENA 1
DESERTO SEVIER
JUAB COUNTY, UTAH
12:36 AM


(E’ buio. Si vede una cabina telefonica e un’insegna dondolante che indica una fermata d’autobus in mezzo al deserto. “Roadrunner Blu lines”. A terra, dall’altra parte della strada, ci sono una borsa e un pacchetto. Un giovane, Hank Gulatarsky, estrae un flacone di medicinali dalla borsa e prende una pasticca. Si passa una mano tra i capelli, indossa le cuffie e inizia ad ascoltare la musica dal suo walkman. Attraversa la strada e va alla cabina telefonica. Pare che voglia telefonare, ma non ha monetine. Guarda l’orologio e ad un tratto vede dei fari di un pullman avvicinarsi. Il ragazzo esce dalla cabina e si mette in mezzo alla strada cercando di fermare il mezzo.)

HANK: Ehi!

(Hank corre a prendere la borsa e il pacco. Si sbraccia in mezzo alla strada, ma il pullman non si ferma e non rallenta.)

HANK: Ehi! Fermati! Fermati! Ma porca...

(Il pullman alla fine si ferma. Hank corre all’entrata. La porta si apre e lui sale. Alla guida c’è una donna sulla quarantina.)

HANK: Che diavolo le è preso, un colpo di sonno? Non mi ha visto mentre mi sbracciavo e continuavo a urlare? (Nessuna risposta) Faccia più attenzione!

(La donna lo guarda, ma non risponde. Rimette le mani sul volante e riprende a guidare. Hank vede che il pullman è pieno. Va verso il retro, trova un posto libero e si siede. La donna alla guida chiude lo sportello e l’autobus riparte. Hank sistema la sua borsa e il pacchetto nel portapacchi e si siede accanto a una vecchia signora. Accende il suo walkman e chiude gli occhi. Nei sedili avanti, un uomo disabile, seduto di fianco ad un anziano signore con gli occhiali, si volta e lo guarda. Pochi minuti dopo l’autobus si ferma.)

HANK: Che c’è adesso...

(Il disabile viene aiutato a scendere e anche tutti gli altri passeggeri si alzano e scendono.)

HANK: (alla signora accanto) Dove vanno tutti quanti?

(Anche la signora si alza e scende senza dire niente. Tutti i passeggeri vanno di fronte all’autobus seguendo il ragazzo disabile. Hank si guarda attorno e non capisce, quindi li segue fuori.)

HANK: Cos’è la sosta pipì forse?

(Hank è l’ultimo a scendere. Tutte le persone vanno verso il ragazzo disabile che si volta a guardare di nuovo Hank.)

HANK: Qualcuno mi spiega che succede?

(La donna che guidava l’autobus si avvicina al ragazzo disabile. Prende una pietra da terra e lo colpisce violentemente alla testa. Il ragazzo cade a terra, Hank spaventato cerca di fuggire. La donna continua a colpire il disabile con tutta la forza che ha in corpo. Poi anche altri passeggeri si uniscono a lei e colpiscono il disabile. Hank nella fuga, inciampa e cade a terra. Altri passeggeri, con le pietre in mano, si voltano, vanno verso di lui e lo circondano. Hank inizia a gridare.)

HANK: No.. Nooooo!! Nooooooooooo!


SIGLA
SCENA 2
DESERTO SEVIER
JUAB COUNTY, UTAH
11:17 AM


(Scully è sola nel deserto. Nello stesso luogo dove l’autobus si era fermato la notte precedente. Sta facendo delle fotografie con una macchina digitale. Nella sabbia trova numerose impronte di scarpe e tracce di sangue. Su una pietra trova uno strano liquido biancastro. Prende un sacchetto e ne preleva un campione. Prende il suo cellulare, ma non c’è segnale per poter telefonare.)

SCULLY: Non c’è campo...

(Amareggiata, Scully va verso la cabina telefonica e fa una telefonata.)

DOGGETT: (al telefono) John Doggett.
SCULLY: (al telefono ) Sì, sono Scully, buongiorno.
DOGGETT: Veramente è pomeriggio, non riuscivo a rintracciarla.
SCULLY: Al momento sono fuori città. Sono a nord di Sugarville, nel desertico Utah.
DOGGETT: Nello Utah? Che ci fa lì?
SCULLY: Il medico legale del posto vuole un consulto per un caso di omicidio. Un uomo è stato massacrato e sfigurato, a quanto pare il corpo presenta delle inspiegabili anomalie.
DOGGETT: Che tipo di anomalie?
SCULLY: Da quanto ho saputo aveva ventidue anni, faceva l’autostoppista e fino a sei mesi fa era in perfetta salute, lo confermano i suoi. Tuttavia il suo corpo presenta segni di avanzata osteoporosi, artrite e cifosi acuta delle vertebre dorsali. Insomma la spina dorsale di un vecchio di novant’anni.
DOGGETT: Decisamente anomalo direi. Non voleva che io mi accodassi?
SCULLY: Beh è solo per un semplice consulto e dato che siamo... siamo a fine settimana ho pensato di non disturbarla.
DOGGETT: (annuisce) Se c’è qualcosa che posso fare da qui.
SCULLY: In effetti una cosa potrebbe farla, se non le dispiace. In archivio dovrebbe esserci un caso irrisolto di omicidio, purtroppo io non ricordo bene i particolari, come dove o quando è avvenuto, ma... ricordo che erano state trovate delle glicoproteine sulla scena del crimine.
DOGGETT: (scrive su un foglietto) Glicoproteine.
SCULLY: Sì. Muco, ma si rivelò impossibile identificarlo, e dato che lei ha letto da poco tutti i nostri fascicoli pensavo che magari l’avrebbe ricordato...
DOGGETT: Beh, non è che il muco mi faccia impazzire, ma controllerò con piacere. Ricorda qualcos’altro?

(Scully sorride. Un autobus passa davanti alla cabina telefonica dove si trova Scully e lei non riesce a sentire bene Doggett.)

DOGGETT: Scully? Agente Scully?
SCULLY: Scusi diceva?
DOGGETT: Ricorda qualcos’altro?
SCULLY: No. No, no, no solo... solo il muco. Senta quando trova quel fascicolo lo manda allo sceriffo della contea di Juab via fax? E’ l’unico modo per raggiungerlo, il mio cellulare non ha campo quaggiù.

(L’autobus è ormai passato. Scully lo guarda andare via.)

DOGGETT: Va bene, ci conti.
SCULLY: Grazie.

(Scully mette giù il telefono, esce dalla cabina e continua a guardare l’autobus che in quell’istante svolta in una stradina a sinistra. Più tardi Scully percorre la stessa strada con la sua auto. Arriva in un piccolo borgo dove ci sono alcune case e auto abbandonate. Nessuna traccia dell’autobus che aveva visto. Si ferma davanti ad un distributore e scende con la cartina in mano.)

SCULLY: C’è nessuno?

(Nessuna risposta. Suona pure il clacson dell’auto. Si appoggia al cofano per guardare la cartina quando ad un tratto un uomo sbuca dal retro del distributore.)

BENZINAIO: Posso esserle utile?

(Scully si volta di scatto, spaventata poiché presa alla sprovvista.)

SCULLY: Sì! Sì, la ringrazio, io... ho visto un pullman che ha imboccato questa strada poco fa, sa per caso dove poteva essere diretto?

(Il benzinaio è un ragazzo giovane con una mando fasciata da una benda sporca e messa male.)

BENZINAIO: Non ho visto niente ero sul retro.
SCULLY: E dove porta questa strada?
BENZINAIO: Arriva fino a Salt Lake, però fa un bel giro lungo.
SCULLY: Posso chiederle come si è ferito?
BENZINAIO: Certo. Ecco... stavo cambiando la lama della mia sega a nastro, mi sono distratto...
SCULLY: (esaminando la mano dell’uomo) Eh sì. C’è stato un omicidio la settimana scorsa più o meno a trenta chilometri dalla strada statale, lei lo sapeva?
BENZINAIO: Sì, certo. Atroce.
SCULLY: Sì. (riferendosi alla mano) Dovrebbe lavarla e disinfettarla per evitare spiacevoli conseguenze.
BENZINAIO: Parla come mia madre!
SCULLY: No, parlo come un medico.
BENZINAIO: E’ un medico lei?
SCULLY: Sì. Può farmi il pieno?
BENZINAIO: Ehm... lo farei con piacere, ma non ho più benzina. L’autocisterna doveva essere qui già ieri, ma spero che arrivi entro stasera. E’ proprio a secco?
SCULLY: (consultando la cartina) Credo di avere quasi un quarto di serbatoio, dovrei farcela.
BENZINAIO: Mi sento in colpa però... ah aspetti...
SCULLY: Grazie.

(Scully continua a guardare la cartina mentre l’uomo va sul retro. Ritorna qualche istante dopo con una latta di benzina in mano.)

BENZINAIO: Con questa ce la farà sicuramente!
SCULLY: Ah, magnifico grazie.
BENZINAIO: Mi faccia un favore però... non vada a spiattellare in giro che qui do benzina gratis o mi rovina!
SCULLY: Non c’è neanche un cartello stradale, che razza di posto è? Non l’ho trovato sulla mappa.

(L’uomo sta mettendo benzina dalla tanica dentro alla macchina di Scully.)

BENZINAIO: E’ ovvio che non sia segnalato. Siamo solo una piccola comunità e viviamo in pace lontani dalla bolgia e dal progresso. (L’uomo finisce di riempire il serbatoio) Ora può andare.
SCULLY: Grazie infinite.

(Scully risale in macchina, avvia il motore e parte. Il benzinaio resta a guardare mentre lei si allontana. Più tardi, il benzinaio apre una porta ed entra in una stanza.)

BENZINAIO: Arriva chi ci aiuterà.

(Nella stanza c’è la donna che guidava l’autobus seduta su un letto. Steso nel letto c’è un uomo. E’ Hank Gulatarski e sta molto male.)

(Scully sta guidando la sua auto quando inizia a sentire rumori strani. Alcuni istanti dopo l’auto si ferma.)

SCULLY: Oh... Allora??

(La lancetta del carburante indica più di un quarto di serbatoio. Scully si slaccia la cintura e scende. Più tardi, giacca tra le mani, Scully arriva a piedi fino alla stazione di servizio. E’ stanca e accaldata. Vede il benzinaio che è seduto sotto al portico del distributore.)

SCULLY: Ehi! Senta! Che diavolo ha messo nel serbatoio che ha bloccato il motore?
BENZINAIO: Cosa?
SCULLY: Che c’era in quella tanica? Sono davvero curiosa di saperlo.

(Il benzinaio scende dal portico. Scully va verso la tanica, la prende, si rovescia il liquido in una mano e lo annusa.)

SCULLY: E’ acqua! Non sa di benzina, è inodore!
BENZINAIO: Oddio è vero! Mi dispiace io... l’ho lasciata all’aperto... dev’esserci piovuto dentro.
SCULLY: Oh, e piove a catinelle qui, visto che è praticamente nel deserto!
BENZINAIO: Mi dispiace davvero.
SCULLY: Sì. (seccata) Devo usare il suo telefono.
BENZINAIO: Non ce l’ho.
SCULLY: Non ha il telefono. Allora quando non ha più benzina come fa ad avvertire l’autocisterna?
BENZINAIO: Vado alla cabina sulla strada. Senta provi a telefonare dal signor Milsap. Abita qui di fronte.

(Scully, piuttosto adirata, se ne va. Sale le scale di una vecchia casa. Entra, ma non c’è anima viva.)

SCULLY: Permesso? Permesso!!

(Non risponde nessuno, ma ad un tratto Scully vede un uomo in piedi sulle scale. E’ l’uomo anziano che sedeva accanto al disabile sul pullman. E’ il signor Milsap.)

SCULLY: Salve!
MILSAP: Salve.
SCULLY: Il signor Milsap?
MILSAP: (scendendo le scale) Posso aiutarla?
SCULLY: Sì, lo spero. La mia macchina è bloccata sulla strada, posso usare il suo telefono per favore?
MILSAP: Certo, è di qua.

(Scully prende in mano la cornetta, ma non c’è linea.)

SCULLY: E’ isolato.
MILSAP: Oh, no. Mi faccia sentire. Colpa della compagnia telefonica, stanno ampliando la rete e ogni tanto rimane isolato. Questione di tempo.
SCULLY: Ah, sì? E quanto?
MILSAP: Dieci minuti, due ore, a volte un giorno. E’ impossibile prevederlo. Può aspettare che funzioni di nuovo. (Scully prende in mano il cavo del telefono e controlla che sia collegato) Posso anche darle una stanza se vuole, questa un tempo era una pensione.
SCULLY: Non mi fermo così a lungo. (Scully lo guarda sospettosa) Che diavolo succede qui?
MILSAP: Scusi?
SCULLY: Ho la sensazione che vogliate farmi rimanere in questo posto.
MILSAP: Di cosa sta parlando, signorina?
SCULLY: Un pullman è passato di qui più o meno un’ora fa. Dov’era diretto?
MILSAP: (ridendo) Un pullman?
SCULLY: Non mi dica che non l’ha visto!
MILSAP: (sempre ridendo) Oh, oh l’avrei visto sì il pullman, se fosse veramente passato! (poi ritorna serio) Sicura di non voler prendere una stanza?

(Scully lo guarda sospettosa, ma non risponde. Esce da casa di Milsap e lui la segue sul portico.)

MILSAP: Sono trenta chilometri fino alla strada statale, poi altri dodici per Sugarville. (Scully scende le scale poi si ferma un attimo e si passa una mano sul ventre) Non vorrà andare a piedi?

(Scully continua a scendere le scale. Si guarda attorno e vede una donna. Va verso di lei.)

SCULLY: Scusi, signora?! Signora mi scusi. Signora! Solo un momento! (La donna non la degna di uno sguardo, cammina velocemente ed entra in una casa chiudendo la porta. Scully entra e prova a bussare.) Mi può aprire?! Per favore ho bisogno di aiuto!

(Prova ad aprire la porta, ma è chiusa a chiave. Scully guarda dalla finestra e vede la donna insieme ad altre persone. Sono tutti in piedi riuniti in circolo e stanno leggendo un libro. Bussa alla finestra, loro la guardano un istante e poi tornano alla loro lettura, ignorandola.)

SCULLY: Mi aprite?

(Mentre Scully si allontana dalla casa vede il signor Milsap ancora sul portico, intento ad osservarla. Scully va verso un’altra abitazione e bussa di nuovo.)

SCULLY: C’è nessuno?

(Guarda dal vetro e vede che anche qui c’è un gruppo di persone riunite in cerchio mentre stanno leggendo. Si voltano un attimo, ma la ignorano pure loro. Il signor Milsap è ancora sul portico- Alla fine Scully si arrende e prende una stanza. Più tardi, è ormai notte, Scully è in una stanza al piano di sopra. E’ illuminata soltanto da alcune candele e una lampada a olio. Prende in mano la sua pistola, la carica e gira nervosamente per la stanza. Si siede sul letto. Fuori dalla sua finestra, si intravedono delle luci. Nella strada, gli abitanti della cittadina stanno silenziosamente camminando con in mano delle lampade a olio. Entrano tutte nella casa di Milsap.)

(Il mattino seguente Scully sta dormendo seduta sul letto. Sente bussare la porta, si sveglia di scatto e prende in mano la sua pistola appoggiata sul comodino.)

MILSAP: Dottoressa? Posso parlarle? Si tratta di un’emergenza.

(Scully, pistola puntata verso la porta, ascolta Milsap. Si ricompone e va ad aprire.)

MILSAP: Mi scusi se la disturbo. C’è un ragazzo di sotto che sta male. (Scully lo guarda non troppo convinta, lui si innervosisce.) Per favore.

(Al piano di sotto, Scully entra insieme a Milsap in una stanza dove la donna che guidava l’autobus sta tenendo fermo Hank Gulatarsky in preda ad una crisi convulsiva. Scully va verso di loro.)

SCULLY: (alla donna) Lo lasci. Non lo blocchi, lo lasci.

(Hank continua ad avere le convulsioni, Scully prende un piccolo cuscino e glielo mette sotto la testa.)

SCULLY: Da quanto è in questo stato?
DONNA: (disperata, si porta le mani alla fronte) Ormai tre o quattro minuti.
SCULLY: D’accordo, sta tranquillo, ora passa. Come si chiama?

(Hank inizia a tranquillizzarsi. La crisi sta passando.)

MILSAP: E’ uno straniero che si è sentito male.
DONNA: (in lacrime) Ma come mai tremava così?
SCULLY: Beh, ha avuto una crisi convulsiva, direi una crisi tonico-clonica che dà uno stato continuo di convulsioni. (Lo annusa) Non c’è odore di acetone, che starebbe ad indicare ipoglicemia e non sembra che abbia lesioni alla testa. Potrebbe essere epilettico, forse ha smesso di assumere farmaci.

(Scully lo gira su un fianco e nota che sulla schiena ha una garza insanguinata. Scully la alza e vede un grosso buco nella schiena del ragazzo.)

SCULLY: Questo come se l’è fatto?

(Scully guarda Milsap e la donna. Entrambi alzano le spalle come per dire che non ne hanno idea.)

SCULLY: Ah ah. In ogni caso va portato immediatamente in ospedale. Morirà sennò. (La donna guarda disperata Milsap) Scommetto che il telefono è ancora isolato.
MILSAP: (sorridendo) Sì, è così.
SCULLY: Beh, lei o uno dei suoi amichevoli vicini, avete per caso una macchina?
DONNA: Non abbiamo nessuna macchina.
SCULLY: Ci avrei scommesso.
MILSAP: Ehm, noi potremmo mandare qualcuno sulla strada statale a piedi. Che ne dice? Per chiedere aiuto...
DONNA: Nel frattempo la prego, la prego faccia tutto il possibile.
SCULLY: (li guarda e annuisce, ma capisce che c’è qualcosa di strano) D’accordo vediamo, avete dello sciroppo di granturco o del miele?
DONNA: Sì.

(La donna corre fuori dalla stanza. Scully e Milsap si guardano. Scully torna ad accudire Hank mentre Milsap continua ad osservarla.)


SCENA 4
UFFICIO DEGLI X-FILES


(Doggett sta telefonando.)

SCERIFFO: (al telefono) Ufficio dello sceriffo della contea di Juab, sono lo sceriffo Ciolino.
DOGGETT: Salve sono l’agente John Doggett dell’FBI. Ho del materiale da inviare alla mia collega, l’agente Scully, mi da il numero di fax?
SCERIFFO: A proposito agente Doggett, la sua collega fra quanto arriverà? La famiglia della vittima sta aspettando la consegna del corpo.
DOGGETT: L’agente Scully non è lì? Sarebbe dovuta arrivare ieri.
SCERIFFO: Sì signore, così ci aveva detto.
DOGGETT: Sceriffo può mandare una macchina a cercarla? L’agente Scully è già nello Utah, mi ha chiamato ieri da un posto a nord di Sugarville.
SCERIFFO: D’accordo. Mando subito qualcuno.
DOGGETT: Grazie, mi terrò in contatto.

(Doggett chiude la conversazione con lo sceriffo. Rimane un istante a pensare. Riprende la cornetta e compone un numero di telefono.)

DOGGETT: Danny? Ciao, sono Doggett. Devi rintracciarmi una chiamata, è arrivata su questa linea ieri più o meno alle 13:30.


SCENA 5
STANZA DI HANK


(Nella stanza di Hank, Scully sta staccando il filo del telefono dalla parete. Prova ad usarlo come antenna per il suo cellulare, ma non funziona. La donna sta imboccando Hank dandogli dello sciroppo con un cucchiaio.)

DONNA: Così va bene?
SCULLY: Sì, può smettere adesso.
DONNA: Non mi sembra che succeda niente.
SCULLY: Mi dispiace, ma... sto andando alla cieca. Insomma... aumentare il tasso di zucchero nel sangue va bene solo se è ipoglicemico, ma potrebbero essere delle altri i motivi per cui ha queste crisi.
DONNA: Allora che si fa?
SCULLY: Beh, ho paura che non ci sia nient’altro da fare. Certo a meno che lei non riesca a trovare del Diazepam o del Phenobarbital qui invece che in ospedale, dove potrebbero facilmente curarlo.

(La donna sta per piangere quando Hank con un colpo di tosse riprende conoscenza.)

SCULLY: Ehi! Ehi, tutto a posto? Come si sente?
HANK: Meglio.
DONNA: Dio ti ringrazio. Dio ti ringrazio!! Eravamo tutti così agitati. (Scully la guarda un po’ sconcertata) Cosa posso fare?
HANK: Devo solo riposare.
SCULLY: Sì.
DONNA: Lasciamolo tranquillo adesso. (mette una mano sulla spalla di Scully per dirle di uscire)
HANK: No, lei può restare.
DONNA: (tutta sorridente) Vado ad avvertire gli altri.

(La donna se ne va, Scully rimane con il ragazzo, un po’ sconcertata.)

HANK: Lei è un medico?
SCULLY: Sì, sono un medico.
HANK: Grazie, grazie di avermi aiutato.
SCULLY: Beh, non penso di avere fatto un granché, in effetti non so di cosa soffre, né cosa le abbia provocato quella crisi. Sa come si chiama?
HANK: ehm...
SCULLY: Non riesce proprio a ricordarlo? E come è arrivato qui? (il ragazzo non risponde) Queste persone che l’hanno ospitata le aveva mai viste prima?
HANK: No. Loro si sono presi cura di me.
SCULLY: Sì, si sono presi cura di lei altroché. Direi che la sua salute gli sta molto a cuore, infatti mi hanno praticamente costretta a rimanere a curarla.
HANK: Perché l’avrebbero fatto?
SCULLY: (si guarda intorno) A una trentina di chilometri da qui c’è stato un omicidio, un uomo è stato percosso a morte, la testa era fracassata non si poteva identificarlo nemmeno dai denti. In base alle impronte delle scarpe trovate sulla scena del crimine, vi ha preso parte almeno una dozzina di uomini, ma una cosa del genere potrebbe farla solo un gruppo di persone molto unite, una setta per esempio. E io direi che gli abitanti di qui rispondono ai requisiti.
HANK: Ma che cos’è lei, una specie di poliziotto?
SCULLY: FBI. E devo andarmene da qui, ma non ho idea di come fare. Crede di riuscire a camminare?
HANK: Non saprei, sono molto debole.
SCULLY: Certo.

(Il ragazzo si gira e Scully gli controlla la ferita.)

SCULLY: Aspetti, solo un secondo, mi faccia vedere la ferita.

(Scully tira su la garza e vede che la ferita è circolare. Prova a premere ed esce del liquido. Il ragazzo grida dal dolore.)

HANK: Aaah! Non faccia così! Ahh, se spinge mi fa male!
SCULLY: Solo un secondo.

(Scully alza la maglietta del ragazzo, e vede una strana escrescenza sopra alla ferita. Prova a premere e l’escrescenza si muove provocando nuovamente le convulsioni ad Hank. Quando si ferma, le convulsioni smettono. Scully tira fuori una pinzetta dalla tasca, la inserisce nella ferita e prova ad estrarre l’escrescenza misteriosa, ma mentre lei tira per farla uscire, c’è comunque una resistenza in senso opposto, e alla fine riesce solo a strapparne un pezzo. Scully lo guarda sconvolta. Sembra la coda di qualcosa e sta continuando a muoversi.)


SCENA 6
UFFICIO DEGLI X-FILES


(Il telefono suona mentre Doggett sta ricevendo un fax che riguarda una persona scomparsa. Risponde al telefono.)

DOGGETT: Doggett.
SCERIFFO: Sono Ciolino. Ho controllato quel numero, è un telefono pubblico non lontano dalla scena del crimine.
DOGGETT: L’agente Scully veniva sicuramente da lì quando ha chiamato.
SCERIFFO: Così pare. Mi dispiace ma ancora nessun segno di lei.
DOGGETT: State indagando, parlando con chi abita intorno?
SCERIFFO: Lo faremmo pure, ma c’è poco da parlare. Non c’è anima viva da quelle parti, è una zona desertica.
DOGGETT: Stanno per arrivare da voi i nostri uomini di Salt Lake City e arriverò anch’io. C’è un nuovo aspetto da considerare.
SCERIFFO: Quale?
DOGGETT: Quel telefono pubblico. L’ultima telefonata fatta da lì, prima di quella di Scully, risale alla notte dell’omicidio.
SCERIFFO: Si?
DOGGETT: Era diretta a Juliette Gulatarsky di Fort Collins in Colorado. Mi ha detto che era del fratello Hank che stava andando a trovarla. Era in pieno deserto, ma sarebbe arrivato entro due giorni. Non è mai arrivato.

(Doggett guarda il foglio della persona scomparsa e c’è la foto di Hank.)


SCENA 7
STANZA DI HANK


(La donna, il signor Milsap e Scully sono nella stanza di Hank e lo stanno guardando. Lui è privo di sensi, ma ad un tratto inizia a muoversi.)

DONNA: Mi sembra che si muova.
SCULLY: (si avvicina a Hank) Sta riprendendo i sensi. Ehi... Riesce a capirmi? Come si sente?
HANK: Sono vivo, è già qualcosa.
DONNA: Oh, Dio ti ringrazio.
MILSAP: Dio ti ringrazio. Dio ti ringrazio.

(Scully è perplessa dal comportamento di quelle persone.)

HANK: Che cosa mi sta succedendo? (Si rivolge a Milsap e alla donna) Adesso ho bisogno solo di riposo, può prendersi cura lei di me.

(La donna e Milsap escono dalla stanza, anche se con disappunto. Scully chiude la porta a chiave.)

SCULLY: E’ una fortuna che le diano ancora retta per il momento.

(Scully prende la benda che Hank ha sulla fronte e la bagna in un catino. Poi gliela rimette.)

SCULLY: Ascolti, la ferita sulla sua schiena... sembrerebbe come il punto di ingresso di una specie di organismo parassita che si sarebbe impiantato nella sua spina dorsale. Francamente è qualcosa a me completamente sconosciuta.
HANK: Oh, merda!
SCULLY: Non ho proprio idea fino a dove si estenda, né come tirarlo fuori senza farle del male.
HANK: Ma sto morendo quindi?
SCULLY: Morirà se non potrà curarsi con i mezzi adeguati (bisbiglia) ma non sembra che queste persone vogliano lasciarla andare. Credo che l’abbiano inserito loro quell’organismo, ma non ho la minima idea dei motivi che possano averli spinti, potrebbero farlo per una bizzarra attività di tipo religioso, ma hanno ucciso l’ultima persona che era nelle sue condizioni e ho paura che finiranno col farlo anche con lei.
HANK: E’ difficile da accettare.
SCULLY: Lo credo.
HANK: Che cosa possiamo fare?
SCULLY: Provare ad andarcene da qui. Vede, mi hanno detto di non avere automobili, ma non è possibile. Devono avere per forza un mezzo di trasporto da qualche parte.

(Mentre parla, Scully apre la finestra e sta per uscire.)

SCULLY: Io vado a dare un’occhiata in giro.
HANK: Non mi abbandonerà qui, vero?

(Scully si ferma un attimo poi tira fuori la sua arma.)

SCULLY: Sa usare una pistola?
HANK: Più o meno sì.

(Scully da la sua pistola a Hank.)

SCULLY: Tornerò presto.
HANK: Prima è, meglio è.

(Scully esce dalla finestra. Si sente bussare alla porta. Sono la donna e Milsap che entrano.)

DONNA: Dov’è finita?
HANK: Dice che sto morendo. (Milsap e la donna si guardano) Ci serve un altro cambio.


SCENA 8
UFFICIO DELLO SCERIFFO DI JUAB


(Un auto arriva davanti all’ufficio dello sceriffo. E’ Doggett. Lo sceriffo lo sta aspettando insieme ad altri agenti.)

DOGGETT: Sceriffo? Agente John Doggett (si stringono la mano)
SCERIFFO: Ha fatto presto!
AGENTE MAYFIELD: Agente Bryan Mayfield di Salt Lake, siamo a sua disposizione (e da la mano a Doggett)
DOGGETT: Vi ringrazio.

(Entrano tutti dentro all’ufficio)

DOGGETT: Sceriffo, questa ferita le sembra familiare?
SCERIFFO: E’ del corpo che abbiamo in obitorio. Dove l’ha presa?
DOGGETT: Non è del corpo che avete qui. E’ di uno sconosciuto trovato sul ciglio di una strada del Texas nel ’91.
SCERIFFO: Il nostro uomo ha la stessa ferita.
DOGGETT: Sì. E’ come pensavo. (getta sul tavolo un fascicolo) Arizona ’93 (poi un altro) Nuovo Mexico ’97 (un altro ancora) Nevada ’99. Tutte e quattro le vittime con il cranio fracassato ritrovate in zone remote. Tutti e quattro casi irrisolti.
MAYFIELD: Come ci è arrivato?
DOGGETT: Beh, l’agente Scully si ricordava del primo caso, per via di glicoproteine sulla scena del crimine, le ha trovate qui anche lei. Questa particolare ferita li accomuna, sono tutti omicidi avvenuti nel sud ovest del paese, zigzagando per il deserto. In posti molto desertici. (punta un dito sulla cartina)


SCENA 9
CAPANNO


(Scully con una torcia fa luce attraverso un buco della serratura. Tira giù delle assi di legno ed entra in un garage. Cammina con la torcia accesa e vede il pullman. Vi gira attorno, ma ad un tratto si trova davanti Hank che è arrivato fin lì con una stampella.)

SCULLY: Ehi! Come ha fatto…

(In quell’istante arrivano anche tutti gli altri abitanti. Scully capisce di esser stata raggirata.)

SCULLY: (a Hank) Mi aveva convinta.

(Scully si guarda intorno. Tutti gli abitanti la circondano, cerca di scappare, ma ovunque vada viene raggiunta. La prendono e la portano via di forza.)

SCULLY: (tenta di divincolarsi) Sono un agente Federale! E i miei colleghi arriveranno da un momento all’altro!
DONNA: Non ti troveranno mai.
HANK: Dottoressa, la sua vita sta per avere una svolta meravigliosa. Sta per diventare parte di qualcosa molto, molto più grande di lei. D’ora in poi sarà talmente amata…
MILSAP: Amen! Amen!
TUTTI: Amen! Amen!

(Hank si inginocchia. Scully è trattenuta da tre o quattro persone. La donna che guidava l’autobus colpisce Hank alla testa con un martello con tutta la forza che ha.)

SCULLY: Nooo! Fermati! Brutta figlia di puttana!
MILSAP: Amen!
TUTTI: Amen!

(La donna continua a colpire Hank.)

SCULLY: Nooo la scongiuro!!!
MILSAP: Amen!
TUTTI: Amen!
MILSAP: Amen!
TUTTI: Amen!
MILSAP: Amen!
TUTTI: Amen!

(La donna estrae dal cranio di Hank una strana creatura simile ad un grosso verme. Si incammina tutta insanguinata verso Scully che è ancora trattenuta dai membri della setta.)

SCULLY: (spaventata a morte) No...no! Aspetto un figlio! No! Vi prego, non fatelo… Sono incinta! Aspetto un bambino! No, non potete farlo! Nooooo! Sto aspettando un bambino…

(Le persone che la trattengono, la girano e le tirano su la maglietta. La donna continua ad avanzare verso di lei con la bestia in mano.)

SCULLY: (grida) Nooooo….nooooo…nooooo…


SCENA 10

(E’ notte. Scully è stesa pancia in giù in un letto. Ha le mani legate alle sponde. Si dimena e grida. Gli altri la guardano. Nella stanza ci sono Milsap, la donna e il benzinaio.)

SCULLY: Che avete messo nella mia schiena? Vi giuro che vi ammazzerò tutti, brutti bastardi!
MILSAP: No. Ci amerai invece, ci proteggerai anche, ci insegnerai, ci renderai migliori di come siamo, ci hanno insegnato a non invidiare, ma in questo caso io ti invidio. Sarai presto tutt’uno con il messia!
SCULLY: Il messia? Quel mostro ripugnante per voi è il messia? (il mostro si muove lungo la sua spina dorsale e Scully grida dal dolore) Aaaaah!
MILSAP: Rilassati, è una cosa meravigliosa per te. Una cosa meravigliosa per te e per il tuo bambino che deve ancora nascere. Sai, l’ultimo uomo si è rivelato inadatto come tabernacolo. La nostra speranza è che lui questa volta trovi il tuo corpo adatto alla sua missione e che possa restare dentro di te in eterno.

(Scully si divincola ancora poi ad un tratto vede arrivare dall’esterno le luci dei fari di un’auto. Scully inizia a gridare aiuto.)

SCULLY: Aiutooo! Aiutooo! Aiutooo!

(La donna le mette uno straccio sulla bocca per impedirle di gridare. Il benzinaio va alla finestra e la chiude. Milsap scende a vedere chi è. Giù nella strada, Doggett scende dall’auto. Milsap e la donna gli si avvicinano.)

DOGGETT: Buonasera.
MILSAP: Buonasera. Si è perso?
DOGGETT: Beh, temo di sì, sicuramente sono lontano dalla strada principale.
DONNA: Possiamo aiutarla?
DOGGETT: Eh sì, lo spero proprio. (tira fuori un biglietto dalla tasca interna della giacca) Io sto cercando questa donna. (mostra loro la foto di Scully) L’avete vista?

(Milsap prende in mano il foglio, lui e la donna lo guardano poi scuotono la testa.)

DONNA: No.
MILSAP: No. Mai vista qua attorno.

(Nella stanza di Scully, il benzinaio guarda fuori dalla finestra nascondendosi dietro le tende. Scully, sempre legata e imbavagliata, tenta di raggiungere con un piede una lampada ad olio che è appoggiata su un tavolo ai piedi del letto. Riesce con un piede a gettarla a terra e prende fuoco il pavimento.)

SCULLY: Aiutooo! Aiutooo!!

(Il benzinaio tenta di spegnere il fuoco con una coperta. Fuori Doggett sta ancora parlando con i due.)

DOGGETT: Guidava una macchina a noleggio come la mia. Voi qui non l’avete vista?
DONNA: (scuote la testa) No.
MILSAP: Riceviamo così poche visite che ce le ricordiamo tutte molto bene.
DOGGETT: D’accordo. Scusate il disturbo.

(Doggett torna alla sua auto. Milsap e la donna si voltano e vanno verso la casa. Intanto nella stanza, Scully continua a gridare e il benzinaio tenta di spegnere l’incendio.)

SCULLY: Aiutooo! Aiutoooo!

(Doggett riparte con la sua auto, ma si ferma poco dopo. Prende il walkie talkie e parla con lo sceriffo.)

DOGGETT: Sceriffo, sono Doggett.
SCERIFFO: La ricevo agente Doggett, dove si trova?
DOGGETT: A trenta chilometri dalla statale, a nord della scena del crimine, c’è un piccolo agglomerato, lo trova facilmente, c’è qualcosa che non mi quadra in quel posto. Ho appena parlato con un tizio che aveva in tasca una pistola e non era felice di vedermi.
SCERIFFO: Mando tutti gli uomini disponibili.
DOGGETT: Presto. Non posso aspettarvi.

(Doggett scende dall’auto e torna alla cittadina a piedi. Intanto Scully è ancora sul letto legata e si lamenta. Il benzinaio va avanti e indietro per la stanza. Ad un tratto un uomo alle sue spalle lo chiama. E’ Doggett. Il benzinaio si gira, Doggett lo colpisce e lui cade a terra svenuto.)

DOGGETT: Ehi!

(Doggett si avvicina a Scully e vede che qualcosa si muove all’interno della sua schiena.)

DOGGETT: Dio onnipotente! Agente Scully! Agente Scully. (le toglie il bavaglio dalla bocca)
SCULLY: Grazie al cielo. Mi porti subito via di qui...

(Doggett le taglia le corde che le legano le mani, poi la aiuta ad alzarsi.)

DOGGETT: Può camminare?
SCULLY: Non lo so. Dov’è la sua macchina?
DOGGETT: (La aiuta a tirarsi su e mette il braccio di Scully intorno al suo collo) A meno di un chilometro...
SCULLY: C’è un mezzo più vicino...

(Doggett e Scully salgono sul pullman. Lui la tiene in braccio. La adagia sui sedili davanti. Si toglie la giacca e va sotto al volante per collegare i fili e mettere in moto il pullman.)

SCULLY: Sa farlo partire?
DOGGETT: Se so farlo partire? Ce ne andiamo in un minuto garantito! Seminando questi pazzi.

(Scully si sente male, l’organismo si muove nella sua spina dorsale e sta cercando di raggiungere il cervello. Lei grida e mugola dal dolore.)

SCULLY: Aaah...
DOGGETT: Agente Scully cerchi resistere!
SCULLY: Deve estirparmelo! Adesso... prima che mi arrivi al cervello... non riesco a fermarlo! (grida) Adesso!! Adesso! Aaaah...

(Doggett si tira su e va da Scully. Vede quella cosa muoversi nella sua schiena mentre lei si tiene le mani al collo per non farlo salire. Doggett incide la schiena di Scully e lei grida dal dolore. Nel frattempo gli abitanti aprono il portone ed entrano nel capanno. Doggett chiude le porte del pullman e torna da Scully. Lei continua a gridare e a lamentarsi dal dolore mentre gli abitanti iniziano a colpire i vetri del pullman con dei martelli. Doggett cerca di fare uscire la cosa dal corpo di Scully e si aiuta con il suo coltellino. Gli abitanti rompono un paio di vetri del pullman proprio quando Doggett estirpa la creatura dal corpo di Scully. Lo getta a terra e gli spara tre colpi. Milsap riesce a salire sul pullman e Doggett gli punta la pistola in faccia. Appena vede che il “loro messia” è morto si fermano tutti, come rassegnati.)

MILSAP: Perché?

(Doggett mette la sua giacca a Scully, la prende in braccio e scende dal pullman sotto gli occhi di tutti gli abitanti. Mentre cammina verso la sua auto, la polizia arriva a sirene spiegate.)


SCENA 11
BYU CENTRO MEDICO
PROVO, UTAH
UNA SETTIMANA DOPO


(Scully sta mettendo le sue cose dentro ad una borsa. Apre l’armadio della sua stanza d’ospedale per prendere le ultime cose e vediamo che ha un grosso cerotto nel collo dietro la schiena. Doggett arriva, bussa alla porta ed entra.)

DOGGETT: E’ pronta?
SCULLY: Sì, sono pronta.
DOGGETT: La prima udienza è per oggi. Nessun cedimento tra i quarantasette membri della setta. Non hanno aperto bocca in loro difesa e si considerano perseguiti per via delle loro credenze religiose.
SCULLY: Pensavano di venerare così il Signore e che quell’essere fosse un nuovo messia. (rimangono entrambi in silenzio per un momento, poi Scully si volta verso Doggett) Senta, io volevo chiederle scusa. L’ho tenuta fuori da questo caso ed è stato un errore da parte mia e poteva costarmi la vita.
DOGGETT: E’ vero, lei ha sbagliato.
SCULLY: (Scully annuisce) E spero che non si ripeta.
DOGGETT: Lo spero anch’io.

(Scully sta per prendere la sua borsa, ma Doggett la prende al posto suo.)

DOGGETT: Dia.

(Scully annuisce ed escono entrambi dalla stanza.)


Trascrizione effettutata da DanaScully


Sevier Desert - Juab County, Utah

FBI Headquarters - Washington, D.C.

BYU Medical Center - Provo, Utah


Per ulteriori informazioni sugli eventi accaduti in questo episodio consulta la timeline di questa stagione
Condividi #8X04 Roadrunners - La Setta
IN BREVE
 
STAGIONE 8
 
BOX STAGIONE 8
Compra il cofanetto della stagione 8 di X-Files
 
STAGIONI E FILM
TRASCRIZIONE EPISODI
Anche tu puoi diventare una parte attiva di Beyond The Sea e contribuire a far crescere la nostra guida ad X-Files aiutandoci a completare le trascrizioni degli episodi.
Collabora con Noi