'X - Files: voglio crederci', di Chris Carter

Il film si discosta nettamente dalla trama extraterrestre che aveva caratterizzato alcuni episodi televisivi, per puntare invece su una storia che ha un inizio e una fine (prerogativa che d'altronde riguardava la quasi totalitá delle puntate). Elemento positivo questo, perché aiuta a dare compattezza ad un lungometraggio che rischia di perdersi nelle proprie spirali narrative.

Secondo capitolo per il grande schermo di una delle serie televisive più appassionanti di sempre: X-Files è stato fonte di ispirazione per gli altri telefilm - CSI, Lost e la lista potrebbe continuare - che si sono succeduti nel tempo dai chiari rimandi cinematografici (una certa ricercatezza formale delle inquadrature, il montaggio, la struttura narrativa).
Per questo progetto al timone della regia si è messo lo stesso ideatore della coppia di agenti dell'FBI più famosa della tv, quel Chris Carter che in seguito porterà sul piccolo schermo un'altra serie televisiva - che non ebbe però il successo travolgente di X-Files - dai contenuti più apocalittici ed inquietanti quale Millennium, con protagonista uno straordinario Lance Henriksen.

Certo non era facile trasporre al cinema un prodotto che aveva dato il meglio di sé negli anni passati, tenuto conto che il precedente film si era rivelato un mezzo fiasco.
L'operazione di Carter cerca di attualizzare la serie dal punto di vista temporale. I due (ex) colleghi Mulder (David Duchovny) e Scully (Gillian Anderson) non fanno più parte dell'FBI: lui si è ritirato a vita privata mentre lei esercita la professione medica in un ospedale cattolico cercando di salvare la vita ad un bambino afflitto da una malattia al cervello. Si ritroveranno insieme per risolvere il caso di alcune donne misteriosamente scomparse, con l'aiuto di John (Billy Connolly), un prete veggente accusato di pedofilia.

Il film si discosta nettamente dalla trama extraterrestre che aveva caratterizzato alcuni episodi televisivi, per puntare invece su una storia che ha un inizio e una fine (prerogativa che d'altronde riguardava la quasi totalità delle puntate). Elemento positivo questo, perché aiuta a dare compattezza ad un lungometraggio che rischia di perdersi nelle proprie spirali narrative, riuscendo a coinvolgere anche chi non ha seguito le avventure dei due agenti in televisione.
Vicenda permeata da una certa cupezza riguardo i temi trattati, amplificata da una messa in scena che non dona sollievo allo sguardo: paesaggi innevati e minacciosi, ambienti con una illuminazione livida e tetra, personaggi descritti in maniera gelida e neutra ad eccezione del prete dove si concentrano in lui dilemmi di natura etico-morale-religiosa di una tale intensità da indurre chi guarda a più di una riflessione. Sarà proprio lui il perno centrale, lo "spirito guida" che scardinerà i dubbi e le incertezze che attanagliano i due agenti, permettendo loro di risolvere il caso. In un simile contesto risulta estremamente labile il concetto di bene-male (persino l'elemento negativo, il "nemico", compie le sue azioni criminali spinto da uno smisurato amore) i cui contorni non sono definiti, proiezione simbolica della confusione di identità che regna nella società contemporanea.

In questo smarrimento però Carter non vuole affondare e lancia un'ancora di salvezza che non si trova all'esterno, nel mondo tangibile, ma in una risorsa tutta interiore: la volontà di dar forza e nutrimento ai propri ideali, al proprio credo, il desiderio di non cedere alle pressioni esterne ma di lottare per il raggiungimento di uno scopo ritenuto giusto, così da poter finalmente giungere all'agognata catarsi. Vedere la fine dei titoli di coda. Per credere...

 
 
FONTE: Sentieri Selvaggi (ITA)

 

articolo visto 1064 volte
Condividi ''X - Files: voglio crederci', di Chris Carter'