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#7X07 Orison
#7X07 Orison
Il reverendo Orison spera di salvare l'anima di Donnie Pfaster aiutandolo ad evadere di prigione. Ma Pfaster vuole solo la vittima che una volta gli è scappata - Scully.
 
Il reverendo Orison predica in una piccola cappella nel penitenziario di massima sicurezza di Marion, Illinois. Ogni volta che pronuncia la frase "Gloria, amen", i prigionieri battono i loro piedi all'unisono. Comunque, seduto impassibile ed in silenzio c'è Donnie Pfaster (visto in #2X13 Irresistible - Insospettabile), un feticista che aveva rapito Scully in precedenza. Più tardi nel reparto sartoria, Brigham, un carcerato presente al sermone, si taglia le dita con una sega elettrica. Mentre le guardie ed altri prigionieri accorrono ad aiutarlo, il tempo sembra rallentare e Pfaster scivola fuori inosservato.

A Washington Scully viene svegliata da una raffica di vento. Si alza per chiude la finestra, e nota la Bibbia sulla sua scrivania. La sua radiosveglia lampeggia sulle 6:66. Si appresta a raggiungere l'orologio, ma la corrente viene a mancare e poi ritorna. Il suo orologio ora mostra le 6:06. 

Il giorno dopo, Mulder e Scully vengono chiamati a comparire presso il penitenziario di Marion per aiutare a trovare il prigioniero evaso che avevano messo in precedenza dietro le sbarre - Donnie Pfaster. Mulder cerca di persuadere Scully a lasciare il caso, ma lei è determinata a restare, dicendo di non aver altra scelta. Gli agenti intervistano il prigioniero Brigham le cui mani sono ora intatte. Egli afferma che la sua guarigione è un miracolo di Dio, e recita a memoria "Gloria, amen" e inconsapevolmente batte i piedi. Mulder vi riconosce la suggestione post-ipnotica e suggerisce di andare a fare quattro chiacchiere con il cappellano della prigione. Una debole canzone viene diffusa attraverso le prese d'aria e sorprende Scully. Lei dice di non averla più sentita dal liceo. 

Un'adolescente avvicina Pfaster in una tavola calda. Egli si offre di farle una manicure alle mani. Il reverendo Orison li interrompe, dicendo a Pfaster di essere stato lui ad orchestrare la sua fuga di prigione. Dei federali irrompono nel locale e Pfaster accusa Orison di averlo ingannato. Orison rapidamente gli consegna le chiavi della sua auto, e con il tempo che di nuovo sembra rallentare, Pfaster fugge di nascosto. Nel parcheggiato Pfaster investe Orison, lasciandolo gravemente ferito. Più tardi all'ospedale, Orison cerca di fare appello alla fede di Scully, che rimane sorpresa quando lui la chiama "Scout". Viene ulteriormente inquietata quando sente di nuovo la canzone di quando era ragazzina. Mulder arriva con delle notizie riguardanti l'ultima vittima di Pfaster, e chiama Orison bugiardo. Crede che Orison sia un assassino di condannati che intendeva uccidere Donnie Pfaster una volta che fosse uscito di prigione. Scully ha dei dubbi sulla teoria di Mulder. Scully gli riferisce di essere stata svegliata alle 6:06, l'ora in cui Pfaster è scappato prigione. La canzone che sente, era alla radio il giorno in cui ha saputo che il suo insegnante di catechismo era stato assassinato. Questo insegnante la chiamava "Scout". Scully dice a Mulder che la prima volta che ha creduto nell'esistenza del male è stata proprio quando il suo insegnante è stato ucciso. Mulder cerca di confutare i suoi pensieri di intervento divino mostrandole un'immagine del cervello di Orison su un computer. Orison ha praticato un buco nel suo cranio proprio per far arrivare più ossigeno al cervello, presumibilmente dandogli dei poteri speciali per "fermare" il tempo. Mulder dice che Orison crede realmente di essere uno strumento di Dio per fermare Pfaster dall'uccidere. Nel frattempo, Orison usa il suo canto liturgico di "Gloria, amen" per ipnotizzare il federale di guardia, e scappa.

Una prostituta dai capelli rossi va a far visita a Pfaster, ma quando questi comprende che lei porta una parrucca, diventa furioso e la aggredisce. La prostituta colpisce Pfaster facendogli perdere i sensi e fugge. Orison arriva e porta Pfaster ad un cimitero. Mentre gli scava la tomba, chiede a Pfaster di pentirsi dei suoi peccati. Pfaster dice a Orison che non può ucciderlo. Quando Orison guarda la faccia di Pfaster, vede che si è trasformato nel Diavolo Incarnato. Pfaster uccide Orison e lo seppellisce nella tomba. La mattina successiva gli agenti ispezionano il tumulo e decidono che il loro compito è terminato. Ritornano a Washington. 

Scully arriva nel suo appartamento e si prepara ad andare a letto quando l'elettricità se ne va e l'orologio della radiosveglia mostra le 6:66. Improvvisamente, Donnie Pfaster sbuca fuori dall'armadio ed aggredisce Scully. I due lottano, e Pfaster riesce ad avere la meglio su Scully. Nel proprio letto Mulder mette l'ora alla sua sveglia, e sente la canzone di Scully alla radio. Pensa a una coincidenza e decide di telefonare a Scully. Lei non risponde. Nel frattempo, Scully cerca di portare le mani legate, davanti, in modo da poter strisciare sul pavimento ed arrivare alla sua pistola. Pfaster è occupato ad accendere le candele e a preparare un bagno. Incontra lo sguardo di Scully solo quando Mulder irrompe attraverso la porta con la propria arma in pugno. Mentre Pfaster viene tenuto sotto tiro da Mulder, Scully libera dai lacci spara a Pfaster. 

Più tardi mentre la polizia arriva sulla scena del crimine nell'appartamento, Mulder cerca di confortare una scossa Scully, dicendole che nel suo rapporto metterà in evidenza che lei non aveva nessuna alternativa se non quella di uccidere Pfaster. Le domanda se ha pensato che Dio le abbia fatto premere il grilletto. Scully invece chiede se non sia stato il diavolo a farle commettere un atto di vendetta. 
Attori Protagonisti
DAVID DUCHOVNY - Agente Speciale Fox Mulder
GILLIAN ANDERSON - Agente Speciale Dana Scully

Attori Co-Protagonisti
Scott Wilson - Orison
Nick Chinlund - Donnie Pfaster
Steve Rankin - Sceriffo Federale Daddo
Emilio Rivera - Prigioniero Brigham
Lisa Kushell - Signora in Rosso
Rick Cramer - Guardia
Tara Buck - Blueberry
Irene Muzzy - Cameriera
Eric Buker - Sceriffo Federale 

Autori
Chip Johannessen

Diretto da
Rob Bowman

Trasmesso la prima volta in TV
USA 09/01/00
Italia 30/04/00
#7X07 Orison

jokes Titolo - La definizione di "Orison" è "una preghiera".

jokes Tra le parole scarabocchiate sui muri della cappella della prigione c'è la frase "Sheep go to Heaven, Goats go to Hell". Questa frase si trova anche nella canzone "Sheep go to Heaven" dei Cake, uno dei gruppi preferiti di Gillian Anderson.

jokes La scena finale in slow-motion tra Scully, Pfaster e Mulder assomiglia molto alla scena presente quasi alla fine di Matrix (quando Sig. Smith spara a Neo) -- incluso il lampo di luce mentre lo sparo della pistola si riflette sul viso del personaggio, la pallottola che cade sul pavimento, lo sparo della pistola in slow motion ecc...

 
Don't Look Any Further
scritta da Dennis Edwards & Siedah Garrett, eseguita da John Hiatt

Sheep Go To Heaven
scrtto ed eseguito dai Cake

Orison Theme
scritto da Mark Snow
SCENA 1

(Nella cappella della prigione circa venti prigionieri stanno ascoltando il reverendo Orison, pregando insieme.)

REVERENDO ORISON: L’amore di Dio ci renderà liberi. Io sono convinto che se invochiamo il suo amore, ci mettiamo in ginocchio consentendo a Dio di entrare nel nostro arido, vuoto, miserevole cuore e di plasmarci completamente, quel miracolo avverrà. Ora mi chiedo chi di voi crede nel suo amore? Tu? Tu?
PRIGIONIERO: Sì, padre io ci credo.
REVERENDO ORISON: E tu? Devi avere fede perché l’amore di Dio onnipotente non è una mera illusione. E’ una promessa. E’ una promessa, una promessa solenne che il Signore fa ad ognuno di noi. Una promessa che ha pagato con il sangue del suo unico amato figlio. Gesù Cristo di Nazareth. Noi non dobbiamo fare altro che credere.
PRIGIONIERI: Amen.
REVERENDO ORISON: L’amore di Dio vi salverà. Questo non vi sa già sentire il cuore più leggero e aver voglia di dire “Gloria. Amen.”?

(Quando il reverendo alza le braccia dicendo “Gloria, Amen” i prigionieri lo ripetono all’unisono battendo i piedi.)

PRIGIONIERI: Gloria! Amen!
REVERENDO ORISON: Gridiamolo insieme! Lasciamo che lo spirito di Gesù Cristo ci illumini il cammino verso il Padre nostro!

(Il reverendo prende un bicchiere di acqua santa. Immerge le sue dita e spruzza alcuni prigionieri.)

REVERENDO ORISON: Gloria! Amen!
PRIGIONIERI: Gloria! Amen!
REVERENDO ORISON: Lasciate che l’amore di Dio vi liberi dalla prigionia e vi spalanchi le porte del paradiso! Gloria! Amen!
PRIGIONIERI: Gloria! Amen!
REVERENDO ORISON: Lodiamo il suo nome! Invochiamo il suo amore! Gloria! Amen!
PRIGIONIERI: Gloria! Amen!

(Donnie Pfaster è l’unico prigioniero che non parla e non sbatte i piedi.)

REVERENDO ORISON: Gloria! Amen!
PRIGIONIERI: Gloria! Amen!
REVERENDO ORISON: Gloria! Amen!
PRIGIONIERI: Gloria! Amen!

(La mattina dopo i prigionieri stanno lavorando con la macchina da cucire su dei tessuti.)

BRIGHAM: Gloria. Amen. Gloria. Amen. Gloria. Amen. Gloria. Amen. Gloria. Amen.

(Donnie Pfaster porta dei pantaloni alla guardia.)

GUARDIA: Tu ci credi, Donnie Pfaster, che Dio ami un sacco di merda come te?
DONNIE PFASTER: La Bibbia dice di sì.
GUARDIA: La Bibbia dice che chi ammazza le donne e taglia loro le dita, brucerà all’inferno.

(Donnie osserva Brigham che che si dondola ritmicamente a destra e a sinistra.)

BRIGHAM: Gloria. Amen.
GUARDIA: Mi hai sentito?
BRIGHAM: Gloria. Amen.
GUARDIA: C’è già un posto pronto per te bastardo schifoso.
DONNIE PFASTER: Anche per te ce n’è uno.

(La guarda strappa i pantaloni cuciti da Donnie.)

GUARDIA: Spiacente. Le cuciture non erano abbastanza accurate.

(Brigham urla.)

BRIGHAM: Le mie dita!

(Tutte le dita di Brigham sono mozzate.)

BRIGHAM: Le mie dita!

(La guardia corre verso Brigham, mentre gli altri prigionieri si alzano in piedi e si avvicinano. Accorre anche un'altra guardia. Donnie, rimane fermo ed osserva la scena come a rallentatore. Poi si allontana lanciando la giacca alle sue spalle.)


SIGLA
SCENA 2

(Scully sta dormendo nel suo letto quando viene svegliata da una folata di vento. Si alza e chiude la finestra, sistemando la Bibbia che si era aperta per via dell'aria. Quando solleva lo sguardo per controllare l’ora, rimane shoccata nel vedere che la sua sveglia segna le 6:66 del mattino. La prende e inizia a guardarla. La sveglia si spegne alcuni istanti. Quando si riaccende segna le 6:06.)


SCENA 3
CARCERE DI MARION, ILLINOIS

ISPETTORE DONOVAN: E’ stato condannato all’ergastolo per l’omicidio premeditato di stampo sadico sessuale di almeno cinque donne nel 1994. Donald Addie Pfaster.

(Scully prende il file dalle mani dell'ispettore Donovan.)

ISPETTORE DONOVAN: Foste voi due ad arrestarlo.
MULDER: Sì. Avrebbero dovuto buttar via la chiave dalla cella.

(Scully apre il file e guarda la foto di Donnie.)

ISPETTORE DONOVAN: Ormai è troppo tardi. Pensiamo a ritrovarlo. Il vostro aiuto ci sarà prezioso per capire con chi abbiamo a che fare.
MULDER: Donnie Pfaster è un assassino feticista. Colleziona pelli di cadaveri e ossa, ma la sua vera passione sono le unghia e i capelli, lo fanno impazzire.
ISPETTORE DONOVAN: E’ uno psicopatico.
MULDER: Direi di sì. Nel suo freezer abbiamo trovato alcune dita di donna, le mangiava con piselli e carote.
ISPETTORE DONOVAN: Cerca solo donne?
MULDER: Esatto. Cinque anni rinchiuso qui con quell’idea fissa. Gli sarà venuto un gran bell’appetito.
ISPETTORE DONOVAN: Ho saputo che voi due avete un fiuto molto particolare per quello che riguarda, come dire, il soprannaturale. (Mulder sorride) Ora, le modalità della fuga...
SCULLY: Le assicuro che non c’è niente di soprannaturale in quest’uomo. Donnie Pfaster è il male personificato.

(Mulder guarda Scully allontanarsi. Scully entra nella cappella della prigione. Su un muro è riportata la scritta: “Le pecore vanno in paradiso, le capre vanno all’inferno”. Scully osserva la stanza quando sente una musica provenire dalla grata del condotto di areazione.)

MUSICA: Don't look any further. Don't look any further. Someone to count on in a world ever changing...

(Mulder entra nella cappella.)

MULDER: Bella gatta da pelare!
MUSICA: Here I am, baby...
MULDER: Non hai nemmeno guardato il file, vero?
SCULLY: Un uomo è evaso di prigione.
MULDER: Non uno qualsiasi. Donnie Pfaster. E non è semplicemente evaso, è uscito, è uscito tranquillamente da un carcere di massima sicurezza e nessuno sa come abbia fatto.
SCULLY: E’ per questo che siamo qui.
MULDER: E’ per questo che io sono qui. Ma tu Scully, perché sei qui? Va a casa è meglio.
SCULLY: Mulder questo caso non mi spaventa.
MULDER: Quell’uomo ti aveva rapita, ti aveva letteralmente sconvolta , non ti avevo mai vista cosi. E’ giusto che tu te ne vada.
SCULLY: Mulder quell’uomo alle sue vittime fa cose che nessuno riesce neanche ad immaginare. Qui il problema non è se restare o meno, io non ho altra scelta. Mettiamoci al lavoro.
MULDER: Questo non è un caso isolato. Negli ultimi anni altri due detenuti sono evasi da un carcere di massima sicurezza in stati federali confinanti. Alle 6:06 di questa mattina Donnie Pfaster è stato il terzo.
SCULLY: Alle 6:06?

(Mulder annuisce.)

SCULLY: E che cosa c’è di soprannaturale in questi casi?
MULDER: C’erano dozzine di testimoni tra guardie e detenuti, ma nessuno sembra ricordare nulla. Per un po’ non si sono neppure accorti che erano scomparsi.
SCULLY: Sono stati ritrovati?
MULDER: No. Dei primi due non si è mai più saputo niente.


SCENA 4

(Nella stanza degli interrogatori Mulder è seduto di fronte a Brigham, mentre Scully è appoggiata ad un muro.)

BRIGHAM: Ho già detto al direttore tutto quello che so. Tutto quello che ho visto ieri.
MULDER: Sì, ma io ho ancora le idee un po’ confuse, mi ripeta cosa è successo.
BRIGHAM: Io sono molto credente.
MULDER: Allora dirà senz’altro la verità.
BRIGHAM: Certo. Ma non so niente di Donnie Pfaster. (guardando Scully) Né di come sia scappato.
MULDER: Vi trovavate entrambi nel settore vestiario al momento della sua scomparsa, vero?
BRIGHAM: Ma non eravamo soli, eravamo in parecchi lì a lavorare.
MULDER: Sì, ma a lei è successo qualcosa. Ha avuto un incidente.
BRIGHAM: Sì, diciamo pure cosi.
MULDER: Ha gridato alle guardie che si era tagliato le mani.
BRIGHAM: Le dita, signore. Le ho viste tranciate di netto.

(Brigham alza le sue mani ed osserva che le dita sono intatte.)

MULDER: Le ha viste qualcun altro?
BRIGHAM: No, ma sentivo che erano tagliate.
MULDER: E come lo spiega?
BRIGHAM: Il disegno di Dio è un mistero fratello.

(Mulder alza ed abbassa la sua mano.)

BRIGHAM: Gloria. Amen.

(Mentre Mulder alza ed abbassa la sua mano Scully nota che Brigham alza ed abbassa il suo piede dicendo “Gloria. Amen.” con un sorriso sul volto.)

BRIGHAM: Gloria. Amen. Gloria. Amen.

(Mulder e Scully escono dalla stanza.)

MULDER: Suggestione post-ipnotica, lo hai visto?
SCULLY: Ti riferisci al movimento del piede? Sì, l’ho visto.
MULDER: In pratica è un movimento automatico indotto per effetto della suggestione, in questo caso un gesto ritmico della mano ha indotto un movimento riflesso in un soggetto cosciente.

(Mulder alza ed abbassa la mano di fronte al volto di Scully.)

MULDER: Eh con te non funziona.
SCULLY: (sorridendo) So bene cos’è l’ipnosi, Mulder.
MULDER: Suggestione di gruppo?
SCULLY: Senti, se stai insinuando che Donnie Pfaster è evaso dalla prigione usando una tecnica che avrà imparato alla televisione, io non ti seguo.
MULDER: Mesmer riusciva ad ipnotizzare e dare ordini a intere platee.
SCULLY: E come avrebbe fatto Donnie ad acquisire questa abilità straordinaria?
MULDER: Non mi stavo riferendo a Donnie.
SCULLY: E a chi allora?
MULDER: Tre detenuti sono evasi da tre diverse prigioni. Chi è che potrebbe aver avuto contatti con ciascuno di loro? Il cappellano del carcere. “Gloria. Amen.”

(Scully sente ancora cantare "Don't Look Any Further" e si volta verso il condotto di areazione.)

MULDER: Non Dio, il cappellano. Che c’è Scully?
SCULLY: La senti questa canzone?

(Scully si avvicina al condotto.)

MUSICA: Someone to count on...
MULDER: La conosci?

MUSICA: Here I am, stop where you're standing...
SCULLY: Non la sentivo dai tempi del liceo. E’ la seconda volta che mi capita nelle ultime due ore.
MULDER: (sorridendo) Se ti ricorda una serata romantica ormai avrà perduto tutta la sua poesia.
MUSICA: Oh, babe, don't look any further...


SCENA 5
HARRISBURG, ILLINOIS
12:52 PM

(Donnie Pfaster si reca al Waffle House, locale che si trova di fianco ad una stazione degli autobus. Entra e si siede. Il suo sguardo viene catturato dalle dita con le unghie dipinte di rosso di una cameriera quando una ragazza gli si siede di fronte.)

MISSY: Vuoi qualcosa da mangiare?
DONNIE PFASTER: Da mangiare?
MISSY: Che ne dici del piatto del giorno?

(Donnie osserva le unghie della ragazza, dipinte di blu. Blueberry nasconde le mani con disagio.)

MISSY: Sei un alcolizzato?
DONNIE PFASTER: No.
MISSY: Perché mi guardi le mani?
DONNIE PFASTER: Dovresti farti fare la manicure.
MISSY: Che cosa sei? Un finocchio?
DONNIE PFASTER: Io, sono appena uscito di prigione.
CAMERIERA: Oh, Missy lascia in pace i clienti!
DONNIE PFASTER: Se vuoi posso fartela io.
MISSY: Scusa, sei appena uscito di prigione e vuoi farmi la manicure?
DONNIE PFASTER: Sono bravissimo a mettere lo smalto.

(Blueberry ride.)

REVERENDO ORISON: Il Signore ti offre la sua misericordia e tu lo ringrazi così?
DONNIE PFASTER: Cosa?
REVERENDO ORISON: Chi credi che ti abbia fatto uscire di prigione?

(Donnie si volta e vede il reverendo alle sue spalle.)

DONNIE PFASTER: Non mi interessa, ho molto da fare adesso.
REVERENDO ORISON: Dio con la sua bontà ti ha tirato fuori e potrai restare fuori soltanto se lui lo vorrà.
MISSY: Credevo che scherzassi.
REVERENDO ORISON: Lui ha scelto te, Donnie.

(Fuori diversi agenti escono dall’auto.)

MISSY: Ti saluto.
DONNIE PFASTER: Sei stato tu a chiamarli.
REVERENDO ORISON: No.
DONNIE PFASTER: Allora fa qualcosa.
REVERENDO ORISON: Ho la macchina.

(Il reverendo consegna le chiavi a Donnie.)

DONNIE PFASTER: E’ inutile, non ce la faremo a raggiungerla.
REVERENDO ORISON: Col volere di Dio sì.

(L'ispettore Donovan ed alcuni agenti entrano nel locale. Il reverendo inizia a dondolare le sue chiavi e tutto inizia a muoversi a rallentatore.)

REVERENDO ORISON: Gloria. Amen. Gloria. Amen.

(Mentre il reverendo dondola ancora le sue chiavi, un cliente cerca di strangolare la cameriera e questa gli getta in faccia una caraffa di caffè bollente. L'ispettore Donovan punta la pistola verso Donnie ed il reverendo che sono spariti. Tutti gli agenti sono stupefatti. Il reverendo Orison esce. Passa tra due autobus parcheggiati e viene investito dalla sua auto guidata da Donnie con a bordo Blueberry. Donnie, dopo aver fermato l’auto, ingrana la retromarcia e scappa.)


SCENA 6

(Mulder e Scully escono dalla loro auto per raggiungere l'ispettore Donovan.)

MULDER: E’ qui?
ISPETTORE DONOVAN: Non lo so. E’ quello che stiamo cercando di capire.
SCULLY: Ma l’avete visto?
ISPETTORE DONOVAN: Questa è una bella domanda. Abbiamo creduto di vederlo, ma a quanto pare ci siamo sbagliati.
MULDER: C’è stato segnalato che il sospetto è stato avvistato.

(Nessuna risposta.)

MULDER: Si può sapere che è successo?
CAMERIERA: Hanno investito uno.
ISPETTORE DONOVAN: Si tratta del cappellano del carcere. Il reverendo Orison. Ora si trova in ospedale.

(Scully sente la canzone alla radio del locale.)

MUSICA: Someone to count on...
ISPETTORE DONOVAN: E’ in gravi condizioni.
MUSICA: In a world ever changing Here I am, stop...

(Mulder osserva Scully che si avvicina al bancone)

SCULLY: Senta, mi scusi, potrebbe alzare un po’ per favore?

(La cameriera alza il volume.)

SCULLY: Grazie.
MUSICA: What you need is a lover. Someone to take over. Oh, girl. Don't look any further. And it's strange. When you think of the chances...


SCENA 7
CLINICA ST. CLARE
HARRISBURG, ILLINOIS

(Scully osserva la cartella del reverendo.)

SCULLY: E’ una fortuna che sia vivo, reverendo Orison.
REVERENDO ORISON: Chi è lei?
SCULLY: Agente speciale Dana Scully.
REVERENDO ORISON: Abbia fede in Dio, agente Scully. Lui ha fede in lei.
SCULLY: Mi fa piacere, ma io e il mio collega ora siamo più concentrati su alcune evasioni da carcere di massima sicurezza nelle quali lei sembrerebbe coinvolto.
REVERENDO ORISON: Non preoccupatevi. Il Signore è con loro.
SCULLY: Il Signore è con loro? Che vuol dire?
REVERENDO ORISON: Lei è credente, vero?
SCULLY: Che io lo sia non ha importanza adesso.
REVERENDO ORISON: Sì invece, non immagina quanto. Lei ha fede, l’ha sempre avuta. Sente che Dio la chiama, ma è incerta se ascoltarlo.

(Scully tocca la croce che porta al collo.)

SCULLY: Non è esattamente cosi che stanno le cose.
REVERENDO ORISON: Anche ora la sento esitante, non sa bene cosa fare. Ha paura, non sa decidersi. Aspetta un segno. Ma ogni cosa è un segno di Dio.
SCULLY: Sa dirmi cosa è successo a quei detenuti?
REVERENDO ORISON: A tutto c’è una ragione, Scout. A tutto su questa Terra, e in ogni istante della nostra vita, il Demonio aspetta il momento giusto. Così è, e cosi è sempre stato. Il suo momento giusto, è la nostra dannazione.

(Mulder entra nella stanza d’ospedale.)

MULDER: Salve reverendo, come sta? O forse sarebbe più giusto chiederle come ha fatto.
REVERENDO ORISON: Volere di Dio. Io mi limito a diffondere il suo Verbo.
MULDER: Beh, questa volta ha fatto un buco nell’acqua. Ha parlato con un sordo, a giudicare dai fatti. E’ giusto che le veda.

(Mulder porge delle foto al reverendo dove si vede Blueberry in una vasca da bagno colma di sangue.)

REVERENDO ORISON: Santo cielo, che cos’è?
MULDER: Sangue di innocente, reverendo. Un altro lavoretto di Donnie Pfaster. Era una ragazza che aveva conosciuto in quel bar.
REVERENDO ORISON: Oh, Signore.
MULDER: Dov’è adesso?
REVERENDO ORISON: Ha preso, ha preso la mia auto. Non era lei che doveva morire.
MULDER: Infatti doveva morire Donnie. E doveva ucciderlo lei, per questo l’ha aiutato a scappare. Dio sa se ne sarebbe stato capace. (riferendosi a Scully) Il reverendo Orison in realtà è Robert Gailen Orison, condannato per omicidio di primo grado nel ’59. Ha scontato ventidue anni a Soledad.
REVERENDO ORISON: Dio mi ha parlato. Mi ha detto lui di occuparmi di Donnie.
MULDER: E quando il Signore le ha parlato, reverendo, non è che le ha anche detto dov’era diretto Donnie?

(Mulder e Scully escono dalla stanza d’ospedale.)

SCULLY: Dove stai andando?
MULDER: A dimostrare che mente.
SCULLY: Come puoi provare che un uomo non è guidato da Dio? Non credi che sia possibile?
MULDER: Dio è uno spettatore, Scully, assiste alla partita e basta.
SCULLY: Ti sbagli di grosso.
MULDER: Credi che Dio guidi quell’uomo? Che lo spinga a uccidere?
SCULLY: Donnie Pfaster non è morto e non sappiamo se gli altri due evasi sono morti o no.
MULDER: Allora pensi forse che Dio lo spinga a farli evadere perché uccidano ancora?
SCULLY: No, ma penso che il reverendo sia convinto di quello che dice. Che Dio agisce attraverso di lui.
MULDER: Ma è una stupidaggine! A te ha mai parlato?
SCULLY: Cercherò di ignorare la tua ironia.
MULDER: Cosa ti ha detto?
SCULLY: Mulder, in poche ore ho sentito quella canzone per ben tre volte. Forse per te questo non significa nulla, ma per me sì.
MULDER: E sarebbe?
SCULLY: A malapena me la ricordavo. Non le ho mai dato nessuna importanza, ma poi ieri mi ha fatto tornare in mente una cosa.
MULDER: E cioè?
SCULLY: Avevo tredici anni e mio padre era stato trasferito a San Diego. Stavo ascoltando la radio, c’era quella canzone quando mia madre entrò e mi disse che il mio insegnante di catechismo era stato ucciso.
MULDER: Ah...
SCULLY: Era stato ucciso nel suo giardino. Fu quella la prima volta in cui mi resi conto che esiste il male. Prima il reverendo Orison mi ha chiamata “Scout”. Era cosi che mi chiamava il mio insegnante di catechismo. Donnie Pfaster è fuggito dal carcere alle 6:06, l’ora esatta che segnava la mia sveglia quando mi sono alzata ieri mattina dopo che è saltata la corrente.
MULDER: Credi che Dio ti stia dicendo qualcosa?

(Scully non risponde.)

MULDER: Vieni con me, Scout. Ti mostro come si fa a parlare con Dio.


SCENA 8

(Donnie Pfaster è parcheggiato nell’auto del reverendo in una strada di campagna ed ascolta il notiziario.)

GIORNALISTA: La polizia sta dando ancora la caccia al detenuto evaso dal carcere di massima sicurezza di Marion nell’Illinois. L’ultima volta è stato visto a bordo di una vecchia Impala di colore verde con tettuccio nero. L’uomo è alto circa 1 metro e 85.

(Donnie scende dalla macchina e con un coltellino strappa il tettuccio nero dell’auto. Apre il bagagliaio dove vede due uniformi di prigione insanguinate ed una borsa al cui interno trova una Bibbia e un portafoglio con la patente di guida del reverendo: Robert Gailen Orison, 1476 Wicks St., Equality, Illinois 62934. Prende delle chiavi e chiude il bagagliaio sbattendolo.)


SCENA 9

(Mulder e Scully osservano al computer una scansione del cervello del reverendo.)

MULDER: E’ un edema cerebrale.
SCULLY: Una tumefazione al cervello. E’ piuttosto frequente in casi di trauma cerebrale o incidente.
MULDER: Ma qui non si è trattato di un incidente. Mi hanno spiegato che questa è stata provocata volontariamente. C’è un piccolo foro in questa parte del cranio che fa entrare ossigeno nella cavità cerebrale, di conseguenza nel cervello del reverendo Orison circola un volume di sangue tre volte superiore alla media.
SCULLY: E se lo sarebbe fatto da solo?
MULDER: Sì. Può darsi che se lo sia fatto poco dopo essere entrato in prigione. Quando ha scoperto come poteva usare i suoi poteri.
SCULLY: I suoi poteri?
MULDER: Secondo una teoria, a questo punto dell’evoluzione umana le nostre facoltà cerebrali sono limitate solo dalla scarsa affluenza di sangue. Secoli fa nelle Ande peruviane per far circolare più sangue nel loro cervello gli uomini di culto usavano asportare pezzetti del cranio, oppure lo trapanavano.
SCULLY: E quel foro avrebbe dato al reverendo Orison dei poteri che gli hanno consentito di aiutare quei detenuti a scappare?
MULDER: Sì. I sostenitori di questa tecnica scoprirono di poter acquisire delle nuove facoltà mentali, tra cui una denominata “fermare il mondo”.
SCULLY: Nessuno può fermare il mondo, Mulder, anche se ha il cranio ridotto a un colabrodo.
MULDER: Sì, ma può darsi che possa alterarne la percezione creando un’altra versione della realtà che riesce poi a trasmettere attraverso l’ipnosi.
SCULLY: Ma perché? Ammesso che sia possibile, perché?
MULDER: Donnie Pfaster deve scontare un ergastolo che non prevede possibili sconti della pena. Questa è la sentenza definitiva per quanto riguarda la società, ma non per quanto riguarda Dio, o colui che dice di essere lo strumento di Dio.
SCULLY: Per quale ragione allora Donnie Pfaster è ancora vivo se davvero come dici tu Orison voleva ucciderlo?
MULDER: Forse ha scatenato una reazione che poi non è riuscito a controllare, oppure ha creduto di poter aprire le porte della percezione, ma in realtà, senza volerlo, ha aperto le porte dell’Inferno.


SCENA 10

(Il reverendo Orison è nel suo letto d’ospedale sorvegliato da una guardia che legge il giornale.)

GUARDIA: Che c’è?
REVERENDO ORISON: Gloria. Amen. Gloria. Amen. Gloria. Amen.

(Il monitor che registra l’attività cardiaca suona lentamente. Il reverendo si alza dal letto, ruba la pistola della guardia e lascia la stanza. Tutta questa scena è vista come al rallentatore.)


SCENA 11
EQUALITY, ILLINOIS
5:02 PM


(In un appartamento Donnie Pfaster è in cucina e chiude una busta di plastica che contiene dita di donna. Mentre ripone le buste nel congelatore qualcuno bussa alla porta. Donnie va ad aprire e vede una ragazza dai capelli rossi, vestita in rosso.)

RAGAZZA ROSSA: Il signor Donald?
DONNIE PFASTER: Sono io.
RAGAZZA ROSSA: Mi manda l’agenzia Tip Top Service.

(Donnie apre la porta e fa entrare la ragazza.)

RAGAZZA ROSSA: Questa non è casa tua, vero?
DONNIE PFASTER: No. Perché?
RAGAZZA ROSSA: Stavo salendo le scale quando mi ha fermato il portiere, che è uno che non si fa gli affari suoi, e mi ha detto che qui vive un certo reverendo Orison. Non sarai un prete spero.
DONNIE PFASTER: No.
RAGAZZA ROSSA: Meno male. A quelli piacciono le cose più strane. Sai che voglio dire.

(Mentre la ragazza si toglie il copri spalla e lo appoggia sul tavolino, Donnie osserva le unghie della donna pitturate di rosso e i suoi capelli.)

RAGAZZA ROSSA: Stai bene?
DONNIE PFASTER: Sì.
RAGAZZA ROSSA: C’è qualcosa che mi vuoi dire?
DONNIE PFASTER: Adoro i tuoi capelli.


SCENA 12

(La ragazza rossa si trova dentro la vasca da bagno e chiude il rubinetto dell’acqua. Porta la sua testa indietro chiudendo gli occhi. In tutto il bagno sono presenti candele accese e Donnie entra con in mano dei prodotti per capelli.)

RAGAZZA ROSSA: Cosa vuoi fare?
DONNIE PFASTER: I tuoi capelli per caso sono tinti?
RAGAZZA ROSSA: Perché scusa?
DONNIE PFASTER: Sono indeciso su quale shampoo usare.
RAGAZZA ROSSA: Senti, non c’è nessun bisogno dello shampoo. Anche il bagno non era necessario. Sei troppo strano per i miei gusti. Me ne vado.
DONNIE PFASTER: Volevo solo essere gentile.
RAGAZZA ROSSA: Beh, allora dammi un asciugamano. Voglio uscire da qui.

(Donnie, mentre avvolge la ragazza in un asciugamano, si accorge che porta una parrucca.)

DONNIE PFASTER: E’ una parrucca. Mi hanno mentito.

(Donnie toglie la parrucca alla ragazza.)

DONNIE PFASTER: Anche tu mi hai mentito!

(Donnie strappa via la parrucca e la ragazza butta sulla faccia di Donnie della cera calda. Poi gli tira un pugno facendogli sbattere la faccia contro il lavandino, quindi ne approfitta per scappare dall'appartamento.)


SCENA 13

(Mulder e Scully entrano nella stanza d’ospedale del reverendo trovando l’agente ancora in fase di shock.)

SCULLY: Dov’è andato?
MULDER: Agente?

(L’agente non risponde e Mulder gli tocca la faccia.)

MULDER: Agente?
AGENTE: Che c’è?
SCULLY: Il prigioniero, l’uomo che stava sorvegliando che fine ha fatto?
MULDER: E’ sparito, Scully, con la sua pistola.
SCULLY: Lei non lo ha visto?

(L’agente cammina per la stanza confuso.)

MULDER: Andiamo, Scully.

(Scully trova sul comodino un foglio di carta.)

MULDER: Che c’è?
SCULLY: Che cosa vuol dire?

(Mulder legge sul foglietto di carta, “Don’t look any further”)

MULDER: Smetti di cercare. Gliene avevi parlato?
SCULLY: No. L’ho detto solo a te.
MULDER: Ci avrà sentiti quando parlavamo fuori, in corridoio.
SCULLY: Io non ho detto il titolo della canzone.
MULDER: Mi sembra di sì.
SCULLY: Sono sicura di no, Mulder.
MULDER: Eh, allora forse è un messaggio per te. Vuole scoraggiarti.


SCENA 14

(Donnie si alza dal pavimento, quando il reverendo gli punta una pistola contro.)

REVERENDO ORISON: Colui che ha osato versare sangue umano verserà il suo per mano di un altro uomo.
DONNIE PFASTER: Che cosa vuoi fare?
REVERENDO ORISON: Compio l’opera.

(Donnie si volta per guardarlo. Il suo volto è coperto di sangue.)

REVERENDO ORISON: I peccatori saranno puniti.


SCENA 15

(Il reverendo scava una fossa. Donnie è accanto a lui in ginocchio con le mani legate.)

REVERENDO ORISON: Chiedi il perdono di Dio, Donnie. Cerca l’umiltà dentro di te e lascia che Dio entri nel tuo cuore. Non devi fare altro che avere fede. Pentiti. E Dio misericordioso ti illuminerà la strada verso il Regno dei Cieli.

(Il reverendo punta la pistola contro Donnie mentre lui sta piagnucolando.)

REVERENDO ORISON: Sei pentito di quello che hai fatto?
DONNIE PFASTER: No, no...
REVERENDO ORISON: Che cosa hai detto?
DONNIE PFASTER: Non posso, no. Non posso.
REVERENDO ORISON: Perché piangi?
DONNIE PFASTER: Non riesco, non riesco a pregare.
REVERENDO ORISON: Invoca il suo perdono per quello che hai fatto a quelle ragazze, per tutto quello che hai fatto a quelle povere anime indifese!
DONNIE PFASTER: La violenza è sempre lì in agguato, dentro di me, da quando lui mi ha voltato le spalle. Ora è tutto chiaro.
REVERENDO ORISON: Stai piangendo per i tuoi peccati? Oppure per te stesso?
DONNIE PFASTER: No, reverendo. Sto piangendo per te. Perché non puoi uccidermi.

(Il viso di Donnie si trasforma in quello di un demone. Orison si ritrae spaventato.)


SCENA 16

(Mulder e Scully osservano il ritrovamento del corpo del reverendo Orison.)

MULDER: E’ strano come la morte cancelli ogni alone di mistero in un uomo.
SCULLY: Io credo di doverti delle scuse, Mulder.
MULDER: Motivo?
SCULLY: Avevi ragione, volevo trovare per forza delle connessioni che non c’erano. Orison non era altro che un volgare assassino. Ha fatto evadere quegli uomini per portarli qui e infliggere loro la sua punizione.
MULDER: Nella sua follia forse era convinto di far contento il Signore. “Gloria. Amen.” Andiamocene a casa.
SCULLY: Sai, a chiamare la polizia e a indicare il luogo esatto è stato Donnie. E’ come se ci chiedesse di continuare a cercarlo.
MULDER: Questo X-File è chiuso. E’ lì in una fossa che si è scavato da solo. Lasciamo che del resto si occupi la polizia. Smetti di cercare, Scully.


SCENA 17

(Donnie Pfaster entra nell’appartamento di Scully. Si dirige nella camera da letto, raccoglie la Bibbia e la ripone in un cassetto. Scully entra nell’appartamento, accende le luci e posa le chiavi sul tavolino. Mentre si toglie il cappotto si dirige nella camera da letto, si toglie la pistola e la appoggia sul mobile. Donnie la osserva, nascosto, mentre si toglie la giacca.)


SCENA 18

(Donnie osserva ancora Scully mentre indossa un pigiama di flanella. Mentre sta per sistemare i suoi vestiti nell’armadio dove è nascosto Donnie, lo sguardo di Scully viene catturato dalla sveglia che le indica 6:66. Appena tocca la sveglia, la corrente sparisce. Guardandosi intorno nota che la porta dell’armadio è semi aperta. Si scaraventa verso la porta per chiuderla, ma Donnie esce.)

(Nell’appartamento di Mulder suona il telefono.)

MULDER: (Voce della segreteria) Fox Mulder parlate dopo il bip.
ISPETTORE DONOVAN: (voce) Agente Mulder sono l’ispettore Donovan da Marion. Una prostituta ha appena denunciato un certo Donald per aggressione. Dice che l’uomo è impazzito quando ha scoperto che i suoi capelli rossi in realtà erano una parrucca. Questo le dice niente? Mi richiami.
(US Nella versione originale l’ispettore si chiama Joe Daddo)

(Appena il messaggio termina, Mulder entra nel suo appartamento, ma non controlla la segreteria.)

(Scully viene scaraventata contro il muro. Donnie la trascina in alto afferrandola per la gola. Scully riesce a ferirlo agli occhi con le unghie, e mentre Donnie si tocca la ferita, Scully gli sferra un pugno correndo verso la sua pistola. Donnie la raggiunge e la spinge ripetutamente contro lo specchio, frantumandolo. Scully tira un calcio a Donnie, liberandosi,e successivamente gli scaraventa addosso una libreria. Corre verso il soggiorno per raggiungere il telefono, ma Donnie la prende e la getta a terra, bloccandole le mani dietro la schiena.)

SCULLY: Torna all’Inferno!

(Donnie, mentre cerca di legare le mani di Scully, si sofferma sulle sue unghia.)

DONNIE PFASTER: Chi ti cura le mani dolcezza?
SCULLY: Lasciami andare! Sei ancora vivo solo perché io ho chiesto al giudice di non condannarti a morte! Sei vivo perché non t’abbiamo ammazzato quando ne abbiamo avuto l’occasione!
DONNIE PFASTER: Questa volta non mi sfuggirai. Non ho fatto altro che pensare a te.
SCULLY: Sono un’agente federale, se ti azzardi a farmi del male, questa volta non avranno pietà.
DONNIE PFASTER: Ora vado a prepararti il bagno.

(Scully urla e Donnie le chiude la bocca con la sua mano.)

(Mulder è in bagno a lavarsi i denti quando si reca in camera per impostare il segnale della sveglia. Durante l'operazione sente un frammento della canzone "Don't Look Any Further." Guarda pensieroso la radio e decide di ascoltare la canzone.)

MUSICA: Don't look any further. Day-o, umba day-o. Mambu ji ay-o...

(Donnie Pfaster trascina Scully nell’armadio dopo averle legato i polsi, i piedi e averle coperto la bocca.)

DONNIE PFASTER: Adesso sta buona e cerca di non combinare scherzi.

(Donnie chiude la porta dell’armadio. Scully sente il rumore dell’acqua che scorre ed il telefono suonare. Donnie si reca nella sala e preme il tasto play sullo stereo. Si sente la canzone "Don't Look Any Further".)

(Mulder è sdraiato nel suo letto con il telefono appoggiato all’orecchio. Quando nessuno risponde all’altro capo, riaggancia.)

(Donnie Pfaster riempie la vasca da bagno con il bagnoschiuma. Scully, dopo essersi sdraiata sul pavimento, osserva la sua pistola tramite la fessura della porta, poi guarda la maniglia chiusa. Donnie dopo aver testato l’acqua chiude il rubinetto. Scully si alza in piedi e cerca di aprire la maniglia con le mani legate. Donnie, sempre in bagno, prende una bottiglia di shampoo.)

MUSICA: Ooh Oh, whoa, whoa Oh. Someone to count on. In a world ever changin'. Here I am stop where your standin'...

(Scully si nasconde sotto al suo letto mentre Donnie esce dal bagno per andare in un’altra stanza.)

MUSICA: What you need is a lover. Someone to take over. Oh, girl. Don't look any further. And it's strange. When you think of the chances. That we've both been in a state of mind. Too cool to be careless. Lookin' for the right thing...

(Scully si trascina sul pavimento dall’altra parte della stanza, mentre Donnie è in cucina che raggruppa le candele e prende un paio di forbici da un cassetto.)

MUSICA: Oh, baby. Don't look any further. Tonight. We're gonna take a trip to paradise. Rockin' all night long. Baby. Daylight. Daylight. I'll still be lookin' in your heavenly eyes .And we'll go on and on...

(Scully si trascina nuovamente verso la sua pistola, ma si blocca quando Donnie passa di nuovo attraverso la stanza per recarsi in bagno.)

MUSICA: Day-o, umba day-o. Mambu ji ay-o. Don't look any further. Day-o, umba day-o. Mambu ji ay-o. Don't look any further.

(Donnie in bagno accende tutte le candele che ha trovato nell’appartamento.)

MUSICA: Someone to count on. In a world ever changing. Here I am, baby. Stop right where you're standing. What you need is a lover. Someone to take over. Here I am, babe. Don't look any further, further...

(Scully riesce a portare le mani di fronte a lei facendo passare le braccia sotto i piedi. Donnie è in soggiorno che spegne lo stereo quando iniziano una serie di movimenti a rallentatore. Scully si trascina tra i frammenti di specchio rotto per raggiungere la pistola. Mulder entra nell’appartamento puntando la pistola contro Donnie e tramite il labiale gli intima “Mani in alto” mettendogli una mano sulla spalla. Donnie non gli ubbidisce, ma si gira verso Scully che sta entrando armata nella stanza. Il volto è sconvolto e perde sangue dal naso. Sempre tramite il labiale Mulder chiede a Scully “Ti ha fatto del male?” Scully fissa in faccia Donnie quando si vedono una serie di bossoli di proiettile finire sul pavimento. In quello stesso instante la luce inizia a saltare e Mulder si gira per guardare il lampadario che è andato in corto circuito. Successivamente si vede la pistola che spara un proiettile e Donnie Pfaster cadere a terra. Mulder guarda Scully visibilmente shoccata. In seguito si sente il rumore di uno sparo.)


SCENA 19

(Mulder è in soggiorno quando si accorge che Scully, con una coperta addosso, si sta recando in camera da letto.)

MULDER: Mi scusi.
POLIZIOTTO: Sì, prego.

(Scully chiude la finestra, si toglie la coperta e Mulder entra nella stanza.)

MULDER: Vestiti, ce ne andiamo di qui.

(Scully apre il cassetto e trova la Bibbia. Rigira il libro tra le mani prima di mostrarlo a Mulder.)

MULDER: Non ti puoi giudicare.

(Scully si siede sul letto.)

SCULLY: Non spetta a me farlo.
MULDER: La Bibbia perdona chi ha peccato.
SCULLY: Sì, ma la legge no.
MULDER: Secondo me, lui non ti ha dato scelta. E sul mio rapporto lo scriverò chiaro. Non preoccuparti. Se avesse potuto Donnie Pfaster avrebbe sicuramente ucciso ancora.
SCULLY: Lui era il Demonio. Su questo non ho il minimo dubbio. Ma c’è ancora una cosa che non riesco a capire.
MULDER: E cioè?
SCULLY: Chi ha agito dentro di me. O che cosa. Cosa mi ha indotto... cosa mi ha indotto a sparare.
MULDER: Pensi sia stato Dio?
SCULLY: E se invece, non fosse stato lui?

(Mulder non risponde.)


Trascrizione effettuata da Veronica


Appartamento di Scully

U.S. Penitentiary - Marion, Illinois

Harrisburg, Illinois

St. Clare Medical Center - Harrisburg, Illinois

1476 Wicks St. - Equality, Illinois
Appartamento del reverendo Orison

Appartamento di Mulder
2630 Hegal Place - Appartamento num. 42 Alexandria, Virginia 23242


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[Jokes] Curiosità inserite negli episodi, tratte dalla lista originale di Laura Witte, le guide ufficiali ad X-Files, i libri di N.E.Genge "La guida non ufficiale a X-Files" (I e II) ed il nostro colpo d'occhio!
[Multimedia] Il titolo dice già tutto...
[Audio] Il commento audio dell'episodio tratto dai DVD della serie e tradotto in italiano.
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