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#2X13 Irresistible - Insospettabile
#2X13 Irresistible - Insospettabile
Mulder e Scully danno la caccia ad un feticista che colleziona porzioni di cadavere
 
Donnie Pfaster perde il suo lavoro all'agenzia funebre dopo che il suo capo lo ha scoperto mentre tagliava dei capelli dal corpo di una bella ragazza. Non molto dopo il licenziamento di Donnie, l'agente speciale FBI Moe Bocks riceve una chiamata riguardante la mutilazione di corpi sotterrati al cimitero di Minneapolis, Minnesota. Sospettando che l'incidente possa essere in relazione con gli UFO, Bocks avverte Mulder e Scully, sperando che la loro esperienza possa aiutare a fare luce sul bizzarro caso. Mulder, tuttavia, riconosce segni di un intensificante feticismo. Malgrado tutte gli anni passati ad effettuare autopsie, Scully è seriamente turbata dal modo in cui i corpi sono mutilati. I capelli sono stati tagliati a ciocche e le unghie sono state strappate con delle pinze. Scully viene tormentata da incubi che hanno come protagonista un demone. Nei sogni, lei diventa una delle vittime del killer.

Quando vengono alla luce altri corpi mutilati, Mulder teme che la coazione feticista possa portare ad un omicidio. I suoi sospetti si dimostrano esatti; Donnie si serve dei un servizi di una prostituta, la uccide e la mutila. Dopo aver esaminato il modo in cui il corpo è stato devastato, Mulder sospetta che il killer nutra una profonda avversione nei confronti delle donne.

Donnie fa il possibile per mescolarsi alla comunità. Trova lavoro come uomo delle consegne, e proprio lavorando si guadagna la fiducia di Ellen Brumfield e della sua famiglia. Si iscrive alla scuola superiore serale, e la sua attenzione viene attirata da una studentessa che siede in prima fila. Una notte nel parcheggio della scuola, Donnie blocca la ragazza nella sua macchina. Lei reagisce con una ginocchiata all'inguine, e Donnie viene arrestato. Quella stesa notte, tuttavia, un differente sospetto con un precedente di aggressione viene arrestato. Mulder e Scully interrogano l'uomo in prigione ma giungono alla conclusione che non è il giusto sospetto. Nella cella vicina, Donnie prende nota del nome di Scully.

Infastidita dalla sua reazione al caso, Scully vola di nuovo a Washington e va alla ricerca di Karen Kosseff, un membro del programma di assistenza agli agenti dell'FBI. Scully ammette che il suo recente rapimento e gli elementi di caso hanno influito sul suo giudizio. Nel frattempo, la scientifica rileva un'impronta dal corpo della prostituta. Mulder e Bocks riconducono l'impronta a Donnie, e si recano al suo appartamento. Perquisiscono la casa e trovano un dito umano dentro al congelatore.

Donnie inizia la caccia a Scully dopo che lei è tornata a Minneapolis. Spinge la sua macchina presa a noleggio fuori strada e la rapisce. La polizia localizza l'auto. Mulder e Bocks cercano degli indizi ma rimangono a mani vuote. Mulder si rende conto che il profilo psicologico di Donnie combacia con la mente di una persona anormale che, come noti assassini prima di lui, incarna il male.

Scully riesce a liberarsi e tenta di eludere il suo rapitore. Donnie la insegue, con la pistola in mano. I due lottano per l'arma, e mentre Scully guarda Donnie in faccia, vede il viso di un demone, la stessa orribile creatura dei suoi sogni. Mulder e Bocks si precipitano nel rifugio di Donnie. Donnie lascia cadere l'arma e viene preso in custodia.  
Attori Protagonisti
DAVID DUCHOVNY - Agente Speciale Fox Mulder
GILLIAN ANDERSON - Agente Speciale Dana Scully

Attori Co-Protagonisti
NICK CHINLUND - Donnie Pfaster
ROBERT THURSTON - Jackson Toews
BRUCE WEITZ - Agente Moe Bocks
DENALDA WILLIAMS - Marilyn
CHRISTINE WILLES - Karen Kossoff
DEANNA MILLIGAN - Satin
GLYNIS DAVIES - Ellen
TIM PROGOSH - Signor Fiebling
DWIGHT MCFEE - il Sospetto
MAGGIE O'HARA - Giovane Donna
KATHLEEN DUBORG - la Prostituta
MARK SAUNDERS - Agente Busch
CIARA HUNTER - Studentessa 

Autori
CHRIS CARTER

Diretto da
DAVID NUTTER

Trasmesso la prima volta in TV
USA 13/01/95
Italia 19/11/95
#2X13 Insospettabile

jokes 1121 - Scully guarda l’orologio alle 11:21 (Data di nascita di Chris Carter).

jokes Si presume che Mulder e Scully stiano assistendo ad una partita tra Washington e Minnesota. Sia i Vikings sia i Redkins hanno un giocatore che si chiama Carter, uno di nome Cris, l'altro Chris. Il Cris Carter dei Vikings appare sullo schermo del televisore nell'ufficio di Bocks mentre il quarterback completa prima un down e poi una meta.

jokes Il nome Soames può essere visto su una pietra tombale all’inizio di questo episodio – Ray Soames è il nome del ragazzo che Mulder e Scully hanno esumato nell’episodio pilota.

jokes Quando Donnie parla all’altro sospetto in prigione, il sospetto ricorda il nome di Scully perchè il suo nome era come quello di un “commentatore di baseball”. L’annunciatore in questione è Vin Scully, l’uomo da cui Chris Carter ha preso il nome di Dana Scully.

jokes Le strane immagini, quasi demoniache, che ogni tanto si sovrappongono alla figura di Pfaster durante l'episodio non facevano parte del soggetto originale. Quando si era già impegnato per la lavorazione, Carter si rese conto che un psicopatico umano non si caratterizzava come caso da X-Files e aggiunse le scene di metamorfosi per fornire il necessario tocco in più di soprannaturale.

[Scully] So che il mondo è pieno di menti spietate. E so che il mio compito è di proteggere la gente che vive onestamente. Ero convinta che questo semplice ragionamento mi desse la forza per svolgere serenamente il mio lavoro. Ho bisogno di ritrovare quella forza, costi quel che costi.
Trios Gymnopedies
scritto ed eseguito da Erik Satie
SCENA 1
FUNERALE DI JENNIFER


(Si vedono fiori in primo piano, siamo ad un funerale. Una ragazza in lacrime sta facendo un elogio da un pulpito alla defunta.)

GIOVANE RAGAZZA: E sono sicura che ha lasciato un grande vuoto in ognuno di noi, tutti amavamo Jennifer... non solo perché era una persona davvero speciale, ma perché sapeva essere un’amica sincera, pronta a correrti in aiuto in qualsiasi situazione... ci mancherai Jenny...

(La scena si sposta verso la bara e si vede la salma di Jennifer, una bella ragazza dai capelli lunghi biondi.)

GIOVANE RAGAZZA: Ci mancherà il tuo sorriso, (singhiozzando) ci mancherà il tempo che avremmo potuto passare insieme, sarai sempre con noi...nei nostri cuori...finché non saremo tutti riuniti nel regno di Dio....

(Le amiche, gli amici e i parenti di Jennifer vanno a dare l’ultimo saluto alla salma e si sentono dei singhiozzi.)

PADRE DI JENNIFER: (riferendosi alla madre) Coraggio, andiamo...

(La famiglia di Jennifer, padre, madre, fratellino e sorellina, si avvicina alla bara piangendo per darle l’estremo saluto. Poi la scena si sposta su un primo piano di Donnie Pfaster, e il suo capo gli si avvicina per parlargli.)

TOEWS: (a bassa voce) La famiglia ha chiesto di celebrare una funzione al cimitero, ho rimandato la sepoltura a domani pomeriggio. Terremo qui il corpo per la notte.

(Donnie Pfaster appare molto compiaciuto...rimane a guardare la famiglia di Jennifer che si allontana dalla bara e se ne va; dopodiché lui si avvicina alla bara)

DONNIE PFASTER: Che visino dolce...

(Lui le accarezza il viso e i capelli ed è estasiato da questa visione. Poi chiude la bara. Più tardi, nella sede delle pompe funebri, si apre una porta. Toews cammina con un ghiacciolo in bocca, posa la valigia dei suoi attrezzi e si sente chiudere una porta cigolante.)

TOEWS: Chi è? C’è qualcuno?

(Toews si dirige, al buio, verso le bare.)

TOEWS: Chi va là?

(Si intravede una sagoma sbucare da dietro ad una bara...avanza verso Toews... si sente un rumore di passi.)

TOEWS: Ho detto chi va là?

(Toews vede la sagoma di un demone che avanza verso di lui.)

TOEWS: Oh mio Dio...!

(Toews accende la luce.)

TOEWS: (ansimando dallo spavento) Donnie!

(Donnie abbassa lo sguardo.Toews, sempre ansimando dallo spavento, si dirige verso di lui.)

TOEWS: Accidenti si può sapere che ci fai qui?
DONNIE PFASTER: Lavoravo.
TOEWS: Ah, lavoravi.... a quest’ora?

(Toews guarda verso Donnie e vede che ha un paio di forbici in mano...poi butta lo sguardo a terra e vede ciocche di capelli biondi tagliati sul pavimento.)

TOEWS: Ma che succede? (guarda Donnie in faccia) Che diavolo stavi facendo?

(Toews si dirige verso la bara, la apre e vede che alla salma di Jennifer sono stati tagliati i capelli.)

TOEWS: (rivolgendosi a Donnie) Fuori dai piedi! Vattene...maniaco! Sparisci! E non farti vedere mai più.

(Donnie si gira e se ne va...)

TOEWS: (urlando) Giuro che se ti rivedo in giro ti denuncio, chiaro? Ti denuncio!


SIGLA
SCENA 2

(Mulder, Scully e l’agente Bocks stanno camminando in un cimitero e si avvicinano ad una tomba.)

AGENTE BOCKS: Il dipartimento di Minneapolis mi ha contattato d’urgenza, dicendo che era necessario l’intervento dell’FBI.. Ogni volta che succede qualcosa di insolito il ritornello è sempre lo stesso “Chiamate Mel Bocks!”, come se fossi esperto di tutti i casi di pazzia della città. Così, mi sono precipitato qui per vedere di cosa si trattava, e lo spettacolo che mi sono trovato davanti mi ha quasi paralizzato. In ventidue anni di carriera non avevo mai visto niente del genere, ho dato un rapido sguardo al cadavere e ho telefonato subito a Andy Sneider, alla sezione “avvistamenti UFO” (rivolto a Mulder) Conosce Andy?
MULDER: No, non credo.
AGENTE BOCKS: Lui però la conosce!
MULDER: Perché ha chiamato la sezione UFO?

(Si vede dentro la tomba un corpo profanato a cui sono stati tagliati tutti i capelli)

AGENTE BOCKS: Per sapere se era stata rilevata qualche attività extraterrestre nella zona...

(Scully guarda il corpo della donna profanata e ne rimane sconvolta)

MULDER: Pensa che questa tomba sia stata profanata dagli alieni?
AGENTE BOCKS: Mi sembra evidente! Ci sono tutti i segni caratteristici del loro passaggio, almeno stando a quello che si legge..
MULDER: Quello che si legge...
AGENTE BOCKS: Guardi il modo in cui unghie e capelli sono stati asportati, non le ricorda le misteriose mutilazioni del bestiame?
MULDER: Dolente di deluderla, Agente Bocks, ma non mi sembra affatto opera degli alieni...
AGENTE BOCKS: Come fa a esserne così sicuro?
MULDER: Ho già visto casi del genere quando lavoravo alla squadra omicidi (Scully è sempre più scossa da questa visione). Chi l’ha dissotterrata si è avvalso di un mezzo meccanico. Sono certo che controllando il terreno circostante troverete delle tracce fresche che portano a un capannone poco lontano.
AGENTE BOCKS: Lei dice?
MULDER: Escludo a priori che il responsabile lavori qui, ma è probabile che lavorasse in un obitorio o in un cimitero e che sia stato licenziato in seguito a un caso di necrofilia. Comunque è inutile partire da questo dato, divulgare simili storie nuoce agli affari.
AGENTE BOCKS: Quindi secondo lei il colpevole è un essere umano?
MULDER: (annuendo) Se si può definire così...

(Mulder e Scully tornano verso la loro auto.)

MULDER: Tutto bene, Scully?
SCULLY: (un po’ turbata) Sì, avevo letto di casi di profanazione dei morti, ma è la prima volta che ne vedo uno.
MULDER: Nessuna esperienza può prepararti a uno spettacolo del genere.
SCULLY: (sospirando) Perché lo fanno?
MULDER: C’è chi gira mezzo mondo raccogliendo i fiammiferi degli alberghi, e i feticisti collezionano frammenti di cadaveri, principalmente unghie e capelli, nessuno sa perché. Francamente io non capisco neanche la mania per i fiammiferi...

(Mulder apre la portiera dell’auto a Scully e lei lo guarda sempre molto turbata.)

SCULLY: Certe volte mi sorprendi, Mulder.
MULDER: Come mai?
SCULLY: Non hai battuto ciglio a quella vista.
MULDER: Il segreto è che mi ero preparato prima di lasciare Washington.

(Salgono entrambi in auto.)

SCULLY: Sapevi dall’inizio che non era un caso legato agli UFO?
MULDER: Avevo qualche sospetto.
SCULLY: (piuttosto seccata) Ci sono volute tre ore per arrivare qui, e il prossimo aereo parte domani sera, se avevi dei sospetti...
MULDER: (la interrompe) I Vikings giocano contro i Redskins e questi sono due ottimi posti in tribuna numerata. Che ne dici, ti va?

(Scully sospira, rassegnata.)


SCENA 3
STABILIMENTO DEI SURGELATI FICICELLO

(Donnie sta sostenendo un colloquio di lavoro con una donna per la ditta dei surgelati Ficicello.)

MARYLIN: Vive da molto nella zona delle Twin Cities, signor Pfaster?
DONNIE PFASTER: Beh, ci sono cresciuto... sono stato via per qualche anno.
MARYLIN: Ah... e che tipo di lavoro faceva prima?
DONNIE PFASTER: Mi occupavo di cosmetica. Curavo trucco e acconciatura.

(Marylin lo guarda un po’ perplessa)

MARYLIN: Ah... interessante.
DONNIE PFASTER: A proposito, se mi permette le faccio i complimenti per il colore del suo rossetto. ”Estate indiana”, vero?
MARYLIN: (un po’ imbarazzata) Sì, sì “Estate indiana”... Dunque, si presenta per il posto da fattorino?
DONNIE PFASTER: Mi serve per mantenermi agli studi, sto seguendo un corso.
MARYLIN: Ah... e cosa studia?
DONNIE PFASTER: Religioni comparate.
MARYLIN: Davvero? Mi dica la verità, è credente?
DONNIE PFASTER: Sì, profondamente.
MARYLIN: Di solito non do queste informazioni ma... il signor Ficicello ha un occhio di riguardo verso chi ha una formazione religiosa, gli piace vantare l’onestà dei suoi impiegati.
DONNIE PFASTER: E’ possibile indicarlo nella domanda?
MARYLIN: (ammiccando) Allegherò un appunto.
DONNIE PFASTER: La ringrazio.


SCENA 4
UFFICIO FBI MINNEAPOLIS, MINNESOTA

(L’Agente Bocks è nel suo ufficio che sta guardando la partita dei Vikings contro i Redskins. Mulder e Scully entrano.)

AGENTE BOCKS: Spiacente per la vostra partita, ma abbiamo trovato altri cadaveri violati.
SCULLY: Il rapporto medico sul primo l’ha ricevuto?

(In televisione continua a vedersi la partita di football.)

AGENTE BOCKS: Sì. Non ci sono dubbi, qualcuno è sceso in quella tomba e ha tagliato i capelli con un paio di forbici dentellate. Certo che ce n’è di gente strana in giro!
MULDER: Almeno non è andato là sotto con l’arricciacapelli e il phon a batteria, a quanti cadaveri siamo arrivati?

(Scully sfoglia il fascicolo e guarda le fotografie delle dita tagliate e delle donne che sono state profanate. E’ sempre più turbata.)

AGENTE BOCKS: Tre, negli ultimi due giorni.
MULDER: Cos’altro mi sa dire sulla profanazione dei corpi?
AGENTE BOCKS: Un paio di loro hanno subito l’asportazione di parte dei capelli, mentre al terzo sono state strappate le unghie. Dai rilevamenti sembra che il nostro uomo abbia usato qualcosa simile a delle pinzette ritorte.

(Scully vede una foto in cui è ritratta lei morta, o comunque una donna che le somiglia molto. Si spaventa, chiude il fascicolo ed esce dall’ufficio. Bocks guarda Mulder un po’ perplesso.)

MULDER: Allora, bisogna diramare una nota informativa ai componenti di questo ufficio e a tutte le altre centrali dell’area metropolitana.
AGENTE BOCKS: A che scopo?
MULDER: Per avvertire che nelle Twin Cities... s’aggira un feticista in rapida evoluzione.
AGENTE BOCKS: Cosa?
MULDER: Un feticista in evoluzione.
AGENTE BOCKS: Oh...

(Bocks annuisce e inizia a scrivere su un taccuino)

MULDER: Si deve intensificare la vigilanza intorno a cimiteri e obitori e avvisare gli ospedali e i servizi di pompe funebri. Diffonderei anche un comunicato sulla possibilità di un aggressore in zona.
AGENTE BOCKS: Senta... non siamo a New York, agente Mulder. Qui la gente lascia ancora la porta aperta e questa storia creerà del panico.
MULDER: Allora ometta dal comunicato i particolari più raccapriccianti.
AGENTE BOCKS: Perché far nascere disordini se questo maniaco si accanisce soltanto sui cadaveri?
MULDER: Perché la sua ossessione sta crescendo, potrebbe arrivare a uccidere per procurarsi la materia prima e quando avrà toccato un corpo caldo ne cercherà altri.
AGENTE BOCKS: (un po’ scettico) Bah... probabilmente sono rimasto isolato per troppo tempo in queste gelide regioni del nord.
MULDER: Che significa?
AGENTE BOCKS: La gente si chiede perché non sia stato catturato prima il mostro di Millwakee. Qualcuno avrebbe dovuto notare che cosa stava accadendo in quell’appartamento, ma la verità è che...nessuno credeva che potesse accadere.
MULDER: Se vuole che la gente non si allarmi deve fermare quell’individuo prima che uccida.
AGENTE BOCKS: I nostri uomini sono pochi e non hanno confidenza con situazioni del genere e sarà difficile muoversi in fretta, per di più oggi è sabato e temo di non trovare nessuno, dovremo aspettare lunedì o martedì per mettere su una squadra.

(Il televisore manda ancora immagini della partita e.. touchdown! Scully si siede spazientita fuori dall’ufficio di Bocks.)

MULDER: (rivolgendosi a Scully) Dobbiamo trattenerci qualche giorno, telefono per disdire il nostro volo. (Scully è sconvolta) Scully?
SCULLY: Vengo fra un attimo.

(Scully è terrorizzata).


SCENA 5

(Scully sta scrivendo al computer, sfoglia alcune foto segnaletiche di feticisti)

SCULLY: Non esiste né un modello comportamentale né un profilo psicologico del feticista. La sua macabra ossessione è frutto della totale perdita di valori, unita alla deviazione delle norme culturali e dagli usi sociali. E’ verosimile che sia bianco, maschio e dotato di un’intelligenza superiore alla media. Sono stati documentati diversi casi di feticisti con quoziente intellettivo superiore a 150. La patologia ha origine mentale, ma dallo stadio della pura immaginazione si può passare rapidamente alla vera e propria messa in atto degli impulsi feticistici che culminano nell’omicidio opportunistico. (Mulder mangia cibo cinese e studia il caso sui fascicoli) L’agente Mulder crede fermamente che in questo momento il soggetto stia maturando quest’evoluzione. Nella maggior parte dei casi la comparsa delle prime vittime distoglie l’attenzione dal vero movente; un movente che la maggior parte delle persone, compresi i tutori della legge, si rifiuta di immaginare. E’ molto più facile credere, come l’agente Bocks, nell’esistenza degli extraterrestri, piuttosto che in un mostro disumano, che aggredisce a sangue freddo i vivi per depredarli da morti.


SCENA 6

(Donnie Pfaster sta viaggiando sulla sua auto di notte, alcune prostitute su un marciapiede parlano tra di loro, un cliente sta aspettando dentro la sua auto e una ragazza sale. Donnie si avvicina alle ragazze e tutte lo invitano. Lui le guarda tutte e alla fine sceglie una ragazza bionda. Lei si avvicina alla sua auto.)

SATIN: Ciao!
DONNIE PFASTER: Ciao.
SATIN: Ti vuoi divertire un po’ con me?
DONNIE PFASTER: Sì.
SATIN: C’è un posticino tranquillo dietro l’angolo.
DONNIE PFASTER: Veramente volevo che mi facessi compagnia per un paio d’ore...
SATIN: (estasiata) Ah- aaah...(ride) e dove mi porti eh?


SCENA 7
APPARTAMENTO DI DONNIE

(Satin e Donnie entrano nell’appartamento di Donnie. Lui accende la luce e la ragazza si frega le braccia a causa del freddo.)

SATIN: Non c’è il riscaldamento qui? Si gela!
DONNIE PFASTER: (nella penombra) Mi spiace, ma purtroppo l’impianto è rotto. Ti preparo un bel bagno caldo.

(Donnie va verso il bagno e riempie la vasca, sopra le mensole ha una gran quantità di flaconi di bagnoschiuma e shampoo. L’acqua scorre e la vasca si riempie di schiuma. Satin entra nel bagno.)

DONNIE PFASTER: I tuoi capelli sono tinti?
SATIN: Cosa?
DONNIE PFASTER: Vuoi uno shampoo per capelli chimicamente decolorati?
SATIN: Non capisco, devo lavarmi i capelli?
DONNIE PFASTER: Ti pago un extra, se per te è una prestazione fuori dal comune.
SATIN: Beh, è la prima volta che qualcuno me lo chiede...

(Satin posa la borsa e inizia a spogliarsi. Donnie rimane estasiato dalle sue unghie con smalto rosso, poi suona il telefono).

DONNIE PFASTER: Scusami.

(Donnie esce dal bagno per andare a rispondere al telefono)

DONNIE PFASTER: Pronto?
MARYLIN: Il signor Pfaster?
DONNIE PFASTER: Sì.
MARYLIN: Buonasera, sono Marylin dei surgelati Ficicello. Mi scusi se la disturbo a quest’ora, ma volevo comunicarle che è stato assunto. Può prendere servizio domattina.
SATIN: Si può sapere che diavolo ti salta in testa? L’acqua della vasca è fredda gelata! (Satin, con soltanto l’asciugamano addosso, entra nella stanza di Donnie e vede fiori e corone che vengono deposte sulle bare dei morti) Ma cosa sei, un maniaco? Oh mio Dio!
MARYLIN: (dall’altra parte della cornetta) Ha sentito? Signor Pfaster?
DONNIE PFASTER: Sì, è una notizia fantastica. Grazie per la telefonata.

(Donnie riaggancia il telefono. Satin, terrorizzata inizia ad indietreggiare.)

SATIN: Sta lontano, non ti avvicinare! Dico sul serio! Non mi toccare! Che Diavolo vuoi da me? (Satin cerca di fuggire, Donnie le va dietro) Fammi andare via ti prego! Aaaaahhh (Satin grida).


SCENA 8

(E’ notte. Ci sono auto della polizia con i lampeggianti accesi.)

AGENTE BOCKS: Stiamo aspettando che qualcuno identifichi il corpo.

(A terra un corpo coperto da un lenzuolo insanguinato. Mulder, Scully e Bocks si avvicinano parlando.)

AGENTE BOCKS: A giudicare dalla zona ci sono molte probabilità che si tratti di una prostituta.

(Scully è sconvolta, un poliziotto alza il lenzuolo. Un altro poliziotto accompagna una prostituta per riconoscere il cadavere.)

POLIZIOTTO: Faccia attenzione.
PROSTITUTA: Oh mio Dio! Mi porti via la prego...(singhiozzando) ma chi l’ha ridotta così?
MULDER: E’ il nostro uomo?
BOCKS: Sembra di sì. L’ha uccisa pugnalandola all’addome e poi le ha tagliato i capelli e le ha strappato le unghie. Stavolta ha preso anche qualche dito (Scully ha l’espressione persa nel vuoto). Vuole vedere il corpo?
MULDER: Sì.

(Mulder e Bocks si avvicinano al cadavere, ma Scully rimane immobile, è sconvolta. Mulder si volta verso di lei.)

SCULLY: Mi serve un momento.
BOCKS: Ragazzi, fategli dare un’occhiata.

(Scully si volta ed è spaventata a morte)


SCENA 9
CASA DELLA FAMIGLIA BRUMFIELD

(Un furgone dei surgelati Ficicello entra in un vialetto. Donnie scende, apre il portellone, scarica la merce e bussa alla porta della famiglia Brumfields.)

DONNIE PFASTER: Buongiorno. Sono il nuovo uomo delle consegne.
ELLEN: Oooh buongiorno, entri pure!

(La signora sta preparando i biscotti. Donnie sistema i surgelati nel freezer.)

ELLEN: Le hanno assegnato il giro di Skip?
DONNIE PFASTER: Sì, credo di si. Ho preso servizio stamattina.
ELLEN: Skip ha fatto le consegne da noi per così tanto tempo che ormai ci sembrava quasi di famiglia. Lo conoscevo da prima che nascessero le bambine.

(Una ragazzina entra in cucina.)

ELLEN: Ah Lisa, ti presento... (si volta verso Donnie)
DONNIE PFASTER: Donnie, Donnie Pfaster.
ELLEN: Ha sostituito Skip.
LISA: Molto lieta. Faccio un salto da Steve d’accordo?
ELLEN: Va bene. Divertiti!
LISA: Ciao! (rivolta a Donnie) Arrivederci!
DONNIE PFASTER: Ciao.

(Donnie guarda la ragazza uscire. Ha un’aria molto compiaciuta.)

ELLEN: Sa, abbiamo tre figlie.
DONNIE PFASTER: Ah. Scusi signora, vorrei darmi una sciacquata alle mani, posso usare il suo bagno?
ELLEN: Certo! Ce n’è uno vicino alla porta di servizio.

(Donnie entra nel bagno, si lava le mani, e mentre se le asciuga, guarda dentro a un cestino dell’immondizia. Trova un gomitolo di capelli e li annusa. Poi rimette a posto il cestino e apre la porta. Dietro la porta c’è Ellen.)

ELLEN: Volevo dirle, che anche se non ci siamo lasciamo sempre aperta la porta di servizio.
DONNIE PFASTER: (compiaciuto) Ah, grazie. Me lo ricorderò.


SCENA 10
OBITORIO DELLA CONTEA
MINNEAPOLIS, MINNESOTA


(Un uomo apre un sacco di un cadavere. Dentro c’è un cadavere con il volto coperto da un lenzuolo insanguinato. Scully arriva per fare l’autopsia.)

SCULLY: (voce fuori campo) La morte è un evento che lascia tracce precise. Quando un corpo cessa di vivere, per motivi naturali o innaturali, si possono chiaramente ricostruire le cause del decesso. Ogni cadavere ha una sua storia da raccontare.

(Scully scopre il volto del cadavere ed inizia a fare l’autopsia.)

SCULLY: Sono le 11 e 14 minuti, di lunedì 14 novembre. Il soggetto è una donna dall’apparente età di vent’anni.

SCULLY: (voce fuori campo) Da un esame dei bulbi oculari si può capire con certezza se la vittima è stata strangolata. Se invece le hanno sparato, i fori di ingresso dei proiettili e i residui di polvere da sparo, possono essere utili per ricostruire la dinamica dell’omicidio e ipotizzare un movente. Capelli, fibre, frammenti di vetro o di plastica, e perfino minuscoli insetti, possono essere utili per risalire alle circostanze della morte. Solo chi compie questi esami può rendersi conto di una sconcertante ironia: la morte, come la vita stessa, è un evento drammatico con un principio, uno svolgimento e una fine. Sono giunta alla conclusione che la vittima sia stata uccisa unicamente per permettere l’asportazione dei capelli e delle unghie. L’ora della morte non è determinabile con precisione perché il corpo deve essere rimasto a lungo immerso in un liquido freddo, probabilmente acqua. Annotazione personale. Escludendo l’infanticidio, che è un crimine emotivamente più tragico e sentito, questo genere di omicidio è il più spietato e disumano che si possa immaginare.

(Mulder e l’agente Bocks sono nella stanza dei riconoscimenti con una prostituta.)

AGENTE BOCKS: (rivolgendosi alla prostituta) Allora?
PROSTITUTA: Non me lo ricordo bene.
AGENTE BOCKS: Li guardi attentamente, uno ad uno.
PROSTITUTA: Non è nessuno di loro. Era un tipo normale, non sembrava un maniaco.
AGENTE BOCKS: Si ricorda almeno che macchina guidava? Il modello? Il colore?
PROSTITUTA: (scuotendo la testa in segno di negazione) Era bianca credo.
AGENTE BOCKS: (sospirando) D’accordo, basta così può andare! Ma lasci un recapito o un telefono dove possiamo rintracciarla.
PROSTITUTA: Ce la farete a prenderlo?
AGENTE BOCKS: Ci può giurare.
MULDER: Nel frattempo le do un consiglio, si prenda una settimana di vacanza!
PROSTITUTA: Sì, anche due!

(La prostituta se ne va.)

AGENTE BOCKS: (scuote la testa) Un tipo ordinario senza precedenti, è peggio che cercare un ago in un pagliaio. Come lo troveremo?
MULDER: Aspettando che uccida ancora o determinando cosa scatena la sua follia.
AGENTE BOCKS: Ho letto il profilo che ha redatto, secondo me ha delle difficoltà con le donne. Questo spiegherebbe la prostituta.
MULDER: No, quella era solo una preda facile. E’ a caccia di trofei. La prostituta era una giovane donna attraente, così come tutti i corpi che ha dissotterrato. Dobbiamo scoprire cosa alimenta la sua ossessione e perché è attratto dalle unghie e dai capelli. Vedere i cadaveri non lo soddisfa, ha bisogno di mutilarli, di profanarli. E’ una psicosi estremamente complessa, generata da un profondo odio verso le donne, probabilmente ha un pessimo rapporto con la madre.
AGENT BOCKS: Immagino che sia stato un bambino piuttosto difficile.
MULDER: La nostra prossima mossa, sarà chiamare gli ospedali psichiatrici della zona e chiedere se hanno in archivio pazienti con patologie simili. Questi mostri non nascono da un giorno all’altro. Il feticismo ha un’incubazione di anni.


SCENA 11
LOS CERRITOS
SCUOLA SERALE PER ADULTI


(Primo piano di Donnie Pfaster che ascolta la lezione di un insegnante ad una scuola serale per adulti.)

INSEGNANTE: In ogni cultura la necessità della fiaba e del mito è quasi universale. Noi pensiamo al mito come a un qualcosa che diverte, o che istruisce, ma il suo scopo più profondo è spesso quello di spiegare, o di rendere fantasiosi, i desideri, le aspirazioni e i comportamenti che la società riterrebbe altrimenti inaccettabili. (Si vede una ragazza bionda in primo piano che ascolta interessata la lezione, Donnie la guarda e ne è attratto.) Le fiabe vengono tramandate e ricoperte da un guscio di irrealtà e quindi questi pensieri diventano innocua finzione. Prendiamo ad esempio Biancaneve, o Alice nel paese delle meraviglie, le tematiche riscontrabili nel sottotesto (La ragazza si frega il collo e Donnie vede le sue unghie rosse.) quando la regina offre la mela avvelenata, o quando il principe risveglia la bella addormentata con un bacio, (Donnie fissa insistentemente la donna, non riesce a distogliere lo sguardo.) rappresentano ciò che Freud chiama “Fantasie di morte”.


SCENA 12
PARCHEGGIO

(La ragazza è uscita dal corso e si sta dirigendo verso la sua auto, Donnie la sta aspettando.)

DONNIE PFASTER: (si schiarisce la voce) Scusa il disturbo, sono nel tuo corso di mitologia.
GIOVANE RAGAZZA: E allora?
DONNIE PFASTER: Mi chiamo Donnie. Il mio banco è due file dietro al tuo. Ti ricordi di me?
GIOVANE RAGAZZA: Ehm... non mi sembra.
DONNIE PFASTER: E’ logico, non ti volti mai. Senti io vorrei... insomma stavo andando a prendere la mia macchina (Donnie avanza verso la giovane ragazza) e ti ho vista arrivare. Volevo chiederti (Donnie continua a camminare verso la ragazza) il professore vuole che leggiamo i capitoli 10 e 11, o 11 e 12? (Donnie è ora di fronte alla ragazza)
GIOVANE RAGAZZA: Ah... Non me lo ricordo, aspetta che guardo (La ragazza prende la sua agenda da dentro la sua auto e la apre.) Ecco qui, allora... ah, i capitoli 10 e 11.
DONNIE PFASTER: (sorridendo) Ah, grazie.
GIOVANE RAGAZZA: Prego.

(Donnie mette la sua mano sullo sportello dell’auto della ragazza lasciandola senza via di uscita. Lei lo guarda seccata e spaventata.)

GIOVANE RAGAZZA: Adesso devo andare.
DONNIE PFASTER: Resta con me.
GIOVANE RAGAZZA: (arrabbiata) Togli quella mano dallo sportello!

(La ragazza colpisce Donnie e lo butta a terra. Poi scappa urlando.)

GIOVANE RAGAZZA: Aiuto!! Aiutatemi!! Aiutooo!!

(Donnie è steso a terra.)


SCENA 13

(Scully è all’obitorio, si mette gli occhiali e sta per fare un’autopsia. Davanti a lei c’è un corpo con il volto coperto da uno straccio insanguinato. Lo scopre e vede sé stessa sul tavolo. Apre gli occhi e vede la sagoma di una figura demoniaca. Poi squilla il telefono. Scully sussulta e si sveglia nella sua stanza d’albergo.)

SCULLY: Pronto?
MULDER: Scully, sono io. Hanno arrestato una persona che potrebbe essere il nostro uomo.

(Scully accende la luce sul comodino, sta ancora ansimando dalla paura.)

SCULLY: Mi vesto e ti raggiungo.

(La sveglia indica le 11:21 PM)


SCENA 14
CARCERE

(Bocks Mulder e Scully entrano nel carcere.)

AGENTE BOCKS: Ha alcuni precedenti per aggressione, la polizia è stata avvisata da una guardia giurata che passava per caso, la ragazza l’ha conciato per le feste. Non c’è dubbio, è sicuramente il nostro uomo.

(Un uomo con il volto ferito, si alza dalla branda dentro la cella. Ma non è Donnie Pfaster.)

MULDER: Chi l’ha ridotto così?
AGENTE BOCKS: Una prostituta. Dopo quello che è successo girano tutte con un coltello.

(Scully lo guarda con aria un po’ perplessa)

MULDER: Sono l’agente Mulder, le hanno letto i suoi diritti?

(Donnie, nella cella dietro di loro, si affaccia e vede Scully. E’ attratto da lei.)

SOSPETTATO: Mi sentivo solo, e ho deciso di cercarmi compagnia. Mi sono avvicinato a quella e le ho chiesto le solite cose, sembrava tutto normale. Finché all’improvviso, ha tirato fuori dalla borsa il coltello e ha cominciato a minacciarmi. Che dovevo fare secondo voi? Le ho dato un paio di schiaffi, per fermarla. Questa è legittima difesa, conosco bene i miei diritti! Non potevo mica restare lì ad aspettare che mi facesse a fettine!

(Donnie ascolta la conversazione dalla sua cella. Mulder, Bocks e Scully escono dalla cella del sospettato.)

MULDER: Non è lui.
AGENTE BOCKS: Accidenti, ero sicuro.
MULDER: Dobbiamo ripartire da zero.

(Donnie continua a fissare Scully. Lei si ferma, si volta e lo guarda. Lui abbassa lo sguardo, lei è un po’ impaurita.)

SCULLY: Mulder, posso parlarti?
AGENTE BOCKS: (capisce di essere di troppo) Scusate, vi aspetto in macchina.
SCULLY: Quest’indagine mi sembra piuttosto nebulosa, ho bisogno di mettere a fuoco le prove.
MULDER: Cosa suggerisci?
SCULLY: Voglio portare il cadavere a Washington, e sottoporlo al laboratorio per le impronte digitali, c’è l’attrezzatura adatta...
MULDER: Scully, se questo caso ti crea problemi è meglio che tu me lo dica.
SCULLY: Non capisco perché me lo chiedi?
MULDER: Non ci sarebbe niente di male se ti sentissi in difficoltà.
SCULLY: Sto benissimo. Dico sul serio. Credo solamente, che ci troviamo ancora in alto mare e se riuscissimo a ottenere un’impronta avremmo qualcosa di concreto su cui lavorare.
MULDER: Mi sembra un’ottima idea, ma per favore, non metterti a fare l’eroina. Ho visto arrendersi agenti con vent’anni di esperienza sulle spalle davanti a casi come questo.
SCULLY: Ce la farò. Sta tranquillo.

(Scully se ne va. Mulder è preoccupato per lei. Donnie si avvicina alla cella del sospettato.)

DONNIE PFASTER: Ehi. Come ti chiami?
SOSPETTATO: Ce l’hai con me?
DONNIE PFASTER: Sì. Quelli erano agenti dell’FBI?
SOSPETTATO: Sì.
DONNIE PFASTER: E cosa volevano da te?
SOSPETTATO: (piangendo) Erano convinti che fossi un maniaco che se ne va in giro a dissotterrare cadaveri, come se non bastassero tutti i casini che ho.
DONNIE PFASTER: Ti ricordi i loro nomi?
SOSPETTATO: Eh?
DONNIE PFASTER: I nomi dei più giovani.
SOSPETTATO: Ah... quello dell’uomo non me lo ricordo, lei si chiama Scully, come il telecronista del baseball.

(Un agente apre la cella di Donnie, lo fa uscire.)

AGENTE: Si muova, signor Pfaster.
DONNIE PFASTER: Dove mi porta?
AGENTE: La ragazza ha ritirato tutte le accuse. La lasceranno libero appena avrà parlato con lo psichiatra dell’assistenza sociale.

(Donnie prende la sua giacca e se ne va, con un sorriso compiaciuto sulla faccia.)


SCENA 15
LABORATORIO IMPRONTE DIGITALI FBI
WASHINGTON, D.C.


(Scully è nel laboratorio analisi delle impronte digitali. Assieme ad un esaminatore guarda attraverso un microscopio.)

ESAMINATORE: Non sarà affatto facile. Questo tessuto non trattiene le impronte. Potrei analizzare i coaguli di sangue, ma temo che l’assassino indossasse i guanti.
SCULLY: Il cadavere è stato spedito col mio aereo, sarà qui entro un’ora.
ESAMINATORE: Bene, gli darò un’occhiata. Quanto si ferma in città?
SCULLY: Ho prenotato il volo notturno per Minneapolis, ma se servisse posso anche disdirlo.
ESAMINATORE: Le darò la priorità.
SCULLY: Grazie.

(Scully se ne va.)


SCENA 16

(Scully cammina per il corridoio dell’FBI. Si ferma, si guarda attorno ed entra in uno studio. Sulla targa affissa alla porta c’è scritto:”Programma Assistenza Impiegati - K. Kosseff L.C.S.W. Scully è seduta su una sedia e parla con una donna.)

SCULLY: E pensi che un modo ci deve essere per affrontare queste situazioni. Quando studi medicina, sviluppi una sorta di distacco verso la morte, e durante l’addestramento all’FBI, analizzi quotidianamente i crimini più efferati che siano mai stati commessi. Pensi che niente al mondo possa più sorprenderti. E invece ti scopri a tremare di paura.
KOSSEFF: Agente Scully, si rende conto che sta parlando di sé usando la seconda persona?
SCULLY: No! L’ho fatto?
KOSSEFF: (annuisce) E sa perché?
SCULLY: (scuote la testa) Probabilmente per cercare di prendere le distanze dal problema.
KOSSEFF: Lei è una donna forte e decisa. Immagino che abbia sempre pensato di poter affrontare qualunque situazione da sola. Ora però si sente vulnerabile. Sa spiegarsi come mai?
SCULLY: (scuote la testa) No.
KOSSEFF: Ci sono problemi col suo collega, lo trova inaffidabile?
SCULLY: No. (sorride) Mi fido di lui più di chiunque altro. Gli affiderei anche la mia vita.
KOSSEFF: Gli ha detto cosa sta passando, quello che prova?
SCULLY: No.
KOSSEFF: Perché?
SCULLY: Non voglio fargli sapere che questa storia mi sta turbando. No... cercherebbe di proteggermi e non voglio che succeda.
KOSSEFF: So che ha perso suo padre da un anno o poco più e... leggo nel suo fascicolo che ultimamente è stata gravemente malata e ha rischiato la vita. Sono traumi da non sottovalutare, che possono rendere molto vulnerabili.
SCULLY: Sì, me ne rendo conto, e sono consapevole della loro gravità. So anche che il mondo è pieno di menti spietate, lo è sempre stato. E so che il mio compito è proteggere la gente che vive onestamente. Ero convinta che questo semplice ragionamento, mi desse la forza per svolgere serenamente il mio lavoro. Ho bisogno di ritrovare quella forza. Costi quel che costi.


SCENA 17
LABORATORIO IMPRONTE DIGITALI

(Nel laboratorio impronte digitali dell’FBI, l’esaminatore sta guardando di nuovo dentro ad un microscopio assieme ad una collega. Scully entra.)

ESAMINATORE: Si ho visto... (rivolto a Scully) Dove si era cacciata?
SCULLY: Avevo un appuntamento.
ESAMINATORE: Ho buone notizie!
SCULLY: Cosa ha scoperto?
ESAMINATORE: I vestiti non mi sono stati utili, ma ho trovato qualcosa sul corpo, per l’esattezza su una delle unghie che non ha asportato: una bella impronta di un pollice! Guardi qui, è rimasta impressa sullo smalto. Devono aver lottato prima che lui la uccidesse, non si era ancora messo i guanti.
SCULLY: Devo chiamare l’agente Mulder.
ESAMINATORE: Ah, qualcuno l’ha cercata.
SCULLY: Chi?
ESAMINATORE: Un agente che lavora a Minneapolis, gli ho detto che sarebbe rientrata col volo di stasera.
SCULLY: Era l’agente Mulder?
ESAMINATORE: Non si è qualificato.
SCULLY: Dell’impronta gliel’ha detto?
ESAMINATORE: Non l’avevo ancora trovata.

(Scully telefona a Mulder. L’esaminatore viene chiamato da un collega).

COLLEGA: Peter, vieni a dare un’occhiata...
MULDER: Mulder.
SCULLY: Ciao! Sono io. Abbiamo un’impronta.
MULDER: (rivolgendosi a Bocks) Hanno trovato un’impronta!
BOCKS: Ah bene, fantastico!
SCULLY: Te la mando subito via modem, così abbreviamo i tempi.
MULDER: Ti trattieni lì?
SCULLY: No, prendo il volo di stasera.
MULDER: Se vuoi cambiare aria per un paio di giorni...
SCULLY: Non se ne parla, Mulder! Hai bisogno anche del mio aiuto.
MULDER: Questo è vero.

(Scully sorride.)

SCULLY: Siete stati tu o l’agente Bocks a telefonare qui chiedendo di me?
MULDER: (rivolto a Bocks) Ha cercato Scully? (Bocks scuote la testa in segno di negazione) No.
SCULLY: Fa niente, ci vediamo quando arrivo.
MULDER: Ti aspetto.


SCENA 18
APPARTAMENTO DI DONNIE PFASTER

(Alcuni agenti buttano giù la porta dell’appartamento di Donnie Pfaster)

AGENTE #1: FBI, non muoverti!
AGENTE #2: Svelti, svelti! In camera da letto!
AGENTE #3: Qui, qui, da questa parte!
AGENTE #4: Muoversi! Muoversi!
AGENTE #2: Venite in camera, presto!

(Gli agenti trovano i fiori e le corone funebri nella stanza di Donnie, e un cuscino ripieno di capelli biondi.)

AGENTE #5: Bill, questi sono capelli umani...

(Mulder e Bocks entrano nell’appartamento e camminano per il corridoio)

BOCKS: (parlando al walkie-talkie) Abbiamo fatto irruzione, ma il sospetto non è in casa. Emanate subito un ordine di cattura per Donald Eddy Pfaster, bianco, 30 anni.
MULDER: (dalla cucina) Bocks, venga a dare un’occhiata.

(Bocks va verso Mulder e scoprono una scatola di piselli surgelati con dentro il dito reciso di una donna.)


SCENA 19
AEROPORTO CHARLES LINDBERGH
MINNEAPOLIS


(E’ notte. Scully esce dal terminal e si dirige verso un noleggio auto. Esce, prende l’auto noleggiata e parte. Donnie Pfaster la sta aspettando dentro la sua auto. La segue. Scully sta guidando e si accorge di un auto dietro di lei che le sta attaccata. E’ Donnie, che la sperona e la butta fuori strada.)


SCENA 20
UFFICIO DI BOCKS

MULDER: (preoccupato) Dovrebbe essere già qui.
BOCKS: (guardando il monitor del computer) Era a bordo di quest’aereo. E’ atterrato più di tre ore fa.

(Un’agente donna entra nell’ufficio di Bocks.)

AGENTE DONNA: Mulder! Abbiamo trovato la sua macchina.


SCENA 21
SULLA STRADA

(Mulder arriva sul luogo in cui hanno ritrovato l’auto di Scully, l’auto è in una scarpata e l’airbag si è aperto. Va sul retro della macchina e vede che c’è stata collisione da parte di un’altra auto. Bocks lo raggiunge.)

POLIZIOTTO: Di qua, da questa parte!
MULDER: E’ stata spinta fuori strada da una vettura bianca. Faccia rilevare un campione di questa vernice e lo spedisca a Washington. Se siamo fortunati avremo marca e modello di quella macchina prima che faccia giorno. La troveremo.


SCENA 22

(E’ buio. C’è una casa in vendita. Fuori è parcheggiata un’auto bianca. Si sentono sirene di auto della polizia. Donnie cammina furtivo dentro la casa, al buio. E’ nel bagno. Si sente l’acqua scorrere e si vedono numerose bottigliette di bagnoschiuma. Riempie la vasca e ci butta dentro del bagnoschiuma verde. Poi percorre un corridoio. Apre una porta scorrevole e dentro c’è Scully, legata e imbavagliata. Scully alza la testa e vede nell’oscurità la figura demoniaca che aveva visto in sogno. Donnie chiude la porta.)


SCENA 23
UFFICIO DI BOCKS

BOCKS: (al telefono) Nessuna macchina registrata a Donald Pfaster? Sì. Va bene, grazie.
(rivolto a Mulder) Quella vernice si chiama “bianco avorio”, è uno smalto a doppio strato utilizzato recentemente da tre produttori su alcune automobili di media grandezza. Hanno calcolato che nella sola zona metropolitana potrebbero circolare circa 60.000 vetture di quel colore.
MULDER: (parla al cellulare, non si da pace) Sicuro? Nessuno l’ha vista uscire da quell’autonoleggio?

(Bocks sorseggia un caffè, Mulder è spazientito.)

MULDER: E’ pazzesco! La gente riesce a riprendere un pestaggio della polizia in una strada buia, fotografa quotidianamente Elvis Presley in tre città diverse, e non nota una bella ragazza che viene spinta fuori strada.
BOCKS: Può averla portata dovunque, e come faremo a trovarla?
MULDER: (disperato si passa una mano tra i capelli) Beh, forse cancellando tutto e ripartendo da zero. Non sarà piacevole ma dobbiamo sforzarci di ragionare come lui. Dove pensa che sia andato?
BOCKS: (sospira) Dovunque! Tranne che da sua madre direi.
MULDER: E perché no?
BOCKS: Ricorda il profilo che ne ha fatto? Probabilmente non ha un buon rapporto con lei.
MULDER: Sappiamo dove abita?
BOCKS: No, non mi sembra.
MULDER: Lo scopra!


SCENA 24

(Donnie è nella casa, ha un coltello in mano. Apre la porta dove tiene prigioniera Scully. Lei è seduta nell’angolo terrorizzata.)


SCENA 25
UFFICIO DI BOCKS

(Mulder e Bocks guardano nello schermo di un computer.)

BOCKS: Dunque, la madre abita a Boca Raton, in Florida. Ah, mi correggo. Abitava a Boca Raton è morta meno di un anno fa.
MULDER: Guardi se possedeva una macchina.
BOCKS: (fa una ricerca sul computer) Un recente modello di berlina bianca!
MULDER: L’ha ereditata lui. Forse la Florida era la sua residenza invernale, aveva un recapito a Minneapolis?


SCENA 26
CASA DI DONNIE PFASTER

(Donnie si avvicina a Scully, posa il coltello a terra e le prende le mani.)

SCULLY: Lasciami, non mi toccare maledetto!

(Lui riprende in mano il coltello e taglia la corda che le lega i piedi. Scully lo guarda in faccia ma dal terrore inizia a vedere differenti volti di uomini. Gli stessi uomini di cui aveva visto le foto segnaletiche. Dopodiché rivede la figura demoniaca, e poi il volto di Donnie. Lui le accarezza i capelli.)

DONNIE PFASTER: Non devi aver paura.

(Donnie prende Scully e la porta nel bagno, lui si avvicina alla vasca.)

DONNIE PFASTER: Preferisci uno shampoo per capelli secchi?

(Scully lo guarda terrorizzata e cerca di scappare. Donnie si alza dalla vasca e va verso di lei.)

DONNIE PFASTER: Dove vuoi andare?

(Scully lo colpisce e lo spinge dentro la vasca piena d’acqua, poi scappa. Lui si alza e la insegue. Lei cerca di aprire una porta chiusa.)

DONNIE PFASTER: Stai sprecando tempo piccola mia...

(Scully scappa. Donnie apre un cassetto e tira fuori una pistola.)

DONNIE PFASTER: Conosco questa casa come le mie tasche, è inutile nascondersi...

(Donnie cammina tranquillamente per la casa con la pistola in mano, poi sente un rumore e torna indietro. Apre una porta e accende una luce. Poi ne apre un’altra da dove esce Scully che gli spruzza uno spray negli occhi. Scully scappa, ma Donnie la insegue e la riesce a prendere. Sono in cima ad una scala. Donnie e Scully lottano e lui la trascina giù per la scala. Donnie perde l’arma. Scully cerca di raggiungerla, la prende, gliela punta in faccia, ma vede la sagoma demoniaca che le dà un colpo e le butta via la pistola. Nello stesso istante si apre la porta ed entra Mulder con la pistola puntata.)

BOCKS: Dentro!! Dentro!
MULDER: FBI!! Mani in alto! Mani in alto!!
BOCKS: Ammanettatelo!

(Donnie alza le mani e ha lo sguardo terrorizzato. Mulder si precipita da Scully.)

MULDER: Sta tranquilla... qualcuno chiami un’ambulanza! PRESTO!
SCULLY: Lascia stare, toglimi questa corda.
BOCKS: Controllate in tutte le stanze!

(Scully ha lo sguardo basso, sta tremando. Mulder la guarda mentre la aiuta a liberarsi dalla corda. Scully osserva gli agenti che ammanettano Donnie e lo portano via.)

SCULLY: Come mi hai trovata?
MULDER: Questa casa apparteneva a sua madre. L’ha lasciata alle sorelle, una pattuglia ha visto la macchina sul retro.
BOCKS: Portatelo via!
MULDER: (premuroso e preoccupato si rivolge a Scully) Siediti finché non arriva l’ambulanza.
SCULLY: Sto bene, non preoccuparti.

(Mulder solleva piano il volto di Scully. Lei lo guarda, scoppia in lacrime e poi si abbracciano.)


SCENA 27

(Vediamo foto di Donnie bambino e della sua famiglia)

MULDER: Il dominio della paura si concretizza nel momento della sua accettazione e nella consapevolezza che ciò che ci spaventa di più è quello che ci appare più comune, più normale. Il mite Donnie Pfaster, circondato nella sua infanzia da tre sorelle maggiori, straordinario solo nella sua ordinarietà, è cresciuto maturando in sé un’anima demoniaca. La paura dell’ignoto è una risposta irrazionale all’eccesso di immaginazione, ma il nostro timore di tutti i giorni dello sconosciuto in agguato, dei rumori di passi sulle scale, la paura di una morte violenta e il primario impulso di sopravvivenza, sono più inquietanti di qualunque X-File, e sono reali quanto la consapevolezza che potrebbe accadere anche a noi.


Trascrizione effettuata da DanaScully


FBI Field Office - Minneapolis, Minnesota

County Morgue - Minneapolis, Minnesota

Latent Finger Analysis Lab - FBI Headquarters - Washington, D.C.


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