#2X08 One Breath - L'ultimo respiro

#2X08 One Breath - L'ultimo respiro
di Glen Morgan, James Wong
diretto da


Quando il corpo in stato di coma di Scully viene trovato all'ospedale locale, Mulder sospetta che il governo sia responsabile della sua scomparsa.
Anche se Mulder continua a essere convinto che è troppo presto per abbandonare ogni speranza, Margaret Scully ordina una lapide per la figlia scomparsa. Poco tempo dopo, però, Dana ricompare misteriosamente, in coma, in un ospedale locale. E' collegata a una macchina che la mantiene in vita e le sue condizioni sono considerate critiche. Non esiste una cartella clinica da cui rilevare come sia giunta in ospedale o chi ce l'abbia portata; Mulder è furioso. Un medico rivela che Scully, nelle sue volontà, richiede specificamente di non essere mantenuta in vita artificialmente in una situazione come quella che si è verificata.

Melissa Scully si reca all'ospedale: sostiene di essere in grado di comunicare con la sorella grazie alle sua facoltà paranormali. Dana riceve una visita anche da Frohike, uno dei Lone Gunmen. Insieme ai colleghi, Frohike scopre che il DNA di Scully rivela tracce di manipolazione genetica, e giunge alla conclusione che a Dana non resti molto da vivere, per via della compromissione del suo sistema immunitario.

Quando torna all'ospedale, Mulder vede un individuo sospetto rubare una fiala con un campione di sangue di Dana, e lo insegue. Durante il successivo corpo a corpo fra i due uomini, X emerge improvvisamente dall'ombra e uccide il misterioso ladro. Mulder resta sconvolto per l'assurdità di un simile omicidio, ma in ogni caso recupera il campione di sangue. Qualche tempo dopo, nel rispetto delle volontà di Dana, la famiglia Scully fa staccare la macchina che la mantiene in vita.

Mulder si rivolge a Skinner e gli chiede di essere messo in contatto con il misterioso Uomo che Fuma, convinto che dietro a tutta la messa in scena ci sia lui. Skinner però rifiuta. Non molto tempo dopo, una donna sconosciuta dimentica all'ospedale un pacchetto di sigarette contenente l'indirizzo dell'Uomo che Fuma. Mulder penetra di nascosto nell'appartamento dell'uomo e gli punta una pistola alla testa, ma l'Uomo che Fuma gli fa notare che, se muore, porterà con sé tutti i suoi segreti. Resosi conto di essere ormai in un vicolo cieco, Mulder rassegna le dimissioni, che però Skinner si rifiuta di accettare.

Qualche tempo dopo Mulder viene contattato da X, da cui apprende che il suo appartamento sarà perquisito senza mandato da agenti governativi. X gli consiglia di uccidere gli intrusi e di dichiarare di averlo fatto per legittima difesa. Mentre Mulder aspetta gli agenti nel buio del suo appartamento, Melissa si presenta alla sua porta. Gli dice che le condizioni della sorella stanno peggiorando, e che ora più che mai Dana ha bisogno di lui. Mulder si reca al capezzale di Scully, e cerca come può di incoraggiarla. Quando fa ritorno a casa, scopre che l'appartamento è stato svaligiato.

Il giorno dopo, Mulder torna all'ospedale, dove Dana ha ripreso conoscenza. Le sue prime parole sono: "Mi ha salvata la forza delle tue convinzioni". 
Attori Protagonisti
DAVID DUCHOVNY - Agente Speciale Fox Mulder
GILLIAN ANDERSON - Agente Speciale Dana Scully

Attori Co-Protagonisti
SHEILA LARKEN - Margaret Scully
MELINDA MCGRAW - Melissa Scully
TOM BRAIDWOOD - Frohike
JAY BRAZEAU - Dott. Daly
MITCH PILEGGI - Vice Direttore Walter Skinner
DEAN HAGLUND - Langly
BRUCE HARWOOD - Byers
NICOLA CAVENDISH - Infermiera Owens
STEVEN WILLIAMS - X
DON DAVIS - Capitano William Scully
WILLIAM B. DAVIS - Uomo che Fuma
LORENA GALE - Infermiera Wilkins
RYAN MICHAEL - Uomo con il Cappotto
TEGAN MOSS - Giovane Dana Scully 

Trasmesso la prima volta in TV
USA 11/11/94
Italia 29/10/95
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  • Il commento che fa Langly sulla ‘fare quattro salti su internet per scovare gli svarioni scientifici di Earth 2’ riguarda la tendenza degli X-Philes a cercare il pelo nell’uovo. E’ anche un messaggio di “benvenuto al vicino” ai produttori di Earth 2. Chris Carter e Micheal Duggan (uno dei due produttori di Earth 2) sono stati amici per diversi anni. Chris Carter chiese a Duggan di unirsi a lui per la stagione finale di “Millenium”. Nel doppiaggio italiano, la frase è diventata ‘fare quattro salti su internet per scovare gli svarioni scientifici di Star Trek’.
  • Melinda McGraw (l’attrice che interpreta Melissa Scully) ha lavorato a “The Commish” con gli scrittori Glen Morgan e James Wong e la parte di Melissa è stata scritta apposta per lei.
  • L’infermiera Owens è stata chiamata così dal nome della nonna di Glen Morgan.
Back from Eternity
scritto ed eseguito da Mark Snow
SCENA 1

(Stiamo “volando” sopra le nuvole. La mamma di Scully sta parlando.)

MARGARETH SCULLY: Mi ricordo che un giorno, era ancora una bambina, Dana si trovava nel bosco (Il sole risplende tra gli alberi). Era autunno. (Dana bambina sta correndo nel bosco) E’ sempre stata una piccola scavezzacollo a differenza di sua sorella Melissa (Dana bambina ha in mano un fucile giocattolo e suo fratello Bill le sta spiegando come usarlo). Per il suo compleanno i fratelli le avevano regalato un fucile, e le stavano insegnando ad usarlo. Mio marito si era raccomandato che tirassero solo ai barattoli... (William Scully posa un barattolo di latta su un tronco), ma in una radura, Billy trovò un serpentello (Bill prende in mano il serpente. Lo porta ai suoi fratelli, poi lo lancia per poterlo usare come bersaglio, anche Dana spara a sua volta). I ragazzi lo usarono come bersaglio. Non volendo essere da meno dei fratelli, anche Dana sparò al serpente. La bestiola si inarcava disperatamente cercando di sfuggire alla morte, e mentre i ragazzi tiravano un colpo dietro l’altro, cominciò a sanguinare. Quando realizzò quello che aveva fatto, Dana scoppiò a piangere, sopraffatta dal senso di colpa... (Dana bambina si avvicina al serpente e piange disperata) Fra le lacrime continuava a dire, che aveva visto la vita uscire dal serpente e che aveva compiuto un gesto crudele e inutile. (Dana prende in mano il serpente morto) e benché avesse in orrore i serpenti, lo tenne Fra le sue mani, quasi sperando che il suo calore potesse riportarlo in vita... ma l’animale era morto... e nulla al mondo avrebbe potuto rianimarlo.

(Margareth Scully è seduta insieme a Mulder e stanno parlando).

MULDER: E’ ancora presto, signora Scully. Non diamoci per vinti.
MARGARETH SCULLY: Quel giorno nel bosco, mi si strinse il cuore per lei. Ma solo in questo momento, capisco cosa deve aver provato.

(Una porta si apre ed esce un ragazzo. Tiene in mano qualcosa coperto da carta bianca. E’ la lapide di Scully. Sopra c’è scritto:
DANA KATHERINE SCULLY
1964----1994
Amata figlia e amica.
“Lo spirito è la verità. Giovanni 5:07”)


SIGLA
SCENA 2
APPARTAMENTO DI MULDER


(L’X-File di Scully è sul tavolo. Mulder è sul divano che guarda un film pornografico e continua a mandare avanti e indietro il nastro. Suona il telefono. Lui lo guarda.)


SCENA 3
OSPEDALE DI GEORGETOWN
WASHINGTON, D.C.


(Mulder sta camminando a passo veloce per il corridoio dell’ospedale. Inizia a correre e un’infermiera tenta di fermarlo.)

INFERMIERA: Signore? Signore, dove va? Non può entrare!

(Mulder entra in un’area con accesso riservato al “solo personale autorizzato” e vede Scully stesa su un letto. E’ in coma ed è attaccata ad un respiratore. Lui le si avvicina e la guarda. La madre è seduta accanto a lei.)

MULDER: Chi ce l’ha portata? Com’è arrivata qui? (urla)
INFERMIERA: Signore non è permesso...
MULDER: (urlando) Chi l’ha portata qui?!
INFERMIERA: Era già in quel letto quando ho preso servizio per il turno serale, se vuole uscire il dottor Daly potrà...
MULDER: E’ quello Daly? E’ lei il dottor Daly? (furioso) Come sono andate le cose? Chi l’ha portata qui?
DOTT. DALY: La prego vuole calmarsi?
MULDER: Chi è stato un paramedico? L’FBI? La polizia militare??
DOTT. DALY: Non lo so...
MULDER: Mi risponda accidenti!
DOTT. DALY: E’ Un caso che mi è stato assegnato, non so nient’altro...
MULDER: Vuol farmi credere che è comparsa dal nulla?
DOTT. DALY: Signore, questo è un ospedale...
MULDER: Chi è che l’ha ridotta in quel modo? Voglio vedere la sua scheda di ricovero, sapere chi l’ha compilata e a quali analisi l’avete sottoposta...
DOTT. DALY: Signore, la smetta! Basta!
MULDER: ...E se sta coprendo qualcuno!! Se ha qualcosa da nascondere, giuro su quanto ho di più caro che scoprirò cosa le avete fatto e me la pagherete!!!

(Margareth Scully rimane impassibile accanto al letto della figlia. Mulder infuriato continua ad imprecare contro il dott. Daly, poi si avvicina agli schedari. Due agenti della sicurezza lo prendono e lo portano verso l’uscita.)


SCENA 4
UFFICIO DOTT. DALY


(Il dott. Daly sta guardando la cartella medica di Scully. Mulder e la signora Scully sono seduti di fronte a lui.)

DOTT. DALY: Attualmente le condizioni di Dana sono critiche, è in stato di coma, non ha coscienza di se, né di quello che la circonda, non si riscontrano attività di comunicazione, né reazioni di sorta agli stimoli esterni. Purtroppo devo ammettere che nessuno... qui dentro può dire come Dana sia arrivata in ospedale, chi ce l’abbia portata e a cosa siano imputabili le sue condizioni. E per di più, non essendo in possesso di una sua recente anamnesi, non sono in grado di fare una diagnosi, non so determinare con certezza da quanto si trova in questo stato.
MARGARETH SCULLY: Insomma non ci sa dire cosa le è successo?
DOTT. DALY: Non lo sappiamo, signora Scully. Non ci sono lesioni traumatiche, né d’altra origine, non ho riscontrato alcun sintomo di disturbi di tipo generativo - metabolico. Abbiamo eseguito tutte le analisi possibili.
MULDER: Forse ha addosso tracce di sostanze estranee.
DOTT. DALY: Mi dispiace, purtroppo è stata lavata e disinfettata accuratamente. Inoltre c’è una circostanza di cui forse lei signora non è a conoscenza. L’FBI ci ha notificato alcune disposizioni del testamento di Dana.
MARGARETH SCULLY: In che senso? Quali disposizioni?
DOTT. DALY: Beh, Dana è medico. Il suo atteggiamento riguardo all’accanimento terapeutico è preciso. Ha lasciato scritto che nel caso la sua scala di Glasgow dovesse scendere...
MULDER: (rivolto alla sig.ra Scully) Non vuole essere tenuta in vita artificialmente.
DOTT. DALY: (rivolto a Mulder) C’è la sua firma come testimone.


SCENA 5
OSPEDALE DI GEORGETOWN
WASHINGTON, D.C.


(Mulder torna da Scully e vede una donna che tiene un cristallo sospeso sul suo ventre. E’ sua sorella Melissa.)

MELISSA: Mi hanno raccomandato di non chiamarti mai Fox.
MULDER: Chi è stato?
MELISSA: Dana, poco fa.
MULDER: Dana è riuscita a parlare? Se così fosse, l’apparecchio l’avrebbe segnalato.
MELISSA: (ride) Si parla anche con l’anima...

(Margareth Scully entra nella stanza.)

MELISSA: Ciao, mamma.
MARGARETH SCULLY: Sono felice che tu sia venuta, Melissa.
MULDER: (un po’ perplesso) Sei... la sorella di Dana?
MELISSA: Dana è indecisa se... se restare oppure andarsene.

(La signora Scully se ne va.)

MELISSA: Puoi sentirla anche tu... qui...

(Prende le mani di Mulder e le mette accanto alle sue, sospese sul corpo di Dana. Nel frattempo la mente di Dana immagina di essere su una barca, tenuta soltanto da una corda legata ad un piccolo pontile di legno. Sul pontile ci sono Mulder e Melissa. Più indietro c’è un’infermiera.)

MULDER: E’ inutile, non è con noi.
MELISSA: E’ la tua paura, la tua rabbia, non le trasmetti emozioni positive.
MULDER: Non guarirà certo con l’imposizione delle mani.

(Mulder se ne va. Melissa rimane lì.)


SCENA 6
APPARTAMENTO DI MULDER


(Mulder torna a casa. Prende due pezzi di nastro isolante, fa una X sul vetro della finestra e vi punta contro la luce della lampada. Poi, per passare il tempo palleggia con la palla. Sta seduto sul divano per tutta la notte. Quando si sveglia, la X è ancora lì. Apre la porta, prende il giornale, lo sfoglia nella speranza di trovarvi qualcosa... ma niente. Lo lancia per terra, va verso la finestra e strappa la X dal vetro. Poi da un pugno sul tavolo.)


SCENA 7
OSPEDALE DI GEORGETOWN
WASHINGTON, D.C.


(Frohike entra in ospedale tutto elegante con un mazzo di fiori in mano.)

INFERMIERA: Desidera prego?
FROHIKE: Dana Scully, per favore.
MULDER: Frohike!

(Mulder è al telefono. Appena sente pronunciare il nome di Scully si gira e lo vede. Una dottoressa apre la tenda che separa il letto di Scully dagli altri, poi prende i fiori di Frohike. Mulder e Frohike si avvicinano al letto di Dana. Frohike è piuttosto scosso alla vista di Dana in quello stato. Poi prende in mano la cartella medica di Scully.)

FROHIKE: Ehi Mulder! C’è una cosa strana...


SCENA 8
UFFICIO DEI LONE GUNMEN


BYERS: Hai fatto bene a sottrarre queste carte.
FROHIKE: Me le sono infilate nei pantaloni.
MULDER: Ci starebbe un’enciclopedia!
LANGLY: Sembri giù Mulder... Perché non fai un salto qui sabato sera. C’è in programma un incursione su internet per far tana agli svarioni spaziali di Star Trek.
MULDER: Devo fare due lavatrici.
BYERS: C’è una sintesi proteica anomala. La sequenza degli aminoacidi è combinata in un modo mai visto prima. Ho trasferito i dati della sua cartella a un nuovo navigatore di internet.
FROHIKE: E’ conosciuto col nome di “cervellone”.
BYERS: E se lo merita, è un genio!

(Byers e Langly guardano lo schermo del computer in un modo strano.)

MULDER: Che c’è?
BYERS: “Cervellone” dice che la sintesi proteica è il sottoprodotto di una manipolazione del DNA.
MULDER: Manipolazione del DNA?
LANGLY: Siamo ai confini dell’ingegneria genetica!
BYERS: E’ l’equivalente biologico di un microchip al silicio.
LANGLY: Mi correggo, molto aldilà dei confini. Questa è tecnologia avanti di 50 anni...
MULDER: A cosa potrebbe servire?
FROHIKE: Un sistema di individuazione?
BYERS: Uno stadio di sviluppo di un marcatore biologico.
MULDER: Una carta d’identità tecnologica?
LANGLY: Un tentativo più insidioso, come la mutazione di un essere umano in qualcosa di inumano...
BYERS: Belle teorie signori, ma senza costrutto. Questo DNA manipolato è inattivo, è un residuo. Chiunque stesse facendo esperimenti su Scully ha finito. Questo ormai non è altro che veleno biologico.
MULDER: Sopravviverà?

(Byers e Langly si guardano...)

BYERS: Ehm... il suo sistema immunitario è stato decimato, e io dubito che persino un corpo in buona salute possa resistere a questo. Mulder, temo che non ci sia niente da fare.


SCENA 9
OSPEDALE DI GEORGETOWN
WASHINGTON, D.C.


(Nella sua mente, Scully si immagina ancora di essere su quella barchetta. Sente la voce dell’infermiera Owens e la vede in piedi sul pontile.)

INFERMIERA OWENS: Dana? Dana, tesoro, so che mi puoi sentire, sono l’infermiera Owens. Sono qui per prendermi cura di te. Per aiutarti a trovare la strada del ritorno. (In realtà l’infermiera Owens è accanto al letto di Dana e le sta sussurrando all’orecchio) So che in questo momento sei molto lontana e che ti trovi in un posto pieno di pace. Ti piacerebbe restarci, ma vedi Dana ognuno di noi deve lasciare questa terra quando è il momento. Sarò sempre qui, se avrai bisogno di me.

(Mulder entra, lei la bacia sulla fronte e se ne va. Poi entra un’altra infermiera.)

INFERMIERA: Mi scusi, signore. Devo fare un prelievo.

(Mulder rimane lì in piedi ad aspettare e nota un uomo in piedi accanto al letto adiacente. L’infermiera posa la provetta con il sangue di Scully sul tavolo un attimo prima di sentire il suono di un macchinario proveniente dal letto di una signora anziana.)

INFERMIERA: Codice blu, emergenza collasso!
INFERMIERE: Unità d’emergenza presto! Vai con l’ossigeno.
INFERMIERA: Controlla la pressione.
INFERMIERA #2: La pressione è 60/80.
INFERMIERE: Rianimazione... cardiostimolatore. Mettilo a 200. Pronti?
INFERMIERA #2: Pronti!
INFERMIERE: Libera! Pressione?
INFERMIERA: 60/80
INFERMIERE: Vai di nuovo. Pronti?
INFERMIERA: Pronti.
INFERMIERE: Via!

(Mulder si accorge che nel trambusto è sparita la fialetta con il sangue di Scully. Esce dalla stanza e vede la porta chiudersi. Arriva nel corridoio e vede l’uomo che si trovava vicino al letto adiacente a quello Scully, lo insegue fino all’ascensore, ma l’uomo riesce ad entrare e chiudere le porte.)

MULDER: Ehi!

(Mulder prende le scale, corre giù fino ai sotterranei. L’uomo sta scappando, lui lo insegue. Poi un uomo lo sorprende alle spalle e gli punta una pistola in faccia. E’ Mr. X)

MR. X: Perché sei venuto dopo l’orario di visita?
MULDER: C’era un uomo, ha sottratto il sangue di Scully!
MR. X: Lascialo perdere!
MULDER: E togli quest’arma dalla mia faccia!
MR. X: Questa Sig Sauer calibro 40 è puntata alla tua testa per sottolineare la mia insistenza affinché le tue indagini su chi ha mandato Scully a un passo dall’aldilà cessino immediatamente!
MULDER: Hai ignorato la mia richiesta d’aiuto e ora pretendi di dirmi che cosa devo fare? Va all’inferno!
MR. X: Ti farai uccidere! E farai uccidere anche me, ma io non ho intenzione di rimetterci la pelle. Le regole del gioco le decido io, decido io quando venire da te, capito? Ti stai muovendo in una direzione molto pericolosa, Mulder.
MULDER: Ma che stai dicendo, in nome di Dio!
MR. X: Non sei autorizzato a saperlo. Punto e basta.
MULDER: Non posso stare con le mani in mano. Ho un debito di riconoscenza verso di lei!
MR. X: Lo so che le devi molto Mulder, ma non puoi più fare niente per lei, è spacciata!
MULDER: E’ ancora viva.
MR. X: (ride) Non farmi ridere! Senti, tu sei un secchione primo della classe, Mulder. Non hai la più lontana idea di quello che succede!
MULDER: Ok, allora dimmelo tu, dimmelo!
MR. X: Una volta ero come te, c’ero io al tuo posto, ma ho paura che siamo molto diversi. Non credo che avresti il mio coraggio. Adesso vattene. Spremi due lacrimucce e non guardarti indietro. Perlomeno ti sentirai la coscienza a posto, Mulder... il giorno in cui morirai.

(Una porta si chiude, Mulder riesce a liberarsi dalla presa di X. X rimane dietro la parete per paura di essere visto. Mulder vede l’uomo che ha sottratto il sangue di Scully.)

MULDER: Polizia Federale!

(L’uomo gli spara addosso, poi entra nella lavanderia. Mulder lo segue. Gira un po’ dentro la lavanderia poi lo sorprende alle spalle.)

MULDER: FBI sono armato, non ti voltare e obbedisci agli ordini! Posa la pistola per terra molto lentamente. (l’uomo obbedisce e posa la pistola a terra) Ora metti le mani dietro la testa e intreccia le dita. Appoggia la fronte sul macchinario alla tua destra (Mulder lo perquisisce e trova la provetta con il sangue di Scully). Ora guardami. Chi è che lo vuole? Chi è che lo vuole? Va bene muoviti. Da quella parte.

(L’uomo si volta e si ribella a Mulder. Lottano. Mulder rimane a terra e gli cade la provetta del sangue di Scully. Poi arriva X, prende l’uomo e gli spezza un braccio. Da un calcio alla pistola e lo porta via.)

MR. X: (rivolto all’uomo) Cammina... cammina... (si rivolge a Mulder) Sta lontano...
MULDER: Aspetta!

(X spara un colpo all’uomo.)

MR. X: Sei sicuro di voler conoscere la verità qualunque essa sia? Vuoi sapere anche tu quello che so io... (Si avvicina di nuovo all’uomo e gli spara un altro colpo, uccidendolo). Bene, sarai servito. (e se ne va.)


UFFICIO DEL DOTT. DALY

DOTT. DALY: Sospendere l’ossigeno non vorrebbe dire necessariamente staccare la spina e condannarla a morte. Karen Ann Quinlan ha vissuto nove anni dopo l’interruzione della respirazione artificiale. E’ mia convinzione però, che il caso di sua figlia sia diverso, signora Scully. Credo che si trovi in questo stato fin da quando è scomparsa ed è improbabile che migliori.
MELISSA: Siamo al di sotto dei termini stabiliti nelle sue disposizioni?
DOTT. DALY: Sì.
MULDER: Si possono progettare degli antibiotici per trattare il suo DNA manipolato.
DOTT. DALY: Agente Mulder io non so da dove lei abbia preso questa bizzarra diagnosi, ma mi vedo costretto a chiederle di non continuare a...
MULDER: Lei non è riuscito a dare delle risposte soddisfacenti sulle condizioni di Dana. Abbiamo bisogno di studiarla.
MELISSA: Non è una cavia, è un essere umano.
MULDER: Le circostanze che l’hanno portata qui sono innaturali.
MELISSA: Sta morendo... è una cosa perfettamente naturale. Nascondiamo i malati negli ospedali per non guardare la morte in faccia, usiamo macchine per prolungare delle vite che dovrebbero finire. Sono molto più innaturali queste circostanze che la causa della sua morte.
MULDER: Politicamente corretto, non c’è che dire.
MELISSA: Umanamente corretto. Io le voglio bene, so di essere nel giusto.
MARGARETH SCULLY: Dana ha già deciso al posto nostro. Fox... la vostra amicizia si è sempre basata sul rispetto reciproco. Durante l’ultimo anno ho subìto la perdita di mio marito, e Dio sa che non vorrei perdere anche mia figlia, ma come te, ho sempre rispettato la sua volontà. Questa... è una circostanza molto privata... ma puoi unirti a noi se vuoi (Mulder scuote la testa in segno di negazione. La signora Scully esce, seguita da Melissa e poi dal Dott. Daly. Mulder rimane lì in piedi da solo, disperato. Nella mente di Dana, la corda che lega la barchetta al pontile si spezza.)


SCENA 10
UFFICIO DEL VICEDIRETTORE SKINNER
QUARTIER GENERALE FBI
WASHINGTON D.C.


(L’Uomo che Fuma butta un documento sulla scrivania del vicedirettore Skinner. Poi prende una sigaretta “Morley” dal pacchetto.)

UOMO CHE FUMA: Leggilo. C’è tutto. Se avrai qualche difficoltà con Mulder, vicedirettore Skinner, sai che non devi coinvolgerci.

(L’Uomo che Fuma si mette in bocca la sigaretta e sta per accenderla.)

SKINNER: Ah ah...

(Skinner con lo sguardo gli indica una targhetta sulla sua scrivania con su scritto “Grazie per non fumare”. L’Uomo che Fuma lo guarda in modo torvo e si accende ugualmente la sigaretta. Skinner lo guarda infuriato. L’Uomo che Fuma sta per andarsene, ma prima di uscire spegne la sigaretta in un posacenere. Intanto dall’altro ingresso si sente bussare. E’ Mulder.)

SKINNER: Sì, avanti. (Mulder entra) Si sieda. (Mulder nota la sigaretta non ancora spenta dentro al posacenere.) Ho voluto vederla a proposito dell’incidente avvenuto stanotte all’ospedale.
MULDER: Sta parlando del dente trovato dentro al budino di fragole a mensa?
SKINNER: Si mormora che lei si trovasse nella lavanderia stanotte.
MULDER: No, signore.
SKINNER: Pare che ci sia stata un’esecuzione.
MULDER: Ero al capezzale di Scully.
SKINNER: C’erano appunto tracce del suo sangue sul luogo.
MULDER: Dov’è il rapporto della polizia?
SKINNER: Non esiste un rapporto della polizia. Così come non esiste un cadavere e lei lo sa perfettamente.
MULDER: Dal momento che non ero nella lavanderia non lo so signore, come potrei saperlo?
SKINNER: Insomma la smetta! (Si alza in piedi)
MULDER: Ho imparato da lei. A rispondere a una domanda con un’altra domanda, a negare sempre e comunque.
SKINNER: (in collera) Voglio sapere che è successo!
MULDER: (alzandosi in piedi e andando verso il posacenere) Lo chieda a lui! All’uomo che non spegne le sigarette! Mi ci faccia parlare. Per colpa sua Scully è in quelle condizioni.
SKINNER: E questa dove l’ha sentita?
MULDER: Si mormora. Mi dica chi è.
SKINNER: Non sono affari suoi...
MULDER: Si tenga pure tutto, il mio distintivo, gli X-Files. Mi dica soltanto dove si trova!
SKINNER: E poi che fa? Lo manda a dormire con i pesci? Noi non siamo la mafia agente Mulder, lavoriamo per il dipartimento della giustizia, ricorda?
MULDER: Infatti! E’ giustizia che voglio!
SKINNER: Dana Scully è stata un’ottima agente e mi piaceva come persona. Era degna di rispetto. Ma siamo tutti consapevoli di quanto sia pericolosa la partita che giochiamo, e chi non è preparato ad ogni eventualità è meglio che non scenda in campo.
MULDER: E se io... invece fossi stato al corrente di tutte le eventualità, e non l’avessi avvertita?
SKINNER: Sarebbe responsabile di quel che le è accaduto quanto l’uomo... che non spegne le sigarette.

(Mulder se ne va.)


SCENA 11
OSPEDALE DI GEORGETOWN
WASHINGTON, D.C.


(Nella mente di Scully, lei è stesa su un tavolo vestita di bianco. Tutte le pareti sono bianche, eccetto una... dalla quale si sentono arrivare dei passi. E’ suo padre vestito con l’uniforme della Marina, che cammina verso di lei.)

CAPITANO SCULLY: Ciao, Stella del Mattino. Sono tuo padre. La gente mi diceva sempre “la vita è breve, i ragazzi crescono in fretta, prima che te ne accorga è tutto finito”. Io non ci facevo caso... perché a me, la vita dava molte soddisfazioni, non potevo lamentarmi. Fino al momento in cui... mi resi conto dolorosamente... che non avrei visto più la mia bambina, mai più. Fu allora che la mia vita mi sembrò breve come un respiro, un battito del cuore. Mi rendevo conto improvvisamente di quanto ti amassi, ed era tardi per dirtelo. In quel momento avrei barattato tutte le mie medaglie, tutti i riconoscimenti della mia brillante carriera, per un secondo di vita in più accanto a te. Ci ricongiungeremo presto, Stella del Mattino, ma non è ancora il tempo, non è ora.

(Il capitano Scully si gira lentamente e se ne va. Nella realtà accanto a Scully c’è l’infermiera Owens che le sta sussurrando all’orecchio.)

INFERMIERA OWENS: Dana, so che sei stata a un soffio dalla morte stanotte, ma vedi, il tuo tempo non è ancora compiuto.

(Alla caffetteria dell’ospedale, Mulder è con Melissa. Lui ha la testa appoggiata su un caffè e lei sta mangiando qualcosa).

MELISSA: Capisci, Fox? Scusa, Mulder. Puoi passare il resto della tua vita a cercare una per una le persone che l’hanno ridotta così, ma non servirà a restituircela, e comunque i responsabili saranno ripagati con la stessa moneta.
MULDER: Io sono colpevole quanto loro.
DONNA: Scusate avete un po’ di spiccioli per il distributore di sigarette?

(Mulder si cerca nelle tasche.)

MULDER: No, mi spiace non ne ho. (la donna sorride e si volta verso il distributore di sigarette)
MELISSA: Che vuol dire che sei colpevole?
DONNA: Qualcuno ha dimenticato un pacchetto qui... delle Morley. Peccato, troppo forti per me.

(La donna se ne va. Mulder si alza, prende in mano il pacchetto e lo apre. Dentro vi trova un foglietto con un indirizzo.)

MULDER: 900 West Georgia Street.


SCENA 12
APPARTAMENTO DELL’UOMO CHE FUMA


(L’Uomo che Fuma è nel suo appartamento e sta guardando la televisione. Sul tavolo ci sono bottiglie di birra e una pistola.)

UOMO #1: (dal televisore) State indietro! Tutti indietro! Mettetevi al riparo!
UOMO #2: (dal televisore) Tenente Bridge a rapporto signore! Per il momento abbiamo contato 25 feriti!!
UOMO #1: (dal televisore) E’ una tragedia! Mi faccia parlare con il comando. L’evacuazione dell’area è terminata? Sì, signore!

(Prende il pacchetto delle sigarette dal tavolo, ma sente un rumore. L’uomo sta per alzarsi, ma Mulder lo sorprende alle spalle.)

MULDER: Seduto!
UOMO CHE FUMA: Come hai fatto a trovarmi?
MULDER: Sta’ zitto! Questa notte le domande le faccio io e tu mi risponderai, figlio di puttana!
UOMO CHE FUMA: Non ti conviene minacciarmi, Mulder. I presidenti passano, ma io resto. (Si mette una sigaretta in bocca. Mulder da uno schiaffo alla sigaretta. L’Uomo che Fuma appare scioccato. Mulder continua a puntargli addosso la pistola.)
MULDER: Perché lei? Perché lei e non io? Rispondimi!
UOMO CHE FUMA: Tu mi piaci Mulder, anche lei mi piace perciò te l’abbiamo restituita. MULDER: (Mulder tiene la pistola con due mani e si avvicina al volto dell’Uomo che Fuma) Dovrei ammazzarti senza pensarci due volte...
UOMO CHE FUMA: E perché? Io sono un patriota, non ho una moglie, non ho famiglia, solo un po’ di potere. E me ne servo per difendere la causa che considero giusta.
MULDER: Giusta? Chi sei tu per decidere cosa è giusto?
UOMO CHE FUMA: Chi sei tu? Se la gente fosse a conoscenza delle cose che so io, il mondo salterebbe per aria. Ho detto a Skinner che eri stato tu a uccidere quell’uomo, ma non ci credevo neanch’io. E ora sei qui, con un’arma puntata alla mia testa. Il mio rispetto per te sta aumentando, Mulder, devo imparare a temerti. Puoi uccidermi se vuoi, ma non saprai mai la verità. (Mulder sta per premere il grilletto) Ed è qui che vinco io. Non preoccuparti, la cosa resterà fra noi. Non vogliamo certo alimentare strane chiacchiere... (Si mette una sigaretta in bocca e l’accende. Mulder lo guarda disgustato, ma non riesce ad ucciderlo.)


SCENA 13
QUARTIER GENERALE FBI
WASHINGTON, D.C.


(Mulder è seduto alla sua scrivania. Sta scrivendo al computer e poi stampa.)

MULDER: (legge il foglio appena stampato intestato all’attenzione del vicedirettore Skinner) La prego di accettare le mie dimissioni dall’FBI con decorrenza immediata.

(Firma la lettera di dimissioni. Più tardi è nel suo ufficio e sta prendendo le sue cose. Sta mettendo un microscopio dentro ad una scatola quando entra il vicedirettore Skinner.)

SKINNER: Quando ho cominciato io, qui tenevano le copiatrici.
MULDER: Per lo meno allora non era spazio sprecato.

(Mulder ha in mano una pila di libri. Skinner si avvicina a lui, tira fuori il foglio di dimissioni e lo strappa.)

SKINNER: Dimissioni respinte. So che si sente responsabile per l’agente Scully, ma non accetto che si dia per vinto e si dimetta per autopunirsi.
MULDER: Anni di indagini, di investigazioni sul campo, testimonianze oculari... per non sapere ancora niente. E per rimetterci la pelle. Che c’entra Scully? E’ stata tutta colpa mia.

(Mulder continua a mettere via le sue cose. Skinner si toglie gli occhiali e cammina nell’ufficio.)

SKINNER: Quando avevo 18 anni, me ne andai in Vietnam. Ero volontario, nessuno mi obbligava. Mi ero arruolato nei Marines il giorno del mio diciottesimo compleanno. Mi animava una fede cieca. Ero fermamente convinto che fosse l’unica scelta possibile e chissà, forse lo credo ancora. Ero laggiù da tre mesi appena, quando un ragazzino nord vietnamita, avrà avuto dieci anni, irruppe nel campo, coperto di bombe, e io... gli feci saltare la testa da una distanza di dieci metri. Non credetti più a niente. Persi ogni fede, nella patria, in me stesso, in tutto. Non avevo più punti di riferimento. Una notte la mia pattuglia cadde in un agguato. Non ci fu nessun superstite. Eravamo tutti morti. Mi ricordo... che guardavo il mio corpo dall’esterno. Lì per lì non lo riconobbi neanche, ma poi vidi i gradi sull’uniforme, l’arma che stringevo. Restai immobile... in quello stato... di grazia, pieno di pace, senza nessuna paura. Osservavo i miei compagni morti, osservavo me stesso. Al mattino i portaferiti mi misero in un sacco, dandomi per morto. Poi forse qualcuno avvertì un debole battito. Due settimane dopo mi risvegliai in un ospedale di Saigon. Ho sempre avuto paura di indagare su quell’esperienza, ma lei Mulder, lei non ha paura. Non posso accettare le sue dimissioni.

(Skinner si volta e sta per uscire dall’ufficio.)

MULDER: E’ stato lei... (Skinner si volta verso di lui) E’ stato lei a farmi trovare l’indirizzo di quell’uomo. Ha messo in pericolo la sua vita.
SKINNER: Agente Mulder la vita di tutti noi, ogni giorno, è in pericolo. Rischi del mestiere.

(Skinner se ne va, Mulder sta portando degli scatoloni con le sue cose giù per la scala, quando incontra Mr. X, dallo spavento gli cade tutto per terra.)

MR. X: Il tuo biglietto d’aereo.
MULDER: Non possiamo continuare a vederci così.
MR. X: Non ti rivelerò perché è stata scelta proprio lei, ti basti sapere che so chi è stato e ti metterò sulle loro tracce.
MULDER: In che modo?
MR. X: Crederanno che tu sia fuori città. Sono convinti che tu abbia scoperto qualcosa e che le prove siano nascoste nel tuo appartamento. Stasera alle 08.17, si introdurranno in casa tua. Saranno armati dovrai dargli il fatto loro.
MULDER: Il fatto loro?
MR. X: Sarà legittima difesa, non devi lasciare feriti sul campo. (Mulder chiude gli occhi e sospira) Non c’è altra via Mulder, la legge non li punirà mai per i loro crimini. Non avremo ulteriori contatti per parecchie settimane.

(Mulder prende i suoi biglietti, rimane lì in piedi stordito. Mr. X se ne va.)


SCENA 14
APPARTAMENTO DI MULDER


(Mulder è seduto da solo al buio, la sua pistola è sul tavolo. Vede un’ombra da sotto la porta, ma guarda l’orologio e sono soltanto le 07.30. Prende in mano la pistola. Qualcuno bussa. Fuori c’è Melissa che bussa di nuovo.)

MELISSA: Mulder? (Mulder apre la porta, guarda a destra e a sinistra). Scusa, sono venuta di persona. Ti ho telefonato, ma non rispondeva mai nessuno. Posso entrare? (Mulder la guarda) Solo un secondo! (Poi la prende per una spalla e la conduce dentro al suo appartamento). Come mai è così buio qui dentro?
MULDER: Perché le luci sono spente.
MELISSA: Scusa la domanda! Vengo direttamente dall’ospedale, il dottor Daly dice che si sta svegliando, è questione di poco ormai, ho immaginato che volessi essere presente.

(US in lingua originale, la battuta di Melissa è "Dr. Daly says she's weakening. It could be anytime" la cui traduzione in italiano è "Il dottor Daly dice che si sta indebolendo. Potrebbe essere in ogni momento". La frase sottinende quindi che Scully stia morendo e non che si stia svegliando, così come viene detto nell'adattamento italiano.)

MULDER: (sulle spine) No, non posso.
MELISSA: Credevo che ti avrebbe fatto piacere!
MULDER: Più di ogni altra cosa, ma non posso, non in questo momento.
MELISSA: Senti, non ho bisogno di scomodare le mie doti psichiche per dirti che stai sprofondando, in un luogo più oscuro di quello in cui si trova Dana. Lasciarti affondare volontariamente nella disperazione, non le sarà d’aiuto, solo la luce....
MULDER: Non mi ammannire delle banalità sull’armonia universale, ok? Non hanno alcun senso per me.
MELISSA: Per una volta lascia perdere il tuo cinismo e le tue paranoie, non è una sconfitta! Se una cosa è buona o positiva, non vuol dire che sia per forza sciocca o banale... ma perché preferisci crogiolarti nel tuo sterile masochismo invece di dirle quello che senti per lei? Io mi aspetto di più da te, Dana se lo merita! (Apre la porta per uscire. Poi si volta verso di lui) Anche se non servirà a restituircela, almeno lo saprà. E lo saprai anche tu.

(Melissa se ne va. Mulder sbatte la porta e la chiude a chiave. Poi si risiede nell’oscurità rimettendo la sua pistola sul tavolo).


SCENA 15
OSPEDALE DI GEORGETOWN
WASHINGTON, D.C.


(Scully è ancora stesa sul letto. Non ha più il respiratore. Mulder arriva e si siede piano in una sedia accanto a lei. Ha lo sguardo disperato e le prende la mano.)

MULDER: Ho la sensazione, Scully... che tu non sia convinta... non sia convinta di dovertene andare, e tu hai sempre avuto la forza delle tue convinzioni. Io non so se la mia presenza qui... può aiutarti a tornare indietro... comunque sono qui.

(Si appoggia alla sedia e veglia su di lei. L’orologio sul muro segna le 08.17.)


SCENA 16
APPARTAMENTO DI MULDER


(E’ mattino. Mulder rientra nel suo appartamento ed è tutto sottosopra. Entra nel suo salotto, si appoggia allo stipite della porta e inizia a piangere.)


SCENA 17
OSPEDALE DI GEORGETOWN
WASHINGTON, D.C.


(Nella sua mente, Scully è stesa in un letto al centro di una foresta. Sente gli uccelli cinguettare. Poi pian piano la scena ritorna nella stanza d’ospedale... la sedia, la flebo, gli infermieri che corrono avanti e indietro, il rumore dei macchinari medici. Poi un’infermiera passa davanti al letto di Scully, la guarda e si ferma.)

INFERMIERA: Chiama il dottor Daly, immediatamente!
INFERMIERA #2: Il dottor Daly in rianimazione, è urgente!

(L’infermiera si avvicina a Dana che sta aprendo gli occhi.)


SCENA 18
APPARTAMENTO DI MULDER


(Mulder è seduto sul divano, sconsolato. Il telefono suona e parte la segreteria telefonica.)

SEGRETERIA TELEFONICA: Buongiorno, sono Fox Mulder, lasciate un messaggio (poi tira su la cornetta)
MULDER: Sì, pronto. (Rimane in ascolto e piano piano sul suo volto appare un sorriso.)


SCENA 19
OSPEDALE DI GEORGETOWN
WASHINGTON, D.C.


(Scully ora è in una stanza. La madre siede in una sedia e Melissa è sul letto. Ci sono dei mazzi di fiori. Mulder entra e Melissa si alza.)

MARGARETH SCULLY: Buongiorno Fox!
SCULLY: (sorride) Non Fox, Mulder.
MULDER: (sorridendo) Come ti senti?
SCULLY: Come una che non si ricorda niente. Dopo Duane Barry, io...
MULDER: (le sorride e scuote la testa) Non importa, non ti stancare.

(Scully annuisce, sospira e chiude gli occhi. Mulder tira fuori una busta di plastica.)

MULDER: Ti ho portato un regalo. Le figurine dei campioni del superbowl!
SCULLY: Sapevo che c’era una buona ragione per vivere!
MULDER: Adesso hai bisogno di riposare. Sono venuto solo... per vederti e dirti ciao.

(Un po’ imbarazzato, le stringe la mano, poi si volta e sta per uscire.)

SCULLY: Mulder. Mi ha salvata la forza delle tue convinzioni.

(Lui sorride, sospira e si fruga nelle tasche. Tira fuori la catenina con la croce di Scully e gliela restituisce.)

MULDER: Ti devo restituire questo.

(Dana guarda la collanina. Sorride e guarda sua madre, che sorride a sua volta. Mulder sorride, si volta ed esce. Chiude la porta e se ne va. Più tardi Scully è sola nella sua stanza, si tocca la croce che ha al collo. Poi entra l’infermiera.)

SCULLY: Potrei vedere l’infermiera Owens? C’è una cosa che vorrei darle in mio ricordo.
INFERMIERA: (le da delle medicine) Com’è il nome?
SCULLY: Owens. Capelli corti, scuri, a forma di caschetto. E’ stata con me durante la terapia intensiva e vorrei ringraziarla.
INFERMIERA: Dana, lavoro qui da oltre dieci anni, non esiste un’infermiera con questo nome.

(L’infermiera esce dalla stanza. Scully rimane lì sola, un po’ meravigliata.)


Trascrizione effettuata da DanaScully


Northeast Georgetown Medical Center - Washington, D.C.

Appartamento di Mulder
2630 Hegal Place - Appartamento num. 42 Alexandria, Virginia 23242

Ufficio dei Lone Gunmen
Takoma Park, Maryland

FBI Headquarters - Washington, D.C.

Appartamento dell'Uomo che Fuma
900 West Georgia Street - Washington, D.C.


Per ulteriori informazioni sugli eventi accaduti in questo episodio consulta la timeline di questa stagione
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IN BREVE

[Langly] Sembri giù Mulder, perché non fai un salto qui sabato sera? C'è in programma un'incursione su Internet per far tana agli svarioni spaziali di Star Trek!
[Mulder] Devo fare due lavatrici.

[Uomo che fuma] Non ti conviene minacciarmi Mulder. I presidenti passano, ma io resto.

[Uomo che fuma] Se la gente fosse a conoscenza delle cose che so io, il mondo salterebbe per aria. Puoi uccidermi se vuoi, ma non saprai mai la verità.

[Mulder] Ho la sensazione Scully, che tu non sia convinta di dovertene andare… e tu hai sempre avuto la forza delle tue convinzioni. Io non so se la mia presenza qui, può aiutarti a tornare indietro… comunque sono qui.

[Mulder] Ti ho portato un regalo. Le figurine dei campioni del Super Bowl.
[Scully] Sapevo che c'era una buona ragione per vivere.


 
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