Frank Spotnitz e Mark Snow in una tesi italiana

Frank Spotnitz e Mark Snow Virgil, uno degli utenti più anziani di Beyond the Sea, si è laureato da poco tempo.
La sua tesi di laurea riguarda la Motion Graphic e durante la sua realizzazione, Virgil ha avuto l'opportunità di intervistare, tra gli altri, due nostre vecchie conoscenze che hanno molto a che fare con X-Files: Frank Spotnitz e Mark Snow.

Di seguito potete leggere il testo integrale delle interviste ed una breve introduzione di Virgil al suo lavoro.

Complimenti Virgil!
 
Questa tesi nasce principalmente da tre fattori. Il primo è caratterizzato appunto dalla Motion Graphic che può essere considerata come un'evoluzione del design statico per la comunicazione. Il secondo fattore invece esamina le serie televisive dal punto di vista comunicativo e tutte le problematiche che intercorrono tra le aziende produttrici e i grafici. Il terzo ed ultimo punto infine è caratterizzato da alcune interviste e testimonianze che ho raccolto in ambito internazionale, intervistando i realizzatori delle sigle di Nip/Tuck, Dexter, Dr .House, Ghost Whisperer, Six Feet Under e, per quello che riguarda X-Files, Mark Snow e Frank Spotnitz.

Ci tengo a ringraziare la nostra Fra per il prezioso aiuto in questi mesi, la mia Etta (per voi comuni mortali Marianto) per l'aiuto nelle traduzioni e grazie anche all'uomo dei miracoli ... :D per le info su MillenniuM.

Le interviste, facendo parte di una tesi di laurea, hanno il copyright dell'autore.
 
Intervista a Frank SpotnitzIl suo lavoro di sceneggiatore in X-Files ha subìto un'evoluzione durante i suoi otto anni con la serie? Ha dovuto in qualche modo modificare il suo stile originario adattandolo alla serie?

L’importanza che ha avuto X-Files nel mio decorso come sceneggiatore non potrà mai essere sottolineata a sufficienza. Ho lavorato come news reporter per agenzie di stampa e svariati periodici, poi ho cominciato a studiare per diventare sceneggiatore presso l’American Film Institute a Los Angeles. X-Files è stato il mio primo lavoro professionale ad Hollywood. Credo di aver sempre avuto un ottimo istinto nel raccontare le storie e un gran senso di ciò che potrebbe piacermi e non, ma dovevo imparare molto per quello che riguardava il mestiere. Fortunatamente Chris Carter è un grande professionista ed ho imparato una quantità enorme di cose da lui riguardo allo scrivere e il raccontare le storie.

Alcuni critici italiani ritengono che, malgrado sia comune pensare che gli spettacoli televisivi siano dannosi, questi in realtà eserciterebbero molto il pensiero del telespettatore e nel caso di programmi particolarmente articolati come X-Files, si abbiano dei veri e propri spettacoli che obblighino il pubblico ad essere intelligente. Lei ritiene che X-Files sia un serial fruibile per tutti?

Mi piacerebbe che lo fosse, ma non credo che X-Files sia per tutti quanti. Bisogna essere curiosi ed interessati a questo genere specifico di storie. Comunque, non credo che X-Files imponga alla gente cosa pensare, non credo che lo facciano neanche i migliori programmi d’intrattenimento. La propaganda tende a spingere su una determinata linea di pensiero o opinione; per me, la miglior forma d’intrattenimento è quella che mantiene l’interesse nella gente e da qualcosa su cui riflettere. Le conclusioni sono lasciate allo spettatore.

Alcune narrazioni obbligano a compiere rielaborazioni per essere pienamente comprese dal telespettatore, in particolare negli episodi dove è presente una sottotrama e dove bisogna comprendere informazioni deliberatamente occultate, questo genere di scelte in che modo vengono studiate durante la stesura di una sceneggiatura?

Nel caso di X-Files, cercavamo sempre di far riflettere lo spettatore. Quante cose abbiamo bisogno di dire? Quanto dobbiamo mostrare? Quanto tempo dobbiamo aspettare prima di rispondere ad una domanda che abbiamo sollevato? Cercavamo sempre di impegnare lo spettatore, di far sorgere domande provocatorie, sia negli episodi mitologici che in quelli auto-conclusivi. Alcune volte non ci rendevamo conto che certe informazioni non erano necessarie, o sarebbe stato meglio non inserirle subito, se non dopo aver scritto e girato un episodio, ed in quei casi cambiavamo le cose durante la fase di montaggio.

Le immagini televisive non possono attivare l'immaginazione del telespettatore nello stesso modo in cui l'attiva la lettura di una forma puramente testuale come un libro, è anche vero che negli ultimi anni grazie all'incremento della tecnologia questo problema si è ridotto. Quanto è stato difficile per lei scrivere storie tanto fantastiche restando però nei limiti del realizzabile?

Credo che il successo di X-Files sia nel fatto che lo strano sembra plausibile. La dinamica credente-scettica si è resa necessaria per Mulder per vincere i dubbi di Scully ogni settimana - per mostrarle che quello a cui stavano assistendo poteva essere possibile, o per negare le spiegazioni convenzionali. Nel far ciò, ha reso le storie più credibili allo spettatore, e quindi più spaventose. Dal punto di vista della produzione, c’erano molte cose che volevamo mostrare o fare, ma che erano impossibili da realizzare perché richiedevano un budget esagerato. Sebbene accadesse spesso di trovarsi in questa situazione, questi limiti ci hanno obbligato ad essere più creativi. E’ vero che tutto ciò che non riusciamo a vedere fa più paura di ciò che possiamo vedere.

I titoli d'apertura di X-Files sono stati realizzati lasciando libertà assoluta ai designers che l'hanno realizzata o sono state seguite scrupolose linee guida dettate da Chris Carter? E' stata creata una vera e propria sceneggiatura della sigla?

Non ero ancora stato ingaggiato quando la sigla venne progettata, ma da quello che ho capito ha subìto molti cambiamenti all’ultimo minuto che in qualche modo hanno reso il risultato perfetto. Negli ultimi anni, Chris Carter decise di cambiarla sia perché David Duchovny non era più nel cast fisso della serie, ma anche perché erano stati aggiunti nuovi personaggi. Nella nona stagione la sigla ha beneficiato di immagini più fresche, nuove.
 
Intervista a Mark Snow Che relazione c'è tra l'immagine video e la musica, ritiene che le due cose abbiano valori differenti?

E’ sempre il video che viene prima. E’ l’ispirazione per la musica. Comporre musica per la TV o per un film è una forma d’arte distinta, diversa, che non può essere insegnata facilmente. Credo che il compositore debba avere una profonda reazione emotiva guardando il film, che sia una scena d’inseguimento, una scena molto triste o romantica. Penso che tu sia d'accordo con me nell'affermare che i migliori compositori di colonne sonore hanno scritto alcune delle musiche più belle ed emozionanti di sempre: John Williams, Hans Zimmer e il grande Maestro italiano Ennio Morricone. Ma per rispondere alla tua domanda, il video è il "padrone" mentre la musica è la "schiava". E’ rarissimo il caso in cui venga composta prima la musica, ma a volte capita, come per “Shining” , quando il regista Stanley Kubrick decise di usare come colonna sonora brani di musica classica contemporanea. Ricordo che una volta Frank mi disse che era sua convinzione che la migliore musica che avessi mai composto era quella che accompagnava i migliori episodi della serie. Questo per far capire che è l’immagine a guidare la musica.

Quali sono le sue influenze musicali per la realizzazione dei suoi lavori?

Per X-Files sono stato pesantemente influenzato dai compositori classici contemporanei: Bartok, Stravinsky, Ravel, Prokofiev, Xenakis, Stockhousen ecc…e dai compositori di musiche per film Jerry Goldsmith ed Ennio Morricone. Chris Carter e Frank Spotnitz mi hanno sempre incoraggiato a fare cose differenti e mi hanno lasciato essere creativo, proprio come volevo. Non ho potuto che trarre vantaggio da questa situazione.

Per realizzare una colonna sonora, quali sono gli input richiesti da parte della produzione?

Devi avere una personalità collaborativa per essere un compositore di successo. I registi ed i produttori fanno molta fatica a farti capire cosa vogliono, essendo la musica una cosa “astratta”, e quindi devi essere capace di interpretare i loro desideri almeno nel 90% dei casi. Alcuni registi non vogliono melodia, ma solo note sostenute dal sintetizzatore, mentre altri vogliono esattamente l'opposto. Suoni minimi elaborati, il veloce in contrapposizione al lento e così via. Il compositore di successo deve avere differenti identità musicali nel proprio arsenale.

Lei ritiene che l'estetica del remix audio venga utilizzata anche in televisione per il remix video? Oppure sono due cose esclusive e distinte?

Ci sono state tante versioni remixate del tema di X-Files. A volte sono state aggiunte solo delle "battute" al tema, mentre altre volte, come nel caso dei titoli di coda di “I Want To Believe”, si tratta di versioni più elaborate in cui sono state create delle variazioni partendo da alcuni elementi del tema principale. La maggior parte dei remix erano mono-dimensionali, mentre ne esistevano altri che, partendo dall'assolo di un pianoforte ed arrivando ad un coro a cappella, erano in grado di creare qualcosa di nuovo.

 

 



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