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Babylon: il genio e la pazzia di Chris Carter
(1) commenti
17.02.2016  21:19.31
 
The X-Files: Babylon

Sono da sempre una fan di Chris Carter. Il destino ha voluto che il primo episodio di X-Files che abbia visto in vita mia fosse Duane Barry. Sarà forse questo il motivo. Devo aver ricevuto il suo imprinting immediatamente, senza neanche rendermene conto.

Chris Carter è un profondo osservatore della società moderna, una persona di scienza, per sua stessa ammissione, ma che ciò nonostante continua sempre a porsi domande e riflettere sui molteplici argomenti che non possono essere spiegati tramite la conoscenza scientifica.

Questo suo modo di essere trova in X-Files la sua massima espressione. Fin dalla prima stagione le storie raccontate nella serie hanno sollevato molte domande e portato poche risposte. Non è compito di uno scrittore, o di un autore televisivo in questo caso, fornire risposte, ma piuttosto il contrario, cioè continuare a porre domande.

Chris Carter lo ha sempre fatto. Le sue storie ci invitano sempre alla riflessione, ci offrono spunti, idee, punti di vista nuovi, magari inaspettati, e molto interessanti. Non esiste storia di X-Files che non sia così.

In Mulder e Scully, Chris Carter si è costruito due strumenti perfetti per fare tutto questo. Scienza e Fede. I due opposti per antonomasia che difficilmente trovano punti di incontro, ma non per questo smettono di tentare. Perché è solo attraverso il confronto degli opposti che nascono pensieri e riflessioni, e solo così si può trovare la soluzione ai grandi e piccoli interrogativi della vita. La verità è relazione, ha detto una volta un amico del nostro sito.

"Babylon", il quinto episodio della nuova stagione di X-Files, non fa eccezione. Si tratta decisamente di un episodio spiazzante, molto fuori dagli schemi per i metodi narrativi di Chris Carter, e senza dubbio destinato a far discutere.

Il mostro della settimana, questa volta, è uno dei più grandi mostri del nostro tempo. Siamo ormai abituati da parecchio a vedere entrare il terrorismo nelle serie tv, ma nessuna, a mia memoria, aveva mai tentato un approccio del genere. Chris Carter sceglie di raccontare questa grande ed attuale paura incastonandola tra funghi allucinogeni, nuovi agenti dell’FBI, ritorni di personaggi amatissimi, citazioni di dialoghi che hanno fatto la storia della serie e un finale pieno di luce, amore e speranza per Mulder e Scully.
Solo lui poteva permettersi di fare una cosa del genere, perché di Chris Carter ce n’è uno solo.

Il giorno degli attentati a Parigi mi trovavo a Roma, per incontrare Frank Spotnitz al Fiction Fest. Dopo le terribili notizie arrivate dalla Francia, la riflessione che aveva lanciato l’autore nella masterclass a cui partecipava era sostanzialmente la seguente: “Come possiamo rimanere umani in un mondo pieno di inumanità?”
Chris Carter ha risposto al suo amico Frank oggi, in questo episodio. E lo ha fatto affidando queste parole proprio a Scully.

“Forse l’odio finisce là dove è iniziato, trovando di nuovo un linguaggio comune. Forse va oltre le parole. Forse dovremmo aprire i nostri cuori e ascoltare veramente.”

Il momento in cui Frank Spotnitz e Chris Carter, i due “opposti” al banco degli autori, torneranno a lavorare insieme su X-Files non arriverà mai troppo presto.

The X-Files: Babylon finale

X-Files viene ormai da tempo considerato dalla maggioranza delle persone un prodotto sci-fi che tratta storie di alieni, ma in realtà è una serie che riflette sull’animo umano, sui suoi lati più oscuri, pone domande sull’umanità intera ed in sostanza ci mette a confronto diretto con noi stessi come persone. Questo è il motivo per cui X-Files è una grande serie tv ed una vera opera d’arte.

Ma questo è anche il motivo per cui serve più X-Files nella televisione odierna. Tornare a più di vent’anni dal debutto e farlo in questo modo, conservando uno stile unico nel panorama televisivo e rinnovandolo allo stesso tempo, ponendo domande scomode, facendo riflettere vecchi e nuovi fan… non credo che tutto questo venga insegnato in qualche scuola. Tutto questo è semplicemente il prodotto di una mente geniale la cui vita è legata in modo indissolubile a questa magnifica opera.

X-Files parla a chi vuole ascoltare veramente. Se non lo avete mai visto e volete iniziare a guardarlo siete avvertiti. Qui non troverete quasi mai risposte, ma solo domande, e spesso anche le domande sono ben celate dietro il racconto romanzato della storia tra Mulder e Scully o nel mostro della settimana.

Babylon è un esempio eccellente di tutto questo.

Avrei potuto parlare di molte altre cose oggi: la storia di Babilonia, i legami con la Bibbia sempre presenti nella serie, l’introduzione dei due nuovi agenti dell’FBI, le domande sul ruolo della madre nella nostra epoca o l’ultima scena tra Mulder e Scully (…che non si era mai vista una cosa così “illuminata” e soprattutto scritta e girata da Chris Carter… una cosa che il mio cuore shipper deve ancora digerire e su cui potrei scrivere un trattato).
Avrei potuto, ma non l’ho fatto perché sento che in questo episodio c’è molto di più, e sento di aver solo iniziato a scalfire la superficie.

Questo è il motivo per cui, io, sono una fan di Chris Carter e di X-Files.
 
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Articolo scritto da francesca

Beyond the Sea X-Files Stagione DIECI Diario di bordo
 
 
 
Commenti all'articolo
 

Altra perla, ma di estrema complessità, tanto che mi sono riguardata l’episodio più e più volte, scoprendo ogni volta un riferimento che la volta precedente non avevo colto. Perciò ci provo anch’io a scalfire un po’ la superficie, consapevole di aggiungere solo una goccia d’acqua in questo mare carteriano. Stavolta si vola veramente alto; a mio giudizio un episodio monumentale come una torre di Babele, talmente infarcito di nozioni e citazioni che soltanto una mente in perfetto equilibrio tra scienza e fede, come quella di Carter, può permettersi di produrre un simile script per una serie TV rendendolo digeribile anche per chi non ha mai visto X-Files, addentrandosi in sdrucciolevoli sentieri di tutto lo scibile umano, da Babilonia a Internet, il tutto nei canonici 43 minuti; il rischio, con tutta questa carne al fuoco, di trasformare la puntata in un guazzabuglio inestricabile era notevole. Ma con superba destrezza è riuscito a non cadere nella trappola dei luoghi comuni un tanto al chilo, e per questo, ancora di più, gli rendiamo onore e glie ne siamo veramente grati. Le trombe del giudizio, la galleria d’arte chiamata Ziggurat, la preghiera ad un Dio di pace e misericordia, il tutto vissuto in una bella e luminosa giornata, prima di precipitare nel buio della mente; il sonno della ragione genera mostri, e l’odio trasversale è il mostro contemporaneo. Come incipit è sublime, e da là in poi e si rimane avvinghiati in un turbine di avvenimenti, tanto che a fine puntata si ha l’impressione di aver compiuto anche noi un viaggio lisergico all’interno della mente dell’autore. Come in un lavoro di cesello, Carter riesce ad incastonare, in tutto questo dolore e pazzia, anche pillole di sospetto: i due del Dipartimento della Difesa che sembrano tanto pedine di Servizi deviati, l’infermiera dal complotto facile … E poi l’amore: per la verità, per la giustizia, per un figlio traviato; e la pietà: il dolore materno e la pietà sono sentimenti universali che vanno al di là delle origini etniche, è questo che Carter ci suggerisce quando ci presenta l’immagine di quella povera madre (Noura, cioè “luce”) che tiene in grembo ciò che resta di suo figlio Shiraz (“colui che è dolce”) palese riferimento alla nostra Pietà del Michelangelo mutuata in una Pietà musulmana. E se le parole, e i nomi, hanno un peso, come può uno che “è dolce” provocare tanto dolore tramite l’odio? Solo sua madre può saperlo. E solo l’amore materno può farci desistere dall’ “ingoiare la pillola” (concetto cristallino!). Il cerchio si chiude, da un inizio di luce ad un finale di luce, passando per le tenebre dell’odio. Il mondo non può ridursi a solo odio, vendetta, risentimento, e forse davvero bisogna sforzarsi per trovare un linguaggio comune, al di là della babele di opinioni e sentimenti. O forse c’è già, e si chiama amore. Basta solo volerlo.

 

Laura il 20/03/2016 16:23:07
 
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