This - Realtà e simulazione



Dopo averci lasciati in lacrime per giorni e giorni nella scorsa stagione, Glen Morgan torna con un episodio dai toni decisamente diversi.

Lo aveva definito una sorta di “Mulder e Scully in fuga” e così è stato. Il mondo non è più quello in cui il lavoro di Mulder e Scully è cresciuto, le cose sono molto più confuse e complicate (gli X-Files sono stati digitalizzati e resi disponibili online, il governo americano si avvale di agenti russi che operano sul suolo della propria nazione – il riferimento all’era Trump e al cosiddetto “Russiagate” è tutt’altro che sottile) e questa storia non fa altro che ricordarcelo ad ogni inquadratura.

Partiamo proprio da loro, Mulder e Scully. Glen Morgan è bravissimo a confondere ulteriormente le acque. L’episodio si apre e si chiude con loro due, addormentati sul divano, l’uno accanto all’altra. La casa è quella che fino a questo momento abbiamo sempre indicato come “quella di Mulder”, ma è davvero così, o i due sono più vicini di quello che appaiono?

Più volte nel corso dell’episodio sia Mulder che Scully usano quella parola, “nostro”, che fa sussultare i cuori di tutti noi (la nostra casa, il nostro lavoro, il nostro ufficio). L’intesa tra i due è semplicemente disarmante nella sua perfezione. Mulder e Scully si preoccupano l’uno dell’altra, si prendono in giro, lavorano in sincronia come mai hanno fatto.

Mulder e Scully addormentati sul divano

Glen Morgan ha ammesso di aver lasciato liberi David Duchovny e Gillian Anderson di improvvisare durante le riprese di questo episodio e il risultato è un insieme di battute, espressioni, sorrisi ed ironia che in televisione si è visto raramente. A prescindere da quale sarà il futuro di X-Files, perdere una cosa simile sarebbe davvero un grandissimo peccato.

E come se non bastasse questi Mulder e Scully sembrano nati da una costola di Jason Bourne. Sembra che gli autori si divertano ad inserire scene d’azione sempre più concitate (complimenti alla regia di Glen Morgan che sembra essere diventato Rob Bowman!) man mano che i due attori principali spengono più candeline. Mulder e Scully sono perfettamente coordinati in questi momenti, dopo tanti anni insieme, i due si conoscono talmente bene che non hanno bisogno neanche di uno scambio di sguardi per sapere come agire. Scully sa che Mulder salirà le scale per essere in vantaggio nella sparatoria mentre lei rimarrà al piano terra, così come Mulder sa che Scully attirerà il fuoco nemico al cimitero per dar modo a lui di sorprendere l’aggressore. Semplicemente incredibile. Ma d’altronde… ci sono le serie tv, e poi c’è X-Files.

Nell’episodio ritroviamo inoltre una nostra vecchia conoscenza, Richard Langly.

La mente di Langly adesso è prigioniera di un sistema mantenuto dalla stessa organizzazione di Mr Y ed Erika Price. Attirato dalla promessa di una vita eterna da passare insieme alla sua amata, Langly adesso “sopravvive” in un sistema all’apparenza bellissimo, in cui ha tutto quello che desidera… ma il sole non scalda, le stelle sono finte, e le menti di chi ha scelto di farsi caricare nel sistema vengono sfruttate dai nuovi cospiratori per i propri egoistici scopi. Ed è per questo che Langly, il più informatico ed hacker di tutti i Lone Gunmen, chiede a Mulder e Scully di terminare il programma e, di fatto, la sua stessa vita.

Non è la prima volta che X-Files affronta il tema della tecnologia come mezzo per sopravvivere alla morte terrena. In “Kill Switch”, scritto da Tom Maddox e William Gibson nel 1998, un’intelligenza artificiale sfuggita al controllo dei suoi creatori e dotata di volontà propria, minaccia l’esistenza degli scienziati che l’hanno progettata e che adesso vogliono distruggerla. Per evitare la morte terrena, e rimanere insieme per sempre, due di loro effettuano volontariamente l’upload dei propri ricordi e delle loro esperienze umane nel sistema online, non prima di avere trovato il modo di ingannare l’intelligenza artificiale e mettere così fine alla sua esistenza.

Chi riesce a vedere il lato oscuro della tecnologia finisce sempre col volerla distruggere. Almeno, questo è quello che accade in X-Files.

Che vita può esserci senza poter sentire il sole sul viso o abbracciare i propri cari? La tecnologia che l’uomo si affanna a sviluppare e spingere oltre ogni limite è davvero la soluzione a tutti i mali? Ne abbiamo davvero bisogno? Noi uomini siamo pronti ad un uso consapevole dei mezzi tecnologici che ci troviamo a portata di mano tutti i giorni?
L’abuso, ed il cattivo uso, degli odierni mezzi di comunicazione, siano essi social network o altri sistemi di vario tipo, è sotto gli occhi di tutti quotidianamente.

La riflessione su questi temi è più aperta che mai nel periodo storico che stiamo vivendo e il successo di serie tv come Black Mirror, che questo episodio di X-Files ricorda molto per le tematiche trattate, ne è un esempio lampante.

Ma una soluzione a questo pericolo esiste, ed è la stessa Erika Price a rivelarla a Mulder.
Basta mettere da parte quella tecnologia maligna e non utilizzarla più finché non saremo certi di averne compreso tutte le potenzialità, nel bene e nel male.

Basta spegnere lo smartphone e non usarlo più. Siete pronti a farlo?

Langly imprigionato nella simulazione
 


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