X-Files compie vent'anni

Mulder e Scully in una scena del Pilot

Alla fine ci siamo arrivati davvero. Oggi X-Files compie vent’anni. Tanto tempo è passato dalla prima volta che l’episodio pilota, con due giovanissimi e sconosciuti David Duchovny e Gillian Anderson come protagonisti, fu mandato in onda per la prima volta sul canale televisivo della Fox negli Stati Uniti.

Una cifra tonda che, diciamolo, a pensarci un attimo fa anche un po’ impressione perché è come essere lì a vedere il momento esatto in cui il contachilometri della macchina gira sui 100.000, nessuno vuole perderselo!

Ho pensato tanto a cosa scrivere per questa occasione, ma cosa dire che non sia già stato detto? Cosa raccontare di questa serie per renderle omaggio in questo giorno? Beh, la verità è che non ho ancora trovato una risposta!

Un giorno, proprio mentre pensavo a tutto questo, mi è capitato di accendere la tv e trovarmi a vedere una scena di un episodio di “Damages” in cui qualcuno avvertiva il personaggio interpretato da Glenn Close di “non fidarsi di nessuno”. Non ho potuto fare a meno di sorridere.

Quando capitano cose del genere (e capitano spesso) la mia mente torna irrimediabilmente a quella sera di tanti anni fa, non proprio venti ad essere onesti, in cui incappai per caso in una replica notturna di un episodio di una serie tv di cui non avevo mai sentito parlare. Dopo i canonici 42 minuti e rotti, mi voltai verso chi era con me chiedendo “Come hai detto che si chiama questa cosa?”.
Non seppero rispondere alla mia domanda, ma l’episodio in questione era Duane Barry ed io ero già diventata una fan di X-Files senza neanche saperlo.

Erano anni in cui i ‘Mi piace’ e i ‘Retweet’ non esistevano, Internet era quasi un’utopia, i cofanetti dei dvd non erano neanche nati, quindi per vedere e rivedere gli episodi di X-Files i modi erano solo due: comprare le - costose - videocassette (che però non li comprendevano tutti) o registrarli con il videoregistratore. Alla fine, io scelsi quest’ultimo metodo, ed ero diventata una professionista della registrazione perché riuscivo a capire “al volo” quando la pubblicità stava per finire e stava per tornare in onda l’episodio (beh, certo, si registrava tutto togliendo la pubblicità, che domande…)

È sorprendente cosa la mente umana a volte scelga di ricordare. Nonostante siano passati un po’ di anni (e no, non mi sento vecchia per questo, ma anzi sono grata che la mia età mi abbia permesso di vivere questa serie alla sua prima messa in onda) ci sono momenti che sono scolpiti nella mia memoria e che ricordo come se fossero accaduti ieri.

Vedere Fight the Future al cinema per la prima volta è uno di questi. La cosa che più mi colpì fu senza dubbio vedere quanto fossero grandi, in termini di dimensioni, Mulder e Scully sullo schermo. Nessuno li aveva mai visti così, era una cosa da perdere il fiato, erano enormi e belli come mai lo erano stati prima. L’atmosfera del cinema aveva permesso ai fan di essere completamente avvolti nel mondo di X-Files, ma l’urlo che scoppiò in sala durante la scena del corridoio ce l’ho ancora nelle orecchie. Tutti ad urlare contro quell’ape guastafeste che non aveva avuto di meglio da fare che farsi un giro in aereo con Scully, da Dallas fino a Washington, e uscire in un momento che più sbagliato non poteva essere.

Parlando di urla, me ne viene in mente un altro, rivolto alla televisione, che mi scappò sui titoli di coda di "Requiem", subito dopo la rivelazione finale di Scully.
Perché no, non poteva essere, Scully non poteva avere figli, cosa diavolo era adesso questa storia che era incinta, e Mulder è stato rapito da chissà che cosa, e ora lei è da sola, e comunque quando e come diavolo è successo che lei è rimasta incinta, e ora la stagione è finita, e non si sa se la serie verrà rinnovata, e se lo sarà non si sa se ci sarà David Duchovny, ma non può non esserci – vero?!?!?, e qui in Italia non si sa mai niente, le informazioni non arrivano mai, e io non lo so l’inglese e non posso andare a leggere le cose su Internet, e non ce l’ho neanche Internet a casa…
Insomma, questo era lo stato d’animo di quel momento! Il finale di "Requiem" è un trauma che ancora mi porto dentro.

Ricordo perfettamente di aver pensato di essermi persa qualche episodio durante la pubblicità che separava il teaser di All Things dal resto della puntata. Sapevo che non era possibile, ma avevo appena visto Scully che si rivestiva nell’appartamento di Mulder, con lui ancora a letto, e usciva da casa sua con uno sguardo che… boh… ancora oggi non abbiamo capito che cosa volesse dire quello sguardo, figuratevi in quei microsecondi un attimo prima della sigla!

Per citare la mia amica Arianna: “Ma come ne siamo usciti vivi???”
Sinceramente, non lo so, ma ne siamo usciti (anche se si potrebbe obiettare che il nostro stato mentale sia stato irrimediabilmente influenzato da questa esperienza, ma si aprirebbe un discorso troppo lungo da affrontare a quest'ora...)

Come molti di quelli che hanno vissuto X-Files in questo modo, potrei continuare a raccontare momenti del genere per ore, perché in fin dei conti Mulder e Scully ci hanno tenuto compagnia per dieci anni di seguito, sono entrati nella televisione delle nostre case per così tanto tempo che ad un certo punto lasciarli andare via è stato davvero duro. Quanto siamo cresciuti noi, nella nostra vita, mentre guardavamo questa serie? Dieci anni nella vita di una persona sono un bel pezzo di strada.

Questo anniversario, non me ne vogliano gli altri, ma è soprattutto per quelli che X-Files lo hanno vissuto così: senza sapere cosa li aspettasse da una settimana all’altra, divertendosi, commuovendosi e terrorizzandosi sapendo che avrebbe potuto accadere qualsiasi cosa, ma tanto Mulder e Scully ce l’avrebbero fatta e ne sarebbero usciti, forse un po’ ammaccati nel fisico o nello spirito, ma certamente vivi.

Erano i nostri eroi. Due tipi così, che si completavano a vicenda, si rispettavano l’un l’altra e si parlavano con botta e risposta formidabili, non si erano mai visti prima, e difficilmente ne vedremo ancora.

Oggi avremmo potuto parlare dell’eredità televisiva che ha lasciato X-Files, ma ho pensato che sarebbe stato meglio lasciarlo fare a chi è del mestiere, quindi se avete tempo e voglia vi consiglio di leggere questa splendida - e lunga - intervista che Chris Carter ha concesso a Vulture poco tempo fa, in cui parla in modo approfondito proprio di questo argomento.

Qui, oggi, celebriamo Mulder e Scully, Chris Carter, “X-Files” nella sua completezza, tutta la troupe che ha fatto diventare questa serie quella che noi oggi conosciamo, una serie che è cresciuta con noi, mentre noi stessi facevamo altrettanto, e che avrà sempre un posto speciale nel nostro cuore.

Se è vero che, come ha detto Chris Carter proprio a Vulture, “i fan hanno reso un'esperienza durissima come la realizzazione di X-Files una cosa che valesse la pena di essere vissuta”, non mi rimane altro che ringraziare lui, Chris Carter in persona, per aver reso questo viaggio, in questo mondo nato dalla sua penna, irripetibile e degno di essere vissuto.

Che i festeggiamenti per il ventennale abbiano quindi inizio! E quale modo migliore di festeggiare un compleanno così importante se non quello di riguardarsi, stasera, per la non-so-più-che-numero volta, l’episodio pilota della serie?

SCULLY: Salve Mulder. Sono Dana Scully, lavoreremo insieme.
MULDER: Sto diventando importante, mi hanno addirittura assegnato un aiuto. A chi hai pestato i piedi per finire così in basso, Scully?


Il promo originale dell'episodio pilota di X-Files

 


Stagione Uno - Photoshoot

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